Annunci

Archivi Blog

°°Lettera Aperta a Chiara Ferragni: Invece del Seno mi Preoccuperei del Cervello°°

Non si può fare un giro nel web che ovunque si parla di lei, Chiara Ferragni, fashion blogger, famosa, ricca, felice, stra-fidanzata col rapper Fedez, iper voluta dai brand, super seguita sui social.. ecc ecc ecc (potrei andare avanti annoiandovi pesantemente).

Per carità, bella ragazza, si è costruita un impero da sola (a quanto pare). Direi “ben fatto!”, da persona che crede nella solidarietà e nell’emancipazione femminile, se tutto l’oro che luccica intorno a lei fosse dato da un duro lavoro mai abbassatosi a ledere la vita di qualcuno. Non essendo purtroppo così, non posso complimentarmi con questo personaggio pubblico.

Dopo l’ennesimo articolo su di lei, dopo aver letto di nuovo quanto sia “bella la gravidanza che ti regala un seno enorme”, e dopo aver ricevuto la notizia dai media (vivevo bene anche senza) circa il suo desiderio di averlo sempre così, il seno, non potevo tenere le mie idee confinate nella mia mente.

Eccomi dunque qui, dunque, a scriverle una breve lettera aperta.

Cara Chiara, ma davvero ti preoccupa la dimensione del tuo seno???
Chi ti scrive è una ragazza coetanea del tuo futuro marito, che tiene un blog per i diritti animali, e che ha la quinta come taglia di reggiseno.
Tu invece sei una neo trentenne in carriera, che scrive un blog sulla moda, e che ha una prima, forse una seconda scarsa, di seno. Oggi aumentato di qualche taglia grazie al bimbo che porti in grembo. E che forse tornerà alle sue dimensioni abituali, o forse no.
La domanda è: faremmo a cambio?
Faresti a cambio con la mia vita pur di avere un seno abbondante?
Sinceramente io no, non farei a cambio con la tua persona. E ti spiego perché.

Nonostante il tuo bellissimo faccino angelico, incorniciato da soffici e curatissimi capelli biondi, dentro di te c’è altro che contrasta vertiginosamente col tuo aspetto esteriore.
Sarebbe buffo se si potesse vedere, in superficie, la bellezza o la bruttezza dell’animo delle persone: sono sicura che tante donne oggi etichettate come “dee” desterebbero sgomento e paura. Altro che milioni di followers!
Sarai anche una fashion blogger capace di dare esempio di stile in tutto il mondo, ma permettimi di dirti che come essere umano non vedo in te nulla da insegnare al prossimo. Peccato.

Pur non avendo ancora figli, ma volendone avere in futuro, ti confesso che se diventassi una “social mum” intenta a caricare ogni movimento del bambino in pancia, ecografia o peggio ancora andando  creare già un profilo a chi devo dare alla luce mi farei due domande, cercando poi amleticamente la risposta.
“Divento mamma per mio/a figlio/a, o per me stessa? Il bello di essere madre sono le ghiandole mammarie attive e produttive o la nuova vita che metto al mondo?
E’ giusto che i ricordi di chi nasce, così intimi e privati, siano condivisi con il mondo quando ci sono donne che i propri figli li perdono perché vivono in un contesto di povertà estrema?”
Se rispondessi di sì a queste ultime domande, correrei a farmi chiudere le tube di Falloppio.

Ma visto che hai già parlato abbastanza della tua libertà di condividere con la tua “grande famiglia” di followers la tua gioia, abbandonando il discorso maternità e varco la soglia di quello dell’etica, e del rispetto per gli animali. Che sembra non interessarti.

E ribadisco quanto scritto in articolo: più del seno, mi preoccuperei del cervello.
Se da una parte le ghiandole mammarie hanno la loro funzione importante, non dimentichiamoci che l’organo essenziale è proprio il cervello. Una sede centrale di pensieri. Pensieri che determinano la nostra persona.
Da blogger che scrive da 12 anni per i diritti degli oppressi e soppressi, ti dico che non sei assolutamente d’esempio. Tu, e i resti degli animali scuoiati per soldi che ti metti addosso, condividendone poi gli scatti sui social per far vedere quanto è bello quell’indumento.
Non nascondo il fatto che è molto triste vedere una donna giovane disinteressarsi completamente della sofferenza di creature che non possono difendersi.
Perché quando ti chiudono in gabbia al freddo per infoltire il pelo, e ti prendono dopo mesi per ammazzarti a bastonate o con una scarica elettrica dagli elettrodi posti in bocca e nell’ano, non ti puoi difendere. Ti sapresti difendere, Chiara, se accadesse a te?
Si dice tanto che il sesso femminile sia più sensibile. Sbagliato.
A volte sono proprio gli uomini ad essere più attenti a tematiche importanti.
Pensa un po’, nel 2013 quando ancora non ti conosceva, Fedez si schierò contro l’industria delle pellicce con Freccia 45. Oggi invece, immortalato nei tuoi selfie, non si fa problemi ad indossarle. Vi scattate foto su foto insieme ai vostri cani, non facendo mai la connessione che c’è poca differenza tra un cane e una volpe, o un cane e un procione.
E’ stata forse la tua influenza negativa? Ha cambiato idea nel tempo?
Prova ad immaginare quante su persone puoi influire negativamente mostrandoti sorridente con decine di volpi scuoiate addosso, o con le ciabatte confezionate col pelo strappato dal corpo di chissà quale altro piccolo animale.

FB_IMG_1510769139670.jpg

Ti dirò una cosa che forse saprai già: i soldi non fanno la felicità. Quella vera intendo.
I soldi possono regalarti una villa immensa, una macchina potente, l’ammirazione di persone false e superficiali, vacanze da sogno, ma alla fine dei giochi re e pedine finiscono nella stessa scatola (adoro questa citazione).
Almeno io, spero di addormentarmi per sempre dopo aver ripensato a quante cose ho fatto in positivo per la società, a quanto impegno ho messo per diffondere un messaggio di uguaglianza fra umani e animali. Che ce n’è tanto bisogno, in questo mondo flagellato dalla specie umana.
Vuoi davvero, in un futuro spero più lontano possibile, chiudere gli occhi e pensare a tutto il bene che non hai fatto?
Chiara, sul serio per te i soldi valgono più della vita di milioni di animali vittime dell’industria della moda? Lo sai che non potrai portarli dietro con te, ovunque voli la nostra anima dopo? Se c’è, un dopo..

Spesso mi danno della persona che vive di utopie. Ammetto che mi piace sognare, perché ripongo tanta speranza nella specie alla quale appartengo, che è stata capace di grandi cose e tante altre ancora ne dovrà fare. Credo nell’evoluzione, nel progresso, nel cambiamento, nel salto di qualità. Credo in un bellissimo futuro per il mondo.

Ti dico, Chiara, che spero tanto tu possa rivedere le caratteristiche della tua persona, riflettere su ciò e su chi sei dentro, magari decidendo di livellare la bellezza esteriore con quella interiore. Una ragazza, fra poco mamma, di 30 anni come te ha tutto il tempo per vedere evolvere il proprio pensiero. E spero che ciò accada.
Hai un potere influente sulle ragazze che ti seguono in tutto il mondo: non usarlo per fare un torto agli animali.

Spero che tu possa presto essere un’esempio non solo per la moda, ma anche positivo a livello umano.
Ti auguro anche la taglia di seno che desideri, magari da sfoggiare sotto abiti realizzati senza lo sfruttamento animale: la vera bellezza nel vestire sta nel non annientare la bellezza delle altre creature che la natura ospita.

 

fox-species-photography-3-5

Carmen.

Annunci

°°[Recensione] Ratatouille Vegan Food – Torino°°

Domenica 31 Dicembre 2017, a pranzo, sono stata al Ratatouille Vegan Food di Torino insieme al mio ragazzo. Da molto tempo seguivo la pagina Facebook di questo risto-shop 100% vegan, e le foto condivise del cibo preparato mi hanno sempre messo tutte le volte l’acquolina in bocca. La curiosità era tanta, e alla fine dopo una bella passeggiata nella periferia della città ci siamo ritrovati davanti al locale.

Ratatouille Vegan Food ha uno spazio anche esterno e vetrine che danno sulla strada sono molto accattivanti. Siamo rimasti stupiti da un dettaglio: sul retro di alcune sedie poste all’esterno c’erano riportate scritte a pennarello delle ricette vegane per fare dolci o biscotti. Che idea carina!

Entrati nel locale, composto da 3 sale, ci siamo ritrovati nell’angolo shop con vetrine cariche di dolci bellissimi, scaffali colmi di prodotti cruelty free, espositori con ogni genere di alimento vegetale. Una sorta di paese delle meraviglie! 

L’accoglienza poi è stata una delle cose che ho da subito apprezzato: le dipendenti che ci hanno assistito nella nostra permanenza sono state entrambe disponibili e gentilissime. 

Ratatouille Vegan Food offre la possibilità di acquistare cibo da asporto, ma anche di pranzare o cenare sul posto. Per il pranzo, noi abbiamo scelto di rimanere lì. 

La saletta coi tavolini era molto accogliente e decorata con dettagli davvero carini.

Curiosi di provare più portate, abbiamo scelto il menu degustazione a 12,50 euro (+ 2 euuro di coperto) completo di 

• 1 antipasto

• 1 primo

• 1 secondo

• 1 contorno 

a scelta fra numerosissime opzioni. 

Il pane, la prima cosa assaggiata inclusa nel coperto, lo abbiamo trovato sofficissimo. Davvero squisito! 

Per il nostro menu degustazione io ho scelto: hummus, lasagne bianche con cardo, polpette di tofu/seitan/lenticchie e finocchi con curcuma.

Il mio ragazzo invece ha preferito: cheesecake salata, lasagne bianche con cardo, seitan con verdure e lenticchie.

Le porzioni del menu degustazione ci sono sembrate giuste. I cibi, davvero freschi, ci sono piaciuti molto. Se il mio ragazzo ha adorato la cheesecake salata come antipasto, io invece sono rimasta estasiata dalle lasagne, tanto da lasciarne metà da finire per ultime. Sapore ottimo, consistenza cremosa. Semplicemente squisite!

Il piatto misto ci ha lasciati belli pieni, ma spazio per un dolcino c’era eccome. Come avremmo potuto non lasciarci conquistare da proposte così invitanti?

Decidendo di non esagerare, abbiamo scelto dei pasticcini e cioccolato con nocciole. 

Sapore buonissimo, consistenza soffice. Apprezzatissimi!

L’esperienza al Ratatouille Vegan Food è terminata con acquisti nello shop fra cui un pandorino (risultato poi squisito) per festeggiare il 2018.

Sono rimasta davvero soddisfatta di questo locale e della sua buona cucina. Ratatouille si piazza fra i migliori punti ristoro vegan provati in Italia.

Voto: 9 !

Prezzi nella media, alimenti freschi, ottima pulizia dei locali, ampia scelta dei cibi, gentilezza dello staff: ingredienti che rendono questo vegan point assolutamente da visitare!.

Se capiterò nuovamente a Torino non mancherò di ritornarci.
Carmen

°°Vegani “Adepti, Privilegiati, Talebani”: Lettera di Risposta a Daria Bignardi°°

Nel numero 44 di Vanity Fair uscito in edicola in data 8 Novembre 2017 mi è caduto subito l’occhio sulla Rubrica Barbarica di Daria Bignardi. 

L’argomento, ovviamente, non poteva che essere il veganismo. In un momento storico come questo, in cui sta avvenendo una vera e propria scissione fra popolo che mangia animali e quello che si rifiuta di farlo, chi continua a portare morte (e morti) in tavola sembra quasi sentirsi in dovere di dire la propria sulla filosofia di vita “antagonista”. Opinione spesso fondata su stereotipi e luoghi comuni.

La Religione Vegana Conquista Adepti (al McDonald’s)”. Ecco il titolo dell’articolo della signora Bignardi. Articolo che, per presa visione, allego qui di seguito attraverso una foto scattata al settimanale preso in edicola.

È stato proprio l’epilogo dell’articolo, ossia “Il mondo è un casino, amici: diamoci una mano“, ad avermi spinta a spendere 20 minuti di tempo per scrivere questo nuovo articolo.

Cara amica Daria Bignardi, forse hai ragione, il mondo è un “casino”. Eccomi dunque qui a darti una mano. Innanzitutto, sperando di non essere incorniciata come vegana illuminata, vorrei informarti che il veganismo non è una religione. Nessun vegano ha mai detto di spezzare il seitan o di bere sidro di mele biologico in suo ricordo. Non esistono tempi dedicati a divinità animali da adorare, o magari esseri sovrumani vegetali dei quali indossare simboli. Non esistono preghiere, mantra, rituali. Se posso essere schietta e sincera, il veganismo è l’esatto contrario di una qualsiasi religione. Nelle religioni, negarlo è da sciocchi, ogni scelta viene subìta, a partire dall’iniziazione stessa. Nel veganismo, ciò che si fa scaturisce direttamente dalla propria volontà e nasce da una presa di coscienza estremamente forte. Ergo, non mangiare animali non è religione e le persone che si ritengono vegane non sono adepti, fedeli a qualcosa e/o qualcuno.

Se tra non molti anni saremo tutti vegani, un sogno che con altre persone sto costruendo mattone per mattone come fosse una bellissima casa aperta a tutti, non credo lo saranno solo “i privilegiati del mondo”. La filosofia di vita vegan, che appartiene alla mia persona da oltre 15 anni, prevede proprio la debellazione dalla società di classi sociali, differenze fra umani in base ad apparente importanza o scale gerarchiche.

Forse ti confondi con l’attualità: i privilegiati del mondo esistono oggi, e sono coloro che possono permettersi di mangiare carne (magari poca) perché hanno una vita così piena di cose “importanti” (lo saranno davvero?) da non avere 60 minuti di tempo per cuocere dei fagioli. I privilegiati sono coloro che possono anteporre la propria gola a tutto il resto pur di mangiare ciò (o chi) aggrada le proprie papille gustative. In poche parole i privilegiati sono la minoranza di umani che, in nome delle loro azioni, sottraggono al resto dell’umanità risorse indispensabili per condurre una vita dignotosa. 

È ormai risaputo che l’alimentazione zootecnica per sfamare i miliardi di animali allevati ogni anno toglie cibo a bocche umane. Il punto è: importa veramente a chi va a comprare una fetta di manzo? 

A chi ha detto basta alla schiavitù animale importa eccome. Esattamente come ci importa della vita delle altre specie, ci importa anche quella della nostra e di chi ne fa parte. Se fossimo persone egoiste e gelose del nostro sapere e della nostra consapevolezza acquisita non senza sofferenza, le custodiremmo per noi lasciando tutti gli altri nel beato non sapere. Ma come ho scritto prima il veganismo non è una religione fatta di dogmi e di separazione clero-fedeli, pertanto ciò che comprendiamo viene condiviso in modo chiaro e trasparente a chi ci circonda. 

E scusaci se appariamo ai tuoi occhi “talebani” (lodevole non aver usato il termine “nazisti” come accade spesso) quando carichi di tristezza addosso diamo sfogo anche noi al nostro lato umano. Se non lo si è ancora capito, è giusto ricordarlo: una persona che ha raggiunto un grado di consapevolezza tale da essere empatica e sensibile talvolta non riesce ad accettare la sofferenza gratuita inflitta agli altri. Stare in silenzio vuol dire stare dalla parte dei carnefici e non da quella della vittima. C’è chi prova a tollerare l’ingiusta realtà in cui viviamo, e poi c’è chi non ci riesce. Perché quando senti come sulla tua pelle le violenze alle quali sono sottoposte le creature che perdono la vita nei macelli si fa fatica a rimanere tolleranti. Gli abusi, l’assenza di libertà, le imposizioni, le torture e le uccisioni non si possono tollerare. È proprio grazie a chi non li ha tollerati nei confronti delle persone che oggi godiamo del diritto di esistere, e di tanti altri fra i quali quello di libertà di espressione. Arrivare al rifiuto della violenza nei confronti degli animali è uno step inevitabile dell’evoluzione umana. Né io né te, cara amica Daria, c’eravamo quando le donne che volevano dilettarsi nella letteratura erano giudicate come “galline che pretendono di cantare a gallo”. I tempi sono cambiati e oggi nessuno si permetterebbe di dirci che entrambe siamo esseri inferiori e pertanto incapaci di scrivere, tu su un settimanale e io sul mio blog. Le cose cambiano, cara Daria, e non c’è niente che possa evitare il realizzarsi di un cambiamento la cui ora è giunta  (ricordado l’idea di Victor Hugo). 

Probabilmente il mondo vegano sarà migliore, sì, e spero lo diventi presto anche per dimostrare agli scettici in cosa il nostro genere può trasformarsi.  Siamo abituati alla crudeltà, urge l’abituarsi alla gentilezza e all’amore. Fino a quando devasteremo nei diritti e nel corpo gli altri abitanti del pianeta, non saremo in grado di essere compassionevoli verso i nostri simili. 

Anche se hai così poco tempo libero da non riuscire a cuocere i fagioli, ti invito a spendere almeno metà cottura degli stessi per documentarti su come gli animali vivano da protagonisti le loro tragedie quotidiane. Un copione giornaliero da seguire ai quali nessuno ha mai chiesto se volessero prenderne parte. Guarda coi tuoi occhi sul sito www.laverabestia.org come la “poca carne” che mangi generi comunque un immenso dolore. Scoprirai, mettendo da parte convinzioni e gola, che le urla di un corpo martoriato non valgono meno della tua cena. 

Sono convinta che riuscirai a farlo, cara Daria, e sono convinta che non solo tu ce la farai, ma anche tante altre persone come te ancora perse nel limbo.

E il mondo smetterà di essere un casino.
Carmen.

°°Pisa: è Arrivata l’Opzione Vegan nelle Mense Universitarie°°

Finalmente, come anticipato sul mio blog quasi un anno fa, nelle mense universitarie a Pisa è arrivata l’opzione vegana.

Oggi a pranzo, in una mensa Martiri totalmente rinnovata, ho avuto il piacere di vedere fra le tante pietanze proposte una totalmente vegetale: il chili vegano. Special guest del piatto: morbidissimi cubetti di tofu insaporiti.

Anche se le proposte vegetali sono sempre state molte, vedere a mensa etichette “vegan” su piatti esclusivamente vegetali è una realtà estremamente positiva. Una svolta decisiva che porta una ventata di freschezza dopo anni di divisione fra menu “classico” e “vegetariano”, che sicuramente potrà incuriosire chi adora provare piatti nuovi oppure diventare una sicurezza alimentare in più per chi segue una filosofia di vita non violenta.

Stando al calendario del menu settimanale le opzioni vegane dovrebbero essere due. Dal 25 al 30 settembre oltre al chili è previsto il caciucco vegano. 

Oltre all3 opzioni vegan, in mensa Martiri è approdato un distributore di bibite bio equo solidali con bevande buonissime:

– thé verde e aloe

– mela e aloe 

Le mense universitarie adesso godono di un dettaglio positivo in più. Fra i tanti motivi validi per scegliere di pranzare o cenare a mensa, ricordo che:

– la qualità degli ingredienti è buona

– la varietà di cibi è ampia

– i prezzi sono accessibili a tutti

– eventuali cibi avanzati (non toccati) vengono devoluti a mense per i più bisognosi

– scarti di cibo vegetale vengono donati alla Fattoria della Pace Ippoasi per far fronte ai bisogni degli animali salvati dal macello.

Felicissima di questa novità, vi terrò aggiornati con foto e pareri sui piatti proposti.
– Carmen 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: