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°°AdeZ: il latte vegetale prodotto da COCA COLA°°

Una nuova multinazionale si è unita alla lista di brand che hanno deciso di puntare sugli alimenti e sulle bevande vegetali: è, incredibile ma vero, Coca Cola.

Il colosso americano ha da poco introdotto sul mercato un latte vegetale a base di mandorle: si tratta di Adez, e qui di seguito vi mostro in anteprima le foto gentilmente inviate da Aldo Gottardo, che ringrazio per la segnalazione.

Adez, bevanda vegetale, si mostra al pubblico contenuta in una confezione accattivante dal tappo verde che richiama i colori della vegetazione, e con illustrate golose mandorle.

“Fonte di vitamine D, B12 e calcio. Naturalmente senza lattosio” si può leggere sulla parte frontale del prodotto. Curioso notare quanto si stia rivalutando solo adesso i vegetali come fonte di vitamine essenziali.

Nonostante sia restia al finanziare multinazionali e al comprare alternative vegan proposte da chi ancora sfrutta gli animali, non posso non ammettere che Adez sia l’ennesimo schiaffo morale a chi continua a voler far credere che il numero di persone che si rifiutano di bere bevande e mangiare alimenti di derivazione animale sia in calo, quasi in via d’estinzione.

Come sempre sono i fatti a parlare, più delle parole: le opzioni vegetali continuano ad aumentare, e sugli scaffali c’è sempre più posto per loro a discapito dei prodotti “classici”.

Dopo avervi informato di questa incredibile novità, rinnovo il mio invito a decidere chi sostenere e chi no con i vostri acquisti etici, ricordandovi che Coca Cola è da sempre al fianco di McDonald’s, macchina di massacro per animali.

Carmen.

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°°Irama: Basta Piume Vere!°°

Il vincitore di Amici17, il talent-show condotto da Maria de Filippi, quest’anno è stato Irama (nome d’arte di Filippo Maria Fanti).

Già conosciuto e apprezzato dal pubblico ai tempi della sua partecipazione a Sanremo, Irama ha conquistato il palco di Amici, arrivando ad essere premiato con il primo posto e vincendo inoltre il premio Radio 105.

Occhi di giaccio, voce particolare, Irama si è contraddistinto sicuramente grazie al suo carisma, ma anche il suo stile ha giocato un ruolo importante. Soprattutto un dettaglio indossato quotidianamente: le piume.

Irama infatti sotto le telecamere ha sfoggiato decine di paia diverse di piume, sottoforma di orecchini: di ogni dimensione, di ogni colore, di svariato materiale e… di animali diversi.

La piuma, tipica del manto protettivo dei volatili, è tanto diventata il suo simbolo da essere finita come nome del cd (“Plume“) e fisicamente in esso nella versione Deluxe.

Ed è proprio sulla scelta di indossare piume vere e inserirle in cd che verranno acquistati da tanti ragazzi che s’incentra il mio post.

Caro Irama. Ma perché?

Le piume finte purtroppo non esistono. Ricreare fedelmente con materiale sintetico delle piume è quasi impossibile, e se fosse possibile il costo sarebbe molto alto e non così a buon mercato.

Tutte quelle in commercio morbide e leggere, sono strato esterno corporeo di animali usati (sfruttati) dall’industria alimentare. E c’è da stare attenti anche a quelle spacciate per sintetiche. Questo è quanto. Gli animali ammazzati e spiumati sono così tanti che le loro piume vengono vendute a prezzi accessibili al pubblico e accessibilissimi alle industrie: non solo usate per imbottire piumini, coperte e cuscini, ma anche per uso decorativo, appunto.

Un esempio cercando “piume finte” su Amazon: solo risultati di origine animale.

Oche, galline, struzzi, pavoni.. sono solo alcuni degli animali che cedono sotto la violenza le loro piume.

Detto questo, mi chiedo, perché fare del simbolo della sofferenza di alcuni animali il proprio simbolo? Sappiamo bene che la piuma è collegata a leggerezza, libertà e ad altre idee associate fra le quali la letteratura, ma gli animali a cui vengono strappate (quasi sempre da vivi) vengono appesantiti dall’industria alimentare che vuole il loro tessuto muscolare da dare in pasto ai clienti dormienti nella ragione, e non sapranno mai cosa vuol dire essere liberi nella propria misera esistenza, fatta di una nascita imposta e di una morte preannunciata.

Lancio quindi al giovane Irama un messaggio importante: per favore, non essere complice della schiavitù, della subordinazione e della mattanza animale, e se le piume fossero finte rendi pubblica la cosa. Chiarisci con chi ti segue. Soprattutto quando si ha un grande seguito, ogni propria scelta può amplificarsi mediante l’emulazione di chi ti stima. Sii un esempio positivo per i più giovani. Abbiamo bisogno di persone sensibili e rispettose nei confronti di tutte le altre specie, non di disinteresse dove l’estetica è più importante della vita degli altri.

Invito Irama a riflettere su quanto ho scritto e a prendere visione della sofferenza che si cela nell’atto di spennare gli animali. Vengono pulite ma le piume sono sporche di sangue innocente!

Che il simbolo rimanga simbolo, magari di altro materiale che ne richiama solo la forma, come già optato dal cantante stesso per alcuni suoi orecchini.

Invito poi voi lettori e lettrici del mio blog, impegnati nella causa antispecista, a dare amplificazione a questa richiesta.

Scrivete in maniera educata e civile una critica costruttiva al cantante sui suoi canali social. Usate l’hashtag #IramaBastaPiumeVere.

Messaggio tipo:

” Ciao Irama, per favore non ti schierare dalla parte di chi subordina gli animali alla propria volontà. Non indossare più piume vere, e non lasciare che finiscano nella versione Deluxe del tuo cd. Ogni singola piuma strappata ad un volatile è frutto di sofferenza e morte. Gli animali vengono spesso spennati vivi, coscienti, e la loro sofferenza è inimmaginabile! #IramaBastaPiumeVere ”

Potete inviare il messaggio su Facebook, Instagram e altri canali social del cantante.

Grazie a nome di chi urla per difendersi ma non viene ascoltato.

°°Una Petizione per Richiedere la BurroBirra Vegan°°

Vegan-Potterheads di tutto il mondo, preparatevi a prendere parte ad un’importante petizione lanciata da The Protego Foundation. I membri dell’associazione, sicuramente sostenuti da Evanna Lynch (interprete di Luna Lovegood nella Saga Harry Potter e attivista per i diritti animali) hanno avviato una raccolta firme sul sito Change.org per richiedere ai Warner Bros. and Universal Studios di iniziare a vendere solo burrobirra vegan, dunque senza latte e realizzata con ingredienti vegetali.

butterbeer

La Burrobirra è una bevanda diventata popolare grazie alla scrittrice J. K. Rowling, dal momento che compare nei locali frequentati da maghi e streghe. E’ diventata poi un must per i fans del maghetto sopravvissuto a Voldemort all’interno degli Studios, dove viene servita nei punti ristoro. Al momento la bevanda è realizzata con latte vaccino, ed è dunque un peso per gli animali.

Proprio per evitare questa ingiustizia, la Protego Founation ha deciso di schierarsi dalla parte degli animali allevati e sfruttati dall’industria casearia, richiedendo a gran voce la conversione a vegan del prodotto.

E sulla petizione, è stato scritto:

Sfortunatamente per tutti noi fans del mondo della magia che vogliamo evitare lo sfruttamento animale e i prodotti caseari, la Burrobirra al parco Wizarding World of Harry Potter™ a orlando, Hollywood, e Osaka contiene latte di vacca nello strato superficiale e nella soda della versione calda.
Tipo come membri dell’esercito di Albus Silente impegnati per sconfiggere la Umbridge, noi fans di Harry Potter e degli Animali Fantastici ci uniamo per richiedere una semplice cosa agli Universal Studios: che venga resa vegana e priva di latte la Burrobirra!

Le femmine di questa specie in tutto il paese vedono portarsi via il proprio latte, rubato ai propri figli per essere usato per i drink al parco di Harry Potter. Queste madri confinate in allevamenti intensivi sono oggetto di pratiche standard crudeli:

 

  •  Le loro corna vengono tagliate senza anestesia. 
  • I loro figli vengono portati via dal momento della nascita. (Se il vitellino è maschio, viene spedito all’industria della carne. Se è femmina, verrà usata come la madre per la produzione del latte). 
  • Vengono spedite al mattatoio nel giro di quattro o cinque anni dopo esser state munte tutto il tempo. A paragone, una vacca libera di esistere in natura potrebbe vivere fino a 20 anni.

Il latte vaccino fa anche male all’ambiente più di qualsiasi altra alternativa vegetale. Per esempio, il latte di mandorla ha bisogno di molto meno acqua per essere prodotto, circa un decimo rispetto al quantitativo idrico necessario per il latte vaccino.

DOBBIAMO LOTTARE CONTRO QUESTO. J.K. Rowling ha inserito nella sua opera Harry Potter e Animali Fantastici tantissime creature magiche amorevoli e personaggi che lottano per proteggerle, come Luna Lovegood, Hermione Granger e Newt Scamander.

Per favore firmate la petizione per richiedere che la Burrobirra diventi vegan!

 

Firmate la petizione cliccando QUI

 

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Il fondatore di Protego Foundation con Evanna Lynch

 

°°Intervista a Manfredi Rondina Chef: La Forza della Cucina Naturale°°

Dopo la bellissima esperienza del The Vegetarian Chance, Festival di Cucina e Cultura Vegetariana tenutosi nel mese di maggio a Milano, ho il piacere di proporvi un’intervista concessami da uno degli 8 chef che si sono sfidati ai fornelli, preparando piatti naturalmente strabilianti: si tratta di Manfredi Rondina, il più giovane in gara, che mi ha particolarmente colpito con il suo formaggio “fermaggio” vegetale a base di noci e per il pizzico di etica con cui ha condito la descrizione dei suoi piatti.

Buona lettura.

 

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 Caro Manfredi, come ti sei avvicinato all’alimentazione vegetariana e vegana?
 Segui una di esse personalmente?
Lessi un articolo nel quale si parlava degli animali come esseri viventi capaci di emozioni ed empatia, che allattano i propri cuccioli come noi facciamo con i nostri. Iniziai a non considerarli più come cibo ma come amici da rispettare. Il cambiamento fu repentino e il giorno seguente smisi di mangiare la carne e iniziai il mio cambiamento personale, ridimensionandomi all’interno dell’universo come cellula di un grande organismo che non può nutrirsi dei suoi fratelli per alimentarsi. Sono vegetariano da quasi 5 anni e sto eliminando anche l’utilizzo dei latticini e delle uova per creare una cucina nuova e salutare.

 Poche settimane fa si è tenuto il festival The Vegetarian Chance a Milano, dove hai partecipato alla gara di cucina con altri chef e sei stato giudicato da una giuria importante. Come hai vissuto questa esperienza?
L’esperienza è stata fantastica, trovarmi all’interno di una realtà dove non ero considerato un alieno che parla di cose strane ma come una persona da ascoltare perché ha qualcosa di importante da dire. Il concorso mi ha arricchito moltissimo, l’incontro con Pietro Leeman la sua cucina e il suo modo di cucinare mi ha scosso profondamente, facendomi capire che il percorso che sto facendo è giusto e va perseguito.

 I tuoi piatti proposti in gara sono piaciuti particolarmente. Il formaggio vegetale poi ha conquistato l’area stampa. Qual è il segreto della sua preparazione?
Il mio formaggio vegetale che ho chiamato “Fermaggio” da fermentazione è l’evoluzione
del cugino formaggio. La sua preparazione è molto semplice e non c’è un segreto
particolare, semplicemente richiede cura ed attenzione, rispetto delle temperature e dei
tempi di fermentazione. La preparazione di un buon rejuvelac fresco è molto importante, scegliendo cereali di qualità meglio se antichi. La frutta secca utilizzata nella preparazione del fermaggio è l’ingrediente principale quindi dovremmo sceglierne di biologica e non trattata chimicamente scegliendo produttori ecosostenibili e da mercati equo-solidali per quanto riguarda gli anacardi.

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Il “Fermaggio” dello Chef Manfredi Rondina preparato in occasione del Vegetarian Chance

 In base alla tua opinione, le scuole alberghiere forniscono sufficiente preparazione degli studenti in ambito di cucina vegetale?
Durante la mia formazione presso l’istituto alberghiero di Cave (RM) si parlava ben poco di vegetarianesimo eccezion fatta per alcuni cenni sopratutto nelle lingue straniere. Invece recentemente ho avuto il piacere di lavorare con una stagista al 3° anno di alberghiero che nella sua scuola (Treviso) aveva preparato dei menù completamente vegetariani quindi conosceva l’humus di ceci e i falafel: preparazioni di base in questo tipo di cucina. Da questo possiamo dedurre o supporre che le cose stanno cambiando e si stanno muovendo verso una maggiore consapevolezza alimentare anche nei docenti degli istituti alberghieri.

 

 Attraverso la cucina a tuo avviso si può trasmettere empatia?
La cucina è un canale diretto per trasmettere emozioni. Mentre cuciniamo, il nostro stato
d’animo che emana tutto intorno da noi, penetra il cibo che stiamo preparando con le
nostre mani e con i nostri pensieri, è uno scambio di energia tra noi e gli alimenti quindi
dobbiamo avere la premura di cucinare le nostre pietanze con un sentimento d’amore,
questo farà si che il risultato finale sia ottimo da mangiare, da vedere e da assimilare. Al
contrario se noi cucinassimo con rabbia o preoccupazione, otterremmo un piatto senza
sapore, dal brutto aspetto e che potrebbe risultare pesante o indigesto: quando si è
arrabbiati meglio non cucinare ne mangiare perché potremmo inquinare l’alimento. Sì, la cucina può trasmettere empatia!

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Uno dei piatti dello Chef – Foto di Michela Fabriani

 

 Quali sono le tue ambizioni?
Non ambisco a scalare la piramide sociale, desidero profondamente vivere un’esistenza
serena alla ricerca della felicità e della pace per me e per il nostro pianeta. Sembra una
risposta da miss mondo ma credo che diffondendo uno stile di vita sano nel rispetto del
prossimo e degli animali, del mondo vegetale e di ogni altro essere vivente, possiamo
cambiare le sorti della storia creando un mondo pieno di benessere e gioia.

 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho intrapreso un percorso da libero professionista, uscendo fuori dalle cucine dei ristoranti in cui lavoravo gran parte della settimana per dedicarmi ad un tipo di lavoro più itinerante e fantasioso dove dar vita alle mie idee di eventi e incontri con il cibo, organizzando feste e show cooking. Mi sto dedicando alla produzione del mio Fermaggio e sto cercando di aprire un laboratorio di produzione.

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Chef Manfredi Rondina a lavoro – Foto di Michela Fabriani

 Nella vita di tutti i giorni adori stare ai fornelli? Se sì, cosa cucini?
Cucino sempre, ovunque mi trovi. Adoro cucinare e mangiare bene e dato che è una cosa
che mi riesce molto bene, mi piace condividere questa mia passione con me e con gli altri. Si perché bisogna anche prendersi cura del proprio corpo offrendogli ottimi pasti magari da consumare in buona compagnia su una tavola ben apparecchiata o sul telo steso su un prato in montagna. Anche l’occhio vuole la sua parte quindi bisogna sempre abbellire il contorno del pasto.

 Cosa non può mai mancare nella tua dispensa?
La frutta è una cosa che deve essere sempre presente nella mia fruttiera, ne mangio
moltissima e non mi sento mai appagato se non ne ho abbastanza e di stagione. La
verdura fresca comprata da contadini ormai diventati familiari. La farina di ottima qualità da produzione biologica e integrale o setacciata, la frutta secca e i semi, alimenti ricchissimi che danno la carica alle nostre giornate. Il sale deve essere integrale, l’olio extravergine di oliva di buona qualità, lo zucchero integrale. Insomma la nostra dispensa deve essere ricca e colorata: dovremmo spendere meno per altre cose e più nella qualità del nostro cibo. Ne gioverà la nostra salute.

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Manfredi Rondina – Foto di Michela Fabriani

 Qual è il tuo piatto preferito?
Amo la cucina povera, le preparazioni semplici fatte con amore: riso e lenticchie che
prepara mia nonna è uno dei miei piatti preferiti. Non ho un piatto preferito in particolare.

 Dai un consiglio ai ragazzi che vorrebbero intraprendere il tuo stesso percorso
professionale
Siate curiosi! non fermatevi alla prima esperienza, cercate fatelo con passione e voglia di
crescere. Puntate a lavorare con persone di esperienza che possano insegnarvi più cose
possibili. Non sentitevi mai arrivati e abbiate la volontà di crescere continuamente in
continua formazione, perché il mondo della cucina è un mondo infinito e dalle molteplici
sfaccettature. Inizialmente dobbiamo accontentarci di essere pagati molto poco o di non
esserlo affatto, ma bisogna andare avanti e non accontentarsi di uno stipendio sicuro al
posto di un posto di lavoro stimolante.

Potrete seguire Manfredi Rondina
sul suo blog personale
LaForzaDellaNatura.com
e sulla sua pagina Facebook ufficiale.

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I Fermaggi di Manfredi Rondina Chef

 

(c) Think Green – Live Vegan – Love Animals // Carmen Luciano

 

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