°°Pasqua 2020: Dove Trovare i Dolci Vegani°°
Fra poche settimane sarà Pasqua. Quest’anno non sappiamo ancora in che modo potremo passare questa giornata.
In previsione di trascorrerla a casa, in questo articolo vi indico dove poter trovare dolci pasquali 100% vegetali.
Nei supermercati presi d’assalto sarà difficile trovare sugli scaffali alternative senza latte, burro e uova. Pensate, sembrerebbe essere sparito persino il lievito per preparare in casa pane, pizza, focacce e dolci.
Fortunatamente i piccoli negozi bio e quelli di alimentazione naturale online (che possono spedire in tutta Italia) dispongono qualche unità.
Per unire l’utile alla beneficenza si può acquistare una colomba vegan oppure ovetti in cioccolato fondente sul sito AgireOra Edizioni.
I dolci di pasticceria sono preparati da Ratatouille di Torino!
Il ricavato verrà utilizzato dal movimento per raccogliere fondi e portare avanti iniziative animaliste.
Cliccate QUI per essere reindirizzati al sito.

Online si possono ordinare dolci artigianali di pasticceria:
– Dolce Pasqua di Probios con lievito madre e sciroppo d’agave
– Dolce Pasqua Ki Group di frumento con gocce di cioccolato
– Dolce Probios di frumento

Nessuna traccia, per ora, delle buonissime uova di Pasqua di cioccolato fondente o bianco di soia.
Per gli affezionati dei fornelli ricordo che online si possono trovare tante ricette per preparare in casa dolci pasquali.
A patto di riuscire a reperire gli ingredienti.
[Articolo in aggiornamento]
°°L'Erbolario Dona 38 Mila Igienizzanti Mani alle Strutture Sanitarie°°
La notizia che condivido con voi, in questo periodo così critico, fa ritrovare la speranza in un senso di umanità e di aiuto verso il prossimo.
L’azienda Italiana L’Erbolario, fondata da Franco Bergamaschi e dalla moglie Daniela Villa, che da oltre 40 anni propone cosmetici per la cura della persona composti da ingredienti vegetali ha prodotto e donato 38 mila flaconi di gel igienizzante mani.
Il marchio certificato cruelty free da LAV ha condiviso il gesto informando chi segue le loro pagine social.

“A una settimana di distanza dalla nostra chiusura volontaria” scrive il brand “abbiamo riaperto per due giorni un solo reparto per confezionare in condizioni di massima sicurezza con 23 colleghe volontarie un gel igienizzante per le mani da donare alle strutture sanitarie – e non solo – che ne necessitano. Abbiamo prodotto 38 mila flaconi di igienizzanti mani e ne abbiamo già donati una parte all’Ospedale Maggiore di Lodi, alla Croce Rossa di Lodi, agli Ospedali Sacco e Niguarda di Milano. Tante richieste a breve verranno soddisfatte…
Un modo umile ma speriamo utile per essere vicini a infermieri, medici, personale sanitario, volontari, ONG, forze dell’ordine e a tutti coloro che tra difficoltà indicibili con coraggio e generosità si prodigano ogni giorno per il bene di tutta la comunità. A tutti loro grazie di cuore! ❤ “
Questo bellissimo messaggio è stato accompagnato da una foto di una dipendente intenta a mostrare il risultato di così tanta accortezza verso chi ne ha bisogno.
Un gesto colmo di bontà che non poteva non arrivare da un marchio che da anni ha a cuore la salute dell’ambiente, degli animali che non usa per test cosmetici, e per quella della fedele clientela coccolata con prodotti sempre nuovi e innovativi.
Pochi giorni fa il patron e fondatore de l’Erbolario, Franco Bergamaschi, aveva riferito al Corriere della Sera della chiusura delle aree di produzione per la tutela dei dipendenti, dell’impegno nell’utilizzare plastica recuperata da mari e oceani per la realizzazione dei flaconi dei cosmetici e della speranza di una ripresa economica soprattutto per le giovani aziende.
<<Noi abbiamo le spalle solide per farcela. Penso che il governo dovrebbe invece aiutare le imprese giovani e serie che avranno difficoltà: sono il futuro>>
Un grazie di cuore a Erbolario, ai fondatori, e a tutte le persone che ne fanno parte.
Carmen
°°Quando l'Amore per gli Animali Diventa Malato°°
Nel 2006 ho aperto questo blog per dare voce agli animali attraverso articoli destinati alla lettura per tutti. Ho scritto di etica, di morale, di stile di vita empatico. Con molto piacere vi informo che a partire da questo post verrà trattato anche il tema psicologico in collaborazione con Ligeia Zauli Psicologa Sessuologa.
Perché gli animali non si ritrovano ad essere soltanto vittime quando si parla di sperimentazione, di allevamento o di macellazione. Spesso possono diventare tali anche per il troppo “amore” che ricevono da parte nostra.
Ho alcuni drammatici ricordi della mia esperienza da Guardia Zoofila. Una volta mi trovai a sapere di una condizione di vita ai limiti del decoro di alcuni gatti, tenuti in casa da una signora abbandonata a sé stessa.
Non avendo parenti accorti a lei né una famiglia tutta sua, aveva riversato le sue attenzioni sui gatti che teneva in casa. Sola, dimenticata dalla società, viveva nel suo appartamento in condizioni igienico sanitarie impressionanti: lettiera sparsa sul pavimento, rifiuti di ogni genere, avanzi di cibo in decomposizione, lattine di cibo umido per animali aperte lasciate ovunque. Gli animali vivevano al buio assieme a lei, che usciva sporadicamente e soprattutto per andare a comprare da mangiare per loro.
La triste situazione venne notata dal vicinato. Venne fatta una segnalazione e prontamente intervennero le guardie. Dei tre gatti sequestrati e portati in visita dal veterinario, solo uno è sopravvissuto.
In che modo si manifesta l’amore malato per gli animali?
Ecco cosa spiega in merito l’esperta.

Come in ogni storia d’amore, anche quella tra un essere umano ed un animale domestico può diventare patologica.
A cosa mi riferisco?
All’amore morboso.
Parto intanto col descrivere i motivi per i quali si decide di prendersi cura di un animale e quali tipi di bisogni psicologici si tenta di soddisfare nell’occuparsene.
Che sia un gatto o un cane, un coniglio o una tartaruga, la scelta di adottare un animale potrebbe essere stata dettata dal fatto di volere compagnia in casa, quindi per alleviare il senso di solitudine, o dalla volontà di salvare qualche randagio in una situazione grave, oppure per accontentare un/a familiare (non solo i bambini).
In una relazione sana con un animale, per prima cosa, non lo si umanizza e si riconosce lui il fatto di essere, appunto, un animale con necessità, bisogni e comunicazione differenti da quelli degli esseri umani. Questo è bene tenerlo sempre a mente.
“Antropomorfizzazione” è il termine specifico che indica la tendenza ad associare caratteristiche umane agli animali.
Questo accade intanto perché si prende un animale senza prima studiare ed imparare quale siano i suoi tipici comportamenti, le attitudini, il suo linguaggio ed i bisogni specifici, per imparare ad interagirci nella maniera più adeguata.
Inoltre, succede perché manca spesso nelle persone un equilibrio nelle sfere sociali, relazionali e personali: si tende a proiettare sull’animale aspetti di sé, oppure a dedicarcisi anima e corpo in modo esclusivo dopo delusioni in campo sentimentale o sociale.

Stare a contatto con un animale, anche nelle persone non troppo empatiche o sensibili, fa scattare un legame istintivo anche senza l’utilizzo del linguaggio verbale, così come il tipico amore incondizionato:
questo perché in compagnia di un animale non c’è il giudizio, non ci sono aspettative da soddisfare, c’è una pura accoglienza reciproca senza secondi fini. Con un animale ci si sente liberi/e di esternare le proprie emozioni senza vergogna e ci si sente compresi/e.
Un animale possiede le capacità di stimolare il buon umore, di fare compagnia, di proteggere, addirittura di salvare.
Con un animale domestico condividiamo spazi, momenti e solitamente diversi anni di vita; questo porta quasi inevitabilmente a percepirlo come membro della famiglia.
Quando però si perde il punto di vista obiettivo, dimenticando che un animale non è un essere umano e non potrà mai esserlo, questo può portare all’instaurarsi di un rapporto morboso.
E’ anche importante ricordare quale sia il confine oltre il quale addomesticare ed educare un animale diventa irrispettoso per la sua natura, ignorando e non assecondando le sue reali esigenze.
In questo caso, non è un amore per gli animali, ma un bisogno d’affetto incontrollato nei loro confronti.
Tipico è vezzeggiare o esagerare per tentare di educare un animale domestico senza rendersi conto che attraverso di lei/lui ci stiamo confrontando con gli aspetti più vulnerabili e mal tollerati di noi. Oppure enfatizzare nell’animale sentimenti ed emozioni che sono caratteristiche dell’essere umano, come bontà d’animo, purezza, dolcezza, fedeltà.
Questa forma malata di amore non ha nulla a che vedere col rispetto per gli animali, i quali chiederebbero – se potessero – di essere riconosciuti per quello che sono, secondo la loro natura.
Per cui ben venga l’autentico rispetto per i propri animali domestici.
Più che esternare l’amore per gli animali, sarebbe opportuno partire dal rispetto.

Lavora quindi col singolo adulto e con le coppie.
Domande, dubbi, perplessità da risolvere?
Chiedi informazioni alla Psicologa compilando questo contact form.
info@psicologaligeiazauli.it











Devi effettuare l'accesso per postare un commento.