Si rifiuta di scaldare un omogeneizzato di vitello nel suo locale: insulti e critiche a una ristoratrice vegana

Mercoledì 31 dicembre. Ultimo giorno del 2025. Ora di pranzo.
A Casale Monferrato il Vegan BistrotIl Pangolino” apre le porte alla clientela per accoglierla e coccolarla con piatti realizzati, con amore, con ingredienti interamente vegetali.
L’aria all’esterno è frizzante. Sono le ultime ore prima di accogliere un nuovo anno e la città è in fermento. Nel locale entrano numerose persone, fra cui un gruppo di dieci da far accomodare allo stesso tavolo.
Tutto procede regolarmente fino a quando arriva una richiesta particolare che, come una nota stonata, incrina il flusso di armonia: poter scaldare un omogeneizzato al bimbo di sette mesi.
Non un omogeneizzato qualsiasi: una pappa a base di vitello.
La titolare risponde che non può e non desidera farlo, nel suo locale dove dalle pentole non passano esseri senzienti. Argomenta le sue ragioni, spiega che nella cucina non possono arrivare alimenti esterni, ma la richiesta si fa sempre più insistente. Cerca un punto di incontro. Propone di portare dell’acqua calda per scaldare al tavolo la “pappa”, ma il clima si fa sempre più teso. Viene appellata “psicopatica talebana di merda”. Lei li invita ad andare fuori dal suo locale. Il gruppo esce, e anche altre persone decidono di andare via. Seguono recensioni su Google, rigorosamente lasciate con profili dalla dubbia veridicità, volti a continuare a screditare l’attività etica.
La titolare si sfoga sul suo profilo personale, incredula e amareggiata per la violenza subita.
Perché di questo si tratta: violenza.

Ciò che è successo a Il Pangolino Vegan Bistrot accade più spesso di quanto non si possa immaginare. Non è raro che nelle attività vegane, quelle gestite da persone che hanno fatto una determinata scelta di vita che rispetta ogni specie, arrivino richieste simili.
Per chi non ancora ha abbracciato un modus vivendi non violento possono apparire banali eccezioni, ma per chi ha fatto dell’empatia, della consapevolezza e dell’antispecismo dei pilastri della propria esistenza, non sono altro che un oltraggio ai propri ideali.

Chiedere di scaldare resti animali in locali dove l’armonia in cucina non è mai stata inquinata dalla presenza di cadaveri di altre specie, dove i resti sfigurati altrui non sono mai stati conservati in frigo o l’altrui sofferenza saltata in padella, non è altro che una forma di violenza, mista a mancanza di rispetto senza eguali. E non è come quando si chiede a un locale di fare delle opzioni vegetali, portandolo a fare un passo in avanti verso il rispetto per gli animali: chiedere a un locale vegano di cucinare o scaldare animali significa non avere rispetto né di loro né delle persone che lo gestiscono.

Ricordo bene quando a un evento di raccolta fondi da me organizzato per aiutare gli animali arrivò una richiesta simile: fare un’eccezione per qualcuno, preparando un piatto non vegano al di fuori del menu prestabilito. La mia risposta fu ferrea: NO. No, per rispetto delle creature che a miliardi vengono fatte nascere col solo ‘obbligo’ di cedere il loro corpo e morire ammazzate in mattatoio. No perché quella era una cena benefica e non dovevano esserci vittime sui tavoli. E poi, nessuno sarebbe morto se per una sera non avesse mangiato animali morti.
Pertanto, massima solidarietà a questa ristoratrice che ha dimostrato di amare veramente le creature che la nostra infelice specie sottomette, schiavizza e annienta brutalmente.

Il post su Facebook
Alice Giacobone, titolare de Il Pangolino Vegan Bistrot, ha pubblicato un lungo post sul suo profilo personale, che in poche ore ha raccolto decine di commenti di conforto.


“Vorrei raccontare un episodio molto spiacevole accaduto il 31 a pranzo. Arrivano in 10 nel mio locale, e subito chiedono di farmi scaldare una pappa di vitello e patate in cucina (poi in una recensione definita a base di tacchino, ma poco cambia) ovviamente spiego che non posso e non voglio farlo per due ragioni importanti. La prima ragione è che tendenzialmente, se si sceglie di mangiare in un locale vegano, si devono rispettare le motivazioni etiche, e quindi non introdurre carne. la seconda, non meno importante, è l’impossibilità di introdurre cibi dall’esterno per ragioni igienico sanitarie, soprattutto in una cucina, rischiando di contaminare tutto. Questa è stata la mia spiegazione, assolutamente non accettata; sono stata insultata, ho invitato queste persone a uscire dal mio locale, ma hanno continuato a insistere affinché io scaldassi la pappa al bimbo di sei mesi. Il problema si poteva risolvere fornendogli dell’acqua calda, affinché potessero scaldare il pasto al bimbo, ma dopo essere stata definita “psicopatica talebana di merda“, il mio unico desiderio era che se ne andassero. Facendo leva sul povero bimbo affamato per colpa della strega vegana cattiva, hanno convinto altre quattro persone a lasciare il locale. Il risultato di questa storia lo si può vedere tra le ultime recensioni, tutte da una stella, con spiegazioni abbastanza romanzate. Mi dispiace per quei quattro potenziali clienti che hanno assistito alla parte finale della rappresentazione, empatizzando solo per il povero bimbo affamato (oltretutto, parti da Milano col pargoletto e non ti preoccupi di fornirti di un scalda vivande? Deve essere sempre responsabilità degli altri?). Esiste gente che sceglie di entrare a casa degli altri e dettare legge: ad un no scatta il ricatto, la minaccia, la vendetta, senza punti d’incontro. Ho subito un abuso, e non so come trovare pace”

Mi auguro con tutto il cuore che, al contrario del sentimento provato, questa titolare coerente con i propri ideali e realmente rispettosa degli animali trovi presto pace. Mi auguro altresì che questo suo gesto di naturale e spontanea difesa delle altre creature e dell’identità del proprio locale venga stretto da un abbraccio dalla clientela empatica.
Quando capiterò da Casale Monferrato non mancherò di sedere a uno dei tavoli di questo locale dove gli animali non sono ingredienti né pasto, ma esseri senzienti da rispettare anche dopo la morte imposta.

Agli artefici di tale richiesta, nonché autori delle recensioni pessime scritte sul locale, auguro che la metempsicosi in cui credeva fortemente Pitagora, filosofo e fra i più illustri pensatori vegetariani, sia solo una suggestione: se fosse al contrario vera, rischierebbero di poter rinascere con fattezze animali, magari di vitello, e fare esperienza di cosa vuol dire esistere da non-umani schiavizzati in un pianeta dove la crudeltà umana è senza limiti.


Carmen Luciano

Questa foto l’ho scattata in Nuova Zelanda nel 2018. Ho teso le mani oltre il filo elettrico per accarezzare un giovane vitellino dalla vita segnata. Sono passati anni da questo scatto, ed io so già dentro di me che questa povera esistenza ha fatto una fine orribile. Le ho chiesto scusa. Le ho detto che stiamo facendo di tutto per far smettere i nostri simili di schiavizzare, dare tormento e massacrare ogni specie che ha la sfortuna di nascere su questo pianeta invaso dalla nostra razza.



Sosteniamo
Il Pangolino – Vegan Bistrot
Via S. Evasio 35, 15033
Casale Monferrato (AL)
tel: 0142 233915
Pagina Facebook: Il Pangolino – Vegan Bistrot

Avatar di Sconosciuto

Informazioni su Carmen Luciano

Hai trovato i miei articoli interessanti? Ricevili direttamente via email sottoscrivendo al mio blog Think Green Live Vegan Love Animals ! ^-^

Pubblicato il 5 gennaio 2026, in ° Ristoranti Veg ° con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento :)

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora