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°°[Liverpool] Cala la domanda: il Supermarket Tesco chiude il reparto Macelleria e Pescheria°°

Belle notizie dal Regno Unito. Stando a quanto diffuso in rete da un cliente, il supermercato Tesco di Deysbrook Barracks (Liverpoool) starebbe per chiudere i reparti macelleria e pescheria. 

Il motivo? La scarsa domanda di carne e pesce.

I clienti sarebbero stati dunque avvertiti del cambiamento attraverso il seguente cartello, posto all’ingresso del negozio.

Sul cartello si legge:

“Dovuto alla bassa domanda dei clienti, il reparto macelleria e pescheria presto chiuderà. Potrete ancora trovare prodotti simili nei nostri reparti del pre-confezionato collocati nel negozio. Per qualsiasi informazione, domandare al collega”.

La chiusura di tale reparto sarebbe giunta proprio adesso che i reparti dedicati a frutta, verdura e alimenti vegetariani/vegani si stanno espandendo. 

Un bellissima notizia per gli animali che speriamo presto vedere felici di vivere liberi e non esposti, morti, dentro espositori di vetro. 

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°°Guida agli Acquisti Vegan nei Supermercati Dipiù°°

Ieri, per curiosità, mi sono recata in un nuovo supermercato aperto non distante da casa mia. Si tratta di un punto vendita “Dipiù“. Ci erano già stati mia mamma e mio fratello e al ritorno avevano con sé, fra gli acquisti, delle fantastiche crostatine ai mirtilli realizzate con farina integrale e ingredienti bio. Mi sono chiesta dunque chissà quanti altri alimenti vegan fossero in vendita.

E allora eccomi qui con un nuovo articolo-guida per eventuali acquisti, finalizzato a mostrarvi cosa c’è di 100% vegetale sugli scaffali. Un aiuto, come sempre, per promuovere lo stile di vita empatico definito vegan.

Buona lettura!

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Nei punti vendita Dipiù, oltre al classico reparto ortofrutta (controllate sempre la provenienza dei vegetali) ho trovato molti alimenti vegan direi.

Per la prima colazione, per esempio, c’è abbastanza scelta di biscotti integrali bio, bevande vegetali (soia alla vaniglia/cioccolato, riso, avena) e cereali soffiati bio. Eccovi le foto dei prodotti che ho trovato. Potete andare sul sicuro: ho controllato tutte le confezioni con relativi ingredienti. Niente latte, uova né olio di palma.




Il reparto farine l’ho trovato davvero grande e ben fornito di tanti tipi di farina diversi: di maranto, riso, grano tenero ecc. Alcune integrali, altre più raffinate (tipo “00”).

Addirittura sul cartellino della farina bio di grano tenero ho trovato la dicitura “vegan“.

Le farine sono molto interessanti perché possono essere acquistate per preparare in casa dolci o alimenti salati freschi. (Vi ricordo che potrete trovate le ricette e ricettario vegan gratuito AgireOra scaricabile in pdf qui sul mio blog).

Per la preparazione di primi e secondi ho trovato invece molte opzioni fra cereali in chicco, pasta e mix di legumi, quasi tutti da agricoltura biologica.


Per la merenda vegan, o gli spuntini da aperitivo, Dipiù offre le famose crostatine integrali di cui vi parlavo all’inizio, yogurt di soia e tanti snack salati biologici. Inoltre nel reparto bibite sono presenti anche dei succhi di frutta e verdura. Sono da preferire, secondo me, gli estratti freschi fatti in casa. Ben vengano comunque le opzioni già pronte.

Per terminare, ho trovato sugli scaffali anche le buonissime caramelle Panda, che da 90 anni offrono il top della qualità dolciaria con ingredienti vegetali! Sulle confezioni l’azienda nordeuropea ha voluto indicare che i loro prodotti sono vegani 🙂

Le liquirizie qui sotto raffigurate, proprio a marchio Panda, mi fanno letteralmente impazzire! Le trovo buonissime, ed è un piacere vedere che questo marchio sia sempre più presente in Italia.

Tirando le somme, Dipiù è un supermercato che può offrire molti prodotti utili se si è persone rispettose degli animali. Forse, e dico forse, manca la parte della cosmesi eco green. Sono sicura però che col tempo la catena potrà anch valutare di potenziare il reparto beauty introducendo novità cruelty free.

Detto ciò, il mio augurio è sempre lo stesso. Al supermercato, al mercato, nei piccoli negozi: buon shopping etico! 🙂

°°Proprio Nulla di Etico nell’Essere Vegani? – In Risposta all’Articolo di The Vision°°

Per la serie “diamo spazio a chi non merita attenzioni“, oggi vi propongo un post di risposta ad un articolo pubblicato da un sito di cui fino mezz’ora fa nemmeno sapevo l’esistenza: The Vision. Pubblicato in data 18 Settembre 2017, l’ articolo circa l’assenza di etica nell’essere vegani ha destato molto interesse fra i non vegani e molto fastidio fra chi è vegan.

Essendo statomi segnalato da molte persone, eccomi qui a scrivere due righe in merito. Perché è giusto mettere in chiaro cose ancora poco chiare, ed è giusto difendere cause nobili se vengono rese banali da chi non sa più a cosa attaccarsi. Che sia per pulirsi la coscienza, o per fare il pieno di condivisioni sul sito.

Dopo aver letto attentamente l’articolo (recupererò in qualche modo 10 minuti andati sprecati della mia vita) la prima cosa che ho intravisto è stata una palese proiezione che emerge tra le righe. Ora più che mai, soprattutto fra gli onnivori, la tendenza a vedere negli altri il marcio che si nasconde dentro di sé is the new black.

Ma senza tanto scomodare la psicologia, passiamo all’articolo.
Nel testo si parla in modo molto ironico, a tratti sarcastico, dell’ipotetica brama vegana di essere “etici” a tutti i costi citando libri di etica & co.
Partendo da Giulia Innocenzi, presa forse come guru della popolazione vegana mondiale (parliamone!), si passa ad esaminare alcuni alimenti vegetali utilizzati nella cucina vegan per svelarne i retroscena poco decorosi: danni ambientali, schiavitù umana e altre realtà deplorevoli che, stando a quanto scritto da Matteo Lenardon, non importerebbero poi così tanto ai vegani che antepongono la tanto ambita etica a tutto il resto.

I quattro alimenti tirati in ballo sono: l’avocado, la quinoa, gli anacardi e le mandorle.

quinoa.jpg

Beh, che dire, alimenti che i vegani come me consumano tutti i giorni.
Ma che dico, tutte le ore. Scherzavo: ogni secondo!
In realtà non lo diciamo ma i più etici di noi hanno direttamente sacche di alimento endovenoso e aghi in vena per non far mancare mai al verdognolo corpo avocado, quinoa, anacardi e mandorle. Un po’ scomoda da trasportare ma la sacca con la V sopra non può mancare!

Ironia a parte, dire che i vegani si alimentano prevalentemente di questi alimenti, è come dire che gli onnivori si alimentano di caviale e foie gras quotidianamente.

Matteo Lenardon, reggiti forte: gli anacardi li compro da commercio equo-solidale e il consumo personale non supera i 100 g al mese, proprio esagerando.
Reggiti ancora più forte: le mandorle le mangio meno adesso di quanto non abbia fatto da onnivora fra confetti e decorazioni delle colombe pasquali.
Non cadere dalla sedia: la quinoa l’ho assaggiata una volta sola e per la difficoltà nel tenerla con la forchetta l’ho tagliata fuori dalla mia alimentazione. Così per discriminazione alimentare.
Non svenire a terra: ti confesso che non ho mai mangiato un avocado in vita mia in 15 anni da veg.

Raccontare i cupi retroscena di alcuni prodotti che oggi spopolano nei supermercati (e che spesso manco vengono considerati!) può essere molto importante ed utile, ma se tali informazioni vengono usate come mere “armi” per colpire chi ha oggettivamente più sensibilità, si sbaglia di grosso.
L’arma diventa un boomerang che torna in faccia a chi lo ha lanciato.

Dov’eri, Matteo Lenardon, quando gli anacardi la gente li mangiava senza nemmeno sapere cosa fossero, ingurgitandone manciate intere durante gli aperitivi salati (insieme alle noccioline) al bar e nei pub? O a casa? Eri impegnato pure tu a fare un aperitivo?

Dov’era la tua attenzione e la tua sensibilità verso le cause ambientali e sociali quando le mandorle generavano un enorme business per i negozi di bomboniere e oggettistica da cerimonia? Vorresti forse dirmi che quelli lanciati addosso a innumerevoli sposi fuori dalle chiese o legati nei sacchetti attaccati alle bomboniere siano tutti provenienti da coltivazioni controllate, dove i diritti dei lavoratori vengono rispettati e dove non esiste alcun tipo di inquinamento?

Ti sei mai chiesto quali tipologie e quante tipologie di traffico illegale sostieni con la tua alimentazione?
In che modo riesci a non essere un peso per l’ecosistema e per gli altri tuoi simili, alimentandoti?

Spero tu non abbia mai addentato una fettina di carne, perché esiste un vero e proprio sfruttamento dei lavoratori anche nell’industria dello smontaggio animale.
Pensa, nel 2013 si parlò di operai pagati 3 euro l’ora, una paga quasi inferiore a quella percepita dagli operatori dei call center. Con la differenza che nei call center non c’è puzza di budella né ci si sporca di sangue.
Spero tu non abbia mai digerito un chilo di carne, perché in quel momento hai privato ai tuoi simili ben 15 kg di cereali e 15000 litri di acqua potabile. Sempre riferendomi alla carne, spero non sia fra i tuoi consumi anche per motivi ambientali: secondo la Fao(Food and Agricolture Organization of the United Nation) l’allevamento determina una quantità di emissioni di gas serra (18%) più alta dei trasporti (13%). Altri studi invece stimano che considerando tutto il ciclo dell’allevamento l’impatto possa addirittura superare il 50% del totale.

Mi auguro tu non abbia mai gustato una tartina coi gamberetti: mangiandola avresti sentito il retrogusto di schiavitù minorile, della tratta di umani costretti a lavorare sui barconi o di persone buttate in mare e ammazzate se osano ribellarsi. Gamberetti che finiscono poi dritti nei mangimi impiegati negli allevamenti di animali nei paesi ricchi.
Hai mai mangiato animali allevati che a loro volta hanno mangiato questi mangimi?

Avrai sicuramente evitato come eviteresti un vegano a cena l’acquisto di un qualsiasi tipo di alimento o bene di consumo proveniente da multinazionali che incatenano esseri umani e devastano l’ambiente. Giusto? Oppure no?

Se rifletti bene, tu, ma anche gli altri che come te hanno in qualche modo provato soddisfazione nel credere veritiere le cose che hai scritto, in questa gara a chi è meno etico non hai alcuna vittoria contro quelli che tu definisci “adepti”.

La verità è che è troppo facile vedere gli errori altrui dimenticandosi dei propri.
Fino a poco prima dell’impennata che ha avuto l’alimentazione vegan eravate tutti impegnati a fare altro. Magicamente, adesso che esistono milioni di persone a cui importa seriamente qualcosa, vi sentite minacciati.
Ed essendo molto più semplice criticare quell’ipotetico “poco” fanno gli altri anziché muoversi e dimostrare di saper fare di meglio, state li a criticare.
Perché agire, anziché parlare, fa fatica.

Essere vegani non è una scelta personale come tante altre, caro mio, è una scelta mirata al benessere della collettività, a quella degli animali e ovviamente al pianeta che ci ospita. E’ più che una scelta personale.
Se smettessimo di far nascere miliardi di animali erbivori a cui siamo costretti a dare cibo per farli ingrassare, per poi macellarli, sul serio quel cibo che adesso va sprecato per una causa ignobile potrebbe liberare il nostro genere dalla fame.
A patto che a te e agli altri clienti delle paninoteche interessi.
Hai mai provato sulla tua pelle cosa vuol dire non avere cibo? Sei mai stato scacciato via con la violenza perché la multinazionale di turno si è appropriata dello spazio che ti serviva per coltivare?

Veganismo non vuol dire abbuffarsi di anacardi, mandorle, quinoa o avocado.
Siamo in tantissimi a riuscire ad esser vegan con ciò che si può tranquillamente trovare in Europa, in Italia, e perché no, nell’orto di casa.
Essere vegani non significa ambire ad essere migliori, più degli altri, ma ad esser migliori rispetto a chi eravamo prima, da non consapevoli. E scusa se è poco.
Esser vegani non significa creare fac-simile di alimenti “onnivori”, significa comprendere che gli animali non sono cibo e che noi, umani, non siamo al vertice di nessuna piramide di importanza.
Esser vegani è un atto di gentilezza nei confronti di qualsiasi cosa che ci circonda. Incluso te.

Ma tu non lo puoi sapere.
L’unica cosa che puoi fare, la prossima volta che ti troverai privo di idee per scrivere un nuovo pezzo, è chiedere aiuto chi ti sta di fronte a scegliere. Magari è vegano.
Fra un articolo contro i vegani o un articolo contro vegani, l’unica scelta intelligente possibile è non scrivere.

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