Archivi giornalieri: 9 ottobre 2019

°°Allevare Animali è un gesto Immorale°°

Allevare animali significa avere due o più esseri viventi appartenenti ad una determinata specie, confinarli in uno spazio ben preciso, obbligarli a riprodursi tra di loro senza rispettarne i naturali ritmi riproduttivi, renderli dipendenti dalle proprie volontà arrivando ad alterarne o placarne gli innati istinti, e farne oggetto di tornaconto economico attraverso la loro moltiplicazione.

Quando si parla di allevamento la prima cosa che solitamente si pensa è quello di tipo zootecnico alimentare, dove le forme di vita portate a riprodursi a ritmi innaturali vengono obbligate a morire per fornire materia organica a coloro che si cibano ancora di carcasse.

La pratica dell’allevamento però abbraccia molti altri ambiti, ed oggi in questo articolo voglio parlare di quello prettamente legato agli affetti. Perché anche dietro ad un apparente “amore” può nascondersi qualcosa di enormemente sbagliato.

L’allevamento di animali domestici: perché è immorale.

L’essere umano è un animale dalla psiche molto complessa e particolare. Nei millenni ha sviluppato un certo legame con alcune specie, come quella felina e canina, arrivando ad una vera e propria necessità di avere tali esemplari in luoghi di vita quotidiani. Da qui, il termine “animale domestico”, ossia tenuto in casa. Nonostante in natura gli animali non vivano in domus, spazi di cemento lontano dai propri simili, l’essere umano è riuscito a rendere l’animale membro extra del proprio nucleo familiare nel migliore dei casi, ma anche “complemento d’arredo” della propria abitazione nel peggiore.

Se da una parte possiamo vedere famiglie felici con un cane o un gatto, dall’altra non vedremo mai un branco di cani con un bambino fatto proprio al seguito.

Per riuscire a capire bene il discorso allevamento è necessaria l’immedesimazione.

A quanti di noi piacerebbe vivere un’intera vita in totale subordinazione dove il nostro compito è procreare, mettere al mondo figli, e vederli venduti da qualcuno che appartiene a un’altra specie che si arricchisce con essi?
“Ma quei figli andranno a stare bene”, può dire qualcuno.
Nessuno lo mette in dubbio che possano andare a star bene. Se chi compra quella vita ha un minimo di rispetto per l’esistenza altrui, quei figli saranno discretamente fortunati.
Tuttavia, rimane il fatto che essi sono stati mercificati e scambiati per una determinata cifra decisa da un mercato che ogni anno fattura lauti introiti.

A quanti di noi piacerebbe essere selezionati per caratteristiche fisiche, obbligati ad accoppiarci con determinati individui per ottenere dei figli con requisiti ben precisi? Colore degli occhi, forma del viso, dimensioni fisiche..
E’ quello che accade agli animali, ed è ciò che ha portato alla nascita delle “razze”. Selezioni su selezioni che hanno generato esemplari diversissimi fra loro.

E’ forse giusto che un cane sia stato portato ad essere un microscopico animale da borsetta? O che un gatto abbia fattezza così enorme da non riuscire a svolgere naturali movimenti come saltare?

“Gli animali tanto non capiscono”, potrebbe tagliar corto qualcun altro.
Ma chi lo afferma che essi non capiscano? Studi condotti da esseri umani, gli stessi che usano gli animali per generare soldi?
Che siano consapevoli o meno delle condizioni in cui riversano, nessuno ci da il diritto di utilizzare la nostra tanto ostentata intelligenza superiore per disporre degli altri a nostro piacimento.

“Ma gli allevatori amano gli animali come figli”, potremmo sentirci dire.
Avete mai visto allevatori vendere i propri figli?
Suppongo di no. Ergo, bisogna stare attenti ad utilizzare termini non pertinenti. La cura verso qualcuno finalizzata al lucro non può essere definita amore.
L’amore, per piacere, è un’altra cosa.

“Senza l’allevamento gli animali si sarebbero estinti” potrebbe aggiungere qualcuno. In realtà le razze vendute e comprate non sarebbero mai esistite in natura senza l’allevamento. Gli animali allevati sono come esseri in “stand-by”. Esistono, sì, ma loro genealogia va avanti priva di funzioni determinate dalla natura. Dovremmo toglierci dalla mente lo stereotipo di umano=salvatore degli animali, perché in realtà per mano nostra ogni anno spariscono per sempre specie animali e vegetali e non ne siamo nemmeno così tanto dispiaciuti.


Comprare un animale, a mio avviso, è sinonimo di mancanza di rispetto per la vita. Chi rispetta la vita difficilmente accetta l’idea che essa abbia un costo, e che dietro la sua nascita ci sia un mercato fondato sullo sfruttamento e sulla mercificazione di creature.
Chi vende animali, in modo legale ma anche illegale, dimostra di vedere nelle altre vite un qualcosa, non un qualcuno, di inferiore a sé tanto da poterne arbitrare la vita.


Vi invito pertanto a riflettere bene prima di entrare in un negozio, o in un allevamento, e pagare centinaia (o migliaia) di euro per portare a casa un animale dalle caratteristiche fisiche che più vi aggradano.
Non sono peluche, non sono oggetti, meritano rispetto e libertà.

La verità germoglierà dall’apparente ingiustizia.
Albert Camus


Carmen

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