°°Nuova Linea Trattamento Spa alle Alghe FANTASTIKA BIO°°

E’ stata lanciata sul mercato ieri, mercoledì 18 Novembre 2020, una nuova linea di Fantastika Bio, azienda eco bio vegan certificata cruelty free di cui sono consulente.

Si chiama Linea Trattamento Spa, ed è composta da ben 5 nuovi prodotti che vanno ad aggiungersi a tutti gli altri di cui vi ho già parlato sul mio blog: sono due cosmetici corpo e tre cosmetici viso.
Si chiamano così perché hanno la stessa efficacia di veri trattamenti da centro benessere, con la peculiarità di poterli usare autonomamente a casa.


Gel Snellente nutriente e rassodante per pelli affette da “buccia d’arancia”/cellulite
Burro Corpo Idratante per pelle molto secca e disidratata
Maschera 3D Illuminante per pelle del viso spenta e grigia
Maschera Nutriente + Crema Notte per pelle del viso secca e disidratata
Scrub Maschera per pelle grassa o acneica


https://fb.watch/1SizYud0cn/

Tutta la Linea Trattamento Spa è realizzata con ingredienti vegetali, fra i quali sono presenti alghe verdi, alghe rosse, alghe brune e finocchio marino da coltivazione biologica. Questi tre elementi del mare svolgono una funzione importantissima per la cura della bellezza della nostra pelle.

Trovate tutte le informazioni, e relativi prezzi, nella brochure informativa cliccando qui:

Linea Trattamento Spa è disponibile anche in versione cofanetto promozionale, fino al 31 dicembre 2020.

Per acquisti potete contattare me all’indirizzo info@carmenluciano.com
(consegna diretta su Pisa e Firenze provincia, spedizioni in tutta Italia)
oppure visitare il sito www.fantastikabioshop.it e inserire il codice acquisto CL1244.

Prossimamente troverete recensioni di alcuni dei nuovi prodotti sui miei canali social quali Pagina Facebook Carmen Consulente Fantastika Bio e sul mio profilo Instagram CarmenLucianoGram.

Al prossimo articolo.

Carmen

°°Morire per Diventare Un Portachiavi Fallico°°

Il numero di animali che ogni giorno perdono la vita per i fini più infimi e disparati è terribilmente alto. Da tempo, qui sul mio blog, vi mostro in che modo gli esseri umani abusano di loro per soddisfare le proprie necessità, spesso confuse con “bisogni primari” come il cibo, altre volte veri e propri capricci intrisi di egoismo.

Animali bellissimi, creature docili e mansuete, vite preziose, che finiscono per diventare materia organica, ornamenti, accessori, ed infine anche cazzate nel vero senso della parola.



E’ la triste realtà di chissà quanti vitelli, la cui pelle è stata scelta come materiale per la realizzazione di portachiavi dalla forma di pene.
La geniale minch.. idea, pardon, è venuta allo stilista JW Anderson, che ne ha proposti di ogni colore e variante. Per tutti i terribili gusti.

Che la composizione sia 100% vitello lo si legge non a prima vista sul sito internet, bensì nel menù a tendina “informazioni aggiuntive”.
Il costo della cute che un tempo era di qualcuno e che adesso è a forma fallica? Dai 95 euro in su.



Adesso, cari lettori e cari lettrici, mi chiedo come sia possibile che la vita degli animali valga meno di un accessorio.
Mi chiedo, senza voler dubitare dell’intelletto umano, in che modo si possa arrivare a ideare delle frivolezze utilizzando parti corporee di individui a cui è stato negato il diritto all’esistenza.
Provo con tutta me stessa a cercare di capire come si possa arrivare a tanto, ma è una fatica insostenibile e senza risposta.

Non possiamo permetterci di giustificare tali realtà con la classica scusa “sono resti, sostanze di scarto” parlando delle pelli animali, perché in una società veramente civile dove il rispetto per la vita è di carattere universale non esistono avanzi di creature da recuperare per farne dei peni.

Chiedo pubblicamente all’ideatore di tale accessorio se ha mai provato, anche solo un istante, a mettersi nella pelle, nei panni degli animali coinvolti nelle sue scelte commerciali e a immaginare cosa significhi, cosa si possa provare.

Vorrei tanto che l’antropocentrismo efferato che infetta la nostra specie trovi presto cura, perché è da tanto, troppo tempo che le altre forme di vita che condividono con noi il Pianeta subiscono crudeltà alle quali nessuno dovrebbe essere sottoposto!

Chi volesse, come me, esternare il proprio dissenso al marchio attraverso un messaggio diretto, può inviare una mail agli indirizzi:
info@jwanderson.com, press@jwanderson.com

Pubblico il mio messaggio appena inviato

“Gentile JW Anderson, ho avuto modo di imbattermi in un prodotto da voi realizzato e venduto che trovo a dir poco imbarazzante. Si tratta del portachiavi a forma di pene. Il problema non è la forma, che a qualcuno potrà apparire simpatica oppure volgare. Il problema è la composizione del materiale: pelle vera, di vitello per l’esattezza. Non so che livello di rispetto abbiate per la vita delle altre creature, ma da quanto ho potuto appurare dal vostro sito internet, temo non sia sufficiente. Trovo irrispettoso sostenere il massacro degli animali (perché questo è, sempre e comunque) con l’acquisto del pellame. Vi esorto a scegliere materiali diversi per le vostre future creazioni di pessimo gusto.
La pelle lasciamola ai legittimi proprietari e facciamoci bastare la nostra.
Grazie”


Carmen Luciano



°°[Pontedera] Bovini Allevati, Cattivi Odori e Ipocrisia°°

Qualche mese fa sul mio blog vi avevo parlato di un allevamento di bovini situato nell’area “verde” di Pontedera, in località I Fabbri – Treggiaia.
Tale allevamento, pressoché recente, conta ad oggi oltre un migliaio di animali reclusi – bovini per l’esattezza – ma non si esclude che il numero di esseri senzienti possa aumentare.

I cittadini residenti a qualche chilometro di distanza dalla maxi stalla hanno iniziato a lamentarsi per l’odore nauseante proveniente dalla struttura, talmente pungente da rendere l’aria irrespirabile anche in casa.
Posso anch’io confermarlo.

E’ andato così formandosi un gruppo di rappresentanza dei residenti che ha portato la problematica fino ai vertici, interpellando più volte il Sindaco del Comune di Pontedera e le autorità competenti.
Soprattutto questa estate non sono mancati incontri, anche in presenza del titolare dell’allevamento, e dibattiti avvenuti di persona.
Ma nessuna conclusione era stata ottenuta.


Solo oggi si scopre che le emissioni provenienti dalla stalla di bovini sono prevalentemente di ammoniaca, e che sono state informate le autorità per i provvedimenti. Ne danno notizia mediante un articolo pubblicato in data odierna sia QuiNews Valdera che CascinaNotizie.

Leggendo i due articoli si apprende quanto segue:
“l’azienda agricola controllata – spiega Arpat – effettua l’allevamento di bovini e bufalini da carne mediante stabulazione in stalle aperte su quattro lati, dotate di tettoia, con lettiera permanente a terra. Al momento del sopralluogo erano presenti 1100 capi, con peso stimato medio di circa 250 chili, suddivisi in 63 box: la lettiera risultava rappresentata dall’ammasso del letame bovino, alto circa 35-40 cm da terra, accumulatosi negli stalli per permanenza media dai 30 ai 60 giorni; una volta rimossa la stessa viene utilizzata in campo come ammendante”

foto dal web

Stando a quanto letto, i poveri animali vivrebbero a contatto con le proprie deiezioni, responsabili della produzione di gas che porta il cattivo odore capace di estendersi fino a raggiungere le aree abitate.

In tutto questo, vorrei esternare la mia considerazione su questo argomento che mi tocca particolarmente, sia perché ho personalmente respirato tale olezzo, sia perché mi stanno a cuore le vite di quelle creature detenute.

I residenti hanno giustamente il diritto di lamentarsi, perché chiunque merita di respirare aria sana e pulita, soprattutto se ha scelto di vivere in un’area decisamente più verde. Le lamentele rischiano però di diventare capricci quando ci giungono da persone che organizzano grigliate un giorno sì, e l’altro pure.
Forse la connessione qualcuno non l’ha ancora fatta, ed è dunque il caso di farla, o di ricordare quanto già è saputo: quelle esistenze che col proprio vivere in attesa della macellazione fanno pipì e feci col proprio corpo, sono lì dentro confinate grazie a chi se ne ciba.
E’ da ipocriti lamentarsi dell’odore sgradevole quando si sostiene con le proprie scelte alimentari il loro confinamento, che sia quello de I Fabbri che qualsiasi altro nel mondo.

Se come soluzione al problema verrà preso in considerazione il dislocamento della stalla in aree lontane dai nasi sopraffini, il problema sarà risolto per metà.
Si avrà certamente la fine degli odori sgradevoli, ma i gas scaturiti dalle deiezioni degli animali continueranno ad essere presenti in natura.
Il punto è che l’allevamento a mio avviso è una pratica contro natura: gli animali non possono riprodursi liberamente come vorrebbero, come, quando e con chi desiderano. La maternità delle vacche è alla mercé umana.

E’ importante poi ricordarsi di combattere non solo per avere un ambiente salubre nei dintorni della propria abitazione, ma anche combattere per la salute dell’ecosistema nella sua interezza.
Altrimenti, si cade nell’egoismo. Un egoismo incosciente, visto che se il pianeta si ammala, anche noi ci ammaliamo.

Attraverso questo articolo vorrei ribadire un messaggio importante a chiunque nel mondo non voglia respirare cattivi odori generati dagli allevamenti: non siatene la causa scatenante.
Prendete coscienza, acquisite consapevolezza e risvegliate l’empatia assopita e inattiva dentro di voi.

Più che l’odore, è insostenibile pensare che delle forme di vita siano trattate come corpi da cui trarre mera materia organica per profitto.
Conoscete forse il gusto della carne, ma non avete mai guardato negli occhi chi perde la vita per un vostro pasto.

Gli animali sono ben altro che cibo.
Esistono su questo pianeta per se stessi, non per servirci.
E se pensate che sia giusto quanto viene riservato loro, provate a immedesimarvi in anche solo uno di essi.

Immaginate di nascere dentro un luogo di confinamento dove verrete sottratti all’amore di vostra madre.
Immaginate di non poter cercare da soli il cibo poiché vi viene somministrato già pronto, con lo scopo di farvi aumentare di peso.
Immaginate di passare le vostre giornate così, senza potervi muovere, senza poter condurre una vita naturale, senza la possibilità di fare esperienza delle bellezze del mondo.
Immaginate di vivere in mezzo alle vostre urine, al vostro sterco. Notte e giorno. Settimana dopo settimana.
Immaginate di vivere così fino al giorno in cui qualcuno vi prenderà con la forza, spingendovi verso un camion. Non sapete quale sia la destinazione. Immaginate di scoprire che il posto dove siete stati infine condotti è il luogo dove avrà fine la vostra esistenza.

All’allevatore che detiene la stalla in questione, ma anche a qualsiasi altro allevatore che potrà imbattersi in questo articolo, dico che preferirei non esistere, anziché campare economicamente sulla pelle di esseri indifesi. Di cosa me ne farei dei soldi, se quei soldi ai miei occhi sono sporchi di sangue innocente? Potrei illudermi di svolgere un “lavoro” legale, ma dentro di me saprei benissimo che legale non significa sempre morale, e che le leggi sono arrivate sempre dopo a capire che alcuni abomini normalizzati andavano vietati, puniti.

Credo nel rispetto per la vita. Credo nel diritto a una degna esistenza per tutto. Non sostengo invece che l’essere umano debba permettersi di arbitrare della vita e della morte altrui.
Il principio e l’epilogo di ogni singola creatura dovrebbe essere nelle mani decisionali della natura stessa, colei che ci crea, l’artefice del tutto.

Spero che, se non per motivi spontanei, un giorno le stalle si svuoteranno di vittime per motivi economici.
Sono sicura che la sempre più crescente empatia delle persone ci porterà verso una società dove la negazione della vita agli animali non è più vista come lavoro. Dove la sopraffazione umana sugli animali non starà più alla base dell’alimentazione della nostra specie.

Utopia?
Una visione irreale?


Una manciata di secoli fa sarebbe sembrato irreale anche l’idea di poter comunicare attraverso gli attuali dispositivi che usiamo oggi con disinvoltura.
Meno di cento anni fa sarebbe stato impensabile dare credito all’opinione di una donna, vista come “umano secondari” incline a sbalzi d’umore e poco portata a nient’altro che non fosse il procreare e rigovernare casa.
Eppure eccoci qua.
Io a scrivere, voi a leggere queste mie parole di libertà e rispetto universale per la vita.



Carmen

karma causa ed effetto







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