Archivio dell'autore: Carmen Luciano
°° Supermercato COOP: Quando 100 vite valgono metà prezzo °°
In data 29 marzo 2013 sono stata al supermercato COOP di Fucecchio (FI) per ultimare degli acquisti per la Pasqua.
Passando trai reparti, nei pressi di quello dedicato a yogurt e latte vedo un mini banco-frigo con l’indicazione “alimenti in scadenza a metà prezzo alla cassa.
Mi affaccio e noto, tra le buste d’insalata e confezioni di formaggio con scadenza quel giorno stesso, due contenitori di plastica trasparente con all’interno decine e decine di chiocciole insacchettate in una rete verde.
Sulla confezione si poteva leggere:
” Lumache Rigatelle, pulite e spurgate. Pronte da cucinare. Buono da mangiare subito! 500 g, 3 porzioni” allevate da Euro Helix .
Inorridita, prendo le confezioni e inizio a controllare lo stato degli animali.
All’interno del guscio erano tutti rinsecchiti.
Sono stata 20 minuti a controllarle, fino al punto di lasciare le confezioni nel banco frigo, totalmente dispiaciuta del fatto che credevo fossero morte.
Pubblicando la foto su facebook dello sdegno verso chi le alleva, chi le vende e chi le acquista per mangiarle, una persona mi ha informato che non erano morte bensì “dormienti”.
Non sapevo assolutamente che venissero addormentate per essere vendute vive.
Questa ragazza si è poi precipitata al supermercato per acquistarle e portarle a casa nel tentativo di risvegliarle a contatto con l’acqua.
Il risultato? Questo!
Le lumache si sono svegliate!
Grazie a questa persona, le povere chiocciole che sarebbero finite in un bidone dell’immondizia perchè “MERCE SCADUTA” sono state invece rimesse in natura, vive!.
Da animali allevati e destinati a morire sono invece diventati ANIMALI LIBERI.
Come è giusto che sia.
Sappiamo esattamente che averle acquistate ha comunque finanziato i loro carnefici (in questo caso Euro Helix e COOP)
ma l’intenzione era esclusivamente di dare loro la libertà.
E se la loro libertà ha fatto intascare 5,90 Euro a questa “gente”, a noi importa poco.
Ciò che ci interessa è il VALORE INESTIMABILE DELLA VITA.
Con questo atto, e leggendo questo articolo, spero che qualcuno apra gli occhi difronte a questi oltraggi al dono della vita.
Le lumache come tutti gli animali presenti su questo Pianeta hanno lo stesso diritto di vivere degli umani.
Solo perchè sono più piccoli non vuol dire che si è superiori a loro!
Non sono cibo. Sono creature che NON ABBIAMO CREATO NOI e che se esistono al mondo NON E’ SICURAMENTE PER SERVIRE L’UOMO.
Mi dispiace per chi ha questa visione distorta degli animali-cibo, ma si deve ricredere e capire che non è così.
Vi invito tutti a riflettere su quanto è importante ciascuno di noi, e sulla sacralità stessa della vita di ciascun essere vivente.
Mettetevi per un istante nei panni di chi muore.
Provate ad immaginare il dolore che invade quei corpi.
Abbiamo un libero arbitrio, abbiamo una coscienza…e un cervello.
Usiamolo. E’ gratis!.
In occasione di questa liberazione, vi chiedo di prendere parte all’invio di mail di protesta verso Euro Helix e Coop affinchè comprendano che uccidere è sbagliato. Facciamoci sentire!
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(Lettera- Tipo, personalizzabile)
Gentile azienda Euro Helix,
ho tristemente notato in alcuni banchi frigo confezioni di lumache allevate da voi e messe in vendita “spurgate” e dormienti.
Vi invio questa mail per esprimere tutto il mio disgusto al riguardo.
Avete mai immaginato cosa provano le vostre piccole vittime nel finire bollite vive?
Le lumache come tutti gli altri animali, sono esseri viventi e non cibo.
Vi invito a riflettere sul vostro operato, che si basa sul lucro della morte altrui.
Personalmente, non acquisterò mai esseri viventi da cucinare come le vostre chiocchiole, e chiederò ad amici e conoscenti di fare altrettanto.
Distinti saluti,
Nome Cognome Città
Da inviare a :
s.sampo@eurohelix.com
helixelici@tiscali.it
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(Lettera-Tipo, personalizzabile)
Gentile Ipercoop Firenze,
di recente ho notato con disgusto che nei banchi frigo dei vostri punti vendita (in special modo quello di Fucecchio , Fi) sono comparse in vendita lumache insacchettate vive e dormienti dell’allevamento “EURO HELIX”.
Credo che nessun animale, che è un essere vivente, meriti di diventare cibo.
Soprattutto se si parla di innocenti gettati vivi in acqua bollente o divorati mentre ancora respirano.
Pertanto vi chiedo di rivedere la vostra filosofia di vendita e di ritirare dagli scaffali le lumache.
Inviterò tutti i miei amici e parenti a non comprare questi “prodotti”.
E’ vero che siete una rete di supermercati molto vicini alla tematica del rispetto per gli animali (prodotti non testati,ritiro dal commercio di indumenti con inserti in pelo e pelle ecc), ma si può fare sempre di più.
Come è avvenuto con il patè di anatra, può accadere anche con la vendita di lumache.Togliendo dal commercio il patè, frutto di tanta sofferenza, avrete sicuramente scontentato i consumatori abitudinari. Ma in compenso avete dato un segno di civiltà agendo così.
I clienti che acquistano le lumache sono una piccola minoranza, addirittura minore dei consumatori di foie gras.
Ergo, vi invito gentilmente a tener presente questa richiesta.
Se deciderete di non vendere più animali dormienti destinati a morire vivi, sicuramente avrete fatto un ulteriore passo avanti nella strada del rispetto della vita animale.
Distinti saluti,
Nome Cognome Città
Da inviare a :
comunica@coopfirenze.it
Grazie a tutti per l’aiuto.
XxX

Pietruccia Ferilli , riguardo all’uccisione delle lumache, ha scritto una storia che pubblichiamo qui di seguito.
Una sera, a 5 anni, convinse la madre a tenerle in casa.
Ma dove si mettono le lumache in una casa?.
La madre pensò ad una grande vasca di plastica, aggiunse dell’insalata e della farina, un tappo con l’acqua. Le chiocciole, una ventina, sembravano star bene, mangiavano (la madre era rassicurata dalle loro deiezioni!), il Bambino era contento. Ma le chiocciole non erano nel loro habitat naturale e la madre, dopo una decina di giorni, convinse il bambino a riportarle fuori: le avrebbero sistemate nella casetta del bosco ed egli avrebbe potuto vederle ogni volta che avesse voluto.
Il giorno dopo le chiocciole, nella casetta del bosco, non c’erano più. La madre si finse sorpresa, sapeva che le creature se ne sarebbero andate. Il Bambino pianse. La madre lo consolò.Morale della favola: o chi compra delle chiocciole vive alla Coop per liberarle è rimasto infantile; oppure ha conservato la sensibilità del Bambino delle chiocciole e la capacità di provare empatia verso tutte le creature, anche quelle che strisciano, senza pensare agli orti, all’ecosistema (ma chi lo sistema l’ecosistema, forse i senesi con la caccia alle volpi in tana?!), alla liberazione animale (in fondo, “salvare un solo essere non cambia il mondo, ma certamente cambia il mondo per quell’essere”).
Io la risposta me la sono data… ma ognuno può scegliersi la sua.
°° Investigazioni LAV: Allevamenti di galline fuorilegge in Emilia Romagna e Veneto °°
ALLEVAMENTI DI GALLINE IN GABBIE FUORILEGGE IN VENETO E IN EMILIA ROMAGNA
VIDEO-INVESTIGAZIONE DIFFUSA DALLA LAV: “PERCHE’ I SERVIZI VETERINARI ASL NON HANNO CHIUSO QUESTE AZIENDE?”
Una clamorosa video-investigazione (www.youtube.com/watch?v=ONx7sp1KHKI) diffusa in Italia dalla LAV smaschera due aziende agricole italiane che detengono più di 100.000 galline ovaiole in gabbie di batteria convenzionali illegali: gli allevamenti si trovano in provincia di Verona e a Forlì. L’investigazione, pervenuta all’associazione Four Paws e svolta a fine febbraio, mostra fino a 15 galline segregate in una gabbia, in spregio alla legge, e persino galline che depongono le uova nei pressi di cataste di animali morti, con evidenti problemi sotto il profilo igienico-sanitario.
Il filmato – trasmesso ieri da Striscia la Notizia (Canale 5) in un servizio di Edoardo Stoppa – mostra anche diversi tipi di gabbie convenzionali illegali, galline con i becchi tagliati per ridurre gli infortuni di altri uccelli e gli atti di cannibalismo. Centinaia di galline non sono sopravvissute a questa illegalità: i loro cadaveri sono stati gettati in un contenitore enorme. All’interno delle due aziende agricole non c’è alcuna luce naturale, il pavimento è in rete metallica e non c’è alcun arricchimento. Enormi le quantità di uova rotte e sprecate, dalla dubbia destinazione.
La Direttiva del Consiglio dell’Unione europea 1999/74/CE che ha vietato, a partire dal 1° gennaio 2012, le gabbie convenzionali per le galline ovaiole – le galline devono essere tenute all’aperto, a terra o in “gabbie modificate”, con almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali – è nota da ben 14 anni, ma alcuni allevatori continuano a violare il diritto dell’Unione Europea. Dopo più di un anno dall’entrata in vigore della Direttiva recepita dal Decreto Legislativo 267 del 2003 e sebbene l’Italia sia ufficialmente tra i destinatari della comunicazione di costituzione in mora da parte della Commissione UE, a causa del mancato recepimento di questa Direttiva, la LAV denuncia questa inaccettabile illegalità.
“Abbiamo denunciato queste illegalità per il reato di maltrattamento (art. 544 ter cp) e di frode in commercio – afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Chiediamo tolleranza zero: perché i Servizi veterinari Asl non hanno chiuso queste aziende? Gli allevatori hanno avuto più di un decennio per adeguarsi, dalle istituzioni ci aspettiamo ogni sforzo per garantire la legalità e adeguati controlli. La Commissione Europea ha già esortato a rafforzare le procedure di infrazione con multe alte per tali pratiche illegali.”
“Una volta immesse sul mercato, non è possibile distinguere queste uova da quelle legali: chiediamo alle autorità competenti di indagare a 360 gradi sui possibili profili di illegalità tra cui l’ipotesi di violazione della concorrenza – prosegue Roberto Bennati – Possiamo ipotizzare che le uova fossero vendute in prodotti trasformati come pasta, dolci e maionese. Questa illegalità è ingiusta per gli animali vittime, per i cittadini ma anche per la maggior parte degli agricoltori europei che si sono adeguati alle nuove norme: questi allevamenti fuorilegge fanno enormi profitti violando la legge, la concorrenza e l’etica!”
In vista della Pasqua, tradizionalmente caratterizzata da un elevato consumo di uova, la LAV invita i cittadini a preferire le ricette senza ingredienti di origine animale: suwww.cambiamenu.it tanti consigli pieni di gusto! Scopri il menu di Pasqua della LAV:http://www.cambiamenu.it/menu/A-Pasqua-scegli-di-Cambiare-Menu
Forlì Copyright foto/video: FOUR PAWS International
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Verona Copyright foto/video: FOUR PAWS International
28 marzo 2013
Ufficio Stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it
°° Il vegetariano a tavola °°
Mi sono imbattuta per caso in questo spassosissimo articolo che inquadra una situazione molto frequente alle persone vegetariane, a cena, a contatto con commensali che non lo sono.
la tipologia di commensale che ho trovato con più frequenza è quella del Proletario!
Mi viene da ridere 😀
Buona lettura!

IL VEGETARIANO A TAVOLA
«Oddio, e ora come glielo dico?». Una domanda che mi perseguita da dieci anni ogni volta che mi trovo a cena fuori con semi-sconosciuti. Cerco di studiare il modo migliore per svelare il mio segreto infame e mi preparo al plotone d’esecuzione. Ora capisco come si sentivano i gerarchi nazisti a Norimberga. E adesso tocca a me.
Decido di tacere. Forse è la cosa migliore: resto zitto fino a quando è possibile. Saranno loro, al massimo, a scoprilo. Così la cena procede tranquillamente. Mangio quello che posso e quello che voglio. Poi, la catastrofe. C’è un tizio, uno qualunque, che si offre di farmi assaggiare parte della sua pietanza, sponsorizzandone la prelibatezza. Si tratta di una braciola di maiale in salsa barbecue, che, a quanto pare, è la fine del mondo. Eccolo: il dramma. «No, grazie. Sono vegetariano». È tipo come se mi fossi alzato e avessi sbattuto sul tavolo la mia tessera del Partito Nazista Tedesco. Silenzio. Tutti mi guardano. Quello che accade dopo è la fotografia di una comune cena a cui partecipa un vegetariano.
Segue un piccolo corollario che illustra le categorie più diffuse di commensali vegfobici. Uno spaccato sociologico di un banchetto moderno.
CATEGORIA UNO: L’INDIGNATO. È forse quella più spiacevole da incontrare. Ai rappresentanti di questa categoria non interessa sapere le motivazioni della tua scelta, però ti interrogano ugualmente. Per loro non è importante convincerti che la tua scelta è sbagliata, in quanto lo danno già per assodato: non si può non mangiare carne. Secondo loro, se tutti fossero vegetariani saremo invasi da vacche e maiali. Probabilmente gli animali da fattoria conquisterebbero il mondo. Sei il primo vegetariano che hanno conosciuto: uno di quegli incontri che racconteranno agli amici.
CATEGORIA DUE: L’ANTROPOLOGO. «Se l’uomo non avesse iniziato a mangiare carne ora, probabilmente, si sarebbe estinto». Esticazzi? L’antropologo basa la sua tesi sul fatto che è parte della nostra natura cibarci di altre specie animali. Le sue teorie poggiano su indiscutibili fonti storiche e filosofiche sull’evoluzione dell’essere umano. A quanto pare, per questi individui, chi cerca di domare i propri istinti è un essere spregevole. Per questo motivo il veg è una minaccia: a rischio c’è l’intera razza umana.
CATEGORIA TRE: IL NUTRIZIONISTA. È la mia categoria preferita. In loro c’è qualcosa di pedagogico. Il loro obiettivo è dimostrare che hai fatto una scelta distruttiva e autolesionista e che senza la carne probabilmente andrai incontro a una vita fatta di stenti e salute cagionevole. Attaccano dei pipponi sulle proteine e sul ferro e cercano in ogni modo di farti cambiare idea. Lo fanno per il tuo bene e quando vedono che non desisti, ti prendono la mano e ti dicono: «per l’amor del cielo, fatti almeno seguire da un medico».
CATEGORIA QUATTRO: IL CURIOSO. Così come per l’indignato, tu sei il primo vegetariano che incontra. Il curioso, però, non è antipatico. È solo noioso. Ma come mai non mangi la carne? Da quanto tempo? Ma lo fai perché non ti piace la carne o perché ti dispiace per gli animali? Ma il tonno lo mangi? E il prosciutto? E il pesce? Ma sei uno di quei vegetariani che non mangiano neanche le uova e il latte? E con le proteine come fai? Ma sei rimasto impressionato da bambino? Tuo nonno aveva i coniglietti e l’hai visto mentre gli spezzava il collo?
CATEGORIA CINQUE: IL VEGETARIANO. Di fronte a sé ha un piatto di carbonara fumante, con pezzi di pancetta di 5 chili l’uno. Lui però è un vegetariano, proprio come te. Molto spesso è una ragazza. È vegetariana, certo, ma a certe cose non riesce proprio a rinunciare! «Cioè, tipo, io il sushi lo adoro. E poi mia nonna fa una tagliata di vitello che è la fine del mondo. E vuoi mettere quando esci dalla discoteca e ti mangi un bel kebab? Per tutto il resto però sono vegetariana anch’io. Proprio come te».
CATEGORIA SEI: IL MORTIFICATO. Per lui il vegetarianismo è una malattia. Si sente in colpa per il fatto che si sta mangiando una bistecca di fronte a te. Non mente, è veramente dispiaciuto per te ed è convinto di aver fatto una figuraccia: «oddio scusa! È tutta la sera che parliamo di carne, bistecche e grigliate. Non lo sapevo che eri vegetariano!».
CATEGORIA SETTE: IL PROLETARIO. Secondo il proletario sei solamente un viziato. Invece di ringraziare il signore di averti dato la possibilità di sfondarti di prosciutto, tu hai scelto di fare il fighetto. «Figlio mio, se solo avessi conosciuto la fame…».
CATEGORIA OTTO: IL TEOLOGO. L’unica spiegazione plausibile per lui è che tu sia musulmano. Ti rispetta, perché è di sinistra, però è seriamente dispiaciuto di come la tua religione tratta le donne.
CATEGORIA NOVE: IL SOLIDALE. Per lui sei una specie di mistico. Un guru orientale in grado di non lasciarsi tentare dai piaceri della vita o un elfo che si nutre esclusivamente di corteccia di quercia. Per lui hai rinunciato per sempre ai piaceri della buona cucina. «Minchia! Io non so proprio come riesci a resistere. Io non potrei mai rinunciare alle costine, alla fiorentina, alla frittura di pesce, alla carne di manzo, all’agnello, all’hamburger, alla mortadella». Non bisogna farsi ingannare, anche se può sembrare dalla tua parte, non perde occasione per farti notare che si sta godendo la cena. «Mmmmh! Non sai cosa ti perdi. Ma chi te l’ha fatto fare?».
CATEGORIA DIECI: LO SMEMORATO. Durante tutta la cena non farà altro che proporti di assaggiare, di volta in volta, il suo tortino al tonno o l’antipasto di affettati. Ti consiglierà ristoranti e trattorie dove fanno la migliore carne alla griglia che si possa mangiare. Il vegetariano, in questo contesto, non deve dire nulla. Deve tacere. Aspettare. Ci penserà lui a correggersi. «Ah già! Tu sei vegetariano!».




















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