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°°Belgio: Hotel Noleggia Pesci Rossi per Clienti Soli°°

Succede in Belgio.

Trovandosi ad attendere il suo turno allo Charleroi Airport Hotel un cliente ha notato un particolare davvero inusuale. Collocato sul bancone, dentro una boccia di vetro, c’era un povero pesce rosso tutto solo intento a nuotare in poco spazio. Accanto a lui un cartello con una raffigirazione di Nemo con sopra scritto “sei da solo nella tua stanza e vorresti compagnia? Pesce a noleggio“. La tariffa? 3.5 euro a notte. Una trovata studiata per dare compagnia ai clienti che si ritrovano ad alloggiare nella struttura senza alcuna compagnia umana al seguito.


La foto scattata all’animale ha fatto il giro del web giungendo fino in Italia e finendo sotto la mia attenzione.

Una realtà come questa mette solo in evidenza quanto lo specismo sia radicato nella mente delle persone e quanto ancora gli animali siano visti come un qualcosa da cui trarre utilità, qualsiasi sia l’ambito.

Mettere alla mercé dei clienti un essere vivente RINCHIUSO in pochissimo spazio, praticamente in trappola, con l’intento di offrire a pagamento compagnia ai viaggiatori solitari denota un forte egoismo antropocentrico.

L’uomo, al centro di tutto, necessitante di compagnia. L’animale, subordinato, obbligato a sottostare ad ogni forma di schiavitù pur di soddiafare ogni esigenza umana, anche la più stupida.

Noleggiare un essere senziente come fosse uno schiavo messo a disposizione per soldi fa capire quanto poco rispetto si abbia per le altre specie che vivono sulla terra. Gli animali non sono oggetti, ma ancora vengono trattati come tali. E alla mancanza di empatia non c’è mai fine.

Si pensa sempre e solo allo stato d’animo umano, ma non si tiene mai conto delle ripercussioni che esso può avere sugli esseri che ci circondano.

Avete mai visto una persona tenuta in gabbia da una specie animale per far da compagnia (senza averglielo chiesto) a degli esemplari? È un dato oggettivo: siamo la specie più oltraggiosa mai generata dalla natura. Alcuni di noi, ancora grezzi e ‘finiti’, sono capaci di diventare una vera piaga per il prossimo, e non sono in grado di evitare di essere un peso nemmeno alle forme di vita più piccole.

Trovo che lucrare sull’assenza di libertà di un individuo sia veramente vergognoso.

Vi invito a non soggiornare in questa struttura con la speranza che possiate trovare hotel più etici. Magari in compagnia di chi ha scelto volontariamente di farvi compagnia. 

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°° Lettera Aperta ad Alessandro Gassman: anche pescati a canna gli animali soffrono lo stesso °°

Cosa succede quando quelle rare volte in cui ti trovi davanti alla tv accesa passa la pubblicità di un prodotto realizzato coi resti di qualcuno che è stato ucciso, pubblicizzato da un umano sorridente e soddisfatto?
Nasce spontanea l’indignazione, ecco cosa succede.

E allora eccomi qua a scrivere due righe all’attore Alessandro Gassman,
perchè il proprietario di quel sorriso fasullo che posa accanto a tanta crudeltà
è proprio lui.

Caro Alessandro..
Senza tanti giri di parole,
quanto ti hanno pagato?
Sì, sarei proprio curiosa di sapere Rio Mare quanti euro abbia sganciato per farti sorridere in quel modo. La paga è stata sufficientemente alta per ricompensare le tue doti recitative nello spiegare al bambino nello spot e al pubblico a casa la fantastica novità del brand?
Oppure ti hanno promesso una scorta di carcasse acquatiche a vita?

La pesca a canna. Puah.
Chi lo dice che sia migliore degli allevamenti? Tu? Tu che non vieni pescato?
O i proprietari del marchio che lucrano su chi viene strappato con la forza dall’acqua?
Sinceramente non so cosa ti abbia spinto a cadere così in basso fino ad annegare negli abissi dello specismo, ma la cosa mi dispiace e non poco.
Sul serio pensi che prendere un animale vivo (come può essere un verme) o altro cibo, infilarlo ad un amo metallico e cercare di ingannare un animale marino che ha fame per agganciarlo alla bocca e toglierlo via brutalmente dall’ambiente dove vive sia qualcosa di giusto? Veramente pensi che sia una pratica di cui andar fieri?
Nella pubblicità mimi i gesti di un pescatore che solleva la canna da pesca.
Beh, troppo facile immedesimarsi nel più forte della situazione.
Hai mai provato invece a calarti nei panni di chi, con l’inganno, viene ferito e obbligato a morire senza più ossigeno nei polmoni? O magari fatto a pezzi mentre ancora cerca di liberarsi dalla triste condizione in cui si è ritrovato?
Hai mai immaginato cosa si prova nel non poter più respirare?
La cassa toracica che non può più contrarsi ed estendersi, il panico, il vuoto nella trachea, i sensi che perdono forza, la vista che si annebbia, la morte che si avvicina, la vita che finisce…

Se non hai mai provato ad immaginare quale panico e quale terrore possa vivere uno degli infiniti animali marini uccisi dall’industria alimentare, ti consiglio allora di spendere 42 secondi della tua vita guardando lo spot PETA contro la pesca, con Joaquin Phoenix come protagonista.
Joaquin condivide con te la stessa passione per la recitazione, ma a differenza tua ha utilizzato le sue capacità e la sua popolarità per schierarsi contro la mattanza e non per promuoverla a scopo di lucro.

Sinceramente trovo la tua disponibilità nello stare dalla parte dei carnefici davvero squallida. Vorrei solo che tu sapessi che i soldi sono invenzione umana di cui la natura non ne riconosce il valore, e che la vita di ogni singolo essere vivente in questo mondo NON HA UN PREZZO.
Gli animali marini che preferisci morti nel tuo piatto hanno il tuo stesso diritto di vivere. Che giunga l’informazione anche a quei killer di Rio Mare.

Spero che dopo che avrai finito di contare i soldi troverai il tempo anche per comprendere ciò che conta realmente nella vita.

Carmen.

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