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°°[Psicologia] Imparare a dire di NO°°

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla psicologia a cura della Dottoressa Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa.

IMPARARE A DIRE DI NO   

Da bambini è una delle parole che impariamo per prima, il no.
Da adulti, invece, non per tutti è facile esprimere il proprio dissenso.
Qualcuno, per insicurezza o paura del conflitto (ma anche per altre ragioni che descrivo successivamente), preferisce compiacere le altre persone, pensando che rispondere in modo negativo possa automaticamente far scattare nell’altro sentimenti negativi

Una caratteristica di chi non sa dire di no è quella di mettere da parte le proprie necessità personali, per soddisfare prima quelle degli altri, ponendosi al servizio di chi sta loro vicino.  

Perché occorre saper dire di no?

Occorre ascoltarsi, senza doversi forzare.
Nei contesti necessari dire di no permette di gestire situazioni complicate, aumentando autostima e soddisfazione, perché ci si rende conto che si può fare ciò che si desidera, nel rispetto della propria persona e anche degli altri, in quella sorta di sano egoismo che aiuta
Infatti, non è assolutamente da persone egoiste mettersi al primo posto, voler stare con se stesse (e starci bene), prendersi cura di sé, inseguire i propri sogni.

Chi non sa dire di no teme il senso di colpa, si colpevolizza quando non può o non vuole assecondare una richiesta altrui, oppure ha paura di essere rifiutat*, o che un no significhi deludere, far arrabbiare e di conseguenza allontanare la persona.  

Quando si dice sì, ma in realtà avremmo voluto dire no, accettando ciò che ci è stato richiesto da qualcun altro, questo genera un malessere interno, a volte non percettibile a livello razionale e addirittura, se somatizzato, può arrivare a far scatenare anche sintomi fisici.  

Per imparare a dire di no, occorre ascoltare ciò che ci viene detto, valutando e creando una propria idea personale, condividendo sempre il proprio punto di vista anche quando si è in disaccordo. Un  no dovrebbe essere chiaro, diretto, formulato con determinazione anche attraverso gesti ed espressioni rilassati.

Quando lo si fa, ci si sente alleggerit* ed in pace con se stess*. Provare per credere.

Se ti rendi conto che non sei capace di dire di no, è questo il primo passo, il punto di partenza per iniziare a lavorarci su, piano piano, esercitandosi giornalmente. 


Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa


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°°[Psicologia] La Ricerca della Felicità°°

 Nuovo appuntamento con la rubrica della Dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa. Il tema del presente articolo è la felicità e la sua ricerca.
Buona lettura!



LA RICERCA DELLA FELICITÀ




Ognuno di noi vuole essere felice, a suo modo.
Dove ricerchiamo la nostra felicità?
C’è chi la cerca nel/la propri* partner, nella famiglia, specialmente nei figli,  nella carriera e nel successo, nella realizzazione personale, nelle cose materiali possedute, negli svaghi.
Ecco, tutte queste variabili sono condizioni esterne.

Però la felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma dal proprio stato interiore. Questo infatti spiega come mai due persone poste nello stesso identico luogo a fare la stessa identica cosa, che hanno gli stessi soldi e lo stesso prestigio, possano essere una felice e l’altra infelice.
Cosa cambia?

Cambia l’atteggiamento mentale; per cui per essere felici, occorre controllare i propri pensieri.

Lo Psicologo William James sostiene che: “L’azione sembra seguire lo stato d’animo, ma in realtà azione e stato d’animo sono contemporanei; e controllando l’azione, che dipende direttamente dalla volontà, si può indirettamente controllare anche lo stato d’animo, che invece non lo è“.

Quindi possiamo scegliere di essere felici. Sembra assurdo e sconvolgente, ma la nostra felicità dipende da NOI.

Da dove partire?
Da un gesto semplicissimo: il sorriso.

Vi siete mai chiesti quanto costa un sorriso?
Non costa niente, è gratis ed ha solo effetti positivi, sia per te che lo fai, sia per chi lo incontra.
Chi sorride vive meglio, si ammala meno, insegna meglio, se la cava meglio, cresce figli più felici perché un sorriso è molto più comunicativo di una minaccia, l’incoraggiamento è un sistema educativo più efficace della repressione (come dice Mc Connell, uno psicologo del Michigan).
Il sorriso fa bene a chi lo mette in atto e a chi lo riceve, anche tra persone sconosciute. Un sorriso ci accoglie, ci fa sentire a proprio agio, ci comunica gioia, ci riscalda l’anima.
Il sorriso mette di buon umore, anche in una giornata nera, anche quando pensiamo che non ci sia proprio niente da sorridere.
Allora non ci resta che sorridere. Sorridendo faremo un immenso regalo sia a noi stessi che a chi riceverà il nostro sorriso.
Affrontare la vita col sorriso permette di avere uno spirito propositivo e costruttivo, di non appesantirci senza sprecare energie.
Anche il sorriso interno o riflesso allo specchio ci aiuta. Provare per credere.

Una vignetta carinissima mostra 2 persone, una delle quali ha in mano un barattolo con scritta l’etichetta “felicità”.
L’altro chiede: “Dove l’hai trovata?”
Ed il possessore del barattolo risponde: “Me la sono fatta da solo“.
Ecco quindi il suggerimento: costruisciti la tua felicità, che non debba dipendere da nessun altro al di fuori di te


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°°[Psicologia] Mindful Eating – Alimentarsi in Maniera Consapevole°°


Nuovo articolo in collaborazione con la dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa.
Argomento di questo post è l’alimentazione consapevole.
Buona lettura 🙂


Photo by fauxels on Pexels.com

ALIMENTARSI IN MODO CONSAPEVOLE 

Ti è mai successo di trovarti in un locale in compagnia di amici e di mangiare manciate di patatine senza neanche rendertene conto? Oppure, durante una pausa pranzo, di ingoiare il pasto in modo frettoloso e nel frattempo rispondere alle e-mail, chattare o navigare sui social?
O ancora di avere una giornata storta in cui ti sei sentit* giù di corda ed hai cercato conforto in una vaschetta di gelato o in qualsiasi altro cibo dolce o salato che avevi a disposizione? La lista di comportamenti alimentari poco salutari potrebbe continuare ancora.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di quanto il proprio rapporto con il cibo sia condizionato da fattori che non hanno niente a che fare con il fisiologico stimolo della fame, fattori che possono essere,ad esempio, il contesto sociale, oppure un determinato stato d’animo.

Crediamo di essere liber* nelle nostre scelte alimentari, in realtà il più delle volte mettiamo in atto degli automatismi di cui siamo totalmente inconsapevoli e puntualmente ci sentiamo in colpa per aver mangiato troppo, ci rimproveriamo per non aver saputo resistere a quel cibo specifico, finendo in uno meccanismo in cui il mangiare diventa fonte di ansia e insoddisfazione, quando invece dovrebbe essere un momento di nutrimento e cura.

Un modo per uscire da questo circolo vizioso esiste e si chiama mindful eating, una pratica che ci aiuta a riprendere il controllo delle nostre scelte alimentari, insegnandoci a mangiare con consapevolezza e ci permette di avere con il cibo un rapporto più sano e autentico.

Prima di parlare nello specifico di mindful eating, dobbiamo fare riferimento alla sua matrice d’origine, la mindfulness: pratica che deriva dalla tradizione meditativa buddhista e che permette di sviluppare la consapevolezza lucida di ciò che accade nel momento attuale, nel “qui e ora”.

Le radici della mindful eating sono quindi da rintracciare nei 7 pilastri della mindfulness, che sono:

NON GIUDIZIO. La nostra mente tende inconsapevolmente ad emettere giudizi verso noi stess*, gli altri o le cose. La mindfulness ci insegna a diventare consapevoli di questi giudizi e a lasciarli andare, considerando le cose così come sono.

PAZIENZA. Avere pazienza significa vivere ogni esperienza nel rispetto dei suoi tempi, senza volere tutto e subito. Ogni cosa ha i suoi tempi di maturazione. Con la mindfulness coltiviamo la pazienza e la capacità di attendere che il nostro potenziale si realizzi in maniera naturale.

MENTE DEL PRINCIPIANTE. Approcciare ogni cosa come se fosse la prima volta, con l’atteggiamento di un bambino curioso e osservatore dei dettagli, privo di condizionamenti, che sperimenta ogni evento come unico e nuovo.

FIDUCIA in noi stessi e nelle capacità di cui siamo naturalmente dotati. La mindfulness permette di entrare in contatto con i segnali del proprio corpo (ad esempio lo stimolo di fame/sazietà), dando valore alla propria saggezza interiore.

NON CERCARE RISULTATI. Cercare a tutti i costi il risultato è di ostacolo al raggiungimento del risultato stesso perché crea una condizione di ansia che si rivela controproducente. Attraverso la mindfulness impariamo ad essere anziché fare, senza avere aspettative elevate, con pazienza e fiducia nel momento presente.

ACCETTAZIONE. Prendere le cose così come sono, senza avere pretese e senza cercare di evitare situazioni spiacevoli, agitarsi nelle sabbie mobili fa affondare più velocemente. Questa facoltà mentale che si sviluppa con la pratica meditativa non va intesa nel senso della rassegnazione, che è un atteggiamento di passività. Al contrario, l’accettazione è un processo attivo che consente di aprirsi agli eventi confidando nel cambiamento e nella crescita che essi comportano.

LASCIARE ANDARE i pensieri e le emozioni negative che ci ancorano a esperienze passate e condizionano il nostro modo di vivere il presente. Abbandonare la tendenza a rimuginare sul passato per far fluire il cambiamento.

La mindfulness quindi è un’attitudine di profonda consapevolezza del momento presente e di ciò che ci circonda, dei nostri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche nel momento stesso in cui li stiamo sperimentando. Permette di liberarci dagli automatismi che guidano i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Promuove l’equilibrio, la scelta consapevole, la saggezza interiore (intesa come la capacità di essere pienamente a contatto con se stessi) e l’accettazione di ciò che è immodificabile.

Ma ora vediamo perché la pratica mindfulness può incidere profondamente sul nostro comportamento alimentare.
Come dicevo prima, raramente abbiamo un’esperienza piena e soddisfacente con il cibo, non siamo abituat* a mangiare e basta: mangiamo e parliamo, mangiamo e lavoriamo, mangiamo e pensiamo ad altro, mangiamo quando siamo tristi o arrabbiat* e questo non è salutare per il nostro corpo e per la nostra mente.
Allenando la consapevolezza, attraverso la mindful eating, impariamo a disattivare il pilota automatico che guida i nostri schemi alimentari abituali e a godere appieno dell’esperienza sensoriale del mangiare.

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L’esercizio della mindful eating insegna ad utilizzare tutti e 5 i sensi per scegliere, esplorare e gustare il cibo in modo che diventi un’esperienza soddisfacente e nutriente. Permette di riconoscere le nostre vere risposte al cibo (cosa ci piace, cosa non ci piace), distinguendole da altri bisogni (di affetto, ad esempio), senza cadere nel giudizio e nel senso di colpa. Ci insegna infatti a perdonarci e ad essere compassionevoli verso noi stess* e i nostri saltuari eccessi, sviluppando una profonda accettazione. Aiuta a prendere coscienza dei segnali di fame e di sazietà che ci invia il nostro corpo per poterci autoregolare e quindi mangiare quando siamo davvero affamati e smettere quando siamo sazi.

La cosa migliore per comprendere la potenza del mangiare consapevole è sperimentarla nella pratica, e per darvi un assaggio vi invito a fare un piccolo esercizio di mindful eating.
Vuoi provare?

Quando ci troviamo sedut* a tavola di fronte al nostro pasto, prima di cominciare, se vogliamo ad occhi chiusi, facciamo un paio di respiri profondi, in modo da essere centrat* in noi stess* e nel momento presente.
Poi chiediamoci qual è il nostro stato interiore, quali sensazioni corporee abbiamo, se siamo affamat*,  quali pensieri attraversano la nostra mente e come ci sentiamo in quel momento. Ora attiviamo i nostri sensi e osservando il cibo nel piatto, notiamone i dettagli, il colore, la forma, come è disposto nel piatto. Prendiamo con la forchetta una piccola porzione e avviciniamola al naso, annusiamola e sentiamo quali sensazioni ci suscita l’odore di quel cibo: è piacevole? Ci ricorda qualcosa? Ce lo aspettavamo così?

A questo punto portiamo il cibo a contatto con le labbra per sentirne la consistenza e la temperatura, dopo di che introduciamolo in bocca senza masticarlo per qualche istante, saggiandone nuovamente la consistenza attraverso la lingua e iniziando a ad assaporarne il gusto. Lentamente iniziamo a masticarlo e notiamo come cambia la consistenza sotto i nostri denti, sentiamo meglio il sapore. Quando lo deglutiamo, percepiamo il passaggio del boccone attraverso l’esofago e ascoltiamo l’eco del sapore che ci è rimasto nella bocca. Verso la metà del pasto, proviamo a connetterci con il nostro stomaco e facciamo un piccolo “check” interno del nostro livello di fame: abbiamo ancora appetito o siamo sazi? Chiediamoci cosa ci spinge a continuare a mangiare, un nostro pensiero riguardo alla quantità “giusta” per il nostro corpo? Il senso di colpa di lasciare del cibo nel piatto? Qualcos’altro che ci sta distraendo dal momento presente del mangiare e non ci fa avvertire il segnale di sazietà?

Molto probabilmente con questo piccolo esercizio di attenzione nel mangiare, ci renderemo conto di cose che non abbiamo mai notato prima, cose che non sono da giudicare positivamente o negativamente, ma che semplicemente accettiamo come tali.
Questo è esattamente il senso del mangiare consapevole, essere presenti con il nostro corpo e la nostra mente in ciò che stiamo facendo, senza giudizio.

Buon appetito consapevole.
Se ti va, lascia un commento dopo che avrai provato a mangiare consapevolmente, raccontandoci la tua esperienza. 

Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa

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