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°°[Guide] Vegan in New Zealand°°

La Nuova Zelanda è uno dei paesi a livello mondiale ad avere natura incontaminata e paesaggi bellissimi.

Se sognate l’idea di visitare un luogo dove colline verdeggianti si affacciano su un mare cristallino, a pochi passi da cascate, natura selvaggia e animali che non avete mai visto in vita vostra, questo angolo di Oceania è la meta perfetta. Se sognate la Nuova Zelanda e siete vegan come me, questo articolo (come altri pubblicati sul blog) si prefigge di essere uno spunto su viaggi antispecisti portati intrapresi da coloro che seguono un’alimentazione su base vegetale.

In questa guida che sto scrivendo durante la mia permanenza in Australia, vi mostrerò tutti i luoghi che ho visitato e tutti gli ottimi cibi che ho assaggiato nella Nuova Zelanda del nord.

Pronti? Buona lettura vegan kiwis!

~ ~ ~

Prima di partire, assicuratevi di avere in valigia:

• Scarpe da trekking

• Ombrello

• Adattatore presa elettrica

• Impermeabile

• Asciugamano/Accappatoio in microfibra

• Cappello/Bandana

• Occhiali da sole

• Protezione solare (almeno 30)

• Accessori da nuoto/bagno

• Contenitore ermetico per alimenti/sigilla sacchetti/ mollette

• Borraccia/Termos

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Fra le principali cose da sapere se si viaggia in Nuova Zelanda è che questo paese basa la sua economia sull’allevamento, ancor prima del turismo. Ecco perché prima di avere il visto o poter entrare nella nazione vi verranno fatte domande sul cibo e sul vestiario che avete con voi: serve a scongiurare eventuale ingresso di virus/batteri che potrebbero mettere a repentaglio la vita di flora e fauna locale. Assolutamente vietata l’importazione di cibi di origine animale. Chi è vegan non ha problemi.

Riguardo alla zootecnia, ovunque guarderete troverete vacche, pecore, cavalli e capre al pascolo. Sicuramente le condizioni degli animali sono nettamente migliori a quelle degli sventurati allevati intensivamente in Europa, ma la meta è la stessa: il mattatoio. Anche l’apicoltura è molto praticata. Il settore lattiero-caseario è molto attivo e personalmente ho visto coi miei occhi una centrale immensa del latte, oltre a colline intere di vitellini cuccioli lontani dalle loro madri, riunite in disparte per essere munte. Non credo sia un caso se vi siano così tanti intolleranti al lattosio fra i cittadini. Ecco perché si può leggere sui menù “Dairy Free” o “Lactose Free” quasi in tutti i locali. Ms prestate bene attenzione: senza lattosio non vuol dire per forza bevanda vegetale.

Il latte e suoi derivati sono un po’ ovunque in Nuova Zelanda, anche nel pane. Ecco perché è bene fare sempre attenzione e leggere le etichette.

Supermercati

Se vi capita di fare spesa, passate da Countdown oppure Pack ‘n Save. Il primo è un po’ più caro rispetto al secondo, ma ha opzioni diverse. Fare spesa nei market vi porterà a trovare svariate opzioni vegane. Non sono così tante come ne abbiamo in Italia o in altri stati europei. Il veganismo sta piano piano aumentando anche qui ma il per il momento non esistono, da quanto ho visto, reparti vegani. I prodotti dovrete cercarli da soli controllando il packaging.

Nelle due catene di supermercati comunque ho trovato frutta, verdura, ortaggi, pane, piadine, burgers, biscotti, patatine, dolci e cereali senza latte/uova/miele.

I prezzi sono simili a quelli nostrani. La moneta neozelandese è il NZD (dollaro) che vale 1.58 euro (novembre 2018).

Questi sono alcuni dei pasti che ho preparato facendo spesa.

Da Countdown troverete un settore nel banco frigo con tanti formaggi vegetali a marchio Angel Food. Ho assaggiato il vegan cheddar e l’ho trovato davvero buono. Altro marchio è Veesey ed ha formaggi veg affettati.

Da Pack ‘n Save invece ho trovato questi burgers. Ogni confezione ne contiene 4. Io ho acquistato quelli masala. La prima esperienza non è stata positiva, da cotti al forno. Successivamente provandoli in padella con olio di canola sono risultati appetibili. Ad ogni modo, chi ama le spezie li troverà ottimi.

I biscotti Arrowroot li ho trovati strabuoni!! Ho finito tutto il pacchetto in una mattina. Ops!

Gli snack raw di Tom&Luke sono stati una bellissima scoperta. Deliziose palline di noci e frutta. Le mie preferite sono state quelle al caramello salato. Provatele!

Se adorate il cioccolato provate questo dark con arachidi! Buonissimo!

Locali

Dal momento che il settore lattiero-caseario è molto attivo, le opzioni vegane sono minori rispetto a quelle vegane, che però non mancano.

▪ Nei franchising BurgerFuel potrete gustare V8 Hardcore Herbivore, un panino vegan con burger di ceci e zucca con pomodoro, cipolla fresca, insalata, mayo, strato di barbabietola e fetta di vegan cheddar. Costo: 12.5 NZD, circa 7 euro.

Ho mangiato il V8 sia a Rotorua che a Taupo, ma ce ne sono molti altri in città vicine.

▪ Non lontano da Rotorua ho avuto il piacere di scoprire Okere Falls Store, un locale davvero unico. La filosofia è il zero waste, e il locale è suddiviso in negozio eco-friendly e ristoro con cucina classica, vegetariana e vegana. Ampia scelta di frullati/smoothies 100% veg.

Ho pranzato in questo luogo vicinissimo alle cascate scegliendo un involtino di pasta sfoglia con spinaci, funghi e riso nero che mi è giunto al tavolo accompagnato da insalata fresca. Ho poi scelto uno smoothie acai e una bellissima fetta di torta effetto marble al mirtillo e cioccolato bianco vegan.

Un pranzo incredibile. Davvero.

▪ Da Third Place a Rotorua, locale con vista lago accanto ad un villaggio Maori, mi sono arrangiata un pranzo chiedendo ciabatta, funghi e pomodoro. In questo ristorantino purtroppo non hanno opzioni vegane ma solo vegetariane. Lo staff è stato comuque molto gentile nel cambiarmi gratuitamente lo smoothie alla banana. Indicato come “dairy free” era semplicemente senza lattosio. Me ne sono accorta in tempo e ne ho scelto uno con bevanda di soia. Davvero buono.

▪ Sempre a Rotorua, accanto a Burgerfuel, accompagnando la mia amica neozelandese ho scoperto un piccolo bar con dolci vegani e bevande calde di soia/riso/mandorla.

Prezzi onesti (circa 2.50 euro) e ambiente tranquillo dove si può chiacchierare ai tavolini e magiare anche cibo da asporto.

▪ Da Eat Streat a Rotorua, piccolo quartiere di locali e ristoranti riuniti insieme, ho trovato svariate opzioni vegane sui menù esposti all’esterno dei punti ristoro. Una sera a cena ho ordinato una Tofu Salad: niente male, ma i datteri li ho decisamente scansati nel piatto 🙂 L’accostamento dolce/salato così non è proprio il mio preferito.

▪ Nei bar si possono trovare anche gelati 100% vegetali. Non sono indicati come vegan (talvolta per volontà dei produttori), ma alla luce degli ingredienti lo sono. Come questo che ho assaggiato seduta al tavolo di un centro Hot Pools di acqua termale.

Da sapere sui locali:

~ In Nuova Zelanda l’acqua a tavola non si paga (a meno che non sia in bottiglietta). Ciò è dato dal fatto che lq nazione ha sorgenti pure e quella di rubinetto è ottima.

~ Non esiste costo di coperto come accade invece in Italia.

~ La mancia è gradita ma non obbligatoria.

~ È usuale chiedere la “doggy bag” per portare via ciò che non si è finito di mangiare nel piatto.

~ A cena con tavolo da molte persone i locali offrono modalità di pagamento separato (ciascun commensale quanto ha ordinato) oppure conto unico. Niente delle tante storie che ho visto fare in Italia.

Posti da vedere

Ce ne sono davvero tantissimi! A partire da Auckland, città dove si giunge in aereo, fino ad arrivare alle località più a sud. Il mio consiglio è quello di prendere una guida da sfogliare e di iniziare un bell’itinerario.

Io ho visitato

~ Coromandel, bella località con cascate e percorsi fra gli alberi. E mare a pochi passi.

~ Rotorua, distretto termale con un bel parco dove poter ammirare l’acqua vulcanica che evapora e immergersi in piscine calde gratuite.

~ Waitomo Glowworms cave, itinerario di tre grotte con stalagmiti e stalattiti davvero affascinante. Non perdetevi l’occasione di vedere da vicino i glow worms, vermi che emettono luce blu e che sembrano stelline alla parete delle caverne.

~ Hobbiton, un luogo incantato. Merita di essere visitato, che si sia fan del Signore degli Anelli o meno.

Ecco alcuni dei miei scatti ♡

Enjoy New Zealand ♡

Carmen

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°°Cammino di Santiago Vegan: Intervista-Guida della pellegrina Silvia°°

Adori fare lunghe passeggiate?
Ami la natura e viaggiare visitando luoghi indimenticabili?
Segui un’alimentazione vegetale?
Mettiti comodo e gusta questa ricchissima intervista esclusiva gentilmente concessa da Silvia, la mia amica pellegrina, che in un mese ha raggiunto a piedi Santiago de Compostela con tanta grinta, determinazione ed energia scaturita dai vegetali!

 

silvia santiago

Ciao Silvia! Da quanto tempo sei vegan? E come è cambiato il tuo stile di vita da quando lo sei diventata?
Vegetariana dall’aprile 2014, ho fatto il “grande salto” esattamente due anni dopo, nell’aprile 2016. Il mio corpo ha accettato benissimo entrambi i cambiamenti, forse perché da sempre ho preferito i vegetali agli animali. Ero una di quelle che andava solo incoraggiata e mi ritengo fortunata ad aver incontrato Carmen (me, n.d.r), che in una sera mi spiegò tutto, facendomi capire che si può fare una vita sana senza intaccare la vita del prossimo. Piano piano, stava uscendo fuori una consapevolezza che tenevo repressa. Scegliere cosa voler mangiare rende responsabili per il benessere del proprio corpo. Inizi a nutrirlo per farlo funzionare al meglio, avendo cura di quello che in effetti è la casa dell’anima.

 

 

Da poco hai concluso l’esperienza del cammino di Santiago: cosa pensi di questo tuo viaggio? Cosa ti è piaciuto di più? Cosa meno?


E’ un’esperienza di vita che consiglio a tutti di fare, dal teenager al novantenne (e non scherzo!). La vita di ciascuno di noi è un cammino, ma non ce ne rendiamo conto presi dalla frenesia della vita quotidiana. Questo, per me, è stato “solo” un bellissimo e meraviglioso capitolo del mio Cammino.

La cosa che più ho apprezzato, oltre agli incantevoli e meravigliosi paesaggi, e ai suoni della natura, è l’atmosfera che lega i pellegrini. Quella cosa che ti fa dire “Hola!” non appena incontri un pellegrino o un qualsiasi abitante di quel popolo che ti accoglie, seppur per il tempo di attraversarlo.

Quello che invece mi ha dato fastidio è le reazioni di alcuni ristoratori alla domanda “avete qualcosa senza latte e senza uova, senza carne e pesce?” e vedere la scocciatura nel loro sguardo perché sono un elemento di disturbo, al quale dover trovare una soluzione alternativa. Alcune volte ho proposto io un piatto o un panino farcito in un certo modo, ma mi è stata rifiutata l’idea.

 

 

• Hai incontrato difficoltà nel trovare cibi vegetali?
Assolutamente no! La Spagna non è avanti come lo è la nostra Italia, ma piano piano si sta aprendo alle nuove richieste. All’inizio però, un po’ per paura di dover spendere troppo nei ristoranti o per mancanza di voglia, non mi preoccupavo del cibo e mi arrangiavo (penso che la prima settimana ho campato di rendita di tutto il cibo che ho mangiato in occasione del compleanno di Carmen!). Solitamente mi compravo un filoncino di pane lungo e della frutta (mela e/o banana). Da casa mi ero portata una scatolina per contenere del cibo che avevo preventivamente riempito con i wafer della Waner, una barretta di cioccolato extra fondente e delle barrette energetiche che mi ero preparata a casa. A Cizur Menor, nell’unica tienda presente nel paese, trovai l’hummus confezionato in delle mini monoporzioni.

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Feci la scorta che mi tornò utile per tutto il cammino! La stessa cosa feci con la marmellata in monoporzioni, conservata sempre nella mia scatoletta per il cibo. Ogni tanto, nei super mercati, mi compravo qualche cibo in scatola (ceci, fagioli…)

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e qualche snack: ci sono delle sottomarche economiche che vendono delle buonissime barrette (una scatola di 6 barrette costa circa 1.50 euro). Ne presi alla mela e alla nocciola e cioccolato. Ottime per lo spuntino di metà mattinata. Ricordatevi di partire da casa con un cucchiaino e un coltellino per spalmare o eventualmente tagliare (ma attenzione al controllo in aeroporto, potrebbero fare storie).

Se mangiate nei ristoranti e scegliete il menù del dia, la vostra scelta ricadrà per forza sull’insalata (che se siete fortunati la fanno veramente buona con il giusto condimento) e sulla pasta al pomodoro (questa ahimè solo “mangiabile”), oppure patate fritte o arrosto. Solitamente loro propongono 3 o 4 piatti per il primo, per il secondo e poi il postres (dessert o frutta). Se l’insalata e la pasta sono presenti come due opzioni per il primo, chiedete la cortesia di averli uno come primo e uno come secondo, così da avere un sano e abbondante menu del dia. Come dessert vi consiglio di prendere la frutta: io non la mangiavo perché ero già sazia, e la conservavo per il giorno dopo.

Nelle città un po’ più grandi si possono trovare tiende o supermercati forniti. Se siete in compagnia di altri pellegrini e progettate una cena insieme perché l’albergue in cui sostate dispone di una cucina e di stoviglie, l’ideale è fare una piccola spesa. Per risparmiare qualcosa potete comprare un po’ di pasta e il sugo pronto, o i piatti pronti da mettere in microonde, che per mangia, vi renderà il cibo commestibile (tranquilli, non si muore per un po’ di onde!). Con i miei “compañeros de camino” abbiamo ideato un’insalatona fredda fatta di riso (quello pronto da mettere in micro), avocado, pomodorini, cetrioli, ceci o fagioli, verdure condite (tipo la giardiniera), olive. Siamo rimasti entusiasti di questa nostra creazione che l’abbiamo rifatta varie volte e che io ho chiamato “Insalata Santiago” e riproporrò presto in un posto speciale.

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Insalata Santiago accompagnata dal Gazpacho

A Negreira, quindi ormai dopo Santiagio, ho scoperto che al Gadis (supermercato diffuso in Galizia) si trova l’Empanada Vegana. Ve la consiglio perché oltre a essere buona è anche abbondante e solo per 3 euro! Buona da mangiare a temperatura ambiente o riscaldata in microonde.

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Per la colazione, pasto FONDAMENTALE quando si è soprattutto pellegrini, vi consiglio i biscotti della Gullon (buonissimi quelli al cioccolato e avena, ma speciali quelli con l’arancia!).
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Se avete nostalgia del latte vegetale ci sono due opzioni: o siete fortunati come me che trovate gli amici che ti aiutano a finire un litro di latte, o esistono in commercio i brick da 200 ml ma molto costosi. Optate piuttosto per un succo di frutta.

Nei bar scordatevi le brioche o i dolci vegani (tranne in un unico caso che ho citato sotto), ma potete trovare la tostada servita con marmellata e burro o margarina (potete richiedere di avere due di marmellata, restituendo il burro) e la tostada con pomodori a fette condite con olio.

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Per bere chiedete sempre se hanno latte vegetale con cui possono farvi il “cortado” (macchiato se piccolo, cappuccino se grande) o il “colacao” (latte e cioccolato), ma sono super ottime anche le spremute d’arancia.

Se siete golosi, ogni tanto concedetevi i famosissimi Churros presenti nei bar delle grandi città: sono fatti di acqua e farina e poi fritti nell’olio. Di solito la combo prevede una cioccolata calda, provate a chiedere se hanno il latte vegetale.

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Diffidate dai panini “vegetali” perché non lo sono affatto: purtroppo sono panini, non solo con il formaggio, ma anche con tonno o altre tipologie di pesce.

 

 

• Sapresti indicarci dei locali dove si mangia vegan lungo il Cammino di Santiago?Come ho scritto prima, non sono andata alla ricerca del posto “veg”, tranne quando ho sostato nelle grandi città in cui immaginavo-speravo di trovare qualcosa di diverso dal solito. Esiste comunque un App per il telefono che si chiama “Happy Cow” che segnala alcuni dei bar/ristorante/negozi con alimenti veg (a Burgos e a Leon sono stata talmente fortunata che ho trovato gli unici ristoranti veg-friendly o chiusi per ferie o per descanso-riposo). Inoltre vi consiglio di stamparvi o scaricarvi “The Vegetarian Way” in cui sono indicati i locali e gli albergue che sono vegetariani, vegani e accettano anche gli animali nel caso in cui decideste di partire con il vostro amico a 4 zampe (https://heartofthecamino.com/).

SAINT JEAN PIED DE PORT – La vita è bella (albergue)

Come si fa a iniziare il cammino senza sostare dalla gentilissima Patrizia?! Ha accolto me e un altro pellegrino, che avevo conosciuto in stazione e non sapeva dove dormire, aspettandoci fino a ora tarda che arrivasse il bus. Prima di coricarci abbiamo mangiato quello che ci aveva messo da parte per la cena: pasta con verdure e la macedonia di frutta fresca. Posto nuovissimo, che aveva aperto da appena 3 settimane. La mattina sulla tavola c’era il pane fresco, la frutta, la spremuta d’arancia, il caffè, il the, le marmellate fatte da lei stessa… insomma, un BUONISSIMO inizio! Da lì ci vogliono 5 minuti per giungere all’ufficio turistico dove ritirare la Credenziale nel caso in cui non l’avete richiesta per posta.

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PAMPLONA – Kafetegia Al Norte del Sur (http://au-nord-du-sud.blogspot.com/)

Nella piazza dell’ayuntamento si trova questo “café-libro” in cui è possibile mangiare e bere leggendo e sfogliando i libri che i titolari mettono a disposizione. Infatti Mikel è uno scrittore che ha pensato anche a noi pellegrini facendoci un regalo: dal menù è possibile scannerizzare un Q-code che rimanda al sito in cui si possono leggere le sue opere (scritte in inglese). Qui ho gustato una fetta di pane tostata con del buonissimo hummus con pimiento (peperoni) sott’olio.

 

AZQUETA – La Perla Negra (Albergue privato)

Questo albergue si trova in un piccolo paesino che all’apparenza sembra disabitato, ma il calore con cui ti accolgono non fa assolutamente sentire la solitudine del posto. Lo segnalo poiché è uno dei pochi posti che prepara una cena vegetariana e bio. Avvertendo loro che sono vegana, non si sono affatto spaventati (come spesso leggevo negli occhi di chi non concepisce altro cibo al di fuori dell’insalata). La sera a cena mi sono ritrovata davanti ad una tavola con hummus fatto in casa dalla signora (veramente speciale!!!) e l’insalata con frutta secca. Su un carrellino c’era il menù vegetariano per gli altri pellegrini, che prevedeva una zuppa di zucca e una tortilla. Per me, a parte, avevano preparato un piattino di funghi e un piattone di cous cous con le lenticchie sopra. Tutto super buonissimo che non potevo non condividere con gli altri commensali. Nessuno di loro era vegetariano o vegano, ma tutti hanno apprezzato. Specialmente una coppia americana rideva sul fatto che il marito non era solito mangiare zuppe, anzi le detestava, ma considerato che quella gli era piaciuta la moglie gli aveva promesso che una volta rientrati lo avrebbe deliziato con altre zuppe.

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BURGOS – La Pepa (bar/ristorante)

Coloratissimo locale di fronte alla Cattedrale di Burgos. Fanno servizio anche fuori in piazza.
Dopo essermi seduta, mi hanno apparecchiato con tovaglia e tovagliolo di 100% carta riciclata, che ho apprezzato tantissimo! Dopo aver ordinato il mio panino con tofu e alghe, ho osservato a fondo il locale che, talmente colorato e “allegro” per la musica, che sembrava di essere su uno di quei chioschi sulla spiaggia. Il mio burger è stato portato su un piatto accompagnato da alghe fritte e un’insalatona (l’asparago che vedete in foto è tipico di queste zone ed è onnipresente nelle insalate). Super gustoso! E, per non farmi mancare niente, con la scusa “tanto domani smaltisco”, mi sono presa un dessert: un buonissimo budino ai semi di chia con frutti tropicali.

TARDAJOS – El camino (bar/ristorante)

Uscendo da Burgos non mangiate troppo a colazione (sempre se riuscite a trovare qualcosa di aperto!). Uscendo dalla città, la strada non è granché dopo il grande parco e il polo universitario. Da lì in poi per 10 km non troverete niente, ma non demoralizzatevi. Lungo la strada del cammino, quasi alla fine del paese di Tardajos, c’è un bar che offre colazioni vegane. La signora, molto disponibile e carinissima, mi ha mostrato tutto ciò che ha di vegano (e anche gluten free): a partire dal “bizcocho”, ossia una torta secca, ai panini. Io scelsi un pezzo della torta con l’aroma di limone (super buonissimo!!!) accompagnato da un cappuccino di latte di avena. Non essendoci ditte che preparano i prodotti dolciari vegani/gluten free nella zona, la signora ha iniziato a produrli da sé. Quindi, oltre che essere sani per l’assenza di determinati ingredienti, sono anche genuini perché fatti con le mani di questa simpaticissima signora.

LEON – Oh! my BIO (supermercato ecologico)

Trovato per caso, camminando tra le vie di Leon (tanto si cammina poco durante il giorno, eh!). Ero dispiaciuta perché l’unico locale veg segnalato su internet era chiuso per riposo settimanale. Quando poi sono entrata in questo negozio ho sentito l’alleluja che mi accoglieva! Finalmente un posto in cui si ha una vasta scelta di biscotti, latte, formaggi, e altri prodotti confezionati. Se avete infatti in mente di fare scorta per prepararvi panini vegani, c’è una varietà di formaggi vegetali in fette. Per motivi di peso e di ingombro, la mia scelta da “assaggiatrice ufficiale” è ricaduta su dei biscotti veg con farina integrale e gocce di cioccolato. Anche se sono amante delle cose poco dolci, questi biscotti mi risultavano un po’ amarognoli, ma comunque buoni.

Sempre a Leon vi è un super mercato chiamato “Mercadora” in cui ho trovato le pizzettine vegane, cioè rosse con verdure sopra.

FONCEBADON – El tragu de Foncebadon (Bar/Tienda/Albergue)

Piccola tappa prima di arrivare alla Cruz de Herro, dove abbiamo fatto la nostra seconda colazione. Sfogliando il menù noto che hanno un po’ di opzioni vegan segnalate da una “V”. Questo l’indirizzo per sbirciare il menù, nel caso vi fermiate per pranzo: http://eltrasgudefoncebad.wixsite.com/eltrasgu/copia-de-la-tienda.

CAMPONARAYA: – La Siesta (food truck)

Lungo il cammino, in prossimità della regione del Bierzo, si trova un angolo di paradiso sotto agli alberi, ma circondata comunque da vigneti che caratterizzano questa regione. Passandoci mi ha colpito il cartello con esposto il menù: tutto colorato, ma soprattutto pieno di “veg”. Non mi sono fermata, ma ho fatto per voi una foto di quello che offre.

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VILLAFRANCA DEL BIERZO – La P’tit Pause (ristorante)

Piccolo posto situato in paese, in cui è possibile trovare una varietà di burger da accompagnare con sottilette e mayo vegan (specificate però che siete vegan!!). Il panino viene poi servito con un po’ di patatine fritte.

O’CEBREIRO – Venta Celta (ristorante)

Adesso che siete approdati in Galizia, non potete non assaggiare la zuppa tipica di questa regione: Caldo Gallego, ossia una buonissima zuppa di verdure a foglia verde e patate. E cosa c’è di meglio che gustarla in un locale che sembra una tipica taverna celtica?! Ma state attenti: non tutte le zuppe “galleghe” sono prive di ingredienti animali, chiedete sempre.

SANTIAGO DE COMPOSTELA – Limoncelli (gelateria) – in centro, vicino alla cattedrale

Uno delle poche gelaterie che, oltre ai gusti di frutta, ha un delizioso gusto vaniglia che merita!

SANTIAGO DE COMPOSTELA – Alice in Wonder Pie (bar/pasticceria)

Un po’ fuori strada, ma ne vale la pena! Ha delle buonissime, oltre che bellissime, torte e muffin! Io ne ho presa una alla carota e noci che era la fine del mondo!

SANTIAGO DE COMPOSTELA – TS A Casa (ristorante)

Prima di arrivare alla cattedrale, dopo i vari incroci all’entrata del paese, c’è questo bellissimo locale di cui ho apprezzato molto l’arredamento tropical! Hanno una vastità di piatti da avere l’imbarazzo della scelta! Fanno anche il menù del giorno veg. Io ho optato per una Empanada di porri, che è stata preceduta da un assaggio di zuppa di lenticchie. Il gesto è stato apprezzato dal mio palato!

Se non siete riusciti a passare da Wonder Pie, non preoccupatevi: il titolare si rifornisce da lei per i dolci!

Questa invece è la lista degli albergue che vi consiglio e dove è possibile, su richiesta, mangiare veg:

Albergue Maribel @ Cizur Menor: Pulito, grande e con un bellissimo giardino. La fantastica Maria Isabel divide le camerate femminili e quelle maschili. Ha la cucina se decideste di cucinare. Se vi fermate qui, a meno di 5 minuti, c’è la fermata del bus che vi porta di nuovo a Pamplona, così potete visitarla senza il peso sulle spalle.

Albergue Izar @ Viana: le camerate sono grandi è vero, ma qui vi è la possibilità di fare un’ottima colazione: pane a fette da tostare, marmellate, caffè, latte di riso, cereali. Il momento, che è già bello di suo quando c’è tutta questa abbondanza, è stato reso meraviglioso dalla scelta della musica che la signora ha messo come sottofondo.

– Albergue parrocchiale @ San Juan de Ortega: ve lo indico solo perché la cena è stata abbondante e buona: un po’ stile mensa, passi e scegli quello che vuoi mangiare anche se le scelte sono limitate.

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– Albergue Santa Maria @ Carrion de los Condes: ve lo consiglio con il cuore per l’accoglienza delle sorelle. Il loro calore e la loro voglia di unire le persone ha qualcosa di magico e va oltre la religione. Verso sera fanno un incontro per chi vuole, dove si canta e si racconta la ragione per cui si è partiti e da dove. Le camerate sono enormi, ma la cucina è ben fornita!

– Albergue San Bruno @Moratinos: ve lo cito una seconda volta per la simpatia del proprietario Bruno. Qui ho potuto mangiare vegano senza problemi, anche se con la classica pasta al pomodoro e l’insalata, ma questa era ricca di frutta secca e asparagi che l’hanno resa unica da fare invidia agli altri. Il posto è bellissimo con un ampio giardino e le sdraio su cui riposarsi. Vi è anche una piccola fontana di acqua fredda dove poter immergere i piedi per migliorarne la circolazione (metodo kneip).

– Albergue de Ada @ Reliegos: qui fanno cena vegetariana che però non ho provato. Anche qui vi è un bellissimo giardino e l’albergue si presenta pulito e nuovo. Vi è anche una stanza in cui poter meditare e fare yoga. Ad aiutare i titolari, c’è Ada la loro figlia speciale che è una fantastica artista.

– Albergue delle benedettine @ Leon: camerate immense e divise per sesso. Uso della cucina. Ve la consiglio per i volontari che vi lavorano, specialmente per Francesco che in pochissimo tempo ha preso un posto speciale nel mio cuore per la sua generosità e simpatia. Prima di andare a dormire c’è la messa del pellegrino fatta dalle sorelle della confraternita: avrei voluto abbracciarle una ad una.

La colazione è a donazione e vi si può trovare pane, margarina senza latte (almeno quando c’ero io), marmellata, caffè.

– Albergue La Estation @ Santiago de Compostela: vicino alla stazione e a circa 10 minuti a piedi dalla Cattedrale. Bello e pulito, con una cucina immensa e super attrezzata con possibilità di usare la lavastoviglie.

– Albergue de la Xunta: sono gli albergue comunali che si trovano in Galizia. Costano 6 euro e sono i più economici. Alcuni puliti, altri un po’ meno. E’ sempre presente la cucina, ma priva di stoviglie, tranne in rari casi (più facile dopo Santiago, in cui però è difficile da trovare una lavatrice quindi fatela in città prima di ripartire per Negreira).

 

• Ci sono molti pregiudizi sul veganismo, e molti pensano ancora che si sia deboli mangiando piatti vegetali: quanti chilometri hai percorso a piedi powered by veggies?

Beh, ma io sono uscita solo per una passeggiata di… NOVECENTO KM!
Parto dal presupposto che non sono una sportiva, anche se amo fare le camminate e frequentare lezioni di yoga e zumba. Durante l’inverno ho frequentato di più la palestra, motivata dal fatto che volevo vedere cambiare il mio corpo. Nonostante la stanchezza del lavoro che comunque mi tiene sempre in piedi, di corsa, sollevamento pesi-bambini, baby dance… riuscivo a ritagliarmi quell’oretta e più in palestra in cui facevo esercizi e corse sul tapis roulant. Piano piano poi è subentrato il viaggio, che richiedeva un minimo di preparazione dato che si sarebbe andati ad affrontare tra i 20 e i 30 km giornalieri. La cosa però non mi preoccupava, ma il mio “allenamento” si è visto aggiungere qualche camminata di 8 km, specialmente per rodare le scarpe.

Durante il cammino, presa dall’euforia e dalla voglia di esplorare e raggiungere i posti, andavo spedita, tanto che tutti si meravigliavano di quanto andassi veloce. E stiamo parlando delle prime tappe, Saint Jean – Roncisvalle compresa! Dopo il mio passo è dipeso molto da chi camminava con me per condividere un pezzo di cammino. I km giornalieri si aggiravano sempre sui 30, anche se ci sono state giornate in cui ne ho fatti 40!! Vi sorprenderete se vi dicessi che la tappa più odiata è stata solo di 20 km (da Fromista a Carrion de los Condes).
Una volta stavo camminando da sola, mi si avvicina un ragazzo francese, con un fisico di chi fa sport. Mi dice di avermi vista da lontana, ma che faceva fatica a raggiungermi per il mio passo svelto.

Questo però non vuol dire che è andato tutto liscio. Ho avuto qualche dolore muscolare alle gambe nel primo giorno di ciclo e ai polpacci nei giorni successivi. Purtroppo camminando si è ripresentato anche il dolore in un punto del tallone che avevo battuto l’estate scorsa che poi si è risolto allargando la scarpa e con l’utilizzo di un antinfiammatorio.
Questi sono alcuni degli acciacchi da pellegrino, ma fidatevi che se sono arrivata in fondo con 2 giorni di anticipo, forse forse questi vegani non sono proprio debolucci. (Piccola parentesi: non stringete troppo i lacci delle scarpe. Camminando il piede si ingrossa e dopo iniziano a far male i tendini. Appena sentite che vi dà fastidio qualcosa, fermatevi e massaggiatevi i piedi, magari con una pomata alle erbe adatta per queste situazioni. E soprattutto BEVETE! Non aspettate di sentire sete, tenete la bottiglia in mano e ogni tanto date un sorso d’acqua: in questo modo il corpo assimila l’acqua, importantissima per far lavorare i muscoli, e non la elimina subito facendovi scappare in bagno dopo due chilometri).

 

 

• Lungo il Cammino hai incontrato persone affini a te?

Tutti i pellegrini sono legati dallo stesso obiettivo e l’armonia e la complicità che si instaura tra persone sconosciute è più unica che rara. Ma non solo con loro. Mi è capitato di conoscere hospitaleros dal cuore colmo di bontà. Uno tra questi è Bruno, il simpaticissimo e gentile titolare italiano dell’albergue San Bruno a Moratinos, e Francesco, che lavora presso il Monastero benedettino di Santa Maria de Carbajal a Leon, il quale mi si è presentato subito dopo avermi sentito parlare italiano con un altro pellegrino e che si è dimostrato disponibilissimo per qualsiasi cosa.

Tra i compagni di cammino ci tengo a citare una ragazza italiana di Trento, con cui ho condiviso i primi chilometri. Se non fosse stato per lei che mi ha regalato i suoi guanti prima di interrompere il suo cammino, sarei congelata dal freddo nei giorni in cui pioveva e nevicava. Ho incontrato poi un ragazzo di Firenze che era in compagnia del suo cane Valerio. Parlando con lui ho scoperto che è vegetariano da 9 anni.

Le ultime due settimane di cammino le ho condivise con un ragazzo argentino, conosciuto mentre uscivo da Leon. Da quel giorno siamo rimasti sempre insieme e la sua simpatia ha dato un po’ di brio e di energia alla mia mente, un po’ provata dopo gli ultimi giorni nelle mesetas (solo chi le vive può capire). A questa strana coppia, si è aggiunto poi un altro ragazzo di Siviglia, che ha iniziato il suo cammino con noi affrontando la neve e il freddo di Alto do Podio. Siamo rimasti sempre uniti e chi ci incontrava, ci domandava se ci conoscessimo da tempo e se fossimo partiti insieme. Quando dicevamo che venivamo da 3 posti diversi e che ci siamo trovati lungo il cammino, la gente si sorprendeva. E lo faceva soprattutto perché alla domanda “ma tu parli spagnolo?” e alla mia risposta negativa, non riuscivano a capacitarsi come 3 persone potessero condividere una simile esperienza parlando due lingue diverse. Quello che non sanno, e che io ho capito sin dal primo giorno, è che non importa quanto bravo sei a parlare inglese, francese, spagnolo… il cammino ha una lingua tutta sua ed è dettata dal cuore.

 

 

• Come hai organizzato il tuo viaggio?

L’idea del viaggio mi è stata data da una mia amica di lavoro, che lo ha fatto nella primavera del 2016. All’epoca mi sentivo piccola e non pronta per affrontare un viaggio lungo da sola come una nomade, ma lasciò comunque un segno e piano piano l’ho inserita nella mia bucket list. Più la vita mi metteva davanti delle sfide e più io mi sentivo pronta ad affrontare questa esperienza. Quando presi poi la decisione, scoprii che un’altra amica del lavoro stava per partire per Saint Jean, per iniziare il suo cammino. Per me quindi è stato facile chiedere info e suggerimenti. In più mi sono comprata la guida di A. Curatolo e M. Giovanzana di Terre di Mezzo, che è molto utile anche perché inseriscono quale albergue offre cena vegetariana, ed è ricco di informazioni sulle strade, variazioni e posti da visitare. Se usate facebook, o se ce l’avete come me ma non lo usate più fate questo sacrificio, iscrivetevi al gruppo di Facebook “Cammino Di Santiago”: oltre a condividere la vostra esperienza, imparate da quella degli altri. Vengono segnalati i posti in cui sono presenti le cimici (e quindi da evitare), posti brutti gestiti da persone maleducate, ma anche posti belli. Quindi è utile da consultare prima di partire, per vedere il tempo per esempio, e di giorno in giorno per gli alloggi. Il viaggio va organizzato qualche mese prima, preferibilmente. A partire dalle scarpe: queste vanno rodate bene, almeno due mesi prima. Comprate uno scarponcino alto se lo fate in autunno, inverno e primavera; una scarpa da trekking più leggera se partite d’estate. Io ho scelto un paio della Salomon con gorotex alte perché la mia premura era di proteggere le caviglie (da piccola ho subito un’operazione per i piedi piatti. Capita qualche volta di inciampare da sola perché cammino poggiando le punte verso l’interno e volevo evitare di prendermi le storte). Scarpe che ho amato tantissimo quando pioveva e quando ha addirittura nevicato in alta quota, ma che comunque erano troppo pesanti per gli ultimi giorni in cui il caldo ha iniziato a farsi sentire. Quindi, oltre ad un paio di scarponcini, portatevi dei sandali da trekking, utili nelle giornate di caldo e da alternare ai primi quando i piedi sudano, evitando così la creazione delle vesciche. Dopo le scarpe, c’è la ricerca dello zaino. Io ho avuto la fortuna di averlo in prestito dall’amica che ha fatto il cammino l’autunno scorso, la quale mi ha anche gentilmente prestato i due pantaloni tecnici, la giacca a vento, la maglia termica e altre cosine che a lei erano servite. Il mio zaino pesava circa 7 kg, ma sicuramente avrò raggiunto anche gli 8 quando lo riempivo con acqua e provviste di cibo.

L’abbigliamento deve essere possibilmente di tessuto tecnico, poiché più veloce ad asciugare.

• Lo rifaresti?

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Scherzi?! Già dopo i primi giorni sentivo il desiderio di fare altri cammini, sia quelli che portano a Santiago che quelli presenti in Italia. La “Santiaghite”, ossia la nostalgia di questa esperienza magica che vivi giorno dopo giorno, che sia per una settimana o che sia per un mese, l’ho diagnosticata subito.

• Come hai fronteggiato eventuali conseguenze del lungo camminare?

Vi consiglio un’ottima crema che ho trovato a Santo Domingo de la Calzada, ma che credo si possa trovare in qualsiasi super. E’ un gel all’aloe vera che crea un effetto gelo sulla zona in cui si massaggia. La mia era specifica per le gambe e per i piedi e la mettevo dopo la doccia. Le mie gambe da allora non mi hanno più dato problemi. Per i piedi ho dovuto prendere una crema antiinfiammatoria, ma se avessi risolto prima il problema delle scarpe troppo strette, me la sarei risparmiata.

Quasi a fine cammino per colpa di una vescica nel piede destro, ho sforzato troppo il piede sano su cui poggiavo il peso del corpo quando stavo in piedi. Questa mossa “intelligente” ha fatto infiammare il tendine che per gli ultimi quattro giorni, quelli che da Santiago ci avrebbero portati a Muxia e poi a Finisterre, mi ha fatto vedere le stelle in pieno giorno! Nonostante ciò, determinata come sono, ho proseguito e ho marciato per altri 120 km stringendo i denti. A Finisterre, il mio corpo aveva capito che era finito il momento di farsi 30 km al giorno e ha deciso di farmi sentire ancora più dolore nell’appoggiare il piede a terra. La caviglia si era gonfiata talmente tanto che i calzini stringevano lasciando il segno. Per riprendermi c’è voluta una settimana di “nullafacenza” a casa, con la gamba alzata, in cui ne ho approfittato per leggermi “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho.

• Infine, lancia un messaggio a chi sta leggendo questa intervista.

Se stai leggendo questa intervista sicuramente dentro di te hai una piccola fiammella che arde per la voglia di un’avventura simile. Alimentala e falla diventare un fuoco! Non rimandare un’esperienza simile perché quando poi sarai per quelle vie ti maledirai di non averlo fatto prima, e, come ho già scritto, sentirai nell’immediato la voglia di partire di nuovo. I cammini sono tanti quindi meglio iniziare subito!

Quest’esperienza ti regala un’occasione unica di soffermarti a pensare a tutto e ti sorprenderai quando, tornando a casa, non concepirai più le cose come prima. Non sopporterai più le persone che si lamentano, perché tu in 30 km giornalieri non lo hai mai fatto. Non sopporterai più il fatto di prendere la macchina solo per andare in paese, perché “che vuoi che siano 5 km a piedi”. Non sopporterai più le valigie e preferirai viaggiare solo con un zaino alla scoperta del mondo intero.

Non sopporterai più la classica camminata vicino casa, ma vorrai esplorare qualsiasi sentiero e partecipare alle scampagnate nei boschi. Non sopporterai più di svegliarti tardi perché sai benissimo che la mattina e il risveglio in un nuovo giorno è la cosa più bella che ci sia.

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Copyright 2018 (C) Carmen Luciano / Think Green – Live Vegan – Love Animals

°°[Review] Ecoffee Cup – La EcoTazza Riutilizzabile all’Infinito°°

Finalmente dopo un po’ di tempo torno a scrivere in merito all’ecologia.
In questo nuovo articolo voglio parlarvi di un oggetto semplice ma molto utile, capace di sostituirsi perfettamente al suo alter-ego usa & getta, super inquinante.
Mi riferisco alla tazza in bambù ecologica Ecoffee.
Già la conoscevate?
Se la risposta è negativa, eccovi qualche informazione in più.

Scoperta per caso ad una fiera del benessere, ho acquistato Ecoffee online pochi mesi fa.

Ecoffee è una tazza realizzata in fibra in bambù, sterile per alimenti, disponibile in due varianti (piccola e grande) capace di contenere liquidi caldi e freddi.
E’ ideale da usare per sorseggiare il cappuccino, il caffè, ma anche thé e tisane.

ecoffee

Dispone di una fascia in silicone che circonda la parte centrale della tazza e che permette di mantenerla in modo saldo senza scottarsi le dita (se abbiamo versato una bevanda molto calda al suo interno). E’ dotata inoltre di un coperchio, sempre in silicone, con apertura sottile, richiudibile con una fascetta.

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La sto utilizzando ormai da settimane e vi assicuro che è fantastica.
Il materiale è leggero, si lava (anche in lavastoviglie) perfettamente. Mantiene le bevande calde, se si chiude il tappo, e non altera il sapore delle bibite.

Ho acquistato Ecoffee Cup nella versione edizione limitata blu, ma c’era l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda colori e fantasie.

Chiunque fuori casa sia abituato a sorseggiare cappuccino (durante lo studio, a lavoro..) dentro le tazze usa e getta distribuite dai bar può decidere di ridurre l’impatto ambientale generato dalla propria abitudine acquistando una sola tazza, una sola volta, ed utilizzandola all’infinito!

Credo che Ecoffee Cup sia una realtà ecologica molto valida, e per questo la consiglio a chi ha a cuore la natura e la sua tutela.
I prezzi sono accessibili: variano dalla capacità del recipiente e si aggirano sui 10 euro per la versione piccola e i 16 per quella grande.

Ecoffee Cup è disponibile per l’acquisto online e nei negozi bio più forniti 🙂

Alla prossima recensione!

– Carmen


 

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°°Neal Barnard: “Non siamo Carnivori. Il Formaggio? Crea Dipendenza come l’Eroina°°

Neal Barnard, docente della George Washington University e fondatore di Physicians Committee for Responsible Medicine ha tenuto sabato 12 maggio 2018 una conferenza a Milano presso il Festival di Cucina e Cultura Vegetariana
The Vegetarian Chance“.

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In circa due ore di conferenza il Dottor Barnard ha spiegato al pubblico come è scientificamente provato che un’alimentazione basata su vegetali sia ottima per la salute umana e preventiva per patologie che possono insorgere.

Siamo quasi abituati a credere che sia normale mangiare tanto, e male, da giovani per poi arrivare ad essere persone di mezza età con problemi di salute: dal diabete, al colesterolo, fino all’obesità. Ecco quanto ha affermato Barnard.
In realtà se ciò accade sarebbe strettamente collegato ad uno stile alimentare scorretto. Le persone infatti continuano a mangiare animali nonostante il proprio organismo non sia nato per digerire la carne.
“Ci sono prove importanti che dimostrano che siamo concepiti per mangiare vegetali: la prima, è che la nostra dentatura non è quella tipica dei carnivori. Non abbiamo canini affilati per mordere mortalmente le prede. Non siamo in grado di strappare via coi denti i brandelli di carne e nemmeno di mangiarli a crudo” ha espresso il dottore. “La nostra dentatura è molto simile invece a quella dei primati, che tralasciando alcune rare eccezioni sono tutti erbivori”.
Ciò, a sua detta, dovrebbe bastare per farci capire che non sono le pitture rupestri paleolitiche, ovvero raffigurazioni di desideri primitivi, a stabilire quale sia la nostra natura.
“La seconda prova è quella del coniglietto. Se mettete un coniglietto davanti ad un gatto che non ne ha mai visto uno, per istinto l’animale proverà a morderlo e a ferirlo. Magari non vorrebbe, ma segue impulsi generati nel suo cervello. Al contrario, un bambino a cui è stato posto un coniglietto davanti non cercherà di portarlo alla bocca, bensì svilupperà curiosità e voglia di giocare con lui”.
“La terza prova è quella della scatola” ha aggiunto Barnard.
“Nelle scatole contenenti oggetti troviamo sacchettini di silica con scritto sopra non mangiare. Fa alquanto riflettere la necessità di scrivere cosa non va mangiato. Senza leggerlo, saremmo in grado di portare alla bocca sostanze a noi dannose”.
E per un certo senso già lo facciamo.

Molte patologie che agiscono negativamente sull’organismo umano dunque sarebbero legate ad un’alimentazione scorretta.

“Prendiamo il caso del diabete: un mio paziente ne era predisposto per eredità genetica e con la sua dieta non equilibrata, ricca di proteine animali se ne era ammalato. Dopo settimane di alimentazione vegetale i livelli si sono abbassati così tanto da rientrare nella norma e far pensare a chi li stava analizzando che l’uomo non fosse mai stato diabetico”.

Neal Barnard ha condotto studi statistici su molte persone. I risultati hanno evidenziato come i soggetti vegetariani e vegani erano poco predisposti a contrarre tale patologia.

Ma quale altro beneficio regala la dieta “plant based“?
Ad oggi, distese interminabili di campi sono coltivate per fare spazio alle colture che andranno ad alimentare gli erbivori macellati. Uno spreco di risorse vegetali ed idriche non indifferente.
“Sapete quanta acqua serve per lavarsi i denti? Circa quattro litri. E per fare una doccia o un bagno? Circa 80. Pensate adesso ad un chilo di pollo. Quanti litri d’acqua sono necessari per ottenerla? Ben 3.700. Per un kg di carne di manzo invece 44.000. Non che l’animale beva così tanto, ma è il quantitativo di acqua necessaria anche per irrigare i campi dove vengono coltivati i cereali.
L’allevamento di animali destinati al consumo umano dunque causano uno spreco idrico ingente. Solo una dei risvolti negativi del voler consumare corpi.
L’industria della carne infatti è responsabile di emissioni di CO2 e gas serra che avvelenano l’aria e l’ambiente nel complesso.

“Vanno a crearsi zone morte dove non è più possibile coltivare” ha spiegato.

“Nei cibi vegetali sono presenti tutti i nutrienti essenziali di cui abbiamo bisogno, dalla fibra (inesistente nella carne) ai sali minerali, dal ferro alle proteine” ha spiegato.

Durante la conferenza sono poi state poste molte domande alle quali il dottore ha fornito una risposta.
A chi ha chiesto cosa ne pensasse degli insetti come cibo del futuro ha risposto che nonostante vi sia molta pubblicità in merito, lui non sarebbe interessato a provare degli insetti allevati chissà come e chissà dove. I vegetali avendo già tutte le proteine di cui abbiamo bisogno possono farci evitare di pretendere di assimilare proteine dagli insetti. “Non abbiamo la necessità di ucciderli. Possiamo lasciarli liberi di esistere”.
Ha poi spiegato l’importanza di uno stop definitivo del consumo di carne ad una persona che aveva chiesto se fosse possibile continuare a mangiarne poca, sporadicamente. “E’ come quando si fuma” ha spiegato Barnard, “se si passa da un pacchetto a sole due sigarette al giorno, possiamo vedere lievissimi risultati, ma mai un sollievo completo che si ha se si smette in via definitiva”.
E sui derivati animali, ossia i formaggi, il dottore non ha avuto mezze misure: “quanti di voi vegani come ultimo derivato animale hanno fatto fatica ad eliminare il formaggio? Vi siete mai chiesti come mai? Beh, il formaggio crea dipendenza esattamente come avviene con l’eroina. Più che il latte, è il formaggio stesso. Va a sollecitare aree cerebrali. Ecco perché si crea un forte desiderio del suo consumo”.
Il formaggio poi è uno dei cibi a maggior contenuto di grasso presenti nella dieta onnivora. “Molto meglio l’olio d’oliva, ricco di sostanze benefiche per il nostro organismo”.

Tutte le altre informazioni sono disponibili nel video della conferenza qui sotto riportato.


I libri di Neal Barnard sono tradotti italiano e pubblicati in Italia da Sonda Edizioni.

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