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°°[Psicologia] Mindful Eating – Alimentarsi in Maniera Consapevole°°


Nuovo articolo in collaborazione con la dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa.
Argomento di questo post è l’alimentazione consapevole.
Buona lettura 🙂


Photo by fauxels on Pexels.com

ALIMENTARSI IN MODO CONSAPEVOLE 

Ti è mai successo di trovarti in un locale in compagnia di amici e di mangiare manciate di patatine senza neanche rendertene conto? Oppure, durante una pausa pranzo, di ingoiare il pasto in modo frettoloso e nel frattempo rispondere alle e-mail, chattare o navigare sui social?
O ancora di avere una giornata storta in cui ti sei sentit* giù di corda ed hai cercato conforto in una vaschetta di gelato o in qualsiasi altro cibo dolce o salato che avevi a disposizione? La lista di comportamenti alimentari poco salutari potrebbe continuare ancora.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di quanto il proprio rapporto con il cibo sia condizionato da fattori che non hanno niente a che fare con il fisiologico stimolo della fame, fattori che possono essere,ad esempio, il contesto sociale, oppure un determinato stato d’animo.

Crediamo di essere liber* nelle nostre scelte alimentari, in realtà il più delle volte mettiamo in atto degli automatismi di cui siamo totalmente inconsapevoli e puntualmente ci sentiamo in colpa per aver mangiato troppo, ci rimproveriamo per non aver saputo resistere a quel cibo specifico, finendo in uno meccanismo in cui il mangiare diventa fonte di ansia e insoddisfazione, quando invece dovrebbe essere un momento di nutrimento e cura.

Un modo per uscire da questo circolo vizioso esiste e si chiama mindful eating, una pratica che ci aiuta a riprendere il controllo delle nostre scelte alimentari, insegnandoci a mangiare con consapevolezza e ci permette di avere con il cibo un rapporto più sano e autentico.

Prima di parlare nello specifico di mindful eating, dobbiamo fare riferimento alla sua matrice d’origine, la mindfulness: pratica che deriva dalla tradizione meditativa buddhista e che permette di sviluppare la consapevolezza lucida di ciò che accade nel momento attuale, nel “qui e ora”.

Le radici della mindful eating sono quindi da rintracciare nei 7 pilastri della mindfulness, che sono:

NON GIUDIZIO. La nostra mente tende inconsapevolmente ad emettere giudizi verso noi stess*, gli altri o le cose. La mindfulness ci insegna a diventare consapevoli di questi giudizi e a lasciarli andare, considerando le cose così come sono.

PAZIENZA. Avere pazienza significa vivere ogni esperienza nel rispetto dei suoi tempi, senza volere tutto e subito. Ogni cosa ha i suoi tempi di maturazione. Con la mindfulness coltiviamo la pazienza e la capacità di attendere che il nostro potenziale si realizzi in maniera naturale.

MENTE DEL PRINCIPIANTE. Approcciare ogni cosa come se fosse la prima volta, con l’atteggiamento di un bambino curioso e osservatore dei dettagli, privo di condizionamenti, che sperimenta ogni evento come unico e nuovo.

FIDUCIA in noi stessi e nelle capacità di cui siamo naturalmente dotati. La mindfulness permette di entrare in contatto con i segnali del proprio corpo (ad esempio lo stimolo di fame/sazietà), dando valore alla propria saggezza interiore.

NON CERCARE RISULTATI. Cercare a tutti i costi il risultato è di ostacolo al raggiungimento del risultato stesso perché crea una condizione di ansia che si rivela controproducente. Attraverso la mindfulness impariamo ad essere anziché fare, senza avere aspettative elevate, con pazienza e fiducia nel momento presente.

ACCETTAZIONE. Prendere le cose così come sono, senza avere pretese e senza cercare di evitare situazioni spiacevoli, agitarsi nelle sabbie mobili fa affondare più velocemente. Questa facoltà mentale che si sviluppa con la pratica meditativa non va intesa nel senso della rassegnazione, che è un atteggiamento di passività. Al contrario, l’accettazione è un processo attivo che consente di aprirsi agli eventi confidando nel cambiamento e nella crescita che essi comportano.

LASCIARE ANDARE i pensieri e le emozioni negative che ci ancorano a esperienze passate e condizionano il nostro modo di vivere il presente. Abbandonare la tendenza a rimuginare sul passato per far fluire il cambiamento.

La mindfulness quindi è un’attitudine di profonda consapevolezza del momento presente e di ciò che ci circonda, dei nostri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche nel momento stesso in cui li stiamo sperimentando. Permette di liberarci dagli automatismi che guidano i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Promuove l’equilibrio, la scelta consapevole, la saggezza interiore (intesa come la capacità di essere pienamente a contatto con se stessi) e l’accettazione di ciò che è immodificabile.

Ma ora vediamo perché la pratica mindfulness può incidere profondamente sul nostro comportamento alimentare.
Come dicevo prima, raramente abbiamo un’esperienza piena e soddisfacente con il cibo, non siamo abituat* a mangiare e basta: mangiamo e parliamo, mangiamo e lavoriamo, mangiamo e pensiamo ad altro, mangiamo quando siamo tristi o arrabbiat* e questo non è salutare per il nostro corpo e per la nostra mente.
Allenando la consapevolezza, attraverso la mindful eating, impariamo a disattivare il pilota automatico che guida i nostri schemi alimentari abituali e a godere appieno dell’esperienza sensoriale del mangiare.

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L’esercizio della mindful eating insegna ad utilizzare tutti e 5 i sensi per scegliere, esplorare e gustare il cibo in modo che diventi un’esperienza soddisfacente e nutriente. Permette di riconoscere le nostre vere risposte al cibo (cosa ci piace, cosa non ci piace), distinguendole da altri bisogni (di affetto, ad esempio), senza cadere nel giudizio e nel senso di colpa. Ci insegna infatti a perdonarci e ad essere compassionevoli verso noi stess* e i nostri saltuari eccessi, sviluppando una profonda accettazione. Aiuta a prendere coscienza dei segnali di fame e di sazietà che ci invia il nostro corpo per poterci autoregolare e quindi mangiare quando siamo davvero affamati e smettere quando siamo sazi.

La cosa migliore per comprendere la potenza del mangiare consapevole è sperimentarla nella pratica, e per darvi un assaggio vi invito a fare un piccolo esercizio di mindful eating.
Vuoi provare?

Quando ci troviamo sedut* a tavola di fronte al nostro pasto, prima di cominciare, se vogliamo ad occhi chiusi, facciamo un paio di respiri profondi, in modo da essere centrat* in noi stess* e nel momento presente.
Poi chiediamoci qual è il nostro stato interiore, quali sensazioni corporee abbiamo, se siamo affamat*,  quali pensieri attraversano la nostra mente e come ci sentiamo in quel momento. Ora attiviamo i nostri sensi e osservando il cibo nel piatto, notiamone i dettagli, il colore, la forma, come è disposto nel piatto. Prendiamo con la forchetta una piccola porzione e avviciniamola al naso, annusiamola e sentiamo quali sensazioni ci suscita l’odore di quel cibo: è piacevole? Ci ricorda qualcosa? Ce lo aspettavamo così?

A questo punto portiamo il cibo a contatto con le labbra per sentirne la consistenza e la temperatura, dopo di che introduciamolo in bocca senza masticarlo per qualche istante, saggiandone nuovamente la consistenza attraverso la lingua e iniziando a ad assaporarne il gusto. Lentamente iniziamo a masticarlo e notiamo come cambia la consistenza sotto i nostri denti, sentiamo meglio il sapore. Quando lo deglutiamo, percepiamo il passaggio del boccone attraverso l’esofago e ascoltiamo l’eco del sapore che ci è rimasto nella bocca. Verso la metà del pasto, proviamo a connetterci con il nostro stomaco e facciamo un piccolo “check” interno del nostro livello di fame: abbiamo ancora appetito o siamo sazi? Chiediamoci cosa ci spinge a continuare a mangiare, un nostro pensiero riguardo alla quantità “giusta” per il nostro corpo? Il senso di colpa di lasciare del cibo nel piatto? Qualcos’altro che ci sta distraendo dal momento presente del mangiare e non ci fa avvertire il segnale di sazietà?

Molto probabilmente con questo piccolo esercizio di attenzione nel mangiare, ci renderemo conto di cose che non abbiamo mai notato prima, cose che non sono da giudicare positivamente o negativamente, ma che semplicemente accettiamo come tali.
Questo è esattamente il senso del mangiare consapevole, essere presenti con il nostro corpo e la nostra mente in ciò che stiamo facendo, senza giudizio.

Buon appetito consapevole.
Se ti va, lascia un commento dopo che avrai provato a mangiare consapevolmente, raccontandoci la tua esperienza. 

Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa

°°[Psicologia] Il Narcisismo nelle Persone Vegan°°

Quarto appuntamento con la rubrica a cura della Dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa. In questo articolo l’argomento trattato è il narcisismo.

Ma prima, un breve cenno mitologico letterario.

Conoscete il mito di Narciso ed Eco?


Si narra che Eco, una bella e giovane ninfa, vedendo per la prima volta in un bosco l’altrettanto giovane e bellissimo Narciso s’innamorò di lui.
Narciso era figlio di Cefisio, dio delle acque, e di Liriope, una ninfa.
Il ragazzo, tanto fiero e superbo della sua bellezza, non si curò dei sentimenti né dell’interesse di Eco nei suoi confronti.
Eco continuò a seguirlo senza farsi più vedere. L’amore per lui la portò ad un lento consumarsi: presto il suo corpo divenne trasparente e si dissolse nel vento, distrutto dal dolore di un amore non corrisposto. Ne rimase solo la voce che riecheggiava nei luoghi silvani e nelle caverne, intenta a richiamare il ragazzo che mai andò alla sua ricerca.
La morte ingiusta e dolorosa di Eco innescò una profetizzata fine del giovane stesso che un giorno, specchiandosi per la prima volta nelle acque limpide di un fiume, s’innamorò della sua stessa immagine. Nel vano tentativo di toccare quel corpo riflesso nell’acqua Narciso cadde nel fiume e lì trovo la morte. Sulle sponde dei fiumi, da quel giorno, nacquero bellissimi fiori gialli chiamati Narcisi.

Echo and Narcissus – Sir John William Watherhouse

NARCISISMO VEGAN

Quando pensiamo a chi è vegan, immaginiamo istintivamente una persona rispettosa, sensibile, empatica, non solo nei confronti degli animali, ma anche degli esseri umani.

Eppure, c’è un disturbo che si può celare anche dietro ad una scelta così importante: il disturbo narcisistico di personalità.

Avrai sicuramente incontrato una persona nella tua vita talmente egocentrata da parlare solo di se stessa, pavoneggiandosi di ciò che fa ed ha fatto, senza ascoltare minimamente gli altri, rivelando esibizionismo ed egocentrismo smisurati, alla ricerca di apprezzamenti.
Questa persona si è presentata molto bene, è affascinante, ci sa fare, è piacevole nei modi (e spesso anche nell’aspetto esteriore).

In questa era, possiamo dire che tutt* manifestiamo atteggiamenti narcisistici, specialmente attraverso i social; con le foto, i selfie, i post.
Un atteggiamento non significa però avere una patologia.

Un soggetto con disturbo narcisistico di personalità si presenta con specifiche caratteristiche. Ecco a cosa prestare attenzione.

FORTE SENSO DI SUPERIORITÀ E MANCANZA DI EMPATIA
La necessità di sentirsi apprezzat* e di piacere è così forte da risultare eccessiva e la tendenza a sentirsi superiore trapela velocemente dalle sue parole e dai suoi comportamenti.
Non sapendo cosa sia l’empatia, il soggetto non è in grado di riconoscere le emozioni o i bisogni altrui. Vede e sente solo se stess*.

MARCATA SEDUTTIVITÀ
La persona appare seducente, simpatica, sicura di sé; ci sa fare con le parole e la maggiorparte delle persone con cui parla, ne resta affascinata (specialmente chi di sesso opposto).

USO DELLA MANIPOLAZIONE
Un soggetto narcisista è abile nella manipolazione e nella menzogna patologica; fa ciò per raggiungere i suoi scopi e le persone per lui/lei sono solo mezzi per ottenere quello che vuole.

DERESPONSABILIZZAZIONE
Una tipicità di questo tipo di personalità è proprio il fatto di non assumersi mai la responsabilità delle
proprie azioni. Se gli/le viene fatto notare, farà di tutto per rigirare il discorso e scaricare la colpa.

Oltre alla colpevolizzazione, al ricatto emotivo e affettivo, un/a Narcisista usa la denigrazione e la svalutazione delle reazione e delle emozioni dell’altr*, cercando di sottomettere chi lo/la circonda attraverso il suo modo di fare e il suo linguaggio.

Si può quindi cadere nella trappola di una persona Narcisista.
Ricordo che sia uomini che donne possono manifestare questo disturbo e nessuno è immune.

Mi viene spesso chiesto se un soggetto narcisista si possa innamorare e amare veramente.
La risposta è no.
La persona manipolatrice agisce al fine di cercare di riempire il suo senso di vuoto: l’amore non è un sentimento che scaturisce in queste circostanze; per cui è anche molto difficile che soffra per amore. 
Il/la narcisista farà di tutto per ricercare le debolezze altrui e sfruttarle per rendere vulnerabile la persona con sui si relaziona: si serve della svalutazione, di continue critiche, sottolineando i difetti altrui per potere mantenere il controllo e dominare.

Desiderando conquistare ed essere costantemente idolatrat*, il soggetto narcisista preferirà circondarsi da persone gelose per rafforzare i suoi tratti megalomani, per passare da vittima (“Sei tu che sei gelos*, io non ho fatto nulla”), perché chi è gelos* è più facilmente manipolabile (solitamente c’è un’insicurezza personale di fondo dietro alla gelosia eccessiva).

Avere a che fare con un/a Narcisista è devastante e molto pericoloso. Scoprire i campanelli di allarme prima di invischiarsi troppo sarebbe la cosa ottimale.
Ho parlato di relazioni sentimentali, ma un soggetto del genere potrebbe essere un/a familiare, un/a amic*, un/a collega.

Per ulteriori approfondimenti, rimando alla mia Pagina di Facebook “Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa”: ho parlato per mesi nel dettaglio di Narcisismo patologico.

Ligeia Zauli

Avete mai conosciuto una persona narcisista anche nell’ambiente vegan?
Raccontatecelo.

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