°°[Pavia] Trovata Morta Attivista Animalista°°
Apprendo con enorme dispiacere dalla mia amica Claudia Corsini della morte piena di mistero di Lidia Peschechera, attivista animalista di soli 49 anni. Stando a quanto riportato da Il Giorno, Lidia sarebbe stata trovata morta presso la sua abitazione sita a Pavia, dove viveva assieme ai suoi 5 gatti. Gli inquirenti stanno adesso indagando sulle cause che hanno provocato la morte dell’attivista. Lidia era nota per il suo temperamento energico e per la sua attiva dedizione in ambito animalista.
Non si esclude l’ipotesi di omicidio, di morte violenta.

Qualsiasi cosa sia successa a questa giovane donna, spezza davvero il cuore sapere che sia terminata così la sua esistenza, fatta di impegno e di lotte al riconoscimento dei diritti di chi ancora non ne ha.
Non la conoscevo di persona. Sebbene il mondo dell’attivismo animalista sia “piccolo”, e ci conosciamo un po’ tutti, non ci siamo mai incrociate direttamente. Ricordo solo post spiacevoli su di lei, creati da sedicenti vegan che si battono contro le ingiustizie perpetrate sugli animali ma che spesso dimenticano di non generarne loro stessi agli umani.
E mi chiedo a cosa serva, farsi la guerra quando gli ideali e il fine sono poi gli stessi.
Riposa in pace Lidia.
Carmen
Aggiornamenti
Lidia sarebbe stata uccisa da un uomo di 28 anni, Alessio Nigro, intorno al 12 febbraio.
Per qualche giorno avrebbe vissuto nella sua casa con lei deceduta nella vasca da bagno, dove l’avrebbe strangolata.
I giornali parlano della confessione e dell’arresto del femminicida.
Tutto questo è ripugnante.
°°[Lucca] Il Ributtante Manifesto a favore della Caccia°°
Nel cuore di Lucca, città che prevede di diventare la prima ad essere smart amica degli animali in Europa, è comparso un enorme manifesto a favore della caccia firmato CPA (Caccia – Pesca – Ambiente).
Il manifesto, che fonti sicure mi dicono essere affisso nei pressi di Via Martiri delle Foibe, mostra due immagini: sulla sinistra, un gruppo di tre cacciatori (di cui uno che reca in pugno un volatile deceduto) accompagnato da cani. Sulla destra, un ragazzo solo, intento a inserire nel suo braccio l’ago di una siringa.
Sulle due immagini appaiono poi due scritte: “Io ho scelto la vita.” “e tu?“.

Le immagini scelte non lasciano spazio ad altra interpretazione: chi ha voluto l’affissione di tale manifesto ha desiderato mandare un messaggio ben preciso: c’è chi sceglie la vita, e chi no. Un aut aut dove sembrerebbero esserci solo due possibilità: o sei un cacciatore che “ama la vita”, o rifiuti la vita e ti droghi.
Oppure, meglio amare la vita andando a caccia, che drogarsi da soli.
Ma analizziamo insieme quello che a mio avviso configura essere un manifesto degno di critica, censura e rimozione nel più breve tempo possibile.
Sebbene le associazioni venatorie facciano di tutto per far passare un’immagine dei cacciatori pulita, corretta e ridicolmente bucolica, noi privati cittadini che la domenica non ci vestiamo di abiti mimetici per andare a fare del male agli animali dobbiamo andare a fondo e non soffermarci alle sole parole.
In che modo scelgono la vita, i cacciatori? Decidendo di non cadere in atteggiamenti autolesionistici?
Siamo sicuramente tutti contenti per loro, se al mondo non esistono cacciatori con dipendenze da sostanze stupefacenti. Siamo però consapevoli tutte/i che chi caccia sceglie la vita per sé, ma non sostiene sicuramente quella degli altri: parlo nello specifico degli animali cacciati.
Nell’affermazione “Io ho scelto la vita” possiamo ripristinare un’ipotetica ellissi discorsiva includendo un particolare omesso: IO HO SCELTO [DI TOGLIERE A QUALCUNO] LA VITA.
Difatti nella foto uno dei tre cacciatori tiene nella mano il collo di un volatile morto, animale al quale è stata appunto tolta la vita. Non vi è nulla di corretto, giusto, degno di onore nel gesto di imbracciare un’arma da fuoco e sparare contro chi non può difendersi e non sa come sopravvivere.
Leggere della scelta della vita su un’immagine che mostra individui che girano armati nei boschi per disseminare morte è un vero ossimoro.
Inoltre, la scelta di accostare un gruppetto di persone a una sola con atteggiamenti autolesionistici è davvero deplorevole. Non esistono solo l’alternativa di vivere e di cacciare, e quella di farsi del male.
La maggior parte delle persone semplicemente vive senza praticare né l’una né l’altra azione.
La tossicodipendenza è una realtà delicatissima da trattare. Io per prima, non avendone le competenze per farlo non argomenterò in modo ampio. Mi soffermo solo sull’aspetto empatico: trovo vergognoso che una tale debolezza venga strumentalizzata per raccogliere consensi per un animalicidio legalizzato che non dovrebbe averne. Chi fa uso di droghe e sostanze stupefacenti spesso ha un trascorso di vita difficile fatto di solitudine, incomprensione, violenza ed emarginazione. Un cartellone del genere non aiuta chi è in fase di ripresa, anzi.
Credo fermamente che le associazioni che sostengono e aiutano le persone tossicodipendenti per il loro recupero debbano intervenire affinché questo manifesto venga rimosso.
Che l’associazione “Caccia Pesca Ambiente” realizzi che tale trovata pubblicitaria sia di pessimo gusto.
Che il Comune di Lucca prenda provvedimenti affinché tale cartello venga rimosso.
In conclusione, invito tutte/i voi a continuare a difendere sempre la vita, soprattutto quella di coloro che non sanno difendersi dalla violenza e dalla crudeltà umana.
Carmen
Se volete esternare il vostro disappunto,
potete scrivere una email a nazionale.cpa@gmail.com un messaggio tipo:
“Buongiorno,
scrivo la presente e-mail dopo aver saputo della presenza nella città di Lucca di un manifesto a favore della caccia che riporta il nome della vostra associazione. Tale affissione è a mio avviso di pessimo gusto. Trovo vergognoso che venga strumentalizzata una debolezza sociale (la tossicodipendenza, che avete tirato in ballo) per raccogliere consensi per l’attività venatoria.
La caccia è un atto vile nei confronti degli abitanti della natura. Gli animali non sono bersagli da colpire, non sono oggetti, non esistono affinché possiate divertirvi armati a negargli la vita.
Segnalerò l’affissione al comune di Lucca, e a tutti i comuni dove comparirà. Inoltre informerò le associazioni dedicate al recupero psicofisico di chi soffre di tossicodipendenza sulla vostra scelta infelice.
Il vostro “enorme” livello di empatia si è visto anche in questo.
Saluti”
E una mail al Comune di Lucca a protocollo@comune.lucca.it
“Gentile Comune di Lucca,
scrivo la qui presente e-mail a seguito della comparsa di un cartellone affisso nei pressi di Via Martiri delle Foibe a favore della caccia. Reputo tale manifesto, che strumentalizza la tossicodipendenza per raccogliere consensi sulla caccia, davvero di pessimo gusto. Con la vostra volontà distinguervi a livello Europeo come città smart amica degli animali, vi invito a prendere visione di questa affissione ed a valutare la possibilità della sua rimozione.
Saluti”
AGGIORNAMENTO
il manifesto non è piaciuto nemmeno ai cacciatori stessi, tanto che sono fioccate critiche e commenti di dissenso. A tali esternazioni l’associazione CPA ha risposto nel seguente modo:

E proprio riguardo a questa risposta, vorrei lanciare un altro messaggio a tutti coloro che fanno parte di questa associazione, o che semplicemente di “hobby” sparano animali:
quando i giovani vengono avviati e fatti appassionare all’attività venatoria, a mio avviso si mette in atto una manipolazione dell’individuo mirata a minare l’empatia e la sensibilità intrinseche all’animo umano.
Tutti i piccoli e le piccole della nostra specie sono affascinati dagli animali, dalle altre specie, che assieme a noi condividono questo bellissimo pianeta. Il protenderci verso di loro per vedere, osservare, toccare e accarezzare è il nostro più intimo istinto. Non a caso cresciamo circondati da disegni, pupazzetti, giocattoli con le forme animali più diverse: abbiamo bisogno di loro.
Secondo il mio pensiero, iniziare delle giovani vite al distacco emotivo nei confronti delle altre creature è una duplice violenza. Il primo atto di violenza sta nello spezzare il legame di amicizia che può stabilirsi fra umano/a e animale, che non è per forza il gatto o il cane. Un’amicizia può nascere dal contatto con qualsiasi individuo. Il secondo, il più efferato, sta nell’avviare un individuo verso la presunzione di una fallace superiorità rispetto alle altre forme di vita. Superiorità dalla quale scaturisce l’illusorio diritto di poter disporre degli altri a proprio piacimento, nonché l’atto dell’uccisione.
Nessun animale adulto avvia e fa appassionare i propri cuccioli alla predazione umana per hobby, e questo è una vera fortuna per taluni: se fosse il contrario, proverebbero sulla propria pelle il significato dei propri gesti.
La scelta dell’accostamento caccia-droga, vita-morte è semplicemente ripugnante, esagerata e fuori luogo.
Non si tratta, ai miei occhi, di una comunicazione forte d’impatto, ma di una comunicazione scorretta e che andava evitata.
Fra chi, purtroppo, cade nel baratro dell’autolesionismo e coloro che decidono di appassionarsi di armi da fuoco da usare contro innocenti esistono infinite sfaccettature umane.
Esistono, soprattutto, persone che non mettono in pratica né l’una né l’altra azione.
E sono tante queste persone. Tantissime.
Che CPA Caccia Pesca Ambiente chieda scusa ufficialmente a tutti coloro che si sono sentiti toccati od offesi da questo manifesto. Che i comuni si mobilitino affinché affissioni simili non compaiano più nelle città.
Che le persone sole e deboli che si abbandonano a gesti deleteri vengano aiutate, e non strumentalizzate nella propria fragilità in pubblica piazza.
Infine, che gli umani cessino di avvalersi del diritto di decidere quando, come e dove una vita deve terminare la sua esistenza: gli animali non sono bersagli, e meritano rispetto.
°°I Cavalli Non Devono Essere Mezzi di Trasporto°°

Paraocchi, briglie, ferri alle estremità inferiori degli arti, una carrozza agganciata sulla schiena e l’obbligo di camminare, camminare e camminare sull’asfalto. Sotto la pioggia, sotto il sole, in mezzo alle macchine, fra lo smog. Nessuna interazione con i propri simili. Nessuna possibilità di togliersi di dosso quel fardello.
Benvenuti e benvenute nella vita di un cavallo da carrozza turistica.

Il fatto che sia legale detenere un cavallo per utilizzarlo al fine di trainare una carrozza con a bordo turisti paganti, non fa di tale atto né un vanto, né una realtà da tollerare a priori.
Da secoli questi animali sopportano il peso, fisico e ideologico, della nostra specie sul proprio corpo.
Credo sia il caso di evolversi.
Coloro che fanno dello sfruttamento animale un “lavoro” e lo difendono a spada tratta dalle critiche che giustamente possono giungere, provino a realizzare che la sensibilità umana sta crescendo.
Se risulta difficile capire ciò, allora che si rassegnino.
In alternativa, prendano il posto del “loro” cavallo e si sudino lo stipendio da soli.
Perché è facile dire che il proprio è un duro mestiere, fatto di sacrifici per mantenere gli animali, sterco da pulire, tasse da pagare e quant’altro. Il punto è che imbrigliati non ci sono loro. Non sono loro quelli costretti a fare una vita innaturale senza che nessuno glielo abbia chiesto.
A mio avviso in una società sana, composta da di umani che sanno coesistere assieme alle altre specie, non esisterebbe l’assoggettamento o la subordinazione, men che mai finalizzata al lucro. Invece l’antropocentrismo ancora rende schiavo il nostro genere, e dobbiamo tristemente prendere atto che la nostra specie ha come cardine la moneta, il denaro. Materia di nostra invenzione, che facciamo pesare però anche a chi non l’ha inventata, tanto da metterla addirittura davanti alla vita stessa.

Esattamente come non sarebbe giusto sfruttare una persona legandola per imporle obbedienza (inorridiremmo davanti a un uomo o una donna con un calesse carico di persone legato al corpo), non è giusto né accettabile fare ciò con un animale.
Non importa se un cavallo ha la forza fisica per scarrozzare umani: le altre specie non sono presenti al mondo per renderci servigio.
E che non si pecchi di brutale ipocrisia quando questi bellissimi esemplari soccombono sotto il peso della cattiveria umana: chi finanzia è complice.
Coloro che non hanno ancora compreso l’importanza del riconoscimento dei diritti delle altre specie, dovrebbero provare a mettersi nei panni degli sfruttati e a immaginare una vita fatta di assenza di diritti. Solo così, forse, potrebbero capire.
I cavalli, e tutti gli altri animali, devono vivere LIBERI.
Il mio invito è dunque quello di girare per le città a piedi o con altri mezzi, poiché gli esseri viventi non lo sono.
Non finanziate chi sfrutta gli animali.
Siate solidali con chi ancora non gode di diritti, mai con chi li nega agli altri.












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