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CACCIA: l’inganno e l’illusione di essere “bioregolatori”
“L’Universo è avvolto da impenetrabile mistero“, esternava il poeta romantico Shelley in uno dei suoi saggi pubblicati oltre due secoli fa [1].
Assieme ad esso, si potrebbe aggiungere, lo sono le sue dinamiche, le leggi naturali che lo regolano e tutto ciò caratterizza la dimensione materiale che ci circonda e di cui siamo parte. Fra questi elementi è di particolare rilievo la necessità di attingere dall’esterno, per portare verso l’interno, nutrimento-energia, fonte vitale, in un eterno ciclo di prelievo e rilascio dal quale nessun individuo vivente è assolto.
I vegetali attingono dalla natura elementi preziosi per la loro sussistenza; gli animali erbivori e frugivori si alimentano con componenti del regno vegetale per dare vitalità al proprio organismo; gli animali predatori, che per istinto e costituzione sono predisposti a consumare materia altrui di cui anch’essi sono fatti, mangiano quest’ultimi; infine, vi sono animali che predano altri animali la cui alimentazione è basata sul consumo di altre prede.
Una catena alimentare, così definita, che porta chiunque sia sensibile e riflessivo a chiedersi quale sia l’opaco motivo dell’esistenza di tale bisogno, ovvero del suddetto, eterno ciclo di prelievo e rilascio per un continuum esistenziale che principia con la nascita e si conclude con la morte di ogni singolo vivente.
Qualsiasi sia la ragione alla base di questo equilibrio, una cosa è certa: il tassello della specie umana non s’inserisce in modo armonico nel mosaico che rappresenta la predazione animale.
Recentemente, chi – fra gli esseri umani – pratica l’uccisione di esseri senzienti, che coesistono assieme a noi su questo pianeta per fare esperienza della vita, è stato definito bioregolatore [2] in alcuni testi che autorizzano l’attività cosiddetta venatoria. Un termine artefatto e posticcio che vorrebbe dipingere chi imbraccia delle armi, per far fuoco sulle proprie vittime, come un elemento della natura necessario alla regolarizzazione degli esseri viventi che abitano l’ecosistema.
Un tentativo di legittimazione della violenza esercitata ai danni delle altre specie di cui l’umanità può, e dovrebbe per sua natura, non macchiarsi le mani e la coscienza.
Checché ne dicano coloro che vorrebbero veicolare tale credenza socialmente costruita (che sia per ideologia o per interesse), l’essere umano non ha alcuna naturale funzione di regolatore della vita, a differenza delle specie che realmente la possiedono e alle quali egli vorrebbe paradossalmente paragonarsi.
• Dalle pitture rupestri al condizionamento delle nuove generazioni: la figura del cacciatore socialmente costruita
Ogniqualvolta qualcuno muova critica verso il massacro degli animali che avviene nelle campagne e nei boschi ovunque nel mondo, vi è sempre almeno un individuo che fa appello alle pitture rupestri – specificatamente quelle che rappresentano scene di caccia – per giustificare tale mortifera azione, nell’illusione di creare un legame tra un remoto passato e attualità che ne autorizzi la continua messa in atto.
Qualsiasi traccia possa essere rinvenuta sulle superfici verticali nelle caverne, per onestà intellettuale e per ragionevolezza, non può essere paragonabile né sovrapponibile un modus vivendi paleolitico o neolitico con quello del XXI secolo. Inoltre, se si vuole far riferimento alle suddette pitture, occorre ricordare che tale passato contempla per le prime forme di vita umane anche la sola alimentazione vegetale basata su quanto era possibile raccogliere. Il dottor Colin Spencer ne offre una panoramica in un suo interessante articolo scientifico [3].
Più che le tracce lasciate sulle pareti da individui coi quali condividiamo, ormai, pressoché nulla, è utile analizzare l’indole e le naturali predisposizioni umane partendo sin dalla tenera età.
Che la specie umana non sia predatrice lo evidenzia il fatto che già dalla nascita bambine e bambini non abbiano alcuna caratteristica offensiva nel loro organismo, né strumenti per uccidere sin dalle prime settimane: la dentatura si sviluppa lentamente ed essa non è capace di masticare tessuto connettivo. Le unghie vengono prontamente ridotte di lunghezza dai genitori affinché la neonata o il neonato non si ferisca, e la visione di altre creature genera interesse e voglia di scoperta, non fame o bisogno di uccidere.
Diversamente, i cuccioli di animali che per istinto e sopravvivenza sono costretti a mangiare altri animali, sviluppano già tutte le caratteristiche fisiche indispensabili per la loro sussistenza: artigli pronunciati, fiuto sviluppato, vista acuta, udito attento anche ai più flebili rumori.
Un giovanissimo essere umano si avvicina alla caccia solo se nella sua famiglia qualche adulto fa parte di coloro che al mattino si svegliano per stroncare l’esistenza altrui sotto ai colpi di fucile [4].
Un indottrinamento, quasi sempre emotivamente pressante, che fa leva sul distacco emotivo dalle altre creature, con le quali la giovane vita per congenita sensibilità tende a empatizzare, e che spesso non fa presa su coloro che sono abbastanza forti da non sottostare a dinamiche di emulazione familiare.
Il fatto che esista il sentimento di ripudio verso la violenza esercitata su esseri indifesi, convenendo con il pensiero di John Oswald [5], dimostra che non è nella natura umana uccidere. Nessuna specie realmente predatrice sviluppa un sentimento di dispiacere verso la predazione su cui si basa la sua sopravvivenza.
La figura del cacciatore risulta dunque socialmente costruita e alimentata da fattori esterni per ragioni che vertono più su interessi che su naturale predisposizione.
• L’essere umano: l’unico animale che paga i propri simili per poter cacciare
In natura gli animali che per necessità e sopravvivenza danno la caccia ad altre specie lo fanno mossi dal bisogno di saziare la fame. Non esiste un lupo che paghi un altro lupo per essere autorizzato ad andare a caccia. Non esiste una volpe che paghi tasse per ottenere, da altre volpi, la possibilità di uscire nei campi nel tentativo di alimentarsi seguendo i propri istinti.
L’unico animale che per uccidere deve pagare i propri simili, è l’essere umano.
Questa realtà, quasi mai contemplata, dimostra ancora una volta l’innaturalità alla base della ‘bioregolazione’.
• Armi, abbigliamento mimetico e cani per poter cacciare: le grottesche strategie per illudersi di essere bioregolatori
Un animale che per caratteristica alimentare di specie è predisposto alla predazione di altre creature nasce già con tutte le peculiarità fisiche finalizzate all’inseguimento, alla cattura, all’uccisione e al consumo diretto delle prede: denti affilati, fiuto marcato, agilità nello spostamento con muscolatura capace di ampi scatti e slanci, capacità mimetiche, vista chiara (anche notturna) ad ampie distanze, udito sottile, idoneità al consumo diretto di un corpo in stato di raffreddamento appena privato della vita e nella sua interezza.
L’essere umano, proclamato bioregolatore sulla carta, non presenta nessuna di queste caratteristiche:
raggiunge i luoghi dove dimorano le sue vittime non a piedi con la forza delle sue sole gambe, bensì con l’ausilio di mezzi 4×4 (FIAT dovrebbe provare imbarazzo per l’uso che viene fatto del suo modello Panda). Non vi giunge nudo, coperto da sola peluria come la natura lo ha creato, ma vestito con abbigliamento mimetico volto a camuffare il suo colorito simile alla cordella per rendersi meno visibile agli occhi delle prede. Incapace di percepire rumori di piccole prede, o di sentirne a distanza l’odore, sfrutta le caratteristiche fisiche dei cani per compensare le proprie carenze, delegando a loro la ricerca, l’inseguimento e la presa delle vittime sanguinanti. Cani che, ingenui e fedeli obbedienti resi corrotti individui spietati, arrivano anche a perire nelle mani dei detentori quando non più utili [6] o a soccombere alla loro stessa infelice detenzione [7].
Impedito per fisicità, l’individuo umano che si sente bioregolatore autorizzato a sparare, uccide le sue vittime con l’ausilio di armi da fuoco sotto ai cui colpi cadono immobili creature che non potrebbe mai catturare a mani nude. Creature che, ancora una volta per limite fisico, non sarebbe mai capace di mangiare per intero: piume, pelle, ossa, interiora piene di escrementi incluse.
Qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che l’essere umano abbia usato il suo ingegno e il suo intelletto per inventare armi capaci di aiutarlo nella ricerca delle prede, e che pertanto sia a tutti gli effetti un cacciatore: l’essere umano, se per questo, ha usato il suo intelletto e il suo ingegno anche per inventare strumenti che hanno mietuto vittime umane – anche in modo massivo – macchiando la Storia di efferati crimini contro i propri simili che non saranno mai perdonati. Dovremmo dunque pensare, di rimando che, sia a tutti gli effetti un assassino?
• Non per necessità e sopravvivenza ma per vanto: l’ostentazione delle vittime da parte dei sedicenti bioregolatori
Non esiste animale naturalmente predisposto alla predazione che, raggiunta la preda che gli assicurerà di sopravvivere prima ancora di tornare a cacciare per fame, senta il bisogno di mostrare a tutti chi ha ucciso.
I bioregolatori umani invece, quelli che ad una certa età si fanno realizzare una dentiera dal dentista di fiducia perché altrimenti non potrebbero masticare alcunché, sentono l’irrefrenabile desiderio di far sapere a tutti chi hanno fucilato, e lo fanno ostentando riprovevoli foto assieme alle loro vittime insanguinate e con sul volto cristallizzata tutta la sofferenza che hanno provato.
I social network ne sono una chiara prova: 34 cinghiali ammazzati e messi in posa da dieci sedicenti bioregolatori, strage di uccelli compiuta da otto cacciatori che ne hanno messo i cadaveri uno accanto all’altro, anatre appese per il collo a un filo come fossero panni, lepri decapitate tenute per le zampe posteriori e i bioregolatori in posa. Questi sono solo alcuni esempi.
• Cacciatori: gli unici che arrivano a scambiare i propri simili per animali che vogliono predare, e che danneggiano altri durante la loro illusoria bioregolazione
A riprova e conferma che gli esseri umani non siano naturalmente predisposti a dare la caccia a nessuno, vi sono gli innumerevoli articolo di cronaca, nazionale e internazionale, che mostrano come i sedicenti bioregolatori non abbiano facoltà fisiche come i veri carnivori, capaci di raggiungere solo le proprie prede: solo durante l’anno 2026 che deve ancora concludersi abbiamo appreso di un cacciatore scambiato per cinghiale, la cui uccisione ha dato origine a un tris di decessi fra bioregolatori; di un bioregolatore che è stato ferito da un altro suo simile che voleva sparare agli uccelli e di un altro che voleva sparare a una lepre ma ha colpito il collega di bioregolazione.
Ma i cacciatori umani non sono solo capaci di scambiare esseri umani per animali che vorrebbero fucilare: anche altri animali non cacciabili finiscono vittime dei loro fucili perché scambiati semplicemente con altri.
Un bioregolatore nel mese di agosto ha ucciso un cane pensando fosse un daino, un altro nel mese di settembre ha ucciso un cavallo scambiandolo per un cervo, un altro ancora nel mese di ottobre ha fucilato una mucca, anch’essa scambiata per un cervo. Non si contano poi gli articoli su persone ferite mentre erano in giardino, a godersi l’aria aperta, raggiunte da pallini esplosi da chi sente l’irrefrenabile voglia di uccidere.
Quale lupo, quale volpe, quale orso, quale altro animale selvatico spesso demonizzato dai sedicenti bioregolatori stessi ha mai scambiato una specie per un’altra?
Provare sentimenti di euforia e felicità nell’armarsi per uscire di casa con l’intento di rendere tale giornata l’ultimo giorno di vita di qualcuno, sentirsi fieri di imbracciare un’arma e non provare alcuna pietà nel farla esplodere, fare esperienza di gioia nel sapere di aver centrato il meraviglioso corpo di una creatura figlia della natura non è niente di naturale. È violenza costruita culturalmente sopra all’altare dello specismo, è massacro normalizzato che qualcuno vorrebbe far passare per giusto, accettabile, addirittura naturale.
Il fatto che tali azioni siano ripudiate dalla maggioranza dell’umanità (quasi 8 italiani su 10 ne sono contrari) [8] e che nella società abbiano trovato spazio realtà come associazioni in tutela degli animali (LAC – Lega Anticaccia, un esempio) o movimenti che abbracciano azioni più dirette (come il MAC – Movimento Anti Caccia • Hunt Saboteurs Italy) è una dimostrazione tangibile di quanto in realtà l’animo umano sia alieno, per reale natura, alla violenza e alla sopraffazione, favorendo invece – in modo del tutto auspicabile – la conduzione di una vita basata su armonia fra specie e rispetto universale per ogni forma di vita.
Sono convinta, e la mia convinzione è più un vaticinio che una mera speranza, che si arriverà a far cessare ogni forma di dominio verso le altre specie, raggiungendo un livello di consapevolezza tale da capire appieno che non esistono creature inferiori o superiori, e che nessuna specie differisce per importanza.
Dott.ssa Carmen Luciano
Vegan Blogger, Attivista e Autrice Antispecista
Note e fonti:
[1] “A Vindication of Natural Diet”, Percy Bysshe Shelley, 1813/1815
[2] Il termine cacciatore bioregolatore indica una figura introdotta nel dibattito legislativo italiano sul nuovo disegno di legge sulla caccia (DDL 1552 o DDL Malan), approvato in prima lettura al Senato a giugno 2026
[3] Si veda l’articolo di Colin Spencer, “The meatless tradition and its significance”, 1995
https://www.jstor.org/stable/41376769
[4] È rimbalzato sui giornali il fatto di cronaca che ha visto come protagonista un uomo intento a insegnare ai nipoti minorenni come dare la caccia – in modo illegale – agli animali.
https://www.laprovinciacr.it/news/cronaca/591922/bracconiere-denunciato-dalla-forestale-addestrava-i-nipoti-alla-caccia-di-frodo.html
[5] “The Cry of Nature”, John Oswald, 1791
[6] Si veda l’articolo della LAV “Cacciatore spara al cane per risparmiare sul veterinario e ferisce un passante” https://www.lav.it/news/cacciatore-spara-al-cane-per-risparmiare-sul-veterinario-e-ferisce-un-passante e quello de Il Fatto Quotidiano “Lasciò morire il cane da caccia perché non era più abile, condannato a 6 mesi il padrone” https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/25/lascio-morire-il-cane-da-caccia-perche-non-era-piu-abile-condannato-a-6-mesi-il-padrone/3217489/
[7] Si veda l’articolo di Sky TG24 “Sette cani da caccia morti soffocati durante viaggio in Autobrennero” https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/25/cani-caccia-morti-a22-brennero
[8] fonte: https://fondazionecapellino.org/it/recommunity/cosa-pensano-gli-italiani-della-caccia.-i-due-sondaggi

Nocera Inferiore (SA) • Morto un Cavallo Sfruttato per la “Cavalcata dei Re Magi”
Lunedì 5 gennaio 2026.
A Nocera Inferiore, nella provincia di Salerno, va in scena la consueta rappresentazione folkloristico-religiosa della “Cavalcata dei Re Magi“. Per le strade del paese sfilano carrozze trainate dai cavalli. Uno di questi, intanto a far muovere un mezzo con a bordo tre persone lungo via Atzori, si accascia al suolo, e muore di fatica.
Il video pubblicato da Agri24.it mostra il drammatico momento in cui il corpo del povero animale, sospeso all’interno di un telo, viene issato e caricato a bordo di un mezzo mediante un braccio metallico per essere portato via. La sua vita da schiavo, la sua utilità per gli adoratori del Cristo è finita.
Lascia enormemente disgustati vedere come nel 2026 ancora vengano impiegati gli animali finanche nelle rappresentazioni religiose, quando le altre specie non credono in alcun dio e non hanno alcun culto. Fa indignare fino alla rabbia assistere a queste forme di sottomissione e di schiavitù, vergognosamente permesse dalle immorali leggi umane, che poi arrivano a far soccombere esistenze che non hanno MAI espresso consenso per il proprio impiego.
I cattolici credono nella figura di Gesù? Per loro il 6 gennaio è una data che ricorda i doni ricevuti da questi famigerati tre re magi? Non lo facciano pesare agli animali, ai quali non importa assolutamente niente delle tradizioni umane.
Essi, come noi, desiderano solo vivere liberamente la propria esistenza e non devono in alcun modo finire per essere impiegati in teatrini e piazzate pubbliche.
→ QUI un altro video della vergognosa sfilata che ha contemplato lo sfruttamento dei cavalli

Affinché questi esseri umani realizzino che è giunta l’ora di lasciare in pace gli animali, ho avviato una petizione nazionale per chiedere la fine del loro sfruttamento: la si può firmare cliccando QUI.
Oltre a tale manifestazione di dissenso, credo fermamente sia necessario esternalo anche attraverso una mail scritta e indirizzata alle realtà coinvolte in tutta questa vergogna: il Comune di Nocera Inferiore, la Chiesa del posto e l’intera collettività cattolica.
Testo e-mail da inviare:
Gentile Comune di Nocera Inferiore,
Gentile Sindaco,
Gentile Diocesi Nocera Sarno
ho appreso con enorme disgusto la notizia della morte di un cavallo sfruttato per trainare una delle carrozze in occasione della vostra “Cavalcata dei Re Magi” andata in scena lunedì 5 gennaio 2026 sera. Vi scrivo per esternarvi tutto il mio biasimo e per difendere queste esistenze la cui vita è messa alla mercé umana senza che loro abbiano mai dato il consenso.
Nel secolo in cui viviamo, nel millennio che ci vede cittadine e cittadini, trovo sconcertante che le altre specie vengano ancora sottomesse alla volontà umana, incluso quella più frivola.
Le altre forme di vita che esistono su questo pianeta non sono nostre schiave. Esse vivono al di là delle credenze, dei culti e delle religioni. Non hanno divinità, non credono in uno o più dei e sono libere dai condizionamenti della cultura. Per questa loro caratteristica, ma in primis perché sono esseri senzienti, devono essere lasciate in pace e non coinvolte con la coercizione finanche in rappresentazioni religiose.
Il 5 gennaio nel vostro paese è morto un cavallo, si è spezzata per sempre la vita di una creatura che non ha mai chiesto di venire usata per farvi divertire: che non accada mai più!
Il rispetto per la vita DEVE VENIRE prima del rispetto per statuette, simboli e tradizioni religiose.
Che Nocera Inferiore non mostri mai più il triste spettacolo della sottomissione animale!
Nome, Cognome, Città
Da inviare a:
protocollo@comune.nocera-inferiore.sa.it, sindaco@comune.nocera-inferiore.sa.it, servizioinformatico@diocesinocerasarno.it, parrocchias.prisco@libero.it,
Grazie a chi darà voce a queste creature sottomesse.
Carmen Luciano
Lettera Aperta a Red Canzian: Se Mangi Derivati Animali e Acciughe, NON SEI VEGANO
Care lettrici e cari lettori,
da qualche giorno sta girando in rete un’intervista rilasciata da un personaggio pubblico riguardante l’alimentazione veg(etari)ana che ha generato non poche perplessità: si tratta dell’intervista di Gambero Rosso a Red Canzian dei Pooh.
Nell’articolo, pubblicato lo scorso 29 gennaio, Red racconta del suo rapporto con l’alimentazione che – come egli stesso afferma – non contempla il consumo di corpi animali da circa 30 anni.
Ciò che, giustamente, ha destato perplessità nel mondo antispecista sta nella confusione che il messaggio presente in tale articolo genera e viene diffuso: Red si definisce vegano, pur dichiarando di consumare uova e formaggi dei contadini. “Se ho voglia di mangiarmi un pezzo di formaggio, se ne so la provenienza, se so che non proviene da animali sfruttati in allevamenti intensivi, ma perché no”. Questa è la motivazione spicciola che lo spingerebbe a mangiare derivati animali, perché lui non vuole “essere estremista in nulla“, né “talebano“. L’apice viene toccato quando nell’intervista dichiara che “non bisogna scandalizzarsi se ogni tanto uno mangia un uovo o un pezzo di formaggio, ma anche se uno mangia la pizza con sopra le acciughe. Che sarà mai? Non è quello il male“.
L’intervista, fra le varie domande e risposte, si conclude con altre esternazioni del tutto discutibili: che “in Italia abbiamo un tofu che fa veramente pena, che sa di polistirolo”, che la sua cena ideale contempla “un pezzo di formaggio, fatto da quelli giusti, un pezzo di Asiago di mucche al pascolo che vivono benissimo”.
Vista la natura del pensiero diffuso mediante l’intervista, data la necessità di difendere la vita degli animali, eccomi qui a scrivere due righe pubbliche per chiarire alcuni concetti che, se non faranno chiarezza nella mente del diretto interessato, possono sicuramente portare lettori e lettrici alla riflessione:
Caro Red,
sono diventata vegetariana nel 2002 quando avevo 12 anni, e vegana successivamente a 21 nel 2011.
L’unico motivo che mi ha portata a smettere di gravare sulla vita degli animali è stato il forte amore per loro nato assieme a me. Solo quello. Mi dicevano che sarei morta e che avrei avuto carenze: si sbagliavano. Nulla di tutto ciò è accaduto e ho notato enormi benefici nella salute che vengono sicuramente dopo alla salute degli animali. Sono nipote di contadini che avevano animali ‘da cortile’, e posso garantire al mondo intero che la violenza rimane violenza, anche se la detenzione è estensiva. Perché i contadini più che voler bene agli animali, vogliono BENI dai loro corpi, ed è per questo che li assoggettano contro la loro volontà perpetuando un continuum specista.
Il fatto che da 30 anni non mangi cadaveri animali – sì, chiamiamo la materialità delle esistenze per ciò che è senza usufruire della differenziazione linguistica tra corpi animali e umani, strumento per costruire culturalmente una separazione fra noi e le altre specie – e che ti impegni per diffondere un certo tipo di consapevolezza alimentare è positivo, ma le tue esternazioni a Gambero Rosso non lo sono appieno, e ti spiego perché.
Viviamo in un momento storico in cui, grazie a i media e ai social, ogni messaggio può arrivare a un numero indefinito di persone. Il problema nasce se tale messaggio contiene un’affermazione inesatta o non veritiera: ciò può causare confusione su ampia scala, come accaduto con te, che si ripercuote sul movimento in difesa degli animali e su tutti coloro che hanno deciso di non sostenere più la violenza sugli animali. È il caso della differenza di significato tra vegetariano e vegano. Fino a quando, come tu stesso hai fatto, ci si dichiarerà ‘vegani’ pur affermando di mangiare derivati animali, continuerà ad esistere l’idea che chi ha smesso di mangiare animali e loro derivati corporei possa esserlo lo stesso a priori, anche se di tanto in tanto fa ‘strappi alla regola’.
Perché virgoletto? Perché nella lotta per il riconoscimento dei diritti animali non esistono regole scritte da seguire, leggi, dettami, dogmi a cui essere fedeli: si seguono la ragione, il sentimento di giustizia e di rispetto per ogni forma di vita. Quando si apre la mente, si fa evolvere la propria coscienza e soprattutto si innalza la propria consapevolezza, non esistono momenti in cui si viene meno a quegli ideali e a quel sentimento di protezione, rispetto e tutela nei confronti delle altre creature della terra. Rispettare gli animali SEMPRE, senza anteporre le proprie papille gustative alla loro vita, viene naturale. Nel 1944 Elsie Shrigley e Donald Watson hanno coniato il neologismo vegan (dal punto di vista linguistico è un processo definito ‘mid-clipping’ del termine veg(etari)an) per creare un movimento nuovo, geminato dal vegetarianismo inglese, per indicare una persona che non consuma né corpi né derivati animali. Purtroppo a quei tempi, dopo un secolo dalla nascita della Vegetarian Society, il termine ‘vegetarian‘ aveva perso il significato originario a causa di chi aveva introdotto e normalizzato le ‘eccezioni’, ossia il consumo di derivati corporei delle altre specie.
Per quale motivo dunque definirsi vegano quando nel concreto sei una persona vegetariana?
Per onestà intellettuale – ma anche per rispetto nei confronti di chi si è tanto prodigato per diffondere consapevolezza, pure a livello linguistico – bisogna saper utilizzare i termini che il linguaggio umano accoglie.
La tua intervista per Gambero Rosso poteva essere un’occasione preziosa per stare dalla parte degli animali e lanciare un messaggio a favore della liberazione delle altre creature.. ma ricalcando le parole del professor Pietro Ratto, non si può chiedere a un melo di produrre arance.
Ci sono diversi punti dell’articolo che vanno criticati per morale ed etica: l’uso dei termini ‘talebano’ ed ‘estremista’, l’angelicazione dell’allevamento estensivo, l’insofferenza verso le critiche di chi non mangia animali (nemmeno le acciughe) e la demonizzazione del tofu.
Credo sia il caso di smetterla di abusare del termine ‘talebano‘ da accostare al movimento antispecista e vegano. Cosa significa talebano? Significa “studente integralista islamico, membro di un’organizzazione politico-militare, che ha imposto autoritariamente la legge coranica in Afghanistan, dove è stata al potere dal 1996 al 2001”. La maggior parte di noi, Red, non segue alcuna religione e le rinnega per la condizione di assoggettamento in cui ha ridotto l’umanità, che in nome di questa e quella divinità si è macchiata di sangue innocente umano e animale. Vegano | talebano è un puro ossimoro. Anche ‘estremista‘ è ormai abusato come termine. Decidere di non far del male agli animali e non gravare più sulla loro vita non ha nulla di drastico, anzi: è un ritorno all’origine compassionevole della nostra specie, corrotta da violenza normalizzata. Dico sempre che non esistono estremismi ma due estremità come di una retta, dove da un lato abbiamo lo specismo (assoggettamento delle altre specie, uso dei loro corpi, animali alla mercé umana) e dall’altro l’antispecismo. Qualcosa mi dice che viaggi più verso il primo.
Passiamo adesso all’angelicazione degli allevamenti estensivi. Tu parli dei piccoli allevatori che detengono vacche come fossero custodi dell’Eden dove queste creature vengono lasciate esistere, e dai cui corpi viene prelevato latte per fare i formaggi che tanto ti piacciono. Cosa non ti è chiaro della profonda ingiustizia che risiede nell’assoggettare esseri senzienti non consenzienti? I fattori, i contadini, possiedono animali per trarre qualcosa da loro. Più che il loro bene, ripeto, vogliono da loro dei beni: il latte e le uova nel caso delle galline.
Vedi perché sei vegetariano e non vegano? Perché i vegetariani hanno una forma mentis ancora specista dove gli animali vengono visti come produttori di qualcosa, dove non vi è nulla di male nel pretendere ciò che fuoriesce dai loro organismi ‘in cambio di cibo e protezione’ (quanto spesso si sentono dire queste cose!). L’antispecismo invece rivoluziona il tutto, sfata miti e spezza le catene degli stereotipi legati alle specie, liberando gli animali dall’idea che essi debbano darci qualcosa.
Per quale ragione, Red, mangiare formaggi fatti con il latte di femmine animali? Il latte è un alimento specie specifico indispensabile per le creature neonate affinché crescano e siano pronte per lo svezzamento. Quale specie sfrutta le donne umane per ottenere dai loro seni latte da far cagliare e da consumare a discapito dei neonati umani? Il motivo per cui probabilmente non riesci a rinunciare a questi alimenti processati, del tutto evitabilissimi e non indispensabili, potrebbe risiedere nella dipendenza che creano: lo spiega il dottor Neal Barnard, che ho avuto il piacere di conoscere di persona. Latte e formaggio creano dipendenza come l’eroina. La natura non fa niente a caso: tale influenza sui mammiferi è dettata dal bisogno di portare la creatura neonata, che non ha ancora piena consapevolezza, ad attaccarsi al seno della madre per alimentarsi. Ma tu, Red, e tutte le persone vegetariane e onnivore che consumano formaggi, forse su questo non hai riflettuto molto. Pensi forse con le papille gustative, disinteressandoti al fatto che quei formaggi sono fatti con latte che non spetta a te. Cosa provano le vacche nel vedere intromettersi gli umani nel legame con i loro figli? Dove finiscono questi figli che devono necessariamente nascere affinché le ghiandole mammarie di queste femmine siano attive e produttive? Che fine fanno queste madri munte a ‘fine carriera’? Non credo che i tuoi amici allevatori celebrino loro il funerale, Red.
Parliamo adesso delle uova: le galline che ‘muoiono di vecchiaia’ nelle aie di esseri umani che le detengono sono discendenti di quegli esemplari attinti dalla natura e messi in cattività, che di generazione in generazione hanno perso le caratteristiche originarie sotto al peso della sottomissione. Le uova non sono altro che ovuli, come quello che ogni (circa) 28 giorni espelle l’organismo femminile umano se non fecondato, delle galline. Perché mangiare ovuli di altre femmine, quando nessun animale mangia i nostri di noi femmine, donne umane? Perché le galline li fanno lo stesso? E anche se li fanno lo stesso, perché mangiarli? Non le potete lasciare stare queste creature e usare farina di ceci per creare innumerevoli piatti?
Tu dici che mangiare della pizza con le acciughe non è niente di male: ti sei mai immedesimato in quelle creature che perdono la vita per finire su un piatto? Stiamo parlando di esserini piccolissimi che meritano rispetto tanto quanto gli animali di dimensioni più grandi.
Vedi Red.. quando si vive in un mondo sottomesso da una specie sola, e si fa parte proprio di quella specie, tante cose sfuggono. Può sfuggire il fatto che il dominio sia una costruzione sociale e culturale, che in realtà siamo solo un tassello del mosaico e null’altro, e che gli animali non ci debbono alcunché. Molte persone si sono spolverate di dosso la vetusta idea che l’umanità sia padrona di ogni altra creatura e del pianeta intero.
Spero che presto anche a te accada di comprendere quanto sia profondamente ingiusto pretendere dalle altre specie qualcosa, e quanto invece sia necessario lasciarle vivere in pace lontano dai nostri capricci e dalle nostre papille gustative che dobbiamo educare e abituare ad altri sapori.
Ci hanno fatto credere che la sottomissione delle altre specie sia dolce, quando non vi è niente di più amaro al mondo.
Chi è vegan non sostiene nessun tipo di utilizzo degli animali, né pretende dalla loro esistenza alcunché per soddisfare bisogni propri.
Buona riflessione e buon accrescimento di consapevolezza.
Carmen Luciano
Dott.ssa in Lingue, Letterature e Filologie Euroamericane
Blogger per il riconoscimento dei diritti animali
Autrice di ‘Percy Bysshe Shelley Pensatore Antispecista‘













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