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°°Giacche con Piume e Pelliccia Vere: La Risposta di BATA°°

Qualche giorno fa attraverso un articolo vi ho informat* della presenza di giacche dall’imbottitura in piuma vera, bordati di pelliccia altrettanto vera a marchio BATA. Un ragazzo ne aveva dato notizia sul suo profilo Facebook e mi ero personalmente interessata al fatto, tanto da cercare e trovare tale articolo sul sito e-commerce dell’azienda.

A seguito delle email di dissenso che abbiamo spedito al marchio, l’azienda ci ha risposto con il seguente messaggio:


“Gentile cliente,
apprezziamo il Suo pensiero e lo condividiamo.

La informiamo infatti che è da anni che non proponiamo nelle nostre collezioni capi in pelo o pelliccia animale.

Al contrario, i nostri capi di abbigliamento sono accompagnati da cartellini che ne evidenziano la realizzazione nel rispetto degli animali, dell’ambiente e completamente cruelty free.

Rimanendo a Sua completa disposizione per qualsiasi ulteriore dubbio o informazione,
Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Servizio Clienti Bata”

In allegato sono poi state inserite due immagini, che pubblico.

Ho pertanto chiesto all’azienda come mai la presenza di tali capi d’abbigliamento con cartellino così esplicito “Vera Piuma, Vero Pelo” e per niente cruelty free.
Mi è stato risposto che sono articoli di collezioni passate in vendita presso outlet fisici e online: praticamente delle rimanenze.
Sinceramente non so cosa pensare, perché a mio avviso dichiararsi dalla parte degli animali con degli articoli simili ancora nei negozi fa alquanto strano.

Spero che l’azienda abbia sul serio smesso di mettere in vendita capi realizzati con tessuti animali.

Come sempre, vi ringrazio per il vostro impegno per il riconoscimento dei diritti delle altre specie, e per le vostre scelte etiche in ambito di acquisti.

Al prossimo articolo!

Carmen



°°Lettera Aperta a Flavio Castellani: Basta Pellicce e Piume Vere°°

Dieci anni fa, in occasione del matrimonio dei miei zii, ho scelto per la cerimonia un bellissimo abito viola cangiante in una boutique di abiti firmati.
L’abito che mi aveva conquistata era stato disegnato e confezionato a marchio Flavio Castellani, un noto brand di Prato che all’epoca non conoscevo molto.

A distanza di un decennio, qualche giorno fa, facendo shopping in un Outlet Village ho notato un negozio monomarca. Curiosa di vedere cosa proponesse vi sono entrata.
La mia permanenza nello store è stata da record: mi sono bastati pochi secondi per decidere di uscire. Appesi a degli espositori c’erano infatti dei cappotti e delle giacche con bordi in pelliccia. Mi sono avvicinata per toccarli ed ho capito subito che erano inserti appartenenti ad animali veri. Pertanto, ho abbandonato il negozio.

E’ molto triste sapere che nel terzo millennio l’essere umano si copra ancora con pelli, pellicce e piume di altre specie.
E che lo faccia imponendo agli animali una vita di reclusione in allevamento, finalizzata al monitorare le parti corporee che verranno loro sottratte con la morte.

Dando uno sguardo sul sito di Falvio Castellani ho potuto appurare che diversi dei suoi abiti sono bordati con piume di struzzo e pelliccia di volpe.

Inserisco nell’articolo uno screen a titolo informativo.

flavio castellani.jpg

Chiedo pertanto pubblicamente alla stilista Rita Ricci, che collabora con Castellani: non è un affronto alla grazia umana pretendere di avere ai polsi o addosso parti corporee di animali che difficilmente potremmo incontrare liberi in natura?
Perché una volpe deve nascere in allevamento, vivere magari in gabbia, esistere per un determinato periodo deciso dall’allevatore e poi finire uccisa per essere scuoiata?
Perché il corpo, vivo o deceduto che sia, di uno struzzo deve subire il processo di spiumaggio?

 

Fur-fox1.png
(Esempio di una volpe allevata – foto Essere Animali)

Domande retoriche, le mie.
A mio avviso la specie umana dovrebbe avere con una certa urgenza la volontà di comprendere che gli animali che esistono in natura non sono a nostra disposizione.
Le altre forme di vita non sono di nostra proprietà, e in esse dovremmo smettere di vedere delle fonti da cui attingere ciò che più ci aggrada per foraggiare il business che abbiamo messo in piedi.

Si può provvedere al vestire con stile e classe il proprio corpo anche senza far pesare la nostra presuntuosa “superiorità” di specie alle altre che con noi condividono il pianeta. Sono tanti gli stilisti che hanno deciso di non produrre più capi d’abbigliamento con materiali animali.

Per il motivo più sopra indicato, non accadrà mai più che la mia scelta ricada sul marchio Flavio Castellani, ad oggi ancora molto distante per sensibilità dalla mia.
Spero vivamente che la clientela femminile sia sempre più in linea coi diritti animali, in modo tale da spronare cambiamenti in ambito commerciale con le proprie scelte d’acquisto. Il mondo del mercato infatti vede l’evoluzione dell’offerta in base anche alla richiesta.

Richiediamo allora sempre e soltanto realtà materiali che non abbiano comportato la sofferenza e la morte di nessuno, umano o animale che sia.

Carmen.

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