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°°Vegani “Adepti, Privilegiati, Talebani”: Lettera di Risposta a Daria Bignardi°°

Nel numero 44 di Vanity Fair uscito in edicola in data 8 Novembre 2017 mi è caduto subito l’occhio sulla Rubrica Barbarica di Daria Bignardi. 

L’argomento, ovviamente, non poteva che essere il veganismo. In un momento storico come questo, in cui sta avvenendo una vera e propria scissione fra popolo che mangia animali e quello che si rifiuta di farlo, chi continua a portare morte (e morti) in tavola sembra quasi sentirsi in dovere di dire la propria sulla filosofia di vita “antagonista”. Opinione spesso fondata su stereotipi e luoghi comuni.

La Religione Vegana Conquista Adepti (al McDonald’s)”. Ecco il titolo dell’articolo della signora Bignardi. Articolo che, per presa visione, allego qui di seguito attraverso una foto scattata al settimanale preso in edicola.

È stato proprio l’epilogo dell’articolo, ossia “Il mondo è un casino, amici: diamoci una mano“, ad avermi spinta a spendere 20 minuti di tempo per scrivere questo nuovo articolo.

Cara amica Daria Bignardi, forse hai ragione, il mondo è un “casino”. Eccomi dunque qui a darti una mano. Innanzitutto, sperando di non essere incorniciata come vegana illuminata, vorrei informarti che il veganismo non è una religione. Nessun vegano ha mai detto di spezzare il seitan o di bere sidro di mele biologico in suo ricordo. Non esistono tempi dedicati a divinità animali da adorare, o magari esseri sovrumani vegetali dei quali indossare simboli. Non esistono preghiere, mantra, rituali. Se posso essere schietta e sincera, il veganismo è l’esatto contrario di una qualsiasi religione. Nelle religioni, negarlo è da sciocchi, ogni scelta viene subìta, a partire dall’iniziazione stessa. Nel veganismo, ciò che si fa scaturisce direttamente dalla propria volontà e nasce da una presa di coscienza estremamente forte. Ergo, non mangiare animali non è religione e le persone che si ritengono vegane non sono adepti, fedeli a qualcosa e/o qualcuno.

Se tra non molti anni saremo tutti vegani, un sogno che con altre persone sto costruendo mattone per mattone come fosse una bellissima casa aperta a tutti, non credo lo saranno solo “i privilegiati del mondo”. La filosofia di vita vegan, che appartiene alla mia persona da oltre 15 anni, prevede proprio la debellazione dalla società di classi sociali, differenze fra umani in base ad apparente importanza o scale gerarchiche.

Forse ti confondi con l’attualità: i privilegiati del mondo esistono oggi, e sono coloro che possono permettersi di mangiare carne (magari poca) perché hanno una vita così piena di cose “importanti” (lo saranno davvero?) da non avere 60 minuti di tempo per cuocere dei fagioli. I privilegiati sono coloro che possono anteporre la propria gola a tutto il resto pur di mangiare ciò (o chi) aggrada le proprie papille gustative. In poche parole i privilegiati sono la minoranza di umani che, in nome delle loro azioni, sottraggono al resto dell’umanità risorse indispensabili per condurre una vita dignotosa. 

È ormai risaputo che l’alimentazione zootecnica per sfamare i miliardi di animali allevati ogni anno toglie cibo a bocche umane. Il punto è: importa veramente a chi va a comprare una fetta di manzo? 

A chi ha detto basta alla schiavitù animale importa eccome. Esattamente come ci importa della vita delle altre specie, ci importa anche quella della nostra e di chi ne fa parte. Se fossimo persone egoiste e gelose del nostro sapere e della nostra consapevolezza acquisita non senza sofferenza, le custodiremmo per noi lasciando tutti gli altri nel beato non sapere. Ma come ho scritto prima il veganismo non è una religione fatta di dogmi e di separazione clero-fedeli, pertanto ciò che comprendiamo viene condiviso in modo chiaro e trasparente a chi ci circonda. 

E scusaci se appariamo ai tuoi occhi “talebani” (lodevole non aver usato il termine “nazisti” come accade spesso) quando carichi di tristezza addosso diamo sfogo anche noi al nostro lato umano. Se non lo si è ancora capito, è giusto ricordarlo: una persona che ha raggiunto un grado di consapevolezza tale da essere empatica e sensibile talvolta non riesce ad accettare la sofferenza gratuita inflitta agli altri. Stare in silenzio vuol dire stare dalla parte dei carnefici e non da quella della vittima. C’è chi prova a tollerare l’ingiusta realtà in cui viviamo, e poi c’è chi non ci riesce. Perché quando senti come sulla tua pelle le violenze alle quali sono sottoposte le creature che perdono la vita nei macelli si fa fatica a rimanere tolleranti. Gli abusi, l’assenza di libertà, le imposizioni, le torture e le uccisioni non si possono tollerare. È proprio grazie a chi non li ha tollerati nei confronti delle persone che oggi godiamo del diritto di esistere, e di tanti altri fra i quali quello di libertà di espressione. Arrivare al rifiuto della violenza nei confronti degli animali è uno step inevitabile dell’evoluzione umana. Né io né te, cara amica Daria, c’eravamo quando le donne che volevano dilettarsi nella letteratura erano giudicate come “galline che pretendono di cantare a gallo”. I tempi sono cambiati e oggi nessuno si permetterebbe di dirci che entrambe siamo esseri inferiori e pertanto incapaci di scrivere, tu su un settimanale e io sul mio blog. Le cose cambiano, cara Daria, e non c’è niente che possa evitare il realizzarsi di un cambiamento la cui ora è giunta  (ricordado l’idea di Victor Hugo). 

Probabilmente il mondo vegano sarà migliore, sì, e spero lo diventi presto anche per dimostrare agli scettici in cosa il nostro genere può trasformarsi.  Siamo abituati alla crudeltà, urge l’abituarsi alla gentilezza e all’amore. Fino a quando devasteremo nei diritti e nel corpo gli altri abitanti del pianeta, non saremo in grado di essere compassionevoli verso i nostri simili. 

Anche se hai così poco tempo libero da non riuscire a cuocere i fagioli, ti invito a spendere almeno metà cottura degli stessi per documentarti su come gli animali vivano da protagonisti le loro tragedie quotidiane. Un copione giornaliero da seguire ai quali nessuno ha mai chiesto se volessero prenderne parte. Guarda coi tuoi occhi sul sito www.laverabestia.org come la “poca carne” che mangi generi comunque un immenso dolore. Scoprirai, mettendo da parte convinzioni e gola, che le urla di un corpo martoriato non valgono meno della tua cena. 

Sono convinta che riuscirai a farlo, cara Daria, e sono convinta che non solo tu ce la farai, ma anche tante altre persone come te ancora perse nel limbo.

E il mondo smetterà di essere un casino.
Carmen.

°° I gatti o il partner? – il dilemma su Vanity Fair °°

Leggo molto volentieri il settimanale Vanity Fair quando ne ho l’opportunità.
Una delle rubriche che non salto mai è quella di Glenn O’ Brien  intitolata ” Il grande Glenn” che altro non è che la pagina personale di questo personaggio che pubblica alcune delle mail che riceve e risponde ai rispettivi mittenti.
Solitamente Glenn ha sempre stile, sia nel gusto estetico che nell’arte dello scrivere su una rivista, per questo motivo mi è sempre stato simpatico.
Stavolta però, una sua risposta ad una lettera contro i gatti (tanto importante da meritarsi il titolo della pagina di Glenn nel numero di V.F 25.01.2012 ) mi ha lasciato decisamente obliqua.
Leggiamo..

NON AMO I GATTI (DEL MIO RAGAZZO)”
Una lettrice è al settimo cielo perchè il suo fidanzato le ha chiesto di andare a vivere da lui. Tutto perfetto, ma una verità difficile da confessare la spaventa.

” Caro Glenn.
Io e il mio ragazzo facciamo coppia da quasi un anno. Va tutto alla grande, tanto che mi ha appena chiesto di trasferirmi a vivere da lui. Io sono al settimo cielo, sarebbe tutto perfetto.. se non avesse due gatti tremendi, che non sopporto. Mi piacciono gli animali domestici, ma con i suoi si è creata subito una forte antipatia. Lui li ama alla follia, e non sono mai riuscita a confessargli la verità, ma ora tempo che dovrò vuotare il sacco. In che modo posso agire senza ferirlo? ”     – Ada.

Molte persone sono  allergiche ai gatti. Io stesso lo sono, anche se quelle simpatiche bestiole non mi danno alcun fastidio. Prima di trasferirsi da me mia moglie ne aveva due e sebbene mi piacessero, abbiamo dovuto darli via. Dire che sei allergica ai suoi felini non è un’esagerazione, visto quanto li detesti. Spetta quindi al tuo fidanzato decidere chi preferisce fra te e i mici.                   Glenn.

Sono rimasta assolutamente sconcertata dalla risposta che O’ Brien ha dato alla ragazza che gli ha scritto.
In special modo dal consiglio di cattivo gusto di emulare ciò che lui ha fatto con la propria moglie: invitare il partner ad allontanare i gatti. Possibile che degli animali debbano essere visti come semplice impiccio?
Da quanto scrive, Glenn non ha avuto scrupoli a far dare via i gatti che da tempo vivevano con sua moglie, solo perchè a lui non piacevano. Tanto, gli animali mica hanno dei sentimenti, mi ca si affezionano, mica stanno male, no???!
L’invitare poi la ragazza a chiedere al suo partner di scegliere fra lei e  i suoi gatti è del tutto osceno.
Vorrei precisare che i gatti (come tutti gli altri animali domestici ) non sono soprammobili retrò  da gettar via per fare posto in casa.
Non sono materia inanimata.
Sono esseri senzienti che sviluppano affetto e sentimenti come noi umani.
Nessuno ci ha pensato che possano soffrire per un eventuale distacco dal proprietario che li ama tanto e con il quale hanno passato anni della loro vita?
Quando un animale entra a far parte della nostra famiglia ne diventa membro integrante, e va rispettato.
Forse questo non l’ha capito né il signor Glenn né l’egoista di Ada.
In quest’ultima, tra l’altro, percepisco una sorta di gelosia sviluppata dal legame che ha il suo ragazzo con i propri gatti.
Personalmente reputo i miei animali domestici importanti quanto gli altri membri della mia famiglia che camminano su due piedi, e se qualcuno non li tollera, beh, che vada via!
Nessuno dovrebbe mai permettersi di ostacolare un rapporto affettivo, nemmeno quello che nasce tra una persona e un animale, che forse è uno dei rapporti più puri che possano crearsi al mondo.
Un animale non sarà mai invidioso dei tuoi successi, ti sarà sempre accanto anche quando sprofondi nell’abisso, non vuole da te regali, non conta quanti soldi hai in banca o in posta, non sta con te per la macchina che guidi.
Quindi, credo che la soluzione migliore per questo povero fidanzato dalla compagna insensibile sia di tenersi i suoi adorati gatti e di mandare a quel paese l’essere femminile poco grazioso che ha avuto la sfortuna di incontrare e di invitare a vivere con sé.
Ci sono un’infinità di donne la fuori!
Ne potrà sicuramente trovare una per bene che ama lui, e anche i gatti!

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