Archivio mensile:giugno 2020

°°[Psicologia] Imparare a dire di NO°°

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla psicologia a cura della Dottoressa Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa.

IMPARARE A DIRE DI NO   

Da bambini è una delle parole che impariamo per prima, il no.
Da adulti, invece, non per tutti è facile esprimere il proprio dissenso.
Qualcuno, per insicurezza o paura del conflitto (ma anche per altre ragioni che descrivo successivamente), preferisce compiacere le altre persone, pensando che rispondere in modo negativo possa automaticamente far scattare nell’altro sentimenti negativi

Una caratteristica di chi non sa dire di no è quella di mettere da parte le proprie necessità personali, per soddisfare prima quelle degli altri, ponendosi al servizio di chi sta loro vicino.  

Perché occorre saper dire di no?

Occorre ascoltarsi, senza doversi forzare.
Nei contesti necessari dire di no permette di gestire situazioni complicate, aumentando autostima e soddisfazione, perché ci si rende conto che si può fare ciò che si desidera, nel rispetto della propria persona e anche degli altri, in quella sorta di sano egoismo che aiuta
Infatti, non è assolutamente da persone egoiste mettersi al primo posto, voler stare con se stesse (e starci bene), prendersi cura di sé, inseguire i propri sogni.

Chi non sa dire di no teme il senso di colpa, si colpevolizza quando non può o non vuole assecondare una richiesta altrui, oppure ha paura di essere rifiutat*, o che un no significhi deludere, far arrabbiare e di conseguenza allontanare la persona.  

Quando si dice sì, ma in realtà avremmo voluto dire no, accettando ciò che ci è stato richiesto da qualcun altro, questo genera un malessere interno, a volte non percettibile a livello razionale e addirittura, se somatizzato, può arrivare a far scatenare anche sintomi fisici.  

Per imparare a dire di no, occorre ascoltare ciò che ci viene detto, valutando e creando una propria idea personale, condividendo sempre il proprio punto di vista anche quando si è in disaccordo. Un  no dovrebbe essere chiaro, diretto, formulato con determinazione anche attraverso gesti ed espressioni rilassati.

Quando lo si fa, ci si sente alleggerit* ed in pace con se stess*. Provare per credere.

Se ti rendi conto che non sei capace di dire di no, è questo il primo passo, il punto di partenza per iniziare a lavorarci su, piano piano, esercitandosi giornalmente. 


Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa


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°°Messaggi Diseducativi Sugli Animali: La Risposta di De Agostini°°

Grazie all’articolo di denuncia morale pubblicato pochi giorni fa sul mio blog, tantissime persone hanno avuto modo di vedere per la prima volta alcune pagine dei libri “Animali della Fattoria” di DeAgostini contenenti messaggi diseducativi per i bambini.
La reazione è stata immediata: come me, avete provato orrore e disgusto per quanto letto e mostrato attraverso le illustrazioni.

Animali felici di ricevere sevizie, come le oche spennate o ingozzate con l’imbuto, ed altri contenti di vivere in poco spazio come i maiali.

La casa editrice ha ricevuto letteralmente una valanga di critiche e di messaggi di protesta, tanto da correre ai ripari rispondendoci con tale messaggio pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook.



Quanto esplicitato da De Agostini Publishing è in parte vero: la collezione, che era acquistabile in edicola o con abbonamento, adesso non è più disponibile. Ma non è una raccolta datata e vecchia. In base ai volumi che ho avuto modo di controllare si parla dell’anno 2006, per arrivare alle edizioni del 2017 e 2018.

Troppo recente la pubblicazione per poter pensare “erano altri tempi”.
Mi domando quanti bambini abbiano letto tali letture a mio avviso contenenti messaggi diseducativi e distorti sulle condizioni emotive degli animali schiavi delle fattorie. Mi domando anche se quei bambini e se quelle bambine che hanno letto tali racconti siano in qualche modo cresciuti/e con la convinzione che le altre specie vivano bene recluse nella fattoria, o contente di essere in qualsiasi modo alla mercé degli esseri umani.

Io personalmente sono nata e cresciuta in un ambiente di campagna, ambiente in cui vi erano animali privilegiati (gatti e cani, di cui quest’ultimi meno privilegiati dei primi poiché legati a catena giorno e notte) e altri acquistati, fatti ingrassare e ammazzati all’occorrenza, appena il freezer si svuotava di carcasse.

Posso assicurarvi che nessuno di quegli animali era felice. Sebbene lo spazio fosse agreste, quelle vite erano lo stesso stressate. Succede quando si è obbligati a stare in piccoli spazi con altri compagni di sventura, a mangiare se qualcuno ti da da mangiare e a calpestare le proprie feci.

Esattamente come negli allevamenti intensivi, pure in quelli estensivi e nelle fattorie gli animali sono ignari protagonisti della breve tragedia che è la loro vita.

Ai bambini è giusto dire la verità, se si sostiene l’assoggettamento umano. Cercare di sminuirne la violenza significa che in qualche modo ci sentiamo in errore, e abbiamo bisogno di mascherare le nostre azioni deplorevoli facendole passare per normali e giuste.

Se i bambini sapessero cosa subiscono davvero gli animali e come se la passano quella misera vita che dura pochi mesi o nemmeno un anno, proverebbero dispiacere e disprezzo verso gli adulti.
Emozioni che ho provato io verso i 12 anni.
Difatti ho poi smesso di mangiare animali a quell’età.


Concludo questo articolo condividendo altre immagini tratte dal libro di De Agostini “I prodotti della Fattoria” – “Il Latte”, con testi che qualcuno ha approvato e accettato venissero pubblicati. Aberrante.

La vacca dopo essere stata munta guarda con un sorriso il suo latte venir versato in una tanica da parte di Celestina, femmina umana che non sa cosa vuol dire essere munta.

“Proprio come fa il vitellino quando succhia il latte”. Come dovrebbe fare SOLO il vitellino, in caso.
La vacca che subisce la mungitura è raffigurata imbarazzata, rossa sul volto, per aver fatto cadere il SUO latte a terra.
“Un’operazione lunga e difficile”, del tutto evitabile visto che il latte è un alimento specie specifico.
Una vacca raffigurata felice di avere macchinari attaccati alle mammelle
Tranquille e felici di essere sfruttate



Che una cosa simile, che un messaggio del genere non venga mai più impresso su carta e fatto arrivare alle giovani menti.

Carmen Luciano

°°[Pontedera] L’Allevamento dei Cattivi Odori°°

Da qualche tempo nella piccola frazione “I Fabbri” (Treggiaia) della cittadina di Pontedera si respira un’aria pesante.
Il profumo di erba e fiori di campagna tipico del luogo, immerso nel verde pur rimanendo a pochi chilometri dal centro urbano, ha lasciato spazio ad un acre odore di letame. Un odore così forte da provocare nausea.

L’inquinamento olfattivo è generato da un allevamento di bovini situato a poca distanza dalla zona abitata. Definita “azienda d’eccellenza” pontederese, Fattorie Toscane conterebbe circa 900 esseri viventi che quotidianamente generano escrementi, urine e gas da flatulenza.

Stando a quanto riportato da diverse testate giornalistiche (fra cui Il Tirreno), l’odore stomachevole giungerebbe tramite l’aria a seguito della concimazione dei campi coltivati: l’azienda infatti riutilizzerebbe gli escrementi dei bovini allevati per fertilizzare i terreni di proprietà ad uso agricolo.

un articolo di giornale da poco pubblicato


Sebbene dal punto di vista igienico sanitario per l’Asl di competenza lo smaltimento dei liquami risulta in regola, questa regolarità non risparmia ai cittadini della frazione il disagio del dover respirare i cattivi odori.

Stiamo parlando di numerose famiglie, anche con figli piccoli, che pur chiudendo le finestre sentono l’aria nelle proprie case irrespirabile.
Un disagio enorme, che ho provato anche io personalmente recandomi sul posto: in orario pasti è sul serio allucinante.

Le persone sono stanche di non poter respirare aria pulita, soprattutto quelle che hanno acquistato casa o preso appartamenti in affitto di recente per vivere in un ambiente più sano, e le lamentele iniziano ad essere molte.

Eccovi alcuni dei commenti dei residenti del posto, raccolti nel mese di maggio 2020.


<<Non se ne può più, non si può stare in giardino, non si può stendere i panni e neanche fare una passeggiata perché davvero non ci si sta 🥺>> Jessica.


<<Aria irrespirabile, acre, perdurante per intere giornate, così da rendere impossibile vivere all’esterno o in casa con le finestre aperte. Sono ormai diversi mesi che questa situazione va avanti, l’amministrazione è stata informata, ma a causa del lockdown, niente è stato fatto.
Adesso sarebbe bene che si facesse chiarezza su questa situazione intollerabile. Non è giusto che cittadini siano costretti a subire costantemente una pessima e insalubre qualità dell’aria, quando prima dell’arrivo dell’allevamento l’aria era sana e fresca>>
Leonella Cerretini.


Cattivi odori: un disagio non solo per gli umani

Foto da Facebook di Angela Merolla


Questa vicenda, che sta diventando di dominio pubblico, deve necessariamente portare le persone ad una riflessione profonda ed oggettiva: il pessimo odore che invade la frazione I Fabbri – Treggiaia è una delle conseguenze dell’allevamento di animali da macello.
L’aria che giunge mossa dal vento è irrespirabile per gli abitanti, ma lo è sicuramente anche per i bovini costretti a vivere in quegli spazi.

Se queste innocenti creature disposte a serie (ricordiamolo, quasi un migliaio), non fossero tenute nelle stalle col solo fine di ingrassare per poi finire macellate, non produrrebbero escrementi, fluidi corporei e gas.
Il pessimo odore è dunque conseguenza delle scelte alimentari delle persone, non solo del titolare dell’azienda il cui unico interesse è lucrare sui corpi smembrati e venduti dei bovini.

Il disagio dei cittadini de I Fabbri – Treggiaia è il medesimo che vivono quotidianamente tutte le persone che vivono in prossimità di allevamenti di animali. D’altra parte, se la richiesta di carne da consumo alimentare rimane attiva, le creature da macellare da qualche parte dovranno pur stare contro la loro volontà.

Come un effetto domino, ciò che facciamo agli animali finisce per ripercuotersi anche su di noi.

Concludo questo articolo con la condivisione di una speranza:
spero che presto l’aria che si respira pesante in questa tranquilla località torni pulita, come conseguenza non dello spostamento degli animali schiavizzati ad altro luogo, ma per una possibile conversione dell’azienda. Lavorare economicamente senza coinvolgere la vita e decidere della morte degli animali è possibile. Ed è possibile anche vivere senza portare nel piatto i resti di qualcuno.



Carmen Luciano


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