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CACCIA: l’inganno e l’illusione di essere “bioregolatori”

“L’Universo è avvolto da impenetrabile mistero“, esternava il poeta romantico Shelley in uno dei suoi saggi pubblicati oltre due secoli fa [1].
Assieme ad esso, si potrebbe aggiungere, lo sono le sue dinamiche, le leggi naturali che lo regolano e tutto ciò caratterizza la dimensione materiale che ci circonda e di cui siamo parte. Fra questi elementi è di particolare rilievo la necessità di attingere dall’esterno, per portare verso l’interno, nutrimento-energia, fonte vitale, in un eterno ciclo di prelievo e rilascio dal quale nessun individuo vivente è assolto.

I vegetali attingono dalla natura elementi preziosi per la loro sussistenza; gli animali erbivori e frugivori si alimentano con componenti del regno vegetale per dare vitalità al proprio organismo; gli animali predatori, che per istinto e costituzione sono predisposti a consumare materia altrui di cui anch’essi sono fatti, mangiano quest’ultimi; infine, vi sono animali che predano altri animali la cui alimentazione è basata sul consumo di altre prede.

Una catena alimentare, così definita, che porta chiunque sia sensibile e riflessivo a chiedersi quale sia l’opaco motivo dell’esistenza di tale bisogno, ovvero del suddetto, eterno ciclo di prelievo e rilascio per un continuum esistenziale che principia con la nascita e si conclude con la morte di ogni singolo vivente.

Qualsiasi sia la ragione alla base di questo equilibrio, una cosa è certa: il tassello della specie umana non s’inserisce in modo armonico nel mosaico che rappresenta la predazione animale.


Recentemente, chi – fra gli esseri umani – pratica l’uccisione di esseri senzienti, che coesistono assieme a noi su questo pianeta per fare esperienza della vita, è stato definito bioregolatore [2] in alcuni testi che autorizzano l’attività cosiddetta venatoria. Un termine artefatto e posticcio che vorrebbe dipingere chi imbraccia delle armi, per far fuoco sulle proprie vittime, come un elemento della natura necessario alla regolarizzazione degli esseri viventi che abitano l’ecosistema.

Un tentativo di legittimazione della violenza esercitata ai danni delle altre specie di cui l’umanità può, e dovrebbe per sua natura, non macchiarsi le mani e la coscienza.
Checché ne dicano coloro che vorrebbero veicolare tale credenza socialmente costruita (che sia per ideologia o per interesse), l’essere umano non ha alcuna naturale funzione di regolatore della vita, a differenza delle specie che realmente la possiedono e alle quali egli vorrebbe paradossalmente paragonarsi.




• Dalle pitture rupestri al condizionamento delle nuove generazioni: la figura del cacciatore socialmente costruita

Ogniqualvolta qualcuno muova critica verso il massacro degli animali che avviene nelle campagne e nei boschi ovunque nel mondo, vi è sempre almeno un individuo che fa appello alle pitture rupestri – specificatamente quelle che rappresentano scene di caccia – per giustificare tale mortifera azione, nell’illusione di creare un legame tra un remoto passato e attualità che ne autorizzi la continua messa in atto.
Qualsiasi traccia possa essere rinvenuta sulle superfici verticali nelle caverne, per onestà intellettuale e per ragionevolezza, non può essere paragonabile né sovrapponibile un modus vivendi paleolitico o neolitico con quello del XXI secolo. Inoltre, se si vuole far riferimento alle suddette pitture, occorre ricordare che tale passato contempla per le prime forme di vita umane anche la sola alimentazione vegetale basata su quanto era possibile raccogliere. Il dottor Colin Spencer ne offre una panoramica in un suo interessante articolo scientifico [3].
Più che le tracce lasciate sulle pareti da individui coi quali condividiamo, ormai, pressoché nulla, è utile analizzare l’indole e le naturali predisposizioni umane partendo sin dalla tenera età.
Che la specie umana non sia predatrice lo evidenzia il fatto che già dalla nascita bambine e bambini non abbiano alcuna caratteristica offensiva nel loro organismo, né strumenti per uccidere sin dalle prime settimane: la dentatura si sviluppa lentamente ed essa non è capace di masticare tessuto connettivo. Le unghie vengono prontamente ridotte di lunghezza dai genitori affinché la neonata o il neonato non si ferisca, e la visione di altre creature genera interesse e voglia di scoperta, non fame o bisogno di uccidere.
Diversamente, i cuccioli di animali che per istinto e sopravvivenza sono costretti a mangiare altri animali, sviluppano già tutte le caratteristiche fisiche indispensabili per la loro sussistenza: artigli pronunciati, fiuto sviluppato, vista acuta, udito attento anche ai più flebili rumori.
Un giovanissimo essere umano si avvicina alla caccia solo se nella sua famiglia qualche adulto fa parte di coloro che al mattino si svegliano per stroncare l’esistenza altrui sotto ai colpi di fucile [4].
Un indottrinamento, quasi sempre emotivamente pressante, che fa leva sul distacco emotivo dalle altre creature, con le quali la giovane vita per congenita sensibilità tende a empatizzare, e che spesso non fa presa su coloro che sono abbastanza forti da non sottostare a dinamiche di emulazione familiare.
Il fatto che esista il sentimento di ripudio verso la violenza esercitata su esseri indifesi, convenendo con il pensiero di John Oswald [5], dimostra che non è nella natura umana uccidere. Nessuna specie realmente predatrice sviluppa un sentimento di dispiacere verso la predazione su cui si basa la sua sopravvivenza.
La figura del cacciatore risulta dunque socialmente costruita e alimentata da fattori esterni per ragioni che vertono più su interessi che su naturale predisposizione.



• L’essere umano: l’unico animale che paga i propri simili per poter cacciare

In natura gli animali che per necessità e sopravvivenza danno la caccia ad altre specie lo fanno mossi dal bisogno di saziare la fame. Non esiste un lupo che paghi un altro lupo per essere autorizzato ad andare a caccia. Non esiste una volpe che paghi tasse per ottenere, da altre volpi, la possibilità di uscire nei campi nel tentativo di alimentarsi seguendo i propri istinti.
L’unico animale che per uccidere deve pagare i propri simili, è l’essere umano.
Questa realtà, quasi mai contemplata, dimostra ancora una volta l’innaturalità alla base della ‘bioregolazione’.



• Armi, abbigliamento mimetico e cani per poter cacciare: le grottesche strategie per illudersi di essere bioregolatori

Un animale che per caratteristica alimentare di specie è predisposto alla predazione di altre creature nasce già con tutte le peculiarità fisiche finalizzate all’inseguimento, alla cattura, all’uccisione e al consumo diretto delle prede: denti affilati, fiuto marcato, agilità nello spostamento con muscolatura capace di ampi scatti e slanci, capacità mimetiche, vista chiara (anche notturna) ad ampie distanze, udito sottile, idoneità al consumo diretto di un corpo in stato di raffreddamento appena privato della vita e nella sua interezza.
L’essere umano, proclamato bioregolatore sulla carta, non presenta nessuna di queste caratteristiche:
raggiunge i luoghi dove dimorano le sue vittime non a piedi con la forza delle sue sole gambe, bensì con l’ausilio di mezzi 4×4 (FIAT dovrebbe provare imbarazzo per l’uso che viene fatto del suo modello Panda). Non vi giunge nudo, coperto da sola peluria come la natura lo ha creato, ma vestito con abbigliamento mimetico volto a camuffare il suo colorito simile alla cordella per rendersi meno visibile agli occhi delle prede. Incapace di percepire rumori di piccole prede, o di sentirne a distanza l’odore, sfrutta le caratteristiche fisiche dei cani per compensare le proprie carenze, delegando a loro la ricerca, l’inseguimento e la presa delle vittime sanguinanti. Cani che, ingenui e fedeli obbedienti resi corrotti individui spietati, arrivano anche a perire nelle mani dei detentori quando non più utili [6] o a soccombere alla loro stessa infelice detenzione [7].
Impedito per fisicità, l’individuo umano che si sente bioregolatore autorizzato a sparare, uccide le sue vittime con l’ausilio di armi da fuoco sotto ai cui colpi cadono immobili creature che non potrebbe mai catturare a mani nude. Creature che, ancora una volta per limite fisico, non sarebbe mai capace di mangiare per intero: piume, pelle, ossa, interiora piene di escrementi incluse.

Qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che l’essere umano abbia usato il suo ingegno e il suo intelletto per inventare armi capaci di aiutarlo nella ricerca delle prede, e che pertanto sia a tutti gli effetti un cacciatore: l’essere umano, se per questo, ha usato il suo intelletto e il suo ingegno anche per inventare strumenti che hanno mietuto vittime umane – anche in modo massivo – macchiando la Storia di efferati crimini contro i propri simili che non saranno mai perdonati. Dovremmo dunque pensare, di rimando che, sia a tutti gli effetti un assassino?


• Non per necessità e sopravvivenza ma per vanto: l’ostentazione delle vittime da parte dei sedicenti bioregolatori

Non esiste animale naturalmente predisposto alla predazione che, raggiunta la preda che gli assicurerà di sopravvivere prima ancora di tornare a cacciare per fame, senta il bisogno di mostrare a tutti chi ha ucciso.
I bioregolatori umani invece, quelli che ad una certa età si fanno realizzare una dentiera dal dentista di fiducia perché altrimenti non potrebbero masticare alcunché, sentono l’irrefrenabile desiderio di far sapere a tutti chi hanno fucilato, e lo fanno ostentando riprovevoli foto assieme alle loro vittime insanguinate e con sul volto cristallizzata tutta la sofferenza che hanno provato.
I social network ne sono una chiara prova: 34 cinghiali ammazzati e messi in posa da dieci sedicenti bioregolatori, strage di uccelli compiuta da otto cacciatori che ne hanno messo i cadaveri uno accanto all’altro, anatre appese per il collo a un filo come fossero panni, lepri decapitate tenute per le zampe posteriori e i bioregolatori in posa. Questi sono solo alcuni esempi.



• Cacciatori: gli unici che arrivano a scambiare i propri simili per animali che vogliono predare, e che danneggiano altri durante la loro illusoria bioregolazione

A riprova e conferma che gli esseri umani non siano naturalmente predisposti a dare la caccia a nessuno, vi sono gli innumerevoli articolo di cronaca, nazionale e internazionale, che mostrano come i sedicenti bioregolatori non abbiano facoltà fisiche come i veri carnivori, capaci di raggiungere solo le proprie prede: solo durante l’anno 2026 che deve ancora concludersi abbiamo appreso di un cacciatore scambiato per cinghiale, la cui uccisione ha dato origine a un tris di decessi fra bioregolatori; di un bioregolatore che è stato ferito da un altro suo simile che voleva sparare agli uccelli e di un altro che voleva sparare a una lepre ma ha colpito il collega di bioregolazione.
Ma i cacciatori umani non sono solo capaci di scambiare esseri umani per animali che vorrebbero fucilare: anche altri animali non cacciabili finiscono vittime dei loro fucili perché scambiati semplicemente con altri.
Un bioregolatore nel mese di agosto ha ucciso un cane pensando fosse un daino, un altro nel mese di settembre ha ucciso un cavallo scambiandolo per un cervo, un altro ancora nel mese di ottobre ha fucilato una mucca, anch’essa scambiata per un cervo. Non si contano poi gli articoli su persone ferite mentre erano in giardino, a godersi l’aria aperta, raggiunte da pallini esplosi da chi sente l’irrefrenabile voglia di uccidere.
Quale lupo, quale volpe, quale orso, quale altro animale selvatico spesso demonizzato dai sedicenti bioregolatori stessi ha mai scambiato una specie per un’altra?


Provare sentimenti di euforia e felicità nell’armarsi per uscire di casa con l’intento di rendere tale giornata l’ultimo giorno di vita di qualcuno, sentirsi fieri di imbracciare un’arma e non provare alcuna pietà nel farla esplodere, fare esperienza di gioia nel sapere di aver centrato il meraviglioso corpo di una creatura figlia della natura non è niente di naturale. È violenza costruita culturalmente sopra all’altare dello specismo, è massacro normalizzato che qualcuno vorrebbe far passare per giusto, accettabile, addirittura naturale.
Il fatto che tali azioni siano ripudiate dalla maggioranza dell’umanità (quasi 8 italiani su 10 ne sono contrari) [8] e che nella società abbiano trovato spazio realtà come associazioni in tutela degli animali (LAC – Lega Anticaccia, un esempio) o movimenti che abbracciano azioni più dirette (come il MAC – Movimento Anti Caccia • Hunt Saboteurs Italy) è una dimostrazione tangibile di quanto in realtà l’animo umano sia alieno, per reale natura, alla violenza e alla sopraffazione, favorendo invece – in modo del tutto auspicabile – la conduzione di una vita basata su armonia fra specie e rispetto universale per ogni forma di vita.


Sono convinta, e la mia convinzione è più un vaticinio che una mera speranza, che si arriverà a far cessare ogni forma di dominio verso le altre specie, raggiungendo un livello di consapevolezza tale da capire appieno che non esistono creature inferiori o superiori, e che nessuna specie differisce per importanza.



Dott.ssa Carmen Luciano
Vegan Blogger, Attivista e Autrice Antispecista



Note e fonti:

[1] “A Vindication of Natural Diet”, Percy Bysshe Shelley, 1813/1815
[2] Il termine cacciatore bioregolatore indica una figura introdotta nel dibattito legislativo italiano sul nuovo disegno di legge sulla caccia (DDL 1552 o DDL Malan), approvato in prima lettura al Senato a giugno 2026
[3] Si veda l’articolo di Colin Spencer, “The meatless tradition and its significance”, 1995
https://www.jstor.org/stable/41376769
[4] È rimbalzato sui giornali il fatto di cronaca che ha visto come protagonista un uomo intento a insegnare ai nipoti minorenni come dare la caccia – in modo illegale – agli animali.
https://www.laprovinciacr.it/news/cronaca/591922/bracconiere-denunciato-dalla-forestale-addestrava-i-nipoti-alla-caccia-di-frodo.html
[5] “The Cry of Nature”, John Oswald, 1791
[6] Si veda l’articolo della LAV “Cacciatore spara al cane per risparmiare sul veterinario e ferisce un passante” https://www.lav.it/news/cacciatore-spara-al-cane-per-risparmiare-sul-veterinario-e-ferisce-un-passante e quello de Il Fatto Quotidiano “Lasciò morire il cane da caccia perché non era più abile, condannato a 6 mesi il padrone” https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/25/lascio-morire-il-cane-da-caccia-perche-non-era-piu-abile-condannato-a-6-mesi-il-padrone/3217489/
[7] Si veda l’articolo di Sky TG24 “Sette cani da caccia morti soffocati durante viaggio in Autobrennero” https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/25/cani-caccia-morti-a22-brennero
[8] fonte: https://fondazionecapellino.org/it/recommunity/cosa-pensano-gli-italiani-della-caccia.-i-due-sondaggi



Pordenone • Paziente Vegana Attaccata da un Medico per la sua Alimentazione Nonviolenta

Pordenone. Mercoledì 7 gennaio 2026. Ospedale Santa Maria degli Angeli.

Una donna di 46 anni, B. L., si reca presso la struttura per essere visitata da un medico al quale chiedere consiglio per un anomalo aumento di peso. Attende un’ora assieme ad altri/e pazienti, fino a quando la professionista, M. C., arriva e la fa entrare nello studio.

La paziente inizia a riferire alla dottoressa che da qualche tempo ha notato uno strano aumento del peso corporeo che le desta preoccupazioni poiché non vi sono stati grandi cambiamenti nelle sue abitudini quotidiane. La dottoressa le fa delle domande, riceve delle risposte. Il confronto è lineare, fino a quando non viene interrotto dall’informazione riguardante lo stile alimentare della paziente: B. L. è vegana. Ha smesso di mangiare animali quando aveva appena 6 anni. Entrare in uno stabulario di sperimentazione animale accompagnata da un adulto, nonostante la sua giovanissima età, le ha acceso un’inestinguibile consapevolezza che l’ha portata al rifiuto di cibarsi dei corpi delle altre specie e, più avanti negli anni, anche al rifiuto di portare in tavola la sofferenza generata dai derivati corporei animali.
La professionista cambia atteggiamento. Inizia a dirle che “può al massimo capire i vegetariani ma i vegani no”. Le riferisce, in modo del tutto allarmistico, che “l’alimentazione vegetale distrugge l’organismo umano“. La paziente si sente attaccata. Cerca di esporle le sue ragioni, argomentando le sue scelte, ma dalla professionista vi è chiusura totale.
B. si sente a disagio. Sente il cuore a mille per la situazione stressogena che si è creata.
Il medico scrive il referto, che le viene consegnato. Su di esso, nero su bianco, la sentenza: “si sconsiglia di proseguire dieta vegana e si consiglia passaggio almeno a una dieta ovo-latto vegetariana“.

Parte del referto della dottoressa M. C. – Estratto pubblicato previa autorizzazione della segnalante

La paziente esce dall’ambulatorio dove si è sentita giudicata per le sue profonde scelte di vita. Mi scrive un messaggio privato sulla pagina. Si sfoga, incredula di quanto le è successo presso l’ospedale dove si era recata per ricevere supporto, aiuto e sostegno, non certamente un trattamento sgradevole.

La demonizzazione dell’alimentazione vegetale

Ciò che è successo alla segnalante, che come le ho scritto in privato ha tutto il mio sostegno e la mia comprensione, non è un caso isolato. Numerose sono state le persone che mi hanno riferito di aver vissuto momenti di forte stress, di giudizio e di aspre critiche – ma anche di bullismo, derisione e scherno – in ambito ospedaliero per aver semplicemente informato il personale della propria alimentazione vegetale. Una cara amica con svariati anni più di me, cadendo e facendosi male, mi ha riferito che in ospedale hanno attribuito la sua frattura all’alimentazione vegetale da lei seguita da anni, e che ha avuto enormi difficoltà ad ottenere un pasto completo durante la degenza. Il menu non era bilanciato, scarseggiava in proteine vegetali e lei si è sentita trattata con sufficienza perché era “la vegana”. Un atteggiamento tutt’altro che professionale, quello avuto dal personale ospedaliero della provincia di Pisa dove è stata ospedalizzata, e che in poco differisce con quello avuto dalla suddetta professionista che non si è trattenuta dal dimostrare insofferenza verso una dieta che esclude morte e sofferenza animale.
Cercando il curriculum vitae del medico in questione, ho appreso che ha conseguito nel 2016 un master di II livello in nutrizione clinica e dietologica presso l’Università Politecnica delle Marche.
Mi domando se questa dottoressa, lungo gli anni della sua formazione accademica, abbia mai sentito parlare di colleghe professioniste esperte in nutrizione vegetale: la dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), per esempio; o Michela De Petris, esperta in alimentazione oncologica che è stata di grande aiuto con le sue diete personalizzate per pazienti malati di tumore, ai quali ha salvato la vita. la dottoressa Roberta Bartocci, esperta in alimentazione vegetale chetogenica.. E che dire della dottoressa Silvia Goggi? Nei suoi libri, best seller, ha raccontato di essersi avvicinata alla nutrizione vegetale piena di dubbi e scetticismo, per poi scoprire – e verificare con dati scientifici alla mano – che essa è la migliore in assoluto e in ogni stadio della vita umana. Ma le figure professionali che attualmente sono impegnate nella diffusione del corretto approccio col cibo e dello stile di vita sano sono sempre più numerose. In America, il dottor Neal Barnard, conosciuto a livello internazionale, promuove l’alimentazione vegana attraverso la sua organizzazione Physicians Committee for a Responsible Medicine, che coinvolge oltre cento professioniste e professionisti. Realtà che faranno sicuramente provare stima e gioia, ovunque essi siano, coloro che in passato hanno speso la propria intera esistenza per promuovere un modus vivendi empatico e non violento: i dottori John Frank Newton e William Lambe, medici amici di Percy Bysshe Shelley e sostenitori del protoveganismo; il dottor William Andrus Alcott, che nella prima metà del 1800 ha raccolto in una sua opera ben 100 esempi di illustri personalità di tutti i tempi che hanno abbracciato l’alimentazione vegetale. Perché la nutrizione vegetale, se alla dottoressa M. C. fosse sfuggito, affonda le radici nella storia dell’umanità stessa.
La conoscenza della scrittura come peculiarità elitaria con ogni probabilità ci ha depauperato di preziose fonti e testimonianze del passato inerenti al non consumo di animali, ma fortunatamente qualcosa è giunto fino a noi anche delle epoche remote: dalla metempsicosi di Pitagora al quadrifarmaco di Epicuro, entrambi non consumatori di animali, fino a Plutarco e alla sua opinione tagliente: l’essere umano non è un sarcofago né cannibale, pertanto la sua natura non è quella di consumare cadaveri di esistenze composte della sua stessa materia.

Vorrei sinceramente capire come una figura professionale del XXI secolo sia rimasta così ‘indietro’ rispetto alle conoscenze in materia di nutrizione vegetale. Mancanza di tempo, di volontà, di possibilità o puro disinteresse?
Mi domando altresì come possa una donna, dotata degli stessi organi riproduttivi e delle stesse ghiandole mammarie, suggerire ad un’altra donna di cibarsi ‘almeno’ di formaggi, di bere ‘almeno’ latte e di consumare ‘almeno’ uova di femmine di altre specie.

Cosa è il latte? è secrezione mammaria di vacche, pecore, capre che vengono fecondate artificialmente per rimanere gravide, partorire, veder portato via per sempre il proprio cucciolo e munte fino a quando non verranno rimpiazzate dalle proprie figlie schiave. La fine, ovviamente, è sempre il mattatoio.
Cosa è il formaggio? è secrezione mammaria delle creature sottomesse appena citate, cagliata spesso col quarto di stomaco degli stessi cuccioli che non verranno mai allattati. Un alimento del tutto innaturale che, oltre a generare dipendenza come l’eroina (parole del dottor Neal Barnard), arreca danni alla salute umana.
Cosa sono le uova? sono ovuli non fecondati di femmine ovipare che in natura, da cellule ‘base’, danno vita a nuove individue e nuovi individui.

È facile, troppo facile dal caldo di uno studio, comodamente seduta a una scrivania, stare a disquisire sull’importanza del mangiare derivati animali, o i loro corpi per intero, quando a patire dentro capanni, gabbie, fra luce costantemente accesa, aria irrespirabile, feci, corpi sofferenti ci sono altre esistenze.
Sono sicura che la professionista in questione, se prendesse il posto di uno degli animali allevati (40.000 creature ammazzate ogni secondo) anche per una sola ora, tornando nelle sue fattezze umane ci penserebbe due volte prima di suggerire di mangiare animali.

Sapere che all’interno della sanità pubblica vi sono elementi simili, che hanno il coraggio di sconsigliare a chi ha preso consapevolezza di non averne più e di fare passi indietro nella strada del rispetto per ogni forma di vita, è sconcertante e inaccettabile.

Mi auguro che la dottoressa M. C., alla quale necessariamente scriverò due righe, si ravveda, e che non cada mai più nella banale demonizzazione del veganismo, che non è un semplice ‘stile alimentare’, ma una ragione d’esistenza che non può essere rinnegata da parte di chi ama le altre creature tanto quanto la propria vita.

A coloro che hanno fatto esperienza dei medesimi attacchi, un caloroso invito a continuare ad abbracciare i propri nobili ideali di non violenza: che gli animali non siano nostri schiavi e che debbano essere lasciati liberi di esistere è una verità inconfutabile che non ha bisogno di prove.

Alle mendaci verità speciste in tasca, continuiamo a preferire la sensibilità interspiece nel cuore.



Dott.ssa Carmen Luciano
Autrice, Blogger e Attivista Antispecista per il Riconoscimento dei Diritti Animali






Nocera Inferiore (SA) • Morto un Cavallo Sfruttato per la “Cavalcata dei Re Magi”

Lunedì 5 gennaio 2026.
A Nocera Inferiore, nella provincia di Salerno, va in scena la consueta rappresentazione folkloristico-religiosa della “Cavalcata dei Re Magi“. Per le strade del paese sfilano carrozze trainate dai cavalli. Uno di questi, intanto a far muovere un mezzo con a bordo tre persone lungo via Atzori, si accascia al suolo, e muore di fatica.

Il video pubblicato da Agri24.it mostra il drammatico momento in cui il corpo del povero animale, sospeso all’interno di un telo, viene issato e caricato a bordo di un mezzo mediante un braccio metallico per essere portato via. La sua vita da schiavo, la sua utilità per gli adoratori del Cristo è finita.

Lascia enormemente disgustati vedere come nel 2026 ancora vengano impiegati gli animali finanche nelle rappresentazioni religiose, quando le altre specie non credono in alcun dio e non hanno alcun culto. Fa indignare fino alla rabbia assistere a queste forme di sottomissione e di schiavitù, vergognosamente permesse dalle immorali leggi umane, che poi arrivano a far soccombere esistenze che non hanno MAI espresso consenso per il proprio impiego.

I cattolici credono nella figura di Gesù? Per loro il 6 gennaio è una data che ricorda i doni ricevuti da questi famigerati tre re magi? Non lo facciano pesare agli animali, ai quali non importa assolutamente niente delle tradizioni umane.
Essi, come noi, desiderano solo vivere liberamente la propria esistenza e non devono in alcun modo finire per essere impiegati in teatrini e piazzate pubbliche.

→ QUI un altro video della vergognosa sfilata che ha contemplato lo sfruttamento dei cavalli

Foto del 5 gennaio 2026 – Nocera Inferiore

Affinché questi esseri umani realizzino che è giunta l’ora di lasciare in pace gli animali, ho avviato una petizione nazionale per chiedere la fine del loro sfruttamento: la si può firmare cliccando QUI.
Oltre a tale manifestazione di dissenso, credo fermamente sia necessario esternalo anche attraverso una mail scritta e indirizzata alle realtà coinvolte in tutta questa vergogna: il Comune di Nocera Inferiore, la Chiesa del posto e l’intera collettività cattolica.

Testo e-mail da inviare:
Gentile Comune di Nocera Inferiore,
Gentile Sindaco,
Gentile Diocesi Nocera Sarno

ho appreso con enorme disgusto la notizia della morte di un cavallo sfruttato per trainare una delle carrozze in occasione della vostra “Cavalcata dei Re Magi” andata in scena lunedì 5 gennaio 2026 sera. Vi scrivo per esternarvi tutto il mio biasimo e per difendere queste esistenze la cui vita è messa alla mercé umana senza che loro abbiano mai dato il consenso.
Nel secolo in cui viviamo, nel millennio che ci vede cittadine e cittadini, trovo sconcertante che le altre specie vengano ancora sottomesse alla volontà umana, incluso quella più frivola.
Le altre forme di vita che esistono su questo pianeta non sono nostre schiave. Esse vivono al di là delle credenze, dei culti e delle religioni. Non hanno divinità, non credono in uno o più dei e sono libere dai condizionamenti della cultura. Per questa loro caratteristica, ma in primis perché sono esseri senzienti, devono essere lasciate in pace e non coinvolte con la coercizione finanche in rappresentazioni religiose.
Il 5 gennaio nel vostro paese è morto un cavallo, si è spezzata per sempre la vita di una creatura che non ha mai chiesto di venire usata per farvi divertire: che non accada mai più!
Il rispetto per la vita DEVE VENIRE prima del rispetto per statuette, simboli e tradizioni religiose.
Che Nocera Inferiore non mostri mai più il triste spettacolo della sottomissione animale!

Nome, Cognome, Città


Da inviare a:
protocollo@comune.nocera-inferiore.sa.it, sindaco@comune.nocera-inferiore.sa.it, servizioinformatico@diocesinocerasarno.it, parrocchias.prisco@libero.it,

Grazie a chi darà voce a queste creature sottomesse.



Carmen Luciano

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