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°° [Recensione] Ristorante Bio Vegan “La Lanterna” – Verona °°

Qualche sera fa, mentre mi trovavo a Verona con il mio ragazzo, ho avuto modo di provare un ristorante vegano biologico segnalato sulla vegagenda Sonda: ristorante “La Lanterna“.

Appena siamo entrati nel locale, che da sulla Piazzetta Portichetti, ci ha accolti in modo molto gentile la cameriera Jessica. Nonostante non avessimo prenotato abbiamo trovato un tavolo libero. E’ stata una fortuna perché il locale era pieno, sebbene fosse un martedì.
Ci siamo accomodati nella seconda sala e dopo qualche minuto ci hanno portato il menù per scegliere cosa gradivamo mangiare. C’era l’imbarazzo della scelta! 
Ben 5 o 6 opzioni per ogni portata, tutti alimenti ricercati e non banali.
Abbiamo impiegato del tempo prima di decidere cosa prendere: era tutto così invitante!
Avendo fatto merenda giusto un’ora prima abbiamo optato per un antipasto, un primo e una pizza da dividere per poi passare al dolce.

Come antipasto abbiamo scelto gli arancini di riso con maionese ai funghi e cavolo brasato all’aceto balsamico bianco.

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Gli arancini contenevano verdure e riso scuro. Sapore davvero buono.
La quantità, essendo una porzione per una persona, era giusta. Abbiamo trovato ottima la maionese ai funghi. Qualcosa di indescrivibile per le papille gustative!

Pochi minuti dopo aver finito l’antipasto un altro cameriere ci ha portato la formaggiera.
Talmente abituata a dire “no grazie non è necessario” nei locali classici che stavo per dire la stessa cosa al dipendente 😀 . Per fortuna, trovandomi in un locale vegano, conteneva semplicemente formaggio in scaglie vegetale.

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Il primo piatto che abbiamo scelto fra le tante opzioni è arrivato poco dopo:
caramelle ripiene ai funghi con granella di pistacchi su letto di spinaci.

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La pasta era freschissima e delicata. Il ripieno delle caramelle lo abbiamo trovato di sapore buonissimo. Come i restanti ingredienti, anche i pistacchi in granella e gli spinaci erano freschi. Quantità giusta proprio come l’antipasto. Rapporto qualità prezzo ottimo.

Per secondo poi ci hanno servito la pizza 4 stagioni con funghi, olive, carciofi e seitan aromatizzato.

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L’impasto, molto buono e a metà fra il croccante e il morbido, non era né alto né basso.
Il formaggio vegetale usato per guarnire la pizza è forse uno dei più saporiti che abbia mai assaggiato. I carciofi, i funghi e le olive si sentivano al sapore che erano tutti ingredienti freschi e il seitan era sul serio strepitoso.

Dopo la pizza abbiamo preso due dolci diversi fra i tanti disponibili.
Io, da vera pink addicted, ho scelto una red velvet con crema chantilly.
Ne avevo vista passare una su un vassoio mentre mangiavo il secondo e non ho potuto fare altro che cedere alla tentazione!
Era buonissima, dal sapore delicato e dalla crema davvero dolce.

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Il mio ragazzo invece ha optato per una fetta di dolce alla gianduia con granella di nocciole e cioccolato bianco. Anche questo dolcino si è rivelato spettacolare.

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Siamo andati via dal locale (pulitissimo!) soddisfatti per l’ottima cena, per aver passato qualche ora in quell’ambiente accogliente e per l’efficienza del personale che ha saputo venirci incontro per le nostre esigenze.
Abbiamo cenato nei giusti tempi grazie all’attesa minima fra una portata e l’altra.
Data la cucina ottima e dati i prezzi nella media, se capiterà di tornare a Verona non ci faremo mancare il bis in questo fantastico locale.

Detto questo, non mi rimane che sperare che la presente recensione possa essere d’ottimo spunto in caso passiate qualche giorno a Verona.

Colgo l’occasione per fare nuovamente i complimenti allo staff e ai titolari del ristorante.

***********


Ristorante Pizzeria
Biologico Vegano “La Lanterna”

Piazzetta Portichetti 6
Verona
Tel: 045 594929
info@lalanternaverona.it

 

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°° 21/09/2016 Blitz Animalista @ Milano Fashion Week °°

 

Mercoledì 21 settembre 2016,
in occasione dell’apertura della Milano Fashion Week,
si è tenuto un blitz animalista organizzato dal gruppo di attivisti
La Loro Voce – Iene Vegane capitanato da Alessandra Di Lenge.
Le vetrine dei negozi griffati nel Quadrilatero dell’alta Moda pullulavano di capi d’abbigliamento realizzati con pelle, pelliccia e piume strappati agli animali.
La città era in fermento e si preparava ad accogliere ulteriori turisti e fashion-victims di ogni etnia e provenienza con promozioni e sfilate.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica gli attivisti, dopo circa un’ora di preparazione, hanno manifestato in Via Montenapoleone davanti ai negozi dei principali brand killer: Gucci, Hermès, Fendi, Moncler, Simonetta Ravizza, Prada.

Microfono alla mano, Alessandra Di Lenge, Silvia Premoli, Gioia Barbaglia e Vittorio Togni hanno spiegato ai passanti, che si fermavano ad ascoltare e a scattare foto, come vengono realizzati gli abiti con inserti animali.
Gli struzzi sono stati l’animale emblema della protesta.
Vittime della crudeltà della moda, è stato trattato il tema dell’allevamento e della loro uccisione in tenera età per l’utilizzo delle piume e della pelle per il confezionamento di borse e cinture.

“In natura potrebbero vivere dai 45 ai 60 anni, ma negli allevamenti arrivano solo ad un anno di vita. Dopo esser stati spiumati vivi la pelle della loro schiena, con bulbi piliferi irritati, viene utilizzata per realizzare borse e cinture ma anche portafogli”.
“Sono animali che si spaventano facilmente. Immaginate cosa possano vivere negli allevamenti in Africa, lontano dalle loro madri”.

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Il blitz è stato reso ancor più scenico e d’impatto grazie alla presenza di tre attiviste truccate e vestite ad arte da struzzi morenti.
Presenti giornalisti e stampa.

 

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[Modelle: Nico, Giulia, Erika.] [Make Up: Elena Salvi. Hair: Antonio Trovisi.]                  [Foto: Carmen Luciano per Think Green Live Vegan Love Animals]

 

Ho preso parte a questo blitz e l’ho trovato davvero ben riuscito ed organizzato.
Ringrazio i ragazzi e le ragazze de La Loro Voce – Iene Vegane per quanto stanno facendo per gli animali e spero che ogni loro iniziativa possa spronare le coscienze assopite di chiunque li ascolti.

 

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Foto: Sal Giaquinto

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Per seguire tutte le iniziative
degli attivisti milanesi
e per ulteriori foto e video del blitz
cliccate mi piace sulla loro pagina facebook.

°° 2006-2016: 10 Anni di Think Green °°

<<Oggi ho mangiato il coniglio in umido, AHAHAHA!>>.
<<Mia nonna lo ha fatto al forno ieri sera, vedessi che buone quelle zampine!>>
<<Ma lo uccide lei o lo compra già ammazzato?>>
<<Ogni tanto lo compra vivo e lo ammazza lei. Un bel colpo dietro la testa. A volte gli strappa via la pelliccia che ancora si muove. Che buono al forno AHAHAH!>>

Ogni mattina, ogni giorno, frasi di questo tipo venivano pronunciate dagli ultimi posti del pullman che prendevo per andare al liceo. Venivano dette prevalentemente da due ragazzi a voce alta affinché arrivassero fino a me, perché la destinataria di tanto scherno e di tante risate vuote ero proprio io.
Ero io perché qualche anno prima avevo avuto un coniglio come animale da affezione, la mia cara Stella. Ero io perché non mangiavo animali già da quattro anni.
Alcuni di quelli che esprimevano macabri pareri culinari su uno dei miei animali preferiti non mi conoscevano nemmeno. Quei pochi che invece sapevano chi fossi avevano fatto le scuole elementari insieme a me quando ancora non avevo un coniglio e quando non ero ancora diventata vegetariana.
Come facessero ad avermi presa di mira per quei motivi là lo scoprii presto: era bastato l’input da parte di una mia ex migliore amica che aveva da sempre sofferto per il fatto di non poter avere animali domestici in casa. Nella mia famiglia non esistevano allergie, e potevo avere amici a quattro zampe da coccolare a differenza sua.
Ex migliore amica con la quale ero andata in classe alle scuole medie, periodo della mia transizione da onnivora a vegetariana. Ex migliore amica di un’infanzia intera fino a quando le nostre strade, e le nostre idee, ci hanno portato ad allontanarci.

E’ stata sufficiente una corposa dose di invidia (anche per l’aspetto fisico) misto a gelosia per innescare quello che per me, per anni, è stato un vero e proprio tormento. Un tormento psicologico enorme che non mi ha fatto vivere serenamente gli anni delle scuole superiori.

Insulti, offese, chiacchiere alle spalle, risate di scherno, frasi crudeli sugli animali, lancio di oggetti, lancio di acqua addosso attraverso bottigliette e siringhe.
Se ci penso adesso, trovo incredibile quanto possano essere crudeli e spietati i ragazzi dai 14 anni in su per sentirsi accettati, per sentirsi forti in un gruppo.
Una crudeltà assurda riversata sempre sui più deboli o su chi prova ad avere un pensiero tutto suo.

Più di una volta sono tornata a casa con i capelli bagnati. Più di una volta ho buttato lo zaino a terra e sono corsa a piangere sul letto. Non ce la facevo più. Non avevo voglia di svegliarmi la mattina per rivedere quegli occhi che mi scrutavano e quelle facce sulle quali era stampato un sorrisetto da schiaffi.
Provai ad indossare le cuffiette per ascoltare la musica ed ignorare le loro parole, ma non bastò. Dal momento che le loro voci non mi raggiungevano iniziarono con il lancio di oggetti per attirare la mia attenzione. Provai a cambiare pullman per arrivare a scuola, ma dovevo svegliarmi almeno un’ora prima e tutto diventava ancora più complicato. Provai a cambiare anche quello del rientro a casa, ma spesso non passava e capitò qualche volta di rimanere a piedi con la conseguenza di dover inventare scuse sul perché sarei tornata tardi.
Alla fine dovetti ritornare su quel mezzo dove tutti facevano finta che non mi accadesse niente, autista compreso. Presto il clima di vegefobia passò dal pullman alla classe perchè nel gruppetto di persone che mi offendevano c’era qualcuno che conosceva le persone che venivano in classe con me. Iniziarono le offese anche tra i banchi di scuola, stavolta mosse da ragazze che vedevano nella mia alimentazione e nel mio modo di vivere qualcosa di inconcepibile.

La situazione non cambiò fino a quando non decisi che dovevo smettere di chiudermi in me stessa e di meditare di farla finita. Dovevo affrontare i miei carnefici.La mia vita non poteva finire così. Dovevo andare avanti. Gli animali per i quali lottavo, per i quali diffondevo materiale informativo facendo banchi con altri volontari Lav dovevano essere la mia priorità.
E lo divennero.

Non avendo nessuno con cui parlare di questi temi decisi di aprire un blog.
Un po’ per sfogo, un po’ perché mi faceva stare bene esternare ciò che avevo per la testa, almeno per iscritto.
Era il 2006 e avevamo da poco messo internet col modem a casa. Proprio in quel periodo scoprii l’esistenza di MSN Messenger e degli Spaces Live grazie ai ragazzi olandesi con cui feci uno scambio culturale in seconda superiore.
Gli Spaces Live di MSN erano pagine in cui gli utenti potevano pubblicare ciò che preferivano, personalizzandole a piacimento nel layout e nello stile.
Nacque così il mio blog, “Il Mondo degli Animali“. Un diario personale aperto a tutti dove condividevo appelli e petizioni. Nessuno di quelli che mi aveva offeso sapeva dell’esistenza della mia pagina. Ero libera, libera di scrivere e di dire ciò che volevo senza subire bullismo.
Scrivevo, scrivevo articoli uno dietro l’altro e più scrivevo e più mi sentivo bene.

Ricordo ancora come fosse ieri le minacce di mia madre intenzionata a togliermi via il modem se non la smettevo stare al pc 😀
Le dicevo che era importante e che stavo scrivendo articoli sugli animali.
Non poteva immaginare quale piccolo mondo stessi costruendo.

Dopo qualche anno, su decisione di MSN, gli Spaces Live vennero trasferiti su piattaforma WordPress. Fu allora che il mio piccolo blog divenne un vero e proprio sito internet, quello sul quale siete adesso, mutando anche da “Il Mondo degli Animali” a “Think Green Live Vegan Love Animals“, un titolo più autentico e utile per intuire le tematiche trattate.

Di articoli in articolo la mia ancora di salvezza, la mia casetta virtuale divenne sempre più seguita fino a diventare ciò che è adesso: uno dei siti vegan più cliccati del web.

Nato come via di fuga mentale dal bullismo e dalla vegefobia, questa pagina che oggi compie ben 10 anni mi ha permesso di raggiungere traguardi che forse non mi ero mai lontanamente prefissata.
Grazie al mio blog ho conosciuto persone fantastiche, sono stata fermata da followers durante manifestazioni nazionali (“ehy ciao! Tu sei Carmen del blog! Io ti seguo da anni!”), ho organizzato decine di eventi vegan benefit in Toscana attraverso i quali sono stati raccolti oltre 5.000 euro devoluti ad associazioni animaliste, ho trovato casa a circa 40 animali abbandonati, ho aiutato centinaia di persone a diventare vegan ed ho avuto l’onore di collaborare con aziende vegan per recensirne i prodotti etici.
Il mio messaggio animalista è finito addirittura su RadioVeg.it , su Radio Lady e in tv per Vegan Is Better. Ho organizzato il mio primo presidio animalista e ho contribuito allo stop definitivo della vendita di pellicce vere sulle borse OBag.
Sono stata anche invitata a tenere una conferenza (“La Mia Vita in un Blog”, n.d.r) per l’evento Lucca Vegan Friends 2016 dove ho parlato anche del bullismo e della vegefobia.

Non mi sarei mai aspettata così tanti successi.
Da sedicenne sdraiata sul letto a piangere non avrei mai immaginato che quelle offese che mi tormentavano sarebbero un giorno servite per portarmi un pizzico di felicità.
Tutto questo è stato possibile solo trasformando l’energia negativa che mi veniva gettata addosso in energia produttiva.
Ho preso le pietre che mi lanciavano addosso e le ho messe in equilibrio zen.

Chi mi voleva debole mi ha reso ancora più forte e ancora più decisa ad andare avanti lungo la mia strada. Non è mai stato facile il percorso e mai lo sarà, ma sono diventata resistente abbastanza per far fronte agli attacchi quotidiani che solo le persone che vogliono cambiare le cose ricevono. Gli animali sono la mia vita e fino a quando avranno bisogno di qualcuno che sia la loro voce, io sarò qui a donargli la mia.

Quindi, caro mio piccolo blog, buon compleanno ❤ .
Tanti auguri per il tuo primo decennio di vita.
Auguri a te che mi sei stato d’aiuto quando non c’era nessuno, permettendomi di far viaggiare in rete i miei pensieri tra la moltitudine di siti.
Ti ringrazio lo stesso anche se sei solo uno strumento digitale e non potrai mai capire quanto sono affezionata a te.

Un grazie particolare a chi segue il mio sito e a chi non ha mai smesso di sostenermi nella battaglia per i diritti degli animali.

Carmen.

°° Woolrich: Abbigliamento Crudele Uomo/Donna/Bambino °°

Sfogliando le pagine di un settimanale femminile mi sono imbattuta in una delle tante pubblicità di abbigliamento autunnale e invernale.
Alcune mostravano capi molto carini, altre invece raffiguravano modelle e modelli con addosso indumenti a mio dire assurdi.
Una di queste è stata la pubblicità di Woolrich, marchio di abbigliamento noto soprattutto a chi vede nelle griffe costose una caratteristica da ceto sociale alto.

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Lo scatto (qui sopra riportato) immortalava una ragazza con addosso (precisamente il modello W’S MILITARY PARKA dal modico prezzo di 999 Euro) un cappotto lungo oltre il bacino. Fino a qui, tutto normale. Peccato per l’inutile e appunto assurdo bordo in pelliccia vera applicato su tutta la lunghezza dell’indumento.
Se negli anni passati, sempre della stessa azienda, aveva spopolato il cappotto dove la pelliccia era applicata solo al cappuccio, adesso Woolrich ha pensato bene di aumentare il numero di resti animali da attaccare alle sue creazioni.

Trovo assolutamente schifoso vedere persone coprirsi con qualcosa contenente piume strappate alle oche e “adornato” con la pelliccia di animali talvolta scuoiati vivi.

Esistono tanti altri materiali da poter utilizzare per tenersi al caldo nelle stagioni più fredde, non è per nulla un obbligo dover RUBARE agli animali ciò che appartiene al loro organismo negandogli la vita.

Ho fatto un breve giro sul sito ufficiale dal brand: ho avuto i brividi.
Animali scuoiati attaccati qua e la a più non posso: messi su abiti da donna, messi su abiti da uomo, messi addirittura su abiti per bambini! Poveri bambini, se sapessero chi portano addosso..
Abominevole.

Il tipo di animale utilizzato da Woolrich per utilizzarne la pelliccia da applicare come “ornamento” è il FINN RACCOON, ovvero il procione.

A worker holds the head of a fox while killing it with electricity for its fur at a fox farm in Nanzhuang village

Foto esemplificativa: procioni prossimi allo scuoiamento in un allevamento in Cina. Credits: REUTERS/William Hong

Generalmente questi animali vengono tenuti dentro delle gabbie, al freddo, affinché la loro pelliccia si infoltisca. I metodi di uccisione possono variare dal colpo dietro la testa alle scariche elettriche mediante elettrodi conficcati nel retto.
Sul sito LaVeraBestia.Org potrete documentarvi guardando foto e filmati girati di nascosto negli allevamenti.

E’ inaccettabile che degli esseri senzienti vengano derubati della loro pelliccia e privati del diritto di esistere. E’ assurdo che si continui ad applicare all’abbigliamento umano resti di altre specie SENZA NESSUN TIPO DI NECESSITA’ VALIDA.
E’ giunto il momento di unirci, tutti insieme, e di pretendere che questa atroce e immotivata mattanza abbia fine.

Vi invito pertanto a BOICOTTARE Woolrich (ed ogni altro marchio che vende pellicce vere) evitando di sostenere economicamente l’azienda coi vostri risparmi.
Vi invito anche ad inviare una mail di protesta al brand affinché giunga fino ai suoi vertici che SIAMO STUFI DI VEDERE GLI ANIMALI MORIRE PER LA MODA ASSASSINA!

Mail da inviare tipo:

“Gentile azienda Woolrich
ho notato anche anche quest’anno il vostro brand propone abbigliamento invernale realizzato con materiali derivati dal corpo degli animali: lana, piume, pellicce.
Vi invio questa mail per esternarvi il mio disappunto: trovo tutto ciò ridicolo, assurdo, inutile e di cattivo gusto. Il Paleolitico è finito da un pezzo, se non ve ne foste ancora accorti. Viviamo nel XXI secolo e abbiamo a disposizione una vasta scelta di materiali etici e naturali capaci di tenere al caldo. Materiali non sottratti con la forza alle altre specie che come noi vivono (o almeno vorrebbero se persone come voi glielo lasciassero fare!) sulla terra. Non abbiamo bisogno di indossare cappotti imbottiti di piume strappate alle anatre, coscienti o già morte che siano. Non abbiamo la necessità di indossare per forza cappotti adornati con la pelliccia che un tempo era attaccata al corpo dei legittimi proprietari.
Gli animali non sono abbigliamento! Non sono materia prima! Non sono accessori oppure oggetti alla nostra mercé!
Dovreste solo vergognarvi per la vostra proposta di vendita.

Da parte mia, non acquisterò mai nemmeno uno dei vostri capi d’abbigliamento e inviterò amici e familiari a fare lo stesso.
Vi esorto a fare un breve esame di coscienza e a smettere di commissionare la morte di animali come il Finn Raccoon.”

Nome, Cognome, Città

Da inviare a:
support@woolrich.eu
wplavori@wplavori.com (con oggetto: Woolrich )
o da incollare nel contact form presente QUI .

[ Ulteriori recapiti:
Tel: +39 051 4161411
Fax: +39 051 4161490 ]

Grazie in anticipo a coloro che prenderanno parte a questa iniziativa.

 

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