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°°Bullismo e gara ad indovinare la morte di una donna vegan: “Non arriva a Giugno”°°

I social network, nati con il fine positivo di mettere in collegamento le persone anche a distanza di continenti, oggi più che mai si sono trasformati in covi dove odio e cattiveria gratuita dilagano.

Vittime della più totale assenza di rispetto sono quasi sempre coloro che provano ad avvalersi del loro diritto di espressione, inalienabile a ciascun umano, per condividere messaggi divergenti da quelli ordinari.

Oggi, dando uno sguardo a pagine social spesso e volentieri impegnate nel bullismo su persone vegan, mi sono imbattuta in un post vergognoso. Vomitevole, per meglio dire.

Nel mirino di uno degli antivegani più repressi in Italia è finita Pamela Scuppa, donna estroversa che utilizza il suo profilo e le sue pagine per parlare delle sue scelte alimentari. Pam, così si fa chiamare, può essere o non essere presa come esempio da seguire. Ciascuno è libero di scegliere i propri modelli. Essere in disaccordo con le sue idee però non regala il diritto di offenderla pesantemente e pubblicamente.

Come è accaduto spesso, la solita pagina antivegan ha condiviso la foto della donna, gettandola in pasto agli utenti che non hanno certo speso parole d’amore nei suoi confronti.

Se tra persone civili si prova dissenso e ci si volta altrove, fra quelle abituate a provare piacere nella cattiveria gratuita è andata creandosi una vera e propria gara. Gara mirata a indovinare la data in cui Pamela Scuppa dovrebbe morire. Commenti e parole che trasudano disumanità, e che ho deciso di immortalare con la speranza che gli autori possano essere se non puniti almeno condannati moralmente.

Particolarmente offensive le parole di Monica Paravella, che senza il minimo senso di solidarietà femminile ha ipotizzato il decesso nel mese di giugno 2018.

Ben 7 commenti di risposta al suo:

Non meno crudeli gli altri commenti:

L’idea che la società sia infettata dalla presenza di individui così incivili è avvilente. Mi domando come si possa arrivare ad esternare senza vergogna il proprio vuoto interiore.

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°°Ironia sul Bimbo Vegano Suicidatosi per Bullismo: “Fatto Bene, Pure Merda Addosso”°°

Si chiama Nicola Pianu l’autore dello sconcertante commento comparso sulla pagina ExtraVegano in risposta al link inerente alla scomparsa di un bambino vegano vittima di bullismo. Il bimbo, Louie Tom Fenton, avrebbe deciso di togliersi la vita sotto il pesante peso dei bulli che da tempo lo deridevano per la sua alimentazione. Le umiliazioni, da verbali, erano passate anche a fisiche: al bimbo infatti i compagni-mostri non avevano mancato di lanciare carne addosso.
Pianu, apprendendo la notizia del suicidio del dodicenne inglese e la modalità di offesa che aveva ricevuto, ha scritto:
<<Fatto bene, pure merda addosso. Tanto i vegani sono fatti di merda>>.

cover pelliccia vera.png

A dare notizia della vergognosa esternazione è stata la stessa pagina ExtraVegano, che ha reso pubblico il commento con uno screenshot.

pianu
Bisogna essere davvero delle persone incivili, e degli umani dalla dubbia utilità sociale unita a scarsità d’intelletto, per arrivare a concepire un pensiero così crudele.
I compagni di Louie avrebbero fatto bene a lanciargli carne (animali uccisi) addosso?
Addirittura avrebbero dovuto lanciare “merda” sulla sua persona perché “tanto i vegani sono fatti di merda”?

Chi è vegan è fatto in carne, ossa e sentimenti. Quelli che mancano a chi non ha rispetto per la vita degli animali e dimostra di non averne nemmeno per quella dei propri simili.

Una frase del genere lasciata pubblicamente da un adulto nei confronti di un bimbo che ha compiuto un gesto disperato spinto dallo sconforto è l’ennesimo oltraggio alla sua persona e al suo ricordo.

Mi vergogno immensamente di sapere che una persona come Nicola Pianu esista indisturbata oltraggiando la nostra specie con il suo esempio deturpante.

Non è la prima volta che dalla Sardegna giungono frasi offensive verso chi è vegan. Già qualche tempo fa vi avevo mostrato lo scandaloso linciaggio social di cui fu vittima una ragazza vegana sarda. Linciaggio nato ed esteso da persone del suo stesso luogo.

Come nel caso di Simona Fais, spero che anche stavolta l’ennesimo autore di così tanta cattiveria possa essere punito per le parole che ha avuto il coraggio di spendere.

La vegefobia è una triste realtà che deve essere ostacolata prima che la violenza sugli animali finisca riversata su chi li difende.

°° 2006-2016: 10 Anni di Think Green °°

<<Oggi ho mangiato il coniglio in umido, AHAHAHA!>>.
<<Mia nonna lo ha fatto al forno ieri sera, vedessi che buone quelle zampine!>>
<<Ma lo uccide lei o lo compra già ammazzato?>>
<<Ogni tanto lo compra vivo e lo ammazza lei. Un bel colpo dietro la testa. A volte gli strappa via la pelliccia che ancora si muove. Che buono al forno AHAHAH!>>

Ogni mattina, ogni giorno, frasi di questo tipo venivano pronunciate dagli ultimi posti del pullman che prendevo per andare al liceo. Venivano dette prevalentemente da due ragazzi a voce alta affinché arrivassero fino a me, perché la destinataria di tanto scherno e di tante risate vuote ero proprio io.
Ero io perché qualche anno prima avevo avuto un coniglio come animale da affezione, la mia cara Stella. Ero io perché non mangiavo animali già da quattro anni.
Alcuni di quelli che esprimevano macabri pareri culinari su uno dei miei animali preferiti non mi conoscevano nemmeno. Quei pochi che invece sapevano chi fossi avevano fatto le scuole elementari insieme a me quando ancora non avevo un coniglio e quando non ero ancora diventata vegetariana.
Come facessero ad avermi presa di mira per quei motivi là lo scoprii presto: era bastato l’input da parte di una mia ex migliore amica che aveva da sempre sofferto per il fatto di non poter avere animali domestici in casa. Nella mia famiglia non esistevano allergie, e potevo avere amici a quattro zampe da coccolare a differenza sua.
Ex migliore amica con la quale ero andata in classe alle scuole medie, periodo della mia transizione da onnivora a vegetariana. Ex migliore amica di un’infanzia intera fino a quando le nostre strade, e le nostre idee, ci hanno portato ad allontanarci.

E’ stata sufficiente una corposa dose di invidia (anche per l’aspetto fisico) misto a gelosia per innescare quello che per me, per anni, è stato un vero e proprio tormento. Un tormento psicologico enorme che non mi ha fatto vivere serenamente gli anni delle scuole superiori.

Insulti, offese, chiacchiere alle spalle, risate di scherno, frasi crudeli sugli animali, lancio di oggetti, lancio di acqua addosso attraverso bottigliette e siringhe.
Se ci penso adesso, trovo incredibile quanto possano essere crudeli e spietati i ragazzi dai 14 anni in su per sentirsi accettati, per sentirsi forti in un gruppo.
Una crudeltà assurda riversata sempre sui più deboli o su chi prova ad avere un pensiero tutto suo.

Più di una volta sono tornata a casa con i capelli bagnati. Più di una volta ho buttato lo zaino a terra e sono corsa a piangere sul letto. Non ce la facevo più. Non avevo voglia di svegliarmi la mattina per rivedere quegli occhi che mi scrutavano e quelle facce sulle quali era stampato un sorrisetto da schiaffi.
Provai ad indossare le cuffiette per ascoltare la musica ed ignorare le loro parole, ma non bastò. Dal momento che le loro voci non mi raggiungevano iniziarono con il lancio di oggetti per attirare la mia attenzione. Provai a cambiare pullman per arrivare a scuola, ma dovevo svegliarmi almeno un’ora prima e tutto diventava ancora più complicato. Provai a cambiare anche quello del rientro a casa, ma spesso non passava e capitò qualche volta di rimanere a piedi con la conseguenza di dover inventare scuse sul perché sarei tornata tardi.
Alla fine dovetti ritornare su quel mezzo dove tutti facevano finta che non mi accadesse niente, autista compreso. Presto il clima di vegefobia passò dal pullman alla classe perchè nel gruppetto di persone che mi offendevano c’era qualcuno che conosceva le persone che venivano in classe con me. Iniziarono le offese anche tra i banchi di scuola, stavolta mosse da ragazze che vedevano nella mia alimentazione e nel mio modo di vivere qualcosa di inconcepibile.

La situazione non cambiò fino a quando non decisi che dovevo smettere di chiudermi in me stessa e di meditare di farla finita. Dovevo affrontare i miei carnefici.La mia vita non poteva finire così. Dovevo andare avanti. Gli animali per i quali lottavo, per i quali diffondevo materiale informativo facendo banchi con altri volontari Lav dovevano essere la mia priorità.
E lo divennero.

Non avendo nessuno con cui parlare di questi temi decisi di aprire un blog.
Un po’ per sfogo, un po’ perché mi faceva stare bene esternare ciò che avevo per la testa, almeno per iscritto.
Era il 2006 e avevamo da poco messo internet col modem a casa. Proprio in quel periodo scoprii l’esistenza di MSN Messenger e degli Spaces Live grazie ai ragazzi olandesi con cui feci uno scambio culturale in seconda superiore.
Gli Spaces Live di MSN erano pagine in cui gli utenti potevano pubblicare ciò che preferivano, personalizzandole a piacimento nel layout e nello stile.
Nacque così il mio blog, “Il Mondo degli Animali“. Un diario personale aperto a tutti dove condividevo appelli e petizioni. Nessuno di quelli che mi aveva offeso sapeva dell’esistenza della mia pagina. Ero libera, libera di scrivere e di dire ciò che volevo senza subire bullismo.
Scrivevo, scrivevo articoli uno dietro l’altro e più scrivevo e più mi sentivo bene.

Ricordo ancora come fosse ieri le minacce di mia madre intenzionata a togliermi via il modem se non la smettevo stare al pc 😀
Le dicevo che era importante e che stavo scrivendo articoli sugli animali.
Non poteva immaginare quale piccolo mondo stessi costruendo.

Dopo qualche anno, su decisione di MSN, gli Spaces Live vennero trasferiti su piattaforma WordPress. Fu allora che il mio piccolo blog divenne un vero e proprio sito internet, quello sul quale siete adesso, mutando anche da “Il Mondo degli Animali” a “Think Green Live Vegan Love Animals“, un titolo più autentico e utile per intuire le tematiche trattate.

Di articoli in articolo la mia ancora di salvezza, la mia casetta virtuale divenne sempre più seguita fino a diventare ciò che è adesso: uno dei siti vegan più cliccati del web.

Nato come via di fuga mentale dal bullismo e dalla vegefobia, questa pagina che oggi compie ben 10 anni mi ha permesso di raggiungere traguardi che forse non mi ero mai lontanamente prefissata.
Grazie al mio blog ho conosciuto persone fantastiche, sono stata fermata da followers durante manifestazioni nazionali (“ehy ciao! Tu sei Carmen del blog! Io ti seguo da anni!”), ho organizzato decine di eventi vegan benefit in Toscana attraverso i quali sono stati raccolti oltre 5.000 euro devoluti ad associazioni animaliste, ho trovato casa a circa 40 animali abbandonati, ho aiutato centinaia di persone a diventare vegan ed ho avuto l’onore di collaborare con aziende vegan per recensirne i prodotti etici.
Il mio messaggio animalista è finito addirittura su RadioVeg.it , su Radio Lady e in tv per Vegan Is Better. Ho organizzato il mio primo presidio animalista e ho contribuito allo stop definitivo della vendita di pellicce vere sulle borse OBag.
Sono stata anche invitata a tenere una conferenza (“La Mia Vita in un Blog”, n.d.r) per l’evento Lucca Vegan Friends 2016 dove ho parlato anche del bullismo e della vegefobia.

Non mi sarei mai aspettata così tanti successi.
Da sedicenne sdraiata sul letto a piangere non avrei mai immaginato che quelle offese che mi tormentavano sarebbero un giorno servite per portarmi un pizzico di felicità.
Tutto questo è stato possibile solo trasformando l’energia negativa che mi veniva gettata addosso in energia produttiva.
Ho preso le pietre che mi lanciavano addosso e le ho messe in equilibrio zen.

Chi mi voleva debole mi ha reso ancora più forte e ancora più decisa ad andare avanti lungo la mia strada. Non è mai stato facile il percorso e mai lo sarà, ma sono diventata resistente abbastanza per far fronte agli attacchi quotidiani che solo le persone che vogliono cambiare le cose ricevono. Gli animali sono la mia vita e fino a quando avranno bisogno di qualcuno che sia la loro voce, io sarò qui a donargli la mia.

Quindi, caro mio piccolo blog, buon compleanno ❤ .
Tanti auguri per il tuo primo decennio di vita.
Auguri a te che mi sei stato d’aiuto quando non c’era nessuno, permettendomi di far viaggiare in rete i miei pensieri tra la moltitudine di siti.
Ti ringrazio lo stesso anche se sei solo uno strumento digitale e non potrai mai capire quanto sono affezionata a te.

Un grazie particolare a chi segue il mio sito e a chi non ha mai smesso di sostenermi nella battaglia per i diritti degli animali.

Carmen.

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