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°°La Risposta di Save The Children: Campagne Future più Rispettose°°
Cari lettori e cari lettrici, in merito alla vicenda degli animali “dono prezioso” per Save The Children, vi informo con il presente articolo che sono stata contattata da un responsabile dell’associazione. Come da accordi presi con tale figura, rendo pubblico il contenuto della mail per mettervi al corrente dei risvolti avuti dopo esserci attivati.
“Ciao Carmen,
sono Filippo Ungaro, il responsabile della comunicazione di Save the Children. Ho visto il tuo articolo pubblicato sul blog “Think green, live vegan, love animals”, e la petizionecollegata, relativo alla nostra Lista dei Desideri. Mi spiace tantissimo che la nostra campagna ha suscitato delle reazioni così forti e ha offeso la vostra sensibilità, di certo questo non era assolutamente il nostro intento.
Voglio però portare alla tua attenzione alcuni chiarimenti perché credo ci sia stato un equivoco. Sebbene, infatti, i regali della nostra Lista dei Desideri rappresentino interventi o oggetti salvavita per i bambini dei Paesi in cui operiamo, come specificato sul sito dedicato (savethechildren.it/listadeidesideri) “la descrizione dell’aiuto fornito da Save the Children è esemplificativa”.
Questo significa che il dono scelto non viene acquistato o spedito fisicamente, ma è solo un esempio per spiegare il valore di ogni singola donazione e far capire cosa possiamo fare con i fondi ricevuti. Non acquistiamo e spediamo, dunque, alcun animale attraverso queste donazioni. Non ci sogneremmo mai, ovviamente, di fare una cosa del genere e di sottoporre a sofferenze inutili gli animali. E’ vero che ci occupiamo di bambini ma teniamosempre bene a mente le regole della difesa dell’ambiente e di ogni essere vivente. Il benessere dei bambini, e spesso la loro sopravvivenza, è direttamente collegato a uno sviluppo sostenibile e quindi al rispetto della natura, e con essa degli animali.
È fondamentale sottolineare, tuttavia, che nei Paesi con alti livelli di malnutrizione, dove l’accesso al cibo è limitato e i bambini spesso possono nutrirsi solo di alimenti con un basso apporto nutrizionale che non consentono loro un adeguato sviluppo psicofisico, pulcini e caprette rappresentano la possibilità per una mamma di creare un piccolo allevamento domestico e avere la possibilità di alimentare i propri figli in maniera più completa, con il latte e le uova che sono infatti alimenti altamente proteici e che, soprattutto in bambini a rischio malnutrizione, possono favorire un corretto sviluppo e fare la differenza nella loro crescita.
Detto questo, non siamo noi a “importare” animali in loco o a suggerire “allevamenti intensivi” alle persone che aiutiamo. Questi animali fanno parte dell’economia domestica locale e vengono reperiti in loco.
Come detto, in tutti i nostri programmi prestiamo particolare attenzione al rispetto per l’ambiente e per la vita degli animali.
Ripeto, sono molto dispiaciuto se la campagna ha urtato la vostra sensibilità ma questo non era assolutamente la nostra intenzione.
Spero che questa mia email possa chiarire la questione ma rimango comunque a disposizione e aperto a qualsiasi tipo di confronto costruttivo.
Un saluto
Filippo”
Il dubbio sulla spedizione degli animali (chiarito dal responsabile nella sopra esposta email) era sorto a molti di voi che si erano preoccupati per gli animali. Ciò che invece ho voluto nuovamente precisare è che è il messaggio di per sé per nulla etico. Dire che un pulcino “è un dono prezioso” lascia intravedere quel tanto di visione antropocentrica capace di assoggettare qualsiasi essere vivente e di subordinarlo a qualsiasi volontà umana. I pulcini, come le caprette e tutte le restanti creature che popolano il mondo sono doni per se stessi, semplicemente. Ritengo doveroso continuare a precisare che ciascuno di noi deve avere il diritto di esistere, umani o non umani.

Ho chiesto dunque al responsabile se l’associazione avesse preso in considerazione l’idea di rimuovere il banner con la frase specista (ossia che favorisce una specie a discapito di altre) col pulcino reso oggetto, e la risposta è stata la seguente:
“Quanto al banner, purtroppo quest’anno la campagna è partita e sarebbe difficile interromperla, al di là della nostra home page.
Io capisco assolutamente le vostre ragioni e chiedo nuovamente scusa se abbiamo offeso la vostra sensibilità, cosa che non vorremmo mai fare né tantomeno mancare di rispetto agli animali.
Però, interrompere la campagna per noi sarebbe un danno dal punto di vista della raccolta fondi e quindi degli aiuti che possiamo portare a tanti bambini che contano su di noi.
Non si tratta quindi di una “normale” campagna pubblicitaria che porta profitti a delle persone attraverso la vendita di prodotti commerciali. Nel nostro caso si parla di aiuti concreti ai bambini.
Le posso però garantire che il prossimo anno metteremo la massima attenzione per non mancare di rispetto ad alcuno.
Spero che così possa andar bene per tutti.
La ringrazio”.
Concludo questo articolo ringraziando il responsabile di Save The Children per l’educato chiarimento, e per la sua promessa a nome dell’associazione di rispettare tutti.
Colgo l’occasione per ringraziare coloro che si sono attivati per difendere gli animali troppo spesso resi oggetto delle volontà umane, e coloro che credono come me nell’aiutare il prossimo senza danneggiare un altro prossimo.
Carmen.
°°Riaperta la Caccia agli Elefanti: Moby attacca la famiglia Trump°°
È recente la notizia della riapertura della caccia agli animali esotici, fra i quali gli elefanti, in America. La decisione, che annulla la legge a favore della conseevazione animale di Obama, è stata voluta dal neopresidente Trump.
Insensibile all’ambiente e agli animali (per non aggiungere altro), Trump ha regalato a uno dei suou figli la possibilità di cacciare un elefante. La foto scattata al giovane, che lo ritrae con la coda dall’animale nella mano sinistra e un pugnale in quella destra, ha fatto il giro del globo, indignando qualsiasi persona dotata di empatia.
Su instagram, e successivamente su Facebook, è arrivata la dura critica, in chiave satirica, di una delle personalità vegan più attive nello star system: Moby.
Il cantante, proprietario di un locale vegano che supporta le associazioni animaliste col 100% dei proventi, ha pubblicato sui suoi social un’immagine modificata del figlio di Trump: l’uomo non risulta più carnefice ma vittima.
“Onestamente non riesco a pensare ad un singolo Trump la cui vita valga più di quella di un elefante”.
Sono queste le dure parole di Moby che accompagnano la raffigurazione di un Trump decapitato da un elefante che mostra fiero la testa della vittima tenuta per i capelli.
Una critica che lascia intendere quanta disapprovazione stia generando il Presidente non solo nel resto del mondo ma soprattutto nello Stato in cui governa.
Ringrazio Moby per aver apertamente fatto intendere la sua contrarietà alla caccia. Mi auguro che si uniscano a lui tantissimi altri, anche del mondo dello spettacolo, per contrastare questo vergognoso danno alla natura.
°° Lettera Aperta a COOP ITALIA – Vergognosa Campagna sul Benessere Animale°°
Coop Italia, una delle catene di supermercati più diffuse nel nostro Paese, ha da poco lanciato una campagna denominata “Alleviamo la Salute” in riferimento alla vendita di animali e prodotti di derivazione dei loro organismi.
La cooperativa, come esternato sui propri siti internet, sarebbe interessata al sensibilizzare i cittadini sull’importante tema inerente alla salute degli animali allevati e a quella degli umani che ne consumano i resti.
Dopo l’allarme lanciato da svariati organismi internazionali e autorità nazionali sui rischi dell’antibiotico resistenza (somministrato negli allevamenti), Coop avrebbe deciso di impegnarsi nel ridurre la quantità di antibiotici riservati agli animali che finiscono nei reparti macelleria e gastronomia dei loro punti vendita. Per il bene della salute pubblica e anche, a loro detta, di quella degli animali.
Perché un animale in salute, è cibo salutare.
Via libera dunque, da novembre, a visite negli allevamenti dei fornitori Coop. Gite fuori porta per vedere con i propri occhi le future bistecche, i futuri petti e le future cosce ancora nel loro stadio iniziale.
Animali ben diversi da quelli graziosamente disegnati sui manifesti della campagna stessa.

Gli animali della campagna “Alleviamo la Salute” di Coop Italia
Visto e considerato quanto scritto sopra, dal momento che per indole trovo si doveroso dare voce a chi non viene consultato (in questo caso gli animali), eccomi qui a difenderli in una lettera aperta che indirizzo a Coop Italia, ma la cui lettura potrebbe essere utile a qualsiasi altra catena che alleva, fa uccidere e vende esseri senzienti.
Gentile Coop Italia,
forse sbaglio dal principio ad appellarvi così, avvalendomi dell’uso dell’aggettivo “gentile”. La gentilezza va di pari passo con la premura, l’affetto, la bontà, l’esser caritatevoli e tanti altri aspetti collegabili a modi positivi e carini dell’animo umano.
Dal momento che quanto elencato a parer mio non rientra nel vostro modus operandi nei confronti degli animali, lo vedremo qui di seguito, rettifico.
Coop Italia,
se spendo un’ora del mio tempo per scrivervi questo messaggio pubblico è perché ne vale la pena. Non certamente per dare importanza a voi, ma per dare voce a chi non ha voce. Vale la pena difendere le esistenze che in questo momento sono confinate dentro delle prigioni comunemente (o follemente) chiamate “allevamenti”, o peggio ancora, in fila in attesa di morire al mattatoio. Oppure stipate su dei tir “live stock” vicine vicine le une alle altre, ignare (forse) di cosa accadrà loro. Dico forse perché è da menti limitate credere che gli animali abbiano limiti mentali nel realizzare ciò che accade intorno a loro. E io sono convinta che capiscano perfettamente la situazione che vivono.
Se per quest’ultimi, negli anni, non è mai mancato il danno (ossia quello di essere oggetto del vostro commercio) adesso arriva anche la beffa.
La campagna “Alleviamo la Salute“, a mio avviso, lo è.
Un’enorme beffa nei confronti di esseri capaci di provare sentimenti, come voi.
Si sarebbe dovuta chiamare “Alleviamo Schiavi Dando Loro Meno Antibiotici“, la campagna, ma evidentemente il titolo sarebbe stato troppo veritiero e poco utopistico. Guai a dire le cose oggettivamente, le coscienze assopite potrebbero risvegliarsi.
Non fraintendetemi.
E’ lodevole da parte vostra interessarvi della salute delle persone che riempiono economicamente le vostre casse e le vostre tasche, ma che si abbia almeno la decenza di non mettere in secondo piano il reale oggetto della questione: gli animali.
Voi, grazie ai fornitori (o meglio definirli schiavisti?) allevate gli animali, non la salute.
Non è la salute, astratta e immateriale, a giacere tra il metallo di una gabbia. Non è la salute, invisibile agli occhi, a vedere il suo organismo fatto a pezzi in un mattatoio.
Sono i maiali, le galline, i tacchini, le vacche, i vitelli ad esserlo. Non la salute.
Animali composti da ossa, tessuto muscolare, vene, sangue, organi, occhi, pelle, peli e non certamente fatti di delicato cartoncino come quelli raffigurati nella locandina della vostra campagna.
E’ così difficile mostrare la realtà? Perché spendere soldi pagando grafici pubblicitari per la realizzazione di raffigurazioni stereotipate da diffondere su supporto cartaceo o digitale quando si possono fotografare i veri protagonisti non consenzienti di questo dramma?
Recandosi sugli svariati vostri siti è possibile leggere che a partire dal mese di novembre verranno organizzate visite agli allevamenti di proprietà dei vostri fornitori.
Verranno forse organizzate visite anche ai mattatoi, fase finale della catena di smontaggio animale? Domanda retorica, ovviamente.
Quanto è facile mostrare gli animali vivi, o gli animali già resi alimento, e quanto è arduo rendere i clienti partecipi del processo intermedio fra animale vivo e corpo privato della sua vita.
Una citazione rivela che “se i mattatoi avessero le pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani”. Domandiamoci perché.
Anzi, lo domando: perché? Perché saremmo tutti (o almeno, i più) vegetariani se potessimo assistere alla cruenta scena dello smembramento di un corpo? Perché ci porterebbe, tale visione, al rifiutarci di ingurgitare il risultato di quell’infame lavoro portato a termine su un organismo che sarebbe scappato via, se avesse potuto, per continuare a vivere?
Sarà forse per gli strilli, i versi di dolore che si possono udire?
Sarà forse per l’odore dell’urina che sgorga senza limite da chi trema di paura?
Sarà invece per via dell’acre olezzo di sangue che proviene dai corpi già aperti?
Perché proviamo ripugnanza davanti a tutto ciò?
Personalmente, credo che la risposta sia semplice ed evidente: non siamo fatti per uccidere. Non siamo fatti per uccidere e non è nella nostra natura farlo.
Gli esseri quali siamo sono dotati di intelletto, coscienza, raziocinio e soprattutto di libero arbitrio. Ciò che ci contraddistingue dal resto degli animali è il privilegio di poter scegliere e di scindere il bene dal male. Scegliere di mettere da parte la ragione per essere sopraffatti dall’istinto capace di generare aspetti negativi di noi (arroganza, violenza, sopraffazione, egoismo, crudeltà..) ci rende addirittura inferiori agli animali che taluni credono inferiori. Se gli animali predatori uccidono per sopravvivere, aiutando l’ambiente nel contenere il numero di prede, noi arriviamo a farlo per ragioni dalla dubbia utilità.
Col vostro permesso (ma va bene anche senza), vi informo che a parer mio state sostenendo un massacro di innocenti non indifferente. Non è esagerata la definizione data da terzi di “olocausto animale”. Anzi, la ritengo pertinente, con la sola eccezione di un particolare da non sottovalutare: gli umani uccisi durante l’olocausto non sono mai finiti nel piatto dei loro aguzzini.
Più che la salute, dovreste allevare la sensibilità in primis in voi stessi, e in secondo luogo per i vostri clienti. L’industria della disfatta animale è una delle principali cause dell’inquinamento mondiale. Non è fantasia vedere in essa la causa del dislivello sociale e della mal distribuzione di alimenti fra tutti gli umani esistenti. Che dire poi della natura? State facendo nascere più animali di quanto la natura sarebbe capace di ospitare. Non è forse irriverente, da parte vostra e di chi ne consuma i resti, andare contro il pianeta di cui non siamo proprietari?
Che aggiungere infine sugli animali stessi?
Credo che nessuno, e dico nessuno, abbia il diritto di obbligare una vita a nascere spronandola, anche con l’ausilio di antibiotici, a crescere per cedere presto l’unica cosa veramente di suo possesso al mondo: il suo corpo.
Che ciascuno tenga il suo, e ne abbia cura e rispetto, e lasci quello altrui illeso e intatto.
Concludo questo messaggio con l’invito a riflettere su quanto scritto e pubblicato, non senza informarvi che sarà mia premura restituire la tessera socio Coop in mio possesso.
Adoro pensare che oltre all’interesse economico alberghino sentimenti veri all’interno dei vostri cuori.
Carmen












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