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°°Giorgio Calabrese e la Rivelazione Shock: “Cibi di Origine Animale sono Infiammatori”°°

Un anno fa, nel 2016, come volto della campagna “È l’ora del latte” promossa dal Ministero delle Politiche Agricole c’era proprio lui, Giorgio Calabrese. Bicchiere di latte in mano, insieme ad altri 3 volti (più o meno) noti dello spettacolo, invitava gli italiani a bere latte fresco “indispensabile per la salute umana”. Proprio per la non veridicità di quanto espresso negli spot pubblicitari (finanziati dallo stato con soldi pubblici) la campagna fu bloccata dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ed in seguito rimossa da tv e giornali.

Un flop clamoroso. Un buco nel.. latte.

Oggi, a distanza di un anno, sembra che l’opinione del dottore vip delle fiere di “bestiame” sia alquanto cambiata.

Desta stupore leggere in una sua rubrica dell’importanza di eliminare cibi quali uova/burro/formaggi e salumi per evitare infiammazioni, favorendo invece il consumo di frutta, verdura e cereali.

Non faceva bene il latte? I formaggi non erano fonte di calcio? La carne non era fonte di “proteine nobili”? Cosa è successo  motto “mangiare un po’ di tutto, ma con moderazione”? 

Giorgio non farci preoccupare! ♡

Foto: BUELADS

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°° Mangi Uova, Formaggi e Miele? Non Sei Femminista °°

Se fossi nata in Italia circa un secolo fa, in questo momento non sarei seduta alla scrivania, impegnata nella stesura del presente articolo.
Non mi sarebbe stato concesso alfabetizzarmi correttamente, frequentare un liceo, continuare gli studi all’università e nel frattempo lavorare per essere economicamente indipendente. Non avrei potuto comprare da sola l’auto che desideravo, coi miei risparmi, o addirittura guidarla, perché il mio ruolo nella società sarebbe stato quello di ogni ragazza che sta in casa, che pulisce la casa, che obbedisce ai genitori e che a tempo debito passa dalla sottomissione del padre a quella del marito. Non avrei potuto lasciare l’eventuale fidanzato bugiardo, quello qualunquista, quello che tradisce, perché mi sarei dovuta semplicemente accontentare, rassegnandomi all’idea che era quello l’individuo da “sopportare e supportare” per il resto dei miei giorni.
Una donna con una vita intera davanti da dedicare all’abitazione-gabbia dove viene confinata, tra figli e marito che invece è emancipato e può tutto.

Se penso a come sarebbero potute andare le cose se fossi nata in un altro periodo e non negli anni ’90, rabbrividisco. Sarei stata un’altra me. Un’infelice, triste me.

Mi sento fortunata e privilegiata nell’esser nata in un tempo e in un luogo ormai abbastanza liberi da alcune trappole sociali maschiliste.
Se oggi posso godermi tanti diritti (studiare, lavorare, viaggiare, vestirmi come voglio, amare chi voglio, guidare, scrivere, fare conferenze, parlare di diritti altrui ecc) è merito di chi ha dato la propria vita per conquistarli ed estenderli anche a me, che faccio parte di quelle nuove generazioni senza volto ma tanto tutelate.
Non dimentico cosa è stato fatto, non sottovaluto l’impegno e lo sforzo di altre donne nate prima di me e cerco ogni giorno di meritarmi il risultato del loro enorme coraggio.

Come faccio a meritarmi i diritti che qualcuno ha conquistato anche per me?
Semplicemente, porto avanti l’impegno.
Perché la lotta non è ancora finita.

Mi sento di essere femminista, orgogliosamente femminista, perché sono consapevole che in questo momento, in altri luoghi nel mondo, tante mie sorelle di specie non possono vivere liberamente come invece accade a me, questo per colpa della società fallocratica che le vuole inferiori e sottomesse all’uomo.
E’ pertanto necessario, a mio avviso, non dimenticare mai che dobbiamo continuare a lottare per i diritti delle donne, soprattutto noi donne, fino a quando non saranno estesi in tutti i paesi del mondo. Su ogni singola persona.

Un’altra cosa che ho capito poi, è che non ci si può definire femministe vivendo una vita a discapito di altre femmine.
Per circa 15 anni della mia esistenza ho vissuto in uno stato di parassitismo maschilista nei confronti di femmine di specie diversa dalla mia.
Bevevo il latte a colazione (lo usavo come aggiunta al muesli), mangiavo formaggi (immancabile la mozzarella sulla piazza) e di tanto in tanto gustavo dei dolci con dentro il miele. A 12 anni ho smesso di mangiarli, gli animali, e credevo di aver fatto tutto quello che era in mio potere per evitargli sofferenza e morte. Credevo anche, però, che continuare a mangiare i derivati non comportasse nulla di grave per loro. Ero convinta che “tanto le mucche facessero lo stesso il latte” e che “le uova comunque venivano deposte dalle galline”, quindi il consumo che ne facevo era più che lecito.

Per molto tempo dunque ho vissuto godendomi i diritti che le femministe mi hanno fatto avere e parallelamente li toglievo ad altre femmine, costrette alla reclusione, alla violenza e alla morte a causa mia.

Io, ragazza adolescente, con la mia alimentazione mi intromettevo nella maternità, nel delicatissimo rapporto madre-figlio/a di altre femmine, solo per un gusto personale, solo per egoismo.

Se sono qui, oggi, a scrivere questo articolo è perché sento necessario che ciò che ho compreso possano comprenderlo anche chi crede di essere femminista nonostante sia un peso per altre femmine.

Si può essere femministe mangiando uova, formaggi, miele e bevendo latte?
La risposta è NO.
Non si può.

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Macchinario per estrarre latte dalle ghiandole di una vacca – Foto Web

L’industria dei derivati animali è basata sul quotidiano oltraggio all’universo femminile, al deturpamento e allo sfruttamento dei corpi femminili.

  • LATTE E FORMAGGI:

    Affinché le vacche, le capre ed altre femmine di specie elette schiave ideali per la “produzione” di latte abbiano ghiandole mammarie attive è necessario che esse siano gravide. E’ caratteristica  di tutti i mammiferi infatti allattare solo ed esclusivamente quando c’è la presenza di un cucciolo, e dopo il parto dello stesso.
    Per sottrarre a queste femmine la secrezione mammaria vengono ingravidate a mano dagli allevatori, che inseriscono nella vagina lo sperma di un maschio della stessa specie raccolto in precedenza (come accade con altri animali).
    L’atto messo in pratica dagli allevatori non è altro che VIOLENZA SESSUALE.
    Nessuno di questi animali è consenziente. Nessuna di queste femmine ha mai chiesto che un umano infilasse il braccio nel proprio utero.

    Una volta ingravidate le femmine vivono i mesi di gravidanza sempre richiuse negli allevamenti. Quando il piccolo, o la piccola, è pronto per nascere non sa minimamente cosa lo aspetta.
    Essendo un “extra”, un surplus non utile per l’industria casearia i cuccioli nati da femmine schiavizzate per il latte vengono spediti al macello oppure uccisi.

    L’animale che ha partorito il proprio figlio, e che per istinto materno sente la necessità di averlo accanto per accudirlo ed alimentarlo attraverso le proprie mammelle, non può farlo. Il legame madre-figlio viene spezzato, e questa negazione porta ulteriore stress e sofferenza per questi individui che per anni verranno sfruttati prima della macellazione.

    Se bevi il latte o mangi formaggi fatti con esso
    la mano che si inserisce violentemente nella vagina delle femmine schiavizzate è anche la tua.

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    vitellino deceduto in un allevamento di vacche da latte

  • UOVA:

    Nell’industria della produzione di uova le galline sono piccole operaie schiave costrette a deporre circa un uovo al giorno. Negli allevamenti “in batteria” vivono dentro gabbie piccolissime (grandi quanto un foglio A4). Negli allevamenti “a terra”, vivono in capanni sovraffollati, illuminati da luce artificiale. In natura le galline deporrebbero un numero nettamente inferiore rispetto alle centinaia attuali: circa 22-24 unità.
    Anche per quanto riguarda questi animali, l’industria non tiene conto del legame che ogni femmina ha con ciò che crea il proprio corpo.
    Le galline sono animali molto protettivi. Una volta deposte le uova si innesca in loro la necessità di proteggere i piccoli che vi potrebbero nascere.
    E’ per questo che, nei modi di dire, utilizziamo il concetto di “mamma chioccia“.
    Nell’industria avicola questi piccoli animali vengono privati della cellula uovo che depongono. Sfruttati, privati di ogni tipo di diritto, dopo pochi anni di reclusione vengono sostituiti con nuovi schiavi. Le galline che non ce la fanno più vengono macellate o gettate via.
    Essendo il loro becco capace di infierire colpi mortali, esse vengono mutilate quando sono ancora dei pulcini.
    Il taglio dell’estremità del becco, pratica crudele, evita agli allevatori la perdita di schiave o un’eventuale auto-lesione dovuto alle terribili condizioni di vita.

    Tutte le volte che mangi un uovo, la mano che taglia la punta del becco di una femmina ridotta a mera macchina di produzione, è anche la tua.

    gallina morta vicino all uovo.jpg

  • MIELE:
    Anche l’industria del miele è un oltraggio al genere femminile.
    Le api, per loro gerarchia, hanno una regina che stabilisce regole e coordina le altre api. Quando gli esseri umani si intromettono in questi piccoli regni dove è sovrana la perfezione, ogni sorta di equilibrio viene interrotto.
    Le api operaie, che per funzione congenita raccolgono il polline per poi elaborare il miele attraverso le loro cavità orali, vengono sfruttate.
    Il miele, unico alimento delle api che viene poi condiviso con tutti i membri dell’alveare, viene sottratto. Al suo posto gli apicoltori sono soliti fornire agli insetti dello zucchero. Quest’ultimo però non è un alimento naturale. Sfruttamento continuo e cambio di alimentazione mettono a repentaglio la vita delle api stesse, che decedono in nome di un commercio crudele.

    Scopri tutti i retroscena dell’industria del miele cliccando QUI.

    miele

    Esistono numerose alternative vegetali al miele. Trovi l’articolo sul mio blog.

Si può essere delle vere femministe?
Sì. Sì è davvero femministe quando si spezzano le catene mentali che bloccano il nostro pensiero. Si è femministe, e attente ai diritti altrui, quando quelli di cui godiamo non li neghiamo agli altri, umani o animali che siano.

Alle donne che credono che non si possa paragonare una vacca ad una donna in ambito di violenza e di diritti, dico solo che pochi secoli fa le donne erano scientificamente provate come inferiori all’uomo e paragonate agli animali.

Abbiamo raggiunto grandi traguardi per le donne.
Vi prego di impegnarvi a raggiungerli anche per le altre specie affinché non esistano più discriminazioni nei confronti di nessuno.

°° A Natale Puoi… [ Immagini Forti ] °°

Inizia così il gingle di una delle tante pubblicità televisive di aziende che invogliano gli spettatori a preferire i loro prodotti in occasione delle festività natalizie.

Nelle immagini che scorrono sullo schermo tutto viene esaltato, fatto passare per bello, carico di sentimenti e di bontà.
A Natale siamo tutti più buoni “, continuano a ripetere da anni come fosse un mantra le persone,
magari per auto-convincersi, visto che non è proprio così.
La realtà infatti è ben diversa.

Natale, ancora per troppi, è il periodo per eccellenza dove egoismo, specismo, indifferenza, assenza di empatia un pizzico di cattiveria trovano posto nelle case delle persone.
Soprattutto in cucina.

Proprio per spingere a riflettere chi ha ancora non lo ha mai fatto sono qui a ricordare cosa c’è dietro ai principali “classici” natalizi.

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A NATALE PUOI…

…permettere che milioni di galline passino la loro breve esistenza in capannoni sovraffollati, o peggio ancora dentro minuscole gabbie ( gli allevamenti in batteria esistono ancora in Italia, n.d.r ) , sfruttate come macchine di produzione uova. In natura, libere, ne deporrebbero 22. In allevamento vengono indotte a deporre almeno un ovulo al giorno.
Puoi permettere anche che vengano fatte schiudere svariate uova per far nascere pulcini femmina, ovvero nuove sostitute ovaiole, mentre i maschi vengono tritati vivi o gettati nell’immondizia dal momento che sono improduttivi e dunque inutili.
Si parla di milioni di esserini fatti nascere per esistere solo pochi giorni. Piccole esistenze che in frazioni di secondi tra le lame dei macchinari perdono la vita nel peggiore dei modi.

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Puoi permettere tutto questo semplicemente comprando anche solo uno dei panettoni e pandori “classici”, che contengono uova, in vendita nei supermercati o in pasticceria.

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A NATALE PUOI…

…disinteressarti completamente della schiavitù in cui riversano migliaia di mucche, confinate dentro le quattro mura delle stalle dove di anno in anno. Tanto che ti frega? Mica ci stai tu, no?

Ingravidate manualmente partoriscono vitellini che verranno portati via da loro e che vengono uccisi pochi mesi dopo o
buttati via direttamente , essendo “merce” di scarto.
Una vita da “mucca da latte” fatta di privazioni, violenze fisiche , sofferenza, isolamento. Una vita straziante che termina con una morte precoce, al mattatoio.

Il tuo disinteressamento totale nei confronti della loro prigionia ti permetterà di accaparrarti al supermercato il cioccolato che tanto adorano i tuoi figli.
Cioccolato realizzato col cacao probabilmente sottopagato coltivato da popolazioni meno abbienti e fatto sicuramente con il latte che spettava ai figli di qualcun altro.

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A NATALE PUOI…

…anziché di un dito, prenderti direttamente tutto il braccio di qualcuno!
Di un maiale, per esempio.
Maiale nato dentro un allevamento dove sua madre lo ha allattato confinata e immobilizzata dentro una gabbia e dove ha vissuto pochi mesi prima di essere trasportato in tir verso il mattatoio.
Maiale che probabilmente è morto annegato dentro la vasca d’acqua bollente, dal momento che non sempre l’elettronarcosi e il colpo di pistola in fronte portano l’imminente decesso dell’animale.

Una vita passata a mettere su peso affinché tu possa avere quell’arto che tanto desideri da esibire con fierezza sulla tavola, adornato di lenticchie.
Perché festeggiare senza la zampa mozzata a qualcuno è roba da plebei, e tu che devi seguire la tendenza non puoi permetterti una mancanza del genere.

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A NATALE PUOI…

… permettere che uno degli animali acquatici più intelligenti che ci siano ( forse più intelligenti di chi li pesca! ) venga sbattuto con la testa su una superficie dura fino alla morte.
Proprio perché tu senza il polpo il menù del cenone non riesci nemmeno a ipotizzarlo.

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A NATALE PUOI…

… sostenere la cattura o l’allevamento di animali che verranno tenuti dentro teche di vetro con le chele legate, senza mai più essere alimentati, fino a quando non passerai al banco pescheria dove previo pagamento acquisterai la loro vita per qualche decina di euro.
Come se la vita di qualcuno avesse un valore economico.

Dopo poche ore li butterai vivi dentro una pentola d’acqua bollente. Tanto le loro grida mica le senti chiudendo il coperchio.
Bello morire ustionati, vero?
Fantastico.

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A Natale puoi decidere di continuare a esistere sulla morte degli animali portandone in tavola specie diverse per “festeggiare” questa data,  ma sei sicuro/a che VUOI? Sicuro/a che DEVI per forza??

Puoi al contrario optare per una scelta più consapevole e rispettosa: quella di preparare un menù gustoso dove nessun essere vivente è stato ucciso per diventarne protagonista da morto.

Gli animali non sono cibo
e festeggiare per religione la nascita di qualcuno togliendo la vita a qualcun altro è un crudele controsenso.

Una festività da passare in famiglia non può contare più dell’esistenza di animali che sul serio non ci hanno fatto niente di male per essere trattati e uccisi così, senza pietà.

Il mio augurio sta nello sperare che possiate tutti capire veramente quanta violenza si nasconde dietro gli alimenti derivati dallo sfruttamento animale che buttate con leggerezza d’animo nel carrello della spesa.
Una violenza che dovreste, per sentirvi “più buoni”, evitare di sostenere economicamente.

Ci sono infiniti piatti da realizzare e da portare in tavola per pranzi e cene natalizi fatti interamente con ingredienti vegetali ( ortaggi, verdure, cereali, legumi, semi ).

Questo Natale cambiate menù e lasciate agli animali il diritto di esistere.


Scarica il menù di Natale Vegan di AgireOra cliccando QUI oppure consulta l’opuscolo Introduzione alla Cucina Vegan con 60 ricette complete  .

 

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