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Archivio mensile:settembre 2019

°°[Ecologia] Idee Green per Studenti Universitari (e non)°°

A tre anni dalla scelta di iscrivermi all’università, una delle migliori iniziative che abbia mai preso per accrescere il mio livello culturale, posso dire che dal punto di vista ecologico il mio modo di essere studentessa è molto cambiato.

Sempre stata attenta all’ambiente e al suo rispetto, questa esperienza universitaria mi ha portato a far miei degli accorgimenti ancor più sottili.

Quando si passa tanto tempo fuori casa, come accade tra una lezione e l’altra da seguire, è facilissimo abbandonarsi alle opzioni usa e getta: dal bicchiere di plastica per un caffè alla macchinetta in biblioteca, alle bottigliette d’acqua (sempre in plastica) fino agli snack preconfezionati o alle posate monouso del servizio di asporto mensa.

Dopo aver notato il mio impatto ambientale quotidiano ho pensato di intervenire andando a correggere, dove possibile, scelte poco ecologiche sostituendole con altre. Spero che le seguenti idee possano essere spunto positivo per chi s’imbatterà in questo articolo.

  • Per raggiungere l’università utilizzo mezzi di trasporto pubblico, evitando l’uso dell’auto. Minor inquinamento, ma anche minore stress da traffico e ricerca del parcheggio.

  • Lo zaino che ho scelto è uno di tipo ecologico fabbricato con tessuti di recupero, non inquinanti né tossici. Parte del ricavato ha sostenuto associazioni animaliste.

  • Prendendo appunti con i classicissimi quaderno e penna, ho optato per quaderni dalla carta riciclata o realizzati con carta proveniente da alberi di foreste certificate. Delle penne che utilizzo cerco di differenziare quante più parti possibili. 

  • Se possibile, cerco sempre di dare una seconda vita a libri di testo già usati da altri studenti anziché acquistarli nuovi. Oppure, se alcuni libri sono disponibili in biblioteca, li prendo in prestito.
  • Come evidenziatori ho preferito quelli in matita, evitando quelli in plastica da dover smaltire nell’indifferenziata una volta finiti.

  • Uno dei miei astucci è il solito comprato nel 2007 (dal quale faccio fatica a distaccarmi :D), quello nuovo invece è stato cucito a mano e acquistato ad un mercatino di beneficenza per animali.

  • Al posto delle bottigliette di acqua in plastica ho scelto di comprare un thermos in metallo da 750 ml da riempire a casa o alle fontane pubbliche. Acqua fresca sempre e ovunque!

  • Per non utilizzare bicchieri usa e getta porto con me una tazza ecologica in bambù dove poter collocare le bevande.
  • Per evitare di utilizzare durante i pasti posate usa e getta, ho optato per l’acquisto di un set di posate in bambù racchiuso in un astuccio in stoffa: fantastico poter riportare a casa contenitori e posate da riutilizzare ancora e ancora!

  • Anziché comprare succhi alle macchinette ho acquistato una bottiglietta di vetro da 250 ml dove collocare una spremuta fresca fatta a casa (adoro arancia, limone e zenzero) per fare uno spuntino dopo le lezioni. La spremuta rimane perfetta per ore!

 

Queste soluzioni possono essere adottate non solo da chi passa molto tempo fuori casa per studio, ma anche da chi lavora (o studia e lavora come me) o viaggia spesso.

E voi? Quali azioni mettete in pratica ogni giorno?

Al prossimo articolo!


Carmen

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°°[Bologna] La Mortadella nel Museo della Storia°°

Il Museo della Storia di Bologna ospiterà a partire dal mese di ottobre 2019 un’area dedicata alla mortadella, un’ala intera della struttura per elogiare questo “alimento” tipico della città. Lo segnala a Think Green – Live Vegan – Love Animals una lettrice del blog, la dottoressa Elisa Spilinga.
Contrariata dalla notizia, Elisa ha deciso di scrivere una mail di dissenso al responsabile di tale introduzione, che riporto:

Gentile responsabile,

mi chiamo Elisa Spilinga e seguo con molto interesse e ammirazione i musei e le iniziative di Genus Bononiae.

Tuttavia, sono rimasta colpita dall’annuncio dell’inaugurazione di una sezione dedicata alla mortadella nel Museo della Storia della città. Francamente pensavo a uno scherzo di cattivo gusto… Bologna non ha abbastanza storia, arte, personaggi illustri da raccontare? Ma soprattutto, vogliamo davvero porre la mortadella a questo livello? Non sono contraria all’interdisciplinarietà, anzi, ma capirete che un conto è narrare che storicamente a Bologna si è sviluppato questo prodotto, un conto è sponsorizzarlo e declamarlo. Anche il Museo del Patrimonio industriale ha alcuni pannelli dedicati alla mortadella, ma sono pienamente contestualizzati. Personalmente credo che i musei debbano avvicinare le persone a temi un po’ “difficili”, che il grande pubblico, non specializzato, raramente conosce. Questo per ampliare le conoscenze dei singoli cittadini e stimolarli a riflessioni profonde. Abbiamo davvero bisogno di portare bambini e adulti al museo per insegnare loro che la mortadella è uno dei piatti tipici? Siamo tutti d’accordo sul fatto che il cibo sia un fattore culturale, ma non vi sembra che stiamo esagerando? Viviamo anni in cui ci si sente intellettuali se si va alla sagra della lumaca o a una degustazione; tutti vogliono essere cuochi alla Masterchef e nessuno sa più cosa significhi studiare la storia, l’arte e la filosofia. Siamo tutti alla ricerca di esperienze “sensoriali” e andiamo nei vari ristoranti per potercene vantare. Questo non è rendere giustizia al cibo come fattore culturale: questo è vivere in maniera edonistica e superficiale.

Proprio ora è in chiusura la vostra mostra “Planet or Plastic“, incentrata sull’impatto ambientale delle nostre scelte e abitudini. Spero abbiate capito subito dove voglio arrivare. E’ una enorme contraddizione promuovere l’abolizione della plastica per il bene nostro e della Terra e allo stesso tempo promuovere la mortadella. Di seguito il link di un recente articolo che spiega il perchè (ma è solo uno dei tanti, che ormai da un annetto compaiono sulle maggiori testate nazionali): http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/09/09/news/bistecca-peggio-della-plastica-1.338526

State ignorando che il mondo sta andando nella direzione opposta al consumo di carne: state ignorando il dibattito sui diritti animali (immagino che al museo non saranno proiettate le immagini dei macelli e degli allevamenti di maiali) e state ignorando che il consumo di carne sarà la nostra rovina in termini ecologici. Dimenticate (e farete dimenticare al pubblico) che dietro la mortadella ci sono degli esseri senzienti, che vengono considerati degli oggetti (un capitale) di nostra proprietà, la cui vita deve essere tolta e il cui corpo deve essere smembrato e manipolato per creare un business (solo perchè noi abbiamo voglia di mangiare proprio quello, come se non ci fosse nient’altro in natura…). Dimenticate inoltre che dietro l’industrializzazione della mortadella c’è anche l’industrializzazione della morte di queste creature, una catena di “smontaggio” che, “democratizzando” questo prodotto, una volta solo per i ricchi, sta contribuendo a inquinare l’unico pianeta che abbiamo.

Per concludere, viste tutte le positive mostre e iniziative da voi promosse e che ho spesso apprezzato, vi pregherei di riflettere ulteriormente sulla posizione da voi assunta in questo delicato ambito. Sono sicura che sapete fare meglio di così.

Ringraziandovi anticipatamente per l’attenzione che mi avrete dedicato, porgo cordiali saluti.

Dott.ssa Elisa Spilinga

Una lettera che con estrema chiarezza lancia un messaggio ben preciso, che condivido: abbiamo davvero bisogno di promuovere un alimento che genera sofferenza, morte ed ha un enorme impatto ambientale?
Mi unisco ad Elisa nel richiedere al responsabile sulla posizione assunta in questo ambito: di farlo soprattutto per quelle vite che vengono spezzate in nome della produzione della mortadella.

Consapevole dell’aspetto utopistico della richiesta (sappiamo bene tutti che dove c’è interesse economico il rispetto per l’esistenza scarseggia) invito chi è sufficientemente sensibile a disertare il Museo della Storia di Bologna in segno di protesta.

Personalmente non varcherò mai la soglia di un luogo “di cultura” dove viene promosso il culto della disfatta fisica animale. I maiali non esistono al mondo per divenire materia organica, fonte di guadagno per chi non sa ingegnarsi diversamente. Trovo vergognoso, nel 2019, non provare pena per azioni immorali protratte nel tempo in nome del lucro.

maiali09
Chi volesse condividere la propria opinione con il Museo può inviare una mail agli indirizzi seguenti:
stampa.comunicazione@genusbononiae.it
msb@genusbononiae.it

Grazie a nome di chi non può difendersi dalla crudeltà umana.

Carmen.

°°[Review] Novità SONDA: VegAgenda 2020°°

Sonda, casa editrice etica, per il sedicesimo anno consecutivo torna a proporre la sua VegAgenda. Diventata nel tempo un must have da tenere in borsa, valigetta o nello zaino, questa speciale agenda veg contiene preziosissime informazioni sullo stile di vita empatico e sul rispetto dell’ambiente e degli animali.

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Copertina semi-rigida flessibile dal caldo colore arancione, decorazioni sgargianti, segnalibro color celeste, rubrica per i numeri di telefono, la VegAgenda 2020 è composta da centinaia di pagine quadrettate dove annotare i propri impegni giornalieri.
Arricchiscono l’agenda le vignette del disegnatore Bruno Bozzetto e ben tre speciali rubriche: quella sulla salute a cura della dottoressa Silvia Goggi, quella dedicata alle golose ricette di Valentina Demelas e quella con tanti spunti e consigli sulla moda animal-free & cruelty-free della designer e blogger Stefania Sergi.

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Come nelle edizioni precedenti, anche questa del 2020 contiene al suo interno un inserto con tutti i locali green e vegan dove poter mangiare piatti 100% vegetali: B&B, ristoranti, bar, suddivisi regione per regione. E’ stato un piacere poter contribuire per il secondo anno consecutivo all’aggiornamento di questo inserto.

VegAgenda 2020 è disponibile in tutte le librerie fisiche d’Italia ma anche online sul sito di Sonda, Macrolibrarsi e IlGiardinoDeiLibri.
La mia? Ops.. La nostra?
Già sulla scrivania in attesa di essere utilizzata 🙂
Fate come Russell, non perdetevela!

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Carmen


Vegagenda 2020
Il libro-agenda dei lettori green

Voto medio su 14 recensioni: Da non perdere


 

°°Santuario di Montenero: fra Ribellione Animale, Miracoli e Specismo°°

Collocato su una collina con vista sconfinata sul bellissimo mare di Livorno, il Santuario della Madonna delle Grazie è una delle opere architettoniche più suggestive di questa città marittima. Non solo luogo di ritrovo per i coloro che credono nella religione cattolica, ma soprattutto scrigno di bellezze artistiche per gli occhi degli amanti della cultura.

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Dopo aver contemplato la bellezza dei marmi, degli affreschi e delle decorazioni in foglia d’oro che caratterizzano il Santuario al suo interno, ho avuto modo di accedere ad un piccolo atrio dedicato alle grazie attribuite alla Madonna. Quadri e disegni incorniciati e affissi alle pareti raffiguravano momenti tragici aventi come protagonisti persone che si sono salvate per una grazia ricevuta.
Persone ammalate, cadute, schiacciate dalle ruote di carrozze oppure ferite da animali “imbizzarriti”.

Ed eccomi qui a mostrarvi una realtà che ho trovato interessante da analizzare: la ribellione animale ed atti specisti che hanno trovato salvezza in un miracolo.

miracolo 1

Nel primo quadro che vi mostro viene raffigurato il momento in cui un bovino tenuto in una stalla ferisce gravemente l’addome della persona che lo deteneva. Accanto al disegno è stato collocato l’indumento insanguinato dell’uomo. La ferita, pur essendo profonda, non ne avrebbe comportato la morte per grazia divina.

Osservando questa rappresentazione mi sono chiesta cosa possa aver spinto l’animale ad infierire sull’umano in tale modo. Forse il ritrovarsi in uno spazio chiuso, privato della libertà? Forse il presentimento della morte, la paura, la non volontà di essere sottomesso? Come avrà continuato la sua esistenza la persona in questione, dopo essersi salvata da un colpo che poteva essere mortale?

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Nel secondo quadro che pubblico per voi troviamo un tipo analogo di ambientazione, ma con soggetto diverso: un cavallo. L’equino, detenuto legato in uno spazio chiuso, avrebbe calciato il caporale al basso ventre mettendo a repentaglio la sua vita.

Come avrà vissuto la sua vita l’uomo d’armi dopo questa dolorosa esperienza?
Avrà creduto che il gesto dell’animale sia stato dato da semplice istinto oppure avrà realizzato che il motivo poteva essere un altro?

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Nei quadri che seguono invece troviamo ancora una volta la figura del cavallo, non più nella stalla bensì imbrigliato e costretto a trainare carrozze con a bordo persone di ogni età. La grazia attribuita a Maria sarebbe quella di aver salvato la vita di bambini e giovani caduti dai mezzi o finiti sotto le ruote. Nel quadro intermezzo possiamo appurare attraverso la didascalia che un infante fu drammaticamente sottratto dalle zampe dell’animale che continuava ad infierire sul suo corpo.

Analizzando i comportamenti dei soggetti raffigurati è avvincente realizzare quanto la subordinazione animale all’uomo sia mostrata come atto di totale normalità, mentre la ribellione delle specie sottomesse come evento raro.
E’ interessante notare come i protagonisti di questi momenti per poco finiti in tragedia abbiano ringraziato una figura divina per averli salvati mentre sottomettevano un elemento del creato.
Ci sarebbe così tanto da dire sulle religioni e sulla concezione degli animali che esse hanno diffuso nella società.. ma un semplice articolo non basterebbe.
La strada dell’evoluzione umana, soprattutto quella etica e comportamentale nei confronti delle altre forme di vita presenti sul pianeta, è ancora lunga.
Il passare dei secoli però sta facendo emergere un cambiamento graduale positivo, volto al rispetto e al rifiuto perpetrare violenze gratuite.

Quando un giorno il nostro genere arriverà comprendere che nessuna specie è inferiore a quella umana, che nessun individuo merita di nascere in prigionia, e che tutti abbiamo il diritto di vivere senza  obblighi, forzature, catene, corde e briglie, forse sarà quello il miracolo più bello di tutti.


Ringrazio chi, con la propria sensibilità, è già un cambiamento in atto e un buon esempio per coloro che lo circondano. E ringrazio tanto chi mi ha fatto scoprire questo luogo ancora mai visitato, e che ha dato vita a questo nuovo articolo di riflessione.

Carmen.

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