Archivio dell'autore: Carmen Luciano

°°Legame Materno: Un Film di Simone Arrighi Sulla Violenza Contro Donne e Animali°°

Aggiornamento del 27.05.2025
È per me doveroso, dato lo spazio che ha trovato tale progetto sul mio blog e su questa mia pagina, esternare pubblicamente i miei pensieri riguardo al cortometraggio “Legame Materno” di Simone Arrighi, dal momento in cui hanno subito un mutamento per una questione assai spiacevole.

Ma facciamo un passo indietro.

Nell’agosto 2023, quasi due anni fa, avevo pubblicato un articolo sul mio blog inerente al progetto di Arrighi, intervistandolo e dando spazio a quello che sembrava essere un lavoro artistico prezioso per i diritti animali, uno short-movie volto a evidenziare lo stretto legame fra violenza di genere (su donne e bambine/i) e quella specista ai danni degli animali. Ero stata una delle prime persone a visionare in anteprima la sceneggiatura e avevo sin da subito riferito al regista che poteva essere un’occasione perfetta per salvare anche una creatura dallo sfruttamento, essendo previsto per il cortometraggio l’impiego di una vitellina.
Nell’articolo, avevo inserito un apposito pulsante con reindirizzamento a una pagina di raccolta fondi aperta dal regista per sostenere il progetto. Molte persone che seguono il mio impegno per gli animali avevano avuto così modo di scoprire questo progetto ai suoi albori, sostenerlo economicamente con donazioni.

Ho seguito nel tempo l’avanzare dei lavori, cercando nel mio piccolo di dare suggerimenti al regista per la ricerca di una vitellina da salvare, continuando a sostenere la raccolta fondi partecipando a serate-evento in favore del progetto e diffondendone notizia attraverso i miei canali.

Sempre nel mio piccolo, avevo girato a Simone dei link di vitelline da salvare dal macello che cercavano adozione, con la speranza che si potesse parlare indirettamente della loro storia se scelte per il cortometraggio. Ma ogni mio tentativo di proporre creature bistrattate a cui dare una seconda possibilità sembravano essere accolte e appoggiate da parte.

Notando una certa nebulosità sulla faccenda, per messaggio privato ho riferito che stavamo salvando un’asina anziana e la sua cucciola sfruttate per il latte da un allevamento, e che se proprio non si trovava una vitellina potevano magari essere loro le fortunate protagoniste del cortometraggio: fortunate perché oggetto di un messaggio contro le ingiustizie, fortunate perché avevano davvero smesso di essere schiave dell’industria lattiera.
Ma anche questo suggerimento, mentre con la volontaria di Livorno e il vostro aiuto abbiamo salvato queste due femmine animali, è caduto nell’oblio.

Così, dopo un anno e mezzo, sono iniziate le riprese e mi è stato riferito che la vitellina era – pensate un po’ – una cucciola presa da un allevamento, guardate il caso, presente lì vicino il set scelto.
Una cucciola presa in prestito?
Ho più e più volte cercato di far capire che al di là del messaggio contro la violenza di genere e contro quella ai danni degli animali era importante salvare una vita, ma ho sempre avuto l’impressione che questo messaggio non fosse stato recepito. Anche perché più volte mi era stato detto che era difficile trovare ospitalità per una vitellina e mantenerla a vita – a detta anche di Lav Lucca – era un costo enorme.

I contatti con il regista si sono interrotti nel momento in cui ho appreso che l’animale usato per le riprese è ritornato nell’allevamento che lo aveva ceduto per girare. Mi auguro con tutt il cuore che le cose siano cambiate, ma ho i miei dubbi.
Ho detto apertamente lui che era venuta meno la mia stima nei suoi confronti e nei confronti del progetto, dal momento in cui a mio avviso è specismo anche usufruire di un animale per il raggiungimento di un obiettivo come la realizzazione di un cortometraggio “contro lo specismo”. Ho inoltre aggiunto che trovavo tutto intriso di ipocrisia, affermare di voler lanciare un messaggio contro lo sfruttamento degli animali andando poi a bussare alle porte di un allevamento dove gli animali vengono usati per profitto. Porte che si sono chiuse con dentro una creatura che non è stata ceduta perché troppo utile per ottenere latte e altri cuccioli.

Mi scuso per questo lungo messaggio ma non potevo tollerare l’idea che questo mio pensiero rimanesse confinato nella mia mente, non dopo aver sostenuto il progetto in questione e non dopo tutto l’impegno che ho messo per la diffusione della raccolta fondi. Per il futuro mi prometto di essere più attenta ai progetti che mi vengono proposti con richiesta di aiuto.

Spero che la vitellina usata per il cortometraggio trovi in qualche modo riscatto. Spero che gli allevatori si rendano presto conto di cosa fanno in nome del profitto.

Nessuna creatura deve essere sfruttata.
Nessuno ha il diritto di schiavizzare altre esistenze.

La vita è un dono e va rispettata in ogni sua forma.




++++++ articolo del 2023 ++++

Care lettrici e cari lettori,
vi porto a conoscenza di un ambizioso progetto del regista e fotografo lucchese Simone Arrighi
che riguarda gli animali, le donne e i bambini.


Si tratta della realizzazione del cortometraggio intitolato Legame Materno, che intende lanciare un messaggio chiaro sulla percezione antropocentrica che si ha degli animali usati tornaconto economico, ma anche di quella androcentrica quando si tratta di donne e madri di famiglia.

Ho letto in anteprima la sceneggiatura e il dossier collegato al cortometraggio scritti da Simone assieme a Lorenzo Palombo, e devo dire che è un lavoro molto importante. Alla lettura di alcune parti ho avuto i brividi: sono riusciti a mettere nero su bianco situazioni reali di violenza celata fra le mura domestiche, situazioni comuni a troppe persone e che hanno fatto parte anche del mio vissuto. Reputo pertanto socialmente necessario Legame Materno al fine di sensibilizzare spettatori e spettatrici, per dare voce alle vittime e per far comprendere che c’è sempre una possibilità di uscita da vortici negativi.

L’animale protagonista di questo cortometraggio è la mucca da latte, creatura sfruttata per la propria capacità di produzione di secrezione mammaria, letteralmente calpestata nel suo essere femmina e nel suo legame materno con i figli che le vengono sottratti. Troviamo poi i personaggi di Silvia e suo figlio, anche loro incatenati a un legame di violenza che li assoggetta come gli animali.

Simone ha pensato: se succedesse a noi?

Se gli animali ci portassero via i nostri figli? Se ci tenessero in gabbia o in un recinto maltrattandoci per poi farci finire in padella? Ha pensato poi alle donne che subiscono violenze dall’uomo, che non sono poi così diverse dagli stessi animali sfruttati e maltrattati negli allevamenti.

Nella specie animale, il corpo femminile è costantemente sfruttato, per le uova, per il latte, provocando enormi sofferenze fisiche ed emotive.

IL TEMA DEL CORTOMETRAGGIO

Il corto vuole affrontare il forte legame tra madre e figlio, che non è diverso da quello che lega un qualsiasi animale col suo cucciolo.

Tra gli animali la separazione madre-figlio è molto frequente, ed è anche molto dolorosa. Purtroppo molte persone reputano gli animali esseri senza anima e inferiori, da sottomettere a loro piacimento per denaro, o semplicemente per ignoranza.

Qui viene trattato il mondo delle mucche da latte in particolare, dove nei grandi allevamenti, il vitello viene strappato alla mamma a poche ore dalla sua nascita.

Viene portato via e rinchiuso, da solo, in piccole stalle o piccoli box dove sarà poi allattato artificialmente. Questo accade perché il latte delle loro madri serve all’industria alimentare per poi finire sulle nostre tavole. Le mucche, che hanno una gestazione di nove mesi come le donne, producono latte solo dopo aver partorito. Per garantire sempre la produzione del latte, vengono costantemente ingravidate artificialmente, munte con macchinari elettrici e molte volte vengono anche maltrattate ingiustamente. Una mucca, che a cose normali potrebbe vivere anche 20 anni, in questi allevamenti ne dura 5 o 6, viene sfruttata fino a quando non si reggerà più in piedi per poi essere macellata. Molti bovini da latte maturano anche malattie e tumori alle mammelle e patologie alle zampe, come la zoppia. Le vitelle femmine faranno la loro stessa fine, i vitelli maschi verranno macellati entro il primo anno di vita.

Molti animali, separati dai loro cuccioli per mano dell’uomo, piangono e cercano per giorni il loro cucciolo. Agli animali non viene data la possibilità di potersi difendere, e di proteggere la propria prole. Se succedesse a noi umani quello che gli animali sono costretti a subire per colpa nostra? Silvia, la protagonista della storia, ha provato sulla sua stessa pelle la violenza causata da suo marito Andrea. Ma a differenza degli animali, Silvia può ribellarsi, parlare, denunciare e proteggere suo figlio.


Chi desiderasse sostenere questo progetto aiutando il regista a realizzare il suo cortometraggio e portare quest’importante messaggio contro la violenza sulle donne e sugli animali nell’ambiente cinematografico, può farlo inviando un contributo sul sito GoFund Me dove è stata aperta una raccolta fondi. Il budget da raggiungere per sostenere i costi di tutto il progetto è di 10.000 euro.
Tutte le donazioni verranno usate per l’iniziativa.

“Tutto è senza scopo di lucro, ma finalizzato alla realizzazione del cortometraggio, che farò lo stesso anche se non raggiungerò il traguardo del budget” aggiunge il regista.




Ringrazio Simone Arrighi per aver la sua determinazione e per il suo impegno e mi auguro con tutto il cuore di vedere presto il suo film assieme a voi.



Carmen Luciano





°°Intervista a Stefania Montalto: L’Angelo dei Conigli Tormentati dagli Umani°°

Care lettrici e cari lettori,
in questo articolo condivido con voi l’intervista che ho fatto a Stefania Didì Montalto, una persona sensibile che da tempo ha abbracciato uno stile di vita non violento e che ha salvato tante anime innocenti da condizioni terribili. Ci siamo conosciute tramite Facebook, ed è stato proprio un suo commento lasciato sulla mia pagina – dove parlava dell’aver salvato dalla sperimentazione animale tanti conigli- ad avermi fatto desiderare di intervistarla.
Le sue parole mi hanno profondamente commossa al punto di piangere, sia per il realizzare di quanta sofferenza arrechiamo alle meravigliose creature che esistono assieme a noi su questo magico pianeta, sia perché è salvifico per l’anima sapere che in questo mondo esistono anche persone come lei, che non ti fanno sentire sola/o ad affrontare il male.

Il suo vissuto e il suo esempio sono molto importanti, e meritavano di essere condivisi con voi.

Buona lettura.

•••

Stefania e Isabella


Ciao Stefania, benvenuta sul mio blog e grazie per aver accettato questa intervista che raggiungerà tante persone sensibili e, si spera, potrà sensibilizzarne tante altre.
In quale periodo della tua vita è nato l’amore che ti contraddistingue per gli animali?


Innanzitutto, ciao a tutti e grazie per lo spazio che mi state dedicando; mi fa molto piacere poter condividere con voi la mia esperienza di volontaria.
Ho sempre avuto una naturale propensione e grande amore verso di loro; tutti: insetti e
rettili inclusi (che generalmente sono quelli che suscitano meno empatia e simpatia).
Tuttavia, quando una trentina di anni fa venni a contatto con riviste cartacee (allorché internet non esisteva) che parlavano di pellicce, vivisezione, caccia, circo e tutto il peggio perpetrato a danno degli animali, decisi di spendermi per la loro causa in ogni modo possibile; incluse scelte di vita non proprio allineate o facili ma sicuramente utili agli animali. Poi, ovviamente, volontariato nei
canili, gattil. E ancora, attivismo, manifestazioni, salvataggi veri e propri fino alla scelta definitiva di creare io stessa, 13 anni fa, una sorta di piccolo rifugio chiamato “ConigliAmo”: un vero e proprio punto di riferimento informativo e reale dedicato ai conigli recuperati da situazioni varie di incuria e abbandoni. Principalmente conigli destinati alla macellazione,
malati, storpi o provenienti dai laboratori di sperimentazione; animali talmente disastrati fisicamente e psichicamente che faticavano a trovare una sistemazione.

Quindi perché non accoglierli e dimostrare loro che non tutte le mani umane
vengono per nuocere, uccidere, torturare ma anche per salvare, curare e coccolare?


Quando sei diventata vegan? Che idea avevi del veganismo prima di abbracciarlo e quali sono stati i tuoi pensieri in merito dopo aver intrapreso tale scelta?

Sono diventata vegana nel 2007. Prima ancora ero vegetariana – da circa 7-8 anni – proprio a seguito delle brutture che lessi sugli animali o vidi nei canili. Premetto che non ho mai amato la carne nemmeno da piccolina e l’unico modo di farmela mangiare era non farla somigliare a ciò che era ma piuttosto ad una suola da scarpe bruciata. Quindi la transizione a vegetariana e poi il passaggio definitivo a vegan fu assolutamente naturale e quasi scontato; è ovvio che i condizionamenti ci fossero, con le varie credenze e pregiudizi che ci si porta dietro dalla nascita: dalla “carne che fa bene”, allo “se smetti di mangiarla starai male” ecc. Ma l’andare contro questi falsi miti fu il primo passo verso la liberazione dai fardelli mentali ereditati dalla società. Una conseguente nuova visione delle cose, un nuovo mindset.
Fu con l’avvento di internet che mi si aprì un mondo orribile. Guardai appositamente e forzatamente tanti di quei video brutali e strazianti sugli allevamenti da carne e da latte, documentari sulle pellicce, sulla vivisezione, filmati sui circhi, acquari, zoo che rimasi svariati mesi sotto shock prendendo la decisione di cambiare stile di alimentazione; in primis, passando al vegano; poi, ovviamente, di vita e di priorità: resettandomi il cervello dai traumi che i video di cui sopra mi procurarono. E fu la cosa migliore della mia esistenza perché era questione di essere coerente verso me stessa ,verso gli animali e verso gli altri.
Solo facendo mio quel genere di dolore inaudito capii la vacuità e l’inutilità della vita stessa, di come ero vissuta inconsapevolmente, di come tanti, troppi stessero ancora vivendo inconsapevolmente e ancora quanti continuassero a tenere la testa sotto la sabbia consapevolmente pur di non cambiare nemmeno mezza abitudine – come tutto fosse insulso in quanto dolore silenzioso e invisibile nascosto dalle persone alle persone stesse: perché intanto “sono solo animali” e non meritano neanche considerazione; perché “sono fatti apposta per essere mangiati, sono sulla terra per noi”.


Hai mai subito discriminazioni o ingiustizie per la tua sensibilità?

Assolutamente sì!
A partire dalla famiglia di origine con cui ho chiuso ogni rapporto, non fosse altro per l’incapacità cronica di essere un nucleo sano e accogliente dove albergassero empatia, rispetto e amore in generale. Poi, chiaramente, atti non proprio encomiabili da diverse persone non limitati soltanto alla derisione (che per conto mio rappresenta l’atto più meschino, dal momento che, almeno io, mi impegno concretamente a non genere loro sofferenza; quanto meno cercando di limitare i danni causati da un sistema marcio dalla base: grazie anche a chi fa dei propri paraocchi una giustificazione). Ancora, boicottaggi più o meno nascosti verso la mia attività con i conigli, danneggiamento agli animali stessi con gravi conseguenze, minacce di vario genere incluse quelle di morte.

Ma non è servito assolutamente a farmi desistere né a scalfire il mio credo o la mia costanza: anzi, hanno cementato in me la convinzione che valga molto di più la pena difendere gli animali proprio da gente simile.

Stefania e Gardis



Hai detto di aver salvato dei conigli: qual è la loro storia?

Come accennato precedentemente, ho iniziato ad interessarmi concretamente e a titolo di volontariato verso i conigli quando ancora non erano diffusi come animali da compagnia nella seconda metà degli anni ’90; proprio perché non se ne parlava di loro come pets e non avevano alcun tipo di visibiltà piuttosto che diritti iniziando dunque a “collezionare” veri e propri “scarti” (a differenza di cani e gatti che beneficiano di un po’ di tutela e, soprattutto, ci si occupa di loro da
molti anni attraverso associazioni varie, volontari e strutture apposite).
Oltre 2000 sono passati per le mie mani (e non sono niente rispetto al resto dei milioni; lo so)… ma sono comunque un numero di creature senza chance che con sacrificio totale di tempo, di soldi, di vita, sono riuscita a rimettere in sesto levandoli da morte certa: tutto da sola! Vorrei che questo fosse uno sprone a chi dice “io non ce la posso fare” – non una dichiarazione di superbia.
Conigli abbandonati perché diventati ormai un giocattolo “vecchio” o un regalo indesiderato; ritrovati nei bidoni della spazzatura, conigli abbandonati con le orecchie pinzate con la spillatrice da ufficio, buttati nei parcheggi, in mezzo alla
strada, nei fiumi, addirittura vaganti nella carrozza di un treno; conigli usati come palloni e presi a calci in giochi di squadra, conigli mutilati soltanto perché albini, coniglietti dimenticati nello sgabuzzino, in gabbia senza cibo per mesi ridotti a delle larve
, conigli abbandonati a sé stessi e lasciati morire di stenti in gabbie sfondate e invase da topi in allevamenti dismessi; una coniglia legata ad un palo e presa a bastonate incinta, conigli con malattie genetiche a seguito
dei disastri effettuati dall’uomo negli allevamenti sia da carne che in quelli amatoriali da compagnia; incroci tra esemplari consanguinei per esempio che determinano poi tare genetiche in condizioni di vita aberranti, conigli malformati o deformi, soprattutto fra quelli destinati al consumo, magari parzialmente o completamente paralizzati o con la spina dorsale spezzata a volte deliberatamente (non c’è mai limite alla crudeltà umana).
Purtroppo, i conigli vengono macellati all’età di 4-5 mesi, quindi ancora cuccioli. Per cui poco importa che siano deformi o abbiano patologie ereditarie dal momento che non diventeranno mai adulti. Grazie ai volontari sparsi un po’ ovunque in Italia, da diversi anni, questo genere di conigli esce dagli allevamenti con l’opportunità di sopravvivere. Allora sì tocchiamo con mano la realtà che cela l’industria della carne poiché le magagne escono fuori tutte nel corso del tempo.
Per non parlare poi dei meravigliosi ma più sfortunati ancora conigli da laboratorio, una rete assolutamente a parte con vissuti molto pesanti che macchiano di nera vergogna l’umanità indelebilmente. Le storie dei recuperi, dei salvataggi non sono mai leggere o allegre, il lieto fine dobbiamo darglielo noi.

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro su di loro?

Piccole Luci” è un libretto autoprodotto in cui raccolgo 25 anni di volontariato sotto forma di aneddoti e storie vere vissute a contatto con questi meravigliosi animali; sono i lieto fine che queste creature hanno avuto dopo il loro passato, prima di andare oltre l’arcobaleno.
Mi sembrava fosse doveroso tributare un omaggio agli animali che hanno incredibilmente salvato la mia vita alla lettera e a più riprese (e se leggerete il libro scoprirete come e perché..), restituendone in primis il senso perduto ma soprattutto ridare ai conigli, per troppo tempo considerati esclusivamente come cibo, la dignità di esseri senzienti. Ancora sottovalutati e sconosciuti, hanno delle potenzialità in termini di empatia ed intelligenza incredibili: un coniglio
se “ascoltato” e messo in condizione di esprimere la sua essenza e non relegato alla mera funzione ornamentale, è al pari di cane o gatto in tutto
. Cambia solo l’aspetto esteriore.
Li ho definiti piccole luci non a caso: nessuno di loro è volato via senza prima aver avuto un ruolo fondamentale: conigli che aiutano altri conigli ancora più sfortunati, amicizie speciali fra specie diverse, amori senza fine di conigli separati anzitempo, conigli da guardia e conigli crocerossini: non sono “solo” conigli… Sono I CONIGLI !


Hai un messaggio che desideri mandare a lettrici e lettori?

Non scoraggiarsi né farsi scoraggiare o condizionare eccessivamente da agenti esterni nella scelta etica, intelligente nonché salutare per mente, corpo e ovviamente animali/ambiente, di cambiare prospettiva optando non solo per un’alimentazione veg ma anche aprendosi ad un nuovo modo antispecista di pensare, di sentire la vita nostra e degli altri esseri viventi, incluse piante.
Ognuno di noi può fare la differenza con semplici e graduali scelte quotidiane, è da noi stessi che parte la libertà e il cambiamento. Pare sia stimato che ogni singolo vegano, non mangiando animali e derivati, salva con la sua scelta, ben 900 animali d’allevamento all’anno!
E questo non vuol dire fare già la differenza?





© Carmen Luciano

°°[Ricette] Pane di Semola Croccante e Profumato°°

Care lettrici e cari lettori,
in questo articolo condivido con una nuova ricetta per preparare in casa pane fragrante e profumato.

Vi avevo già indicato come prepararlo con farina di grano duro in un altro articolo, ma in questo vi mostro come farlo in casa ancora più buono, croccante e profumato con farina di semola rimacinata!

Ingredienti:

• 500 grammi di farina di semola rimacinata
• 335 grammi di acqua
• 4 grammi di lievito secco di birra
• 1 cucchiaino di zucchero di canna (chiaro)
• 1 cucchiaino di sale fino
• 2 cucchiai di olio d’oliva

Preparazione:

In un contenitore ampio versate i 500 grammi di farina di semola rimacinata e con l’aiuto di una spatola in silicone (‘lecca pentola’) create uno spazio al centro. Versate tutta l‘acqua e inserite all’interno il sale, lo zucchero, il lievito e l’olio. Mescolate prima l’acqua con gli ultimi ingredienti inseriti, e poi piano piano unite il tutto alla farina di semola.
All’inizio lavorate l’impasto con la spatola stessa. Quando poi l’impasto inizierà a prendere forma potete impastare con le mani. La presenza dell’olio rende la modellazione più facile.

Appena pronto il panetto, lasciatelo nel contenitore e copritelo con un canovaccio da cucina bagnato. Lasciate poi il contenitore nel forno spento con solo la lucina accesa e fate riposare l’impasto per almeno 5 ore.

Il tempo di lievitazione dipende molto anche dalla temperatura e dalla stagione in cui si prepara il pane e da quanto lievito inseriamo. In estate, i tempi diminuiscono. Nelle stagioni fredde per aiutare l’impasto a lievitare meglio, potete preriscaldare il forno a 40 gradi e lasciare il panetto riposare a forno spento, sempre con luce accesa e canovaccio bagnato: verrà crearsi il clima di calore e umidità perfetto per l’attivazione dei lieviti.

Riguardo al lievito, suggerisco quello di birra secco perché quello fresco tende ad ammuffire se non si usano i panetti subito. Ad ogni modo, se preferite quello fresco, la quantità da usare è 1/4 di panetto.

Una volta lievitato l’impasto, con l’aiuto della spatola e poi a mano, impastate nuovamente, stavolta dando la forma che desiderate per il pane.
Se lo si lascia così intatto, diventerà una pagnotta di quasi un chilo.
Altrimenti si può dividere l’impasto in più palline per avere pagnottine o panini.

Cospargete un po’ di farina di semola sulla teglia dove verrà cotto l’impasto.
Posizionatelo sopra e passate un altro leggero strato di farina di semola sui panetti.
Volendo, se la cosa vi ispira, prima di infornarlo potete praticare degli intagli decorativi per rendere il pane ancora più bello esteticamente.

Lasciate riposare l’impasto sulla teglia per almeno mezz’ora, poi accendente il forno e cuocete a 220° (forno statico) per 15-20 minuti posizionando la teglia nel livello poco sotto la metà del forno.
Il tempo di cottura, è necessario ricordarlo, varia dalla grandezza del pane.

Il risultato sarà come questo:
pagnottine, filoncini o pane grande fragrante, profumato, dorato, delizioso!
Con crosta croccante e mollica morbida.
Perfetto per accompagnare i pasti ma anche come pane da bruschetta e crostini, panini da farcire e tanto altro!

Il pane si conserva a temperatura ambiente (meglio in un sacchetto apposito) per 2-3 giorni.

Perché preparare il pane in casa?

Garanzia degli ingredienti 100% vegetali → nei forni delle grandi distribuzioni, spesso come sostanza zuccherina per favorire la lievitazione utilizzano il miele delle api.
Qualità delle materie prime → abbiamo piena autonomia di scelta di quali farine usare e quali ingredienti preferire.
Freschezza → il pane appena sfornato è gustoso, buonissimo e sappiamo con certezza quando è stato prodotto perché lo abbiamo fatto noi!
Risparmio → preparare pane, panini e filoncini in casa è economico. Possiamo prepararne maggiore quantità da congelare e scongelare al bisogno.

Ps: preparate alimenti in grandi quantità perché avete una famiglia numerosa oppure un’attività nel settore ristorazione? Vi suggerisco di dare uno sguardo al catalogo dei prodotti Biostock: alimenti biologici dal grande formato e prezzo conveniente.


Alla prossima ricetta!

Carmen

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