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°° Addestramento Senza Parole: Quando L’Uomo può Essere il Migliore Amico del Cane °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Lo abbiamo sentito dire spesso e continuiamo a sentirlo dire:
” il cane è il miglior amico dell’uomo“.
Ed è vero. Senza la loro presenza la nostra vita sarebbe diversa.
Non avremmo peli per casa, giocattoli sparsi ovunque, tappezzeria e mobili mordicchiati, è vero..
ma non avremmo nemmeno amici sinceri con cui capirsi anche solo con uno sguardo, con i quali divertirsi con poche cose, con cui passare momenti spensierati o anche tristi sentendoci con loro inspiegabilmente compresi.
I cani sono esseri speciali in grado di creare un forte legame con gli umani con cui condividono la vita. Lo sono anche gli altri animali, ovviamente, ma questi in special modosono quelli con cui l’uomo ha legato da più tempo. La storia lo dimostra.
La loro presenza nelle abitazioni umane risale a migliaia di anni fa.
Esistono documenti dove si parla di ben 14.000 anni, anche se recenti ricerche hanno portato alla luce casi di domesticazione in epoche più remote ( come quella di 33.000 anni fa secondo uno studio archeozoologico pubblicato su PLoS ONE).
( Mosaico ritrovato nell’antica Pompei che avvisa in latino di fare attenzione al cane )
La “nascita” del cane si può dire sia strettamente collegata alla sua domesticazione.
In origine infatti questo animale altro non era che un lupo.
Stando all’ipotesi di una l’ipotesi avanzata da una zooarcheologa all’Università di Victoria in Canada, Susan Crockford, durante il periodo del Paleolitico alcuni lupi particolarmente incuriositi dalle attività svolte dalle prime forme di umanità si sarebbero avvicinati ai luoghi dove essi vivevano, attratti forse dagli avanzi dei loro cibi.
Di anni ne sono passati e il legame uomo-cane ancora continua.
In Italia il cane è l’animale più diffuso nelle famiglie, seguito dal gatto, altro animale amatissimo da millenni.
Circa il 55,6% degli italiani ha un cagnolino che vive con sé ( fonte Eurispes, 2013).
Sono parte integrante della famiglia e vengono visti come piccoli membri di essa.
Fino a qualche anno fa il cane, secondo la legge, era un bene di proprietà del suo padrone.
Se qualcuno lo feriva oppure uccideva, il reo era tenuto a risarcire il danno anche in base al valore dell’animale stesso.
Campagne di sensibilizzazione e raccolte firme hanno portato al riconoscimento del cane, finalmente, come essere senziente e non più come oggetto o bene di proprietà.
Un riconoscimento esteso, per il momento, anche ai gatti e ad altri piccoli animali da affezione.
Un riconoscimento che speriamo possa presto inglobare ogni forma di vita animale che ancora vanta pochi diritti ma fin troppi doveri nei confronti dell’uomo.
Il cane oltre ad essere un animale che per affetto si decide di avere con sé, di recente nella storia è diventato anche qualcuno su cui ci si affida per la salute, salvaguardia e salvezza umana.
Pensiamo ai cani-guida per chi non è vedente, a quelli che partecipano attivamente alla pet-therapy per aiutare chi ha difficoltà, ai cani che controllano insieme alla Polizia Cinofila il flusso di arrivi e partenze negli aeroporti ecc.
L’utilizzo del cane e il suo coinvolgimento in eventi e scelte umane personalmente, dal punto di vista etico, non lo vedo proprio corretto.
Tutto dipende anche da come viene fatto vivere all’animale ciò che per il proprietario è un “dovere da compiere”.
Alleati da trattare bene ci può stare,
ma “mezzi” oppure “operai a 4 zampe” da sfruttare assolutamente no.
Affinché il cane riesca a compiere determinate azioni volute dall’uomo, esso viene da quest’ultimo addestrato.
Non è una novità sapere che qualcuno utilizzi metodi violenti e crudeli per addestrare i cani. Metodi dove l’animale associa la sofferenza al non compiere una determinata azione oppure nel compierla.
Pensiamo per esempio ai collari elettrici di cui si è tanto discusso anche in trasmissioni televisive ( come Striscia La Notizia n.d.r).
Una volta messo al collo dell’animale che non vogliamo sentire abbaiare, esso rilascia scariche elettriche al momento che il cane abbaia. Con il tempo e con le ripetute scosse il cane associa l’abbaiare ( che è un suo diritto di espressione ) con la sofferenza fisica e pertanto smette.
Non è corretto, né giusto, né umano usare metodi cruenti per educare gli animali.
Come succede per le persone, l’educazione deve avvenire attraverso metodi pacati mirati a catturare l’attenzione.
Uno di questi è l’addestramento “senza parole” , spiegato perfettamente dall’addestratrice cinofila Liane Rauch nel suo libro ” ADDESTRARE SENZA PAROLE – con la tecnica della mano vuota ” ( 96 pagine, Macro Edizioni ). Ne è molto consigliata la sua lettura.
Liliane Rauch nella sua guida dedicata a tutti ( proprietari di cani & co ) spiega passo passo come si può addestrare i cani senza strumenti, senza l’uso della parola e in un modo sempre efficace.
Tutto questo per instaurare una relazione armoniosa sia per vivere pacificamente in casa, sia per condividere fuori belle esperienze insieme.
Si sa che i cani trovino molte distrazioni che l’ambiente esterno offre loro, ma mantenere il contatto visivo e fare in modo che la concentrazione del cane sia su di voi è possibile.
L’opera è nata per dare un’alternativa valida e differente dagli addestramenti cinofili convenzionali.
<< Con la mia cagnetta Sunny ho frequentato una scuola cinofilo classica, ma ben presto ho avuto la sensazione che ci mancasse qualcosa. Volevo che fosse differente, volevo percorrere altre vie, più gentili e più adeguate al cane e considerare l’animale nella sua totalità >> ha affermato l’autrice.
Se avete un cane dunque, magari con problemi relazionali con voi o con altri animali che lo circondano, ricordate che si può superare insieme ogni ostacolo e nel modo più tranquillo e armonico per tutti. Potete provare da soli o in alternativa decidere di rivolgervi ad un educatore cinofilo.
Il cane è il migliore amico dell’uomo,
ma anche l’uomo può e deve essere il migliore amico del cane 🙂 .
Pubblicato su ° altro.. °
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°° Diabete: Come Curarlo Senza Farmaci °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Oggi parliamo di una malattia cronica molto diffusa: il diabete.
Nel 2011, 3 milioni di cittadini italiani hanno scoperto e ammesso di esserne affetti.
Il diabete si manifesta con livelli alti di glucosio nel sangue ( iperglicemia ) e va ad alterare la quantità e/o la funzione dell’insulina. Quest’ultima è un ormone prodotto dal pancreas, che permette al glucosio di entrare nelle cellule e di essere utilizzato da esse come fonte energetica.
Quando questo meccanismo va ad alterarsi, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.
Il diabete si divide in due tipi, il tipo 1 e il tipo 2.
- Il diabete di tipo 1 coinvolge circa il 10% delle persone e insorge in esse durante l’infanzia o nel periodo dell’adolescenza. Viene definito malattia “autoimmune” per la reazione immunitaria contro l’organismo stesso.
In questa tipologia di diabete il pancreas , a causa della distruzione delle cellule ß, non produce insulina. Il paziente diabetico dovrà dunque sottoporsi ad iniezioni giornaliere per tutta la vita.
Ciò che causa questo tipo di diabete non è ancora ben noto e definito.
Potrebbe esser legato all’alimentazione, alla genetica o per naturale predisposizione a reagire a virus e batteri esterni. Di recente si stanno studiando possibili legami tra diabete e agenti non infettivi presenti nelle sostanze che compongono il latte. - Il diabete di tipo 2 invece coinvolge il restante 90% degli affetti. Anche qui la causa è ancora sconosciuta. Il pancreas delle persone soggette nonostante sia in grado di produrre insulina non viene poi utilizzata dall’organismo.
Questa tipologia di diabete si manifesta nelle persone dopo i 30/40 anni.
Studi hanno dimostrato che il rischio d’insorgenza di questa malattia sia collegato allo scarso esercizio fisico, al sovrappeso e anche alla predisposizione in famiglia. In breve, se membri di un ramo familiare sono malati di diabete abbiamo molte probabilità di soffrirne anche noi.
Una malattia pertanto ereditaria.
Sviluppandosi gradualmente l’iperglicemia nei soggetti affetti, questa malattia non viene diagnosticata immediatamente, ma spesso anche dopo anni.
Insufficiente o assente attività fisica, l’avanzare dell’età e un peso corporeo molto elevato portano dunque l’organismo ad essere bersaglio del diabete.
Spiegate in breve le caratteristiche di questa malattia bisogna comunque dire che il tipo 2 si può prevenire e in molti casi curare.
Nonostante i pazienti tendano a non avere più fiducia in una guarigione, essa è possibile.
in un modo del tutto nuovo.
Come si può prevenire e curare il diabete di tipo 2 ?
Secondo il Dottor Neal D. Barnard, esperto statunitense di medicina preventiva (definito una delle voci più autorevoli di medicina in America da Umberto Veronesi) e autore del libro Curare il Diabete Senza Farmaci ( 336 pagine, Sonda Edizioni ) questa malattia si può prevenire e curare senza l’impiego di medicinali. La risposta sta di fatti nell’alimentazione.
Molti anni di ricerca hanno portato alla conferma che riequilibrare e ripristinare la funzionalità dell’insulina è possibile grazie all’alimentazione basata su verdura, frutta, cereali integrali e legumi e a corretta attività fisica. L’impegno di Neal D. Barnard è quello di aiutare tutti i lettori ad affrontare la malattia con serenità ritrovando se stessi e la propria salute sia in famiglia che fuori casa.
Il programma del dottor Barnard garantisce:
- la diminuzione dell’assunzione dei farmaci per il diabete, o perfino l’eliminazione completa;
- la riduzione del rischio di complicazioni;
- notevoli benefici per la salute: perdita di peso, abbassamento del colesterolo e della pressione sanguigna.
Il libro , diviso in 4 parti, oltre a spiegare passo dopo passo tutti i dettagli del diabete, contiene un programma alimentare adatto a tutte le persone che ne sono affette con menu speciale e tante ricette a cura di Bryanna Clark Grogan, chef vegana. Un programma tre volte più efficace, rispetto ad altri analoghi, grazie all’alimentazione 100% vegetale.
Potrete avere maggiori informazioni su quest’opera cliccando QUI .
Pubblicato su °Consigli per chi vuole diventare vegan°
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°° Moda Autunno/Inverno : Stivali & Stivaletti Comodi e Belli Fatti Con La Pelle di Nessuno °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Eccomi finalmente al pc per parlare di un argomento che in tanti mi avete chiesto sia via mail sia via messaggio sull’alter-ego di facebook: le scarpe vegan !
Tante volte infatti mi sono sentita chiedere
<< Dove posso trovare scarpe carine non in pelle? >>,
<< Su che sito le posso acquistare ? >>, << Ci si può fidare degli acquisti online? >>, << Come si riconosce la scarpa non in pelle? >> ecc ecc.
- QUALI SONO LE SCARPE VEGAN?
Inizio col dire che con “scarpe vegan” si indica calzature che non sono state realizzate con materiale di origine animale ( pelle, pelliccia, cuoio, seta, lana ) ma con materie tessili o sintetiche.
Se per quanto riguarda il tessuto è più probabile poterle trovare anche a basso impatto ambientale e quindi ecologiche ( cotone, canapa ecc ), non vale la stessa cosa invece per il similpelle, realizzato comunque con materiale chimico.
Quello che dico sempre è che comunque il similpelle è meno inquinante della pelle e che l’impatto ambientale si può sempre azzerare, le vite spezzate degli animali allevati per il pellame invece no! - COME SI RICONOSCONO LE SCARPE VEGAN?
Evitare le calzature in pelle è molto semplice. Ogni modello infatti deve riportare sulla confezione o su un adesivo applicato sotto la suola la tipologia di materiale usato per la realizzazione delle scarpe.
Le scarpe in pelle hanno il primo simbolino che vedete nel riquadro qui sotto: il simbolo rimanda alla forma del pellame dell’animale scuoiato ( zampe e testa tagliata ).
Le scarpe in cotone hanno invece il simbolo del tessuto ( terzo nel riquadro) mentre quelle in similpelle sono caratterizzate dal simbolino del rombo ( ultimo nel riquadro ) che indica “altre materie “, ovvero quelle sintetiche.Prima di acquistare qualsiasi paio di scarpe è opportuno controllare sempre l’etichetta.
Non fatevi problemi se le commesse vi osservano mentre siete indaffarati a controllare: è un vostro diritto da clienti poter scegliere ciò che desiderate. - DOVE SI COMPRANO LE SCARPE VEGAN?
Le scarpe realizzate senza la pelle degli animali si possono trovare ovunque, sia nei negozi fisici ( supermercati, centri commerciali, piccoli negozi o ingrossi ) sia online.
Esistono tanti modelli di tanti marchi in vendita, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.
Di recente sono entrate in commercio linee vegane con calzature realizzate a mano. Alcuni modelli sono un po particolari però e ammetto che il costo può non essere accessibile per tutti.
Personalmente mi trovo bene acquistando online su Zalando.
Le spedizioni e il reso sono sempre gratuiti e c’è molta scelta di accessori e scarpe non in pelle!Questi sono gli stivali a marchio Anna Field acquistati un anno fa.
Comodissimi e caldi grazie all’interno in velluto.Un mio recente acquisto è stato un modello di stivaletti firmati Francesco Milano. Sono in similpelle neri, con tacco largo e zip laterale. Di questo marchio ho già un paio di ballerine elegantissime, così quando li ho visti su Zalando in offerta mi sono affrettata a comprarli.
Risultato?
Un paio di stivaletti comodissimi che non danno alcun fastidio nemmeno dopo ore passate in piedi!Belli sui jeans stretti alla caviglia..

…e anche abbinati a pantaloncini o minigonna.In realtà ne avevo puntato anche un altro paio bikers style dal tacco basso e tempestato con strass neri, ma non ce l’ho fatta in tempo ad acquistarlo. Vanno a ruba sul serio!
Ovviamente ci sono tantissimi modelli in grado di soddisfare i gusti di tutti e di tutte 🙂
Il mio consiglio è quello di cercare bene sui siti. In alcuni c’è la possibilità di filtrare la ricerca in modo da visualizzare tra i risultati solo quelli in materiale sintetico 😉
Spesso si trovano scontati anche del 50-60% e in quel caso io consiglio di fare scorta!! 😀Sfatiamo alcuni miti sulle scarpe non in pelle vera di animali!
- Se di buona qualità NON PROVOCANO SUDORAZIONE SOVRUMANA.
- Se di buona qualità, NON SI ROMPONO SUBITO!.
- Non inquinano più di quelle fatte in pelle.
- Non sono rigide da indossare ma morbide.
- Durano anche anni!
Perchè preferire le scarpe in similpelle a quelle fatte in pelle?
- Quelle in pelle puzzano di prodotto chimico!
- La pelle usata per realizzarle non viene per forza da scarti dell’industria della carne: alcuni animali vengono allevati solo per essere privati della pelle.
- Le scarpe in pelle una volta bagnate rimangono macchiate.
- Inquinano tantissimo.
- Molte concerie sono responsabili di sversamenti abusivi nei fiumi.
- Sono fatte con resti animali, quale motivo migliore per evitarle??
Insomma, si può essere trendy, fashion victims, shopaholics e collezionisti di scarpe senza causare sofferenza e morte a vitelli & co.
Detto questo vi auguro buon shopping etico e come sempre
siate dalla parte degli animali ❤
Pubblicato su °Consigli per chi vuole diventare vegan°
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