Archivio mensile:gennaio 2026

Nocera Inferiore (SA) • Morto un Cavallo Sfruttato per la “Cavalcata dei Re Magi”

Lunedì 5 gennaio 2026.
A Nocera Inferiore, nella provincia di Salerno, va in scena la consueta rappresentazione folkloristico-religiosa della “Cavalcata dei Re Magi“. Per le strade del paese sfilano carrozze trainate dai cavalli. Uno di questi, intanto a far muovere un mezzo con a bordo tre persone lungo via Atzori, si accascia al suolo, e muore di fatica.

Il video pubblicato da Agri24.it mostra il drammatico momento in cui il corpo del povero animale, sospeso all’interno di un telo, viene issato e caricato a bordo di un mezzo mediante un braccio metallico per essere portato via. La sua vita da schiavo, la sua utilità per gli adoratori del Cristo è finita.

Lascia enormemente disgustati vedere come nel 2026 ancora vengano impiegati gli animali finanche nelle rappresentazioni religiose, quando le altre specie non credono in alcun dio e non hanno alcun culto. Fa indignare fino alla rabbia assistere a queste forme di sottomissione e di schiavitù, vergognosamente permesse dalle immorali leggi umane, che poi arrivano a far soccombere esistenze che non hanno MAI espresso consenso per il proprio impiego.

I cattolici credono nella figura di Gesù? Per loro il 6 gennaio è una data che ricorda i doni ricevuti da questi famigerati tre re magi? Non lo facciano pesare agli animali, ai quali non importa assolutamente niente delle tradizioni umane.
Essi, come noi, desiderano solo vivere liberamente la propria esistenza e non devono in alcun modo finire per essere impiegati in teatrini e piazzate pubbliche.

QUI un altro video della vergognosa sfilata che ha contemplato lo sfruttamento dei cavalli

Foto del 5 gennaio 2026 – Nocera Inferiore

Affinché questi esseri umani realizzino che è giunta l’ora di lasciare in pace gli animali, ho avviato una petizione nazionale per chiedere la fine del loro sfruttamento: la si può firmare cliccando QUI.
Oltre a tale manifestazione di dissenso, credo fermamente sia necessario esternalo anche attraverso una mail scritta e indirizzata alle realtà coinvolte in tutta questa vergogna: il Comune di Nocera Inferiore, la Chiesa del posto e l’intera collettività cattolica.

Testo e-mail da inviare:
Gentile Comune di Nocera Inferiore,
Gentile Sindaco,
Gentile Diocesi Nocera Sarno

ho appreso con enorme disgusto la notizia della morte di un cavallo sfruttato per trainare una delle carrozze in occasione della vostra “Cavalcata dei Re Magi” andata in scena lunedì 5 gennaio 2026 sera. Vi scrivo per esternarvi tutto il mio biasimo e per difendere queste esistenze la cui vita è messa alla mercé umana senza che loro abbiano mai dato il consenso.
Nel secolo in cui viviamo, nel millennio che ci vede cittadine e cittadini, trovo sconcertante che le altre specie vengano ancora sottomesse alla volontà umana, incluso quella più frivola.
Le altre forme di vita che esistono su questo pianeta non sono nostre schiave. Esse vivono al di là delle credenze, dei culti e delle religioni. Non hanno divinità, non credono in uno o più dei e sono libere dai condizionamenti della cultura. Per questa loro caratteristica, ma in primis perché sono esseri senzienti, devono essere lasciate in pace e non coinvolte con la coercizione finanche in rappresentazioni religiose.
Il 5 gennaio nel vostro paese è morto un cavallo, si è spezzata per sempre la vita di una creatura che non ha mai chiesto di venire usata per farvi divertire: che non accada mai più!
Il rispetto per la vita DEVE VENIRE prima del rispetto per statuette, simboli e tradizioni religiose.
Che Nocera Inferiore non mostri mai più il triste spettacolo della sottomissione animale!

Nome, Cognome, Città


Da inviare a:
protocollo@comune.nocera-inferiore.sa.it, sindaco@comune.nocera-inferiore.sa.it, servizioinformatico@diocesinocerasarno.it, parrocchias.prisco@libero.it,

Grazie a chi darà voce a queste creature sottomesse.



Carmen Luciano

Si rifiuta di scaldare un omogeneizzato di vitello nel suo locale: insulti e critiche a una ristoratrice vegana

Mercoledì 31 dicembre. Ultimo giorno del 2025. Ora di pranzo.
A Casale Monferrato il Vegan BistrotIl Pangolino” apre le porte alla clientela per accoglierla e coccolarla con piatti realizzati, con amore, con ingredienti interamente vegetali.
L’aria all’esterno è frizzante. Sono le ultime ore prima di accogliere un nuovo anno e la città è in fermento. Nel locale entrano numerose persone, fra cui un gruppo di dieci da far accomodare allo stesso tavolo.
Tutto procede regolarmente fino a quando arriva una richiesta particolare che, come una nota stonata, incrina il flusso di armonia: poter scaldare un omogeneizzato al bimbo di sette mesi.
Non un omogeneizzato qualsiasi: una pappa a base di vitello.
La titolare risponde che non può e non desidera farlo, nel suo locale dove dalle pentole non passano esseri senzienti. Argomenta le sue ragioni, spiega che nella cucina non possono arrivare alimenti esterni, ma la richiesta si fa sempre più insistente. Cerca un punto di incontro. Propone di portare dell’acqua calda per scaldare al tavolo la “pappa”, ma il clima si fa sempre più teso. Viene appellata “psicopatica talebana di merda”. Lei li invita ad andare fuori dal suo locale. Il gruppo esce, e anche altre persone decidono di andare via. Seguono recensioni su Google, rigorosamente lasciate con profili dalla dubbia veridicità, volti a continuare a screditare l’attività etica.
La titolare si sfoga sul suo profilo personale, incredula e amareggiata per la violenza subita.
Perché di questo si tratta: violenza.

Ciò che è successo a Il Pangolino Vegan Bistrot accade più spesso di quanto non si possa immaginare. Non è raro che nelle attività vegane, quelle gestite da persone che hanno fatto una determinata scelta di vita che rispetta ogni specie, arrivino richieste simili.
Per chi non ancora ha abbracciato un modus vivendi non violento possono apparire banali eccezioni, ma per chi ha fatto dell’empatia, della consapevolezza e dell’antispecismo dei pilastri della propria esistenza, non sono altro che un oltraggio ai propri ideali.

Chiedere di scaldare resti animali in locali dove l’armonia in cucina non è mai stata inquinata dalla presenza di cadaveri di altre specie, dove i resti sfigurati altrui non sono mai stati conservati in frigo o l’altrui sofferenza saltata in padella, non è altro che una forma di violenza, mista a mancanza di rispetto senza eguali. E non è come quando si chiede a un locale di fare delle opzioni vegetali, portandolo a fare un passo in avanti verso il rispetto per gli animali: chiedere a un locale vegano di cucinare o scaldare animali significa non avere rispetto né di loro né delle persone che lo gestiscono.

Ricordo bene quando a un evento di raccolta fondi da me organizzato per aiutare gli animali arrivò una richiesta simile: fare un’eccezione per qualcuno, preparando un piatto non vegano al di fuori del menu prestabilito. La mia risposta fu ferrea: NO. No, per rispetto delle creature che a miliardi vengono fatte nascere col solo ‘obbligo’ di cedere il loro corpo e morire ammazzate in mattatoio. No perché quella era una cena benefica e non dovevano esserci vittime sui tavoli. E poi, nessuno sarebbe morto se per una sera non avesse mangiato animali morti.
Pertanto, massima solidarietà a questa ristoratrice che ha dimostrato di amare veramente le creature che la nostra infelice specie sottomette, schiavizza e annienta brutalmente.

Il post su Facebook
Alice Giacobone, titolare de Il Pangolino Vegan Bistrot, ha pubblicato un lungo post sul suo profilo personale, che in poche ore ha raccolto decine di commenti di conforto.


“Vorrei raccontare un episodio molto spiacevole accaduto il 31 a pranzo. Arrivano in 10 nel mio locale, e subito chiedono di farmi scaldare una pappa di vitello e patate in cucina (poi in una recensione definita a base di tacchino, ma poco cambia) ovviamente spiego che non posso e non voglio farlo per due ragioni importanti. La prima ragione è che tendenzialmente, se si sceglie di mangiare in un locale vegano, si devono rispettare le motivazioni etiche, e quindi non introdurre carne. la seconda, non meno importante, è l’impossibilità di introdurre cibi dall’esterno per ragioni igienico sanitarie, soprattutto in una cucina, rischiando di contaminare tutto. Questa è stata la mia spiegazione, assolutamente non accettata; sono stata insultata, ho invitato queste persone a uscire dal mio locale, ma hanno continuato a insistere affinché io scaldassi la pappa al bimbo di sei mesi. Il problema si poteva risolvere fornendogli dell’acqua calda, affinché potessero scaldare il pasto al bimbo, ma dopo essere stata definita “psicopatica talebana di merda“, il mio unico desiderio era che se ne andassero. Facendo leva sul povero bimbo affamato per colpa della strega vegana cattiva, hanno convinto altre quattro persone a lasciare il locale. Il risultato di questa storia lo si può vedere tra le ultime recensioni, tutte da una stella, con spiegazioni abbastanza romanzate. Mi dispiace per quei quattro potenziali clienti che hanno assistito alla parte finale della rappresentazione, empatizzando solo per il povero bimbo affamato (oltretutto, parti da Milano col pargoletto e non ti preoccupi di fornirti di un scalda vivande? Deve essere sempre responsabilità degli altri?). Esiste gente che sceglie di entrare a casa degli altri e dettare legge: ad un no scatta il ricatto, la minaccia, la vendetta, senza punti d’incontro. Ho subito un abuso, e non so come trovare pace”

Mi auguro con tutto il cuore che, al contrario del sentimento provato, questa titolare coerente con i propri ideali e realmente rispettosa degli animali trovi presto pace. Mi auguro altresì che questo suo gesto di naturale e spontanea difesa delle altre creature e dell’identità del proprio locale venga stretto da un abbraccio dalla clientela empatica.
Quando capiterò da Casale Monferrato non mancherò di sedere a uno dei tavoli di questo locale dove gli animali non sono ingredienti né pasto, ma esseri senzienti da rispettare anche dopo la morte imposta.

Agli artefici di tale richiesta, nonché autori delle recensioni pessime scritte sul locale, auguro che la metempsicosi in cui credeva fortemente Pitagora, filosofo e fra i più illustri pensatori vegetariani, sia solo una suggestione: se fosse al contrario vera, rischierebbero di poter rinascere con fattezze animali, magari di vitello, e fare esperienza di cosa vuol dire esistere da non-umani schiavizzati in un pianeta dove la crudeltà umana è senza limiti.


Carmen Luciano

Questa foto l’ho scattata in Nuova Zelanda nel 2018. Ho teso le mani oltre il filo elettrico per accarezzare un giovane vitellino dalla vita segnata. Sono passati anni da questo scatto, ed io so già dentro di me che questa povera esistenza ha fatto una fine orribile. Le ho chiesto scusa. Le ho detto che stiamo facendo di tutto per far smettere i nostri simili di schiavizzare, dare tormento e massacrare ogni specie che ha la sfortuna di nascere su questo pianeta invaso dalla nostra razza.



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Il Pangolino – Vegan Bistrot
Via S. Evasio 35, 15033
Casale Monferrato (AL)
tel: 0142 233915
Pagina Facebook: Il Pangolino – Vegan Bistrot

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