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°° E’ Scorretto Chiamare “Hamburger” un Panino 100% Vegetale? °°

Oggi affronterò un tema scottante, tanto scottante, ma così scontante da esser riuscito a far bruciare il c*lo a chi guadagna sulla morte degli animali.

 

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Il veganismo, diffusosi grazie all’impegno di chi ha deciso di non alimentarsi più con resti e derivati animali per motivi etici, nell’ultimo decennio ha finalmente portato cambiamenti importanti nel nostro paese.
La domanda, in ambito alimentare, è andata modificandosi proprio come sono mutate le esigenze di moltissimi consumatori: più attenti alle etichette, agli ingredienti, ai valori nutrizionali e soprattutto maggiormente interessati all’acquisto di cibi buoni anche per la propria salute, oltre che per quella delle altre specie e dell’ecosistema.
Da circa 5 anni l’offerta di alimenti 100% vegetali è aumentata a dismisura proprio per far fronte alle nuove tendenze alimentari della popolazione italiana.

Questo modificarsi delle scelte, dove gli alimenti vegetali vengono preferiti sempre più a quelli animali, ha portato la nascita di numerosissimi locali veg e alla presenza di enormi quantità di prodotti “alternativi” sugli scaffali di negozi e supermercati.

Se in un primo momento solo poche aziende avevano investito sugli alimenti 100% vegetali, chi per etica chi per salute dei consumatori, nel giro di pochi anni anche quelle che per business rendono schiavi gli animali e poi gli tolgono la vita si sono dovute ricredere, arrivando ad adattarsi alla richiesta del mercato.
Citterio, Beretta, McDonald’s, Wuber e Findus sono solo alcuni dei brand che hanno deciso di proporre  un’alternativa vegetariana (non sempre vegana a causa dell’albume d’uovo) dei loro prodotti “classici” forse per riconquistarsi la fetta di clientela persa a causa del risveglio della ragione.
Per non parlare poi di Mukki, Granarolo e di altre aziende specializzate nello sfruttamento degli animali “da latte” con le loro novità vegetali “ricche di calcio”.

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Ai Fratelli Beretta magicamente è diventato verde il cuore….

Gli alimenti vegetali dunque si stanno facendo spazio fra quelli animali.
Bene.
Dov’è il problema?
Il problema, carissimi e carissime, adesso sta proprio in questo: i prodotti alternativi starebbero infatti minacciando gli introiti delle aziende che non intendono smettere di straziare gli animali.
Per alcuni, l’aumento delle vendite sarebbe “causa” del fraintendimento dei consumatori dal momento che i prodotti vegetariani e vegani hanno << nomi simili ai prodotti realizzati con carne e derivati >>.
Quindi, secondo alcuni schiavisti specisti, le persone sarebbero così deficienti da scambiare cibi vegetali con quelli fatti di carne e questo sarebbe il motivo del calo di vendite.

Già alludere alla scarsa capacità di distinguere due cose diverse, o addirittura di saper leggere sulle confezioni, la dice lunga sulla considerazione che hanno dei clienti le ditte che propinano carcasse in ogni salsa.

Quella che sta nascendo adesso è una vera e propria guerra ai nomi.
Per alcuni gli alimenti vegetali non dovrebbero definirsi come quelli di origine animale, banditi quindi termini quali “wurstel”, “prosciutto”, “hamburger”, “salame”.

Ed eccoci arrivati al punto saliente di questo articolo.

E’ veramente scorretto chiamare degli alimenti vegetali nello stesso modo in cui vengono chiamati quelli fatti con resti animali?
A differenza di quanto scritto da ilFattoAlimentare, a mio avviso e dal punto di vista della linguistica, dipende.

E’ necessario approfondire il vero senso della definizione, prima di gridare allo scandalo se la si utilizza per alimenti etici.

Prendiamo per esempio il termine “HAMBURGER”.
Il significato della parola originariamente era “Hamburghese”, ovvero della città di Amburgo, e definiva il modo di preparare la carne tipica del posto.
Col tempo i parlanti hanno riconosciuto in questo il morfema HAM (in inglese, prosciutto) e così scomposto anche il secondo elemento (burger) che ha così creato in sé un’entità autonoma prendendo il significato di “panino“.
Da “alimento fatto ad Amburgo” si è passati dunque a “panino al prosciutto”.
Oggi siamo consapevoli che della moltitudine di proposte di hamburgers che troviamo nei ristoranti, nei fast-food o al supermercato, quasi nessuna è fatta nella città che ha dato vita a questo termine. Quindi, se si può utilizzare il termine in modo non del tutto corretto per gli alimenti di carne, a mio avviso lo si può fare anche per quelli vegetali.
Tutto ciò per il semplice motivo che il termine stesso richiama alla mente l’immagine di un panino contenente alimento al suo interno preparato a forma di medaglione.

Che dire della parola tedesca  würstel invece?
In italiano significa “insaccato“, ed il termine a sua volta significa “chiuso, ficcato, contenuto in un sacco, o come in un sacco, in senso proprio e figurativo”.
Pertanto, che sia del tessuto muscolare misto a quello adiposo di un animale ficcato dentro budella, o della materia vegetale chiusa in altra materia vegetale, würstel secondo il mio parere si può utilizzare anche per i cibi vegetariani e vegani.

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I termini prosciutto e salame invece non li ho mai visti utilizzare per alimenti vegetali.
Al loro posto viene preferita la parola “affettato“m che semplicemente significa “fatto a fette”. Qualsiasi cibo può essere fatto a fette.

Chi vuole trovare pretesti banali per dichiarare guerra a chi si alimenta in modo etico e a chi propone alimenti 100% vegetali dovrebbe ricordare che da decenni vengono utilizzati anche termini solitamente attribuiti ai vegetali per definire gli animali.

Alcuni esempi:

  • Insalata di pollo” (le galline non spuntano nell’orto)
  • Frutti di mare” (i molluschi non sono frutta, il mare non da origine ad essi, è semplicemente il loro habitat)
  • Bastoncini di pesce” (i bastoni sono fatti di legno, non con il corpo di individui. Nessun falegname ha mai chiesto a Findus di fare chiarezza coi termini però…).

Detto questo, vi invito a continuare a boicottare le aziende che ancora oggi trattano gli animali come materia da poter disporre a proprio piacimento e vi esorto a stare sempre dalla parte degli animali, poiché oppressi nei diritti e soppressi nell’esistenza.

Ps: se vi è venuta fame a sentir parlare di cibo,
eccovi la ricetta per preparare in casa delle buonissime COTOLETTE e dei deliziosi HAMBURGER di legumi.
Sì, COTOLETTE e HAMBURGER ! 😀
Cliccate QUI 😉 .

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Informazioni su Carmen Luciano

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Pubblicato il 3 febbraio 2017, in ° Critiche ° con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Sinceramente non capisco tutto questo accanimento sul nome di un alimento. Perché da così fastidio? Alla fine li chiamiamo così per abitudine non per altro.

    Per dire, anche lo yogurt (dal turco yoğurt, dal verbo yoğurmak, mescolare) può essere yogurt di qualsiasi cosa! Latte, soia o riso.
    I “vermicelli”, o le “penne” si chiamano così solo per la forma!
    E l’hot dog? “L’hot dog nacque a New York verso il 1860, ma il termine si diffuse agli inizi del ’900. Gli hot dog erano venduti col nome di “dachshund sausages”, cioè salsicce-bassotto, forse perché la forma ricordava quella razza di cane.”
    Il formaggio? “Il termine formaggio deriva dal francese fromage, che a sua volta viene dal latino formaticum, con il quale si indicava il cacio messo in forma. È proprio il fatto che venga messo in una forma, infatti, a dare al formaggio il proprio nome.” quindi formaggio di soia va bene lo stesso!

    • Maionese: l’origine del suo nome (maonesa, in catalano) dalla città spagnola di Maó (“Mahón” in castigliano) nell’isola di Minorca.[-] Sull’isola, nota non solo per i suoi agguerriti nativi (i frombolieri delle Baleari), si preparava una salsa del tutto simile alla nostra maionese. Da qui la salsa “mahonese”, già conosciuta dai latini, che nel tempo, per facilità di pronuncia, sarebbe diventata maionese.” Anche questa prende nome dal luogo in cui è stata “inventata” e non da ciò che contiene.

    • Io spero si facciano una cultura leggendo queste informazioni che stiamo fornendo.

  2. Volevo semplicemente fare un appunto riguardo alle marche che di genere producono alimenti di carne e che, magicamente, di recente hanno proposto un’alternativa vegetale. Io sono diventata vegetariana due anni fa, di conseguenza mi sono informata sulle marche da evitare e ho iniziato ad abituarmi a controllare le etichette di OGNI alimento. Produttori come BERETTA a mio avviso ingannano il consumatore vegano perchè, se si va a leggere su alcuni loro prodotti con la scritta 100% vegetale, si scoprirà tra gli ingrediente, la frase “può contenere tracce di molluschi! E’ successo a me, avevo acquistato una zuppa di legumi della loro linea vegetariana, quando mi sono accorta che non potevo (e non volevo) mangiarla, perchè poteva contenere tracce di animali! Non mi sembra molto ETICO!!
    Oltretutto, marche come la McDonald’s, la Beretta, la Wuber … Possono fare tutti i cibi vegani che vogliono ma io non gli darò nemmeno un centesimo, perchè sarebbe comunque un incrementare i conti in banca di quelle aziende che, principalmente, vivono UCCIDENDO GLI ANIMALI!

    • Ciao!
      Sulla dicitura “può contenere tracce di…” è per un discorso di allergie. Significa che gli alimenti li preparano in luoghi dove vengono confezionati anche quelli di derivazione animale.
      Sul boicottarli ti do pienamente ragione. Infatti non compro nulla di queste aziende. Autoproduco quasi tutto.

      • Credo, comunque, che per produrre alimenti vegetariani ci si dovrebbe attrezzare con strutture apposite, senza rischio di “contaminazione” con gli alimenti che contengono carni. Per rispetto nei confronti della clientela vegetariana o vegana.
        In questi due anni ho faticato per trovare ricette da riprodurre a casa che fossero facili e poco costose … Se ti va potresti passarmene qualcuna? Trovi il mio indirizzo mail nel blog, alla sezione “contatti”.

      • Certo, volentieri!
        Intanto ne trovi qualcuna qui sul mio blog nella sezione *ricette* (barra sotto l’header)

      • Domani, con calma, darò sicuramente un’occhiata 🙂

  3. Aggiungerei agli esempi “formaggio”, che etimologicamente rimanda semplicemente a “formare”, “dare forma”!
    Ad ogni modo devo dire che non acquisterei mai un prodotto Beretta o Granarolo anche se 100% vegetale: il vegetarianesimo è per me una concreta forma di boicotaggio e acquistando questi marchi non facciamo che finanziare le loro principali attività (fare prosciutti/vendere latte vaccino).

  1. Pingback: °°Aumento delle Vendite di Alimenti Vegan e Calo della Carne: Colpa del “Meat Sounding”?°° | Think Green • Live Vegan • Love Animals

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