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°°Zoo, Circhi e Acquari: Prigione per Animali e Umani°°

Quando una famiglia decide di pagare un biglietto d’ingresso per entrare in uno zoo, in un circo che si avvale dell’uso degli animali per intrattenere il pubblico o in un acquario/delfinario ci troviamo davanti due tipi di prigionie:
quella animale, ovviamente, evidente e chiara, e quella umana, celata dietro false scelte “personali”.
Se le altre specie vengono confinate in gabbie, recinti, teche, vasche e spazi non naturali per mero lucro, le persone umane dal canto loro vengono ingabbiate mentalmente da stereotipi costruiti ad hoc dalla società, dalla cultura e dal sistema che ci inizia a ciò per volontà ben precise.

L’imposizione sugli altri, come qualsiasi altra azione, la si impara, e la si trasmette di generazione in generazione e nel tempo. Col tempo essa viene data per “normale”, come qualsiasi altra abitudine che conforma le masse.

Subordinazione animale al genere umano = normalità

Chi paga il biglietto per vedere il triste spettacolo della reclusione ai danni di qualcuno mette in atto un comportamento dettato da emulazione sociale e viene meno all’uso di raziocinio ed empatia.

Quando si accetta che un individuo, qualsiasi sia la sua specie di appartenenza, venga prelevato dalla natura per finire in uno spazio confinato dove non avrà la possibilità di godere appieno del mondo e dell’ambiente che lo compone, sprigioniamo il peggior atteggiamento di cui siamo capaci: l’egoismo antropocentrico.

L’antropocentrismo mette al centro di tutto la specie umana, e tutte le altre intorno. L’essere umano visto come un re con i suoi sudditi, le altre specie, la cui vita deve svolgersi in funzione delle proprie volontà.
Qualsiasi esse siano.

Gli umani infatti grazie all’antropocentrismo fortemente radicato, pensano di appartenere alla specie che primeggia per importanza. Pensano di poter disporre della vita, della libertà, dei sentimenti e del corpo altrui a proprio piacimento. Pensano addirittura di poter usare chiunque nasce al mondo (per ben altre finalità) per generare introito economico.
I soldi, pezzi di carta e cotone (o materiale plastico, dipende da nazione a nazione) ai quali per decisione sociale viene attribuito un valore, per alcuni umani valgono più della vita stessa.

<<Cosa c’è di male? Gli animali vengono puliti, alimentati, mantenuti>> chiedono taluni, dimenticandosi, rimuovendo completamente dalla propria coscienza che in fin dei conti mai nessun animale recluso ha mai chiesto questi “servigi”, queste “attenzioni” con le quali viene onorato.
Attenzioni che, se venissero riservate agli umani, si configurerebbero come arresto. Perché quando si è confinati dentro il solito spazio senza poter uscire è come essere agli arresti domiciliari. E solo provando questa sensazione incresciosa si può capire che alla fin fine avere qualcuno che pulisce i tuoi escrementi e ti da del cibo non è il massimo della vita, e che l’esistenza, quella vera, è fatta di esperienze e di libertà.

Dare per scontato che all’animale vada bene, perché ciò che conta per noi è che obbedisca a cosa abbiamo in serbo per lui, è una delle conseguenze dell’antropocentrismo sfrenato.

Se fossimo davvero la specie più intelligente come immotivatamente adoriamo definirci, useremmo il nostro inarrivabile intelletto per comprendere concetti basilari, semplici: un leone non deve stare dentro una gabbia. Un orso polare non deve farsi il bagno in una piscina. Un delfino non deve nuotare dentro una vasca.

Quando introduciamo un animale (pretendendo che frutti soldi) dentro uno spazio artificiale che non sostituirà assolutamente mai il suo habitat naturale facciamo un danno a noi, arrivando a gesti di tale bassezza morale, e facciamo un torto alla natura che ci permette di esistere.


I leoni, le tigri e i grandi felini sono carnivori predatori che nell’ecosistema hanno la funzione di tenere sotto controllo il numero di grandi erbivori. Se ci fossero solo erbivori, la vegetazione scomparirebbe. Se ci fossero troppi carnivori, gli erbivori si estinguerebbero. Ecco perché l’importanza dell’equilibrio. Un equilibrio dettato dalla natura, dall’istinto degli animali. Che noi non dovremmo alterare.

Quando mettiamo uno di questi grandi felini sotto un tendone di un circo lo priviamo della sua funzione naturale per attribuirgliene un’altra, del tutto superflua e inutile, se non dannosa, alla natura stessa.

I pesci, che in natura avrebbero mari aperti dove poter nuotare, quando sono costretti a stare dentro vasche o teche perdono la propria funzione.
Essi non esistono al mondo per abbellire, decorare spazi chiusi o per udire colpi di indice contro il vetro di bambini e giovani accompagnati da adulti in pomeriggi fatti di ricerca d’evasione dalla noia.



Quando una persona paga per assistere alla prigionia animale, deve essere consapevole che la sua esperienza dura poche ore, per poi lasciare spazio al ritorno a casa e alla possibilità di fare altre esperienze.
Un animale costretto a stare dentro uno spazio innaturale chiuso come unica esperienza ha l’obbedienza. Nient’altro.

Come ripeto da anni, nessuna specie al mondo si avvale del diritto di schiavizzare il genere umano. Se un bel dì essi decidessero di riservarci gli stessi tremendi trattamenti che noi riserviamo loro da millenni, non avremmo più così paura della morte. Desidereremmo piuttosto non esistere, perché una vita vuota fatta di violenza, di solitudine, di privazioni equivale a morire ogni giorno.

Se dentro di voi è rimasto un minimo frammento di coscienza, mandata in frantumi violentemente dalla cultura specista umana, conservatelo come un bene prezioso.

Riflettete su ogni vostra scelta e realizzate l’idea che la collettività è data dalle singole scelte degli individui. Se questo mondo in cui viviamo è troppo stretto per gli animali, la colpa è anche nostra.

Ridimensioniamo il nostro ego. Scendiamo dal trono dove ci siamo voluti arrampicare per illuderci di essere più importanti. Gettiamo via scettri e fruste e collochiamoci al pari delle altre specie, perché è quello il nostro posto: accanto a loro, non sopra di loro.


Carmen

°°Manifestazione contro Circo Millennium ~ Pontedera 23.12.2018°°

Domenica 23 Dicembre 2018 si è tenuta la manifestazione autorizzata promossa da Think Green • Live Vegan • Love Animals contro il Circo Millennium attendato a Pontedera (Pi).

Dalle ore 15.30 alle 18.30 noi attivisti e attiviste provenienti da paesi limitrofi abbiamo esternato il nostro dissenso sull’utilizzo di animali per intrattenimento.

Sotto il tendone della famiglia Coda Prin infatti era prevista la presenza di tigri, leoni ed altri animali esotici.

La manifestazione si è svolta in presenza della Polizia, che ha potuto assistere ai futili tentativi messi in atto dai circensi per rendere poco udibili i nostri messaggi antispecisti.

Presenti alla manifestazione Luca Zappolini e Susanna Guidi, due rappresentanti di Pontedera 5 Stelle, che hanno girato un video in diretta, e l’associazione Animalisti Italiani sez. Lucca con la portavoce Claudia Corsini.

Grazie all’uso dell’altoparlante fornito dall’attivista Viviano Voliani abbiamo sensibilizzato le famiglie accorse a vedere i due spettacoli previsti in tale giornata.

Guarda il video cliccando qui.

Gli animali detenuti nel circo vivono una vita di cattività lontano dal loro habitat innaturale. Costretti ad un’esistenza itinerante, spesso e volentieri stipati dentro gabbie o containers con lampade rosse per ricevere calore nei mesi gelidi europei. Una vita fatta di assenza di libertà dove le loro funzioni nell’ecosistema vengono messe da parte in nome dello spettacolo e del business.

Il circo in passato ha fatto della derisione umana il suo punto di forza: sotto il tendone venivano mostrati donne obese o baffute, nani, gente di colore, superdotati, persone da caratteristiche fisiche fuori dal comune. Oggi le leggi che proteggono i diritti dell’uomo non permettono più di sfruttare caratteristiche e peculiarità umane per lucro. Ecco perché il capro espiatorio rimane l’essere che ancora non gode di diritti: l’animale.

Ci auguriamo che presto questa schiavitù legalizzata venga messa al bando. Al momento è ancora legale, ma legale non è sinonimo di morale.

In special modo, ci auguriamo che le donne non sfruttino la loro emancipazione conquistata grazie a coloro che hanno lottato per i diritti femminili per calpestare quelli non ancora riconosciuti degli animali.

Le cose cambiano grazie alle persone, alla collettività e noi crediamo fermamente che un progresso etico sia possibile.


Riflessione sulla subordinazione animale e l’illusione umana di prevalsa sulle altre specie.

L’essere umano non ha armi fisiche: teme il freddo, è sprovvisto di artigli, la sua dentatura non è mortale e non è sufficientemente veloce nella fuga. A mani nude davanti un leone o una tigre esso diventa preda. Come ogni altra specie predabile. Sotto ai tendoni del #circo va quindi in scena l’antitesi della realtà predatoria tanto scomoda per questo animale sociale: l’umano non accetta la sua inferiorità rispetto ad altre specie. Temendo la predazione, madre di ogni altra paura, escogita un modo per fingere di essere al vertice della Creazione.
Pur di sentirsi superiore, l’essere umano fa uso di strumenti di tortura quali fruste e pungoli per inibire i grandi carnivori e costringerli a sottostare alle sue volontà.
Senza frusta i circensi non sono nessuno.

Quando andate al circo con animali finanziate coi vostri soldi il triste spettacolo sull’antropocentrismo malato e folle.

°°[Review] Vegagenda 2019 ~ Sonda°°

L’anno 2018 sta per concludersi e di conseguenza anche le pagine dell’agenda sulla quale abbiamo annotato tutti i nostri impegni stanno per terminare.

Siete pronti allora per ciò che vi aspetta nel nuovo anno? E soprattutto, avete già provveduto ad acquistare una nuova agenda a cui affidare in forma scritta ogni incontro, impegno o data importante?

Nella mia borsa, ormai da tradizione, per tutto il 2019 ci sarà ancora la Vegagenda di Sonda Edizioni. Proposta dalla casa editrice citata, impegnata nella diffusione del messaggio antispecista, Vegagenda è l’agenda perfetta per chi vuole avere informazioni utili su diritti animali e alimentazione vegetale dentro un supporto cartaceo di qualità.

Giunta al suo quindicesimo anno di pubblicazione, Vegagenda 2019 si differenzia dalle altre edizioni attraverso la sua copertina più rigida, in materiale resistente che sembra tessuto.

L’agenda si apre con una pagina per le informazioni personali, un calendario completo del 2019 ed un inserto “Empty Cages”, il più prestigioso premio per chi si distingue nella letteratura/filosofia di liberazione animale. Si conclude invece con una pratica rubrica dove annotare numeri di telefono, seguita da un calendario completo 2020.

Ogni mese è caratterizzato da illustrazioni di Revers Lab e rime di Vincent Poeta. Le pagine sono a quadretti, decorate con grafica allegra e variopinta, e le giornate mondiali o nazionali per i diritti animali sono indicate con informazioni e spiegazioni.

Quest’anno il mio compleanno cade di venerdì! Yesssss

Immancabile l’inserto “Ristoranti Veg” con l’elenco di tutti i locali italiani, suddivisi per regione, che propongono cucina vegetariana, vegana e crudista.

Quest’anno poi Vegagenda dispensa informazioni utili sul riciclo e il minor impatto ambientale con i consigli di Jérémie Pichon e Bénédicte Moret, autori del libro “La Famiglia Zero Rifiuti (o quasi)”, e curiosità sul benessere degli amici a quattro zampe a cura di Carlyn Montes de Oca.

Vegagenda 2019 è disponibile in tutte le librerie più fornite, sul sito di Sonda Edizioni e nei negozi online al costo di 11.90 euro.

Non perdetevela! 🙂

Alla prossima recensione.

Carmen.

°°A Dieci Anni dal Mio Bullismo: Solidarietà a Giulia°°

La notizia circa gli episodi di bullismo subìti da una tredicenne vegana di nome Giulia, che ho letto sul sito Vegolosi.it, mi ha riportato alla mente brutti ricordi del mio passato.
Anch’io, da teenager, sono stata vittima di insulti, pesanti offese e umiliazioni pubbliche da parte di coetanei, per il semplice fatto che non mangiavo animali.

Pensavo che col tempo, con l’aumento della sensibilità collettiva e del numero di persone vegane, realtà del genere sarebbero andati piano piano sparendo. Visione a quanto pare ottimista, la mia.

Sono tremendamente dispiaciuta per ciò che la ragazza in questione ha vissuto e sta vivendo. Non è un caso isolato, ne sono sicura, e certamente altri adolescenti come lei magari staranno sopportando il proprio dolore nell’ombra. Perché se posso permettermi di renderlo noto, far sapere agli adulti che qualcuno ci offende per ciò che siamo talvolta può essere pesante e difficile. Chiedere aiuto ai più grandi, che sembrano sempre così indaffarati e che spesso minimizzano gli stati d’animo dei più giovani, non è facile.

Qualsiasi sia il tipo di discriminante il bullismo è da condannare, soprattutto se nasce e si alimenta fra i banchi di scuola col tacito consenso dei professori.

Personalmente, quando sono diventata vegetariana a 12 anni (in seconda media) non ho mai avuto riscontri negativi, anzi: i miei amici di classe non mi hanno mai offesa per ciò che ero, nemmeno quando rimanevo a digiuno quando a mensa non c’era niente che potessi mangiare. Qualcuno di loro era addirittura incuriosito dal mio nuovo modo di mangiare e faceva domande interessanti sulla mia “metamorfosi” avvenuta.
Gli anni delle scuole medie sono state, fino all’inizio dell’università, il periodo scolastico fra i più belli che ho vissuto.

Oltre ogni mia più triste aspettativa, non è stato poi così alle scuole superiori, dove il clima in classe spesso era invivibile. Insulti a voce bassa fra i banchi, astio, attacchi diretti durante i momenti di scambio d’opinione durante le ore di filosofia o di religione (che ho poi deciso di non seguire più in 5^). E mai un professore che abbia preso le mie difese. Anzi.
Oltre a questo, persecuzioni vere e proprie sul pullman sia all’andata che al ritorno verso il liceo, dove dai posti più in fondo del mezzo sono giunti per mesi insulti mirati alla mia persona. Oltre alle parole, anche i fatti, con umiliazioni fisiche. Nel più totale silenzio di altri ragazzi presenti sul mezzo. Col più totale disinteresse di coloro che il mezzo lo guidavano, e che sarebbero potuti intervenire.

Oggi che sono adulta, giuro che davanti a me cose del genere non accadranno mai.
Non permetterò mai che ciò che ho subìto io venga vissuto da altri.

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Cosa ha fatto Giulia per meritarsi le offese, le minacce e gli insulti che ha ricevuto?
Ha semplicemente detto, durante l’ora di religione, che il 5° comandamento “non uccidere” è da applicarsi anche agli animali.
Giulia, tredicenne, ha avuto tanto coraggio in quel momento, dando voce ai miliardi di animali che ogni anno vengono fatti a pezzi in nome della cattiveria infinita umana.
Giulia in quel momento è stata l’eco dei lamenti di tutti quegli innocenti che ogni giorno vengono letteralmente smontati per i più disparati fini.
Giulia, con la sua giovane età, ha dato modo di essere matura abbastanza, tanto da far valere il suo diritto di espressione. Ed è vergognoso che un professore si sia abbassato a tanto come raccontato nell’articolo di Vegolosi.

Perché le persone si sentono minacciate da chi è vegan, tanto da reagire con modi incivili?
Posso rispondere  per considerazione personale dopo anni di bullismo vissuto e che tutt’ora vivo a livello interattivo: perché si sentono inferiori, o lesi economicamente.
Chi fa parte della categoria dei lavoratori o dei figli dei lavoratori che guadagnano sullo smontaggio animale o sullo sfruttamento di quest’ultimi tende a sminuire gli ideali antispecisti facendoli passare per mera follia.
Ecco perché fra i primi antivegani troviamo cacciatori, pescatori, circensi, allevatori, sperimentatori ma anche veterinari, medici, biologi e agronomi.

Non sono da meno le persone che invece, dentro di sé, sanno che fare a pezzi delle vite è eticamente immorale. In poche parole, essendo legati da dipendenza alimentare e/o accettazione sociale e familiare, taluni riversano su chi ha intrapreso il cambiamento la propria frustrazione collegata all’inerzia. Una sorta di proiezione già studiata da Freud.

Una buona dose di memoria storica e un pizzico di analisi dell’andamento della società umana mettono in risalto come, da sempre, siano stati quelli nel giusto a doversi difendere da coloro che stavano nel torto o perpetravano azioni immorali ed incivili.
E suppongo sarà sempre così.
Perché forse è così che deve andare, lungo la strada dell’evoluzione umana.
Ma non dobbiamo arrenderci, perché come diceva Victor Hugo “non puoi fermare un cambiamento la cui ora è giunta”.

E tu, cara Giulia, stai prendendo parte al più bel cambiamento che possa esserci.

Tu, forte Giulia, con la tua vita e col tuo esempio stai prendendo le difese degli ultimi che rimangono da difendere: gli animali.
Pensa alle minoranze che, secoli fa o in periodi più recenti, si sono battute per la libertà di espressione, per la liberarsi dalla schiavitù, per la conquista dei diritti dei neri, di quelli delle donne, di quelle degli omosessuali. Minoranze ostacolate ma che alla fine, nel loro essere “meno” rispetto ai più, hanno dato una spinta positiva portando il genere umano a sublimarsi.

E su questo concordo con John Stuart Mill: sono sempre in pochi definiti “bizzarri” a lasciare un’impronta di idee positive alla collettività, non le masse.

Dopo aver liberato dalle gabbie sociali gli emarginati umani adesso stiamo volgendo la nostra attenzione a coloro che sono ancora confinati fisicamente in luoghi di contenimento: le altre specie.

Sono convinta che dopo aver finalmente capito a livello collettivo che non abbiamo alcun diritto di negare la libertà a nessuno, nemmeno a quelle vite dall’aspetto fisico diverso dal nostro, riusciremo ad essere umani migliori anche negli atteggiamenti inter nos.

Siamo ad un buon punto. Dieci anni fa eravamo isolati, adesso siamo sempre più numerosi e le cose stanno cambiando.
Quindi, cara Giulia, continua sulla tua strada perché stai percorrendo il più bel percorso che ci sia nell’esperienza terrena umana: lasciare qualcosa di buono per chi verrà dopo.

Suggerisco ai tuoi genitori poi di farsi seguire legalmente da un avvocato esperto e sensibile ai diritti animali, come ho fatto io, per denunciare episodi di diffamazione se mai ci saranno: hai tutto il diritto di vivere serenamente la tua adolescenza e ci sono leggi che devono essere applicate per garantirti la libertà di espressione.
Libertà ottenuta grazie al sacrificio di quelli definiti “folli”, come noi.

Sii forte.

 

Carmen.

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