Annunci

Archivio mensile:gennaio 2019

°°Salvataggio Rospi: Cercasi Volontari a Pisa e Lucca°°

Nel periodo invernale, quando la temperatura è stabile e le precipitazioni aumentano, i rospi si risvegliano per iniziare la loro ricerca del partner per l’accoppiamento.

Di salto in salto si spostano seguendo i loro ritmi, avvicinandosi in zone palustri dove la presenza dell’acqua permette di depositare le uova.

Il tipo di accoppiamento di questa specie è molto particolare: il maschio (più piccolo) dopo aver conquistato i sentimenti della femmina (di dimensioni maggiori) si posiziona sul suo dorso. Inizia così una “danza dell’amore” dove tra un salto e l’altro entrambi lasciano cadere i propri ovuli. Quelli femminili sono tipi dei cordoni, trasparenti e gelatinosi. Quelli maschili sono piccoli puntini neri. Il risultato è una fecondazione esterna che darà origine ai girini, che si trasformeranno successivamente in nuovi esemplari giovani.

Ad ostacolare questo amore spesso sono proprio le invenzioni umane, come le strade che attraversano i boschi e gli ambienti dove vivono i rospi. Così, queste piccole esistenze nel seguire i propri istinti si ritrovano spesso falciate dalle auto, che sfrecciano noncuranti schiacciandoli senza pietà.

Per far fronte a questo enorme problema causato dall’uomo, sempre dall’uomo è stata ideata una soluzione: un aiuto concreto per il loro attraversamento.

Nasce così l’attività “SALVA IL ROSPO” che si prefigge, con l’ausilio di secchi, guanti, elmetti con luce integrata e gilet catarifrangenti, di prendere gli esemplari maschi che si apprestano ad attraversare le strade portandoli dall’altra parte di essa. Nel pieno della sicurezza dei volontari vengono messi in salvo tantissimi maschi e tante femmine.

In Toscana si sono formati i primi gruppi di salvataggio soprattutto a Pisa e a Lucca, ma le emergenze sono tante i volontari e le volontarie attuali non riescono a far fronte a tutte le situazioni.

Per questo motivo, SALVA IL ROSPO Lucca & SALVA IL ROSPO Pisa stanno cercando nuove mani di salvezza interessate a contribuire con un po’ del proprio tempo libero al recupero degli esemplari in pericolo.

Requisiti necessari: entusiasmo nell’aiutare esserini indifesi e tempo libero dalle a partire dalle 18.00 o 19.00.

Chi volesse unirsi alle persone attualmente attive, può contattare i seguenti indirizzi email:

• PISA ~ Silvia: vegansea@gmail.com

• LUCCA ~ Elisa: elydp84@gmail.com

Grazie a tutti coloro che si uniranno nel salvataggio ♡

Annunci

°°[Review] Shampoo & Crema Balsamo Acido Ialuronico ~ Erbolario°°

Luce & Volume è una novità 2018, tutta dedicata ai capelli, della linea Acido Ialuronico di Erbolario.

Grazie a qualche campioncino ricevuto nel negozio di Corso Italia a Pisa ho potuto provare personalmente l’efficacia di questi prodotti.

Che dire: conquistano al primo utilizzo!

Sia lo shampoo che la crema balsamo hanno un effetto filler, ossia riempitivo. Promettono di idratare, dare volume e lucidare il capello. E mantengono le promesse!

Il balsamo: può essere usato sia su capelli asciutti, come maschera, che su capelli bagnati, come balsamo. Personalmente l’ho applicato in entrambi i modi perché volevo nutrire a fondo la chioma.

Il prodotto si presenta in crema corposa davvero profumata. È piacevolissimo da tenere in posa sui capelli. L’ho tenuto applicato almeno 30 minuti, anche se sulle istruzioni assicura che bastano 15. Al momento del risciacquo, ho sentito subito la morbidezza che lascia al tatto. L’ho riapplicato come balsamo dopo lo shampoo e mi è piaciuto molto come ha lasciato la chioma idratata e pulita. Gli ingredienti principali che compongono il balsamo sono cocco, burro di cacao ed estratti di fiori. Trovate tutti gli ingredienti cliccando qui.

Lo shampoo: a differenza di altri prodotti liquidi direi sia più denso, ha quasi consistenza gel. La fragranza è un po’ diversa dal balsamo. L’ho applicato sui capelli bagnati ed ho notato che forma una schiuma compatta e ricca. Deterge bene (ho capelli normali che si sporcano dopo almeno una settimana) e non lascia i capelli inariditi. Anche nello shampoo oltre all’acido ialuronico è presente il cocco (distillato e in polpa. Tutti gli ingredienti e le sostanze funzionali sono consultabili qui.

Dopo aver tamponato bene i capelli, li ho spazzolati con una spazzola in legno. Li ho sentiti districati e “pieni”.

Ho proceduto poi ad asciugarli con il phon ed ho notato che si sono asciugati più rapidamente rispetto a quando uso altri prodotti. Dopo il phon ho passato la piastra (ho capelli naturalmente mossi che, però, preferisco tenere lisci). A styling ultimato sono rimasta stupita del profumo intenso rimasto nei capelli. Coi prodotti che uso da anni non rimane molto a causa del calore durante il lisciaggio.

Shampoo e Crema Balsamo Acido Ialuronico invece oltre a lasciare i capelli puliti, voluminosi e lucidissimi, li profumano intensamente. E questo è un dettaglio che per me è importantissimo perché adoro l’idea di avere i capelli così.

È come uscire da un salone di parrucchiera

Ecco il risultato finale.

Sono rimasta soddisfatta dei prodotti e appena finirò quello che sto usando comprerò sicuramente la crema balsamo. È favolosa, nutriente e so che l’ho già scritto ma mi sono innamorata del profumo 🙂

Se anche voi siete curiose/i di provare la linea capelli Acido Ialuronico chiedete un campioncino oppure, se pensate di avere la mia stessa tipologia di capello, andate sul sicuro con l’acquisto. I prodotti hanno un costo di 12 (shampoo) e 14 (balsamo) euro. Dettaglio molto importante, sono certificati cruelty free da Lav.

Li trovate nei negozi fisici, sul sito online e nelle farmacie più fornite.

Alla prossima recensione 🙂

Carmen

°°Cappotti in Pelliccia di Conigli “da Carne”: Mai Più PIN-UP STARS°°

Scorrendo le foto su instagram ho notato un contenuto pubblicizzato da parte di Pin-Up Stars, brand italiano di cui due anni fa acquistai un bellissimo costume da bagno.

Essendomi trovata molto bene con il capo acquistato in negozio, ho deciso di cliccare sull’inserzione e curiosare fra le offerte presenti sul sito e… orrore.

Mi sono ritrovata sul display due cappotti e una borsa “scalda mani” in pelliccia vera di coniglio unita a lana, ed altri abiti in seta (sempre di origine animale). Dal vertiginoso prezzo, ribassato poi con sconto dell’80%.

Incredula che tale marchio potesse davvero proporre abbigliamento fatto con materiali di origine animale, ho cliccato sui dettagli degli articoli per avere conferma, che è arrivata.

Il cappotto, inizialmente prezzato 2.688,00 euro, è realmente confezionato con pelliccia di LAPIN (in termini del volgo, coniglio).

Ma badate bene: l’azienda ha avuto la premura di precisare che gli animali scuoiati provengono “da filiera alimentare”.

Il dettaglio del voler rendere nota la natura del destino dei conigli che hanno fornito, magari ignari e non consenzienti, il proprio manto non è da sottovalutare.

In una società come quella attuale dove la violenza GRATUITA è ormai ostacolata e rifutata, una tale informazione potrebbe indurre la cliente meno sensibile a dire “va beh, alla fine è pelliccia di animali usati per fini alimentari. Sempre meglio che buttarla via”.

Sbagliato.

A mio avviso, una tale conclusione è totalmente immorale.

Dobbiamo disimparare le regole culturali dell’aut aut specista, dove le altre creature se non muoiono per motivo X devono morire per motivo Y.

Ci hanno indottrinati alla violenza, portandoci da bambini sensibili ed empatici quali eravamo a distaccarci emotivamente dagli altri abitanti del pianeta. Una disconnessione che i non umani pagano cara.

Una profonda lacerazione morale che però può essere ricucita.

Non importa se gli orrendi cappotti di Pin-Up Stars siano stati assemblati con resti di conigli che qualcuno ha digerito e defecato.

Solo in Italia, nel 2017, stando alle fonti di Agri Istat sono stati macellati oltre 20 milioni di conigli.

VENTI MILIONI DI PICCOLI INNOCENTI che nascono negli allevamenti e finiscono, dopo pochi mesi di vita, al mattatoio.

Presi per la pelliccia o per le orecchie, messi dentro ceste, costretti a vedere la morte degli altri amici di sventura, sgozzati, appesi a testa in giù, lacerati nella loro esistenza e obbligati ad abbandonare la vita e il proprio corpo. Perché gli umani, gli oppressori del creato, hanno deciso così. Perché non importa se si può vivere senza uccidere e se siamo evoluti abbastanza da coprirci con altri materiali: alla maggioranza ancora importa di avere carcasse nel piatto, e corpi scuoiati addosso.

Vittime che avevano un volto, come queste fotografate dall’attivista photo-reporter di Tras Los Muros.

Possiamo solo provare una profonda vergogna, davanti alla violenza di cui ci macchiamo.

Conigli bastonati o sgozzati, pecore tosate (e spesso mutilate) per poi finire al macello, bachi neo bozzi gettati in vasche d’acqua bollente per generare ciascuno un filo di seta….

Ma davvero abbiamo bisogno di questo per sopravvivere?

Ho comprato qualcosa a marchio Pin-Up Stars. L’ho fatto ignara dell’etica aziendale del brand. Adesso finalmente ne sono a conoscenza, e posso giurarvi e promettervi che non acquisterò MAI PIÙ nulla che abbia questa firma, esattamente come non ho più acquistato niente di altre griffe che non si sono rifiutate di mettere in commercio abiti costati la vita a qualcuno.

La moda crudele deve terminare. La vita degli altri è più importante dei nostri capricci.

L’epilogo della cruel fashion arriverà solo quando saremo noi consumatori, clienti, acquirenti a dire “BASTA, questo capo non lo voglio perché ha fatto soffrire o morire qualcuno”

Tante aziende hanno smesso di commerciare resti animali: preferiamole a quelle crudeli.

Carmen

°°(in)Ospitalità Onnivora: Alcune Traumatiche Esperienze di Persone Vegane°°

Il cibo è una componente importante della nostra vita. Non solo serve ad alimentarci aiutandoci a sopravvivere, ma ci permette anche di creare rapporti con i nostri simili e di sancire legami.
Il cibo dunque sta alla base dell’esistenza di ciascun individuo, e mediante esso si possono esprimere sentimenti di varia natura.
Pensiamo al legame tra madre e figlio: esso è dato da uno scambio di nutrienti, composto dal latte. In questo caso l’alimento genera amore, protezione, cura, attenzioni.
Ma il cibo può stare anche alla base di sentimenti negativi.
Prendiamo come esempio il digiuno: obbligare qualcuno a non potersi cibare, come punizione, genera un forte senso di superiorità in chi impone tale scelta ed un forte senso di inferiorità e frustrazione in chi quella scelta la subisce.
Prediamo ancora un altro esempio: i pasti sgraditi.
Attraverso la preparazione di alimenti non graditi a qualcuno, possiamo lanciare un messaggio ben preciso facendo sentire la persona non voluta.

Queste sono solo alcune delle nozioni apprese, o già sapute e confermate, scaturite durante un incontro tenuto da una nutrizionista al quale ho preso parte. Incontro che, una volta tornata a casa, mi ha fatto riflettere molto sul mio vissuto e sulle esperienze accumulate negli anni, proprio in relazione con il cibo e le persone.

Ho pensato a quei momenti in cui mi sono sentita messa da parte, trattata in maniera diversa proprio mediante il cibo, come le volte in cui da ragazzina andavo a trovare degli zii (giovani) che abitavano in un’altra regione. Correva l’anno 2007. Io ero vegetariana da 5.
Andavamo a trovarli sempre di domenica. In quel giorno festivo mia zia era solita cucinare pasta al forno con carne macinata e come secondo il pollo con le patate. Pur sapendo della mia alimentazione vegetariana, mia zia non ha mai modificato la natura del menù domenicale per venirmi incontro. Così, mentre gli altri mangiavano la pasta con il sugo, io mangiavo la pasta con il burro (che non mi piaceva affatto) preparata, quasi sempre, da mio zio perché a lei non andava molto. Da parte di lei nessuna volontà di mettermi a mio agio, magari cuocendo del semplice pomodoro in disparte.
Il secondo? Per me non esisteva. Pur potendo cuocere in forno le patate in un contenitore diverso da quello dove veniva riposto il pollo, non ha mai avuto la gentilezza di farlo. Così, per svariate volte, mi sono ritrovata a tavola in silenzio guardando gli altri mangiare cose in più rispetto a me e sentendomi addirittura dire “Carmen vuoi le patate? Ah, già, sono cotte con il pollo e tu non le mangi“, in tono per metà serio e per metà sarcastico.
Notando questa incredibile avversione nei miei confronti, celata dietro falsa cortesia ed incapacità di preparare “cose diverse per vegetariani che non mangiano niente”, al quarto invito tolsi il disturbo con la scusa di dover lavorare. Fu una liberazione per mia zia, finalmente serena nel cucinare le sue pietanze senza disturbatori, e fu una liberazione per me, potendo passare finalmente le domeniche a cucinare ciò che desideravo mangiare senza perdere turni di lavoro.

La tendenza a peccare di pessima ospitalità sembra accomunare molti non-vegani. E ciò non si limita al solo contesto familiare, ma giunge anche nell’ambito della ristorazione dove clienti vegani vengono trattati in maniera diseguale, nonostante paghino come tutti gli altri.

Ho deciso pertanto di domandare a contatti vegani quali fossero stati i momenti di maggiore imbarazzo vissuti a cena. Ho raccolto svariate testimonianze.

Ecco alcuni tristi momenti vissuti da chi ha deciso
di condividerli con noi in questo articolo.

<<Quando capita, ogni morte di papa, di andare a cena con persone non vegane mi danno sempre della sciupata, perché sono magra e in salute, mentre loro sono spesso obesi o gonfi. Io non mi sono mai permessa di offendere gli altri. Magari sono invidiosi. Per fortuna accetto gli inviti raramente>>

Chris

<<Recentemente di sentirmi discriminata mi è successo durante una cena al ristorante, dopo un evento. Avevo dialogato a lungo con l’organizzazione spiegando che in caso il ristorante non fosse stato in grado di fornirmi una cena decente mi sarei organizzata diversamente, ed avevo ricevuto ampie rassicurazioni. Purtroppo è andato tutto storto: il ristorante mi ha fatto mangiare malissimo e poco e la persona che faceva da tramite si è lasciata scappare un “per una sera mangerà vegetariano” quando io sono vegana e non mangio derivati animali. Chi mi conosce può immaginare la reazione, tipo un cobra pestato>>.

Paola

<<Una nuova e consolidata amicizia, ossia una coppia con figli coetanei ai miei che abbiamo invitato a casa nostra innumerevoli volte, pur sapendo della nostra alimentazione, l’unica volta che ha ricambiato l’invito ha preparato un tagliere di formaggi e salumi. A seguire pollo e patate.
Cercando di essere delicata per quella che credevo una svista, mi sono sentita rispondere “per una volta puoi smetterla con le tue menate e fare un’eccezione? Qua tutti mangiano quello che preparo io senza tante storie!”>>.

Paola

<<A un compleanno al quale abbiamo partecipato, quando siamo arrivati davanti al buffet, chi ci aveva invitato esordisce con un “da mangiare per voi non c’e nulla!!“>>.

Elisa

<< E’ capitato a mia mamma: era andata a mangiare in una trattoria con mio papà. Recandosi alla cassa per pagare ha ringraziato i gestori del locale per averle fatto un menù vegetariano composto da verdure. Le hanno risposto che sono riusciti a sopportarla solo perché era mezz’ora e che il poverino in questione era mio padre che la sopportava da una vita. Dopo questa bruttissima risposta, dopo anni da clienti non ci metteranno più piede>>

Chris


<<Mi sono fatta in quattro per cucinare due anni fa a Natale quando parenti e parentela di mio marito hanno portato le loro grasse chiappe in casa mia. Risultato? Non hanno mangiato niente perché si erano abbuffati a pranzo, visto che “a casa dei vegani si mangia solo insalata“. Mai più.
Abbiamo mangiato lasagne per 4 giorni, ovvio. La cosa non ci e dispiaciuta>>.

Valentina


<< L’unica volta in cui sono rimasta davvero male è stato al compleanno di una mia amica la quale, molto carinamente, mi chiese di cucinare e portare la torta di compleanno vegan, che avrebbe dovuto essere per tutti. Qualcuno però evidentemente aveva avuto paura di essere “avvelenato” e, all’insaputa mia e della festeggiata ha portato una torta “normale” a sorpresa alla fine del pasto, già con le candeline accese sopra. La mia torta è stata servita dopo. Prese in giro e mancanze di rispetto le ho subite spesso al ristorante da parte dei camerieri>>.

Lucia

<< Sono stato al matrimonio di mio cugino che mi aveva assicurato un anno prima di avere il menú vegano. Imbarazzante: come antipasto niente, 50 grammi di pasta al pomodoro come primo, e di secondo una patata lessa con due fette di melanzana e zucchina. STOP. Veramente imbarazzante, anche perché avrebbe dovuto pagare 100 euro a testa e noi vegani eravamo in 5. Mi sembrava così assurdo che non sono riuscito a dire niente. Una roba del genere è da licenziamento istantaneo del catering >>.

Fabio


<<Stavo organizzando la Comunione di mia figlia Ester. Andiamo a fare “la prova” nel ristorante che vorremmo scegliere. lLa titolare millanta di essere esperta anche in cibi vegetariani. Come opzioni ci mette davanti spinaci lessi, lenticchie e fagioli lessi! Quelle secondo lei erano le specialità vegetariane. Ovviamente abbiamo scelto un altro ristorante>>.

Laura


<<Ai pranzi delle feste mi invitano, ma se non porto il cibo pronto da casa, resto digiuna. Nessun riguardo, nessuna pietanza preparata per me. Dopo più di sette anni trascorsi così, non la considero nemmeno più una mancanza di rispetto nei miei confronti. Faccio come diceva Dante:
” non ti curar di loro, guarda e passa”>>.

Silvia


<< La cosa più brutta è quando organizzano matrimoni, feste di laurea, compleanni ecc, quindi feste alle quali non puoi mancare.
E al momento del buffet domandano “e tu cosa mangi?” Cioè, mi invitate, sapete che sono vegana e non preparate nulla? Che odio. Mi è capitato tante volte, anche da parte di persone molto vicine a me. Poi tutti stanno lì a fissarti come se il problema fossi tu e non chi non ha saputo organizzare>>.

Mexy


<< Mi è capitato spessissimo, come a tutti immagino, di essere invitata e trovare qualcosa anche per me. Ma nella maggior parte dei casi me la portavo da casa la cena . Ad ogni maledetto evento partivano battutine e l’ultima volta in cui ho accettato un invito (il 1° maggio, poi mi sono stancata) mi hanno messo davanti alla faccia una fetta di salame . Mi sono arrabbiata moltissimo, perché è una maledetta mancanza di rispetto. Ma come si permettono ? Ne ho dette due anche quelli che ridevano. Una cena o un pranzo tranquilli dove ognuno mangia senza rompere agli altri è raro. Questo mi ha anche dato modo di selezionare sempre più le vere amicizie. Mi è capitato di subire battute anche al ristorante: un cameriere una volta ha fatto un’osservazione sgradevole. Gli ho risposto che se aveva dei problemi a servirmi educatamente avrei parlato con il suo responsabile. Roba da matti>>.

Veronica


<< Sono stata inviata a un pranzo di Natale con il mio compagno (viviamo lontani dalle nostre famiglie, fuori dall’Italia e abbiamo accettato un invito da amici). Io porto sempre qualcosa quando ci invitano e quella volta avevo preparato un sacco di antipasti. Arrivati a casa di queste persone sono stata accolta con un “non sapevo cosa preparare per te” e un piatto di patate bollite. Ovviamente tutto il pranzo consisteva in carne ripiena di carne, bollita in brodo di animali e avvolta in fette di animali, per intenderci. I miei antipasti invece li hanno mangiati tutti. Io e il mio compagno, praticamente digiuni, abbiamo abbandonato…>>.

Pamela


<< Anni di cene natalizie con amici presso un centro sportivo che frequentavo, con menù per loro e richieste da parte mia di cibo vegan per me con la mia premessa: “posso anche portarmi il mio cibo o ci vediamo dopo”. E loro “noi ci teniamo che tu ci sia”. Alla fine e l’unico cibo per me erano patate fritte. E il conto era rigorosamente a quota uguale per tutti. (Io pagavo anche per carne ed insaccati che ovviamente non mangiavo). La terza volta li ho raggiunti dopo cena 😉

Susanna


<<Per la comunione di mio figlio andiamo in un posto meraviglioso in mezzo al bosco dove si mangia molta cacciagione, ma con la cuoca amica e vegana ci organiziamo a fare tutto rigorosamente vegan: finger food, lasagne, finto cinghiale (fatto con il seitan, buonissimo), addirittura per i bambini fantastici sofficini e patate. Per finire, torta a tre piani fatta da me.
Gli amici e parenti straniti della scelta del ristorante vengano tutti felici pensando che mi “fossi rinsavita” (sono state le testuali parole).
Insomma, morale della favola: hanno mangiato tutti come maiali non accorgendosi di nulla. A fine pranzo io e la cuoca gli abbiamo detto che quello che avevano mangiato era tutto vegetale. Non ti dico le facce disgustate. C’è chi addirittura si è arrabbiato perché avrei dovuto avvisare prima, chi diceva che infatti il pranzo non era buono (e ancora aveva la bocca piena mentre lo diceva). Insomma, ero sconvolta e amareggiata per la gente di m*rda che avevo intorno!>>

Manuela

<<Fino a qualche anno fa eravamo soliti festeggiare il Natale a casa di mio padre. All’ultimo che abbiamo fatto lì, mia sorella (vegana anche lei) ha dovuto portare le lasagne; confidavo comuque sul fatto che ci fossero altre pietanze fatte dalla compagna di mio padre, ben conscia di avere tre vegani a pranzo, invece era riuscita a mettere l’uovo anche nei carciofi fritti.
Non ci siamo più andati>>.

Laura



Potrei andare avanti con tantissime altre esperienze.
Ma arriviamo al fulcro della questione:

perché la maggior parte delle persone non vegetariane/vegane pecca di inospitalità?
Perché, pur sapendo dello stile alimentare dei loro ospiti, vi è scarso interesse nel mettere a proprio agio quelli che definiscono “erbivori” o “mangia insalata”?


A quasi 17 anni dalla mia scelta di smettere di mangiare animali (e successivamente, i loro derivati) avvenuta come ho riportato sopra nel 2002, una delle poche motivazioni che sono riuscita a trovare è la seguente: l’inospitalità può essere data dall’avversione nei confronti di una scelta personale divergente a quella tipica della massa incanalata, indottrinata in un modus vivendi ben definito.

Fateci caso: se dite di non mangiare un alimento perché ne siete intolleranti, scatta la gara di solidarietà e ci si attiva per compassione.
Se dite di non mangiare un alimento perché il vostro credo religioso lo vieta, verrete rispettati per differenza di culto.
Se dite invece di non mangiare un alimento perché non vi va, per motivi ecologici o di natura etica, innescate una reazione di avversione fatta di critiche aspre e talvolta di insulti gratuiti.
In poche parole: se è il vostro corpo o la religione a decidere cosa non deve entrare nel vostro organismo, va tutto bene. Se è la vostra mente a prendere decisioni, no bueno.
Diventate magicamente ipocriti, ortoressici, assurdi, estremisti, immeritevoli, incapaci di apprezzare le delizie della cucina ed anche egoisti perché “c’è gente che muore di fame nel mondo” e voi rifiutate il cibo.
Così il rifiuto di digerire corpi fatti nascere dentro inferni chiamati “allevamenti” e smembrati ancora strillanti diventa una moda, un capriccio new age, che sicuramente non avreste avuto patendo la fame in periodo di guerra.
Che poi in guerra la gente mangiasse solo cibi vegetali per l’ingente povertà, è un altro discorso e chi critica lo dimentica.

Alcuni poi partono in offensiva per paura di essere giudicati. Dal momento che chi non mangia animali è l’esempio materiale e concreto di come si possa condurre la propria vita senza uccidere o far uccidere le altre esistenze, si teme il giudizio.
Da qui, scattano battutine mirate a ridicolizzare e sminuire scelte così ammirevoli.



Perché uccidere è ritenuto giusto e non uccidere desta perplessità e avversione?

Semplice. Forse perché scegliendo di non mangiare animali si va a scardinare, con un gesto solo, usi e costumi violenti, credenze ed abitudini accettate passivamente dalle persone, e tramandate di generazione in generazione. Chi vive in modo passivo, imboccato dalla società che lo alimenta come preferisce, viene deriso da chi vuole vivere attivamente avvalendosi dell’uso delle facoltà intellettive e usufruendo di libero arbitrio e raziocinio.
Per molti invece è semplicemente più facile vivere a discapito degli altri che realizzare il fatto che si possa vivere senza ledere nessuno.

Per fortuna non tutte le persone non vegane peccano di inospitalità e di incapacità di mettere a proprio agio gli ospiti che non mangiano animali e derivati.
Nonostante le numerose esperienze negative, c’è chi ha contribuito alla mia indagine raccontando di episodi di sorprese, attenzioni gentili e inaspettate avvenute sia in famiglia, sia fra amici che al ristorante.


<<Per paura di lasciarci senza cibo ci preparano talmente tante cose che non ce la facciamo a mangiare>>

Michele

<<Posso dire che ho dei conoscenti che sono entusiasti di invitarmi perché la maggior parte delle volte mi chiedono di cucinare insieme a loro il mio menù vegan per tutti>>

Cristian

Io che piango commossa davanti un’intera torta per me in occasione del mio compleanno condiviso con un’altra festeggiata.. Naturalmente il dolce è stato mangiato dall’altra festeggiata, da me, dalla sorella e solo qualche altro invitato.

Lidia

Come comportarsi quando si ha ospiti a cena che non mangiano animali?

Se si detesta l’idea di avere a casa persone che hanno uno stile alimentare diverso, è il caso di evitare inviti indesiderati: nessuno si offenderà.

Se si decide di ospitare a casa propria o presso il ristorante che abbiamo in gestione delle persone che non mangiano carne, pesce e tutti i derivati animali (miele, latte, uova, formaggi) dobbiamo ricordarci in primis che essi sono esseri umani. E che ogni piccolo gesto, ogni piccola attenzione verrà sicuramente apprezzata. Ricordate inoltre che chi non è abituato a ricevere attenzioni, quando ne riceve è in grado di apprezzarle molto di più rispetto a chi le da per scontate.

Ciò che possono mangiare i vegani rientra in una vasta gamma fra:
– Verdure
– Ortaggi
– Legumi
– Semi
– Cereali
– Frutta


E’ come avere una tavolozza con 10 colori anziché 5.

Niente di così difficile. Niente di impossibile.
Oltre alla griglia ricordiamoci che gli alimenti si possono affettare, marinare, saltare in padella, frullare, gratinare..
Impossibile non trovare una soluzione.
Date via libera alla creatività!

I dolci? Non sono latte, burro e uova gli ingredienti necessari ed indispensabili per realizzare un dolce. Essi fungono semplicemente leganti che tengono unite le altre materie.
Come si possono sostituire? Facile: con del latte vegetale, con semplice olio, con banane schiacciate o addirittura con sola acqua 🙂

Non siete creativi?
Consultate dei siti di cucina ad hoc come
http://www.vegolosi.it e troverete sicuramente delle idee.
Anche sul mio blog, nella sezione RICETTE
https://carmenluciano.com/ricette/ , troverete tanti spunti per stupire i vostri ospiti vegani. E vi assicuro che, con ogni probabilità, rimarrete stupiti anche voi 😉

Al prossimo articolo ❤

Carmen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: