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°° In Ricordo di Lidia °°

Ho riflettuto se fosse stato il caso oppure no di scrivere questo articolo che state leggendo, un po’ per decoroso silenzio, un po’ perché non conoscevo personalmente Lidia.. Ma poi la volontà di dare un ultimo ricordo a una persona che come me ha dato voce agli animali ha preso il sopravvento. Perché la sua ingiusta morte non può e non deve cadere nell’oblio.



Lidia, 49 primavere vissute sulla terra, sempre col sorriso sul volto, una personalità prorompente. Impegnata nel sostegno dei diritti LGBT, promotrice dello stile di vita vegan, sostenitrice del riconoscimento dei diritti animali. Questo scriveva di sé sul suo profilo Facebook.
Aveva il diritto di esistere, di continuare a coltivare i propri interessi, di portare avanti le proprie battaglie, come tutte le persone.
Invece è stata vigliaccamente uccisa da un individuo che non intendo descrivere a parole per non cadere nella diffamazione.
Una persona che, stando a quanto si può leggere dall’articolo di giornale sotto riportato*, avrebbe poi cercato di uccidersi senza averne il coraggio. Destino beffardo quello che accomuna tanti assassini: la forza di negare a se stessi la vita non la trovano, ma con quella degli altri ci riescono perfettamente.

Lidia nelle foto pubblicate sui social veniva raffigurata mentre manifesta nelle strade per i diritti animali, come in questo scatto dove tiene un cartello con scritto “noi animali vi preghiamo, non uccideteci”.
Lidia che pubblicava messaggi contro la violenza sulle donne sulla sua bacheca di Facebook..

Lidia ha provato sulla sua pelle cosa significa morire di morte violenta, come accade ogni giorno agli animali che si rifiutava di mangiare, e che difendeva con le sue energie.
Ha fatto esperienza di violenza finendo vittima di un femminicidio. Gli stessi atti che lei per prima condannava li ha vissuti in prima persona.
Una fine che non meritava, e che deve trovare giustizia: che chi ha commesso questo atroce delitto paghi amaramente.

Dall’assassinio di Lidia sono passate sui giornali altre notizie di donne uccise dagli uomini: compagni, ex mariti, fidanzati.
Non è possibile che le testate giornalistiche siano diventate un bollettino di guerra con vittime femminili.
Non si può più tollerare quanto sta accadendo vergognosamente sotto ai nostri occhi.
E’ una vera e propria emergenza sociale. Colpa del patriarcato che ancora infetta la nostra società. Colpa di un sistema ancora improntato sul maschilismo dove si soccombe facilmente sotto al peso della violenza.

Io credo sia arrivato il momento di iniziare ad agire, uniti e unite, contro questo fenomeno vergognoso a cui va trovato rimedio.
La vita non si tocca. Le persone non si feriscono, non si perseguitano, non si uccidono!

La lotta alla violenza sulle donne non deve essere solo di interesse femminile. Urge l’adesione attiva e l’impegno costante soprattutto di quegli uomini sani (di mente e di valori) che dovrebbero prendere le distanze da tali atti, giudicandoli pubblicamente e richiedendone a gran voce un giudizio legale.

Quante altre donne devono ancora morire?
Quante vite devono ancora essere spezzate?
Quante esistenze devono dissolversi nel pugno chiuso di individui violenti?
Incapaci di intendere e di volere, e poi sono capaci di atti disumani.

Che il ricordo di Lidia non svanisca. Che la sua forza nel lottare per i diritti animali dando loro voce ci dia la forza per lottare e dare voce anche a lei, e a tutte le altre donne che sono già confinate dentro una bara a decomporsi. Che non finiscano nell’oblio la sua determinazione, la sua volontà di cambiare il mondo, la sua speranza di una società migliore.

Un genere umano non più basato sulla violenza e sulla sopraffazione lo dobbiamo. Lo dobbiamo a noi stessi.
Lo dobbiamo a lei, il cui cuore ingiustamente non batte più.
Lo dobbiamo alle altre creature, i cui cuori finiscono addirittura nelle vaschette di polistirolo nel banco macelleria.


E’ facile dirti “riposa in pace” Lidia, quando non avresti dovuto riposare in una tomba ma in un letto.
Ovunque tu sia, spero ti abbiano accolto le anime di chi hai difeso fino all’ultimo dei tuoi giorni.
Dentro di me sento che è andata così.



Carmen


*

°°Novità My Best Veggie: Le CheeseCake Vegan°°

Ciao a tutt*! 🙂
Oggi, curiosando tra gli scaffali di un punto vendita Lidl ho trovato nel banco frigo una novità 100% vegetale della linea My Best Veggie che voglio mostrarvi. Si tratta di cheesecake monoporzione preparate con soli ingredienti vegetali, in due varianti di gusto: mirtillo e frutto della passione.

Ogni confezione racchiude due porzioni d 100 grammi ciascuna, ed il costo è di 1,79 euro. Trovandole dall’aspetto molto invitante, ne ho prese due confezioni al mirtillo e una ai frutti di bosco.

Qui di seguito la parte retro della confezione, con indicati ingredienti e valori nutrizionali.


Avevate già trovato questi dolcini vegani nella filiale Lidl vicino casa vostra? E se li avete acquistati, cosa ne pensate? Fatemi sapere.
Presto li assaggerò e saprò dirvi la mia opinione.

Vi ricordo che sul mio blog è presente una guida completa agli acquisti vegan nei supermercati, fra cui proprio quelli della catena LIDL.

Alla prossima segnalazione!

Carmen

°°Smettere di Mangiare Animali Aumenta il Rischio di Depressione?°°

Di recente è stato condotto uno studio dalla University of Alabama intitolato “Meat and Mental Health: A systematic review of meat abstention and depression, anxiety and related phenomena” pubblicato sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition.
Nonostante ci siano studi che affermino l’esatto contrario, stando a questa ricerca un terzo dei vegetariani sarebbe incline a mostrare sintomi di depressione.

Vorrei, in merito a ciò, scrivere e condividere con voi il mio pensiero.

Sarebbe interessante se la stessa University of Alabama spendesse le stesse energie e lo stesso impegno in una nuova, strabiliante ricerca dal titolo “come si può non rischiare la depressione venendo a conoscenza dell’inimmaginabile trattamento degli animali allevati e l’impatto degli allevamenti sull’ambiente, nonché quello dell’alimentazione a base di resti animali sulla salute umana“.

Prima di diventare vegetariana (nel 2002, all’età di 12 anni) sicuramente la mia vita era più leggera. Ma questo non perché mangiassi carni, pesci, uova o bevessi latte di altre femmine. Figuriamoci.
La mia vita era leggera perché vivevo beatamente nell’ignoranza.
La stessa ignoranza nella quale sguazzavano gli altri attorno a me.

Ignoravo tante cose: che ciò che masticavo e ingerivo servisse a nutrire il mio organismo, che quello che spesso trovavo nel piatto fossero animali, che la dieta di un individuo determina (assieme ad altri fattori) la sua salute e molte altre cose.
Soddisfacevo i miei bisogni senza molto riflettere sul come e mediante cosa venivano soddisfatti.

Poi, l’inizio dei dubbi e delle domande.

Perché i gatti erano liberi di vagare dove volevano e i loro cuccioli destavano tenerezza?
Perché i cani erano tenuti a catena davanti casa o davanti al capanno degli attrezzi a fare la guardia, e se le cagne partorivano accadeva che venivano disseminati per le campagne a morire di stenti?
Perché i maiali venivano tenuti in spazi piccolissimi costretti a mangiare nella loro stessa merda, per poi essere ammazzati verso natale?
Perché i conigli dovevano stare in gabbiette minuscole, con i peli delle zampe gialli di urina, dentro ambienti dall’odore acre a fare figli su figli da uccidere?
Perché le galline dovevano razzolare sul cemento confinate da una rete, e se non facevano uova erano pure delle “stronze”?

Perché accadeva tutto questo?

Mi sono chiesta tante cose. Alle domande, ai dubbi ho cercato la risposta: perché vivevo, e vivo, in una società umana dove le altre specie sono scambiate per proprietà, beni, cose da sfruttare fino alla morte.

Una gallina “ovaiola” in gabbia deceduta per colpa dell’industria delle uova.

E allora dopo aver riflettuto ed esserti res* conto dello schifo che hai intorno ti domandi: ma perché? Perché deve esistere tutto ciò? Perché così tanta cattiveria gratuita? Perché tutto questo dolore?

E purtroppo a tali quesiti non ho ancora trovato una risposta.

Sarà forse perché la nostra natura è questa? Quella di spargere sangue innocente? Sarà forse perché veramente una divinità ci ha detto che quanto possono vedere i nostri occhi è roba nostra?
Sarà per caso per il fatto che noi siamo noi e gli animali sono loro?




Quando si diventa vegetariani, e vegani, lo credo bene se si rischia di vivere momenti di depressione: con tutto il male che la nostra specie affligge alle restanti altre che hanno la sfortuna di condividere con noi il mondo è una reazione più che motivata.
Immagini il mondo che ci sarebbe se tutti rispettassero come rispetti tu la vita: hai davanti a te quell’immagine idilliaca ma non puoi sfiorarla con le dita perché la forza dell’amore e della compassione è piegata al vile denaro.

Quindi?
Che fare?
Continuare a mangiare animali, sbattendosene della sofferenza altrui e fingendo, anzi illudendosi fermamente, che quanto accade a MILIARDI di esseri viventi sia più che giusto e lecito?
Magari dando ascolto a persone che guadagnano promuovendo il consumo di carne, immuni dal provare vergogna nel tenere in mano pezzi di corpi smembrati sfoggiando un falsissimo sorriso?

Mai.
Piuttosto mi tengo il rischio di incontrare sul mio cammino depressione.
Dalla depressione ci si può risollevare.
Da una mentalità affetta da antropocentrismo e dall’essere spregevoli, un po’ meno.


Per tutti gli animali catturati e tenuti prigionieri per soldi, per tutti quelli fatti nascere col solo fine di morire e cedere il proprio corpo, per tutti quelli seviziati, torturati, sperimentati, fatti a pezzi, oltraggiati nel corpo e nella psiche io andrò avanti lungo questo cammino di consapevolezza intrapreso 18 anni fa, trasmettendola il più possibile agli altri.
Con tutte le mie forze. Con tutte le mie energie.
Per tutti i giorni che la vita vorrà concedermi.


Note della Dottoressa Luciana Baroni

Per aiutarvi a sviluppare il vostro senso critico:
✅Andate sempre a vedere a fine del testo, prima della bibliografia, alla voce FUNDING
✅ in questo caso troverete: ‘This study was funded in part via an unrestricted research grant from the Beef Checkoff, through the National Cattlemen’s Beef Association. The sponsor of the study had no role in the study design, data collection, data analysis, data interpretation, or writing of the report’.
Cioè l’industria della carne ha finanziato uno studio che conclude come non mangiare carne provochi depressione.
✅Lascio a voi ogni riflessione in merito.

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