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°°Smettere di Mangiare Animali Aumenta il Rischio di Depressione?°°

Di recente è stato condotto uno studio dalla University of Alabama intitolato “Meat and Mental Health: A systematic review of meat abstention and depression, anxiety and related phenomena” pubblicato sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition.
Nonostante ci siano studi che affermino l’esatto contrario, stando a questa ricerca un terzo dei vegetariani sarebbe incline a mostrare sintomi di depressione.

Vorrei, in merito a ciò, scrivere e condividere con voi il mio pensiero.

Sarebbe interessante se la stessa University of Alabama spendesse le stesse energie e lo stesso impegno in una nuova, strabiliante ricerca dal titolo “come si può non rischiare la depressione venendo a conoscenza dell’inimmaginabile trattamento degli animali allevati e l’impatto degli allevamenti sull’ambiente, nonché quello dell’alimentazione a base di resti animali sulla salute umana“.

Prima di diventare vegetariana (nel 2002, all’età di 12 anni) sicuramente la mia vita era più leggera. Ma questo non perché mangiassi carni, pesci, uova o bevessi latte di altre femmine. Figuriamoci.
La mia vita era leggera perché vivevo beatamente nell’ignoranza.
La stessa ignoranza nella quale sguazzavano gli altri attorno a me.

Ignoravo tante cose: che ciò che masticavo e ingerivo servisse a nutrire il mio organismo, che quello che spesso trovavo nel piatto fossero animali, che la dieta di un individuo determina (assieme ad altri fattori) la sua salute e molte altre cose.
Soddisfacevo i miei bisogni senza molto riflettere sul come e mediante cosa venivano soddisfatti.

Poi, l’inizio dei dubbi e delle domande.

Perché i gatti erano liberi di vagare dove volevano e i loro cuccioli destavano tenerezza?
Perché i cani erano tenuti a catena davanti casa o davanti al capanno degli attrezzi a fare la guardia, e se le cagne partorivano accadeva che venivano disseminati per le campagne a morire di stenti?
Perché i maiali venivano tenuti in spazi piccolissimi costretti a mangiare nella loro stessa merda, per poi essere ammazzati verso natale?
Perché i conigli dovevano stare in gabbiette minuscole, con i peli delle zampe gialli di urina, dentro ambienti dall’odore acre a fare figli su figli da uccidere?
Perché le galline dovevano razzolare sul cemento confinate da una rete, e se non facevano uova erano pure delle “stronze”?

Perché accadeva tutto questo?

Mi sono chiesta tante cose. Alle domande, ai dubbi ho cercato la risposta: perché vivevo, e vivo, in una società umana dove le altre specie sono scambiate per proprietà, beni, cose da sfruttare fino alla morte.

Una gallina “ovaiola” in gabbia deceduta per colpa dell’industria delle uova.

E allora dopo aver riflettuto ed esserti res* conto dello schifo che hai intorno ti domandi: ma perché? Perché deve esistere tutto ciò? Perché così tanta cattiveria gratuita? Perché tutto questo dolore?

E purtroppo a tali quesiti non ho ancora trovato una risposta.

Sarà forse perché la nostra natura è questa? Quella di spargere sangue innocente? Sarà forse perché veramente una divinità ci ha detto che quanto possono vedere i nostri occhi è roba nostra?
Sarà per caso per il fatto che noi siamo noi e gli animali sono loro?




Quando si diventa vegetariani, e vegani, lo credo bene se si rischia di vivere momenti di depressione: con tutto il male che la nostra specie affligge alle restanti altre che hanno la sfortuna di condividere con noi il mondo è una reazione più che motivata.
Immagini il mondo che ci sarebbe se tutti rispettassero come rispetti tu la vita: hai davanti a te quell’immagine idilliaca ma non puoi sfiorarla con le dita perché la forza dell’amore e della compassione è piegata al vile denaro.

Quindi?
Che fare?
Continuare a mangiare animali, sbattendosene della sofferenza altrui e fingendo, anzi illudendosi fermamente, che quanto accade a MILIARDI di esseri viventi sia più che giusto e lecito?
Magari dando ascolto a persone che guadagnano promuovendo il consumo di carne, immuni dal provare vergogna nel tenere in mano pezzi di corpi smembrati sfoggiando un falsissimo sorriso?

Mai.
Piuttosto mi tengo il rischio di incontrare sul mio cammino depressione.
Dalla depressione ci si può risollevare.
Da una mentalità affetta da antropocentrismo e dall’essere spregevoli, un po’ meno.


Per tutti gli animali catturati e tenuti prigionieri per soldi, per tutti quelli fatti nascere col solo fine di morire e cedere il proprio corpo, per tutti quelli seviziati, torturati, sperimentati, fatti a pezzi, oltraggiati nel corpo e nella psiche io andrò avanti lungo questo cammino di consapevolezza intrapreso 18 anni fa, trasmettendola il più possibile agli altri.
Con tutte le mie forze. Con tutte le mie energie.
Per tutti i giorni che la vita vorrà concedermi.


Note della Dottoressa Luciana Baroni

Per aiutarvi a sviluppare il vostro senso critico:
✅Andate sempre a vedere a fine del testo, prima della bibliografia, alla voce FUNDING
✅ in questo caso troverete: ‘This study was funded in part via an unrestricted research grant from the Beef Checkoff, through the National Cattlemen’s Beef Association. The sponsor of the study had no role in the study design, data collection, data analysis, data interpretation, or writing of the report’.
Cioè l’industria della carne ha finanziato uno studio che conclude come non mangiare carne provochi depressione.
✅Lascio a voi ogni riflessione in merito.

°°Se le Persone sono Fatte di Carne, Perché Mangiamo Solo gli Animali?°°

Stamattina, durante la lezione dell’interessante corso di Letterature Comparate che sto seguendo all’Università di Pisa, ho avuto modo di apprendere nuove informazioni utili sulle dinamiche del modus operandi umano che portano allo specismo.

Il corso, tenuto dal professor A. Grilli ed incentrato sulla paura (horror) e tutto ciò che ruota intorno ad essa, fino ad oggi mi ha permesso di conoscere la differenza fra paura vera e spavento simulato, nonché i loro effetti sul soggetto sottoposto a tale emozione.

In merito alla paura reale, ho scoperto che essa deriva dalla fobia (dal greco Phobos – Φόβος) di predazione congenita e innata negli esseri umani.
Anche se della nostra specie di appartenenza è stata fatta passare solo l’idea di
umano= predatore (avvalorando la tesi prendendo pitture rupestri di caccia & co d’esempio), l’umano è anche preda. Lo è stato, e accidentalmente lo è tutt’oggi.
La paura di essere predati equivale ad avere il timore, il terrore che il predatore ci raggiunga e ci annienti fisicamente, portando a compimento il processo di desoggettivazione del nostro essere.

C’è stato dunque un periodo storico in cui la specie umana era predata, ed anche se i documenti storici non lo mettono in evidenza, questa paura è rimasta cristallizzata in noi come sentimento arcaico.

– Se siamo stati prede, perché la maggioranza di noi si sentono al vertice del creato?

Mera autosuggestione.

In natura non esistono scale d’importanza fra una specie e le altre. Esistono solo le specie e determinate leggi alle quali per istinto esse sottostanno, che permettono il mantenimento dell’equilibrio.
I vegetali presenti sulla terra vengono mangiati dagli erbivori. Gli erbivori vengono cacciati dai carnivori, che a loro volta vengono cacciati da altri carnivori.
In questo modo, nessuna specie risulta in eccesso.
La nostra invece, con presunzione, si è dissociata da tale quadro ed ha così iniziato un processo di distruzione che influisce negativamente anche su di essa.
Gli animali erbivori macellati ogni anno vengono forzati a riprodursi incessantemente per sopperire alla richiesta di carne e di derivati animali. In un solo anno, riusciamo a far nascere e a far morire un numero di individui che la natura ospiterebbe nell’arco di decine e decine di anni.

Nei millenni l’essere umano ha costruito una cultura intorno a sé e si è auto-attribuito un valore. Sia con mezzi laici che con mezzi religiosi.
Dal punto di vista laico, egli si è attribuito capacità intellettive superiori alle altre specie, disponendo di questo dettaglio come pretesto per dominarle e ucciderle. In poche parole, solo poiché visti “intellettualmente inferiori”, gli animali sono alla mercé dell’uomo. Curioso constatare però come questo non accada con gli umani con danni cerebrali e dunque dalle assenti capacità cognitive.
Dal punto di vista religioso, ha deciso che l’entità alla quale affidarsi moralmente lo avrebbe creato a sua immagine e somiglianza, dotandolo di anima, di cui gli animali sarebbero sprovvisti.

In realtà, il concetto di anima sarebbe un puro artefatto concettuale tenuto in piedi, assieme alle altre qualità, da costruzioni sociali convenzionali ben precise che continuano ad esistere grazie alla convinzione diffusa.
L’essere umano, che vede in sé un non-animale e che vede negli animali dei non-umani, ha creato la contrapposizione uomo-animale per avvalersi del diritto di disporre della materia organica delle altre specie: i loro corpi.

E’ da questa contrapposizione che in tema “catena alimentare” esso si colloca esclusivamente al vertice, pensando di sovrastare ogni altra specie a suo avviso predabile. Anche solo la possibilità ipotetica di essere predati è esclusa.

tras los muros 1
– Perché se gli umani sono fatti di carne, sono convinti di potere e di avere il diritto di mangiare la carne degli animali?

Il concetto di uomo come preda è stato fortemente demonizzato dalla società.
La demonizzazione della predazione umana ha spronato l’uomo a diventare predatore verso altre prede.

Il solo pensiero di essere mangiati metterebbe in crisi l’umanità che per solidarietà categoriale piange dei rari umani che finiscono digeriti da grandi predatori (squali, leoni..), mentre non si fa scrupolo di allevare e di smontare letteralmente l’esistenza di miliardi di animali ogni anno, solo per scopo alimentare.
Gli animali sono costretti a morire anche se scappano davanti alla furia distruttrice umana.

tras los muros 2

– Gli uomini sono ciò che hanno propagandato di essere nei secoli?

No. L’esaltazione di se stessi risulta eccessiva e tendenziosa. E le motivazioni che hanno trovato, inventato, diffuso e date per vere per continuare a spargere sangue sono frutto di un processo ideologico (significato Marxista). La figura dell’uomo superiore alle altre specie è artificiosa. Le sue motivazioni sanguinarie indebite.

– E’ cambiata nella storia la visione di sé per l’uomo?

Sì. Soprattutto negli ultimi due secoli, nei quali si è verificata la crisi dell’antropocentrismo. Grazie alla teoria evoluzionistica di Charles Darwin l’uomo ha ridimensionato il suo ego smisurato ritrovandosi ad essere animale in mezzo ad altri animali.
Inoltre, la fondazione della Società Vegetariana (30 Settembre 1847, Ramsgate – Kent) e di quella Vegana un secolo dopo (1 Novembre 1944 – Regno Unito) hanno e stanno diffondendo idee che vanno a smontare ogni sorta di artificio specista.

Immagine correlata

 

Cosa deve pensare chi ancora mangia animali e crede di farlo per ovvi motivi?
Personalmente, penso debba accettare l’idea di essere una persona totalmente integrata in un modus vivendi precostruito, totalmente sbagliato nella morale e controproducente dal punto di vista ambientale e salutare.
Almeno io, quando ho capito che non esisteva solo questo modo di esistere mi sono sentita veramente in gabbia. Ma dalle gabbie si può uscire.

Cosa può pensare di sé chi invece ha smesso di mangiare animali?
Sempre a mio avviso, può con tutta tranquillità pensare di aver intrapreso un modo di vivere logico sottraendo la propria persona a regole irrazionali umane e sottraendo gli animali da crudeltà gratuita e immotivata.

Al prossimo articolo.

Carmen.

°° 25 Febbraio: Animal Equality a Pisa! °°

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Fin dalle sue primissime celebrazioni il Carnevale prevedeva lo scioglimento temporaneo da obblighi e gerarchie. A questo conseguiva quindi un periodo di capovolgimento di ruoli e costumi: nobili e schiavi erano temporaneamente liberati dalle differenze di classe sociale. Ancora oggi travestimenti, colori ed ironia sono tratti fondamentali di questa ricorrenza in cui troviamo però nuovi protagonisti. Non si tratta più di una momentanea libertà dalla classe d’appartenenza, adesso il travestimento rende libera la creatività e i sogni di ognuno. Possiamo fingerci guerrieri intergalattici, vestire i panni di un politico o di un cantante famoso, travestirci da principessa con diademi e lunghe trecce, non curanti di genere, possibilità economiche, razza.. e neppure di specie! Ebbene sì, a Carnevale, come tutti ben sanno, tra i travestimenti più comuni troviamo proprio gli animali!

Lunghe orecchie e code a batuffolo come gli allegri coniglietti, tante macchie e lunghe code come le dolcissime mucche, rosei nasi schiacciati con codine arricciolate come i simpatici maiali!
Ecco i protagonisti del nostro carnevale, che troverete al punto informativo Animal Equality!
Volete veramente mettervi nei panni degli animali da cui amate travestirvi?
Io ed altri volontari di Animal Equality vi aspettiamo dalle ore 11 alle ore 18, sabato 25 febbraio in Corso Italia a Pisa con il progetto iAnimal!

Grazie al nostro ultimo progetto di realtà virtuale a 360 gradi daremo la possibilità a chiunque lo desideri di immedesimarsi ulteriormente nelle vite di questi animali, destinati purtroppo all’industria alimentare.

 

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