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°° L’Essere Umano e la Sindrome di “Mazzarò” °°

[..] “Qui di chi è?”. Sentiva rispondersi: ” Di Mazzarò “. [..] Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell’assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia.
[..] Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: ” Roba mia, vientene con me! “.

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Ho voluto iniziare questo articolo con un estratto de “La Roba” ( da Novelle Rusticane1883 ) di Giuseppe Verga per dare il giusto incipit a un concetto che ho formulato e che vorrei condividere con voi.
Come vi avranno già spiegato durante i vostri studi scolastici è possibile constatare attraverso la lettura di quest’opera ( completa la trovate QUI ) quanta avidità è necessaria per accumulare ricchezza e beni materiali.
Oggi invece vorrei far emergere il drammatico antropocentrismo che caratterizza la vita di questo uomo che vive immortale nella novella di Verga e che è tipica di tante, tantissime persone che hanno vissuto e vivono tutt’oggi sulla Terra.

La Sindrome di Mazzarò


Voglio definirlo così quello che a mio avviso è un disturbo che affligge tantissime persone e l’umanità in generale.

Secondo Mazzarò grazie al duro lavoro, al minuzioso risparmio che lo spinge a raggiungere condizioni estreme di scarsa qualità della vita e grazie all’avarizia, è possibile accumulare denaro per acquistare terreni, animali e attrezzi agricoli che portano ad accumulare altra ricchezza.
L’idea che ha Mazzarò è di una vita dove , grazie ai soldi, si possono comprare le cose, sempre più cose fino a non riuscire più a quantificarne il numero.
I beni materiali e il crescente numero di essi è direttamente proporzionale alla soddisfazione di Mazzarò.
L’avidità però lo rende ricco e schiavo della sua ricchezza al contempo, e difatti l’uomo non dando valore a ciò che veramente è un bene prezioso, il tempo per esempio, vede esaurirsi la sua vita e si vede costretto a lasciare tutto ciò che ha accumulato.
La follia della non accettazione del ciclo della vita che si sta per concludere lo porta ad uscire nel cortile per ammazzare gli animali che con i soldi risparmiati ha comprato , nel vano tentativo di ritrovarli tra i beni che non avrà mai nell’aldilà che lo attende.
Mazzarò dunque vive tutta la sua vita con una forma mentis stereotipata dove la natura e gli animali possono divenire proprietà dell’uomo e sono a sua disposizione.

Ed era qui che volevo arrivare.
Proprio questa forma mentis è la prerogativa della Sindrome di Mazzarò.
Nella nostra società di persone che ne sono affette ce ne sono in numero sproporzionato e possiamo dire che questa Sindrome l’uomo se la trascina dietro da secoli. La Storia lo dimostra.
Credere di poter  fare proprio qualcosa che ci circonda è tipico dell’Uomo.
Un dettaglio negativo del nostro essere che dovremmo cercare con tutte le forze che abbiamo di allontanare da noi, dalla nostra mente e dalle nostre abitudini.
In realtà, che vi piaccia o no, niente di materiale ci appartiene in questo mondo.
Perfino il nostro corpo non è nostro, ma solo un mezzo datoci in prestito dalla natura per poter esistere materialmente e che dalla natura nasce e nella natura tornerà di nuovo dopo la conclusione della nostra vita.
E invece crediamo follemente che i beni materiali possano appartenerci, e insieme agli oggetti inanimati da fare “nostri” , materialisti come siamo,  ci buttiamo nel mezzo anche la vita degli altri.
“Il MIO gatto”, “MIO marito”, “i MIEI amici”..
Usare l’aggettivo MIO e ripeterlo troppe volte può essere paragonato a delle braccia che da aperte si chiudono fino a cingere il nostro torace: un segno di totale chiusura ed egoismo celato che secondo me porta a tanti risvolti negativi.
Dovremmo invece iniziare a comprendere che il gatto che abbiamo come animale domestico non è NOSTRO ma è semplicemente un essere vivente che condivide la sua vita con noi.
Stessa cosa per il marito, per gli amici, per i figli..
Nessun essere vivente è nostro o appartiene a noi, semplicemente condivide con noi tempo ed esperienze per sua volontà.
Credere fermamente il contrario porta alla non accettazione del distacco degli altri e a reazioni negative, perchè il distacco può avvenire in qualsiasi momento dato che è strettamente collegato alla volontà altrui che può anche non durare per sempre, che lo vogliamo o no.
Porta ad odiare gli altri che decidono di non far più parte della nostra quotidianità, per esempio.
Altro esempio, il rifiuto di una persona che non vuole essere nostra ( partner/amica ecc): porta a disprezzo, all’allontanamento, all’odio, alla mancanza di stima, alle critiche e altri fattori estremamente negativi che ledono gli altri e noi stessi.
In casi estremi il vedere gli altri come qualcosa di nostro o qualcosa che deve diventare nostro perchè lo vogliamo porta alla distruzione mentale o fisica dell’oggetto in questione ( quante se ne sentono? omicidi, stalking, violenze fisiche e mentali ).

La soluzione è quella di iniziare a vedere noi stessi come tutt’uno con ciò che ci circonda. Niente è nostro ma siamo noi ad appartenere al tutto.
Abbandonate l’idea dei confini della proprietà privata, i confini immaginari del paese dove vivete, di quelli della regione, di quelli dello Stato dove siete nati e del continente dov’è situato quest’ultimo, che non fanno altro che allontanarvi ancora di più dai vostri simili.
Iniziate a vedervi come persone appartenenti al Pianeta Terra, semplicemente.
Terrestri. Solo terrestri, perchè è quello che siamo.
Persone circondate da altre persone che devono essere rispettate.
Iniziamo a non essere più morbosamente attaccati a beni materiali ( l’auto, il pc, la casa , lo smartphone, il tablet ) mettendoli quasi ai primi posti della classifica di ciò che per noi è importante lasciando magari gli ultimi posti alle persone.
Includiamo nell’armonia che dobbiamo crearci con la stessa importanza con cui costruiamo una casa dove vivere per sempre tutti gli altri abitanti del Pianeta che con noi condividono la natura.

Gli altri abitanti del Pianeta sono proprio gli animali.
Da millenni vengono in maniera malsana visti dall’uomo come merce, beni messi a disposizione da una figura divina che a volte pare essersi inventato a suo piacimento e a sua immagine e somiglianza per dare motivo o attenuante a tanti abusi e soprusi.

Non c’è niente di più arrogante e presuntuoso del termine “bestiame“, per esempio, che si può ritrovare e leggere nei testi storici o sentire alla tv quando si parla di possesso di animali.
“Bestiame”, insieme di bestie. Termine quasi dispregiativo che non tiene di conto dell’importanza del singolo individuo che vive sulla terra ma al suo numero.
Gli animali, come le persone, non sono di nostra proprietà.
Siamo talmente antropocentrici, meschini ed egoisti da crederci la migliore delle specie presenti sulla Terra e ci siamo presi con la violenza il diritto di violentare tutto ciò che ci circonda e chi ci circonda trasformando esistenze in qualcosa di non più animato da una vita solo per soldi.
Distruggiamo le mucche per il latte, forza lavoro, per avere carne e per ricoprire divani e sedili delle auto;
Distruggiamo le oche per strappargli via le piume e per avere quei cazzo di giacchetti o piumini leggeri o per avere un crostino di merda di patè fatto con il loro fegato ingrossato;
Distruggiamo i roditori, i gatti, i cani e le scimmie per trovare cure a malattie che ci andiamo a cercare con la vita malsana che conduciamo;
Distruggiamo gli uccelli che con il loro canto riempiono il silenzio del mondo perchè ci fa sollazzare vederli stramazzare al suolo colpiti da un pallino di piombo o perchè non abbiamo un hobby migliore;
Distruggiamo tutto e a tutto diamo un ruolo, un compito o un tipo di utilità a noi apparentemente necessaria.
Ma noi, che negli altri vediamo solo cose di cui disporre e di cui beneficiare, che diavolo di beneficio portiamo agli altri?
Nessuno.
Solo schiavitù, dolore e morte per le nostre smanie di potenza.

Una pecora non apparterrà mai e poi mai ad un pastore anche se lui con i soldi dice di averla comprata. I soldi sono invenzione umana ( che ci ha rovinato, maledizione ) e davanti alla natura NON VALGONO NIENTE.
Che non valgono niente non ve lo dico io, ma è un dato di fatto: ad un terremoto, ad un vortice, ad una tempesta esplose e volute dalla Natura non importa nulla delle vostre auto o di quanto valga la vostra villa che verrà danneggiata irreparabilmente.
Credere quindi che un animale sia nostro perchè abbiamo dato dei soldi ad un umano nostro simile che lo ha visto nascere e che crede di possederlo è un abuso. Credere e pretendere che una vita sia nostra è un abuso!
Una violenza che dobbiamo smettere di perpetrare perchè è anche giunto il momento di evolverci.
Evolverci per davvero e non per finta.

Raggiungeremo l’evoluzione solo quando metteremo da parte le cose non importanti alle quali adesso diamo priorità dando nuovamente importanza a ciò che veramente ne ha.

Se avete come Mazzarò la visione dei beni materiali come qualcosa con un costo da ottenere a tutti i costi discostatela dalla mente.

Io in prima persona sono entrata ormai in una visione delle cose che prima non avevo.
Sono nata nell’era del consumismo e ho vissuto secondo i dettati del consumismo per anni.
Ho lavorato per accumulare e poi comprare beni materiali per diverso tempo, e quei beni mi facevano sentire apparentemente appagata.
Ma era appagamento insensato, dovuto molto probabilmente al senso di accettazione che l’essere umano necessita di avere e che crede di raggiungere grazie agli oggetti per sentirsi qualcuno e che lo avvia rovinosamente all’essere uguale agli altri.

Quello che ho realizzato da qualche anno invece è che essere diverso non è assolutamente qualcosa di negativo ma anzi, è un privilegio, è una qualità che dovremmo raggiungere tutti.
Essere uguali vuol dire non apportare niente di positivo in chi ci incontra, essere diversi vuol dire condividere il nostro essere e poter arricchire gli altri e ricevere arricchimento interiore da loro.
Avere beni materiali non vuol dire essere ricchi. Molto spesso avere troppo vuol dire non apprezzare niente.
La vera ricchezza è altro, e non può essergli attribuito valore in moneta.

Ed è questo a cui dovremmo dar maggior peso: alle esperienze, alle idee, ai concetti, ai pensieri, alle sensazioni e alle emozioni condivise con noi stessi o con gli altri.
Immaginate l’esistenza di una libreria vuota dentro di voi e iniziate a ricercare le opere  che vi circondano (persone, animali, luoghi, conoscenze ) e che inserirete con gli anni una accanto all’altra, dando vita al vostro archivio di ricchezze personali.

Chiudete gli occhi e sentitevi parte del mondo, della natura, dello spazio e dell’infinito universo.
Andate alla ricerca di voi stessi esplorando la vostra mente.
Date importanza a ciò che non è palesemente visibile, perchè davvero ” l’essenziale è invisibile agli occhi”.

db


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Informazioni su Carmen Luciano

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Pubblicato il 1 novembre 2014, in °pensieri & riflessioni° con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Avevo scritto un commento lunghissimo, ma il mio pc è andato in tilt e ciò che avevo scritto è andato perduto. Probabilmente era troppa roba 😉
    …ed allora, da credente “a modo mio”, sempre più mi accorgo che i veri credenti sono coloro che dicono di non credere… Non perdono tempo ed energie nell’accumulare roba morta, ma guardano veramente in alto, verso l’essenza di ciò che è davvero vivo. Inoltre, avere molto genera la paura… di perderlo.

    Grazie, Carmen, per quest’altra tua bellissima riflessione.
    ~
    “Dice molta gente, debole e malata nello spirito: guarda che vita beata conduce quel tale; come è ricco e grande, come è potente e come è salito in alto! Ma, se poni mente ai beni eterni, vedrai che tutte queste cose passeggere sono un nulla, anzi qualcosa di molto insicuro e particolarmente gravoso, giacché le cose temporali non si possono avere senza preoccupazioni e paure.”
    (T. da Kempis)

  2. chainsandfakeleather

    Concordo su tutta la linea. E’ davvero triste come siamo abituati fin da sempre a vedere come “normale” il desiderare tante cose, spesso inutili. Spero di sbarazzarmi del superfluo sempre di più.

  3. articolo meraviglioso! Sbarella sei sorprendente

    Date: Sat, 1 Nov 2014 17:22:57 +0000
    To: nelly.61@hotmail.it

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