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°°Se le Persone sono Fatte di Carne, Perché Mangiamo Solo gli Animali?°°

Stamattina, durante la lezione dell’interessante corso di Letterature Comparate che sto seguendo all’Università di Pisa, ho avuto modo di apprendere nuove informazioni utili sulle dinamiche del modus operandi umano che portano allo specismo.

Il corso, tenuto dal professor A. Grilli ed incentrato sulla paura (horror) e tutto ciò che ruota intorno ad essa, fino ad oggi mi ha permesso di conoscere la differenza fra paura vera e spavento simulato, nonché i loro effetti sul soggetto sottoposto a tale emozione.

In merito alla paura reale, ho scoperto che essa deriva dalla fobia (dal greco Phobos – Φόβος) di predazione congenita e innata negli esseri umani.
Anche se della nostra specie di appartenenza è stata fatta passare solo l’idea di
umano= predatore (avvalorando la tesi prendendo pitture rupestri di caccia & co d’esempio), l’umano è anche preda. Lo è stato, e accidentalmente lo è tutt’oggi.
La paura di essere predati equivale ad avere il timore, il terrore che il predatore ci raggiunga e ci annienti fisicamente, portando a compimento il processo di desoggettivazione del nostro essere.

C’è stato dunque un periodo storico in cui la specie umana era predata, ed anche se i documenti storici non lo mettono in evidenza, questa paura è rimasta cristallizzata in noi come sentimento arcaico.

– Se siamo stati prede, perché la maggioranza di noi si sentono al vertice del creato?

Mera autosuggestione.

In natura non esistono scale d’importanza fra una specie e le altre. Esistono solo le specie e determinate leggi alle quali per istinto esse sottostanno, che permettono il mantenimento dell’equilibrio.
I vegetali presenti sulla terra vengono mangiati dagli erbivori. Gli erbivori vengono cacciati dai carnivori, che a loro volta vengono cacciati da altri carnivori.
In questo modo, nessuna specie risulta in eccesso.
La nostra invece, con presunzione, si è dissociata da tale quadro ed ha così iniziato un processo di distruzione che influisce negativamente anche su di essa.
Gli animali erbivori macellati ogni anno vengono forzati a riprodursi incessantemente per sopperire alla richiesta di carne e di derivati animali. In un solo anno, riusciamo a far nascere e a far morire un numero di individui che la natura ospiterebbe nell’arco di decine e decine di anni.

Nei millenni l’essere umano ha costruito una cultura intorno a sé e si è auto-attribuito un valore. Sia con mezzi laici che con mezzi religiosi.
Dal punto di vista laico, egli si è attribuito capacità intellettive superiori alle altre specie, disponendo di questo dettaglio come pretesto per dominarle e ucciderle. In poche parole, solo poiché visti “intellettualmente inferiori”, gli animali sono alla mercé dell’uomo. Curioso constatare però come questo non accada con gli umani con danni cerebrali e dunque dalle assenti capacità cognitive.
Dal punto di vista religioso, ha deciso che l’entità alla quale affidarsi moralmente lo avrebbe creato a sua immagine e somiglianza, dotandolo di anima, di cui gli animali sarebbero sprovvisti.

In realtà, il concetto di anima sarebbe un puro artefatto concettuale tenuto in piedi, assieme alle altre qualità, da costruzioni sociali convenzionali ben precise che continuano ad esistere grazie alla convinzione diffusa.
L’essere umano, che vede in sé un non-animale e che vede negli animali dei non-umani, ha creato la contrapposizione uomo-animale per avvalersi del diritto di disporre della materia organica delle altre specie: i loro corpi.

E’ da questa contrapposizione che in tema “catena alimentare” esso si colloca esclusivamente al vertice, pensando di sovrastare ogni altra specie a suo avviso predabile. Anche solo la possibilità ipotetica di essere predati è esclusa.

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– Perché se gli umani sono fatti di carne, sono convinti di potere e di avere il diritto di mangiare la carne degli animali?

Il concetto di uomo come preda è stato fortemente demonizzato dalla società.
La demonizzazione della predazione umana ha spronato l’uomo a diventare predatore verso altre prede.

Il solo pensiero di essere mangiati metterebbe in crisi l’umanità che per solidarietà categoriale piange dei rari umani che finiscono digeriti da grandi predatori (squali, leoni..), mentre non si fa scrupolo di allevare e di smontare letteralmente l’esistenza di miliardi di animali ogni anno, solo per scopo alimentare.
Gli animali sono costretti a morire anche se scappano davanti alla furia distruttrice umana.

tras los muros 2

– Gli uomini sono ciò che hanno propagandato di essere nei secoli?

No. L’esaltazione di se stessi risulta eccessiva e tendenziosa. E le motivazioni che hanno trovato, inventato, diffuso e date per vere per continuare a spargere sangue sono frutto di un processo ideologico (significato Marxista). La figura dell’uomo superiore alle altre specie è artificiosa. Le sue motivazioni sanguinarie indebite.

– E’ cambiata nella storia la visione di sé per l’uomo?

Sì. Soprattutto negli ultimi due secoli, nei quali si è verificata la crisi dell’antropocentrismo. Grazie alla teoria evoluzionistica di Charles Darwin l’uomo ha ridimensionato il suo ego smisurato ritrovandosi ad essere animale in mezzo ad altri animali.
Inoltre, la fondazione della Società Vegetariana (30 Settembre 1847, Ramsgate – Kent) e di quella Vegana un secolo dopo (1 Novembre 1944 – Regno Unito) hanno e stanno diffondendo idee che vanno a smontare ogni sorta di artificio specista.

Immagine correlata

 

Cosa deve pensare chi ancora mangia animali e crede di farlo per ovvi motivi?
Personalmente, penso debba accettare l’idea di essere una persona totalmente integrata in un modus vivendi precostruito, totalmente sbagliato nella morale e controproducente dal punto di vista ambientale e salutare.
Almeno io, quando ho capito che non esisteva solo questo modo di esistere mi sono sentita veramente in gabbia. Ma dalle gabbie si può uscire.

Cosa può pensare di sé chi invece ha smesso di mangiare animali?
Sempre a mio avviso, può con tutta tranquillità pensare di aver intrapreso un modo di vivere logico sottraendo la propria persona a regole irrazionali umane e sottraendo gli animali da crudeltà gratuita e immotivata.

Al prossimo articolo.

Carmen.

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°°Ilaria & Luca: Il Nostro Matrimonio Vegano°°

Innamorarsi ed essere ricambiati è sempre bello. A mio avviso, provare dei sentimenti per una persona con i nostri stessi ideali e col medesimo stile di vita lo è ancora di più.
Nonostante la popolazione empatica non sia ancora così numerosa, talvolta capita di trovare la dolce metà proprio fra coloro che amano e rispettano tutte le forme di vita.

Questa fortuna è capitata a due giovani ragazzi, Ilaria e Luca, entrambi residenti in provincia di Pisa. Una relazione nata su solide basi che adesso sta per trasformarsi in un legame ancora più forte. La coppia infatti il 7 luglio 2018 si sposerà.

Il matrimonio? Ovviamente vegan!

Proprio per questa scelta, ovvia ma non così usuale, ho deciso di intervistarli per parlarne sul mio blog.
Buona lettura!

 

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  • Ciao Ilaria! Ciao Luca! Da quanto siete vegan?
    Io sono diventato immediatamente vegano dall’agosto del 2012, mentre Ilaria era vegetariana dal 2011. E’ diventata vegana nel gennaio 2015 (modestamente dopo aver conosciuto me).
  • C’è una differenza secondo voi nello stare insieme ad una persona con gli stessi ideali?
    Avere questo ideale in comune in particolar modo ha significato tanto nella nostra vita di tutti i giorni, sebbene probabilmente ci saremmo innamorati lo stesso. E’ stato un punto in più! Avere un partner che sostiene i tuoi stessi ideali, è un legame molto forte, difficile da descrivere!
  • Fra non molto vi sposerete, e il vostro sarà un matrimonio etico.
    Quali caratteristiche avrà la cerimonia?
    Il nostro matrimonio si svolgerà a Palaia con rito civile, in quanto siamo entrambi atei. Il ristorante in cui si svolgerà la cena è Il Focolare di San Vivaldo a Montaione (FI). Sebbene non sia esclusivamente vegano, abbiamo apprezzato le capacità in ambito cucina vegetale della proprietaria veg Roberta Bimonte (con la quale ho orgnizzato numerose cene vegan, n.d.r).
    Al Focolare siamo stati a mangiare tutti insieme per una cena vegan se ti ricordi, ed è il luogo dove ci siamo detti per la prima volta “ti amo”!
    Organizzeremo un aperitivo con crudité di verdure, crostini misti, pappa al pomodoro, panzanella e frittura di verdure!
    Poi avremo 2 primi: lasagne al ragù di lenticchie e pici “cacio e pepe” 100% vegetali.

    Di secondoinvece scaloppine di seitan al limone, patate al rosmarino e buglione di verdure. Gran finale: una torta vegan nuziale ordinata e realizzata dalla pasticceria Gualtieri di Firenze, che raccomandiamo fortemente!

  • Spesso si parla di amici e parenti poco favorevoli allo stile di vita vegan:
    come hanno reagito le vostre famiglie alla vostra decisione?
     All’inizio della nostra decisione di organizzare un matrimonio vegan abbiamo trovato un po’ di resistenza, ma pochissimo dopo si sono ricreduti e ci hanno aiutato con entusiasmo nell’organizzazione. Purtroppo consegnando vari inviti, ci è capitato di sentir dire da alcuni parenti “non vengo a mangiare le cose vegane
    Il dispiacere iniziale è stato grande (anche emotivo) ma il peggio va a loro, inglobati in una mentalità antica dove se non trovi un animale nel piatto non è un pasto. Siamo comunque felici di avere al nostro matrimonio tanti amici e parenti che sono vegan e vegetariani, cosa che non avremmo creduto possibile tanti anni fa!

    E allora tanti auguri a questa bellissima coppia e.. non vediamo l’ora di vedere le foto del matrimonio e del banchetto nuziale! 🙂

    (C) Carmen Luciano / Think  Green – Live Vegan – Love Animals 2018

°°Cammino di Santiago Vegan: Intervista-Guida della pellegrina Silvia°°

Adori fare lunghe passeggiate?
Ami la natura e viaggiare visitando luoghi indimenticabili?
Segui un’alimentazione vegetale?
Mettiti comodo e gusta questa ricchissima intervista esclusiva gentilmente concessa da Silvia, la mia amica pellegrina, che in un mese ha raggiunto a piedi Santiago de Compostela con tanta grinta, determinazione ed energia scaturita dai vegetali!

 

silvia santiago

Ciao Silvia! Da quanto tempo sei vegan? E come è cambiato il tuo stile di vita da quando lo sei diventata?
Vegetariana dall’aprile 2014, ho fatto il “grande salto” esattamente due anni dopo, nell’aprile 2016. Il mio corpo ha accettato benissimo entrambi i cambiamenti, forse perché da sempre ho preferito i vegetali agli animali. Ero una di quelle che andava solo incoraggiata e mi ritengo fortunata ad aver incontrato Carmen (me, n.d.r), che in una sera mi spiegò tutto, facendomi capire che si può fare una vita sana senza intaccare la vita del prossimo. Piano piano, stava uscendo fuori una consapevolezza che tenevo repressa. Scegliere cosa voler mangiare rende responsabili per il benessere del proprio corpo. Inizi a nutrirlo per farlo funzionare al meglio, avendo cura di quello che in effetti è la casa dell’anima.

 

 

Da poco hai concluso l’esperienza del cammino di Santiago: cosa pensi di questo tuo viaggio? Cosa ti è piaciuto di più? Cosa meno?


E’ un’esperienza di vita che consiglio a tutti di fare, dal teenager al novantenne (e non scherzo!). La vita di ciascuno di noi è un cammino, ma non ce ne rendiamo conto presi dalla frenesia della vita quotidiana. Questo, per me, è stato “solo” un bellissimo e meraviglioso capitolo del mio Cammino.

La cosa che più ho apprezzato, oltre agli incantevoli e meravigliosi paesaggi, e ai suoni della natura, è l’atmosfera che lega i pellegrini. Quella cosa che ti fa dire “Hola!” non appena incontri un pellegrino o un qualsiasi abitante di quel popolo che ti accoglie, seppur per il tempo di attraversarlo.

Quello che invece mi ha dato fastidio è le reazioni di alcuni ristoratori alla domanda “avete qualcosa senza latte e senza uova, senza carne e pesce?” e vedere la scocciatura nel loro sguardo perché sono un elemento di disturbo, al quale dover trovare una soluzione alternativa. Alcune volte ho proposto io un piatto o un panino farcito in un certo modo, ma mi è stata rifiutata l’idea.

 

 

• Hai incontrato difficoltà nel trovare cibi vegetali?
Assolutamente no! La Spagna non è avanti come lo è la nostra Italia, ma piano piano si sta aprendo alle nuove richieste. All’inizio però, un po’ per paura di dover spendere troppo nei ristoranti o per mancanza di voglia, non mi preoccupavo del cibo e mi arrangiavo (penso che la prima settimana ho campato di rendita di tutto il cibo che ho mangiato in occasione del compleanno di Carmen!). Solitamente mi compravo un filoncino di pane lungo e della frutta (mela e/o banana). Da casa mi ero portata una scatolina per contenere del cibo che avevo preventivamente riempito con i wafer della Waner, una barretta di cioccolato extra fondente e delle barrette energetiche che mi ero preparata a casa. A Cizur Menor, nell’unica tienda presente nel paese, trovai l’hummus confezionato in delle mini monoporzioni.

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Feci la scorta che mi tornò utile per tutto il cammino! La stessa cosa feci con la marmellata in monoporzioni, conservata sempre nella mia scatoletta per il cibo. Ogni tanto, nei super mercati, mi compravo qualche cibo in scatola (ceci, fagioli…)

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e qualche snack: ci sono delle sottomarche economiche che vendono delle buonissime barrette (una scatola di 6 barrette costa circa 1.50 euro). Ne presi alla mela e alla nocciola e cioccolato. Ottime per lo spuntino di metà mattinata. Ricordatevi di partire da casa con un cucchiaino e un coltellino per spalmare o eventualmente tagliare (ma attenzione al controllo in aeroporto, potrebbero fare storie).

Se mangiate nei ristoranti e scegliete il menù del dia, la vostra scelta ricadrà per forza sull’insalata (che se siete fortunati la fanno veramente buona con il giusto condimento) e sulla pasta al pomodoro (questa ahimè solo “mangiabile”), oppure patate fritte o arrosto. Solitamente loro propongono 3 o 4 piatti per il primo, per il secondo e poi il postres (dessert o frutta). Se l’insalata e la pasta sono presenti come due opzioni per il primo, chiedete la cortesia di averli uno come primo e uno come secondo, così da avere un sano e abbondante menu del dia. Come dessert vi consiglio di prendere la frutta: io non la mangiavo perché ero già sazia, e la conservavo per il giorno dopo.

Nelle città un po’ più grandi si possono trovare tiende o supermercati forniti. Se siete in compagnia di altri pellegrini e progettate una cena insieme perché l’albergue in cui sostate dispone di una cucina e di stoviglie, l’ideale è fare una piccola spesa. Per risparmiare qualcosa potete comprare un po’ di pasta e il sugo pronto, o i piatti pronti da mettere in microonde, che per mangia, vi renderà il cibo commestibile (tranquilli, non si muore per un po’ di onde!). Con i miei “compañeros de camino” abbiamo ideato un’insalatona fredda fatta di riso (quello pronto da mettere in micro), avocado, pomodorini, cetrioli, ceci o fagioli, verdure condite (tipo la giardiniera), olive. Siamo rimasti entusiasti di questa nostra creazione che l’abbiamo rifatta varie volte e che io ho chiamato “Insalata Santiago” e riproporrò presto in un posto speciale.

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Insalata Santiago accompagnata dal Gazpacho

A Negreira, quindi ormai dopo Santiagio, ho scoperto che al Gadis (supermercato diffuso in Galizia) si trova l’Empanada Vegana. Ve la consiglio perché oltre a essere buona è anche abbondante e solo per 3 euro! Buona da mangiare a temperatura ambiente o riscaldata in microonde.

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Per la colazione, pasto FONDAMENTALE quando si è soprattutto pellegrini, vi consiglio i biscotti della Gullon (buonissimi quelli al cioccolato e avena, ma speciali quelli con l’arancia!).
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Se avete nostalgia del latte vegetale ci sono due opzioni: o siete fortunati come me che trovate gli amici che ti aiutano a finire un litro di latte, o esistono in commercio i brick da 200 ml ma molto costosi. Optate piuttosto per un succo di frutta.

Nei bar scordatevi le brioche o i dolci vegani (tranne in un unico caso che ho citato sotto), ma potete trovare la tostada servita con marmellata e burro o margarina (potete richiedere di avere due di marmellata, restituendo il burro) e la tostada con pomodori a fette condite con olio.

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Per bere chiedete sempre se hanno latte vegetale con cui possono farvi il “cortado” (macchiato se piccolo, cappuccino se grande) o il “colacao” (latte e cioccolato), ma sono super ottime anche le spremute d’arancia.

Se siete golosi, ogni tanto concedetevi i famosissimi Churros presenti nei bar delle grandi città: sono fatti di acqua e farina e poi fritti nell’olio. Di solito la combo prevede una cioccolata calda, provate a chiedere se hanno il latte vegetale.

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Diffidate dai panini “vegetali” perché non lo sono affatto: purtroppo sono panini, non solo con il formaggio, ma anche con tonno o altre tipologie di pesce.

 

 

• Sapresti indicarci dei locali dove si mangia vegan lungo il Cammino di Santiago?Come ho scritto prima, non sono andata alla ricerca del posto “veg”, tranne quando ho sostato nelle grandi città in cui immaginavo-speravo di trovare qualcosa di diverso dal solito. Esiste comunque un App per il telefono che si chiama “Happy Cow” che segnala alcuni dei bar/ristorante/negozi con alimenti veg (a Burgos e a Leon sono stata talmente fortunata che ho trovato gli unici ristoranti veg-friendly o chiusi per ferie o per descanso-riposo). Inoltre vi consiglio di stamparvi o scaricarvi “The Vegetarian Way” in cui sono indicati i locali e gli albergue che sono vegetariani, vegani e accettano anche gli animali nel caso in cui decideste di partire con il vostro amico a 4 zampe (https://heartofthecamino.com/).

SAINT JEAN PIED DE PORT – La vita è bella (albergue)

Come si fa a iniziare il cammino senza sostare dalla gentilissima Patrizia?! Ha accolto me e un altro pellegrino, che avevo conosciuto in stazione e non sapeva dove dormire, aspettandoci fino a ora tarda che arrivasse il bus. Prima di coricarci abbiamo mangiato quello che ci aveva messo da parte per la cena: pasta con verdure e la macedonia di frutta fresca. Posto nuovissimo, che aveva aperto da appena 3 settimane. La mattina sulla tavola c’era il pane fresco, la frutta, la spremuta d’arancia, il caffè, il the, le marmellate fatte da lei stessa… insomma, un BUONISSIMO inizio! Da lì ci vogliono 5 minuti per giungere all’ufficio turistico dove ritirare la Credenziale nel caso in cui non l’avete richiesta per posta.

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PAMPLONA – Kafetegia Al Norte del Sur (http://au-nord-du-sud.blogspot.com/)

Nella piazza dell’ayuntamento si trova questo “café-libro” in cui è possibile mangiare e bere leggendo e sfogliando i libri che i titolari mettono a disposizione. Infatti Mikel è uno scrittore che ha pensato anche a noi pellegrini facendoci un regalo: dal menù è possibile scannerizzare un Q-code che rimanda al sito in cui si possono leggere le sue opere (scritte in inglese). Qui ho gustato una fetta di pane tostata con del buonissimo hummus con pimiento (peperoni) sott’olio.

 

AZQUETA – La Perla Negra (Albergue privato)

Questo albergue si trova in un piccolo paesino che all’apparenza sembra disabitato, ma il calore con cui ti accolgono non fa assolutamente sentire la solitudine del posto. Lo segnalo poiché è uno dei pochi posti che prepara una cena vegetariana e bio. Avvertendo loro che sono vegana, non si sono affatto spaventati (come spesso leggevo negli occhi di chi non concepisce altro cibo al di fuori dell’insalata). La sera a cena mi sono ritrovata davanti ad una tavola con hummus fatto in casa dalla signora (veramente speciale!!!) e l’insalata con frutta secca. Su un carrellino c’era il menù vegetariano per gli altri pellegrini, che prevedeva una zuppa di zucca e una tortilla. Per me, a parte, avevano preparato un piattino di funghi e un piattone di cous cous con le lenticchie sopra. Tutto super buonissimo che non potevo non condividere con gli altri commensali. Nessuno di loro era vegetariano o vegano, ma tutti hanno apprezzato. Specialmente una coppia americana rideva sul fatto che il marito non era solito mangiare zuppe, anzi le detestava, ma considerato che quella gli era piaciuta la moglie gli aveva promesso che una volta rientrati lo avrebbe deliziato con altre zuppe.

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BURGOS – La Pepa (bar/ristorante)

Coloratissimo locale di fronte alla Cattedrale di Burgos. Fanno servizio anche fuori in piazza.
Dopo essermi seduta, mi hanno apparecchiato con tovaglia e tovagliolo di 100% carta riciclata, che ho apprezzato tantissimo! Dopo aver ordinato il mio panino con tofu e alghe, ho osservato a fondo il locale che, talmente colorato e “allegro” per la musica, che sembrava di essere su uno di quei chioschi sulla spiaggia. Il mio burger è stato portato su un piatto accompagnato da alghe fritte e un’insalatona (l’asparago che vedete in foto è tipico di queste zone ed è onnipresente nelle insalate). Super gustoso! E, per non farmi mancare niente, con la scusa “tanto domani smaltisco”, mi sono presa un dessert: un buonissimo budino ai semi di chia con frutti tropicali.

TARDAJOS – El camino (bar/ristorante)

Uscendo da Burgos non mangiate troppo a colazione (sempre se riuscite a trovare qualcosa di aperto!). Uscendo dalla città, la strada non è granché dopo il grande parco e il polo universitario. Da lì in poi per 10 km non troverete niente, ma non demoralizzatevi. Lungo la strada del cammino, quasi alla fine del paese di Tardajos, c’è un bar che offre colazioni vegane. La signora, molto disponibile e carinissima, mi ha mostrato tutto ciò che ha di vegano (e anche gluten free): a partire dal “bizcocho”, ossia una torta secca, ai panini. Io scelsi un pezzo della torta con l’aroma di limone (super buonissimo!!!) accompagnato da un cappuccino di latte di avena. Non essendoci ditte che preparano i prodotti dolciari vegani/gluten free nella zona, la signora ha iniziato a produrli da sé. Quindi, oltre che essere sani per l’assenza di determinati ingredienti, sono anche genuini perché fatti con le mani di questa simpaticissima signora.

LEON – Oh! my BIO (supermercato ecologico)

Trovato per caso, camminando tra le vie di Leon (tanto si cammina poco durante il giorno, eh!). Ero dispiaciuta perché l’unico locale veg segnalato su internet era chiuso per riposo settimanale. Quando poi sono entrata in questo negozio ho sentito l’alleluja che mi accoglieva! Finalmente un posto in cui si ha una vasta scelta di biscotti, latte, formaggi, e altri prodotti confezionati. Se avete infatti in mente di fare scorta per prepararvi panini vegani, c’è una varietà di formaggi vegetali in fette. Per motivi di peso e di ingombro, la mia scelta da “assaggiatrice ufficiale” è ricaduta su dei biscotti veg con farina integrale e gocce di cioccolato. Anche se sono amante delle cose poco dolci, questi biscotti mi risultavano un po’ amarognoli, ma comunque buoni.

Sempre a Leon vi è un super mercato chiamato “Mercadora” in cui ho trovato le pizzettine vegane, cioè rosse con verdure sopra.

FONCEBADON – El tragu de Foncebadon (Bar/Tienda/Albergue)

Piccola tappa prima di arrivare alla Cruz de Herro, dove abbiamo fatto la nostra seconda colazione. Sfogliando il menù noto che hanno un po’ di opzioni vegan segnalate da una “V”. Questo l’indirizzo per sbirciare il menù, nel caso vi fermiate per pranzo: http://eltrasgudefoncebad.wixsite.com/eltrasgu/copia-de-la-tienda.

CAMPONARAYA: – La Siesta (food truck)

Lungo il cammino, in prossimità della regione del Bierzo, si trova un angolo di paradiso sotto agli alberi, ma circondata comunque da vigneti che caratterizzano questa regione. Passandoci mi ha colpito il cartello con esposto il menù: tutto colorato, ma soprattutto pieno di “veg”. Non mi sono fermata, ma ho fatto per voi una foto di quello che offre.

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VILLAFRANCA DEL BIERZO – La P’tit Pause (ristorante)

Piccolo posto situato in paese, in cui è possibile trovare una varietà di burger da accompagnare con sottilette e mayo vegan (specificate però che siete vegan!!). Il panino viene poi servito con un po’ di patatine fritte.

O’CEBREIRO – Venta Celta (ristorante)

Adesso che siete approdati in Galizia, non potete non assaggiare la zuppa tipica di questa regione: Caldo Gallego, ossia una buonissima zuppa di verdure a foglia verde e patate. E cosa c’è di meglio che gustarla in un locale che sembra una tipica taverna celtica?! Ma state attenti: non tutte le zuppe “galleghe” sono prive di ingredienti animali, chiedete sempre.

SANTIAGO DE COMPOSTELA – Limoncelli (gelateria) – in centro, vicino alla cattedrale

Uno delle poche gelaterie che, oltre ai gusti di frutta, ha un delizioso gusto vaniglia che merita!

SANTIAGO DE COMPOSTELA – Alice in Wonder Pie (bar/pasticceria)

Un po’ fuori strada, ma ne vale la pena! Ha delle buonissime, oltre che bellissime, torte e muffin! Io ne ho presa una alla carota e noci che era la fine del mondo!

SANTIAGO DE COMPOSTELA – TS A Casa (ristorante)

Prima di arrivare alla cattedrale, dopo i vari incroci all’entrata del paese, c’è questo bellissimo locale di cui ho apprezzato molto l’arredamento tropical! Hanno una vastità di piatti da avere l’imbarazzo della scelta! Fanno anche il menù del giorno veg. Io ho optato per una Empanada di porri, che è stata preceduta da un assaggio di zuppa di lenticchie. Il gesto è stato apprezzato dal mio palato!

Se non siete riusciti a passare da Wonder Pie, non preoccupatevi: il titolare si rifornisce da lei per i dolci!

Questa invece è la lista degli albergue che vi consiglio e dove è possibile, su richiesta, mangiare veg:

Albergue Maribel @ Cizur Menor: Pulito, grande e con un bellissimo giardino. La fantastica Maria Isabel divide le camerate femminili e quelle maschili. Ha la cucina se decideste di cucinare. Se vi fermate qui, a meno di 5 minuti, c’è la fermata del bus che vi porta di nuovo a Pamplona, così potete visitarla senza il peso sulle spalle.

Albergue Izar @ Viana: le camerate sono grandi è vero, ma qui vi è la possibilità di fare un’ottima colazione: pane a fette da tostare, marmellate, caffè, latte di riso, cereali. Il momento, che è già bello di suo quando c’è tutta questa abbondanza, è stato reso meraviglioso dalla scelta della musica che la signora ha messo come sottofondo.

– Albergue parrocchiale @ San Juan de Ortega: ve lo indico solo perché la cena è stata abbondante e buona: un po’ stile mensa, passi e scegli quello che vuoi mangiare anche se le scelte sono limitate.

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– Albergue Santa Maria @ Carrion de los Condes: ve lo consiglio con il cuore per l’accoglienza delle sorelle. Il loro calore e la loro voglia di unire le persone ha qualcosa di magico e va oltre la religione. Verso sera fanno un incontro per chi vuole, dove si canta e si racconta la ragione per cui si è partiti e da dove. Le camerate sono enormi, ma la cucina è ben fornita!

– Albergue San Bruno @Moratinos: ve lo cito una seconda volta per la simpatia del proprietario Bruno. Qui ho potuto mangiare vegano senza problemi, anche se con la classica pasta al pomodoro e l’insalata, ma questa era ricca di frutta secca e asparagi che l’hanno resa unica da fare invidia agli altri. Il posto è bellissimo con un ampio giardino e le sdraio su cui riposarsi. Vi è anche una piccola fontana di acqua fredda dove poter immergere i piedi per migliorarne la circolazione (metodo kneip).

– Albergue de Ada @ Reliegos: qui fanno cena vegetariana che però non ho provato. Anche qui vi è un bellissimo giardino e l’albergue si presenta pulito e nuovo. Vi è anche una stanza in cui poter meditare e fare yoga. Ad aiutare i titolari, c’è Ada la loro figlia speciale che è una fantastica artista.

– Albergue delle benedettine @ Leon: camerate immense e divise per sesso. Uso della cucina. Ve la consiglio per i volontari che vi lavorano, specialmente per Francesco che in pochissimo tempo ha preso un posto speciale nel mio cuore per la sua generosità e simpatia. Prima di andare a dormire c’è la messa del pellegrino fatta dalle sorelle della confraternita: avrei voluto abbracciarle una ad una.

La colazione è a donazione e vi si può trovare pane, margarina senza latte (almeno quando c’ero io), marmellata, caffè.

– Albergue La Estation @ Santiago de Compostela: vicino alla stazione e a circa 10 minuti a piedi dalla Cattedrale. Bello e pulito, con una cucina immensa e super attrezzata con possibilità di usare la lavastoviglie.

– Albergue de la Xunta: sono gli albergue comunali che si trovano in Galizia. Costano 6 euro e sono i più economici. Alcuni puliti, altri un po’ meno. E’ sempre presente la cucina, ma priva di stoviglie, tranne in rari casi (più facile dopo Santiago, in cui però è difficile da trovare una lavatrice quindi fatela in città prima di ripartire per Negreira).

 

• Ci sono molti pregiudizi sul veganismo, e molti pensano ancora che si sia deboli mangiando piatti vegetali: quanti chilometri hai percorso a piedi powered by veggies?

Beh, ma io sono uscita solo per una passeggiata di… NOVECENTO KM!
Parto dal presupposto che non sono una sportiva, anche se amo fare le camminate e frequentare lezioni di yoga e zumba. Durante l’inverno ho frequentato di più la palestra, motivata dal fatto che volevo vedere cambiare il mio corpo. Nonostante la stanchezza del lavoro che comunque mi tiene sempre in piedi, di corsa, sollevamento pesi-bambini, baby dance… riuscivo a ritagliarmi quell’oretta e più in palestra in cui facevo esercizi e corse sul tapis roulant. Piano piano poi è subentrato il viaggio, che richiedeva un minimo di preparazione dato che si sarebbe andati ad affrontare tra i 20 e i 30 km giornalieri. La cosa però non mi preoccupava, ma il mio “allenamento” si è visto aggiungere qualche camminata di 8 km, specialmente per rodare le scarpe.

Durante il cammino, presa dall’euforia e dalla voglia di esplorare e raggiungere i posti, andavo spedita, tanto che tutti si meravigliavano di quanto andassi veloce. E stiamo parlando delle prime tappe, Saint Jean – Roncisvalle compresa! Dopo il mio passo è dipeso molto da chi camminava con me per condividere un pezzo di cammino. I km giornalieri si aggiravano sempre sui 30, anche se ci sono state giornate in cui ne ho fatti 40!! Vi sorprenderete se vi dicessi che la tappa più odiata è stata solo di 20 km (da Fromista a Carrion de los Condes).
Una volta stavo camminando da sola, mi si avvicina un ragazzo francese, con un fisico di chi fa sport. Mi dice di avermi vista da lontana, ma che faceva fatica a raggiungermi per il mio passo svelto.

Questo però non vuol dire che è andato tutto liscio. Ho avuto qualche dolore muscolare alle gambe nel primo giorno di ciclo e ai polpacci nei giorni successivi. Purtroppo camminando si è ripresentato anche il dolore in un punto del tallone che avevo battuto l’estate scorsa che poi si è risolto allargando la scarpa e con l’utilizzo di un antinfiammatorio.
Questi sono alcuni degli acciacchi da pellegrino, ma fidatevi che se sono arrivata in fondo con 2 giorni di anticipo, forse forse questi vegani non sono proprio debolucci. (Piccola parentesi: non stringete troppo i lacci delle scarpe. Camminando il piede si ingrossa e dopo iniziano a far male i tendini. Appena sentite che vi dà fastidio qualcosa, fermatevi e massaggiatevi i piedi, magari con una pomata alle erbe adatta per queste situazioni. E soprattutto BEVETE! Non aspettate di sentire sete, tenete la bottiglia in mano e ogni tanto date un sorso d’acqua: in questo modo il corpo assimila l’acqua, importantissima per far lavorare i muscoli, e non la elimina subito facendovi scappare in bagno dopo due chilometri).

 

 

• Lungo il Cammino hai incontrato persone affini a te?

Tutti i pellegrini sono legati dallo stesso obiettivo e l’armonia e la complicità che si instaura tra persone sconosciute è più unica che rara. Ma non solo con loro. Mi è capitato di conoscere hospitaleros dal cuore colmo di bontà. Uno tra questi è Bruno, il simpaticissimo e gentile titolare italiano dell’albergue San Bruno a Moratinos, e Francesco, che lavora presso il Monastero benedettino di Santa Maria de Carbajal a Leon, il quale mi si è presentato subito dopo avermi sentito parlare italiano con un altro pellegrino e che si è dimostrato disponibilissimo per qualsiasi cosa.

Tra i compagni di cammino ci tengo a citare una ragazza italiana di Trento, con cui ho condiviso i primi chilometri. Se non fosse stato per lei che mi ha regalato i suoi guanti prima di interrompere il suo cammino, sarei congelata dal freddo nei giorni in cui pioveva e nevicava. Ho incontrato poi un ragazzo di Firenze che era in compagnia del suo cane Valerio. Parlando con lui ho scoperto che è vegetariano da 9 anni.

Le ultime due settimane di cammino le ho condivise con un ragazzo argentino, conosciuto mentre uscivo da Leon. Da quel giorno siamo rimasti sempre insieme e la sua simpatia ha dato un po’ di brio e di energia alla mia mente, un po’ provata dopo gli ultimi giorni nelle mesetas (solo chi le vive può capire). A questa strana coppia, si è aggiunto poi un altro ragazzo di Siviglia, che ha iniziato il suo cammino con noi affrontando la neve e il freddo di Alto do Podio. Siamo rimasti sempre uniti e chi ci incontrava, ci domandava se ci conoscessimo da tempo e se fossimo partiti insieme. Quando dicevamo che venivamo da 3 posti diversi e che ci siamo trovati lungo il cammino, la gente si sorprendeva. E lo faceva soprattutto perché alla domanda “ma tu parli spagnolo?” e alla mia risposta negativa, non riuscivano a capacitarsi come 3 persone potessero condividere una simile esperienza parlando due lingue diverse. Quello che non sanno, e che io ho capito sin dal primo giorno, è che non importa quanto bravo sei a parlare inglese, francese, spagnolo… il cammino ha una lingua tutta sua ed è dettata dal cuore.

 

 

• Come hai organizzato il tuo viaggio?

L’idea del viaggio mi è stata data da una mia amica di lavoro, che lo ha fatto nella primavera del 2016. All’epoca mi sentivo piccola e non pronta per affrontare un viaggio lungo da sola come una nomade, ma lasciò comunque un segno e piano piano l’ho inserita nella mia bucket list. Più la vita mi metteva davanti delle sfide e più io mi sentivo pronta ad affrontare questa esperienza. Quando presi poi la decisione, scoprii che un’altra amica del lavoro stava per partire per Saint Jean, per iniziare il suo cammino. Per me quindi è stato facile chiedere info e suggerimenti. In più mi sono comprata la guida di A. Curatolo e M. Giovanzana di Terre di Mezzo, che è molto utile anche perché inseriscono quale albergue offre cena vegetariana, ed è ricco di informazioni sulle strade, variazioni e posti da visitare. Se usate facebook, o se ce l’avete come me ma non lo usate più fate questo sacrificio, iscrivetevi al gruppo di Facebook “Cammino Di Santiago”: oltre a condividere la vostra esperienza, imparate da quella degli altri. Vengono segnalati i posti in cui sono presenti le cimici (e quindi da evitare), posti brutti gestiti da persone maleducate, ma anche posti belli. Quindi è utile da consultare prima di partire, per vedere il tempo per esempio, e di giorno in giorno per gli alloggi. Il viaggio va organizzato qualche mese prima, preferibilmente. A partire dalle scarpe: queste vanno rodate bene, almeno due mesi prima. Comprate uno scarponcino alto se lo fate in autunno, inverno e primavera; una scarpa da trekking più leggera se partite d’estate. Io ho scelto un paio della Salomon con gorotex alte perché la mia premura era di proteggere le caviglie (da piccola ho subito un’operazione per i piedi piatti. Capita qualche volta di inciampare da sola perché cammino poggiando le punte verso l’interno e volevo evitare di prendermi le storte). Scarpe che ho amato tantissimo quando pioveva e quando ha addirittura nevicato in alta quota, ma che comunque erano troppo pesanti per gli ultimi giorni in cui il caldo ha iniziato a farsi sentire. Quindi, oltre ad un paio di scarponcini, portatevi dei sandali da trekking, utili nelle giornate di caldo e da alternare ai primi quando i piedi sudano, evitando così la creazione delle vesciche. Dopo le scarpe, c’è la ricerca dello zaino. Io ho avuto la fortuna di averlo in prestito dall’amica che ha fatto il cammino l’autunno scorso, la quale mi ha anche gentilmente prestato i due pantaloni tecnici, la giacca a vento, la maglia termica e altre cosine che a lei erano servite. Il mio zaino pesava circa 7 kg, ma sicuramente avrò raggiunto anche gli 8 quando lo riempivo con acqua e provviste di cibo.

L’abbigliamento deve essere possibilmente di tessuto tecnico, poiché più veloce ad asciugare.

• Lo rifaresti?

silvia santiago 2

Scherzi?! Già dopo i primi giorni sentivo il desiderio di fare altri cammini, sia quelli che portano a Santiago che quelli presenti in Italia. La “Santiaghite”, ossia la nostalgia di questa esperienza magica che vivi giorno dopo giorno, che sia per una settimana o che sia per un mese, l’ho diagnosticata subito.

• Come hai fronteggiato eventuali conseguenze del lungo camminare?

Vi consiglio un’ottima crema che ho trovato a Santo Domingo de la Calzada, ma che credo si possa trovare in qualsiasi super. E’ un gel all’aloe vera che crea un effetto gelo sulla zona in cui si massaggia. La mia era specifica per le gambe e per i piedi e la mettevo dopo la doccia. Le mie gambe da allora non mi hanno più dato problemi. Per i piedi ho dovuto prendere una crema antiinfiammatoria, ma se avessi risolto prima il problema delle scarpe troppo strette, me la sarei risparmiata.

Quasi a fine cammino per colpa di una vescica nel piede destro, ho sforzato troppo il piede sano su cui poggiavo il peso del corpo quando stavo in piedi. Questa mossa “intelligente” ha fatto infiammare il tendine che per gli ultimi quattro giorni, quelli che da Santiago ci avrebbero portati a Muxia e poi a Finisterre, mi ha fatto vedere le stelle in pieno giorno! Nonostante ciò, determinata come sono, ho proseguito e ho marciato per altri 120 km stringendo i denti. A Finisterre, il mio corpo aveva capito che era finito il momento di farsi 30 km al giorno e ha deciso di farmi sentire ancora più dolore nell’appoggiare il piede a terra. La caviglia si era gonfiata talmente tanto che i calzini stringevano lasciando il segno. Per riprendermi c’è voluta una settimana di “nullafacenza” a casa, con la gamba alzata, in cui ne ho approfittato per leggermi “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho.

• Infine, lancia un messaggio a chi sta leggendo questa intervista.

Se stai leggendo questa intervista sicuramente dentro di te hai una piccola fiammella che arde per la voglia di un’avventura simile. Alimentala e falla diventare un fuoco! Non rimandare un’esperienza simile perché quando poi sarai per quelle vie ti maledirai di non averlo fatto prima, e, come ho già scritto, sentirai nell’immediato la voglia di partire di nuovo. I cammini sono tanti quindi meglio iniziare subito!

Quest’esperienza ti regala un’occasione unica di soffermarti a pensare a tutto e ti sorprenderai quando, tornando a casa, non concepirai più le cose come prima. Non sopporterai più le persone che si lamentano, perché tu in 30 km giornalieri non lo hai mai fatto. Non sopporterai più il fatto di prendere la macchina solo per andare in paese, perché “che vuoi che siano 5 km a piedi”. Non sopporterai più le valigie e preferirai viaggiare solo con un zaino alla scoperta del mondo intero.

Non sopporterai più la classica camminata vicino casa, ma vorrai esplorare qualsiasi sentiero e partecipare alle scampagnate nei boschi. Non sopporterai più di svegliarti tardi perché sai benissimo che la mattina e il risveglio in un nuovo giorno è la cosa più bella che ci sia.

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Copyright 2018 (C) Carmen Luciano / Think Green – Live Vegan – Love Animals

°°Eco Glitter Fun: i brillantini per corpo e capelli biodegradabili°°

Dall’Inghilterra è arrivata una bellissima novità tutta ecologica: i glitter per corpo, capelli e barba biodegradabili. Da amante delle imnovazioni green sono felice ed orgogliosa di presentarveli in esclusiva italiana.

A lanciare questi scintillanti brillantini amici degli animali e dell’ambiente è il brand inglese Eco Glitter Fun.

A differenza degli altri glitter, questi di Eco Glitter Fun non sono realizzati in materiali plastici inquinanti, bensì in materiale biodegradabile che non sporca l’ambiente.

Le buste di plastica, i cotton fioc, le cannucce da drink e piccoli elementi plastici come i brillantini finiscono nei mari e negli oceani, compromettendo la salute dei suoi abitanti. Soprattutto le microplastiche sono causa di decesso di numerose forme di vita, attraverso la loro ingestione.

Eco Glitter Fun, azienda rispettosa degli animali e della natura, ha conciliato estetica ed ecocompatibilità.

La vasta gamma di brillantini ecologici, di forme e cromie diverse, permette di accontentare i gusti di tutti. Ideali non solo per il make up quotidiano ma anche per quello professionale, i glitter si applicano con gel di aloe vera e durano sulla pelle, sui capelli e sulla barba maschile per ore ed ore.

Per gli amanti del trucco come me, questa è una vera rivoluzione etica che permetterà di impreziosire il proprio corpo senza colpe.

Ho provato 5 dei tanti tipi acquistabili sul sito internet del brand:

• oro

• fucsia e lilla

• argento

• rosa e argento

• azzurro e blu

Eccoli tutti e cinque provati sulla pelle.

Sono davvero belli, scintillati, e fanno un grand bell’effetto. In più non sono testati su animali e la loro composizione è vegan. Cosa chiedere di più?

Qualche giorno fa ho applicato i glitter oro come dettaglio per il make up e ne sono rimasta innamorata!

Non mancheranno mai più nella mia trousse, e spero vivamente che possano presto andare a sostituire tutti gli altri che rimangono nell’ambiente per decine e decine di anni.

Visitate il sito ecoglitterfun.com per scoprire tutta la gamma ecologica.

Carmen

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