Archivio dell'autore: Carmen Luciano

°°Novità My Best Veggie: Le CheeseCake Vegan°°

Ciao a tutt*! 🙂
Oggi, curiosando tra gli scaffali di un punto vendita Lidl ho trovato nel banco frigo una novità 100% vegetale della linea My Best Veggie che voglio mostrarvi. Si tratta di cheesecake monoporzione preparate con soli ingredienti vegetali, in due varianti di gusto: mirtillo e frutto della passione.

Ogni confezione racchiude due porzioni d 100 grammi ciascuna, ed il costo è di 1,79 euro. Trovandole dall’aspetto molto invitante, ne ho prese due confezioni al mirtillo e una ai frutti di bosco.

Qui di seguito la parte retro della confezione, con indicati ingredienti e valori nutrizionali.


Avevate già trovato questi dolcini vegani nella filiale Lidl vicino casa vostra? E se li avete acquistati, cosa ne pensate? Fatemi sapere.
Presto li assaggerò e saprò dirvi la mia opinione.

Vi ricordo che sul mio blog è presente una guida completa agli acquisti vegan nei supermercati, fra cui proprio quelli della catena LIDL.

Alla prossima segnalazione!

Carmen

°°[Psicologia] La Ricerca della Felicità°°

 Nuovo appuntamento con la rubrica della Dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa. Il tema del presente articolo è la felicità e la sua ricerca.
Buona lettura!



LA RICERCA DELLA FELICITÀ




Ognuno di noi vuole essere felice, a suo modo.
Dove ricerchiamo la nostra felicità?
C’è chi la cerca nel/la propri* partner, nella famiglia, specialmente nei figli,  nella carriera e nel successo, nella realizzazione personale, nelle cose materiali possedute, negli svaghi.
Ecco, tutte queste variabili sono condizioni esterne.

Però la felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma dal proprio stato interiore. Questo infatti spiega come mai due persone poste nello stesso identico luogo a fare la stessa identica cosa, che hanno gli stessi soldi e lo stesso prestigio, possano essere una felice e l’altra infelice.
Cosa cambia?

Cambia l’atteggiamento mentale; per cui per essere felici, occorre controllare i propri pensieri.

Lo Psicologo William James sostiene che: “L’azione sembra seguire lo stato d’animo, ma in realtà azione e stato d’animo sono contemporanei; e controllando l’azione, che dipende direttamente dalla volontà, si può indirettamente controllare anche lo stato d’animo, che invece non lo è“.

Quindi possiamo scegliere di essere felici. Sembra assurdo e sconvolgente, ma la nostra felicità dipende da NOI.

Da dove partire?
Da un gesto semplicissimo: il sorriso.

Vi siete mai chiesti quanto costa un sorriso?
Non costa niente, è gratis ed ha solo effetti positivi, sia per te che lo fai, sia per chi lo incontra.
Chi sorride vive meglio, si ammala meno, insegna meglio, se la cava meglio, cresce figli più felici perché un sorriso è molto più comunicativo di una minaccia, l’incoraggiamento è un sistema educativo più efficace della repressione (come dice Mc Connell, uno psicologo del Michigan).
Il sorriso fa bene a chi lo mette in atto e a chi lo riceve, anche tra persone sconosciute. Un sorriso ci accoglie, ci fa sentire a proprio agio, ci comunica gioia, ci riscalda l’anima.
Il sorriso mette di buon umore, anche in una giornata nera, anche quando pensiamo che non ci sia proprio niente da sorridere.
Allora non ci resta che sorridere. Sorridendo faremo un immenso regalo sia a noi stessi che a chi riceverà il nostro sorriso.
Affrontare la vita col sorriso permette di avere uno spirito propositivo e costruttivo, di non appesantirci senza sprecare energie.
Anche il sorriso interno o riflesso allo specchio ci aiuta. Provare per credere.

Una vignetta carinissima mostra 2 persone, una delle quali ha in mano un barattolo con scritta l’etichetta “felicità”.
L’altro chiede: “Dove l’hai trovata?”
Ed il possessore del barattolo risponde: “Me la sono fatta da solo“.
Ecco quindi il suggerimento: costruisciti la tua felicità, che non debba dipendere da nessun altro al di fuori di te


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°°Smettere di Mangiare Animali Aumenta il Rischio di Depressione?°°

Di recente è stato condotto uno studio dalla University of Alabama intitolato “Meat and Mental Health: A systematic review of meat abstention and depression, anxiety and related phenomena” pubblicato sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition.
Nonostante ci siano studi che affermino l’esatto contrario, stando a questa ricerca un terzo dei vegetariani sarebbe incline a mostrare sintomi di depressione.

Vorrei, in merito a ciò, scrivere e condividere con voi il mio pensiero.

Sarebbe interessante se la stessa University of Alabama spendesse le stesse energie e lo stesso impegno in una nuova, strabiliante ricerca dal titolo “come si può non rischiare la depressione venendo a conoscenza dell’inimmaginabile trattamento degli animali allevati e l’impatto degli allevamenti sull’ambiente, nonché quello dell’alimentazione a base di resti animali sulla salute umana“.

Prima di diventare vegetariana (nel 2002, all’età di 12 anni) sicuramente la mia vita era più leggera. Ma questo non perché mangiassi carni, pesci, uova o bevessi latte di altre femmine. Figuriamoci.
La mia vita era leggera perché vivevo beatamente nell’ignoranza.
La stessa ignoranza nella quale sguazzavano gli altri attorno a me.

Ignoravo tante cose: che ciò che masticavo e ingerivo servisse a nutrire il mio organismo, che quello che spesso trovavo nel piatto fossero animali, che la dieta di un individuo determina (assieme ad altri fattori) la sua salute e molte altre cose.
Soddisfacevo i miei bisogni senza molto riflettere sul come e mediante cosa venivano soddisfatti.

Poi, l’inizio dei dubbi e delle domande.

Perché i gatti erano liberi di vagare dove volevano e i loro cuccioli destavano tenerezza?
Perché i cani erano tenuti a catena davanti casa o davanti al capanno degli attrezzi a fare la guardia, e se le cagne partorivano accadeva che venivano disseminati per le campagne a morire di stenti?
Perché i maiali venivano tenuti in spazi piccolissimi costretti a mangiare nella loro stessa merda, per poi essere ammazzati verso natale?
Perché i conigli dovevano stare in gabbiette minuscole, con i peli delle zampe gialli di urina, dentro ambienti dall’odore acre a fare figli su figli da uccidere?
Perché le galline dovevano razzolare sul cemento confinate da una rete, e se non facevano uova erano pure delle “stronze”?

Perché accadeva tutto questo?

Mi sono chiesta tante cose. Alle domande, ai dubbi ho cercato la risposta: perché vivevo, e vivo, in una società umana dove le altre specie sono scambiate per proprietà, beni, cose da sfruttare fino alla morte.

Una gallina “ovaiola” in gabbia deceduta per colpa dell’industria delle uova.

E allora dopo aver riflettuto ed esserti res* conto dello schifo che hai intorno ti domandi: ma perché? Perché deve esistere tutto ciò? Perché così tanta cattiveria gratuita? Perché tutto questo dolore?

E purtroppo a tali quesiti non ho ancora trovato una risposta.

Sarà forse perché la nostra natura è questa? Quella di spargere sangue innocente? Sarà forse perché veramente una divinità ci ha detto che quanto possono vedere i nostri occhi è roba nostra?
Sarà per caso per il fatto che noi siamo noi e gli animali sono loro?




Quando si diventa vegetariani, e vegani, lo credo bene se si rischia di vivere momenti di depressione: con tutto il male che la nostra specie affligge alle restanti altre che hanno la sfortuna di condividere con noi il mondo è una reazione più che motivata.
Immagini il mondo che ci sarebbe se tutti rispettassero come rispetti tu la vita: hai davanti a te quell’immagine idilliaca ma non puoi sfiorarla con le dita perché la forza dell’amore e della compassione è piegata al vile denaro.

Quindi?
Che fare?
Continuare a mangiare animali, sbattendosene della sofferenza altrui e fingendo, anzi illudendosi fermamente, che quanto accade a MILIARDI di esseri viventi sia più che giusto e lecito?
Magari dando ascolto a persone che guadagnano promuovendo il consumo di carne, immuni dal provare vergogna nel tenere in mano pezzi di corpi smembrati sfoggiando un falsissimo sorriso?

Mai.
Piuttosto mi tengo il rischio di incontrare sul mio cammino depressione.
Dalla depressione ci si può risollevare.
Da una mentalità affetta da antropocentrismo e dall’essere spregevoli, un po’ meno.


Per tutti gli animali catturati e tenuti prigionieri per soldi, per tutti quelli fatti nascere col solo fine di morire e cedere il proprio corpo, per tutti quelli seviziati, torturati, sperimentati, fatti a pezzi, oltraggiati nel corpo e nella psiche io andrò avanti lungo questo cammino di consapevolezza intrapreso 18 anni fa, trasmettendola il più possibile agli altri.
Con tutte le mie forze. Con tutte le mie energie.
Per tutti i giorni che la vita vorrà concedermi.


Note della Dottoressa Luciana Baroni

Per aiutarvi a sviluppare il vostro senso critico:
✅Andate sempre a vedere a fine del testo, prima della bibliografia, alla voce FUNDING
✅ in questo caso troverete: ‘This study was funded in part via an unrestricted research grant from the Beef Checkoff, through the National Cattlemen’s Beef Association. The sponsor of the study had no role in the study design, data collection, data analysis, data interpretation, or writing of the report’.
Cioè l’industria della carne ha finanziato uno studio che conclude come non mangiare carne provochi depressione.
✅Lascio a voi ogni riflessione in merito.

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