°°Si Salva Lanciandosi dal Camion che lo Trasportava al Mattatoio: la Storia del Tacchino Mattia°°

Care lettrici e cari lettori,
qualche giorno fa in provincia di Firenze è successo un fatto che dovrebbe far riflettere tutte le persone, in special modo quelle che ancora consumano corpi animali sostenendo economicamente la violenza su di loro.

Mentre era stipato su un camion diretto al mattatoio assieme ai suoi compagni e alle sue compagne di sventura, un giovane tacchino si è lanciato fuori dal mezzo, cadendo in strada.
Anche se con gravi escoriazioni sul corpo, l’animale è riuscito a mettere in salvo la sua vita sfuggendo al destino che gli avevano imposto.
A vederlo cadere dal mezzo sono stati i dipendenti dell’Anas che hanno subito provveduto al suo recupero.

Mattia dopo essersi lanciato dal camion


Il giovane tacchino, a cui è stato dato il nome di Mattia, è stato affidato al rifugio permanente Ohana Animal Rescue Family di Empoli (FI), dove adesso è accudito da Luigi, Letizia e da altre persone che fanno volontariato per tanti animali salvati da maltrattamenti e dalla morte.

Gli animali si ribellano all’oppressione umana, sempre. E Mattia ce l’ha fatta” è stato pubblicato sulla pagina Facebook di Ohana. ” Considerate che solo in Italia nel 2021 sono stati macellati 28,2 milioni di tacchini (dati Istat). Purtroppo nella caduta Mattia si è lacerato profondamente l’addome e ha riportato varie escoriazioni in tutto il corpo. Dal controllo veterinario di oggi la cosa meno preoccupante è la lacerazione all’addome, che col tempo guarirà, mentre sono ben più gravi la aerosacculite riscontrata con l’RX (che sicuramente aveva in precedenza e che gli provoca affanno continuo e gravi difficoltà respiratorie) e l’infezione all’arto sx dovuta alla caduta. Oggi inizieremo una nuova terapia più mirata con doppio antibiotico. Inoltre, non si sta alimentando da solo e il nostro veterinario dottor Meini ci ha consigliato di alimentarlo con delle pappine per neonati”.

Ohana Animal Rescue Family ODV chiede aiuto per coprire le spese veterinarie che non riescono a saldare, ma anche per l’acquisto di traversine e delle costose pappe.

Luigi Macchioni, co-fondatore di Ohana Animal Rescue Family, e Mattia

Faremo il possibile perché Mattia ce la faccia, ma siamo in una situazione disastrosa e abbiamo bisogno di tutto l’aiuto che potrete darci, anche condividendo il nostro appello“.

Per aiutare Mattia è stata aperta una raccolta fondi online.
Chi desiderasse inviare il proprio contributo può farlo cliccando il bottone sottostante.


È inoltre possibile far recapitare al rifugio traversine e pappe, indispensabili, attraverso Amazon e Macrolibrarsi:
Traversine 60×90
Bio Pappe Holle 3 Cereali

Indirizzo di spedizione: Ohana Animal Rescue Family / Luigi Macchioni
Via Poggio Piedi, 50053 Empoli FI.
Contatto telefonico di Ohana (per avvertire della spedizione): 320 058 3314



Grazie per l’aiuto che vorrete offrire a Ohana Animal Rescue Family e a Mattia!

Carmen

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°°Finalmente Riconosciuti come Rifugi Permanenti i Santuari di Animali Salvati°°

Care lettrici e cari lettori,
un importante passo avanti è stato fatto nella lunga strada che porta alla fine dello specismo.

Non più allevamenti, anche se non lo sono mai stati: i Santuari di animali salvati da maltrattamenti e dalla morte sono stati finalmente riconosciuti come rifugi permanenti.
Ne dà notizia la Rete dei Santuari di Animali Liberi, di cui condivido il comunicato pubblicato su Facebook:

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢!

E’ fatta!
Finalmente possiamo dirlo.
𝐄’ 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 che attendevamo.
Per il quale abbiamo lavorato tanto.
In salita, quando di santuari ancora si parlava poco o niente.
E ci viene un po’ da piangere.
Di gioia e felicità.
Siamo commossi.
E soddisfatti.
Perché avevamo ragione.
Abbiamo sempre avuto ragione.
Fin dall’inizio.

Che i santuari esistessero, era ovvio.
Ma eravamo, nostro malgrado, intrappolati ed etichettati come allevamenti.
Da oltre 10 anni rivendichiamo invece la nostra esistenza ed essenza.
Unica e caratteristica.
La nostra preziosa specificità.

Rimarcando la distanza infinita che ci ha sempre separati dalle anguste categorizzazioni che pretendevano di definirci.
Sbagliando.
Relegandoci in un cassetto, inappropriato, in cui normativa e burocrazia ci avevano intrappolati. Castrati.
Stritolati.

Possiamo finalmente toglierci di dosso il fastidioso vestito che ci avevano affibbiato.

𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢.

Inizia una nuova era.

Quella dei 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢.

Così 𝐧𝐞𝐥 𝐃𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟑, 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝟏𝟔 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐠𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 “𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢”.
Il Manuale Operativo, facendo riferimento al decreto legislativo 134 del 2022, elenca e descrive le diverse strutture che detengono e, nel nostro caso, ospitano, animali.

Ed è a pagina 23, precisamente al punto 12, comma 3, sottopunto C che, tra le sotto voci del “Rifugio per animali diversi da cani, gatti e furetti”,

OPLA’,

si trova e descrive il “𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 (𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢𝐨) che ricovera bovini, equini, ovini, caprini, suini, ecc.”

C’è proprio scritto santuario.
E’ commovente, tutto è capitolato.
Ed, ecco, il mondo sottosopra.
Finalmente.
Si sono arresi anche al termine a quanto pare.

Che dire ora?
Ci attende una manciata di giorni in sospeso prima di adeguare la banca dati.
E poi sarà possibile registrarci in una specifica area dedicata ai santuari.
Certo è ancora la banca dati nazionale degli animali così detti da reddito.

Ma attenzione.

Voilà.

𝐒𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐢𝐧𝐚𝐜, 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢𝐚.
Un luogo irraggiungibile.
Dove solo cani gatti e furetti potevano stare.
E, invece, eccoci qui.
Con l’incredibile che diventa possibile.
L’inaudito che va in scena.

Non è tutto risolto, però.

Sarebbe troppo semplice.
Dovremo vigilare e accertarci che i decreti attuativi ci rappresentino.
Siano in grado di descrivere la bellezza dei nostri rifugi.
Sappiamo che non sarà possibile.
E che, probabilmente, saranno inadeguati.
O renderanno, solo in parte, la nostra realtà.
Ma sarà un punto di partenza su cui lavorare e costruire.
Per tradurre in realtà quel piccolo miracolo che i santuari rappresentano.

La speranza.
Di fronte alla desolazione, tutta intorno.
Che ora, più che mai, tra la furia della natura, l’alluvione e l’efferatezza dei maltrattamenti all’ordine del giorno, mostra l’orrore inaccettabile di un sistema produttivo in rovina.

L’agonia di un mondo morente da cui occorre staccarsi e prendere sempre più le distanze.



°°L’Oltraggio della Burocrazia Umana alla Memoria degli Animali Deceduti nei Santuari°°

Martedì 30 maggio 2023 il cuore di uno degli animali sottratto allo sfruttamento e alla morte, ospite di uno dei santuari di animali salvati in Italia, ha cessato di battere.

Vittorio era un maiale di grandi dimensioni, una creatura buona e dolce capace di ispirare tenerezza in chiunque si avvicinasse ad accarezzarlo o per guardarlo nei suoi profondi occhi.
Era stato chiamato così perché fu una vittoria riuscire a sottrarlo alle mani del suo schiavista.
Lo ha ricordato Alessandra Zanotto, attivista animalista, in un commovente elogio funebre pubblicato sul suo profilo personale.

Cinque anni fa lo aveva salvato da condizioni terribili: separato dalla mamma quando era solo un cucciolo, murato vivo, in balìa di un umano che lo terrorizzava e con una condanna a morte – finalizzata al lucro altrui – che pendeva su di sé. Il triste destino imposto a tantissimi altri cuccioli che finiscono sulle altrettanto tristi tavole di chi consuma i loro corpi stremati.
Alessandra ha smosso l’opinione pubblica per riuscire a salvarlo, e ce l’ha fatta.
Un miracolo mettere al sicuro quella creaturina dal particolare nasino metà rosa, metà nero.
Una salvezza tanto desiderata, il tracciare linee nuove di un destino cancellando quelle di una morte preannunciata.

Vittorio fu accolto da Barbara Bertuccelli del Rifugio Alma Libre. In questa oasi di pace situata a Piano di Mommio (LU) ha vissuto per cinque anni. Amato, coccolato, circondato da altre creature liberate dalla schiavitù e da esseri umani desiderosi di entrare in contatto in modo sano con le altre specie.



Cinque anni di amore e di rispetto, fino a martedì 30 maggio, fino a quando il suo cuore non ha ceduto. Una morte inaspettata che ha gettato nello sconforto chiunque abbia conosciuto Vittorio.

Ma se già separarsi fisicamente da una creatura tanto amata è traumatico, immaginate cosa possa significare vederla portata via su un camion per “rifiuti speciali” senza poterla tenere con sé e dargli degna sepoltura.

E qui arriviamo al tema di questo articolo.

Per la legge italiana, e per gli enti a essa subordinati, i santuari rifugio di animali salvati dalla morte sono burocraticamente degli allevamenti, anche se nella realtà tangibile e concreta sono due realtà antitetiche, opposte. Per questo moltissimi di loro hanno ancora vergognosi cartellini attaccati alle loro orecchie, sui quali è presente un numero che li identifica. Se non bastasse già la gravità l’essere ridotti a un codice e a cifre – cosa che, voglio ricordare, è stata riproposta su esseri umani in periodi storici nemmeno così remoti dalla nostra ‘civile’ epoca – in caso di decesso gli animali non possono rimanere nei santuari.
Quando accade che uno degli animali cessa di vivere infatti si attiva un processo che di empatico non ne ha nemmeno il sentore: degli addetti vengono spediti a prelevare parti corporee dell’animale deceduto, dentro buste apposite, per inviarle ad analizzare. Oltre a questo, che di per sé è già un passaggio triste che infrange la sacralità dell’interezza dell’esistenza di questi animali, arriva la parte finale ancora più sconcertante: l’eliminazione totale della sua fisicità.
Su di un mezzo speciale viene infatti caricato il corpo, inviato ad apposite strutture incaricate dello “smaltimento”.

Un modus operandi che si addice di più a un racconto orwelliano, ma che invece è la cruda realtà creata dalla nostra specie in questa specifica epoca.

Vittorio, nella sua corporeità, è stato in un primo momento mutilato, ed infine portato via dall’amore delle sue compagne umane e da quello degli altri animali ospiti del rifugio per essere probabilmente incenerito e gettato via come spazzatura.

È come se la libertà degli animali e il loro diritto a riappropriarsi della loro identità – negata con la forza negli allevamenti – fosse solo una breve parentesi, che si apre con il loro recupero da luoghi di sofferenza e si chiude col ritorno nelle catene dello specismo.

“Materiale di categoria 1 destinato solo all’eliminazione”, campeggia sul mezzo blu che ha portato via per sempre ogni traccia fisica di una creatura che era in vita fino a pochi giorni fa.

Cosa penso di tutto ciò?
Penso che ritenersi un società civile, ma ancora di più una specie evoluta, sia una delle più grandi presunzioni umane. La differenza fra corpi umani e corpi non umani che è stata culturalmente costruita e naturalizzata (vedasi differenziazione fra “cadavere” e “carcassa” dal punto di vista linguistico), e che permea la forma mentis delle persone non ancora consapevoli è sconcertante.

Penso alla sacralità attribuita alle membra delle persone, gelosamente custodite dentro cimiteri dove l’identità viene perpetuata nei decenni e nei secoli, e poi penso alla volgare facilità con la quale si cade in errore morale nell’oggettivizzare l’essenza fisica altrui, trattandola come mera materia.
Solo perché gli animali non sono umani.

Se a una persona venisse riconosciuto un codice identificativo a partire dalla nascita,
se fosse destinata alla morte per essere consumata nelle sue fattezze da terzi,
se venisse riscattata la sua libertà, e se finisse incenerita alla sua scomparsa, non rimanendo nessun tipo di traccia di lei, come lo definiremmo? Nazismo? Crudeltà? Violenza? Barbarie?

Ma se questo accade agli animali, nel 2023 è PROCEDURA.

Una critica aspra che ho il dovere di fare per onestà morale.

I miei occhi non riescono a vedere l’immaginaria scala gerarchica d’importanza fra specie inventata e pretesa come reale e tangibile dal genere di cui faccio parte con estrema sofferenza.
Nella mia mente, ripulita da pensieri antropocentrici sporchi e sgomberata dai preconcetti sulle altre forme di vita, ogni creatura è preziosa e importante.

Credo con fermezza che le caduche leggi umane debbano cambiare una volta per tutte.
Gli animali dei santuari, e non solo, devono avere il diritto di poter riposare per sempre in quei luoghi dove hanno trovato pace, serenità. Per cultura, siamo creature sociali che commemorano e ricordano chi non è più accanto a noi facendo visita a luoghi che ospitano le loro spoglie. Meritiamo di far visita anche agli animali, come a qualsiasi altra persona a cui abbiamo voluto bene.
Inoltre, gli animali sono figli e figlie della terra. Hanno tutto il diritto di ritornare, particella per particella, al grande insieme della natura.

Ma affinché i miei pensieri, condivisi da persone dall’animo sensibile sebbene incomprensibili da chi non parla il linguaggio dell’amore universale, diventino realtà per il genere umano è necessario che chi vive ancora in catene alla subordinazione razionale del sistema faccia uno sforzo per liberarsene.

Gli animali non sono cibo a disposizione umana. Non esistono per noi ma esistono CON noi, assieme a noi, per fare esperienza della loro vita terrena esattamente come chiunque.
Non deteniamo il diritto a disporre dei loro corpi come vogliamo.
Non siamo i loro padroni o le loro padrone.
Non ci appartengono e che non hanno nessun obbligo e dovere nei nostri confronti.

Abbracciate questi concetti, fateli vostri, e sarete finalmente privilegiati di un nuovo modo di vivere e di percepire il mondo che ci ospita assieme alle altre specie. E meriterete di esistere su un pianeta arricchito da così stante forme di vita, le une meravigliose quanto le altre.


Carmen

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