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°°Essere i soli Vegan fra Parenti Onnivori: Come Resistere?°°

Stamattina ho ricevuto un messaggio da parte di una ragazza. Tema principale: come resistere in una famiglia composta da sole persone onnivore.

“Ciao Carmen, quando hai tempo e se hai voglia vorrei chiederti di raccontarmi come in famiglia hai gestito chi non mangia vegan. Ho letto la tua storia di quando eri piccola che uccidevano il maiale. Mi chiedevo, il tuo cambiamento come lo hanno preso? E soprattutto ora i tuoi famigliari sono onnivori? Ti chiedo questo perché sono arrivata al punto di non sopportare nemmeno la mia famiglia. Mi sento circondata da gente insensibile. Dovrei prendermela di meno forse ed essere più di esempio”.

Dal momento che ho ricevuto più di una volta questa domanda, ho realizzato un video per cercare di rispondere fornendo qualche consiglio in base alla mia esperienza. In quasi 16 anni ho notato un enorme cambiamento anche nei miei modi di relazionarmi con gli altri aventi idee e atteggiamenti diversi.

Buon ascolto!


Carmen

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°°I Vegani in Tempo di Guerra non avrebbero “fatto storie” per la Carne?°°

Vorrei vederli in tempo di guerra. Altro che. Si sarebbero mangiati di tutto senza fare storie”.

Sono solo figli viziati che non sanno cosa vuol dire fare la fame“.

Se fossero nati ai tempi dei miei nonni col cavolo avrebbero rifiutato la carne“.

Questi sono alcuni, fra i più “civili”, commenti di critica che leggo spesso sulle persone vegane come me. Commenti lasciati sui social network, un po’ ovunque, per denigrare la scelta di chi per volontà e raziocinio ha deciso di non alimentarsi più di corpi animali e di materie derivate da essi. Commenti scritti col fine di sminuire un intento tanto nobile (perché lo è) cercando di farlo passare per atteggiamento da “viziati” di “persone agiate”.

Con questo articolo voglio smontate questa tesi. E quale risposta migliore se non quella dell’esperienza vera e diretta dei miei nonni e parenti?

Ai tempi di guerra, così tanto menzionati da chi non li ha vissuti e suppone che in quel clima si accettasse di tutto, i miei bisnonni non si sono potuti permettere la carne per tantissimo tempo. Il “benessere alimentare” è arrivato dopo decenni. [Domandiamocelo: è forse benessere poter mettere nel carrello tutto quello che vogliamo, confezionato in plastica e preparato settimane, mesi, anni prima?]

La carne era uno status sociale, proprio questo “alimento” era per persone ricche, e le macellerie non avevano di certo la fila di contadini davanti alla porta. 

“La carne fa bene, senza carne il tuo organismo è debole e rischi di ammalarti” esordì un pomeriggio mia nonna prendendo in esempio me, che dall’età di 12 anni iniziai a rifiutarla smettendo definitivamente di mangiarla.

“Ma non è vero. Perché, noi quanta carne mangiavamo?” rispose mia zia, sua sorella maggiore, per ammonirla lasciandomi stupita per il suo intervento.

“Non ne mangiavamo quasi mai. Se è vero a Natale. C’erano i cibi dell’orto, i cereali, i legumi.. soprattutto i fagioli. Il pane fatto in casa, la pasta fatta in casa. Qualche uovo di quelle pochissime galline che avevamo, ma eravamo in tanti figli e quanto ne toccava a tutti?” iniziò a raccontare mentre mia nonna le dava ragione.

“Mi ricordo ancora quando un Natale non avevamo proprio niente, se non un pulcino. Un pulcino solo da dividere in quasi 10 persone. Papà arrivò in cucina con questo pulcino per cucinarlo” disse.

Mi immaginai la scena immedesimandomi nel piccolino, smarrito e senza mamma, in mezzo a giganteschi umani. Tenuto stretto con le ali bloccate al corpo, fra due mani. Impaurito e senza (o forse con) un’idea precisa di cosa gli sarebbe successo.

“E lo avete ucciso lo stesso, zia?” chiesi nella speranza che lo spirito natalizio avesse scaldato una sorta di pietà congelata.

“Sì, era Natale e avevano solo quello. A Natale almeno un po’ di carne si portava in tavola, sennò che Natale era” spiegò.

“E come lo avete diviso in tanti?” chiesi visualizzando in mente un esserino solo preteso da così numerosi individui.

“Cucinammo pasta in brodo, con il pulcino” concluse.

In tempo di guerra, nella mia famiglia, la possibilità di mangiare carne non c’era. Non c’era nemmeno per la mia cara bisnonna, classe 1913, vissuta fino all’età di 102 anni nonostante (o per meglio dire grazie?) la sua dieta povera di proteine animali. E sono sicura che tale possibilità non vi fosse nemmeno in tante altre famiglie, magari le stesse di chi oggi esordisce che il veganismo è una moda.

Le mode sono passeggere e vengono lanciate dai piani alti della società per influenzare le masse, per darci un percorso da seguire come biglie su un viottolo. Il veganismo semmai è un MODO di vivere che nulla ha a che vedere con l’omologazione, essendo di per sé la ribellione stessa all’omologazione onnivora.

Sarebbe stato bello parlare con antenati vegani, ma non ci è possibile. 

Se non abbiamo fonti inerenti a persone sensibili vissute nel periodo di guerra, è anche grazie alla scarsa alfabetizzazione. Anche se il pensiero di pochi fosse stato divergente, l’impossibilità di lasciarlo per scritto ha fatto morire gli ideali insieme alla persona che li aveva. La scrittura rende le persone immortali, come credevano gli antichi egiziani, e cosa più vera di questa non c’è. 

Non abbiamo tante fonti note di veganismo “dal basso”, soprattutto nel post guerra, ma abbiamo tantissimi documenti di altri periodi storici che provano che la pietà per le altre creature e il benessere che regala l’assenza di carni nella dieta non siano frutto della generazione del XXI secolo. 

Le persone vegetariane, e sicuramente quelle vegane, sono sempre esistite. E alcune di loro con capacità di farlo ci hanno lasciato degli scritti a riguardo. Mi riferisco al “Del Mangiar Carne”, per esempio. 

Addirittura anche nel Giovin Signore di Parini è presente la figura del vegetariano. Ovvio, messa in chiave ironica (colui che piange a tavola per gli animali che gli altri commensali mangiano) ma pur sempre presente e prova storico-culturale che persone alienate dalla crudeltà ci fossero eccome, per arrivare a scriverne una caricatura.

 Che dire poi di una data importante? 

1944. Mentre i (pre)potenti al mondo giocavano a farsi guerra con le vite delle persone, qualcuno in Inghilterra fondava la Vegan Society distaccandosi dalla Vegetarian Society già esistente da decenni. Mi riferisco a Donald Watson, venuto a mancare nel 2015, ideatore del mid-clipping “vegan”, diventato ormai etichetta del novimento di liberazione animale e di libertà alimentare umana.

Se fossi nata nel periodo di guerra, sicuramente non avrei avuto i negozi per fare spesa ma un orto da coltivare, però non avrei mangiato lo stesso gli animali. Non importa il contesto storico, ma il grado di ampiezza dei nostri orizzonti e la capacità di vedere oltre. In molti, stolti, dovrebbero arrendersi all’idea che un ideale forte va oltre la sensazione fisica del provare fame.

°°Bullismo e gara ad indovinare la morte di una donna vegan: “Non arriva a Giugno”°°

I social network, nati con il fine positivo di mettere in collegamento le persone anche a distanza di continenti, oggi più che mai si sono trasformati in covi dove odio e cattiveria gratuita dilagano.

Vittime della più totale assenza di rispetto sono quasi sempre coloro che provano ad avvalersi del loro diritto di espressione, inalienabile a ciascun umano, per condividere messaggi divergenti da quelli ordinari.

Oggi, dando uno sguardo a pagine social spesso e volentieri impegnate nel bullismo su persone vegan, mi sono imbattuta in un post vergognoso. Vomitevole, per meglio dire.

Nel mirino di uno degli antivegani più repressi in Italia è finita Pamela Scuppa, donna estroversa che utilizza il suo profilo e le sue pagine per parlare delle sue scelte alimentari. Pam, così si fa chiamare, può essere o non essere presa come esempio da seguire. Ciascuno è libero di scegliere i propri modelli. Essere in disaccordo con le sue idee però non regala il diritto di offenderla pesantemente e pubblicamente.

Come è accaduto spesso, la solita pagina antivegan ha condiviso la foto della donna, gettandola in pasto agli utenti che non hanno certo speso parole d’amore nei suoi confronti.

Se tra persone civili si prova dissenso e ci si volta altrove, fra quelle abituate a provare piacere nella cattiveria gratuita è andata creandosi una vera e propria gara. Gara mirata a indovinare la data in cui Pamela Scuppa dovrebbe morire. Commenti e parole che trasudano disumanità, e che ho deciso di immortalare con la speranza che gli autori possano essere se non puniti almeno condannati moralmente.

Particolarmente offensive le parole di Monica Paravella, che senza il minimo senso di solidarietà femminile ha ipotizzato il decesso nel mese di giugno 2018.

Ben 7 commenti di risposta al suo:

Non meno crudeli gli altri commenti:

L’idea che la società sia infettata dalla presenza di individui così incivili è avvilente. Mi domando come si possa arrivare ad esternare senza vergogna il proprio vuoto interiore.

°° Lettera Aperta ad Alessandro Cecchi Paone: “Vegani Bassi e Brutti”? Parliamone°°

Negli ultimi tempi la filosofia di vita vegan e l’alimentazione a sé collegata che esclude il consumo di carne (terrestre, marina) e derivati animali sono state bersaglio di non poche critiche, giunte da parte di personalità e volti noti dello $pettacolo.

Tante trasmissioni, in onda sul piccolo schermo, sembrano ormai proporre sempre e solo teatrini tristissimi e d’una banalità incredibile su un’ideologia tanto importante qual è il veganismo. Questo moto rivoluzionario odierno, che caratterizza il XXI secolo come altri cambiamenti hanno caratterizzato altre epoche della storia dell’umanità, non viene quasi mai proposto in modo corretto, anzi. Derisioni, ironia, sarcasmo e frecciatine velenose non mancano mai, quando in una trasmissione si parla di coloro che non mangiano animali.

Dopo la dichiarazione shock del cuoco Gianfranco Vissani, che in tv ha esternato che lui “i vegani li ammazzerebbe tutti“, l’ennesimo paladino dalla spada tratta in difesa della dieta carnea ci ha regalato una nuova perla di pseudosaggezza:  “i vegani sono bassi e brutti”. Che i vegani sono bassi e brutti lo avrebbe dichiarato l’altissimo e bellissimo Alessandro Cecchi Paone.

Ovviamente, con una frase del genere che ha riecheggiato fra tv e giornaletti da salone di parrucchiera, non potevo non spendere due parole anche per lui.

cecchi paone.jpg
Caro Alessandro.
Mi presento: mi chiamo Carmen, sono alta 1.75 scalza (con le scarpe alte sfioro il metro e novanta e ti guardo negli occhi 😀 ) e anche se il mio specchio non parla e non dice che sono la più bella di un ipotetico reame, mi piaccio un sacco.
Ah, non mangio animali. Sono (reggiti forte alla sedia) vegana.

Faccio questa piccola premessa per far notare subito l’assenza di veridicità nella tua recente esternazione. I vegani, a tua detta, sarebbero bassi e brutti.
Penso allora a quel pezzo di vegano di Joaquin Phoenix (vuoi competere?), diventato veg a 3 anni…
Forse ti sei confuso con i Fosse Troll che popolano i fiordi nell’immaginario norvegese.
O forse semplicemente hai detto una cazzata, dai. Dai, ammettiamolo, vada per la seconda.

Ti scrivo questa lettera aperta perché reputo che ci sia molto da dire sulla tua opinione che si erge su “basi scientifiche”.
Da adulta vegana, e da ex bimba vegetariana, ti parlo a nome dei bambini e degli adulti che si rifiutano di alimentarsi coi resti animali: i miei ideali sono gli stessi di quando ero una bambina. Ho sempre adorato gli animali, ed ho smesso di mangiarli a 12 anni dopo ben 4 anni di imposizioni a tavola tra sofferenza e incomprensioni.

Tu che pensi che solo l’alimentazione vegana sia “imposizione”, devi capire ed accettare il fatto che ogni tipo di alimentazione può essere un’imposizione, se non è prevista una seconda scelta, come minimo. Non c’è niente di diverso tra un genitore onnivoro e uno vegano che credono fermamente nelle proprie abitudini alimentari e le estendono ai propri figli. Ogni genitore sceglie il meglio, per la sua prole. Ciò che è meglio o non lo è varia da persona a persona. Non siamo tutti uguali. Hai mai sentito parlare di pensiero indipendente?
Il ruolo del genitore è quanto di più difficile ci sia al mondo, perché ti assumi la responsabilità di accompagnare una nuova vita, guidandola per mano fino all’autonomia. Dovresti saperlo meglio di me, visto che sei diventato padre anni fa.
Ogni scelta deve essere ben ragionata. Tutto è finalizzato al benessere dei più piccoli.
L’alimentazione di per sé, dal momento che dobbiamo mangiare per esistere, è una scelta che ricade sul genitore che non ha assolutamente modo di far decidere al bambino come vorrebbe alimentarsi. Le preferenze arrivano dopo.

Esattamente come è accaduto a tanti altri vegani come me, prima non lo ero.
Da piccola sono stata alimentata secondo dieta “onnivora” perché i miei genitori credevano che fosse corretta e giusta. Avendo sin da subito notato il mio spontaneo rifiuto nel cibarmi di resti animali (sono resti di animali sì, caro Alessandro), nel 2002 hanno dovuto comprendere che non avevo più intenzione di ingurgitare a forza ciò che il mio corpo rifiutava.

Sebbene l’alimentazione dei più preveda il consumo di resti animali, questo non vuol dire che sia la sola ed unica alimentazione.

Ritieni che mangiare carne e derivati sia indispensabile per lo sviluppo umano, soprattutto in tenera età, perché “lo dice la scienza“. Io ti dico che la scienza è fatta da studi condotti da persone umane, mortali come tutti, e che ogni teoria può essere smontata nel momento in cui nuove constatazioni dimostrano il contrario.
Chi crede che la scienza sia la verità in terra mi fa sorridere. E’ un atteggiamento così patetico, antropocentrico e tipico dell’uomo medio credere di avere la soluzione in tasca.
La scienza non è la verità suprema, è un avvicinarsi al voler comprendere come funziona il nostro corpo, quello degli altri, il mondo che ci circonda.
La scienza non è inconfutabile. Facciamo parte del tutto, non possiamo sapere tutto. Che dire allora degli studi scientifici di Cesare Lombroso? Oggi è palese che i tratti somatici non siano in grado di rivelare alcun tipo di tendenza della persona presa in esame. Che dire delle ricerche scientifiche condotte da Karl Vogt sui crani degli animali e delle persone per affermare che lo sviluppo cerebrale femminile fosse nettamente inferiore a quello maschile? Oggi è un insulto pensare che le donne siano inferiori agli uomini. Eppure, questa era la “scienza” fino a poche decine di anni fa.

A dimostrare quanto non sia vero che senza carne si diventa rachitici ci sono i bambini delle coppie vegane, piccoli esseri umani a cui non manca la salute e le energie per vivere serenamente.
A dimostrare quante bugie vengano dette circa la pericolosità dell’alimentazione che ho fatto mia ci sono anche io, prova vivente che si può esistere perfettamente in salute senza negare l’esistenza alle altre specie.
Sai cosa dicevano di me le persone plagiate dai falsi miti sul cibo, caro Alessandro?
Le stesse che oggi vivono rifocillando le casse delle aziende farmaceutiche?
Dicevano che non avrei sviluppato bene, dal momento che avevo 12 anni e che non ero ancora sviluppata. Dicevano che avrei avuto carenze di proteine e ferro.
Dicevano che avrei avuto problemi di salute e che mi aspettavano pochi anni di vita.
E invece, al contrario di quanto predetto in modo “savonarolesco” sulla mia salute, oggi mi ritrovo ad essere una ragazza di 27 anni a cui non manca né ferro né proteine.
Sono sviluppata abbastanza da avere un corpo proporzionato e femminile, non sono carente di ferro né proteine, sono la più alta in famiglia (tra le donne) e soprattutto mi sento bene con me stessa.
E di anni senza mangiare animali ne sono passati ben 15, caro Alessandro.
Più di metà della mia vita senza portare in tavola, e nello stomaco, il peso della morte di qualcuno.

Non c’è niente di più sbagliato del sentirsi superiori alle altre creature che popolano il pianeta. Sai, caro Alessandro, non ce le abbiamo messe noi sulla Terra. Noi siamo spuntati molto dopo ritrovandoci nel bel mezzo della loro presenza.
Non gli abbiamo regalato noi il dono della vita, tanto da volercene riappropriare.
E anche se fosse stato diversamente, i diktat del buon costume ci ricordano che un dono dato non si chiede mai indietro.
Gli animali, continuerò sempre a dirlo, seguono i loro istinti e vivono in un modo ben lontano dal nostro. Noi, umani, nonostante siamo appartenenti al regno animale, abbiamo la possibilità di scegliere attraverso libero arbitrio e raziocinio.
Abbiamo il privilegio di poter decidere come comportarci, come relazionarci e anche come alimentarci.
Chi ha deciso di alienarsi dallo sfruttamento e dal massacro che si cela dietro all’industria dello smontaggio animale (quello che per te è la “buona tavola”) non è un folle. Non propinare ai propri figli carcasse in pappa non è follia.
La vera follia è rimanere ciechi davanti a dei corpi viventi che tremano dalla paura.
La vera follia è rimanere sordi se delle bocche assetate dopo ore di viaggio in tir emettono strilla in preda al panico.
La vera follia è fingere di non sentire l’odore acre delle urine che fuoriescono dal terrore, e del sangue innocente che viene tolto dal suo posto e fatto cadere a terra.
La vera follia è impugnare un coltello o una pistola senza essere sfiorati minimamente dalla pietà.

Caro Alessandro.
I vegani non sono bassi: hanno ideali altissimi.
I vegani non sono brutti: la loro bellezza esteriore ed interiore li porta a desiderare di lasciare intatta quella degli animali. Il bello si contempla, non si annienta.

Anche se al momento la tua opinione è questa, ti auguro di riuscire comprendere che non vale nemmeno vivere un giorno se quel giorno abbiamo oppresso e soppresso qualcuno in nome della nostra esistenza.

– Carmen.


E per saperne di più sui bambini vegani…

bambini vegani meravigliosi.jpg

‘BAMBINI VEGANI MERAVIGLIOSI’,
l’iniziativa di SSNV-Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana,
in collaborazione con Veggie Channel,
creata per fare giusta informazione sui bambini vegani.

Milano, 18 luglio. Attraverso un video che raccoglie le testimonianze dirette di bambini di età differenti e le dichiarazioni dei loro genitori, l’iniziativa ‘Bambini vegani meravigliosi’ mostra la realtà quotidiana di famiglie con bambini vegani fatta di genitori attenti e amorosi, bambini che giocano vivaci e felici, perfettamente sani. Le riprese di bambini festosi che giocano e le testimonianze raccolte dai rispettivi genitori, sono accompagnate da interviste e dichiarazioni di alcuni tra i professionisti più autorevoli in Italia sull’alimentazione vegana dei bambini, che esprimono opinioni basate sulla propria esperienza professionale, oltre che su ricerche e dati scientifici. Nel video compaiono infatti: la dr.ssa Luciana Baroni (fondatrice e Presidente in carica di SSNV, Neurologo, Geriatra, Nutrizionista esperta in alimentazione vegetariana), la dr.ssa Denise Filippin (Biologa nutrizionista, Master Universitario in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, esperta in alimentazione vegetariana in gravidanza e per l’infanzia), il dr. Mario Berveglieri (Pediatra nutrizionista), la dr.ssa Silvia Goggi (Medico, Nutrizionista, esperta in educazione alimentare per bambini), la dr.ssa Paola Stella (Dietista, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Carla Tomasini (Pediatra, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Maria Alessandra Tosatti (Biologa nutrizionista, specialista in biochimica clinica con Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana) e il dr. Alberto Ferrando (Pediatra di base, presidente APEL – Associazione pediatri extraospedalieri liguri).

LA RETE FAMIGLIA VEG: https://www.famigliaveg.it.​

Comunicato stampa a cura di Pompea Gualano,

Iwy Ethical Communication and Pr – Milano

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