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Oggettistica Vintage e d’Antiquariato in Sostegno dei Rifugi Antispecisti

Care lettrici e cari lettori,

vi informo con molto piacere che, con gli oggetti donati da Barbara Mugnai (artista e attivista antispecista), è in corso una vendita speciale finalizzata al raccogliere fondi per sostenere rifugi di animali salvati dalla morte.

Barbara ha deciso di donare oggettistica vintage e d’antiquariato di proprietà familiare, meravigliosi complementi d’arredo e abbellimento per la casa, per aiutare concretamente i rifugi Ohana Animal Rescue Family ODV e Rifugio Chico Mendes ODV, due realtà nate sul territorio toscano che accolgono numerose creature.

Affinché gli oggetti possano essere acquistati in tutta Italia, la vendita è in corso online sull’affidabile sito di compravendita Vinted (potete iscrivervi cliccando QUI e ottenere un buono sconto fino a 15 euro).

La preparazione dei pacchetti, sempre corredata da materiale informativo vegan, è a mia cura.

Come sopra espresso, tutto il ricavato verrà devoluto in beneficenza per sostenere questi rifugi, ma anche altre realtà ODV del territorio che quotidianamente affrontano ingenti spese per le cure e i bisogni degli animali ospitati.

Quanto raccolto e donato verrà indicato in questo articolo.





Qui la lista degli oggetti in vendita:

Pesciolino in porcellana Royal Class
Servizio da Tè Shabby Chic Amadeus
Rosa in ceramica su foglie argentate
Maxi tazza mug con gattini
Mescolavino / mixer da cocktail in metallo argentato
Vassoio in peltro d’antiquariato Achille Gamba
Ceramica giapponese decorata a mano
Busto in legno intagliato a mano figura maschile etnica
Candela a forma di cuore con rose bianche
Borsa Vintage Ermanno Daelli
♦ Fermacarte sole e luna – VENDUTO
Conchiglia Sagittario
Conchiglia Scorpione
Piatto da frutta
Set vassoi in ceramica Schonwald
Vassoio in legno Rue Royale
Vassoio in porcellana con fiori
Vassoio in acciaio in edizione limitata
Vassoio tondo con frutti decorati
Vassoio ottagonale con fiori
Elegante quadro in legno rettangolare
♦ Coppia di Cigni in vetro di murano – VENDUTO
Portacandele in argentoVENDUTO
Mini vassoio e tazzina in porcellana
Bicchiere in cristallo Art NouveauVENDUTO
Caraffa in vetro con bordo oro
Teiera vintage in porcellana
Contenitore in vetro ermetico
Piattino in ceramica con cuori
Portacandele fiore in vetro
Maxi pentola in coccio
Vaso da fiori in vetro massiccio
Vassoio in porcellana rettangolare con fiori
♦ Piatto in ceramica decorato a mano – VENDUTO



→ Seguiranno altri articoli, sempre disponibili su Vinted.

Per acquistare uno o più oggetti il cui ricavato andrà in beneficenza potete cliccare direttamente sul link.
È possibile organizzare spedizione unica per più oggetti.


Potete aiutarci ad aiutare gli animali anche solo condividendo questo articolo informativo.
Grazie di cuore!

Carmen & Barbara



Trappole-colla e animali morti di stenti nei negozi ACTION

Care lettrici e cari lettori,

in questo momento, mentre scrivo il presente articolo, una creatura che ho provato a salvare oggi pomeriggio si sta lentamente spegnendo incollata col corpo a un’esca adesiva, e chissà quante altre come lei.

Nella giornata odierna – martedì 11 agosto 2026 – mi sono recata in un punto vendita ACTION ITALIA della provincia di Pisa. Fatto qualche passo fra le corsie ho notato delle scatole rettangolari basse, in metallo, posizionate sul pavimento in diversi angoli del negozio: erano esche a marchio “Catchmaster” (azienda del New Jersey) finalizzate a catturare, intrappolare e a uccidere piccoli animali.

Mi sono avvicinata a uno di questi vergognosi strumenti di tortura legalizzati e con profondo sgomento ho notato che la creatura finita sopra il foglio adesivo era ancora in vita. Si muoveva disperata, nel vano tentativo di divincolarsi dalla colla che la teneva bloccata per le zampe anteriori.

Sono corsa a parlare con una dipendente per chiedere di avere un confronto con la responsabile, alla quale ho fatto notare che c’era un esserino che stava lottando per liberarsi.
Trasmettendomi sincero dispiacere per la situazione, la responsabile mi ha spiegato che queste invenzioni malevole vengono installate da una ditta esterna che sarebbe in possesso di speciali chiavi per l’estrazione dei cartoncini-colla. “È obbligatorio che teniamo queste esche perché abbiamo del cibo all’interno dei negozi”, mi ha riferito. In tutta risposta, le ho fatto presente che nessuna creatura entra con volontà di arrecare fastidio agli esercizi commerciali, e che tutto questo è profondamente ingiusto.

Se dal punto di vista etico le trappole colla sono un chiaro esempio di immoralità (pensate, mentre gli esseri umani fanno serenamente shopping c’è chi nell’indifferenza più totale muore di stenti), dal punto di vista dell’HACCP sono strumenti non obbligatori.


La creatura in vita rimasta incollata sulla trappola adesiva

In Italia ogni negozio che vende generi alimentari, come nel caso di Action, ha l’obbligo di prevenire e controllare la presenza di animali definiti per specismo “infestanti“, ma la normativa non impone necessariamente di ucciderli. Anzi, il sistema HACCP è impostato innanzitutto sulla prevenzione, il monitoraggio e il controllo del rischio. Il Regolamento (CE) 852/2004 richiede espressamente procedure igieniche comprendenti il controllo di questi animali che devono essere tenuti distanti.


Le soluzioni possono essere organizzate secondo una logica definita, ancora con vocabolario specista, di “pest prevention”, cioè impedire agli insetti di entrare e rendere il locale poco attrattivo.

1. Barriere fisiche

  • installazione di zanzariere a maglia fine su finestre e aperture;
  • porte dotate di chiusura automatica;
  • tende a strisce o altre barriere fisiche appropriate agli ingressi;
  • sigillatura di fessure, crepe, passaggi di tubazioni e altri punti di accesso;
  • manutenzione delle strutture per eliminare i possibili punti d’ingresso.

2. Riduzione delle condizioni che attirano gli insetti

  • eliminazione tempestiva di residui alimentari;
  • pulizia frequente di pavimenti, scaffali, superfici e zone difficilmente accessibili;
  • contenitori dei rifiuti chiusi e facilmente lavabili;
  • rimozione frequente dei rifiuti organici;
  • eliminazione di ristagni d’acqua e fonti di umidità;
  • corretta conservazione degli alimenti, soprattutto quelli facilmente accessibili agli insetti.

Queste misure sono particolarmente importanti perché l’HACCP deve individuare i pericoli, stabilire misure preventive e verificarne l’efficacia.

3. Monitoraggio senza uccisione

È possibile anche prevedere un sistema di monitoraggio che permetta di capire quali insetti sono presenti e da dove arrivano, utilizzando, a seconda del caso:

  • trappole di monitoraggio non letali, ove tecnicamente idonee;
  • sistemi di osservazione/ispezione;
  • monitoraggio delle merci in entrata;
  • controllo periodico di magazzini, scaffalature e zone nascoste;
  • registrazione degli avvistamenti per individuare eventuali ricorrenze.

L’obiettivo infatti è intervenire prima che si sviluppi un’infestazione, anziché arrivare alla necessità di un trattamento chimico.

4. Gestione delle merci in ingresso

È molto importante controllare cartoni, cassette, imballaggi e derrate prima di introdurli nel punto vendita. Un’infestazione può infatti essere introdotta proprio attraverso le merci.

Fare acquisti in un negozio che ha predisposto trappole letali dove piccoli animali muoiono soffrendo terribilmente è una pessima customer experience che, nel caso di persone dotate di sensibilità come me, porta a decidere di non esserne più cliente.

Consapevole che niente è impossibile e che il progresso empatico è alla portata di tutti,
ho deciso di scrivere una mail ad ACTION con richiesta di rimozione delle esche-colla dai propri punti vendita.
Chi desiderasse difendere la vita in ogni sua forma e cooperare affinché l’umanità diventi un luogo migliore,
può fare copia incolla del testo e compilare il contact form della catena cliccando QUI.

Tipo di richiesta → Negozio
Categoria → Altri argomenti
Sottocategoria → Regolamento del negozio
Domanda → Altre domande sulle regole aziendali

Testo da inserire in DESCRIZIONE

Gentile Action
facendo acquisti presso uno dei vostri punti vendita ho notato che all’interno del negozio sono presenti esche-colla per attirare con l’inganno, intrappolare e uccidere animali, che siano insetti o piccoli mammiferi come i topi.
Trovare strumenti simili che arrecano inaudita sofferenza a queste creature che muoiono di stenti, mentre facevo shopping, mi ha portato a provare un profondo senso di dispiacere tanto da voler uscire dal vostro negozio per non farvi più ritorno.
Consapevole che per legge, in quanto attività con vendita di alimenti, siate soggetti al sottostare a regole di HACCP, è doveroso ricordare che le trappole cruente come quelle collanti non sono obbligatorie e che possono essere adottate soluzioni decisamente più etiche.
Con la presente comunicazione vi chiedo di rivedere il vostro piano di HACCP aziendale abbandonando l’uso di strumenti volti a uccidere gli animali, per adottare strategie preventive che con arrechino dolore e sofferenza per piccoli esseri senzienti, cagionandone la morte.
In attesa di un vostro gentile riscontro porgo distinti saluti.



Volendo si può allegare la foto caricata qui nell’articolo.
Compilare poi la parte con i dati e inviare la richiesta di contatto.

IMPORTANTE:
si può inviare una mail anche alla ditta Catchmaster che rifornisce le aziende di strumenti di tortura simili.

“Dear Catchmaster (if one can even call you that), I came across one of your shameful glue traps inside a store in Italy. I am writing to express my strong objection to your business, which causes suffering and death to animals. Seeing a tiny creature struggling to free itself from the glue is horrible. You should be ashamed of yourselves!” – Nome, Cognome, Città

da inviare a: INFO@CATCHMASTER.COM, DBeckius@catchmaster.com


Grazie a chi si unirà in questa iniziativa volta a difendere ogni vita.

Pordenone • Paziente Vegana Attaccata da un Medico per la sua Alimentazione Nonviolenta

Pordenone. Mercoledì 7 gennaio 2026. Ospedale Santa Maria degli Angeli.

Una donna di 46 anni, B. L., si reca presso la struttura per essere visitata da un medico al quale chiedere consiglio per un anomalo aumento di peso. Attende un’ora assieme ad altri/e pazienti, fino a quando la professionista, M. C., arriva e la fa entrare nello studio.

La paziente inizia a riferire alla dottoressa che da qualche tempo ha notato uno strano aumento del peso corporeo che le desta preoccupazioni poiché non vi sono stati grandi cambiamenti nelle sue abitudini quotidiane. La dottoressa le fa delle domande, riceve delle risposte. Il confronto è lineare, fino a quando non viene interrotto dall’informazione riguardante lo stile alimentare della paziente: B. L. è vegana. Ha smesso di mangiare animali quando aveva appena 6 anni. Entrare in uno stabulario di sperimentazione animale accompagnata da un adulto, nonostante la sua giovanissima età, le ha acceso un’inestinguibile consapevolezza che l’ha portata al rifiuto di cibarsi dei corpi delle altre specie e, più avanti negli anni, anche al rifiuto di portare in tavola la sofferenza generata dai derivati corporei animali.
La professionista cambia atteggiamento. Inizia a dirle che “può al massimo capire i vegetariani ma i vegani no”. Le riferisce, in modo del tutto allarmistico, che “l’alimentazione vegetale distrugge l’organismo umano“. La paziente si sente attaccata. Cerca di esporle le sue ragioni, argomentando le sue scelte, ma dalla professionista vi è chiusura totale.
B. si sente a disagio. Sente il cuore a mille per la situazione stressogena che si è creata.
Il medico scrive il referto, che le viene consegnato. Su di esso, nero su bianco, la sentenza: “si sconsiglia di proseguire dieta vegana e si consiglia passaggio almeno a una dieta ovo-latto vegetariana“.

Parte del referto della dottoressa M. C. – Estratto pubblicato previa autorizzazione della segnalante

La paziente esce dall’ambulatorio dove si è sentita giudicata per le sue profonde scelte di vita. Mi scrive un messaggio privato sulla pagina. Si sfoga, incredula di quanto le è successo presso l’ospedale dove si era recata per ricevere supporto, aiuto e sostegno, non certamente un trattamento sgradevole.

La demonizzazione dell’alimentazione vegetale

Ciò che è successo alla segnalante, che come le ho scritto in privato ha tutto il mio sostegno e la mia comprensione, non è un caso isolato. Numerose sono state le persone che mi hanno riferito di aver vissuto momenti di forte stress, di giudizio e di aspre critiche – ma anche di bullismo, derisione e scherno – in ambito ospedaliero per aver semplicemente informato il personale della propria alimentazione vegetale. Una cara amica con svariati anni più di me, cadendo e facendosi male, mi ha riferito che in ospedale hanno attribuito la sua frattura all’alimentazione vegetale da lei seguita da anni, e che ha avuto enormi difficoltà ad ottenere un pasto completo durante la degenza. Il menu non era bilanciato, scarseggiava in proteine vegetali e lei si è sentita trattata con sufficienza perché era “la vegana”. Un atteggiamento tutt’altro che professionale, quello avuto dal personale ospedaliero della provincia di Pisa dove è stata ospedalizzata, e che in poco differisce con quello avuto dalla suddetta professionista che non si è trattenuta dal dimostrare insofferenza verso una dieta che esclude morte e sofferenza animale.
Cercando il curriculum vitae del medico in questione, ho appreso che ha conseguito nel 2016 un master di II livello in nutrizione clinica e dietologica presso l’Università Politecnica delle Marche.
Mi domando se questa dottoressa, lungo gli anni della sua formazione accademica, abbia mai sentito parlare di colleghe professioniste esperte in nutrizione vegetale: la dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), per esempio; o Michela De Petris, esperta in alimentazione oncologica che è stata di grande aiuto con le sue diete personalizzate per pazienti malati di tumore, ai quali ha salvato la vita. la dottoressa Roberta Bartocci, esperta in alimentazione vegetale chetogenica.. E che dire della dottoressa Silvia Goggi? Nei suoi libri, best seller, ha raccontato di essersi avvicinata alla nutrizione vegetale piena di dubbi e scetticismo, per poi scoprire – e verificare con dati scientifici alla mano – che essa è la migliore in assoluto e in ogni stadio della vita umana. Ma le figure professionali che attualmente sono impegnate nella diffusione del corretto approccio col cibo e dello stile di vita sano sono sempre più numerose. In America, il dottor Neal Barnard, conosciuto a livello internazionale, promuove l’alimentazione vegana attraverso la sua organizzazione Physicians Committee for a Responsible Medicine, che coinvolge oltre cento professioniste e professionisti. Realtà che faranno sicuramente provare stima e gioia, ovunque essi siano, coloro che in passato hanno speso la propria intera esistenza per promuovere un modus vivendi empatico e non violento: i dottori John Frank Newton e William Lambe, medici amici di Percy Bysshe Shelley e sostenitori del protoveganismo; il dottor William Andrus Alcott, che nella prima metà del 1800 ha raccolto in una sua opera ben 100 esempi di illustri personalità di tutti i tempi che hanno abbracciato l’alimentazione vegetale. Perché la nutrizione vegetale, se alla dottoressa M. C. fosse sfuggito, affonda le radici nella storia dell’umanità stessa.
La conoscenza della scrittura come peculiarità elitaria con ogni probabilità ci ha depauperato di preziose fonti e testimonianze del passato inerenti al non consumo di animali, ma fortunatamente qualcosa è giunto fino a noi anche delle epoche remote: dalla metempsicosi di Pitagora al quadrifarmaco di Epicuro, entrambi non consumatori di animali, fino a Plutarco e alla sua opinione tagliente: l’essere umano non è un sarcofago né cannibale, pertanto la sua natura non è quella di consumare cadaveri di esistenze composte della sua stessa materia.

Vorrei sinceramente capire come una figura professionale del XXI secolo sia rimasta così ‘indietro’ rispetto alle conoscenze in materia di nutrizione vegetale. Mancanza di tempo, di volontà, di possibilità o puro disinteresse?
Mi domando altresì come possa una donna, dotata degli stessi organi riproduttivi e delle stesse ghiandole mammarie, suggerire ad un’altra donna di cibarsi ‘almeno’ di formaggi, di bere ‘almeno’ latte e di consumare ‘almeno’ uova di femmine di altre specie.

Cosa è il latte? è secrezione mammaria di vacche, pecore, capre che vengono fecondate artificialmente per rimanere gravide, partorire, veder portato via per sempre il proprio cucciolo e munte fino a quando non verranno rimpiazzate dalle proprie figlie schiave. La fine, ovviamente, è sempre il mattatoio.
Cosa è il formaggio? è secrezione mammaria delle creature sottomesse appena citate, cagliata spesso col quarto di stomaco degli stessi cuccioli che non verranno mai allattati. Un alimento del tutto innaturale che, oltre a generare dipendenza come l’eroina (parole del dottor Neal Barnard), arreca danni alla salute umana.
Cosa sono le uova? sono ovuli non fecondati di femmine ovipare che in natura, da cellule ‘base’, danno vita a nuove individue e nuovi individui.

È facile, troppo facile dal caldo di uno studio, comodamente seduta a una scrivania, stare a disquisire sull’importanza del mangiare derivati animali, o i loro corpi per intero, quando a patire dentro capanni, gabbie, fra luce costantemente accesa, aria irrespirabile, feci, corpi sofferenti ci sono altre esistenze.
Sono sicura che la professionista in questione, se prendesse il posto di uno degli animali allevati (40.000 creature ammazzate ogni secondo) anche per una sola ora, tornando nelle sue fattezze umane ci penserebbe due volte prima di suggerire di mangiare animali.

Sapere che all’interno della sanità pubblica vi sono elementi simili, che hanno il coraggio di sconsigliare a chi ha preso consapevolezza di non averne più e di fare passi indietro nella strada del rispetto per ogni forma di vita, è sconcertante e inaccettabile.

Mi auguro che la dottoressa M. C., alla quale necessariamente scriverò due righe, si ravveda, e che non cada mai più nella banale demonizzazione del veganismo, che non è un semplice ‘stile alimentare’, ma una ragione d’esistenza che non può essere rinnegata da parte di chi ama le altre creature tanto quanto la propria vita.

A coloro che hanno fatto esperienza dei medesimi attacchi, un caloroso invito a continuare ad abbracciare i propri nobili ideali di non violenza: che gli animali non siano nostri schiavi e che debbano essere lasciati liberi di esistere è una verità inconfutabile che non ha bisogno di prove.

Alle mendaci verità speciste in tasca, continuiamo a preferire la sensibilità interspiece nel cuore.



Dott.ssa Carmen Luciano
Autrice, Blogger e Attivista Antispecista per il Riconoscimento dei Diritti Animali






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