°°Caso De Agostini: Ringraziamenti Pubblici a Grazia di Michele°°
Scrivere articoli di blog contenenti denunce morali verso coloro che non rispettano gli animali è per me estremamente importante.
Quando le mie idee trovano consenso e incontrano la sensibilità dei lettori è un piacere. Sapere, talvolta, di aver portato qualcun altro alla stesura di nuovi articoli sui temi da me trattati è un vero onore.
E’ per questo motivo che pubblico il presente articolo come ringraziamento alla cantautrice Grazia Di Michele, personalità del mondo della musica e dello spettacolo, che qualche giorno fa ha scritto un meraviglioso articolo sul caso De Agostini e sulla collana Fattoria degli Animali.

La ringrazio per aver dedicato un intero articolo (che vi invito a leggere cliccando qui) pubblicandolo sulla testata online OptiMagazine in difesa degli animali “da fattoria”, descritti e raffigurati come felici di vivere per servire il genere umano e di subire violenze.
Grazia ha inoltre dato risalto all’aspetto pedagogico di tali pubblicazioni di De Agostini, evidenziando risvolti interessanti che letture simili possono avere sui più piccoli:
<<Non c’è solo la mistificazione, non c’è solo il danno pedagogico in questa operazione editoriale, ma anche il pericolo di minare il rapporto di fiducia fra due generazioni. Arriverà inevitabilmente il momento in cui questi bambini accederanno ad altre fonti d’informazione, visiteranno un allevamento vero, e impareranno che quei racconti sugli animali erano falsi. E non sarà come sapere che Babbo Natale non esiste, quello sarà il giorno infelice in cui qualche ragazzo disilluso imparerà a diffidare delle agenzie educative, alzerà le barricate per opporsi all’inganno, esigerà di sapere con quali obiettivi qualcuno tentava di convincerlo che tutto andava bene e che tra uomini e animali regnava l’armonia dell’Eden.>>
Parole cariche di verità: anche io, come vi ho raccontato attraverso questo blog, ho vissuto l’inganno sulla mia pelle.
Ero piccola e credevo, sul serio, alle parole degli adulti che mi dicevano che gli animali ammazzati per fini alimentari erano vecchi.
A differenza di altri bambini e di altre bambine che magari si sono imbattuti nelle letture della De Agostini, io le ho viste coi miei occhi quelle creature mentre venivano spennate, rincorse, ferite col coltello da cucina, spaccate a metà, fatte a pezzi.
Quella crudeltà nascosta a fatica per non impressionare una bambina curiosa di capire e di sapere è stata edulcorata da pure invenzioni: “è vecchia la gallina e prima che muoia la mangiamo”, “il maiale è cattivo e va ucciso”, “gli animali nascono appositamente, sono felici se tu li mangi così non avranno vissuto invano”.
Poi, come diceva appunto Grazia Di Michele, è arrivato il momento in cui ho avuto accesso ad altre fonti di informazione, quelle in difesa della vita di tutti, e quello è stato un giorno infelice. Mi sono sentita tradita da quel mondo di adulti che credevo fossero sempre nel giusto. Mi sono sentita ingannata e presa in giro. in quelle “bugie a fin di bene” non vedevo alcun bene, erano semplicemente bugie.
Mi avevano portato a credere che fosse giusto mangiare gli animali, trattarli in quel modo, e io per qualche manciata di anni ci ho creduto.
In un momento così delicato come è il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ho deciso in autonomia che avrei portato avanti le mie idee.
Sembravano capricci di una bambina di 12 anni.
In realtà erano la base di un percorso di consapevolezza iniziato proprio nel 2002, che mi ha portato fino a qui.
Colgo l’occasione per ricordare a tutti/e, che le persone giovani hanno il diritto di sapere sul mondo che le circonda.
Non si preserva l’innocenza di un bambino o di una bambina manipolando la realtà, spacciandola per ciò che non è.
Se vogliamo davvero tutelare i più piccoli, anziché inventare un mondo fantastico, iniziamo a costruirlo quel mondo fantastico.
Ne abbiamo le piene capacità, e gli animali lo meritano.
Carmen Luciano
°°[Psicologia] Imparare a dire di NO°°
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla psicologia a cura della Dottoressa Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa.
IMPARARE A DIRE DI NO

Da bambini è una delle parole che impariamo per prima, il no.
Da adulti, invece, non per tutti è facile esprimere il proprio dissenso.
Qualcuno, per insicurezza o paura del conflitto (ma anche per altre ragioni che descrivo successivamente), preferisce compiacere le altre persone, pensando che rispondere in modo negativo possa automaticamente far scattare nell’altro sentimenti negativi.
Una caratteristica di chi non sa dire di no è quella di mettere da parte le proprie necessità personali, per soddisfare prima quelle degli altri, ponendosi al servizio di chi sta loro vicino.
Perché occorre saper dire di no?
Occorre ascoltarsi, senza doversi forzare.
Nei contesti necessari dire di no permette di gestire situazioni complicate, aumentando autostima e soddisfazione, perché ci si rende conto che si può fare ciò che si desidera, nel rispetto della propria persona e anche degli altri, in quella sorta di sano egoismo che aiuta.
Infatti, non è assolutamente da persone egoiste mettersi al primo posto, voler stare con se stesse (e starci bene), prendersi cura di sé, inseguire i propri sogni.
Chi non sa dire di no teme il senso di colpa, si colpevolizza quando non può o non vuole assecondare una richiesta altrui, oppure ha paura di essere rifiutat*, o che un no significhi deludere, far arrabbiare e di conseguenza allontanare la persona.
Quando si dice sì, ma in realtà avremmo voluto dire no, accettando ciò che ci è stato richiesto da qualcun altro, questo genera un malessere interno, a volte non percettibile a livello razionale e addirittura, se somatizzato, può arrivare a far scatenare anche sintomi fisici.
Per imparare a dire di no, occorre ascoltare ciò che ci viene detto, valutando e creando una propria idea personale, condividendo sempre il proprio punto di vista anche quando si è in disaccordo. Un no dovrebbe essere chiaro, diretto, formulato con determinazione anche attraverso gesti ed espressioni rilassati.
Quando lo si fa, ci si sente alleggerit* ed in pace con se stess*. Provare per credere.
Se ti rendi conto che non sei capace di dire di no, è questo il primo passo, il punto di partenza per iniziare a lavorarci su, piano piano, esercitandosi giornalmente.
Ligeia Zauli
Psicologa Sessuologa
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°°Messaggi Diseducativi Sugli Animali: La Risposta di De Agostini°°

Grazie all’articolo di denuncia morale pubblicato pochi giorni fa sul mio blog, tantissime persone hanno avuto modo di vedere per la prima volta alcune pagine dei libri “Animali della Fattoria” di DeAgostini contenenti messaggi diseducativi per i bambini.
La reazione è stata immediata: come me, avete provato orrore e disgusto per quanto letto e mostrato attraverso le illustrazioni.
Animali felici di ricevere sevizie, come le oche spennate o ingozzate con l’imbuto, ed altri contenti di vivere in poco spazio come i maiali.
La casa editrice ha ricevuto letteralmente una valanga di critiche e di messaggi di protesta, tanto da correre ai ripari rispondendoci con tale messaggio pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook.

Quanto esplicitato da De Agostini Publishing è in parte vero: la collezione, che era acquistabile in edicola o con abbonamento, adesso non è più disponibile. Ma non è una raccolta datata e vecchia. In base ai volumi che ho avuto modo di controllare si parla dell’anno 2006, per arrivare alle edizioni del 2017 e 2018.
Troppo recente la pubblicazione per poter pensare “erano altri tempi”.
Mi domando quanti bambini abbiano letto tali letture a mio avviso contenenti messaggi diseducativi e distorti sulle condizioni emotive degli animali schiavi delle fattorie. Mi domando anche se quei bambini e se quelle bambine che hanno letto tali racconti siano in qualche modo cresciuti/e con la convinzione che le altre specie vivano bene recluse nella fattoria, o contente di essere in qualsiasi modo alla mercé degli esseri umani.
Io personalmente sono nata e cresciuta in un ambiente di campagna, ambiente in cui vi erano animali privilegiati (gatti e cani, di cui quest’ultimi meno privilegiati dei primi poiché legati a catena giorno e notte) e altri acquistati, fatti ingrassare e ammazzati all’occorrenza, appena il freezer si svuotava di carcasse.
Posso assicurarvi che nessuno di quegli animali era felice. Sebbene lo spazio fosse agreste, quelle vite erano lo stesso stressate. Succede quando si è obbligati a stare in piccoli spazi con altri compagni di sventura, a mangiare se qualcuno ti da da mangiare e a calpestare le proprie feci.
Esattamente come negli allevamenti intensivi, pure in quelli estensivi e nelle fattorie gli animali sono ignari protagonisti della breve tragedia che è la loro vita.
Ai bambini è giusto dire la verità, se si sostiene l’assoggettamento umano. Cercare di sminuirne la violenza significa che in qualche modo ci sentiamo in errore, e abbiamo bisogno di mascherare le nostre azioni deplorevoli facendole passare per normali e giuste.
Se i bambini sapessero cosa subiscono davvero gli animali e come se la passano quella misera vita che dura pochi mesi o nemmeno un anno, proverebbero dispiacere e disprezzo verso gli adulti.
Emozioni che ho provato io verso i 12 anni.
Difatti ho poi smesso di mangiare animali a quell’età.
Concludo questo articolo condividendo altre immagini tratte dal libro di De Agostini “I prodotti della Fattoria” – “Il Latte”, con testi che qualcuno ha approvato e accettato venissero pubblicati. Aberrante.



“Un’operazione lunga e difficile”, del tutto evitabile visto che il latte è un alimento specie specifico.


Che una cosa simile, che un messaggio del genere non venga mai più impresso su carta e fatto arrivare alle giovani menti.
Carmen Luciano











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