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[PROTESTA] No alla “Morte del Giovenco” alla Festa del Convito di Roccavaldina (ME)
care lettrici e cari lettori,
in questo articolo vi parlo di un’agghiacciante tradizione violenta e specista che ha avuto luogo i primi giorni di agosto nel comune di Roccavaldina, nella provincia di Messina, per svariati anni fino (a quanto pare) al 2011. Si tratta de “la morte del giovenco“, usanza malevola nei confronti degli animali che è stata riproposta in occasione della “festa del convito“, appuntamento religioso cattolico portato avanti in onore di “San Nicola” di Bari.
Tralasciando l’aspetto antropologico e folkloristico di tale evento – trovate tutti i dettagli in questo articolo che ho trovato online – arrivo dritta al punto cruciale che deve essere pubblicamente condannato: la morte, appunto, del giovenco.
Questa usanza di paese prevedeva l’impiego di un bovino da immolare come capro espiatorio. L’animale, addobbato, legato e bendato, veniva condotto in processione lungo le strade del paese con attorno la folla di attimorati di dio – quelli che pensano che un giorno varcheranno le soglie del paradiso e che il loro signore gli farà un lungo applauso per le loro gesta – per essere sacrificato in onore del santo.
L’animale, dopo essere stato condotto (privato della vista) nelle varie strade della città, veniva ‘benedetto’ dal parroco e ammazzato senza pietà.
Online sono reperibili anche le foto della benedizione, con il prete intento a gettare acqua ‘benedetta’ sull’animale, e macellai con i coltelli in mano vicino al ‘santo’ uomo.
Qui di seguito invece, uno scatto raffigurante il povero animale capro espiatorio durante una delle ultime edizioni del vergognoso evento cattolico.

Al solo pensiero che una creatura così dolce e mansueta sia stata tenuta legata come uno schiavo, bloccata da mani tozze di chi sa solo impugnare un coltello per tagliare cadaveri animali banchettando sulla sofferenza altrui, sopraggiungono rabbia e ripugnanza.
Sebbene – a quanto pare- l’uccisione in pubblica piazza dell’animale sia cessata definitivamente da qualche anno, è nauseante constatare come nel 2024 vadano ancora in scena ricordi di queste umanate violente e speciste, dove gli esseri umani hanno dato sfogo alla propria crudeltà infierendo su degli innocenti con la scusa della tradizione, della religione e del senso di unione.
Non mi esprimo sulla chiesa, sulla vergognosa chiesa che sostiene e tiene in piedi questi tristi teatrini dell’orrido: più volte ho detto apertamente che come istituzione spero smetta di essere seguita per tutto il male che ha fatto a persone e animali nel passato e per tutto il male che ancora sta facendo alle altre creature.
Spero solo che le persone dotate di un minimo di empatia, di raziocinio e di senso di giustizia, prendano le dovute distanze dalla suddetta mediante cancellazione del battezzo e facendo in modo che cessi l’effetto domino di iniziazioni di giovani vite a tale culto.
Mi esprimo però sulle persone, tutte, che hanno preso parte a questo evento e che hanno fatto sì che ogni anno vi sia stata una creatura ostentata come un ostaggio, sfruttata e uccisa: come si è potuto?
Come si può pensare di essere in diritto di decidere della vita e della morte di un essere senziente?
Come si può pensare di avere in tasca degli smartphone, di usare mezzi a motore e stare al fresco di ventilatori e condizionatori se con il modus agendi si è ancora simpatizzanti del periodo antecedente alla presunta ‘discesa’ del proprio Cristo?
Come hanno potuto le donne, quelle donne dotate di utero che può accogliere vita, accettare di assistere a tali scempiaggini per cucinare i resti di una povera vittima alla quale viene negato il dono dell’esistenza?
Aveva ragione il poeta Percy Bysshe Shelley, del cui pensiero sono diventata eco attraverso il mio libro, che scriveva nel 1813 contro la violenza dei cristiani che dissanguavano vitelli per avere carne bianca per festeggiare la nascita del loro salvatore: “quale bestia predatrice costringe le sue vittime a subire tormenti così prolungati, atroci e degradanti?”
Consci che questi orrori devono finire, inclusi il loro ricordo,
vi invito a scrivere una mail di protesta a tutta la schiera di realtà coinvolte in questa macabra usanza.
Testo tipo da inviare:
A Giovanni Giacobbe, Garante regionale dei Diritti degli Animali della Regione Sicilia,
A Salvatore Visalli, Sindaco del Comune di Roccavaldina,
Alla Dott.ssa Cosima Di Stani, Prefetto di Messina
Al parroco di Roccavaldina
scrivo questa email poiché ho appreso che nel comune di Roccavaldina (ME) fra qualche settimana andrà in scena la tristissima rimembranza de “la morte del giovenco” in occasione della tradizionale “festa del convito” dedicata a San Nicola di Bari.
Non trovo le parole per esprimere tutto il mio sdegno al solo pensiero che una creatura, infiocchettata e bendata, venga condotta lungo le strade del paese con a seguito e tutt’attorno una folla che vede nel suo corpo un capro espiatorio. Ho avuto modo di imbattermi in alcune foto agghiaccianti di edizioni passate, con scatti che immortalavano la povera creatura immolata per questa barbara tradizione. Che nel 2024 esistano ancora certe usanze che fungono da eco, lascia amareggiati, basiti e alquanto disgustati.
Con la presente email di dissenso intendo invitarvi a smettere di arrogarvi del diritto di decidere della vita di povere creature innocenti che non vi hanno fatto niente di male.
Festeggiare banchettando sulla sofferenza e sulla negazione della vita altrui è amorale.
Vi invito a evolvere la vostra forma mentis, fin troppo simpatizzante delle epoche antecedenti alla presunta venuta del Cristo sulla Terra, e a realizzare che siamo nel XXI secolo: urge cessare ogni forma di violenza ai danni delle altre esistenze che vivono su questo pianeta assieme a noi e da prima di noi. Non stiamo chiedendo un miracolo, ma un semplice passo avanti verso un senso civico: che la ‘festa del convito’ diventi, se proprio deve essere perpetuata, un momento di aggregazione dove nessuna creatura perde più la vita o viene portata bendata per il paese come una schiava.
Confido nella vostra comprensione e nel vostro senso umano che può solo essere nobilitato.
Distinti saluti.
Nome, Cognome, Città
Da inviare a:
parrocchiarocca@tiscali.it
responsabileugdasicilia@gmail.com
protocollo@comune.roccavaldina.me.it;
sindaco@comune.roccavaldina.me.it;
prefettura.messina@interno.it
Numeri utili:
Centralino Comune: 0909977741
Telefono Comune: 0909977736
Centralino Prefettura Messina: 0903661
Grazie a chi difenderà queste povere creature.
Aggiornamento del 19 luglio 2024
A distanza di 24 ore dall’inizio della nostra manifestazione di dissenso verso il comune di Roccavaldina, la parrocchia e chi di competenza riguardo al ‘benessere animale’, il sindaco Salvatore Visalli ha risposto con il presente comunicato:
“In relazione alla celebrazione in oggetto, sono pervenute, principalmente da parte di Associazioni animaliste, numerose e-mail indirizzate anche alla S.S., che inopinatamente ed in modo del tutto infondato sostengono che durante la festa del Convito il vitello verrà bastonato, terrorizzato, ornato, bendato, sgozzato e financo macellato. Nel respingere le ingiuriose ed infamanti accuse di maltrattamento animale si rassicura che il redigendo programma del Convito prevede che un vitello, già svezzato, munito dei requisiti richiesti dall’anagrafica veterinaria, sia condotto in una breve sfilata da “Piano Rosario” alla Piazza antistante il “Castello” senza alcun bendaggio e/o ornamento che possa arrecare all’animale un qualsiasi tipo di sofferenza. Il vitello, se le condizioni lo consentiranno, accompagnato da personale di supporto, dovrà percorrere un tragitto di circa 200 metri e per una durata di max trenta minuti. Durante la passeggiata, nel rispetto massimo del benessere animale, il vitello sarà salvaguardato da qualsiasi azione / omissione che possa rappresentare, anche in forma potenziale, maltrattamento, sevizia o strazio (compresi patimenti psicologici). Al termine di questa semplice apparizione, il vitello, mediante idoneo veicolo autorizzato al trasporto animale, ritornerà al luogo di appartenenza. Il programma rituale, per rispettare quanto riportato negli annuari, trattandosi di manifestazione storico culturale risalente al 1780, finanziata anche dalla Regione siciliana, proseguirà nelle giornate successive con un banchetto a base di riso e carne di vitello (comprata presso i normali canali di rivendita quali macellerie e supermercati).
In merito a quanto espresso dal sindaco, aggiungo un ulteriore pensiero nei confronti di questa festa oscena dove si fa pesare agli animali il gravoso fardello delle usanze umane:
Bende, ornamenti, bastonate e uccisione pubblica sarebbero accuse infondate?
Ovunque in rete è possibile documentarsi attraverso foto e filmati che mostrano cosa accadeva al giovenco giovenco di turno durante la “festa del convito”. Abbiamo trovato filmati che mostrano l’animale – bendato e legato come uno schiavo – venir tirato da ogni lato dalla gente. Nel filmato, si notano anche vecchi (e qui censuro eventuali connotati che uscirebbero spontanei) prendere col bastone la creatura. Bastone che serviva loro per deambulare meglio, e non certamente per far del male a un indifeso!
Scene che fanno accapponare la pelle e che ci permettono di immaginare ancora meglio oggi quali violenze hanno subito persone innocenti condannate a morte dalla chiesa nei secoli passati.
Anche loro capro espiatorio della malvagità collettiva e della febbrile violenza delle masse.
Il sindaco dovrebbe solo provare vergogna all’idea che nel paese che amministra un essere senziente verrà fatto ‘sfilare’ in onore di un santo, per poi essere riportato ‘al luogo di appartenenza’. Quale luogo di appartenenza? Gli animali appartengono alla Natura, e lì devono vivere liberi, non agli animali umani!
Per non parlare degli altri compagni di sventura che invece verranno macellati per far banchettare la gente. Gente che sostiene l’annientamento dell’esistenza di queste creature per digerirne le agonie e defecarne i resti.
Vergognoso.
Che venga messa la parola fine a questa scempiaggine, al più presto!
→ Chiediamo che si cessi di portare in tavola la sofferenza degli animali per questo evento religioso.

°°SBATTEZZO: atto di Libertà contro la Subordinazione Animale e Umana della Chiesa°°
Cari e care followers,
trovo finalmente tempo da poter dedicare alla stesura di questo articolo che da tanto tempo desideravo pubblicare. Come avrete appreso dal titolo, l’argomento di questa mia nuova pubblicazione sul blog è lo sbattezzo, ossia la richiesta di non far più parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Un tema molto delicato, quello della religione, che spero di riuscire a trattare nel modo più opportuno e interessante possibile.
Inizio col dirvi che, come gran parte della popolazione italiana (e nel mondo), sono stata battezzata a pochi mesi di vita quando i miei unici bisogni erano quelli fisiologici: osservare il mondo attorno a me, sentire il contatto dei miei genitori, mangiare, dormire. Crescendo, ho avuto modo di praticare il credo della mia famiglia (ricevuto a propria volta) frequentando la chiesa la domenica (più volte mi sono chiesta dell’utilità di stare a sentire sempre le solite cose senza poter sfruttare quei momenti di unione sociale per confronti costruttivi) e per le principali festività. Ho partecipato a pomeriggi interi di formazione cattolica (catechismo), ho passato numerose domeniche vicino all’altare a fare il chierichetto a recitare le stesse frasi, ho ricevuto la prima comunione (ben due volte, una in Toscana e una in Campania) ed infine ho ricevuto anche la cresima. Ma per poco.
Perché dico per poco?
Perché dentro di me stavano già maturando dubbi e perplessità sulla chiesa come istituzione, ma anche un distacco emozionale e ideologico per la storia di questa realtà millenaria che stavo apprendendo a scuola. Ricordo che in terza media l’invito in classe di un prete da parte della professoressa di religione fu decisivo. Avevo tante domande da porre, quesiti rimasti irrisolti sul perché di determinati fatti ed eventi, ma ad un certo punto l’uomo di chiesa non seppe più come rispondermi e non trovando risposte (perché la chiesa spesso e volentieri NON dà risposte) tirò fuori l’asso nella manica: il dogma. Così è. Mistero della fede.
A quattordici anni dunque ho preso le distanze dalla Chiesa. Niente messa, né la domenica né per altri momenti dell’anno. Se dovevo partecipare a cerimonie in famiglia svolte in chiesa, lo facevo per rispetto dei parenti ma con nessun tipo di coinvolgimento spirituale, anzi: più osservavo, sentivo, ascoltavo, più quanto accadeva intorno a me appariva fuori dalla logica e dalla razionalità.
Alle superiori è stata una conquista quella di non seguire più l’ora di religione. Mi è toccato aspettare la maggiore età prima di poter essere libera. Ma per arrivare a ottenere la libertà di passare quell’ora a studiare altre materie o fare un giro fuori dalla scuola con altre amiche che avevano fatto tale scelta prima di me, ce n’è voluto di lavoro. La primissima, timida richiesta di non seguire più quelle lezioni facoltative fu recepita in famiglia quasi come irriverente e frutto di traviamento. Verso cosa, verso il male e l’abbandono della retta via?
Gli argomenti trattati dal professore non erano di mio interesse, semplicemente. Desideravo anzi che quell’ora fosse dedicata all’apprendimento di tutte le religioni del mondo (tipo il buddhismo, che tanto mi affascinava già da ragazzina) e invece quando provai a chiedere al docente se ne avremmo mai parlato in classe tagliò corto dicendo “no, trattiamo solo culti occidentali”. Bene, un’allieva di meno.
Le prime basi solide di conoscenza sulla storia della chiesa mi sono state date proprio alle scuole superiori. Atroce venire a conoscenza di violenze, abusi, prevaricazioni religiose scritte nere su bianco sui libri di storia e di letteratura. Fu durante quegli anni che scoprii per la prima volta la figura umana, storica e filosofica di Giordano Bruno, sulla quale desidero presto approfondire, e sulle atrocità che gli furono imposte. Durante l’ora di filosofia poi (bellissimo, adoravo filosofia!) si iniziò a trattare la libertà di scelta di culto. Ricordo che un anno, un solo anno purtroppo, fu nostra insegnante una certa professoressa Betti, che tanto ho provato a cercare negli anni ma senza successo.
La professoressa Betti, parlando di religione, ci spiegò che ciascuna persona doveva essere libera di scegliere il proprio credo, perché non è detto che il credo X si confaccia per forza a chiunque.
Storiche sono state per me le sue parole: “io sono cattolica, ma facciamo finta che la religione sia uno sport. Se io sono iscritta al club del tennis perché mi piace il tennis, non è morale che iscriva mio figlio di pochi mesi al club allo stesso club, perché non so se da grande preferirà al tennis un altro sport“.
Gli studi intrapresi all’Università (corsi di Laurea Triennale e Magistrale di Filosofia Teoretica (basato su John Stuart Mill, che amo), Letteratura, Storia Medievale, Letterature Comparate, Filologia Romanza e Teoria della Letteratura ed altre) e venire a conoscenza di ulteriori orrori della Chiesa sono stati poi decisivi per me per la scelta fatta nel mese di dicembre 2022: ho chiesto formalmente di essere “sbattezzata” mediante rimozione del mio nominativo dai registri di questa religione/istituzione.
Perché smettere semplicemente di frequentare le chiese non basta.
Per anni, senza varcare la soglia di alcuna parrocchia, il mio nominativo è rimasto nei registri canonici a fare numero assieme ad altri. In semplice risposta a chi domanda “che ti fa di male se il nome rimane lì e ti lasci il battesimo?” rispondo che è un po’ come rimanere soci di una società della quale non desideriamo più far parte: il numero di persone associate fa la differenza.
Pertanto, ho deciso di non far più avvalere la chiesa di certi o presunti che siano privilegi in mio nome.
La procedura per lo sbattezzo, riportata sul sito di UAAR, è molto semplice: basta inviare una raccomandata indirizzata al parroco della parrocchia dove si è stati battezzati ed egli sarà tenuto entro un mese a rispondere con un documento di avvenuto sbattezzo.
Così, quest’anno, dopo averlo per anni invidiato, ho finalmente qualcosa in comune con Federico II.

Il documento (che incornicerò con cura) sopra riportato indica al suo interno che dal 24 gennaio del 2022 ho abbandonato formalmente la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e che di conseguenza non posso più essere madrina di chi riceve battesimo, sposarmi in chiesa, ricevere funerale religioso (mai desiderato) e se vi sono le condizioni (chissà) posso ricevere una scomunica latae sententiae. Viene fatto presente anche che un mio eventuale ritorno nella Casa paterna sarà sempre desiderato. Ma non accadrà mai.
La Curia Metropolitana Beneventana, assieme al parroco attuale della parrocchia dove sono stata battezzata, non ha fatto alcuna opposizione verso la mia libera scelta, per fortuna.
Alcune persone che conosco invece hanno dovuto più volte insistere per vedere riconosciuto il proprio diritto alla libera scelta religiosa.
È il caso di Aldo Gottardo, candidato sindaco di Lucca alle recenti elezioni, che ci racconta:
Sono ateo da decenni, ho certezza che i miei primi dubbi sull’esistenza di ogni forma di divinità sia affiorata in me intorno ai 15/16 anni.
Intorno al 2002, non ricordo con precisione l’anno ma posso ricavarlo da una lettera ricevuta, ho proceduto a fare ‘Atto di apostasia’ della fede cattolica.
Allora la procedura era più complicata di quella in vigore oggi.
Dovetti mandare una raccomandata alla parrocchia nella quale fui battezzato, una al vescovo e allegare non solo il mio documento di riconoscimento ma addirittura avere una firma di ben due testimoni che attestassero la mia lucidità (cosa che fra l’altro a 6 mesi, all’atto del battesimo, non è stata richiesta). Al fine di rendere ciclicamente completa la procedura ho deciso di far firmare questa vergognosa dichiarazione dai miei genitori che allora decisero per me. Mi pareva corretto ponessero rimedio a questa imposizione coloro che ne erano stati responsabili.
Dopo di che è iniziato un percorso complicato che ha visto resistenze forti da parte del parroco (che tra l’altro era lo stesso che mi battezzò ed era ancora in servizio) che faceva orecchi di mercante (proprio nel suo tempio) e tergiversò non poco prima di consegnarmi l’atto di apostasia.
Fu convinto da un’ulteriore raccomandata nella quale lo intimavo a procedere velocemente, a norma di legge, altrimenti avrei proceduto ad azioni di tutela del diritto per vie legali (Garante della Privacy allora era l’istituto al quale rivolgersi per questo tipo di inerzie) e ricordare che era prevista un’ammenda fino a 10.000 euro, se non erro. L’ ultimo giorno a disposizione mi chiamò per consegnarmi l’atto firmato. Mi tirò la busta con l atto dalla finestra della canonica
Giungiamo adesso al cuore di questo articolo.
Perché ho deciso di non far più parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana?
→ Per il rispetto della libertà individuale
Credo che decidere la religione per una giovane vita da poco nata sia una mancanza di rispetto. Ciascuna persona deve essere libera di scegliere quale religione seguire e se ne vuole seguire una nella propria vita.
Non sostengo nessun coinvolgimento per effetto domino delle nuove generazioni.
Provo profonda tristezza all’idea che dei neonati vengano iniziati con rituali di cui poco conoscono, per far parte inconsapevoli di un’istituzione del tutto discutibile e con un passato di crudeltà.
• Non battezzare un figlio significa crescerlo senza principi? Affatto. Nella mia vita ho assistito ad azioni immorali messe in atto da persone che pensavano di ripulirsi anima e coscienza facendosi un segno della croce prima di coricarsi o facendosi confessare da un prete. L’assenza di un rituale di iniziazione per una nuova vita non significa non trasmettere buoni principi. Non professare un credo non significa essere cattive persone. Questi sono solo pregiudizi estrapolati chissà dove.
→ Per atto di ribellione verso l’assoggettamento umano, il razzismo, l’odio verso l’alterità
La Storia lo dimostra: la Chiesa ha sempre voluto scandire la vita delle persone (un tempo anche l’ora era definita dai rintocchi delle campane delle chiese) ergendosi a intermediaria fra il divino e l’umanità, imponendosi sulle persone dal primo vagito fino all’ultimo respiro. Penso alle varie prediche fatte nei pulpiti in tutta Europa e in tutte le epoche per legare a sé le persone, facendo leva sulla paura della morte, del peccato e dell’ignoto, a tutte le bugie (tipo il battezzare un figlio entro i 7 giorni per salvare un parente dal purgatorio, l’invenzione del purgatorio stesso per far spazio ai bugiardi mercanti medievali dopo un Concilio), ma penso anche a quella gente che è stata perseguitata, braccata, uccisa e tormentata per la semplice colpa di avere una fede diversa. Gli Albigesi nel sud della Francia, gli Arabi in Spagna, le popolazioni indigene in America durante le conquiste coloniali.. solo tre dei numerosi esempi che si possano fare. E quante sopraffazioni saranno avvenute senza che nemmeno si sappia qualcosa.
→ Perché l’umanità e il corpo umani non devono essere demonizzati
Ho sempre trovato bizzarra l’idea di un peccato originale dal quale liberarsi mediante il battezzo (che comporta il far parte della Chiesa, ma guardate un po’ il caso!). Chi lo dice che siamo peccatori e peccatrici? scritture oltrepassate e senza autore spacciate per verità su pergamena che parlano di due umani che hanno mangiato il frutto dell’albero della conoscenza?
Di recente, nel corso di Teoria della Letteratura del professor Brugnolo dell’Università di Pisa si è parlato anche della Bibbia con una sua lettura di tipo letterario. Affascinante: un testo pieno di contraddizioni dove la divinità tiene nudi un uomo e una donna in un giardino, facendoli sottostare a regole che lui solo comprende, in uno stadio di ignoranza poiché non vuole che siano consapevoli. Poi subentra il serpente (animale, demonizzato, personaggio che problematizza e che sostiene il cambiamento) che fa riflettere Eva (donna, anche lei demonizzata perché donna ovviamente, e per aver accolto il suggerimento del serpente) che convince Adamo a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza scatenando l’ira di Dio. Interessante come secondo Voltaire il serpente voglia liberare i due umani da una condizione di non-consapevolezza e di come la liberazione parta dalla donna, più attenta e lucida dell’uomo. Questi personaggi della Bibbia alla fine vengono puniti e cacciati via. La loro nudità viene a propria volta demonizzata.
Il corpo umano per la Chiesa non è mai stato un tempio da venerare come sacro, come unico strumento che ci permette di fare esperienza terrena (cosa in cui io credo molto), ma semplicemente reso materia impura di cui avere vergogna e da coprire. Un tempo anche da flagellare e tormentare col cilicio, ma per fortuna queste usanze masochiste sembrano essere scomparse.
L’istinto all’accoppiamento? Anch’esso intriso di connotazione negativa (non a caso Maria concepisce vergine, per carità) e pertanto represso di facciata (perché nella realtà nella storia le cose sono andate diversamente per buona parte del clero, e studi specifici del Medioevo lo dimostrano). La repressione, come si apprende da tristi notizie di abusi su minori che non smettono di cessare, non porta a niente di costruttivo e sano.
→ Perché la Chiesa è patriarcale, e il patriarcato ammala la nostra società
Per anni ho vissuto assuefatta dall’idea che dio fosse uomo. Anche su questo ci sarebbe tanto da dire.
Chi lo ha stabilito, se proprio ne esiste uno solo, che dio è maschio? Credo che la religione cattolica abbia creato a sua immagine e somiglianza la divinità che venera (e non che Dio abbia creato a sua immagine e somiglianza l’uomo) per giustificare il potere maschile sul femminile che nel suo squilibrio genera violenza, odio e crudeltà. Oggi come nei secoli e nei millenni scorsi nella Chiesa vi è un dislivello enorme fra i due sessi. Non esiste parità. Le donne (le suore) non hanno le stesse funzioni dei colleghi maschi (preti, frati, vescovi, papi). Questa cosa è davvero terribile.
E pensare che prima dell’avvento del cristianesimo (una delle prime religioni monoteiste) esistevano civiltà con culti portati avanti da sacerdotesse, come quelle della civiltà Egizia.
A mio avviso, il patriarcato dentro la Chiesa influisce su quello della società e dà manforte al sistema ancora misogino in cui siamo immerse/i.
→ Perché sono contraria alle ingiustizie
Fra le ingiustizie più efferate che vi siano mai state nella storia troviamo le monacazioni forzate delle ragazze. Ne accenna Manzoni ne I Promessi Sposi. Per secoli si andava di casa in casa a convincere le famiglie a far monacare le figlie giovani parlando delle bellezze dei conventi e dei benefici spirituali.
Le strutture cattoliche, gabbie esistenziali, alla fine erano quelle che raccoglievano più benefici di tutti: dai soldi inviati alle eredità delle ragazze, fino alla messa a disposizione stessa delle giovani.
Ragazzine strappate alla loro migliore età, costrette a non potersi innamorare, a non poter vivere una vita felice e libera, a dover coprire i capelli, a sentirsi solo spose di Gesù. Il solo pensiero mi mette i brividi. Creature obbligate alla devozione, fatte abituare alle privazioni e alla soppressione delle loro emozioni. In quante opere letterarie emerge il tentativo di rimanere in contatto con il mondo esterno e con l’amore? In Dante, Boccaccio, Francisco de Quevedo, Manzoni per l’appunto.. ovunque. La letteratura è piena di esempi di donne rinchiuse in monasteri e obbligate a condurre una vita innaturale.
Un esempio simile l’ho avuto in famiglia. Avevo una parente che si era fatta suora (o meglio, l’avevano convinta a farsi suora) da giovane e che ogni tanto andavo a trovare in convento.
Mi venne raccontato (non da lei, che non ne voleva mai parlare, ma da altri parenti) che andarono a casa sua a parlare delle bellezze della vita religiosa. Lei aveva circa 14 anni e proveniva da una famiglia agiata. Quando le domandai però se era stata contenta di quella scelta non ho mai avuto risposta. Nei suoi occhi, a dire il vero, notavo tristezza. Si illuminavano quando veniva lei a trovare noi, quando andavamo a prenderla, e poteva assaporare momenti di condivisione in famiglia, feste, unione. Poi il rientro in convento. Il luogo era freddo dal punto di vista emozionale, la sua camera una stanza grigia del tutto spoglia. Metteva ansia l’idea di vivere per sempre là dentro, in mezzo ad altre donne che tutto trasmettevano fuorché simpatia.
Una volta durante una visita – ero piccola – mangiammo un gelato insieme nel giardino del convento.
Mi cadde una goccia a terra. Nel giro di pochi secondi arrivarono delle formiche formando un gruppetto intento a mangiare di quel piccolo resto. “Che bello, guardate, mangiano il gelato!” dissi. Arrivò lei, con le sue calzature da suora ai piedi (il vestiario le uniforma), a calpestarle tutte strusciando in una sola volta il piede. Ci rimasi malissimo.
Chiesi perché, perché le avesse uccise. Mi rispose che la Superiora non voleva sporco nel giardino.
Sporco. Delle vite viste come sporco..
L’ultima volta che la vidi, perché poi decisi di non volerla più vedere, accadde una cosa che mi gelò il sangue. Eravamo andati a prenderla (non aveva mezzi suoi, essendo suora, ovviamente) e mentre stavamo salendo in auto si iniziarono a sentire dei miagolii disperati. C’era un gattino da qualche parte che piangeva. Iniziammo a cercarlo, io avevo un’ansia addosso incredibile. La sua voce si fece ancora più chiara vicino ad un tubo enorme conficcato nel terreno di un giardino di fronte al convento. Era rimasto non coperto da qualcuno che aveva interrotto i lavori e con ogni probabilità il micino era finito lì in fondo.
Provai a chiamarlo, rispose con un miagolio chiaro: sì, era lì in fondo. Brividi di paura.
Chiesi agli adulti (ero una bambina) di poter chiamare i vigli del fuoco per liberarlo. Avevo visto al telegiornale i vigili salvare altri gatti. Alla fine la parente suora tanto insistette ad andare via, dicendo che stavamo facendo confusione davanti al convento e che qualcuno poteva guardarci dalla finestra, che ottenne la nostra partenza. Io ero sul retro col volto rigato dalle lacrime, senza farmi vedere o sentire, verso il finestrino.
Fu l’ultima volta che volli vederla.
Dov’era il rispetto per le creature di Dio? del dio di cui aveva un anello all’anulare?
Pace all’anima sua, ovunque si trovi adesso.
• Sempre sul discorso monacazione forzata, ho trovato di recente questo articolo: la testimonianza di Charlotte Wells, ex suora di clausura. Non so se sia attendibile come fonte (ora che ci penso, nemmeno la Bibbia lo è), devo ancora informarmi meglio, ma se gli orrori descritti fossero veri non mi stupirebbe affatto.
→ Per solidarietà alle persone condannate per stregoneria
Nella mia Tesi di Laurea Triennale ho voluto dare voce e ricordare le donne che sono state vittime della Chiesa poiché accusate di stregoneria. Bastava poco per essere incriminate di nefandezze e per questo meritarsi tormenti, torture e condanna a morte. Bastava un neo (segno, per gli aguzzini, del patto col diavolo), essere troppo belle, essere troppo brutte, essere asociali o strane, non avere marito, desiderare apprendere, avere dimestichezza con le erbe spontanee, desiderare di aiutare altre donne con il parto ecc.
La Chiesa ha sulla coscienza un numero infinito di donne (ma anche bambini e uomini) arsi vivi, sepolti vivi o impiccati e bruciati al contempo per stregoneria. Perché dico la Chiesa? Perché tutto è nato da lì, e perché i principali testi per scovare, processare ed eliminare queste “adepte del demonio” furono scritti da uomini di chiesa.
Nel 1487 i due frati domenicani tedeschi Sprenger e Kramer scrissero un trattato intitolato “Malleus Maleficarum” su come eliminare le streghe. Un secolo dopo ancora si mietevano vittime. James I d’Inghilterra (fervente cattolico convinto di debellare la società dal male eretico) nel 1603 pubblicò una seconda volta (la prima nel 1597 ancor prima di diventare re) la sua trilogia “Daemonologie written in a forme of a Dialogue“.
Nella mia Tesi ho voluto ricordare monna Nanna, Diamante, Esmeralda e Cecca uccise a San Miniato per stregoneria, e Gostanza da Libbiano che fu tormentata nelle segrete del Castello di Lari (Pi) mezzo secolo dopo. Scempi di vite senza perdono.

→ Perché il suo simbolo non mi appartiene
Fra i simboli della Chiesa troviamo il crocifisso, ossia la rappresentazione di Gesù durante la sua morte. Alienandoci dalla simbologia di salvezza per l’umanità creata attorno a questa figura, a me arriva una percezione diversa. Non concordo con il voler ostentare il tormento, la violenza, la tortura inflitta a una persona che semplicemente aveva delle idee e ha dato la vita per esse.
La presenza di immagini dove la figura umana è vessata lanciano a livello inconscio altri messaggi…
→ Perché la Chiesa non ha mai rispettato la Natura
Ogni anno davanti a San Pietro viene collocato un abete secolare, abbattuto col solo scopo di abbellire la piazza, e da collocare davanti al colosso costruito (a quanto pare) con i soldi delle indulgenze.
Un atto di prevaricazione verso un elemento della natura che è indispensabile per la nostra stessa vita, continuum di abbattimenti eclatanti avvenuti nei secoli scorsi. Riguardo a ciò, condivido con voi un estratto dal libro “La Messa è Finita” di Michele Giovagnoli:
nell’anno 890 d.C., attraverso il concilio Namnetense, la Chiesa cattolica prende una posizione ufficiale e condanna a morte tutti gli alberi secolari presenti sul suo territorio, nonché tutti i boschi ritenuti sacri dalle popolazioni che ancora non si erano genuflesse alla croce. Le piante andavano eradicate, arse e al loro posto in molti casi veniva eretta una chiesa. Quest’ultimo passaggio denota benissimo l’identità del Parassita: “Non ‘spegniamo’ un luogo reso energeticamente forte da millenni di pratiche psichiche e di atti biologici, ma ne diventiamo noi i proprietari”.

→ Perché la Chiesa sostiene da sempre l’assoggettamento animale
Fra le cose che più detesto c’è proprio questa: la subordinazione delle altre specie.
Partiamo con la demonizzazione animale: per secoli sono stati attribuiti connotati negativi a determinati animali, o addirittura capacità malevole nei confronti degli esseri umani tanto da meritarsi di essere eliminati. Rettili (serpente come allegoria vivente del male), rospi, topi, ratti, ragni, pipistrelli, gatti neri..
Soprattutto quest’ultimi sono stati perseguitati come le donne durante i secoli in cui l’Inquisizione ha dato la caccia alle streghe con atti e rituali apotropaici quasi sempre violenti.
Gli animali poi sono da sempre stati tirati in ballo per sagre, eventi, tradizioni collegati alla Chiesa: cavalli costretti a correre per i vari palii, buoi costretti a trainare carri per traportare statuette venerate (ancora oggi accade, anche in Italia!), agnellini come simbolo di vita che risorge ecc.
Ovunque ancora si continuano a usare animali.

Per le altre creature presenti sulla terra non si è mai fatto abbastanza, anzi. Sempre state ritenute un gradino o più al di sotto della specie umana, esistenze di cui disporre e per giunta (per alcuni del clero) senza anima e quindi utilizzabili a piacere. Quanta follia.
La Chiesa attualmente vanta anche PRETI CACCIATORI. Preti che dicono la messa la domenica e che durante la stagione venatoria imbracciano un fucile per ammazzare gli animali. Che scempio di vite.
Sapevate poi che gli animali dei circhi vengono benedetti nel mese di dicembre?
Ho manifestato anni fa a Roma vicino San Pietro contro questa usanza.
In foto: il vostro (non è più mio, grazie a dio 😁) Papa mentre accarezza una tigre tenuta con una catena al collo. Rimanendo in tema Chiesa e circo, voglio ricordarvi che quest’anno a Vicopisano (PI) l’attendamento di un circo con animali è stato concesso dal Parroco in area privata della parrocchia.
Devo aggiungere altro?

→ Perché la spiritualità non ha nulla a che vedere con potere e soldi
Quanti soldi ha la Chiesa? Quanto potere esercita ancora nella società, sulle persone e sulle istituzioni statali? Quanti favori, sgravi, benefici, edifici, proprietà ha?
Personalmente, nella mia idea di spiritualità non c’è spazio per lussi, privilegi, potere, monete coniate, auto con vetri anti proiettile e soldati.
Per me spiritualità significa rispetto per la sacralità della vita, in ogni sua forma, cura della natura, sentirsi parte del mondo che ci ospita, proteggere e difendere le altre creature, avere consapevolezza di sé, essere grati per le esperienze terrene e spirituali, meravigliarsi di ogni bellezza.
Il mondo è il mio tempio, assieme al mio corpo.
A grandi linee, queste sono le macro-motivazioni che mi hanno portata definitivamente a prendere le distanze dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Di cose da dire ce ne sarebbero ancora, e nulla vieta che non torni qui su questo articolo a estendere la lista, ma generalmente a una mente razionale bastano questi punti per prendere una posizione.
Vero, c’è chi dice che non tutti siano così e che anche nel clero siano presenti brave persone: nessuno lo mette in dubbio. Sta di fatto, però, che anche decidere di prendere parte di una realtà simile dopo aver saputo del suo passato storico è una scelta. Per me discutibile.
Sono felice di aver contribuito a maturare un pensiero critico per molte persone.
Ci sono state alcune che mi hanno informato di essersi sbattezzate dopo aver visto il mio esempio.
Spero con tutto il cuore che si arrivi presto a un livello di consapevolezza tale da permettere la nostra specie di diventare autentica, forte, morale, empatica, e non bisognosa di alcun tipo di assoggettamento, incluso quello religioso.
A chi mi ha detto che con lo sbattezzo ho aperto le porte a Satana rispondo pubblicamente che no, non ho aperto le porte a nessun personaggio antagonista d’invenzione cattolica, ma le ho chiuse a un’istituzione che nei secoli ha assoggettato persone e animali e torturato e condannato a morte donne libere come me.
Buona consapevolezza a tutte/i voi.











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