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°°Finalmente Riconosciuti come Rifugi Permanenti i Santuari di Animali Salvati°°
Care lettrici e cari lettori,
un importante passo avanti è stato fatto nella lunga strada che porta alla fine dello specismo.
Non più allevamenti, anche se non lo sono mai stati: i Santuari di animali salvati da maltrattamenti e dalla morte sono stati finalmente riconosciuti come rifugi permanenti.
Ne dà notizia la Rete dei Santuari di Animali Liberi, di cui condivido il comunicato pubblicato su Facebook:
𝐒𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢!
E’ fatta!
Finalmente possiamo dirlo.
𝐄’ 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 che attendevamo.
Per il quale abbiamo lavorato tanto.
In salita, quando di santuari ancora si parlava poco o niente.
E ci viene un po’ da piangere.
Di gioia e felicità.
Siamo commossi.
E soddisfatti.
Perché avevamo ragione.
Abbiamo sempre avuto ragione.
Fin dall’inizio.
Che i santuari esistessero, era ovvio.
Ma eravamo, nostro malgrado, intrappolati ed etichettati come allevamenti.
Da oltre 10 anni rivendichiamo invece la nostra esistenza ed essenza.
Unica e caratteristica.
La nostra preziosa specificità.
Rimarcando la distanza infinita che ci ha sempre separati dalle anguste categorizzazioni che pretendevano di definirci.
Sbagliando.
Relegandoci in un cassetto, inappropriato, in cui normativa e burocrazia ci avevano intrappolati. Castrati.
Stritolati.
Possiamo finalmente toglierci di dosso il fastidioso vestito che ci avevano affibbiato.
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢.
Inizia una nuova era.
Quella dei 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢.
Così 𝐧𝐞𝐥 𝐃𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟑, 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝟏𝟔 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐠𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 “𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢”.
Il Manuale Operativo, facendo riferimento al decreto legislativo 134 del 2022, elenca e descrive le diverse strutture che detengono e, nel nostro caso, ospitano, animali.
Ed è a pagina 23, precisamente al punto 12, comma 3, sottopunto C che, tra le sotto voci del “Rifugio per animali diversi da cani, gatti e furetti”,
OPLA’,
si trova e descrive il “𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 (𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢𝐨) che ricovera bovini, equini, ovini, caprini, suini, ecc.”
C’è proprio scritto santuario.
E’ commovente, tutto è capitolato.
Ed, ecco, il mondo sottosopra.
Finalmente.
Si sono arresi anche al termine a quanto pare.
Che dire ora?
Ci attende una manciata di giorni in sospeso prima di adeguare la banca dati.
E poi sarà possibile registrarci in una specifica area dedicata ai santuari.
Certo è ancora la banca dati nazionale degli animali così detti da reddito.
Ma attenzione.
Voilà.
𝐒𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐢𝐧𝐚𝐜, 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢𝐚.
Un luogo irraggiungibile.
Dove solo cani gatti e furetti potevano stare.
E, invece, eccoci qui.
Con l’incredibile che diventa possibile.
L’inaudito che va in scena.
Non è tutto risolto, però.
Sarebbe troppo semplice.
Dovremo vigilare e accertarci che i decreti attuativi ci rappresentino.
Siano in grado di descrivere la bellezza dei nostri rifugi.
Sappiamo che non sarà possibile.
E che, probabilmente, saranno inadeguati.
O renderanno, solo in parte, la nostra realtà.
Ma sarà un punto di partenza su cui lavorare e costruire.
Per tradurre in realtà quel piccolo miracolo che i santuari rappresentano.
La speranza.
Di fronte alla desolazione, tutta intorno.
Che ora, più che mai, tra la furia della natura, l’alluvione e l’efferatezza dei maltrattamenti all’ordine del giorno, mostra l’orrore inaccettabile di un sistema produttivo in rovina.
L’agonia di un mondo morente da cui occorre staccarsi e prendere sempre più le distanze.

°°[Bientina] Cane Lasciato In Auto con Finestrini Chiusi°°
Care lettrici e cari lettori,
mi giunge una segnalazione sconcertante da parte di Simone, un uomo che lunedì 15 maggio 2023 ha vissuto una situazione totalmente biasimevole.
Mentre si recava a fare spesa in un supermercato ha notato un cane nella bauliera di un’auto, parcheggiata tra l’altro in uno stallo dedicato ai portatori di handicap. L’animale era dentro il veicolo con i finestrini chiusi.
Erano le ore 19, con ancora piena luce, e per questo l’uomo si è allarmato subito, preoccupandosi per il cane e per la sua possibilità di respirare.
“Sono entrato nel supermercato e mi sono recato al box informazioni dove c’era una dipendente non molto alta, col naso pronunciato. Non ricordo il nome. L’ho informata che nel parcheggio c’era un’auto dai finestrini chiusi con dentro un cane. Ho pensato che la persona che lo aveva lasciato così magari era a fare spesa, per questo ho chiesto alla dipendente se poteva fare un annuncio al microfono affinché il proprietario si facesse vivo” mi ha raccontato.
“Purtroppo da parte della dipendente non ho avuto nessun tipo di aiuto, anzi. Mi ha risposto che era impegnata (sembrava stesse seguendo delle persone per l’attivazione di tessere socio) e che non poteva.
A costo di diventare insistente le ho detto che era importante perché i finestrini erano chiusi e c’era sole” ha aggiunto Simone.
Ma ancora una volta, la sua richiesta non è stata accolta.
“Ad un certo punto la dipendente mi ha risposto che il parcheggio era comunale e non del supermercato, che potevo chiamare le forze dell’ordine e mi ha anche chiesto in modo retorico se poi ci avrei parlato io con il proprietario se faceva l’annuncio. Le ho risposto di sì, che ci avrei parlato io, e che un messaggio al microfono sarebbe stato un intervento più immediato magari – anziché attendere l’intervento di qualcuno – ma ha continuato a fare le sue cose”.
Nel frattempo, il proprietario dell’auto è saltato fuori, e Simone racconta di aver reagito in modo incisivo.
“L’uomo quando è arrivato e ha capito che ero preoccupato per il cane si è messo a piangere. Mi ha detto che sì, era stato un coglione a lasciare la cagnolina in bauliera, che pensava di metterci 15 secondi per fare spesa e che invece ci aveva messo di più. Si è scusato svariate volte con le lacrime agli occhi, dicendomi che per lui è come una figlia e che se avessi chiamato i carabinieri se lo sarebbe meritato”.

La vicenda, per fortuna, si è conclusa bene, ma a Simone è rimasta una grande amarezza, quella data dall’aver chiesto aiuto, un semplice messaggio al microfono, rimanendo inascoltato.
“L’ho vista come una grande ingiustizia”, mi ha riferito.
Mi pongo adesso alcune domande..
Cosa sarebbe successo se il cane fosse stato nell’abitacolo da molto tempo?
Perché questa assenza di tatto davanti a una semplice richiesta di aiuto?
Ma soprattutto, la dipendente del punto vendita avrebbe agito allo stesso modo se chiuso in auto con finestrini alzati ci fosse stato un bambino?
Simone scriverà una lettera per denunciare l’accaduto alla catena di supermercati, facendo leva sul comportamento discutibile tenuto dalla dipendente. Azione che sostengo pienamente perché un episodio simile deve essere portato all’attenzione della direzione.
Ho spiegato lui in che modo agire se dovesse – si spera di no – ricapitare una cosa simile in futuro.
Ad ogni modo, non è possibile, nel 2023, sapere di fatti del genere e vedere comportamenti scarsi d’empatia.
Spero che il proprietario del cane non lasci mai più la creaturina in auto senza spiragli, e mi auguro anche che il supermercato prenda seri provvedimenti affinché non accada mai più qualcosa di simile.
Quando c’è in ballo la vita di un essere vivente non si può cadere nel lassismo.
Cosa fare se si trova un animale chiuso in auto senza finestrini aperti in modo da far passare aria?
Innanzitutto, controllare lo stato di salute dell’animale e in base alle condizioni (temperatura, stagione, meteo) avvertire SUBITO le Forze dell’Ordine.
In questo articolo trovate le dritte date da OIPA → Cliccare qui.
[Per qualsiasi altra segnalazione o risposta in relazione a questo articolo,
rimango disponibile via email all’indirizzo info@carmenluciano.com]
* La foto di copertina di questo articolo è a scopo esemplificativo.
°°Orsa JJ4: il TAR di Trento ne Sospende l’Ordine di Abbattimento°°
Care lettrici e cari lettori,
arrivano buone notizie riguardo all’orsa JJ4, colpevole di aver aggredito mortalmente il runner Andre Papi.
L’ordinanza voluta da Maurizio Fugatti è stata sospesa dal TAR.
La LAV aveva fatto ricorso per opporsi all’uccisione dell’orsa che probabilmente aveva attaccato il ragazzo per difendere il suo territorio e i suoi figli.
Il TAR ha così accolto la richiesta dell’associazione, intervenendo e bloccando la ricerca dell’animale per ucciderlo, che rimane salvo fino all’11 maggio, data in cui si dovrà poi decidere delle sue sorti.

Il tutto questo caos mediatico, fra politici e istituzioni che disquisiscono su cosa fare di un essere vivente reo di essersi permesso di uccidere un essere umano (ricordiamoci che gli esseri umani ammazzano decine di miliardi di animali ogni anno), il mio pensiero va alla mamma di Andrea Papi, che nelle più recenti interviste ha dichiarato che la morte del figlio non era né colpa sua né dell’orso.
Una madre che ha perso suo figlio, ma che non ha mai chiesto vendetta, anzi.
Fanno tenerezza le sue veritiere parole: “uccidere un orso non mi riporterà Andrea in vita“.
Una mamma sa cosa significa proteggere la vita.
Una mamma sa cosa significa fare di tutto per preservarla.
Perché, con queste compassionevoli esternazioni, assieme alle numerose richieste giunte da associazioni animaliste e da privati cittadini, Maurizio Fugatti non si è convinto sin da subito che uccidere non era la soluzione giusta e che il problema si può risolvere in un altro modo, più civile?
Perché?
Perché attendere addirittura che fosse un organo a parte a esprimersi, a pronunciarsi, per interrompere il piano sanguinario?
Speriamo che l’11 maggio 2023 si decida definitivamente di salvare l’orsa JJ4, e che il Trentino cessi di pensare a piani di uccisione di esseri viventi che hanno tutto il diritto di vivere e di farlo nell’ambiente dove la natura li ha collocati.
Carmen











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