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°°Cappotti in Pelliccia di Conigli “da Carne”: Mai Più PIN-UP STARS°°

Scorrendo le foto su instagram ho notato un contenuto pubblicizzato da parte di Pin-Up Stars, brand italiano di cui due anni fa acquistai un bellissimo costume da bagno.

Essendomi trovata molto bene con il capo acquistato in negozio, ho deciso di cliccare sull’inserzione e curiosare fra le offerte presenti sul sito e… orrore.

Mi sono ritrovata sul display due cappotti e una borsa “scalda mani” in pelliccia vera di coniglio unita a lana, ed altri abiti in seta (sempre di origine animale). Dal vertiginoso prezzo, ribassato poi con sconto dell’80%.

Incredula che tale marchio potesse davvero proporre abbigliamento fatto con materiali di origine animale, ho cliccato sui dettagli degli articoli per avere conferma, che è arrivata.

Il cappotto, inizialmente prezzato 2.688,00 euro, è realmente confezionato con pelliccia di LAPIN (in termini del volgo, coniglio).

Ma badate bene: l’azienda ha avuto la premura di precisare che gli animali scuoiati provengono “da filiera alimentare”.

Il dettaglio del voler rendere nota la natura del destino dei conigli che hanno fornito, magari ignari e non consenzienti, il proprio manto non è da sottovalutare.

In una società come quella attuale dove la violenza GRATUITA è ormai ostacolata e rifutata, una tale informazione potrebbe indurre la cliente meno sensibile a dire “va beh, alla fine è pelliccia di animali usati per fini alimentari. Sempre meglio che buttarla via”.

Sbagliato.

A mio avviso, una tale conclusione è totalmente immorale.

Dobbiamo disimparare le regole culturali dell’aut aut specista, dove le altre creature se non muoiono per motivo X devono morire per motivo Y.

Ci hanno indottrinati alla violenza, portandoci da bambini sensibili ed empatici quali eravamo a distaccarci emotivamente dagli altri abitanti del pianeta. Una disconnessione che i non umani pagano cara.

Una profonda lacerazione morale che però può essere ricucita.

Non importa se gli orrendi cappotti di Pin-Up Stars siano stati assemblati con resti di conigli che qualcuno ha digerito e defecato.

Solo in Italia, nel 2017, stando alle fonti di Agri Istat sono stati macellati oltre 20 milioni di conigli.

VENTI MILIONI DI PICCOLI INNOCENTI che nascono negli allevamenti e finiscono, dopo pochi mesi di vita, al mattatoio.

Presi per la pelliccia o per le orecchie, messi dentro ceste, costretti a vedere la morte degli altri amici di sventura, sgozzati, appesi a testa in giù, lacerati nella loro esistenza e obbligati ad abbandonare la vita e il proprio corpo. Perché gli umani, gli oppressori del creato, hanno deciso così. Perché non importa se si può vivere senza uccidere e se siamo evoluti abbastanza da coprirci con altri materiali: alla maggioranza ancora importa di avere carcasse nel piatto, e corpi scuoiati addosso.

Vittime che avevano un volto, come queste fotografate dall’attivista photo-reporter di Tras Los Muros.

Possiamo solo provare una profonda vergogna, davanti alla violenza di cui ci macchiamo.

Conigli bastonati o sgozzati, pecore tosate (e spesso mutilate) per poi finire al macello, bachi neo bozzi gettati in vasche d’acqua bollente per generare ciascuno un filo di seta….

Ma davvero abbiamo bisogno di questo per sopravvivere?

Ho comprato qualcosa a marchio Pin-Up Stars. L’ho fatto ignara dell’etica aziendale del brand. Adesso finalmente ne sono a conoscenza, e posso giurarvi e promettervi che non acquisterò MAI PIÙ nulla che abbia questa firma, esattamente come non ho più acquistato niente di altre griffe che non si sono rifiutate di mettere in commercio abiti costati la vita a qualcuno.

La moda crudele deve terminare. La vita degli altri è più importante dei nostri capricci.

L’epilogo della cruel fashion arriverà solo quando saremo noi consumatori, clienti, acquirenti a dire “BASTA, questo capo non lo voglio perché ha fatto soffrire o morire qualcuno”

Tante aziende hanno smesso di commerciare resti animali: preferiamole a quelle crudeli.

Carmen

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°°(in)Ospitalità Onnivora: Alcune Traumatiche Esperienze di Persone Vegane°°

Il cibo è una componente importante della nostra vita. Non solo serve ad alimentarci aiutandoci a sopravvivere, ma ci permette anche di creare rapporti con i nostri simili e di sancire legami.
Il cibo dunque sta alla base dell’esistenza di ciascun individuo, e mediante esso si possono esprimere sentimenti di varia natura.
Pensiamo al legame tra madre e figlio: esso è dato da uno scambio di nutrienti, composto dal latte. In questo caso l’alimento genera amore, protezione, cura, attenzioni.
Ma il cibo può stare anche alla base di sentimenti negativi.
Prendiamo come esempio il digiuno: obbligare qualcuno a non potersi cibare, come punizione, genera un forte senso di superiorità in chi impone tale scelta ed un forte senso di inferiorità e frustrazione in chi quella scelta la subisce.
Prediamo ancora un altro esempio: i pasti sgraditi.
Attraverso la preparazione di alimenti non graditi a qualcuno, possiamo lanciare un messaggio ben preciso facendo sentire la persona non voluta.

Queste sono solo alcune delle nozioni apprese, o già sapute e confermate, scaturite durante un incontro tenuto da una nutrizionista al quale ho preso parte. Incontro che, una volta tornata a casa, mi ha fatto riflettere molto sul mio vissuto e sulle esperienze accumulate negli anni, proprio in relazione con il cibo e le persone.

Ho pensato a quei momenti in cui mi sono sentita messa da parte, trattata in maniera diversa proprio mediante il cibo, come le volte in cui da ragazzina andavo a trovare degli zii (giovani) che abitavano in un’altra regione. Correva l’anno 2007. Io ero vegetariana da 5.
Andavamo a trovarli sempre di domenica. In quel giorno festivo mia zia era solita cucinare pasta al forno con carne macinata e come secondo il pollo con le patate. Pur sapendo della mia alimentazione vegetariana, mia zia non ha mai modificato la natura del menù domenicale per venirmi incontro. Così, mentre gli altri mangiavano la pasta con il sugo, io mangiavo la pasta con il burro (che non mi piaceva affatto) preparata, quasi sempre, da mio zio perché a lei non andava molto. Da parte di lei nessuna volontà di mettermi a mio agio, magari cuocendo del semplice pomodoro in disparte.
Il secondo? Per me non esisteva. Pur potendo cuocere in forno le patate in un contenitore diverso da quello dove veniva riposto il pollo, non ha mai avuto la gentilezza di farlo. Così, per svariate volte, mi sono ritrovata a tavola in silenzio guardando gli altri mangiare cose in più rispetto a me e sentendomi addirittura dire “Carmen vuoi le patate? Ah, già, sono cotte con il pollo e tu non le mangi“, in tono per metà serio e per metà sarcastico.
Notando questa incredibile avversione nei miei confronti, celata dietro falsa cortesia ed incapacità di preparare “cose diverse per vegetariani che non mangiano niente”, al quarto invito tolsi il disturbo con la scusa di dover lavorare. Fu una liberazione per mia zia, finalmente serena nel cucinare le sue pietanze senza disturbatori, e fu una liberazione per me, potendo passare finalmente le domeniche a cucinare ciò che desideravo mangiare senza perdere turni di lavoro.

La tendenza a peccare di pessima ospitalità sembra accomunare molti non-vegani. E ciò non si limita al solo contesto familiare, ma giunge anche nell’ambito della ristorazione dove clienti vegani vengono trattati in maniera diseguale, nonostante paghino come tutti gli altri.

Ho deciso pertanto di domandare a contatti vegani quali fossero stati i momenti di maggiore imbarazzo vissuti a cena. Ho raccolto svariate testimonianze.

Ecco alcuni tristi momenti vissuti da chi ha deciso
di condividerli con noi in questo articolo.

<<Quando capita, ogni morte di papa, di andare a cena con persone non vegane mi danno sempre della sciupata, perché sono magra e in salute, mentre loro sono spesso obesi o gonfi. Io non mi sono mai permessa di offendere gli altri. Magari sono invidiosi. Per fortuna accetto gli inviti raramente>>

Chris

<<Recentemente di sentirmi discriminata mi è successo durante una cena al ristorante, dopo un evento. Avevo dialogato a lungo con l’organizzazione spiegando che in caso il ristorante non fosse stato in grado di fornirmi una cena decente mi sarei organizzata diversamente, ed avevo ricevuto ampie rassicurazioni. Purtroppo è andato tutto storto: il ristorante mi ha fatto mangiare malissimo e poco e la persona che faceva da tramite si è lasciata scappare un “per una sera mangerà vegetariano” quando io sono vegana e non mangio derivati animali. Chi mi conosce può immaginare la reazione, tipo un cobra pestato>>.

Paola

<<Una nuova e consolidata amicizia, ossia una coppia con figli coetanei ai miei che abbiamo invitato a casa nostra innumerevoli volte, pur sapendo della nostra alimentazione, l’unica volta che ha ricambiato l’invito ha preparato un tagliere di formaggi e salumi. A seguire pollo e patate.
Cercando di essere delicata per quella che credevo una svista, mi sono sentita rispondere “per una volta puoi smetterla con le tue menate e fare un’eccezione? Qua tutti mangiano quello che preparo io senza tante storie!”>>.

Paola

<<A un compleanno al quale abbiamo partecipato, quando siamo arrivati davanti al buffet, chi ci aveva invitato esordisce con un “da mangiare per voi non c’e nulla!!“>>.

Elisa

<< E’ capitato a mia mamma: era andata a mangiare in una trattoria con mio papà. Recandosi alla cassa per pagare ha ringraziato i gestori del locale per averle fatto un menù vegetariano composto da verdure. Le hanno risposto che sono riusciti a sopportarla solo perché era mezz’ora e che il poverino in questione era mio padre che la sopportava da una vita. Dopo questa bruttissima risposta, dopo anni da clienti non ci metteranno più piede>>

Chris


<<Mi sono fatta in quattro per cucinare due anni fa a Natale quando parenti e parentela di mio marito hanno portato le loro grasse chiappe in casa mia. Risultato? Non hanno mangiato niente perché si erano abbuffati a pranzo, visto che “a casa dei vegani si mangia solo insalata“. Mai più.
Abbiamo mangiato lasagne per 4 giorni, ovvio. La cosa non ci e dispiaciuta>>.

Valentina


<< L’unica volta in cui sono rimasta davvero male è stato al compleanno di una mia amica la quale, molto carinamente, mi chiese di cucinare e portare la torta di compleanno vegan, che avrebbe dovuto essere per tutti. Qualcuno però evidentemente aveva avuto paura di essere “avvelenato” e, all’insaputa mia e della festeggiata ha portato una torta “normale” a sorpresa alla fine del pasto, già con le candeline accese sopra. La mia torta è stata servita dopo. Prese in giro e mancanze di rispetto le ho subite spesso al ristorante da parte dei camerieri>>.

Lucia

<< Sono stato al matrimonio di mio cugino che mi aveva assicurato un anno prima di avere il menú vegano. Imbarazzante: come antipasto niente, 50 grammi di pasta al pomodoro come primo, e di secondo una patata lessa con due fette di melanzana e zucchina. STOP. Veramente imbarazzante, anche perché avrebbe dovuto pagare 100 euro a testa e noi vegani eravamo in 5. Mi sembrava così assurdo che non sono riuscito a dire niente. Una roba del genere è da licenziamento istantaneo del catering >>.

Fabio


<<Stavo organizzando la Comunione di mia figlia Ester. Andiamo a fare “la prova” nel ristorante che vorremmo scegliere. lLa titolare millanta di essere esperta anche in cibi vegetariani. Come opzioni ci mette davanti spinaci lessi, lenticchie e fagioli lessi! Quelle secondo lei erano le specialità vegetariane. Ovviamente abbiamo scelto un altro ristorante>>.

Laura


<<Ai pranzi delle feste mi invitano, ma se non porto il cibo pronto da casa, resto digiuna. Nessun riguardo, nessuna pietanza preparata per me. Dopo più di sette anni trascorsi così, non la considero nemmeno più una mancanza di rispetto nei miei confronti. Faccio come diceva Dante:
” non ti curar di loro, guarda e passa”>>.

Silvia


<< La cosa più brutta è quando organizzano matrimoni, feste di laurea, compleanni ecc, quindi feste alle quali non puoi mancare.
E al momento del buffet domandano “e tu cosa mangi?” Cioè, mi invitate, sapete che sono vegana e non preparate nulla? Che odio. Mi è capitato tante volte, anche da parte di persone molto vicine a me. Poi tutti stanno lì a fissarti come se il problema fossi tu e non chi non ha saputo organizzare>>.

Mexy


<< Mi è capitato spessissimo, come a tutti immagino, di essere invitata e trovare qualcosa anche per me. Ma nella maggior parte dei casi me la portavo da casa la cena . Ad ogni maledetto evento partivano battutine e l’ultima volta in cui ho accettato un invito (il 1° maggio, poi mi sono stancata) mi hanno messo davanti alla faccia una fetta di salame . Mi sono arrabbiata moltissimo, perché è una maledetta mancanza di rispetto. Ma come si permettono ? Ne ho dette due anche quelli che ridevano. Una cena o un pranzo tranquilli dove ognuno mangia senza rompere agli altri è raro. Questo mi ha anche dato modo di selezionare sempre più le vere amicizie. Mi è capitato di subire battute anche al ristorante: un cameriere una volta ha fatto un’osservazione sgradevole. Gli ho risposto che se aveva dei problemi a servirmi educatamente avrei parlato con il suo responsabile. Roba da matti>>.

Veronica


<< Sono stata inviata a un pranzo di Natale con il mio compagno (viviamo lontani dalle nostre famiglie, fuori dall’Italia e abbiamo accettato un invito da amici). Io porto sempre qualcosa quando ci invitano e quella volta avevo preparato un sacco di antipasti. Arrivati a casa di queste persone sono stata accolta con un “non sapevo cosa preparare per te” e un piatto di patate bollite. Ovviamente tutto il pranzo consisteva in carne ripiena di carne, bollita in brodo di animali e avvolta in fette di animali, per intenderci. I miei antipasti invece li hanno mangiati tutti. Io e il mio compagno, praticamente digiuni, abbiamo abbandonato…>>.

Pamela


<< Anni di cene natalizie con amici presso un centro sportivo che frequentavo, con menù per loro e richieste da parte mia di cibo vegan per me con la mia premessa: “posso anche portarmi il mio cibo o ci vediamo dopo”. E loro “noi ci teniamo che tu ci sia”. Alla fine e l’unico cibo per me erano patate fritte. E il conto era rigorosamente a quota uguale per tutti. (Io pagavo anche per carne ed insaccati che ovviamente non mangiavo). La terza volta li ho raggiunti dopo cena 😉

Susanna


<<Per la comunione di mio figlio andiamo in un posto meraviglioso in mezzo al bosco dove si mangia molta cacciagione, ma con la cuoca amica e vegana ci organiziamo a fare tutto rigorosamente vegan: finger food, lasagne, finto cinghiale (fatto con il seitan, buonissimo), addirittura per i bambini fantastici sofficini e patate. Per finire, torta a tre piani fatta da me.
Gli amici e parenti straniti della scelta del ristorante vengano tutti felici pensando che mi “fossi rinsavita” (sono state le testuali parole).
Insomma, morale della favola: hanno mangiato tutti come maiali non accorgendosi di nulla. A fine pranzo io e la cuoca gli abbiamo detto che quello che avevano mangiato era tutto vegetale. Non ti dico le facce disgustate. C’è chi addirittura si è arrabbiato perché avrei dovuto avvisare prima, chi diceva che infatti il pranzo non era buono (e ancora aveva la bocca piena mentre lo diceva). Insomma, ero sconvolta e amareggiata per la gente di m*rda che avevo intorno!>>

Manuela

<<Fino a qualche anno fa eravamo soliti festeggiare il Natale a casa di mio padre. All’ultimo che abbiamo fatto lì, mia sorella (vegana anche lei) ha dovuto portare le lasagne; confidavo comuque sul fatto che ci fossero altre pietanze fatte dalla compagna di mio padre, ben conscia di avere tre vegani a pranzo, invece era riuscita a mettere l’uovo anche nei carciofi fritti.
Non ci siamo più andati>>.

Laura



Potrei andare avanti con tantissime altre esperienze.
Ma arriviamo al fulcro della questione:

perché la maggior parte delle persone non vegetariane/vegane pecca di inospitalità?
Perché, pur sapendo dello stile alimentare dei loro ospiti, vi è scarso interesse nel mettere a proprio agio quelli che definiscono “erbivori” o “mangia insalata”?


A quasi 17 anni dalla mia scelta di smettere di mangiare animali (e successivamente, i loro derivati) avvenuta come ho riportato sopra nel 2002, una delle poche motivazioni che sono riuscita a trovare è la seguente: l’inospitalità può essere data dall’avversione nei confronti di una scelta personale divergente a quella tipica della massa incanalata, indottrinata in un modus vivendi ben definito.

Fateci caso: se dite di non mangiare un alimento perché ne siete intolleranti, scatta la gara di solidarietà e ci si attiva per compassione.
Se dite di non mangiare un alimento perché il vostro credo religioso lo vieta, verrete rispettati per differenza di culto.
Se dite invece di non mangiare un alimento perché non vi va, per motivi ecologici o di natura etica, innescate una reazione di avversione fatta di critiche aspre e talvolta di insulti gratuiti.
In poche parole: se è il vostro corpo o la religione a decidere cosa non deve entrare nel vostro organismo, va tutto bene. Se è la vostra mente a prendere decisioni, no bueno.
Diventate magicamente ipocriti, ortoressici, assurdi, estremisti, immeritevoli, incapaci di apprezzare le delizie della cucina ed anche egoisti perché “c’è gente che muore di fame nel mondo” e voi rifiutate il cibo.
Così il rifiuto di digerire corpi fatti nascere dentro inferni chiamati “allevamenti” e smembrati ancora strillanti diventa una moda, un capriccio new age, che sicuramente non avreste avuto patendo la fame in periodo di guerra.
Che poi in guerra la gente mangiasse solo cibi vegetali per l’ingente povertà, è un altro discorso e chi critica lo dimentica.

Alcuni poi partono in offensiva per paura di essere giudicati. Dal momento che chi non mangia animali è l’esempio materiale e concreto di come si possa condurre la propria vita senza uccidere o far uccidere le altre esistenze, si teme il giudizio.
Da qui, scattano battutine mirate a ridicolizzare e sminuire scelte così ammirevoli.



Perché uccidere è ritenuto giusto e non uccidere desta perplessità e avversione?

Semplice. Forse perché scegliendo di non mangiare animali si va a scardinare, con un gesto solo, usi e costumi violenti, credenze ed abitudini accettate passivamente dalle persone, e tramandate di generazione in generazione. Chi vive in modo passivo, imboccato dalla società che lo alimenta come preferisce, viene deriso da chi vuole vivere attivamente avvalendosi dell’uso delle facoltà intellettive e usufruendo di libero arbitrio e raziocinio.
Per molti invece è semplicemente più facile vivere a discapito degli altri che realizzare il fatto che si possa vivere senza ledere nessuno.

Per fortuna non tutte le persone non vegane peccano di inospitalità e di incapacità di mettere a proprio agio gli ospiti che non mangiano animali e derivati.
Nonostante le numerose esperienze negative, c’è chi ha contribuito alla mia indagine raccontando di episodi di sorprese, attenzioni gentili e inaspettate avvenute sia in famiglia, sia fra amici che al ristorante.


<<Per paura di lasciarci senza cibo ci preparano talmente tante cose che non ce la facciamo a mangiare>>

Michele

<<Posso dire che ho dei conoscenti che sono entusiasti di invitarmi perché la maggior parte delle volte mi chiedono di cucinare insieme a loro il mio menù vegan per tutti>>

Cristian

Io che piango commossa davanti un’intera torta per me in occasione del mio compleanno condiviso con un’altra festeggiata.. Naturalmente il dolce è stato mangiato dall’altra festeggiata, da me, dalla sorella e solo qualche altro invitato.

Lidia

Come comportarsi quando si ha ospiti a cena che non mangiano animali?

Se si detesta l’idea di avere a casa persone che hanno uno stile alimentare diverso, è il caso di evitare inviti indesiderati: nessuno si offenderà.

Se si decide di ospitare a casa propria o presso il ristorante che abbiamo in gestione delle persone che non mangiano carne, pesce e tutti i derivati animali (miele, latte, uova, formaggi) dobbiamo ricordarci in primis che essi sono esseri umani. E che ogni piccolo gesto, ogni piccola attenzione verrà sicuramente apprezzata. Ricordate inoltre che chi non è abituato a ricevere attenzioni, quando ne riceve è in grado di apprezzarle molto di più rispetto a chi le da per scontate.

Ciò che possono mangiare i vegani rientra in una vasta gamma fra:
– Verdure
– Ortaggi
– Legumi
– Semi
– Cereali
– Frutta


E’ come avere una tavolozza con 10 colori anziché 5.

Niente di così difficile. Niente di impossibile.
Oltre alla griglia ricordiamoci che gli alimenti si possono affettare, marinare, saltare in padella, frullare, gratinare..
Impossibile non trovare una soluzione.
Date via libera alla creatività!

I dolci? Non sono latte, burro e uova gli ingredienti necessari ed indispensabili per realizzare un dolce. Essi fungono semplicemente leganti che tengono unite le altre materie.
Come si possono sostituire? Facile: con del latte vegetale, con semplice olio, con banane schiacciate o addirittura con sola acqua 🙂

Non siete creativi?
Consultate dei siti di cucina ad hoc come
http://www.vegolosi.it e troverete sicuramente delle idee.
Anche sul mio blog, nella sezione RICETTE
https://carmenluciano.com/ricette/ , troverete tanti spunti per stupire i vostri ospiti vegani. E vi assicuro che, con ogni probabilità, rimarrete stupiti anche voi 😉

Al prossimo articolo ❤

Carmen

°°La Lettera di Miley Cyrus per i 29 anni di Liam Hemsworth°°

Il 13 Gennaio Liam Hemsworth, classe 1990, ha compiuto 29 anni. In occasione del suo compleanno la sua compagna Miley Cyrus ha voluto dedicargli una lettera, riportata per intero sul profilo instagram della cantante. Parole dolci che mettono in evidenza un sentimento forte in quella che è, a mio avviso, una delle migliori coppie vegane dello spettacolo.


“Liam, Buon Compleanno al numero uno. Quando ci siamo incontrati per la prima volta avevi 19 anni. Oggi ne compi 29.
Ho pensato di condividere alcune delle cose che adoro di te in onore di questo giorno speciale.
Il modo in cui mi guardi, il modo in cui guardi i nostri cani, i nostri maiali, i nostri cavalli, i nostri gatti, i nostri pesci..
Il modo in cui guardi la tua famiglia, i tuoi amici, gli sconosciuti.. il modo in cui guardi la vita..
Il modo in cui guardi l’oceano e ti prendi il tuo tempo.
Il modo in cui esci fuori quando ti chiedo com’è il tempo, invece di controllare il meteo sul tuo telefono..
La tua espressione quando ricevi buone notizie o brutte notizie.
Amo come provi sempre le cose a modo tuo, senza chiedere aiuto. (Sì, l’ho notato e me lo sono appuntato, ci sto lavorando..)
Il modo in cui dipingi, i colori che scegli..
Adoro i tuoi calzini sporchi sul pavimento perché significano che SEI A CASA. Amo quando mi presenti ad una nuova band, così quando sei via posso ascoltare la loro musica, e pensare che tu sia qui con me.
Adoro guardare “The Sandalot” con te. Amo stare a letto sveglia fino a tarda notte per cercare nuove ricette, per poi addormentarci e svegliarci al mattino con l’intenzione di preparare colazione insieme, mentre beviamo del caffè caldo (bollente come te).
Amo le piccole linee intorno ai tuoi occhi quando ridi o quando guardi il sole. Amo il modo in cui parliamo lo stesso linguaggio. Qualche volta basta un solo sguardo. Amo rilassarmi sul divano mangiando cibo cinese quando siamo reduci della notte precedente. Amo andare a qualsiasi festa e ricordarmi che la gente là fuori e falsa, e quanto sono fortunata io a condividere la vita con una persona VERA. Amo il modo in cui mi ascolti sempre e le attenzioni che mi dai (anche se si tratta della RuPaul’s Drag Race). Amo l’idea di avere il mio partner di spazzolino e dentifricio e il modo in cui mi pettini quando sono pigra per farlo.
Amo anche quando mi fai rimpicciolire la mia maglia preferita nell’asciugatrice – perché avere un fidanzato (oh mio dio stavo quasi dimenticando che adesso sei il mio f*ttuto marito!) che fa la lavatrice è la migliore cosa che possa capitare. Amo fare lunghi viaggi in auto, talvolta senza meta. Amo come ti siedi e ascolti i miei nuovi pezzi alla chitarra per ore..
Amo il modo in cui mormori a voce alta un nuovo copione o se leggi un libro. Amo il modo in cui cresci e impari. Amo scrivere canzoni di te al pianoforte.
Amo il modo in cui mi lasci essere me stessa.
Semplicemente.. Ti amo. Incondizionatamente.
Nel tempo trascorso insieme hai mostrato cosa significa davvero amare in ogni circostanza.
Io rispetto te e tu rispetti me.
Se il mondo avesse più comprensioni come queste non innalzeremmo muri ma costruiremmo ponti.
Sono orgogliosa della persona che sei diventato e non vedo l’ora di dare tutto il buono che possiamo dare, insieme, in futuro.
Tu ed io.
Prendiamo questo posto buio e facciamolo risplendere con la luce dell’amore.
Grazie per avermi regalato i giorni più felici e belli della mia vita.
Tua Miley”

[Traduzione: Carmen Luciano]

°°Zoo, Circhi e Acquari: Prigione per Animali e Umani°°

Quando una famiglia decide di pagare un biglietto d’ingresso per entrare in uno zoo, in un circo che si avvale dell’uso degli animali per intrattenere il pubblico o in un acquario/delfinario ci troviamo davanti due tipi di prigionie:
quella animale, ovviamente, evidente e chiara, e quella umana, celata dietro false scelte “personali”.
Se le altre specie vengono confinate in gabbie, recinti, teche, vasche e spazi non naturali per mero lucro, le persone umane dal canto loro vengono ingabbiate mentalmente da stereotipi costruiti ad hoc dalla società, dalla cultura e dal sistema che ci inizia a ciò per volontà ben precise.

L’imposizione sugli altri, come qualsiasi altra azione, la si impara, e la si trasmette di generazione in generazione e nel tempo. Col tempo essa viene data per “normale”, come qualsiasi altra abitudine che conforma le masse.

Subordinazione animale al genere umano = normalità

Chi paga il biglietto per vedere il triste spettacolo della reclusione ai danni di qualcuno mette in atto un comportamento dettato da emulazione sociale e viene meno all’uso di raziocinio ed empatia.

Quando si accetta che un individuo, qualsiasi sia la sua specie di appartenenza, venga prelevato dalla natura per finire in uno spazio confinato dove non avrà la possibilità di godere appieno del mondo e dell’ambiente che lo compone, sprigioniamo il peggior atteggiamento di cui siamo capaci: l’egoismo antropocentrico.

L’antropocentrismo mette al centro di tutto la specie umana, e tutte le altre intorno. L’essere umano visto come un re con i suoi sudditi, le altre specie, la cui vita deve svolgersi in funzione delle proprie volontà.
Qualsiasi esse siano.

Gli umani infatti grazie all’antropocentrismo fortemente radicato, pensano di appartenere alla specie che primeggia per importanza. Pensano di poter disporre della vita, della libertà, dei sentimenti e del corpo altrui a proprio piacimento. Pensano addirittura di poter usare chiunque nasce al mondo (per ben altre finalità) per generare introito economico.
I soldi, pezzi di carta e cotone (o materiale plastico, dipende da nazione a nazione) ai quali per decisione sociale viene attribuito un valore, per alcuni umani valgono più della vita stessa.

<<Cosa c’è di male? Gli animali vengono puliti, alimentati, mantenuti>> chiedono taluni, dimenticandosi, rimuovendo completamente dalla propria coscienza che in fin dei conti mai nessun animale recluso ha mai chiesto questi “servigi”, queste “attenzioni” con le quali viene onorato.
Attenzioni che, se venissero riservate agli umani, si configurerebbero come arresto. Perché quando si è confinati dentro il solito spazio senza poter uscire è come essere agli arresti domiciliari. E solo provando questa sensazione incresciosa si può capire che alla fin fine avere qualcuno che pulisce i tuoi escrementi e ti da del cibo non è il massimo della vita, e che l’esistenza, quella vera, è fatta di esperienze e di libertà.

Dare per scontato che all’animale vada bene, perché ciò che conta per noi è che obbedisca a cosa abbiamo in serbo per lui, è una delle conseguenze dell’antropocentrismo sfrenato.

Se fossimo davvero la specie più intelligente come immotivatamente adoriamo definirci, useremmo il nostro inarrivabile intelletto per comprendere concetti basilari, semplici: un leone non deve stare dentro una gabbia. Un orso polare non deve farsi il bagno in una piscina. Un delfino non deve nuotare dentro una vasca.

Quando introduciamo un animale (pretendendo che frutti soldi) dentro uno spazio artificiale che non sostituirà assolutamente mai il suo habitat naturale facciamo un danno a noi, arrivando a gesti di tale bassezza morale, e facciamo un torto alla natura che ci permette di esistere.


I leoni, le tigri e i grandi felini sono carnivori predatori che nell’ecosistema hanno la funzione di tenere sotto controllo il numero di grandi erbivori. Se ci fossero solo erbivori, la vegetazione scomparirebbe. Se ci fossero troppi carnivori, gli erbivori si estinguerebbero. Ecco perché l’importanza dell’equilibrio. Un equilibrio dettato dalla natura, dall’istinto degli animali. Che noi non dovremmo alterare.

Quando mettiamo uno di questi grandi felini sotto un tendone di un circo lo priviamo della sua funzione naturale per attribuirgliene un’altra, del tutto superflua e inutile, se non dannosa, alla natura stessa.

I pesci, che in natura avrebbero mari aperti dove poter nuotare, quando sono costretti a stare dentro vasche o teche perdono la propria funzione.
Essi non esistono al mondo per abbellire, decorare spazi chiusi o per udire colpi di indice contro il vetro di bambini e giovani accompagnati da adulti in pomeriggi fatti di ricerca d’evasione dalla noia.



Quando una persona paga per assistere alla prigionia animale, deve essere consapevole che la sua esperienza dura poche ore, per poi lasciare spazio al ritorno a casa e alla possibilità di fare altre esperienze.
Un animale costretto a stare dentro uno spazio innaturale chiuso come unica esperienza ha l’obbedienza. Nient’altro.

Come ripeto da anni, nessuna specie al mondo si avvale del diritto di schiavizzare il genere umano. Se un bel dì essi decidessero di riservarci gli stessi tremendi trattamenti che noi riserviamo loro da millenni, non avremmo più così paura della morte. Desidereremmo piuttosto non esistere, perché una vita vuota fatta di violenza, di solitudine, di privazioni equivale a morire ogni giorno.

Se dentro di voi è rimasto un minimo frammento di coscienza, mandata in frantumi violentemente dalla cultura specista umana, conservatelo come un bene prezioso.

Riflettete su ogni vostra scelta e realizzate l’idea che la collettività è data dalle singole scelte degli individui. Se questo mondo in cui viviamo è troppo stretto per gli animali, la colpa è anche nostra.

Ridimensioniamo il nostro ego. Scendiamo dal trono dove ci siamo voluti arrampicare per illuderci di essere più importanti. Gettiamo via scettri e fruste e collochiamoci al pari delle altre specie, perché è quello il nostro posto: accanto a loro, non sopra di loro.


Carmen

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