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°°[Review] Vegagenda 2019 ~ Sonda°°

L’anno 2018 sta per concludersi e di conseguenza anche le pagine dell’agenda sulla quale abbiamo annotato tutti i nostri impegni stanno per terminare.

Siete pronti allora per ciò che vi aspetta nel nuovo anno? E soprattutto, avete già provveduto ad acquistare una nuova agenda a cui affidare in forma scritta ogni incontro, impegno o data importante?

Nella mia borsa, ormai da tradizione, per tutto il 2019 ci sarà ancora la Vegagenda di Sonda Edizioni. Proposta dalla casa editrice citata, impegnata nella diffusione del messaggio antispecista, Vegagenda è l’agenda perfetta per chi vuole avere informazioni utili su diritti animali e alimentazione vegetale dentro un supporto cartaceo di qualità.

Giunta al suo quindicesimo anno di pubblicazione, Vegagenda 2019 si differenzia dalle altre edizioni attraverso la sua copertina più rigida, in materiale resistente che sembra tessuto.

L’agenda si apre con una pagina per le informazioni personali, un calendario completo del 2019 ed un inserto “Empty Cages”, il più prestigioso premio per chi si distingue nella letteratura/filosofia di liberazione animale. Si conclude invece con una pratica rubrica dove annotare numeri di telefono, seguita da un calendario completo 2020.

Ogni mese è caratterizzato da illustrazioni di Revers Lab e rime di Vincent Poeta. Le pagine sono a quadretti, decorate con grafica allegra e variopinta, e le giornate mondiali o nazionali per i diritti animali sono indicate con informazioni e spiegazioni.

Quest’anno il mio compleanno cade di venerdì! Yesssss

Immancabile l’inserto “Ristoranti Veg” con l’elenco di tutti i locali italiani, suddivisi per regione, che propongono cucina vegetariana, vegana e crudista.

Quest’anno poi Vegagenda dispensa informazioni utili sul riciclo e il minor impatto ambientale con i consigli di Jérémie Pichon e Bénédicte Moret, autori del libro “La Famiglia Zero Rifiuti (o quasi)”, e curiosità sul benessere degli amici a quattro zampe a cura di Carlyn Montes de Oca.

Vegagenda 2019 è disponibile in tutte le librerie più fornite, sul sito di Sonda Edizioni e nei negozi online al costo di 11.90 euro.

Non perdetevela! 🙂

Alla prossima recensione.

Carmen.

°°[Ricetta] Biscotti Vegan Semplici al Cocco o alla Cannella°°

Da qualche settimana sto cercando di preparare in casa più alimenti possibile evitando di acquistarne di preconfezionati al supermercato. Una scelta voluta sia per motivi di freschezza dell’alimento, sia per motivo ecologico: quanti rifiuti generiamo fra pacchetti, pellicole, scatole e confezioni?
I protagonisti principali di questi giorni sono stati sicuramente i biscotti, ottimi sia a colazione che a merenda. Impastando 10 minuti e cuocendoli 15 in forno, nel giro di mezz’ora si possono sfornare gustosi dolci da mangiare subito o da conservare in un contenitore e consumarli in seguito.

Ne ho preparati un centinaio, circa 25 unità al giorno, nella versione al cocco e alla cannella.

In tanti mi avete chiesto la ricetta e quindi eccola qui per voi! 🙂

Biscotti al Cocco

Ingredienti

• 100 g di farina di grano tenero

• 50 g di cocco in scaglie

• 50 g di olio di semi di girasole

• 60 g di sciroppo d’agave

• 30 g di bevanda vegetale  (soia/riso)

• 1 pizzico di vaniglia in polvere

• 1 cucchiaio di fecola di patate

• 1/2 cucchiaino di cremor tartaro  


Procedimento

In un contenitore versate tutti gli ingredienti secchi: la farina, il cocco in scaglie, il pizzico di vaniglia e il lievito alimentare in polvere (cremor tartaro). Mescolate bene con una frusta da cucina. In un altro recipiente mettete invece gli ingredienti liquidi: l’olio di semi di girasole, lo sciroppo d’agave e la bevanda vegetale a vostra scelta. Mescolate bene anche questi ingredienti. Versate il composto liquido nel contenitore con la farina e mescolate bene. Impastate poi con le mani il panetto che andrà formadosi. Su una teglia con carta da forno disponete i vostri biscotti uno accanto all’altro staccando piccole quantità d’impasto e formando con le mani delle piccole sfere. Infornate a 180° per circa 13-15 minuti. 

Ed ecco pronti i vostri biscotti al cocco! 🙂
Versione alla cannella (gustosissimi!) da accompagnare magari a un buon thé.

Ingredienti:

• 150 g di farina di grano tenero

• 1 cucchiaino raso di cannella in polvere

• 1 cucchiaio di fecola di patate 

• 1/2 cucchiaino di lievito in polvere

• un pizzico di vaniglia in polvere

• 50 g di olio di semi di girasole

• 60 g di sciroppo d’agave

• 30 g di bevanda vegetale riso o soia 

Seguite lo stesso procedimento indicato per i biscotti al cocco. Il risultato è come questo in foto.

E per gli amanti degli alimenti genuini, c’è la possibilità di preparare i biscotti con farina di grani antichi macinati a pietra, come questa che ho trovato io al mercato. I biscotti risulteranno molto fragranti e leggeri. Da provare! 😉


E buon appetito! 🙂

°° Lettera Aperta a COOP ITALIA – Vergognosa Campagna sul Benessere Animale°°

Coop Italia, una delle catene di supermercati più diffuse nel nostro Paese, ha da poco lanciato una campagna denominata “Alleviamo la Salute” in riferimento alla vendita di animali e prodotti di derivazione dei loro organismi.
La cooperativa, come esternato sui propri siti internet, sarebbe interessata al sensibilizzare i cittadini sull’importante tema inerente alla salute degli animali allevati e a quella degli umani che ne consumano i resti.
Dopo l’allarme lanciato da svariati organismi internazionali e autorità nazionali sui rischi dell’antibiotico resistenza (somministrato negli allevamenti), Coop avrebbe deciso di impegnarsi nel ridurre la quantità di antibiotici riservati agli animali che finiscono nei reparti macelleria e gastronomia dei loro punti vendita. Per il bene della salute pubblica e anche, a loro detta, di quella degli animali.
Perché un animale in salute, è cibo salutare.
Via libera dunque, da novembre, a visite negli allevamenti dei fornitori Coop. Gite fuori porta per vedere con i propri occhi le future bistecche, i futuri petti e le future cosce ancora nel loro stadio iniziale.
Animali ben diversi da quelli graziosamente disegnati sui manifesti della campagna stessa.

 

coop_fattoria

Gli animali della campagna “Alleviamo la Salute” di Coop Italia

Visto e considerato quanto scritto sopra, dal momento che per indole trovo si doveroso dare voce a chi non viene consultato (in questo caso gli animali), eccomi qui a difenderli in una lettera aperta che indirizzo a Coop Italia, ma la cui lettura potrebbe essere utile a qualsiasi altra catena che alleva, fa uccidere e vende esseri senzienti.

Gentile Coop Italia,
forse sbaglio dal principio ad appellarvi così, avvalendomi dell’uso dell’aggettivo “gentile”. La gentilezza va di pari passo con la premura, l’affetto, la bontà, l’esser caritatevoli e tanti altri aspetti collegabili a modi positivi e carini dell’animo umano.
Dal momento che quanto elencato a parer mio non rientra nel vostro modus operandi nei confronti degli animali, lo vedremo qui di seguito, rettifico.
Coop Italia,
se spendo un’ora del mio tempo per scrivervi questo messaggio pubblico è perché ne vale la pena. Non certamente per dare importanza a voi, ma per dare voce a chi non ha voce. Vale la pena difendere le esistenze che in questo momento sono confinate dentro delle prigioni comunemente (o follemente) chiamate “allevamenti”, o peggio ancora, in fila in attesa di morire al mattatoio. Oppure stipate su dei tir “live stock” vicine vicine le une alle altre, ignare (forse) di cosa accadrà loro. Dico forse perché è da menti limitate credere che gli animali abbiano limiti mentali nel realizzare ciò che accade intorno a loro. E io sono convinta che capiscano perfettamente la situazione che vivono.
Se per quest’ultimi, negli anni, non è mai mancato il danno (ossia quello di essere oggetto del vostro commercio) adesso arriva anche la beffa.
La campagna “Alleviamo la Salute“, a mio avviso, lo è.
Un’enorme beffa nei confronti di esseri capaci di provare sentimenti, come voi.
Si sarebbe dovuta chiamare “Alleviamo Schiavi Dando Loro Meno Antibiotici“, la campagna, ma evidentemente il titolo sarebbe stato troppo veritiero e poco utopistico. Guai a dire le cose oggettivamente, le coscienze assopite potrebbero risvegliarsi.
Non fraintendetemi.
E’ lodevole da parte vostra interessarvi della salute delle persone che riempiono economicamente le vostre casse e le vostre tasche, ma che si abbia almeno la decenza di non mettere in secondo piano il reale oggetto della questione: gli animali.
Voi, grazie ai fornitori (o meglio definirli schiavisti?) allevate gli animali, non la salute.
Non è la salute, astratta e immateriale, a giacere tra il metallo di una gabbia. Non è la salute, invisibile agli occhi, a vedere il suo organismo fatto a pezzi in un mattatoio.
Sono i maiali, le galline, i tacchini, le vacche, i vitelli ad esserlo. Non la salute.
Animali composti da ossa, tessuto muscolare, vene, sangue, organi, occhi, pelle, peli e non certamente fatti di delicato cartoncino come quelli raffigurati nella locandina della vostra campagna.
E’ così difficile mostrare la realtà? Perché spendere soldi pagando grafici pubblicitari per la realizzazione di raffigurazioni stereotipate da diffondere su supporto cartaceo o digitale quando si possono fotografare i veri protagonisti non consenzienti di questo dramma?
Recandosi sugli svariati vostri siti è possibile leggere che a partire dal mese di novembre verranno organizzate visite agli allevamenti di proprietà dei vostri fornitori.
Verranno forse organizzate visite anche ai mattatoi, fase finale della catena di smontaggio animale? Domanda retorica, ovviamente.

Quanto è facile mostrare gli animali vivi, o gli animali già resi alimento, e quanto è arduo rendere i clienti partecipi del processo intermedio fra animale vivo e corpo privato della sua vita.
Una citazione rivela che “se i mattatoi avessero le pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani”. Domandiamoci perché.
Anzi, lo domando: perché? Perché saremmo tutti (o almeno, i più) vegetariani se potessimo assistere alla cruenta scena dello smembramento di un corpo? Perché ci porterebbe, tale visione, al rifiutarci di ingurgitare il risultato di quell’infame lavoro portato a termine su un organismo che sarebbe scappato via, se avesse potuto, per continuare a vivere?
Sarà forse per gli strilli, i versi di dolore che si possono udire?
Sarà forse per l’odore dell’urina che sgorga senza limite da chi trema di paura?
Sarà invece per via dell’acre olezzo di sangue che proviene dai corpi già aperti?
Perché proviamo ripugnanza davanti a tutto ciò?

Personalmente, credo che la risposta sia semplice ed evidente: non siamo fatti per uccidere. Non siamo fatti per uccidere e non è nella nostra natura farlo.
Gli esseri quali siamo sono dotati di intelletto, coscienza, raziocinio e soprattutto di libero arbitrio. Ciò che ci contraddistingue dal resto degli animali è il privilegio di poter scegliere e di scindere il bene dal male. Scegliere di mettere da parte la ragione per essere sopraffatti dall’istinto capace di generare aspetti negativi di noi (arroganza, violenza, sopraffazione, egoismo, crudeltà..) ci rende addirittura inferiori agli animali che taluni credono inferiori. Se gli animali predatori uccidono per sopravvivere, aiutando l’ambiente nel contenere il numero di prede, noi arriviamo a farlo per ragioni dalla dubbia utilità.

Col vostro permesso (ma va bene anche senza), vi informo che a parer mio state sostenendo un massacro di innocenti non indifferente. Non è esagerata la definizione data da terzi di “olocausto animale”. Anzi, la ritengo pertinente, con la sola eccezione di un particolare da non sottovalutare: gli umani uccisi durante l’olocausto non sono mai finiti nel piatto dei loro aguzzini.

Più che la salute, dovreste allevare la sensibilità in primis in voi stessi, e in secondo luogo per i vostri clienti. L’industria della disfatta animale è una delle principali cause dell’inquinamento mondiale. Non è fantasia vedere in essa la causa del dislivello sociale e della mal distribuzione di alimenti fra tutti gli umani esistenti. Che dire poi della natura? State facendo nascere più animali di quanto la natura sarebbe capace di ospitare. Non è forse irriverente, da parte vostra e di chi ne consuma i resti, andare contro il pianeta di cui non siamo proprietari?
Che aggiungere infine sugli animali stessi?
Credo che nessuno, e dico nessuno, abbia il diritto di obbligare una vita a nascere spronandola, anche con l’ausilio di antibiotici, a crescere per cedere presto l’unica cosa veramente di suo possesso al mondo: il suo corpo.
Che ciascuno tenga il suo, e ne abbia cura e rispetto, e lasci quello altrui illeso e intatto.

Concludo questo messaggio con l’invito a riflettere su quanto scritto e pubblicato, non senza informarvi che sarà mia premura restituire la tessera socio Coop in mio possesso.
Adoro pensare che oltre all’interesse economico alberghino sentimenti veri all’interno dei vostri cuori.

 

Carmen

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