Una Petizione per Chiedere a NEVE COSMETICS di non Chiudere

Care lettrici e cari lettori,

quando stamattina, martedì 3 Novembre 2026, l’home page di Instagram mi ha mostrato un video pubblicato da Neve Cosmetics in cui l’azienda ringraziava per i 17 anni insieme, ho fatto fatica a credere ai miei occhi.

Con un reel, il migliore marchio di cosmetici naturali non testati su animali di cui vanta il nostro Paese ha informato la clientela affezionata che il 31 dicembre prossimo sarà l’ultimo giorno di apertura dell’attività.



“Vogliamo dirvi una cosa…
Tutto quello che inizia ha anche una fine, ma tra l’inizio e la fine ci sono stati 17 anni incredibili tra colori, persone, pigmenti, piccole magie quotidiane e tantissima bellezza.

L’avventura Neve Cosmetics si concluderà il 31 dicembre 2026.
Speriamo sappiate quanta gioia portiamo nel cuore per aver vissuto tutto questo…
Neve Cosmetics per sempre, per tutti noi.

Qualche dettaglio pratico per queste ultime settimane insieme:

– Se desiderate fare scorta avete tempo fino al 30 dicembre: sul sito troverete sempre meno prodotti, ma anche le migliori offerte che abbiamo mai proposto.
– Vogliamo inoltre ricordare che, se fate parte di un ente no-profit che sostiene persone in difficoltà (come centri antiviolenza, reparti di oncologia, ecc.), i nostri cosmetici sono sempre a vostra disposizione a titolo gratuito.
Scriveteci all’indirizzo cuoredineve@nevecosmetics.it indicandoci le vostre necessità: faremo il possibile per aiutarvi.

È stato un viaggio meraviglioso! ❤

Grazie, grazie, grazie”

Il post si è rapidamente riempito di commenti e messaggi nei quali traspariva il forte rammarico e un sentimento di tristezza nell’apprendere di tale decisione.
Moltissime sono le persone che in queste ore stanno esternando il proprio dispiacere per l’annuncio della fine di un marchio che da quasi due decenni ha valorizzato la nostra bellezza senza deturpare quella degli animali.

In un attimo mi sono passati davanti i ricordi più belli che ho con questo brand:
la scoperta della sua esistenza nel 2011, con il primo acquisto fatto con una ragazza che me ne aveva parlato benissimo avvicinandomi al trucco minerale; la magia della creazione di make up dai colori e dalle sfumature pazzesche; gli eventi dedicati al make up vegano in collaborazione con un negozio eco bio nella provincia di Pisa; le nuove uscite, la ricerca di codicini sconto, gli omaggi, i pennelli, le jar con pigmenti puri e brillantini..
E poi ancora la lotta per stare al fianco di Neve quando NIVEA accusò di plagio.. “Neve non è Nivea”.
I regali Neve Cosmetics fatti e ricevuti, le matite infinite, le ciprie.. tutto.

Ricordi di pomeriggi dedicati al trucco presso il negozio Bolle Verdi di Cascina (PI)



Guardo il mio beauty-case pieno di meraviglie (proprio stamattina avevo fatto acquisti Neve su un sito) e penso: “come farò nei prossimi anni senza più un marchio di riferimento? Cosa farò quando questi bellissimi prodotti performanti finiranno?”.

Non voglio crederci.
Mi si spezza il cuore al pensiero.

Dietro a decisioni simili sappiamo bene che ci sono giorni di valutazioni e di bilanci.
Chiudere un sogno durato 17 anni sicuramente non sarà stata una scelta presa alla leggera.
Ma Neve Cosmetics non può chiudere.
Un marchio con prodotti così validi, sicuri e performanti non può diventare solo un ricordo.

Per questo, con la speranza che possa cambiare il finale, ho lanciato una petizione per chiedere a Neve Cosmetics di non chiudere.

Se vi va di sottoscriverla, potete cliccare qui: CHIEDIAMO A NEVE COSMETICS DI CONTINUARE A ESISTERE

Grazie di cuore a tutte le persone che si uniranno a questa richiesta.
E, intanto, grazie ai fondatori e ai titolari di Neve Cosmetics per averci regalato 17 anni di stupenda cosmesi.


Carmen Luciano


CACCIA: l’inganno e l’illusione di essere “bioregolatori”

“L’Universo è avvolto da impenetrabile mistero“, esternava il poeta romantico Shelley in uno dei suoi saggi pubblicati oltre due secoli fa [1].
Assieme ad esso, si potrebbe aggiungere, lo sono le sue dinamiche, le leggi naturali che lo regolano e tutto ciò caratterizza la dimensione materiale che ci circonda e di cui siamo parte. Fra questi elementi è di particolare rilievo la necessità di attingere dall’esterno, per portare verso l’interno, nutrimento-energia, fonte vitale, in un eterno ciclo di prelievo e rilascio dal quale nessun individuo vivente è assolto.

I vegetali attingono dalla natura elementi preziosi per la loro sussistenza; gli animali erbivori e frugivori si alimentano con componenti del regno vegetale per dare vitalità al proprio organismo; gli animali predatori, che per istinto e costituzione sono predisposti a consumare materia altrui di cui anch’essi sono fatti, mangiano quest’ultimi; infine, vi sono animali che predano altri animali la cui alimentazione è basata sul consumo di altre prede.

Una catena alimentare, così definita, che porta chiunque sia sensibile e riflessivo a chiedersi quale sia l’opaco motivo dell’esistenza di tale bisogno, ovvero del suddetto, eterno ciclo di prelievo e rilascio per un continuum esistenziale che principia con la nascita e si conclude con la morte di ogni singolo vivente.

Qualsiasi sia la ragione alla base di questo equilibrio, una cosa è certa: il tassello della specie umana non s’inserisce in modo armonico nel mosaico che rappresenta la predazione animale.


Recentemente, chi – fra gli esseri umani – pratica l’uccisione di esseri senzienti, che coesistono assieme a noi su questo pianeta per fare esperienza della vita, è stato definito bioregolatore [2] in alcuni testi che autorizzano l’attività cosiddetta venatoria. Un termine artefatto e posticcio che vorrebbe dipingere chi imbraccia delle armi, per far fuoco sulle proprie vittime, come un elemento della natura necessario alla regolarizzazione degli esseri viventi che abitano l’ecosistema.

Un tentativo di legittimazione della violenza esercitata ai danni delle altre specie di cui l’umanità può, e dovrebbe per sua natura, non macchiarsi le mani e la coscienza.
Checché ne dicano coloro che vorrebbero veicolare tale credenza socialmente costruita (che sia per ideologia o per interesse), l’essere umano non ha alcuna naturale funzione di regolatore della vita, a differenza delle specie che realmente la possiedono e alle quali egli vorrebbe paradossalmente paragonarsi.




• Dalle pitture rupestri al condizionamento delle nuove generazioni: la figura del cacciatore socialmente costruita

Ogniqualvolta qualcuno muova critica verso il massacro degli animali che avviene nelle campagne e nei boschi ovunque nel mondo, vi è sempre almeno un individuo che fa appello alle pitture rupestri – specificatamente quelle che rappresentano scene di caccia – per giustificare tale mortifera azione, nell’illusione di creare un legame tra un remoto passato e attualità che ne autorizzi la continua messa in atto.
Qualsiasi traccia possa essere rinvenuta sulle superfici verticali nelle caverne, per onestà intellettuale e per ragionevolezza, non può essere paragonabile né sovrapponibile un modus vivendi paleolitico o neolitico con quello del XXI secolo. Inoltre, se si vuole far riferimento alle suddette pitture, occorre ricordare che tale passato contempla per le prime forme di vita umane anche la sola alimentazione vegetale basata su quanto era possibile raccogliere. Il dottor Colin Spencer ne offre una panoramica in un suo interessante articolo scientifico [3].
Più che le tracce lasciate sulle pareti da individui coi quali condividiamo, ormai, pressoché nulla, è utile analizzare l’indole e le naturali predisposizioni umane partendo sin dalla tenera età.
Che la specie umana non sia predatrice lo evidenzia il fatto che già dalla nascita bambine e bambini non abbiano alcuna caratteristica offensiva nel loro organismo, né strumenti per uccidere sin dalle prime settimane: la dentatura si sviluppa lentamente ed essa non è capace di masticare tessuto connettivo. Le unghie vengono prontamente ridotte di lunghezza dai genitori affinché la neonata o il neonato non si ferisca, e la visione di altre creature genera interesse e voglia di scoperta, non fame o bisogno di uccidere.
Diversamente, i cuccioli di animali che per istinto e sopravvivenza sono costretti a mangiare altri animali, sviluppano già tutte le caratteristiche fisiche indispensabili per la loro sussistenza: artigli pronunciati, fiuto sviluppato, vista acuta, udito attento anche ai più flebili rumori.
Un giovanissimo essere umano si avvicina alla caccia solo se nella sua famiglia qualche adulto fa parte di coloro che al mattino si svegliano per stroncare l’esistenza altrui sotto ai colpi di fucile [4].
Un indottrinamento, quasi sempre emotivamente pressante, che fa leva sul distacco emotivo dalle altre creature, con le quali la giovane vita per congenita sensibilità tende a empatizzare, e che spesso non fa presa su coloro che sono abbastanza forti da non sottostare a dinamiche di emulazione familiare.
Il fatto che esista il sentimento di ripudio verso la violenza esercitata su esseri indifesi, convenendo con il pensiero di John Oswald [5], dimostra che non è nella natura umana uccidere. Nessuna specie realmente predatrice sviluppa un sentimento di dispiacere verso la predazione su cui si basa la sua sopravvivenza.
La figura del cacciatore risulta dunque socialmente costruita e alimentata da fattori esterni per ragioni che vertono più su interessi che su naturale predisposizione.



• L’essere umano: l’unico animale che paga i propri simili per poter cacciare

In natura gli animali che per necessità e sopravvivenza danno la caccia ad altre specie lo fanno mossi dal bisogno di saziare la fame. Non esiste un lupo che paghi un altro lupo per essere autorizzato ad andare a caccia. Non esiste una volpe che paghi tasse per ottenere, da altre volpi, la possibilità di uscire nei campi nel tentativo di alimentarsi seguendo i propri istinti.
L’unico animale che per uccidere deve pagare i propri simili, è l’essere umano.
Questa realtà, quasi mai contemplata, dimostra ancora una volta l’innaturalità alla base della ‘bioregolazione’.



• Armi, abbigliamento mimetico e cani per poter cacciare: le grottesche strategie per illudersi di essere bioregolatori

Un animale che per caratteristica alimentare di specie è predisposto alla predazione di altre creature nasce già con tutte le peculiarità fisiche finalizzate all’inseguimento, alla cattura, all’uccisione e al consumo diretto delle prede: denti affilati, fiuto marcato, agilità nello spostamento con muscolatura capace di ampi scatti e slanci, capacità mimetiche, vista chiara (anche notturna) ad ampie distanze, udito sottile, idoneità al consumo diretto di un corpo in stato di raffreddamento appena privato della vita e nella sua interezza.
L’essere umano, proclamato bioregolatore sulla carta, non presenta nessuna di queste caratteristiche:
raggiunge i luoghi dove dimorano le sue vittime non a piedi con la forza delle sue sole gambe, bensì con l’ausilio di mezzi 4×4 (FIAT dovrebbe provare imbarazzo per l’uso che viene fatto del suo modello Panda). Non vi giunge nudo, coperto da sola peluria come la natura lo ha creato, ma vestito con abbigliamento mimetico volto a camuffare il suo colorito simile alla cordella per rendersi meno visibile agli occhi delle prede. Incapace di percepire rumori di piccole prede, o di sentirne a distanza l’odore, sfrutta le caratteristiche fisiche dei cani per compensare le proprie carenze, delegando a loro la ricerca, l’inseguimento e la presa delle vittime sanguinanti. Cani che, ingenui e fedeli obbedienti resi corrotti individui spietati, arrivano anche a perire nelle mani dei detentori quando non più utili [6] o a soccombere alla loro stessa infelice detenzione [7].
Impedito per fisicità, l’individuo umano che si sente bioregolatore autorizzato a sparare, uccide le sue vittime con l’ausilio di armi da fuoco sotto ai cui colpi cadono immobili creature che non potrebbe mai catturare a mani nude. Creature che, ancora una volta per limite fisico, non sarebbe mai capace di mangiare per intero: piume, pelle, ossa, interiora piene di escrementi incluse.

Qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che l’essere umano abbia usato il suo ingegno e il suo intelletto per inventare armi capaci di aiutarlo nella ricerca delle prede, e che pertanto sia a tutti gli effetti un cacciatore: l’essere umano, se per questo, ha usato il suo intelletto e il suo ingegno anche per inventare strumenti che hanno mietuto vittime umane – anche in modo massivo – macchiando la Storia di efferati crimini contro i propri simili che non saranno mai perdonati. Dovremmo dunque pensare, di rimando che, sia a tutti gli effetti un assassino?


• Non per necessità e sopravvivenza ma per vanto: l’ostentazione delle vittime da parte dei sedicenti bioregolatori

Non esiste animale naturalmente predisposto alla predazione che, raggiunta la preda che gli assicurerà di sopravvivere prima ancora di tornare a cacciare per fame, senta il bisogno di mostrare a tutti chi ha ucciso.
I bioregolatori umani invece, quelli che ad una certa età si fanno realizzare una dentiera dal dentista di fiducia perché altrimenti non potrebbero masticare alcunché, sentono l’irrefrenabile desiderio di far sapere a tutti chi hanno fucilato, e lo fanno ostentando riprovevoli foto assieme alle loro vittime insanguinate e con sul volto cristallizzata tutta la sofferenza che hanno provato.
I social network ne sono una chiara prova: 34 cinghiali ammazzati e messi in posa da dieci sedicenti bioregolatori, strage di uccelli compiuta da otto cacciatori che ne hanno messo i cadaveri uno accanto all’altro, anatre appese per il collo a un filo come fossero panni, lepri decapitate tenute per le zampe posteriori e i bioregolatori in posa. Questi sono solo alcuni esempi.



• Cacciatori: gli unici che arrivano a scambiare i propri simili per animali che vogliono predare, e che danneggiano altri durante la loro illusoria bioregolazione

A riprova e conferma che gli esseri umani non siano naturalmente predisposti a dare la caccia a nessuno, vi sono gli innumerevoli articolo di cronaca, nazionale e internazionale, che mostrano come i sedicenti bioregolatori non abbiano facoltà fisiche come i veri carnivori, capaci di raggiungere solo le proprie prede: solo durante l’anno 2026 che deve ancora concludersi abbiamo appreso di un cacciatore scambiato per cinghiale, la cui uccisione ha dato origine a un tris di decessi fra bioregolatori; di un bioregolatore che è stato ferito da un altro suo simile che voleva sparare agli uccelli e di un altro che voleva sparare a una lepre ma ha colpito il collega di bioregolazione.
Ma i cacciatori umani non sono solo capaci di scambiare esseri umani per animali che vorrebbero fucilare: anche altri animali non cacciabili finiscono vittime dei loro fucili perché scambiati semplicemente con altri.
Un bioregolatore nel mese di agosto ha ucciso un cane pensando fosse un daino, un altro nel mese di settembre ha ucciso un cavallo scambiandolo per un cervo, un altro ancora nel mese di ottobre ha fucilato una mucca, anch’essa scambiata per un cervo. Non si contano poi gli articoli su persone ferite mentre erano in giardino, a godersi l’aria aperta, raggiunte da pallini esplosi da chi sente l’irrefrenabile voglia di uccidere.
Quale lupo, quale volpe, quale orso, quale altro animale selvatico spesso demonizzato dai sedicenti bioregolatori stessi ha mai scambiato una specie per un’altra?


Provare sentimenti di euforia e felicità nell’armarsi per uscire di casa con l’intento di rendere tale giornata l’ultimo giorno di vita di qualcuno, sentirsi fieri di imbracciare un’arma e non provare alcuna pietà nel farla esplodere, fare esperienza di gioia nel sapere di aver centrato il meraviglioso corpo di una creatura figlia della natura non è niente di naturale. È violenza costruita culturalmente sopra all’altare dello specismo, è massacro normalizzato che qualcuno vorrebbe far passare per giusto, accettabile, addirittura naturale.
Il fatto che tali azioni siano ripudiate dalla maggioranza dell’umanità (quasi 8 italiani su 10 ne sono contrari) [8] e che nella società abbiano trovato spazio realtà come associazioni in tutela degli animali (LAC – Lega Anticaccia, un esempio) o movimenti che abbracciano azioni più dirette (come il MAC – Movimento Anti Caccia • Hunt Saboteurs Italy) è una dimostrazione tangibile di quanto in realtà l’animo umano sia alieno, per reale natura, alla violenza e alla sopraffazione, favorendo invece – in modo del tutto auspicabile – la conduzione di una vita basata su armonia fra specie e rispetto universale per ogni forma di vita.


Sono convinta, e la mia convinzione è più un vaticinio che una mera speranza, che si arriverà a far cessare ogni forma di dominio verso le altre specie, raggiungendo un livello di consapevolezza tale da capire appieno che non esistono creature inferiori o superiori, e che nessuna specie differisce per importanza.



Dott.ssa Carmen Luciano
Vegan Blogger, Attivista e Autrice Antispecista



Note e fonti:

[1] “A Vindication of Natural Diet”, Percy Bysshe Shelley, 1813/1815
[2] Il termine cacciatore bioregolatore indica una figura introdotta nel dibattito legislativo italiano sul nuovo disegno di legge sulla caccia (DDL 1552 o DDL Malan), approvato in prima lettura al Senato a giugno 2026
[3] Si veda l’articolo di Colin Spencer, “The meatless tradition and its significance”, 1995
https://www.jstor.org/stable/41376769
[4] È rimbalzato sui giornali il fatto di cronaca che ha visto come protagonista un uomo intento a insegnare ai nipoti minorenni come dare la caccia – in modo illegale – agli animali.
https://www.laprovinciacr.it/news/cronaca/591922/bracconiere-denunciato-dalla-forestale-addestrava-i-nipoti-alla-caccia-di-frodo.html
[5] “The Cry of Nature”, John Oswald, 1791
[6] Si veda l’articolo della LAV “Cacciatore spara al cane per risparmiare sul veterinario e ferisce un passante” https://www.lav.it/news/cacciatore-spara-al-cane-per-risparmiare-sul-veterinario-e-ferisce-un-passante e quello de Il Fatto Quotidiano “Lasciò morire il cane da caccia perché non era più abile, condannato a 6 mesi il padrone” https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/25/lascio-morire-il-cane-da-caccia-perche-non-era-piu-abile-condannato-a-6-mesi-il-padrone/3217489/
[7] Si veda l’articolo di Sky TG24 “Sette cani da caccia morti soffocati durante viaggio in Autobrennero” https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/25/cani-caccia-morti-a22-brennero
[8] fonte: https://fondazionecapellino.org/it/recommunity/cosa-pensano-gli-italiani-della-caccia.-i-due-sondaggi



Oggettistica Vintage e d’Antiquariato in Sostegno dei Rifugi Antispecisti

Care lettrici e cari lettori,

vi informo con molto piacere che, con gli oggetti donati da Barbara Mugnai (artista e attivista antispecista), è in corso una vendita speciale finalizzata al raccogliere fondi per sostenere rifugi di animali salvati dalla morte.

Barbara ha deciso di donare oggettistica vintage e d’antiquariato di proprietà familiare, meravigliosi complementi d’arredo e abbellimento per la casa, per aiutare concretamente i rifugi Ohana Animal Rescue Family ODV e Rifugio Chico Mendes ODV, due realtà nate sul territorio toscano che accolgono numerose creature.

Affinché gli oggetti possano essere acquistati in tutta Italia, la vendita è in corso online sull’affidabile sito di compravendita Vinted (potete iscrivervi cliccando QUI e ottenere un buono sconto fino a 15 euro).

La preparazione dei pacchetti, sempre corredata da materiale informativo vegan, è a mia cura.

Come sopra espresso, tutto il ricavato verrà devoluto in beneficenza per sostenere questi rifugi, ma anche altre realtà ODV del territorio che quotidianamente affrontano ingenti spese per le cure e i bisogni degli animali ospitati.

Quanto raccolto e donato verrà indicato in questo articolo.





Qui la lista degli oggetti in vendita:

♦ Pesciolino in porcellana Royal Class
♦ Servizio da Tè Shabby Chic Amadeus
♦ Rosa in ceramica su foglie argentate
♦ Maxi tazza mug con gattini
♦ Mescolavino / mixer da cocktail in metallo argentato
♦ Vassoio in peltro d’antiquariato Achille Gamba
♦ Ceramica giapponese decorata a mano
♦ Busto in legno intagliato a mano figura maschile etnica
♦ Candela a forma di cuore con rose bianche
♦ Borsa Vintage Ermanno Daelli
♦ Fermacarte sole e luna – VENDUTO
♦ Conchiglia Sagittario
♦ Conchiglia Scorpione
♦ Piatto da frutta
♦ Set vassoi in ceramica Schonwald
♦ Vassoio in legno Rue Royale
♦ Vassoio in porcellana con fiori
♦ Vassoio in acciaio in edizione limitata
♦ Vassoio tondo con frutti decorati
♦ Vassoio ottagonale con fiori
♦ Elegante quadro in legno rettangolare
♦ Coppia di Cigni in vetro di murano – VENDUTO
♦ Portacandele in argento – VENDUTO
♦ Mini vassoio e tazzina in porcellana
♦ Bicchiere in cristallo Art Nouveau – VENDUTO
♦ Caraffa in vetro con bordo oro
♦ Teiera vintage in porcellana
♦ Contenitore in vetro ermetico
♦ Piattino in ceramica con cuori
♦ Portacandele fiore in vetro
♦ Maxi pentola in coccio
♦ Vaso da fiori in vetro massiccio
♦ Vassoio in porcellana rettangolare con fiori
♦ Piatto in ceramica decorato a mano – VENDUTO



→ Seguiranno altri articoli, sempre disponibili su Vinted.

Per acquistare uno o più oggetti il cui ricavato andrà in beneficenza potete cliccare direttamente sul link.
È possibile organizzare spedizione unica per più oggetti.


Potete aiutarci ad aiutare gli animali anche solo condividendo questo articolo informativo.
Grazie di cuore!

Carmen & Barbara



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