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°°Le Imbarazzanti Ciabatte-Cappone firmate TIGER°°

Flying Tiger è una catena danese di negozi dove si può trovare in vendita veramente di tutto. Gli store sono presenti nelle principali città italiane, in zone molto frequentate. Sicuramente, come me, sarete entrati almeno una volta in un punto vendita, comprando magari qualcosa di futile.

Fra i tanti gingilli dei quali si scopre, facendo un giro tra gli espositori, di non poterne proprio fare a meno da Tiger sarebbero attualmente presenti delle ciabatte particolari.

Ve le mostro.

Ciabatte a forma di cappone decapitato, decorato con ornamenti natalizi.

La foto è stata pubblicata su Facebook e condivisa da molte persone indignate, fino a raggiungere anche me. La reazione a tale visione non è stata di gioia.

Evidentemente un gioco di stereotipi uniti a specismo ha portato l’azienda a realizzare delle calzature con tale forma, cadendo nel pessimo gusto.
Il cappone infatti è uno degli animali più sfruttati, uccisi e messi in tavola per le festività natalizie. E se nell’ottica antropocentrica esso è un simbolo, dal punto di vista ecocentrico esso non è altro che innocente vittima dell’ingordigia umana.

Da essere senziente privato della vita a mera materia organica di cui cibarsi. E da materia organica di cui cibarsi a design per ciabatte.

Trovo questa scelta commerciale davvero di una bassezza infinita.
Non solo non approvo l’uccisione di questi animali ad uso alimentare, ma non approvo nemmeno l’idea che la forma dei loro corpi privati di identità (cresta, piume, testa, collo..) venga così resa oggetto per creare degli accessori nei quali mettere i piedi.

Ho pertanto deciso di scrivere queste due righe a Flying Tiger per esprimere la mia opinione. Potete farlo anche voi lasciando un messaggio sul contact form del sito ufficiale. Non si sa mai per i prossimi anni decidano di deliziare i clienti con accessori più garbati.


“Gentile azienda,
ho visto la foto delle ciabatte a forma di cappone natalizio a vostro marchio. Non so se siano articoli di questa stagione o di altre. Il dissenso che tale visione ha generato in me mi ha portato a scrivervi.
Trovo imbarazzante la decisione di proporre delle ciabatte simili. Perché mai una persona dovrebbe scaldarsi i piedi o camminare con dei volatili decapitati ai piedi? Cerco di vedere il tutto attraverso l’ottica popolare dove i capponi sono simbolo del natale, ma la visione ecocentrica e il mio livello di rispetto per la vita degli animali mi portano a non riuscire a tollerare una tale scelta di pessimo gusto.
Spero che oggetti del genere, dove le vittime dell’inammissibile ingordigia umana diventano accessori dalla dubbia utilità, non vengano più proposti. Le altre specie sono esseri senzienti che soffrono negli allevamenti, e che vivono attimi di terrore al momento della macellazione. Nessuno dovrebbe avere il diritto di sminuire la loro vita per soldi.
Saluti.”

Carmen

una gallina rimasta impiccata in un allevamento in “batteria” (gabbia). Foto esemplificativa.

°°[PISA] Quasi Travolta dalla Carrozza Turistica°°

Sabato 25 luglio 2020 a Pisa è successo un episodio allarmante che ha coinvolto un animale e delle persone.
Un cavallo, uno di quelli impiegati per trainare le carrozze turistiche ancora presenti nella città nonostante le migliaia di firme raccolte per dire basta a questa usanza, si è sottratto al controllo del “padrone” trascinando il mezzo per qualche centinaio di metri.

Stando a quanto riportato dal notiziario online QuiNews Pisa la carrozza sarebbe andata a urtare contro delle protezioni.
Le cose, però, sarebbero andate un tantino diversamente.

Lo racconta Alice B., una ragazza rimasta scossa da quanto successo nel pomeriggio di ieri e che ha fotografato a mani tremanti la scena.
Era seduta a un tavolino in compagnia di un’amica quando è stata quasi travolta dal mezzo trainato dal cavallo.

Foto di Alice B. dell’accaduto, condivisa sul suo profilo Instagram



Alice ha deciso di scrivermi dopo aver saputo che da qualche anno ho avviato la raccolta firme per l’abolizione delle carrozze turistiche nella città di Pisa.

Ciao, ho visto la tua petizione su change.org e vorrei ringraziarti. Ieri ero seduta su una sedia che è stata scaraventata dal cavallo imbizzarrito, ho appena fatto in tempo ad alzarmi e, come tanti che erano lì, ho preso una paura folle. Non so per quale congiunzione astrale nessuno si sia fatto male. Spero davvero che questo incidente (fortunatamente senza conseguenze) sia la goccia che fa traboccare il vaso e faccia terminare queste barbarie.
Ci sono tanti modi per visitare una città e sfruttare i cavalli per puro scopo economico credo sia davvero un’usanza barbara. Ne sono sempre stata contraria.

Spero davvero che si smuova qualcosa, ma quando in mezzo ci sono gli interessi è sempre complicato. Io ero a Pisa per visitare la città e dopo questo evento parlando con la signora del negozietto a fianco quel bar era della mia stessa idea e da quello che mi diceva molti gestori di quei locali in centro non sono favorevoli a questa tradizione.

Ho sentito parlare la polizia municipale con il signore che ha fermato il cavallo: dicevano che l’animale fosse intento a mangiare e all’improvviso si è imbizzarrito.
Sono rimasta sconvolta anche io dal fatto che la notizia non sia stata quasi riportata. Speriamo si smuova qualcosa. Grazie per quello che fai
Condividerò subito la tua petizione con le persone che conosco. Grazie ancora per averla creata.


Rinnovo dunque il mio appello rivolto al Comune di Pisa, ai cittadini/alle cittadine e a tutte le persone interessate al caso delle carrozze trainate dai cavalli: cosa stiamo aspettando? Si sta attendendo forse un episodio ancor più spiacevole e negativo da portare a un cambiamento radicale?
Non è forse già questo un campanello d’allarme ben preciso?

Dal punto di vista etico, i cavalli sono esseri senzienti che non meritano di passare le proprie giornate legati ai dei mezzi per trascinare per la città turisti oziosi e insensibili col fine di arricchirne i titolari.

Dal punto di vista sociale è una sconfitta sapere che una bella città, tranquilla e ricca di storia come Pisa, abbia ancora questa “opzione” turistica retrograda e specista.

Dal punto di vista politico, è giunto il momento che il Comune ascolti la maggioranza della cittadinanza, ossia coloro che hanno espresso dissenso verso tale impiego degli animali.


Assieme ad altri attivisti e ad altre attiviste per il riconoscimento dei diritti animali continuerò a portare avanti questo impegno fino a quando i giri turistici in carrozza con cavalli assoggettati alla specie umana non avranno fine.

Carmen Luciano


Se non lo hai ancora fatto, firma la petizione e falla firmare ad amici e parenti. Clicca QUI.

°°[Psicologia] Imparare a dire di NO°°

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla psicologia a cura della Dottoressa Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa.

IMPARARE A DIRE DI NO   

Da bambini è una delle parole che impariamo per prima, il no.
Da adulti, invece, non per tutti è facile esprimere il proprio dissenso.
Qualcuno, per insicurezza o paura del conflitto (ma anche per altre ragioni che descrivo successivamente), preferisce compiacere le altre persone, pensando che rispondere in modo negativo possa automaticamente far scattare nell’altro sentimenti negativi

Una caratteristica di chi non sa dire di no è quella di mettere da parte le proprie necessità personali, per soddisfare prima quelle degli altri, ponendosi al servizio di chi sta loro vicino.  

Perché occorre saper dire di no?

Occorre ascoltarsi, senza doversi forzare.
Nei contesti necessari dire di no permette di gestire situazioni complicate, aumentando autostima e soddisfazione, perché ci si rende conto che si può fare ciò che si desidera, nel rispetto della propria persona e anche degli altri, in quella sorta di sano egoismo che aiuta
Infatti, non è assolutamente da persone egoiste mettersi al primo posto, voler stare con se stesse (e starci bene), prendersi cura di sé, inseguire i propri sogni.

Chi non sa dire di no teme il senso di colpa, si colpevolizza quando non può o non vuole assecondare una richiesta altrui, oppure ha paura di essere rifiutat*, o che un no significhi deludere, far arrabbiare e di conseguenza allontanare la persona.  

Quando si dice sì, ma in realtà avremmo voluto dire no, accettando ciò che ci è stato richiesto da qualcun altro, questo genera un malessere interno, a volte non percettibile a livello razionale e addirittura, se somatizzato, può arrivare a far scatenare anche sintomi fisici.  

Per imparare a dire di no, occorre ascoltare ciò che ci viene detto, valutando e creando una propria idea personale, condividendo sempre il proprio punto di vista anche quando si è in disaccordo. Un  no dovrebbe essere chiaro, diretto, formulato con determinazione anche attraverso gesti ed espressioni rilassati.

Quando lo si fa, ci si sente alleggerit* ed in pace con se stess*. Provare per credere.

Se ti rendi conto che non sei capace di dire di no, è questo il primo passo, il punto di partenza per iniziare a lavorarci su, piano piano, esercitandosi giornalmente. 


Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa


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