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°° Cambiamenti Ecologici in Camera da Letto: il Cuscino Vegetale °°

Una mattina di qualche settimana fa, rifacendo il letto, ho riflettuto per la prima volta su una cosa a cui non avevo mai dato molto peso: l’imbottitura del cuscino.
Mentre lo stavo sistemando, dalla federa un ricciolino di lana è sgusciato fuori finendo sulle lenzuola. Dopo averlo preso e inserito nuovamente all’interno del cotone mi sono chiesta come fosse possibile, personalmente parlando, che mi svegliassi per impiegare le mie giornate a diffondere il messaggio antispecista riposando poi la notte su un accessorio imbottito con parti corporee di alcuni animali. Un controsenso quasi equiparabile al trattare di diritti dei bambini calpestando in casa tappeti tessuti sfruttando la manodopera minorile.

In primo luogo mi sono data una risposta semplice: l’imbottitura era la stessa da anni e io continuavo a tenerla per non creare un rifiuto in più e comprare un oggetto nuovo.

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In effetti quella lana ha quasi la mia stessa età.
Ricordo che quando ero piccola i miei parenti fecero un acquisto collettivo da un signore che aveva le pecore per il formaggio in paese. Ricordo ancora bene quando quel giorno arrivarono dei sacchi enormi a casa dei nonni, e ricordo pure il lavoro minuzioso di suddivisione per imbottirci i cuscini. Faceva caldo e la lana era stata prima lavata bene e poi messa ad asciugare al sole. Una volta asciutta venne messa in ogni cuscino disponibile in casa (quelli sui letti, sui divani e in quelli extra per eventuali ospiti). Veniva lavata periodicamente per mantenere i guanciali puliti ed era una noia incredibile lavare nella vasca, a mano, tutti quei riccioli che scappavano da ogni parte. Era una noia mortale anche stenderli su un lenzuolo pulito sul balcone per farli asciugare. Se scappava via col vento qualche ricciolino, andava riacciuffato.

La lana all’interno del mio cuscino quindi era parte di quell’acquisto, comprata decenni fa e divenuta imbottitura per il mio guanciale sopra al quale ho riposato tutti gli anni trascorsi della mia vita. Fino a ieri.

In secondo luogo invece mi sono detta che questa scusante non poteva essere più accettata. Ieri, sono felice di dirlo, ho finalmente smesso di usare questo accessorio frutto dell’idea che gli animali esistano al mondo per divenire utilità per il genere umano.
Come è accaduto ai capi d’abbigliamento nel mio armadio (maglie e cappotto di lana) o agli accessori (2 cinture di pelle comprate nel 2007, quando ancora non ero consapevole) anche il cuscino è stato sostituito con una new entry ecologica e non crudele.

Navigando su un negozio online ho trovato molte varianti “vegetali” ai cuscini classici (esatto, vegetali!) e ne ho comprata una. Le recensioni super positive mi hanno convinta a fare il grande passo, e così ho acquistato per 30 euro un cuscino in pula di farro.
C’erano anche le varianti in pula di miglio o di grano saraceno, ma ero più ispirata dal farro.

Il cuscino è arrivato ieri in una scatola di cartone ecologica dopo pochi giorni di spedizione (gratuita). Ne sono rimasta subito colpita: pesante ma leggero, soffice e profumato.
Realizzato a mano da ECOARTIGIANATO e imbottito con pula di farro da coltivazione bio in nord Italia. Anche la federa è in cotone biologico non sbiancato e non presenta alcun tipo di chiusura metallica.

Curiosissima di provarlo, sono andata in camera per inserirlo in una seconda federa.
Una volta appoggiato sul letto anche il mio micio Russell si è accorto della novità, ed è corso a sdraiarcisi sopra notando con piacere i chicchini all’interno disporsi a seconda del suo peso.

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Nelle recensioni a 5 stelle ricevute dall’accessorio avevo letto che questo tipo di cuscino migliora la qualità del sonno evitando di incrementare la cervicale o altri dolori muscolari.
Ero curiosa anche di testarlo da questo punto di vista. Dopo averlo provato posso garantire che è tutto vero. Ho dormito benissimo (a parte Russell che voleva rubarmi il posto) proprio grazie all’imbottitura capace di prendere la forma in base a come ci si addormenta sopra. Per farvi vedere cosa accade quando ci si appoggia su di esso ho realizzato questo scatto del prima e del dopo.

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Come potete vedere rimane la forma della mano.
Questo significa che durante la notte, in base ai nostri movimenti, l’imbottitura segua la nostra postura evitando di dar fastidio alle spalle o alla testa.

Sono veramente, veramente soddisfatta di questo acquisto e sul serio mi dispiace non averlo fatto prima. Anche in questo caso, una scelta etica è stata in grado di portare benefici anche a me.
Accade proprio questo quando facciamo qualcosa per diminuire la sofferenza agli altri: viene meno anche la nostra.
Non dormirò più sullo strato superficiale protettivo tolto a chissà chi e questo mi fa sentire la coscienza più leggera.

Non butterò via la lana del vecchio cuscino per non generare un nuovo rifiuto. Piuttosto la regalerò sicuramente a qualcuno che ne ha bisogno con preghiera di non acquistarne altra in futuro.
Consiglio invece l’acquisto, se necessario, di varianti come questa vegetale che aiutano il commercio etico & ecologico senza sfruttare l’organismo degli animali.
Perché per il nostro benessere non è giusto causare agli altri il malessere.

Se non sapevate dell’esistenza di questi cuscini, spero di avervi dato uno spunto positivo attraverso il presente articolo.

– Carmen.

 

°° Pellicce di Coniglio e Lana Angora nella nuova Collezione MET °°

Quest’anno la moda sembra aver scelto come vittima sacrificale il coniglio, bellissimo animale dalle linee dolci e delicate.

Dopo lo scandalo delle O BAG con bordo in vera pelliccia, ecco che spunta un altro marchio che sostiene la morte di questi piccoli, saltellanti animali: MET.

Il brand, di proprietà dell’azienda Italservices s.p.a di San Pietro In Gù, è uno dei più conosciuti in Italia grazie alla produzione di abbigliamento alla moda dalle caratteristiche inconfondibili, soprattutto per quanto riguarda i jeans. Dal costo medio alto, MET si è sempre fatta notare soprattutto sulle riviste femminili con pubblicità accattivanti.
Fa dunque molto dispiacere e sicuramente rabbia, e lo dico anche da acquirente, scoprire che questo marchio proponga cappotti in pelliccia vera.

Nella nuova collezione visionabile sul store online compaiono infatti tra i capispalla ben due capi realizzati con pelliccia di coniglio. Il primo è un cappottino a cui l’azienda ha dato il nome RABBIT ( per non sbagliare! ), il secondo invece è il modello TIBBIA , ancora più lungo e dunque confezionato con un numero maggiore di animali scuoiati. Nelle info sulla tipoligia di materiale vi è scritto LAPIN, che in francese significa appunto coniglio.

Entrambi gli indumenti hanno il costo che si aggira oltre le 500 euro.
Ovviamente, il prezzo più alto lo hanno pagato gli animali a cui è stata tolta dal corpo la pelliccia, dal momento che hanno perso la vita.

Non bastando le pellicce, MET ha pensato di produrre e mettere in vendita anche capi di maglieria realizzati con lana ANGORA, lana che generalmente deriva sempre dalla pelliccia dei conigli. Anche se fosse di qualsiasi altro animale, non cambia.

Degli animali impiegati per divenire abbigliamento conosciamo solo il prodotto finito, ovvero i loro resti tessuti insieme.
Vengono invece , e si ben capisce, tenuti nascosti i passaggi di produzione dall’allevamento fino all’uccisione di questi piccoli esseri indifesi, che altro non sono che le vere vittime della moda.

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[ Foto esemplificativa : un coniglio da lana “angora” tenuto per le orecchie durante il processo del taglio della pelliccia.]

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[ Foto esemplificativa: investigazione PETA. Conigli schiavi del commercio di lana angora. Dopo il traumatico taglio della loro pelliccia rimangono in gabbia in attesa che il pelo ricresca per poi subire nuove torture. In nome della moda. ]

Come è accaduto con O BAG, anche qui torno a chiedermi: ma che senso ha?
Ma perchè mettere in commercio abbigliamento realizzato con i resti di qualcuno?
Mi sembra che il Paleolitico sia terminato da un bel pezzo e che con il passare dei secoli l’uomo sia stato in grado di scoprire nuovi materiali che non fossero l’epidermide sottratta agli animali con la forza.
Perchè dunque non optare per materiali naturali?

Quasi sicuramente anche Italservice s.p.a potrà nascondersi dietro la banale attenuante che i conigli siano alcuni degli animali più macellati nel mondo e che quindi quelle pellicce siano solo ” lo scarto” dell’industria della carne ( come ha fatto sapere Full Spot s.p.a nella mail di risposta inviata alle migliaia di persone che hanno protestato contro l’uso di bordo in pelliccia vera per le borse O Bag, n.d.r ).
Il risultato non cambia: la scelta rimane comunque vergognosa e irrispettosa della vita di questi piccoli e graziosi esseri viventi.

rabbits-and-furA nome di tutte le vite spezzate di questi animali che tanto amo vi invito a spendere un minuto del vostro tempo per inviare una mail a MET per esternare il nostro disgusto.
Gli animali non hanno voce e non possono difendersi dalla crudeltà umana, è nostro dovere morale intervenire affinchè la parte di umanità ancora rimasta nel buio dell’ignoranza retrograda si evolva e inizi a rispettare OGNI forma di vita presente al mondo.

Email tipo:

” Gentile azienda Italservices s.p.a ,
visitando il vostro negozio online MET ho notato con molto dispiacere che nella nuova collezione proponete pellicce vere fatte con i resti dei conigli e maglie tessute con lana “angora”, quasi sicuramente a loro volta confezionate con pelliccia di coniglio.
Scrivo questa mail per esternarvi il mio disgusto.
E’ impensabile che nel 2015 ancora si continui a mietere vittime in nome della moda.
Anche se fossero pellicce di conigli uccisi per scopi alimentari, rimane per me tutto assolutamente abominevole.
Gli animali esistono al mondo non per noi, non per un nostro tornaconto economico o per esserci di utilità ma per vivere liberamente la loro vita.
Vi invito ad interrompere la messa in vendita di capi realizzati con i resti di qualcuno che voleva vivere e mi auguro possiate orientarvi verso altri materiali, rispettosi della vita di tutti e dell’ambiente che ci ospita.
Vi informo che finchè la vostra azienda supporterà la mattanza animale chiederò ad amici e parenti di boicottarla preferendo marchi etici che non si basano sulla crudeltà.

Grazie per l’attenzione.

Nome, Cognome, Città. ”

Testo da inserire nel contact form che trovate cliccando QUI e da inviare via mail all’indirizzo
marketing@itsspa.it con oggetto “MET MODA CRUDELE”.

Grazie in anticipo a tutti voi che vi unirete a questa piccola protesta.

Carmen.

°° Brand RAGNO® : Donna Nuda con L’Agnellino nella Nuova Pubblicità °°

Mi è capitato di vedere sul social network Facebook una foto scattata ad una pagina di pubblicità ( trovata da un utente su una rivista ) raffigurante qualcosa che mi ha dato molto , molto fastidio.

Oggetto dello scatto: Una donna nuda , con espressione sognante , con in braccio un agnellino.

Non avrei avuto ( quasi ) niente da obiettare se la foto fosse stata scattata per una campagna di sensibilizzazione o al massimo per un rifugio dove gli animali, tra cui l’agnellino immortalato, trovano una seconda possibilità per vivere.
Avrei sorvolato addirittura sul nudo femminile tanto ostentato e ormai diventato banale e noioso , se la finalità della pubblicità fosse stata solidale per gli animali.
E invece, purtroppo, essa è proprio l’esatto opposto!
Ergo, eccomi qui ad esporvi il mio pensiero.

Lo scatto ( che si trova anche sulla pagina web dell’azienda ) pubblicizza il marchio RAGNO®, di proprietà di MANIFATTURA DI VALDUGGIA S.P.A., azienda italiana che dal 1931 produce abbigliamento realizzato con filati di lana.
Il motto è “solo lana sulla pelle” e in calce alla foto c’è un invito a scoprire le proprietà di questa “materia prima” sul sito del brand.
In più, in lingua inglese, si può leggere sulla destra  “ Merino Wool, No Finer Feeling ” che significa in pratica che non vi è sensazione migliore della lana merino addosso.

Tutto molto bello, dal punto di vista umano.
Da quello animale invece non lo è per niente.

A differenza di molti animali presenti sul pianeta, la specie umana non ha né pelliccia, né squame e nemmeno piume come strato di isolamento per proteggersi dagli agenti esterni. Nasciamo dentro un corpo ricoperto di sola pelle che, nei periodi freddi, ovviamente non basta per resistere alle temperature.
L’istinto di sopravvivenza, il sentimento di imbarazzo e altre necessità ha portato l’umanità lungo la Storia a creare qualcosa per coprirsi.
Quel “qualcosa” , che oggi chiamiamo abbigliamento, ha caratterizzato epoche abbracciando anche la filosofia del bello e dell’estetica.
Purtroppo la necessità di coprirsi ha portato ad un grave gesto nei confronti degli animali che tutt’oggi continua nel nome del business: il furto.

Gli animali dotati per natura di uno strato protettivo infatti , da millenni , vengono DERUBATI di questa loro caratteristica.
Nemmeno il progresso è riuscito a far cessare lo sfruttamento di esseri senzienti.

Nessuno ha mai chiesto, per esempio, ad una pecora se vuole vedersi tagliare via i riccioli di pelo che si ritrova sul proprio corpo. Magari con macchinari elettrici che possono far male.
Eppure un numero spropositato di pecore vengono tosate e private di ciò che gli appartiene ( soprattutto nel periodo invernale in modo da aumentarne la produzione , n.d.r ) per permettere agli umani, previa lavorazione della materia e previa pagamento, di appropriarsene.

Nonostante sia credenza comune pensare che le pellicce siano crudeli mentre la lana no, vi garantisco che entrambe queste realtà non sono positive.
E’ vero, le pellicce vengono strappate via dal corpo degli animali che la posseggono, ma anche dietro alla tosatura delle pecore vi è crudeltà nascosta.
Gli animali da pelliccia vengono uccisi subito, ma le pecore da lana spesso vivono anni di torture.

Sul sito dell’azienda a cui forse interessa solo la sensazione dei clienti paganti e non degli esseri viventi che li riforniscono di materia prima, non vi è alcun riferimento agli allevamenti che sostengono e alla tipologia di tosatura impiegata per privare le pecore della loro lana.

Cliccando su CHI SIAMO infatti troviamo ” Storia “, ” Tradizione e Innovazione “, ” Salute e Sicurezza ” ma niente, assolutamente niente sugli animali e la loro sorte.

Dove vengono allevate le pecore? Chi le alleva? Come vengono tosate? Come vengono trattate? Come finisce la loro “carriera”?

Domande che a me interesserebbe molto avessero una risposta ma che al momento risposta non hanno.

Trovo tutto questo davvero molto triste.

Trovo triste che una donna ( modella ma non modello da seguire ) si sia prestata , quasi sicuramente a pagamento, per posare nuda al fine di realizzazione di questa pubblicità abbastanza offensiva.
Trovo triste che sia stato impiegato un agnellino per fare tenerezza quando poi degli animali sfruttati per la produzione di lana l’azienda non dedica due parole.
Trovo vergognoso che nel 2015 si producano ancora capi d’abbigliamento realizzati con parti corporee di altre specie, e che ci sia ancora qualcuno che in nome dell’egoismo e dell’antropocentrismo paghi per averli. Qualcuno a cui non importa il terrore vissuto dalle vittime.

Se qualcuno appartenete ad una specie animale diversa dalla vostra vi detenesse per privarvi dei capelli, vi alletterebbe la cosa? Vi piacerebbe vedervi immobilizzati mentre contro la vostra volontà vi viene tolto ciò che vi appartiene? 
Vi piacerebbe esistere solamente per essere d’utilità a qualcuno?
Vi piacerebbe vivere una vita a metà per soddisfare un capriccio altrui?
L’uomo non esiste al mondo per salvare le pecore dal peso della loro lana. Questo dovremmo ben imprimerlo nella nostra mente.

Vi invito gentilmente a non comprare niente che sia fatto con resti di animali o con materiali presi dai loro corpi.
Gli animali esistono sulla Terra non per noi.
Non sono di nostra proprietà e non nascono per diventare qualcosa di utile per i nostri vizi.
Ci sono tantissimi materiali naturali, o anche sintetici, in grado di proteggerci dal freddo mantenendo il nostro corpo al caldo.
Optate per quelli e boicottate le aziende che utilizzano gli animali per questi fini!
Rifiutatevi di acquistare indumenti o accessori in lana ( wool, wolle ).
Non abbiamo bisogno di derubare le pecore della loro lana per esistere.

Quanto all’azienda Ragno, l’unica cosa che mi viene da dire è…. VERGOGNA.

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Alcune realtà sulla tosatura delle pecore, artigianale o industriale.
Provo davvero uno schifo nel vedere queste immagini. Uomini addosso a questi animali con strumenti alla mano.
Vergognoso.

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► Video maltrattamenti pecore da lana merinos : https://www.youtube.com/watch?v=yhv_V1gWm-w

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