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°°My Best Veggie: Foto e Dettagli della Nuova Linea di Prodotti Vegani & Vegetariani LIDL°°

Buone notizie, cari a-mici 🙂
Sicuramente vi ricorderete del’articolo scritto qualche tempo fa in cui vi informavo della “settimana veg” promossa da LIDL. La catena di supermercati aveva proposto tanti prodotti vegetariani e vegani informando i clienti della novità mediante un volantino pubblicitario. Come avevo già espresso in passato, tale iniziativa mi era da subito sembrata un tentativo per capire se i prodotti sarebbero andati oppure no.
Ebbene, non solo sono andati a ruba, ma addirittura Lidl a distanza di mesi ha triplicato le proposte!

Con prezzi nella media (i prodotti oscillano fra 1,49 e 2.49 euro) e tanta varietà possiamo dire che adesso questa catena di supermercati è una delle prime in Italia per la vendita veg, in grado di fare concorrenza ad altre “colleghe” che già da tempo offrono prodotti vegetali.

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Con questo articolo oggi vi mostrerò tutte le novità presenti nei banchi frigo e freezer, con i relativi prezzi e informazioni su chi produce gli alimenti, in modo da sapere tutto ciò che c’è da sapere per un acquisto consapevole. Ho scattato personalmente tutte le foto che troverete allegate.
Spero che questo post possa esservi di utilità per i vostri acquisti.

Ho indicato le aziende produttrici utilizzando tre colori:

verde, per quelle che producono solo alimenti vegan,
arancione, per quelle che trattano anche derivati animali
rosso, per quelle strettamente coinvolte con il commercio di animali macellati.

Buona lettura! 🙂


 

ALIMENTI VEGETARIANI

La linea My Best Veggie Lidl comprende molti alimenti confezionati vegetariani. Questi contenenti derivati animali (latte/uova) sono indicati con il logo “Vegetarian” dato dal certificato Vegetarian Society. La dicitura è indicata in alto a sinistra sulle confezioni. Per chi è vegan come me è importante quindi leggere bene per non confondersi.

Di vegetariano nel banco frigo possiamo trovare: affettati, wurstel, burgers, lasagne.
Eccovi le foto! 🙂

  • I wurstel vegetariani si dividono in classici e affumicati.

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  • Gli affettati vegetariani sono disponibili in 3 gusti:
    – con pepe nero
    – con peperoncino piccante e paprica

    – con aglio

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Ecco gli ingredienti di una delle varianti di affettato vegetariano.
Tutti gli affettati sono prodotti in Germania e sula confezione non mi è stato possibile risalire all’azienda produttrice per Lidl.

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  • Polpettine vegetariane

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  • Nuggets (con salsina), cotolette e crocchette vegetariane prodotte in Germania.

 

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  • Lasagne vegetariane al pesto con tofu e al ragù di soia prodotte per Lidl da Piatti Freschi Italia S.r.l, azienda che commercia altri alimenti a base di animali.

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ALIMENTI VEGANI

La linea My Best Veggie Lidl propone anche molte opzioni vegane: alimenti realizzati con soli ingredienti vegetali.
Nei banchi frigo possiamo trovare: tramezzini, polpette, cotolette, nuggets, medaglioni ripieni.
Nei freezer invece: pizza, gelato, burgers e cotolette.
Gli alimenti vegani sono indicati con la dicitura “Vegan” collocata in alto a sinistra.

 

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  • Burgers vegani con soia e spinaci prodotti da Trebon S.r.l.
    Attenzione: questi prodotti vengono realizzati da un’azienda che tratta carni e derivati. Cliccate QUI per maggiori informazioni.

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Personalmente non li acquisterò, proprio perché prodotti da chi guadagna sugli animali

  • Triangoli di verdure, nuggets vegetali, cotolette di verdure e burgers vegetali prodotte per Lidl da Cibo Sapiens S.r.l, azienda specializzata in alimenti vegetali.
    Gode di tutta la mia approvazione! 🙂

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  • Medaglioni di pasta fresca con Pesto Mediterraneo, ripiena alle verdure e ai legumi
    prodotti per Lidl dal Raviolificio “Lo Scoiattolo” che realizza anche pasta fresca (purtroppo) ripiena con ingredienti di origine animale.

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  • Tramezzini vegani tofu/zucchine/pomodori e salsa ai ceci/pomodorini e olive taggiasche prodotti per Lidl da Piatti Freschi Italia S.r.l, azienda che commercia altri alimenti a base di animali.

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  • Pizza Vegan integrale prodotta per Lidl da Italpizza. L’azienda produce anche pizze vegetariane e con ingredienti di origine animale. 

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  • Gelato vegan in barattolo:
    – al burro di arachidi e nocciola
    – con sciroppo di frutti di bosco
    – fior di soia
  • Gelato cono o biscotto, prodotti da Casa del Gelato Srl, azienda che produce anche gelati con ingredienti di derivazione animale. 

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Cosa dire di questi nuovi prodotti?
Ovviamente hanno un pro e un contro.
Il pro, è che più alimenti vegani e vegetariani ci sono, più le persone che ancora mangiano animali possono essere ispirate e invogliate a provare alimenti alternativi.
Il contro, è che comunque restano alimenti preconfezionati e industriali, che comportano ingenti produzioni di rifiuti e grandi utilizzi di energia elettrica, acqua.

Sono dell’idea che la scelta migliore sia quella di autoprodurre gli alimenti che consumiamo quotidianamente, ma sono anche realista: non tutti hanno il tempo o la volontà di fare in casa tutti gli alimenti.

Con la speranza che si possa presto fare dei passi in dietro allontanandoci dal consumismo industriale sfrenato per tornare ai cibi genuini, rimango comunque contenta per queste novità che non fanno altro che dimostrarci il cambio di rotta dell’alimentazione della nostra società.

Sempre più vegan.

– Carmen

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°° Lettera Aperta ad Alessandro Cecchi Paone: “Vegani Bassi e Brutti”? Parliamone°°

Negli ultimi tempi la filosofia di vita vegan e l’alimentazione a sé collegata che esclude il consumo di carne (terrestre, marina) e derivati animali sono state bersaglio di non poche critiche, giunte da parte di personalità e volti noti dello $pettacolo.

Tante trasmissioni, in onda sul piccolo schermo, sembrano ormai proporre sempre e solo teatrini tristissimi e d’una banalità incredibile su un’ideologia tanto importante qual è il veganismo. Questo moto rivoluzionario odierno, che caratterizza il XXI secolo come altri cambiamenti hanno caratterizzato altre epoche della storia dell’umanità, non viene quasi mai proposto in modo corretto, anzi. Derisioni, ironia, sarcasmo e frecciatine velenose non mancano mai, quando in una trasmissione si parla di coloro che non mangiano animali.

Dopo la dichiarazione shock del cuoco Gianfranco Vissani, che in tv ha esternato che lui “i vegani li ammazzerebbe tutti“, l’ennesimo paladino dalla spada tratta in difesa della dieta carnea ci ha regalato una nuova perla di pseudosaggezza:  “i vegani sono bassi e brutti”. Che i vegani sono bassi e brutti lo avrebbe dichiarato l’altissimo e bellissimo Alessandro Cecchi Paone.

Ovviamente, con una frase del genere che ha riecheggiato fra tv e giornaletti da salone di parrucchiera, non potevo non spendere due parole anche per lui.

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Caro Alessandro.
Mi presento: mi chiamo Carmen, sono alta 1.75 scalza (con le scarpe alte sfioro il metro e novanta e ti guardo negli occhi 😀 ) e anche se il mio specchio non parla e non dice che sono la più bella di un ipotetico reame, mi piaccio un sacco.
Ah, non mangio animali. Sono (reggiti forte alla sedia) vegana.

Faccio questa piccola premessa per far notare subito l’assenza di veridicità nella tua recente esternazione. I vegani, a tua detta, sarebbero bassi e brutti.
Penso allora a quel pezzo di vegano di Joaquin Phoenix (vuoi competere?), diventato veg a 3 anni…
Forse ti sei confuso con i Fosse Troll che popolano i fiordi nell’immaginario norvegese.
O forse semplicemente hai detto una cazzata, dai. Dai, ammettiamolo, vada per la seconda.

Ti scrivo questa lettera aperta perché reputo che ci sia molto da dire sulla tua opinione che si erge su “basi scientifiche”.
Da adulta vegana, e da ex bimba vegetariana, ti parlo a nome dei bambini e degli adulti che si rifiutano di alimentarsi coi resti animali: i miei ideali sono gli stessi di quando ero una bambina. Ho sempre adorato gli animali, ed ho smesso di mangiarli a 12 anni dopo ben 4 anni di imposizioni a tavola tra sofferenza e incomprensioni.

Tu che pensi che solo l’alimentazione vegana sia “imposizione”, devi capire ed accettare il fatto che ogni tipo di alimentazione può essere un’imposizione, se non è prevista una seconda scelta, come minimo. Non c’è niente di diverso tra un genitore onnivoro e uno vegano che credono fermamente nelle proprie abitudini alimentari e le estendono ai propri figli. Ogni genitore sceglie il meglio, per la sua prole. Ciò che è meglio o non lo è varia da persona a persona. Non siamo tutti uguali. Hai mai sentito parlare di pensiero indipendente?
Il ruolo del genitore è quanto di più difficile ci sia al mondo, perché ti assumi la responsabilità di accompagnare una nuova vita, guidandola per mano fino all’autonomia. Dovresti saperlo meglio di me, visto che sei diventato padre anni fa.
Ogni scelta deve essere ben ragionata. Tutto è finalizzato al benessere dei più piccoli.
L’alimentazione di per sé, dal momento che dobbiamo mangiare per esistere, è una scelta che ricade sul genitore che non ha assolutamente modo di far decidere al bambino come vorrebbe alimentarsi. Le preferenze arrivano dopo.

Esattamente come è accaduto a tanti altri vegani come me, prima non lo ero.
Da piccola sono stata alimentata secondo dieta “onnivora” perché i miei genitori credevano che fosse corretta e giusta. Avendo sin da subito notato il mio spontaneo rifiuto nel cibarmi di resti animali (sono resti di animali sì, caro Alessandro), nel 2002 hanno dovuto comprendere che non avevo più intenzione di ingurgitare a forza ciò che il mio corpo rifiutava.

Sebbene l’alimentazione dei più preveda il consumo di resti animali, questo non vuol dire che sia la sola ed unica alimentazione.

Ritieni che mangiare carne e derivati sia indispensabile per lo sviluppo umano, soprattutto in tenera età, perché “lo dice la scienza“. Io ti dico che la scienza è fatta da studi condotti da persone umane, mortali come tutti, e che ogni teoria può essere smontata nel momento in cui nuove constatazioni dimostrano il contrario.
Chi crede che la scienza sia la verità in terra mi fa sorridere. E’ un atteggiamento così patetico, antropocentrico e tipico dell’uomo medio credere di avere la soluzione in tasca.
La scienza non è la verità suprema, è un avvicinarsi al voler comprendere come funziona il nostro corpo, quello degli altri, il mondo che ci circonda.
La scienza non è inconfutabile. Facciamo parte del tutto, non possiamo sapere tutto. Che dire allora degli studi scientifici di Cesare Lombroso? Oggi è palese che i tratti somatici non siano in grado di rivelare alcun tipo di tendenza della persona presa in esame. Che dire delle ricerche scientifiche condotte da Karl Vogt sui crani degli animali e delle persone per affermare che lo sviluppo cerebrale femminile fosse nettamente inferiore a quello maschile? Oggi è un insulto pensare che le donne siano inferiori agli uomini. Eppure, questa era la “scienza” fino a poche decine di anni fa.

A dimostrare quanto non sia vero che senza carne si diventa rachitici ci sono i bambini delle coppie vegane, piccoli esseri umani a cui non manca la salute e le energie per vivere serenamente.
A dimostrare quante bugie vengano dette circa la pericolosità dell’alimentazione che ho fatto mia ci sono anche io, prova vivente che si può esistere perfettamente in salute senza negare l’esistenza alle altre specie.
Sai cosa dicevano di me le persone plagiate dai falsi miti sul cibo, caro Alessandro?
Le stesse che oggi vivono rifocillando le casse delle aziende farmaceutiche?
Dicevano che non avrei sviluppato bene, dal momento che avevo 12 anni e che non ero ancora sviluppata. Dicevano che avrei avuto carenze di proteine e ferro.
Dicevano che avrei avuto problemi di salute e che mi aspettavano pochi anni di vita.
E invece, al contrario di quanto predetto in modo “savonarolesco” sulla mia salute, oggi mi ritrovo ad essere una ragazza di 27 anni a cui non manca né ferro né proteine.
Sono sviluppata abbastanza da avere un corpo proporzionato e femminile, non sono carente di ferro né proteine, sono la più alta in famiglia (tra le donne) e soprattutto mi sento bene con me stessa.
E di anni senza mangiare animali ne sono passati ben 15, caro Alessandro.
Più di metà della mia vita senza portare in tavola, e nello stomaco, il peso della morte di qualcuno.

Non c’è niente di più sbagliato del sentirsi superiori alle altre creature che popolano il pianeta. Sai, caro Alessandro, non ce le abbiamo messe noi sulla Terra. Noi siamo spuntati molto dopo ritrovandoci nel bel mezzo della loro presenza.
Non gli abbiamo regalato noi il dono della vita, tanto da volercene riappropriare.
E anche se fosse stato diversamente, i diktat del buon costume ci ricordano che un dono dato non si chiede mai indietro.
Gli animali, continuerò sempre a dirlo, seguono i loro istinti e vivono in un modo ben lontano dal nostro. Noi, umani, nonostante siamo appartenenti al regno animale, abbiamo la possibilità di scegliere attraverso libero arbitrio e raziocinio.
Abbiamo il privilegio di poter decidere come comportarci, come relazionarci e anche come alimentarci.
Chi ha deciso di alienarsi dallo sfruttamento e dal massacro che si cela dietro all’industria dello smontaggio animale (quello che per te è la “buona tavola”) non è un folle. Non propinare ai propri figli carcasse in pappa non è follia.
La vera follia è rimanere ciechi davanti a dei corpi viventi che tremano dalla paura.
La vera follia è rimanere sordi se delle bocche assetate dopo ore di viaggio in tir emettono strilla in preda al panico.
La vera follia è fingere di non sentire l’odore acre delle urine che fuoriescono dal terrore, e del sangue innocente che viene tolto dal suo posto e fatto cadere a terra.
La vera follia è impugnare un coltello o una pistola senza essere sfiorati minimamente dalla pietà.

Caro Alessandro.
I vegani non sono bassi: hanno ideali altissimi.
I vegani non sono brutti: la loro bellezza esteriore ed interiore li porta a desiderare di lasciare intatta quella degli animali. Il bello si contempla, non si annienta.

Anche se al momento la tua opinione è questa, ti auguro di riuscire comprendere che non vale nemmeno vivere un giorno se quel giorno abbiamo oppresso e soppresso qualcuno in nome della nostra esistenza.

– Carmen.


E per saperne di più sui bambini vegani…

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‘BAMBINI VEGANI MERAVIGLIOSI’,
l’iniziativa di SSNV-Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana,
in collaborazione con Veggie Channel,
creata per fare giusta informazione sui bambini vegani.

Milano, 18 luglio. Attraverso un video che raccoglie le testimonianze dirette di bambini di età differenti e le dichiarazioni dei loro genitori, l’iniziativa ‘Bambini vegani meravigliosi’ mostra la realtà quotidiana di famiglie con bambini vegani fatta di genitori attenti e amorosi, bambini che giocano vivaci e felici, perfettamente sani. Le riprese di bambini festosi che giocano e le testimonianze raccolte dai rispettivi genitori, sono accompagnate da interviste e dichiarazioni di alcuni tra i professionisti più autorevoli in Italia sull’alimentazione vegana dei bambini, che esprimono opinioni basate sulla propria esperienza professionale, oltre che su ricerche e dati scientifici. Nel video compaiono infatti: la dr.ssa Luciana Baroni (fondatrice e Presidente in carica di SSNV, Neurologo, Geriatra, Nutrizionista esperta in alimentazione vegetariana), la dr.ssa Denise Filippin (Biologa nutrizionista, Master Universitario in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, esperta in alimentazione vegetariana in gravidanza e per l’infanzia), il dr. Mario Berveglieri (Pediatra nutrizionista), la dr.ssa Silvia Goggi (Medico, Nutrizionista, esperta in educazione alimentare per bambini), la dr.ssa Paola Stella (Dietista, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Carla Tomasini (Pediatra, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Maria Alessandra Tosatti (Biologa nutrizionista, specialista in biochimica clinica con Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana) e il dr. Alberto Ferrando (Pediatra di base, presidente APEL – Associazione pediatri extraospedalieri liguri).

LA RETE FAMIGLIA VEG: https://www.famigliaveg.it.​

Comunicato stampa a cura di Pompea Gualano,

Iwy Ethical Communication and Pr – Milano

°°Aumento delle Vendite di Alimenti Vegan e Calo della Carne: Colpa del “Meat Sounding”?°°

Sette anni fa, nel 2010, la presenza di un reparto vegano nei supermercati sarebbe apparso come un miraggio. Oggi, nel 2017, possiamo invece dire che quel miraggio era una visione reale di un futuro che doveva solo arrivare. E che è arrivato.

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In meno di un decennio il mondo del mercato ha visto un enorme stravolgimento dato da un cambio netto della domanda.
Abbiamo visto crollare il consumo di latte animale, sostituito dalle bevande vegetali (soia, riso,avena ecc). Abbiamo visto la vendita degli agnelli calare a picco nel periodo pasquale, in cui la domanda era da sempre più alta rispetto agli altri mesi dell’anno.
Questo perché si è raggiunto un livello di sensibilità maggiore, anche nelle tradizioni.
Abbiamo anche visto calare drasticamente l’acquisto di carne: gli italiani sarebbero quelli che ne consumano meno in tutta Europa.

Al contempo, abbiamo assistito in meno di 5 anni all’aumento della vendita di frutta e verdura, di cibi biologici e di prodotti preconfezionati 100% vegetali e dunque vegan.

<< Un aumento a due zeri >> a detta del direttore del punto vendita Pam di San Miniato Basso (PI) con cui ho avuto modo di parlare proprio di questa tematica.
<< Un’interesse così verso gli alimenti vegetali non si era mai visto. I clienti preferiscono gli alimenti biologici, meglio ancora se a chilometro zero. C’è molta attenzione alle etichette: non è più come una volta. Adesso i consumatori vogliono sapere cosa mettono nel carrello >>.

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foto di archivio: il primo reparto Vegan e Vegetariano alla Coop

Se per la salute delle persone e per gli agricoltori questo è un traguardo, non lo è assolutamente per le tasche degli allevatori e di chi lavora nel settore dello smontaggio animale, che intravedono all’orizzonte momenti ancora più bui.

In un primo momento, quando i consumi dei prodotti vegani erano ai loro esordi, nessuno li avrebbe mai visti come “rivali” di qeulli carnei in ambito delle vendite.
Oggi, con milioni di persone che li preferiscono ai cibi industriali “classici”, qualcuno inizia ad esternare il proprio disagio.

E’ stata recentemente avviata su un sito di petizioni online una campagna di raccolta firme per fermare il “Meat Sounding” (alla lettera: “che suona come la carne”), ossia il fenomeno che vede l’utilizzo dei termini da sempre legati ai prodotti di origine animale per descrivere le alternative vegetali: cotolette, polpette, (ham)burgers, affettati ecc.
Tale petizione è stata voluta da chi promuove il consumo di animali e la visione di animale=essere di cui disporre a proprio piacimento poiché trarrebbero in inganno i consumatori. In poche parole, leggendo “cotolette vegetali”, i consumatori potrebbero confondersi con qualsiasi altro tipo di cotoletta.
Il calo dei consumi di carne dunque, e il collegato aumento di cibi vegani, a detta di qualcuno potrebbe esser frutto di continui errori da parte dei consumatori proprio per i nomi simili dei prodotti.

Ma è davvero così?
Alcune considerazioni prima di arrivare al dunque.

Per quanto riguarda il “Meat Sounding”, come già espresso in un articolo scritto qualche tempo fa è giusto ricordare che molti termini sono strettamente collegati alla natura visiva degli alimenti: formaggio (dalla forma in cui è versato il latte/bevanda vegetale), affettato (dal semplice fatto che è a fette) ecc. Inutile gridare allo scandalo.

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Meat nell’antico inglese significava ogni tipo di cibo, e non “carne” come oggi. 

Per quanto riguarda invece la realizzazione di alimenti simili a quelli “carnei”, diventati ormai una minaccia per chi fa fatica a lucrare sulle carcasse delle altre specie, è doveroso tenere presente che essi non nascono col solo scopo di emulazione.
Si prenda in esempio l’azienda Valsoia, da oltre 20 anni sul mercato: il fine ultimo era dal principio ed è tutt’ora il garantire al consumatore un alimento gustoso privo di colesterolo. Uno fine salutistico, dunque.
Un altro motivo è quello della praticità: le nostre abitudini alimentari sono strettamente collegate alle nostre attività giornaliere: fra impegni, lavoro, scuola e famiglia i pasti fuori casa non mancano. Ecco perché un panino farcito di affettati vegetali o un hot dog vegano possono essere alcune delle opzioni che ha per il pasto chi ha deciso di diventare vegan.

E ricollegandoci proprio alle persone vegane, spesso si possono leggere critiche assurde mosse da chi ancora è lontano dal rispetto per gli animali, del tipo:
ai vegani manca mangiare la carne, ecco perché comprano dei prodotti sosia“.
Le persone vegan che hanno nostalgia degli alimenti realizzati con parti animali sono veramente una minoranza, e se esistono è dato tutto dal sapore di determinati alimenti.
Solitamente questo accade con maggior frequenza a chi ancora consuma derivati animali e che quindi non si è ancora distaccato completamente dagli animali nelle abitudini alimentari, ma ripeto, tutto è dato dai sapori dato dagli ingredienti e dagli additivi.
Vogliamo ricordare quanti ingredienti extra ha una cotoletta di pollo, oltre alla parte corporea dell’animale quasi sempre frollata?
Ma si, dai, ricordiamolo: uovo, farina, sale, olio d’oliva, pan grattato. 5 elementi extra in grado di modificare, coprire e talvolta di migliorare, il sapore.
I vegani dunque non cercano di sopperire alla “mancanza” di qualcosa. Sono, piuttosto, i non vegani a dover trovare il modo di farsi piacere ciò che definiscono “cibo” che allo stato naturale non mangerebbero mai. Avete mai visto un consumatore mangiarsi la zampa di una gallina appena staccata?

Arriviamo al dunque: è davvero la forma dei prodotti vegan e i loro nomi “presi il prestito” la causa principale dell’aumento delle vendite di alimenti vegani? E’ dunque anche la causa del calo di vendite di prodotti animali? Davvero i prodotti vegan ingannerebbero i consumatori al punto di farsi scegliere inconsapevolmente per finire nel carrello?

Non troviamo scuse ridicole, per favore.

Siamo tutti consapevoli che, in caso di acquisti sbagliati, i prodotti si possono cambiare entro 7 giorni riportandoli in negozio muniti di scontrino. Se i prodotti sono freschi (banco frigo) non si possono cambiare. Si possono assaggiare, in compenso, e se si scopre al gusto che non sono ciò che pensavamo fossero la scoperta ci porta sicuramente ad evitarli la volta seguente.

Chi crede che gli alimenti vegan ingannino i consumatori intenti a fare spesa dovrebbe ricordare che le persone sono in grado di leggere le etichette, e che sulle confezioni non mancano certo le specificazioni della natura dei cibi stessi.
Davvero si ritengono i consumatori così stupidi da fare spesa senza badare a cosa mettono nel carrello?
Magari accadeva prima (per la gloria delle tasche di qualcuno), quando i clienti avevano fiducia delle aziende. Il macellaio di fiducia, il pescivendolo di fiducia, il negoziante di fiducia.. Prima andava bene, vero?
Oggi sappiamo che possiamo fidarci solo delle etichette e di cosa leggiamo.

Esattamente come a me, e a tante persone vegan come me, di non acquistare mai per sbaglio dei wurstel di pollo, sono sicura che non capiti quasi mai a nessun onnivoro convinto di comprare wurstel di farro per errore.
E anche se quest’ultima ipotesi capitasse, sarebbero errori dai numeri talmente bassi da non giustificare la crescita esponenziale di vendita dei prodotti vegan.

Pertanto, che si sbattano i piedi a terra o no, la verità è questa: le persone stanno prendendo consapevolezza di cosa, e soprattutto di CHI, mangiavano. C’è un risveglio della coscienza. L’empatia è contagiosa e, citando il caro Victor Hugo, niente potrà mai ostacolare un cambiamento la cui ora è giunta. Nemmeno una petizione.

 

 

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