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Pordenone • Paziente Vegana Attaccata da un Medico per la sua Alimentazione Nonviolenta
Pordenone. Mercoledì 7 gennaio 2026. Ospedale Santa Maria degli Angeli.
Una donna di 46 anni, B. L., si reca presso la struttura per essere visitata da un medico al quale chiedere consiglio per un anomalo aumento di peso. Attende un’ora assieme ad altri/e pazienti, fino a quando la professionista, M. C., arriva e la fa entrare nello studio.
La paziente inizia a riferire alla dottoressa che da qualche tempo ha notato uno strano aumento del peso corporeo che le desta preoccupazioni poiché non vi sono stati grandi cambiamenti nelle sue abitudini quotidiane. La dottoressa le fa delle domande, riceve delle risposte. Il confronto è lineare, fino a quando non viene interrotto dall’informazione riguardante lo stile alimentare della paziente: B. L. è vegana. Ha smesso di mangiare animali quando aveva appena 6 anni. Entrare in uno stabulario di sperimentazione animale accompagnata da un adulto, nonostante la sua giovanissima età, le ha acceso un’inestinguibile consapevolezza che l’ha portata al rifiuto di cibarsi dei corpi delle altre specie e, più avanti negli anni, anche al rifiuto di portare in tavola la sofferenza generata dai derivati corporei animali.
La professionista cambia atteggiamento. Inizia a dirle che “può al massimo capire i vegetariani ma i vegani no”. Le riferisce, in modo del tutto allarmistico, che “l’alimentazione vegetale distrugge l’organismo umano“. La paziente si sente attaccata. Cerca di esporle le sue ragioni, argomentando le sue scelte, ma dalla professionista vi è chiusura totale.
B. si sente a disagio. Sente il cuore a mille per la situazione stressogena che si è creata.
Il medico scrive il referto, che le viene consegnato. Su di esso, nero su bianco, la sentenza: “si sconsiglia di proseguire dieta vegana e si consiglia passaggio almeno a una dieta ovo-latto vegetariana“.

La paziente esce dall’ambulatorio dove si è sentita giudicata per le sue profonde scelte di vita. Mi scrive un messaggio privato sulla pagina. Si sfoga, incredula di quanto le è successo presso l’ospedale dove si era recata per ricevere supporto, aiuto e sostegno, non certamente un trattamento sgradevole.
La demonizzazione dell’alimentazione vegetale
Ciò che è successo alla segnalante, che come le ho scritto in privato ha tutto il mio sostegno e la mia comprensione, non è un caso isolato. Numerose sono state le persone che mi hanno riferito di aver vissuto momenti di forte stress, di giudizio e di aspre critiche – ma anche di bullismo, derisione e scherno – in ambito ospedaliero per aver semplicemente informato il personale della propria alimentazione vegetale. Una cara amica con svariati anni più di me, cadendo e facendosi male, mi ha riferito che in ospedale hanno attribuito la sua frattura all’alimentazione vegetale da lei seguita da anni, e che ha avuto enormi difficoltà ad ottenere un pasto completo durante la degenza. Il menu non era bilanciato, scarseggiava in proteine vegetali e lei si è sentita trattata con sufficienza perché era “la vegana”. Un atteggiamento tutt’altro che professionale, quello avuto dal personale ospedaliero della provincia di Pisa dove è stata ospedalizzata, e che in poco differisce con quello avuto dalla suddetta professionista che non si è trattenuta dal dimostrare insofferenza verso una dieta che esclude morte e sofferenza animale.
Cercando il curriculum vitae del medico in questione, ho appreso che ha conseguito nel 2016 un master di II livello in nutrizione clinica e dietologica presso l’Università Politecnica delle Marche.
Mi domando se questa dottoressa, lungo gli anni della sua formazione accademica, abbia mai sentito parlare di colleghe professioniste esperte in nutrizione vegetale: la dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), per esempio; o Michela De Petris, esperta in alimentazione oncologica che è stata di grande aiuto con le sue diete personalizzate per pazienti malati di tumore, ai quali ha salvato la vita. la dottoressa Roberta Bartocci, esperta in alimentazione vegetale chetogenica.. E che dire della dottoressa Silvia Goggi? Nei suoi libri, best seller, ha raccontato di essersi avvicinata alla nutrizione vegetale piena di dubbi e scetticismo, per poi scoprire – e verificare con dati scientifici alla mano – che essa è la migliore in assoluto e in ogni stadio della vita umana. Ma le figure professionali che attualmente sono impegnate nella diffusione del corretto approccio col cibo e dello stile di vita sano sono sempre più numerose. In America, il dottor Neal Barnard, conosciuto a livello internazionale, promuove l’alimentazione vegana attraverso la sua organizzazione Physicians Committee for a Responsible Medicine, che coinvolge oltre cento professioniste e professionisti. Realtà che faranno sicuramente provare stima e gioia, ovunque essi siano, coloro che in passato hanno speso la propria intera esistenza per promuovere un modus vivendi empatico e non violento: i dottori John Frank Newton e William Lambe, medici amici di Percy Bysshe Shelley e sostenitori del protoveganismo; il dottor William Andrus Alcott, che nella prima metà del 1800 ha raccolto in una sua opera ben 100 esempi di illustri personalità di tutti i tempi che hanno abbracciato l’alimentazione vegetale. Perché la nutrizione vegetale, se alla dottoressa M. C. fosse sfuggito, affonda le radici nella storia dell’umanità stessa.
La conoscenza della scrittura come peculiarità elitaria con ogni probabilità ci ha depauperato di preziose fonti e testimonianze del passato inerenti al non consumo di animali, ma fortunatamente qualcosa è giunto fino a noi anche delle epoche remote: dalla metempsicosi di Pitagora al quadrifarmaco di Epicuro, entrambi non consumatori di animali, fino a Plutarco e alla sua opinione tagliente: l’essere umano non è un sarcofago né cannibale, pertanto la sua natura non è quella di consumare cadaveri di esistenze composte della sua stessa materia.
Vorrei sinceramente capire come una figura professionale del XXI secolo sia rimasta così ‘indietro’ rispetto alle conoscenze in materia di nutrizione vegetale. Mancanza di tempo, di volontà, di possibilità o puro disinteresse?
Mi domando altresì come possa una donna, dotata degli stessi organi riproduttivi e delle stesse ghiandole mammarie, suggerire ad un’altra donna di cibarsi ‘almeno’ di formaggi, di bere ‘almeno’ latte e di consumare ‘almeno’ uova di femmine di altre specie.
Cosa è il latte? è secrezione mammaria di vacche, pecore, capre che vengono fecondate artificialmente per rimanere gravide, partorire, veder portato via per sempre il proprio cucciolo e munte fino a quando non verranno rimpiazzate dalle proprie figlie schiave. La fine, ovviamente, è sempre il mattatoio.
Cosa è il formaggio? è secrezione mammaria delle creature sottomesse appena citate, cagliata spesso col quarto di stomaco degli stessi cuccioli che non verranno mai allattati. Un alimento del tutto innaturale che, oltre a generare dipendenza come l’eroina (parole del dottor Neal Barnard), arreca danni alla salute umana.
Cosa sono le uova? sono ovuli non fecondati di femmine ovipare che in natura, da cellule ‘base’, danno vita a nuove individue e nuovi individui.
È facile, troppo facile dal caldo di uno studio, comodamente seduta a una scrivania, stare a disquisire sull’importanza del mangiare derivati animali, o i loro corpi per intero, quando a patire dentro capanni, gabbie, fra luce costantemente accesa, aria irrespirabile, feci, corpi sofferenti ci sono altre esistenze.
Sono sicura che la professionista in questione, se prendesse il posto di uno degli animali allevati (40.000 creature ammazzate ogni secondo) anche per una sola ora, tornando nelle sue fattezze umane ci penserebbe due volte prima di suggerire di mangiare animali.
Sapere che all’interno della sanità pubblica vi sono elementi simili, che hanno il coraggio di sconsigliare a chi ha preso consapevolezza di non averne più e di fare passi indietro nella strada del rispetto per ogni forma di vita, è sconcertante e inaccettabile.
Mi auguro che la dottoressa M. C., alla quale necessariamente scriverò due righe, si ravveda, e che non cada mai più nella banale demonizzazione del veganismo, che non è un semplice ‘stile alimentare’, ma una ragione d’esistenza che non può essere rinnegata da parte di chi ama le altre creature tanto quanto la propria vita.
A coloro che hanno fatto esperienza dei medesimi attacchi, un caloroso invito a continuare ad abbracciare i propri nobili ideali di non violenza: che gli animali non siano nostri schiavi e che debbano essere lasciati liberi di esistere è una verità inconfutabile che non ha bisogno di prove.
Alle mendaci verità speciste in tasca, continuiamo a preferire la sensibilità interspiece nel cuore.
Dott.ssa Carmen Luciano
Autrice, Blogger e Attivista Antispecista per il Riconoscimento dei Diritti Animali


Pubblico Dissenso verso Tutela Rurale e la sua Opposizione al Veganismo nelle Scuole
Care lettrici e cari lettori,
stasera, venerdì 31 ottobre 2025, a Crodo (VB) è indetto un incontro promosso da “Tutela Rurale” dal titolo “L’IDEOLOGIA VEGAN-ANIMALISTA DEVE RESTARE FUORI DALLA SCUOLA“. Mentre in tutta Italia le famiglie affascinate dalla cultura inglese trascorreranno una serata all’insegna del ‘dolcetto o scherzetto’, festeggiando Halloween, Tutela Rurale ha organizzato questo incontro pubblico sul tema dell’ideologia vegan animalista nelle scuole, con la partecipazione di figure pubbliche e del mondo dell’allevamento di animali. Se si pensa al terrore e alla paura che provano realmente gli animali fatti a pezzi all’interno dei mattatoi in tutta Italia da gente priva di pietà, la data potrebbe apparire perfetta.

Questo incontro è stato voluto dopo che sul Diario Amico (pensate che per svariato tempo è stato promosso un ‘diario Inalpi’ con messaggi a favore del consumo di derivati animali nelle scuole pubbliche), supporto cartaceo diffuso con 7.000 copie distribuite negli istituti del VCO (Provincia del Verbano-Cusio-Ossola) è comparso un racconto ‘animalista’ scritto da una ragazzina di 12 anni. Questo racconto, premiato con la pubblicazione per aver vinto un concorso, in cui una mucca dice che non ne può più di venire sfruttata per il latte, ha destato indignazione da parte degli allevatori e dei genitori simpatizzanti dell’allevamento nella zona. Segno che la coscienza può di tanto in tanto svegliarsi dal torpore dello specismo. E mentre su Change.org è partita il 21 ottobre una petizione per chiedere il ritiro di Diario Amico, superata di gran lunga per numero di firme raccolte dalla nostra contro-petizione per chiedere che il testo non venga ritirato, ecco che stasera i sopracitati esseri umani si incontreranno per disquisire della ‘propaganda vegan animalista’ che a loro detta non deve entrare nelle scuole.
Peccato per loro che il veganismo sia già entrato da anni nelle scuole, promuovendo compassione e rispetto per ogni creatura, e che le personalità del passato che si sono rifiutate di mangiare animali siano incluse nelle conoscenze didattiche da decenni e decenni fra i vari autori e le varie autrici studiate a scuola, nei licei e all’università.
Analizzando i fatti dal punto di vista antropologico, non si può fare altro che appurare che siamo davanti a una realtà che prima o poi si sarebbe manifestata nella società umana. La cultura della sopraffazione della nostra specie sulle altre specie, una costruzione sociale che si erge da secoli sull’effetto domino del ‘si è sempre fatto‘, ‘è giusto così‘ e che piazza il genere umano al vertice di una fittizia piramide gerarchica, relegando gli animali nella parte più bassa se non al di fuori della piramide stessa per livello di importanza, sta perdendo consenso. Come ogni dogma privo di concretezza logica, esso per esistere ha bisogno di persone che non si pongano domande né cerchino risposte, ma che si limitino ad accettarlo per vero.
Purtroppo per gli interessi economici di chi basa il suo stipendio sullo sfruttamento dei corpi di esseri senzienti – che non hanno mai dato autorizzazione per venire impiegati, occorre ricordarlo -, la società sta (ri)prendendo coscienza dopo un periodo di buio morale intensificato dal capitalismo e dall’industrializzazione.
Se una bambina di 12 anni è arrivata a scrivere un racconto dove si dà eco ai lamenti delle vacche sfruttate negli allevamenti (intensivi o estensivi che siano), se questo testo è stato ritenuto meritevole di venire letto e diffuso, e se coloro che vedono negli animali ‘materia’ di cui disporre a piacimento per avere uno stipendio si sono risentiti per tale pubblicazione, il cambiamento è in atto. E, come scriveva Victor Hugo, non lo si può fermare se la sua ora è giunta.
Nei giorni scorsi le docenti coinvolte nella pubblicazione del racconto animalista, persone divenute oggetto delle contestazioni degli allevatori et similia, hanno ricevuto numerose e-mail di sostegno morale grazie a chi ha preso parte all’iniziativa da me lanciata e promossa sul mio blog. Alla mia personale missiva, nella quale copia-conoscenza ho incluso l’indirizzo email anche di Tutela Rurale, è seguita una risposta scritta da Michele Corti.
Il signor Corti mi ha riferito – lo riporto per dovere di cronaca, e penso che essendo questi i suoi pensieri non abbia nulla contro la loro pubblica condivisione – che sarebbe “spudorato montare la testa ai ragazzini e spingerli a bullizzare i loro compagni perché figli di allevatori di montagna, preoccupati del benessere dei loro animali e di mantenere un ambiente biodiverso e fruibile dai cittadini, anche dai vegan-animalisti che gli sputano addosso“. Dubito fortemente che ragazzine e ragazzini vegan desiderino bullizzare compagni e compagne che mangiano animali o che sono figlie e figli di allevatori. Le famiglie antispeciste hanno provato sulla propria pelle cosa significa venire stigmatizzati poiché ‘diversi’, non credo affatto che si vogliano abbassare allo stesso livello di coloro dai quali hanno ricevuto tormento.
Mi ha inoltre scritto che l’uomo (da notare il linguaggio ancorato al maschile, n.d.r) avrebbe acquisito le facoltà mentali che possiede grazie al cibo animale e la stessa ominazione sarebbe stata possibile in forza di una dieta onnivora che comprende anche la carne. Ha aggiunto che i nostri antenati “hanno fissato nel corredo genetico la facoltà di sintesi della lattasi che consente anche agli adulti di consumare il latte” e che, gli dispiace per noi, “i popoli pastorali che consumano latticini sono popoli in buona salute e forti”. Secondo la sua ottica, privare dei latticini i ragazzi in crescita significherebbe compromettere il loro sviluppo. “Non per nulla dovete ricorrere alle vitamine di sintesi“. Un susseguirsi di esternazioni che trovano contraddittorio nel mondo dell’antropologia, della medicina e della scienza dell’alimentazione. Il latte è specie specifico, ogni mammifero ha quello perfettamente formulato dalla natura per la crescita delle neonate e dei neonati, e tale secrezione cessa la sua vitale importanza quando la creatura lattante inizia a mangiare cibo solido. Siamo l’unica specie che consuma il latte di altre esistenze, e lo fa con la coercizione e imponendo sottomissione. Si stima che il 50% della popolazione sia intollerante al lattosio [1], per questo sugli scaffali dei supermercati si possono trovare svariate marche di latte senza lattosio. Questo atteggiamento immorale e la pretesa di voler consumare ciò che non ci spetta per natura però ha ripercussioni sulla salute umana. Riportando l’opinione dell’illustre dottor Neal Barnard, fondatore della Physicians Committee for Responsible Medicine, il latte è innecessario, influisce negativamente sulla salute umana e genera l’aumento del rischio di contrarre malattie come alcuni tipi di cancro e del diabete di tipo 1 [2]. Riguardo al diabete, solo in Italia milioni di persone ne sono affette [3], con gravi conseguenze anche sulla salute del sistema sanitario stesso. Si stima che ogni ora muoiano 9 persone a causa di questa malattia.
Continuando con le esternazioni del signor Corti, ha riferito che loro rispettano gli animali e sono contrari a trasformarli in cose. “Gli allevatori chiamano gli animali per nome e li rispettano, li curano e non sono contenti di macellarli“. Su queste parole ci sarebbe molto da dire, ma penso che le parole parlino da sole alle coscienze già risvegliate. Il fatto di dichiarare che non si è contenti di macellare degli esseri senzienti fatti della nostra stessa sostanza e che non differiscono da noi biologicamente, implica che non è nella nostra natura uccidere. Come scriveva John Oswald nel 1791, traduzione mia, “se la natura avesse creato l’essere umano animale predatore, avrebbe impiantato nel suo animo un istinto avverso al suo scopo? Avrebbe permesso che la specie umana potesse mangiare il proprio cibo col senso di colpa, che ogni boccone fosse comprato col dolore, e che ogni pasto umano fosse avvelenato dal rimorso?” [4]. Che la nostra natura non sia sanguinaria lo dimostrano anche ricerche scientifiche e archeologiche: le forme di vita primordiali della nostra specie avevano un’alimentazione prevalentemente vegetale [5].
Sempre secondo Corti, il problema dell’ideologia vegan è che a suo avviso “intende imporre con l’intolleranza le proprie scelte anti fisiologiche, che ignorano l’evoluzione umana e la coevoluzione con le specie addomesticate, alla generalità della popolazione secondo modalità totalitarie“.
Al di là del fatto che alimentarsi totalmente di cibi vegetali non è anti-fisiologico bensì più che naturale (evidentemente il signor Corti non conosce Plutarco, Epicuro, Pitagora e tutta la folta schiera di pensatori e pensatrici che nei millenni si sono alimentati di soli vegetali promuovendo necessaria compassione) [6], non mi risulta che vi siano corpi militari che irrompono nelle macellerie, nelle pescherie, negli allevamenti di tutto il mondo per fermare il massacro di animali, esercitando altrettanta violenza su chi ne riversa sulle altre specie. Non mi risulta che esista un totalitarismo vegano che impone alle persone di non uccidere animali. Tutto ciò appare ai miei occhi una visione quasi Butleriana mista a distopia vegefobica. La realtà concreta dei fatti, al di là della proiezione freudiana che avviene su chi non mangia animali, è che sono gli animali vittime del totalitarismo umano, e che l’imposizione trova spazio fra gli allevamenti e i mattatoi.
“Ci batteremo pertanto perché l’ideologia vegan-animalista non sia veicolata dalla Scuola pubblica in forme unilaterali e subdole perché essa deve garantire il pluralismo e il confronto” ha concluso il signor Corti nella mail di risposta al mio pieno sostegno alle docenti criticate.
Da laureata in lingue e letterature straniere, da dottoressa magistrale in lingue, letterature e filologie euroamericane, da autrice di un saggio su Percy Bysshe Shelley e la sua difesa degli animali e dell’alimentazione vegetale, da relatrice in numerose lezioni antispeciste tenute nelle scuole e con un background di studi liceali dove ho vissuto bullismo per la mia alimentazione non crudele abbracciata ai 12 anni di età e da blogger che ha denunciato e portato a processo una delle pagine antivegan nate su Facebook, posso affermare che la scuola pubblica per quasi un secolo abbia veicolato messaggi ampiamente a sfavore degli animali. Basti pensare allo stereotipo di ‘animali della fattoria‘ che ancora oggi è presente nei libri e in alcuni testi scolastici.
Gli animali sono esseri senzienti che esistono da prima della nostra infelice comparsa su questa terra. Devono godere del diritto alla vita, lontani dai nostri profitti, dal nostro egoismo e dalla crudeltà umana. È giusto e moralmente necessario che la scuola faccia spazio, finalmente, al contraddittorio e che la sensibilità venga spronata nelle giovani menti. Per troppo tempo l’empatia, innata e congenita caratteristica, è stata ridotta dalla volontà di distaccarla dal nostro animo.
Se abbiamo la società che abbiamo, costellata di violenze, è anche grazie al modo in cui abbiamo vissuto e convissuto con gli animali: a loro discapito.
Smettiamo di sfruttare le altre creature e diamo alla nostra specie una possibilità di vita su questo pianeta che sia dignitoso ed evoluto.
Basta soprusi, basta sfruttamento, basta allevamenti e basta macellazioni!
Dott.ssa Carmen Luciano
Blogger e Attivista Antispecista per il Riconoscimento dei Diritti Animali
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Fonti:
[1] https://www.sanitcasalotti.com/intolleranza-al-lattosio/
[2] https://www.pcrm.org/good-nutrition/nutrition-information/health-concerns-about-dairy
[3] https://www.diabete.com/impatto-del-diabete-italia/
[4] John Oswald, The Cry of Nature – 1791
[5] https://www.smithsonianmag.com/smart-news/ape-like-human-ancestors-were-largely-vegetarian-33-million-years-ago-in-south-africa-fossil-teeth-reveal-180985873/
[6] Si veda “VEGETABLE DIET: as sanctioned by medical men, and by experience in all ages. Including a System of Vegetable Cookery. By DR. WM. A. Alcott” – 1859 https://www.gutenberg.org/files/30478/30478-h/30478-h.htm
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MAIL DI DISSENSO da inviare a chi stasera, 31 ottobre 2025, prenderà parte all’incontro per opporsi al messaggio animalista e vegan nelle scuole.
Oggetto: Dalla parte degli animali sfruttati e uccisi – Sì all’empatia nelle scuole
Gentile Sindaco Folchi,
Gentile Pamela Napoli,
Gentile Michele Corti,
Gentile Giovanni Todaro,
Gentile Daniele Botti,
Gentile Vittoria Riboni
Ho appreso che durante la serata del 31 ottobre 2025 è previsto un incontro da voi organizzato per discutere dell’ideologia vegan-animalista che vorreste che rimanesse fuori dalle scuole, a seguito della pubblicazione di un racconto dalla parte degli animali sul “Diario Amico”. Non potendo partecipare fisicamente all’incontro, mi unisco all’azione collettiva promossa dal blog antispecista Think Green • Live Vegan • Love Animals per mettervi a conoscenza della mia totale solidarietà verso gli animali. Mentre voi disquisite su cosa debba passare o no dalle scuole per timore che cessi il business specista, in Italia e in tutto il mondo esseri senzienti sono confinati e rinchiusi dentro allevamenti (intensivi o estensivi che siano) che oltraggiano il loro naturale diritto alla libertà. Animali che, se avessero la possibilità di pubblicare ciò che provano, sentono, subiscono e che pensano di chi li abusa, probabilmente molti esseri umani non uscirebbero più di casa per la vergogna. Altro che racconto animalista su Diario Amico. Si stima che vengano ammazzate circa 40.000 creature al secondo. Un numero vertiginoso. Un ‘animalicidio’, totalmente legalizzato, che dimostra quanto male possa generare una sola specie, la nostra, che vive su questo pianeta pretendendo di sottomettere tutte le altre con la violenza e la coercizione. Con questa e-mail intendo informarvi che da tempo nel mio piatto non ci sono più vittime, poiché non sostengo né sosterrò mai più le varie attività che ottengono reddito dall’assoggettamento animale, che trasformano fisicità delle altre specie in materia organica e che intendono dare in pasto i loro infelici corpi alle persone.
Credo fermamente che sia giunto il momento di smettere di tormentare le altre forme di vita che coesistono su questo pianeta assieme a noi. Nessuna di loro ci riserva gli stessi abominevoli trattamenti che parte dell’umanità riserva loro. Dite ipocritamente che non siete contenti di macellare gli animali: perché allora lo fate? Perché non li lasciate in pace di vivere la loro vita? Mai vorreste vivere ciò che essi vivono negli allevamenti e nei mattatoi: questo basta per farvi comprendere che l’allevamento e la macellazione non sono due realtà compatibili con la sensibilità umana.
Nelle scuole, dopo decenni di messaggi specisti dove gli animali sono stati mostrati per ciò che realmente non sono (cibo, strumenti, mezzi di trasporto, esseri di cui disporre a piacimento) è giusto che si faccia spazio a idee che smontano stereotipi e dogmi che veicolano l’errato messaggio di una specie umana in diritto di arbitrare su vita e morte altrui.
Dalla parte di Diario Amico, dalla parte della ragazzina autrice della storia ‘incriminata’, dalla parte di chi l’ha pubblicata, dalla parte di chi porta l’antispecismo nelle scuole e dalla parte degli animali che non possono difendersi. SEMPRE!
Nome, cognome, città
Mail da inviare a: sindaco@comune.crodo.vb.it, tutelarurale@gmail.com, segreteria@tutelarurale.org, verbania@bibliotechevco.it, direttore@prealpina.it, redazione@vco24.it
In CCN: carmen.veganblogger@gmail.com
NB: il testo può anche essere modificato con parole e pensieri propri, mantenendo sempre toni civili.
Grazie.


Prodotti Welles e AIRC: Vegetali ma non Vegani
Care lettrici e cari lettori,
facendo una ricerca online su un prodotto 100% vegetale della linea Welless di Penny Market mi sono imbattuta in una collaborazione ossimorica che mi era decisamente sfuggita.
Come si può apprendere direttamente dalla pagina dedicata sul sito della catena di supermercati, Penny Market ha sviluppato “ la prima linea di prodotti in collaborazione con gli esperti in nutrizione di AIRC“. Si tratta di una linea composta da 12 prodotti realizzati con ingredienti ‘semplici’ volti a sensibilizzare la clientela sulla prevenzione delle malattie. Tralasciando le 4 vaschette di alimenti già pronti che contengono poveri animali (branzino, pollo, salmone), le restanti proposte sono quasi tutte interamente vegetali.
Sono, per esempio, i crackers con farine di legumi bio, le zuppe di cereali, ma anche buger con zucchine e carote, o patate e broccoli, che vantano di essere 100% vegetali.

Sebbene gli alimenti sopra citati possano essere fruibili da chiunque, persone vegetariane e vegane incluse dati gli ingredienti interamente vegetali che li compongono, essi hanno una caratteristica ossimorica che stride con la filosofia di vita di chi ha abbracciato un modo di vivere non crudele: il sostegno economico alla ricerca di AIRC. Penny Market infatti dichiara che “una percentuale del ricavato della vendita dei prodotti sarà destinata alla Fondazione“.
Purtroppo AIRC, come si apprende dal sito ufficiale, ritiene INDISPENSABILI gli animali per la ricerca scientifica poiché testare su di loro porterebbe all’ottenimento di informazioni utili. Sul sito viene altresì indicato e messo in rilievo col grassetto il fatto che in Italia i test su animali sono prassi obbligatoria per legge. Ma sappiamo bene che le leggi e la legalità non sono sempre sinonimo di moralità. Fortunatamente, in altre zone del mondo come in America, i test su animali non saranno più necessari ai fini dell’approvazione della messa in commercio dei farmaci. Sempre AIRC, afferma di essere interessata al benessere di quelle creature confinate dentro i laboratori di ricerca, che non hanno mai dato il proprio consenso per venire USATE.
Chi non mangia animali ha tutto l’interesse di salvaguardare la vita delle altre creature, evitando loro di soffrire, di venire impiegate per qualsivoglia motivo ed infine di venire uccise. Incluso per la ricerca scientifica, che deve per ragioni morali virare verso una sperimentazione senza specismo come porta avanti ICare.
Per questa ragione ritengo gli alimenti Penny Market Welles in collaborazione con AIRC vegetali ma non vegani, e pertanto non finiranno mai nel mio carrello della spesa.
Per un futuro, il più prossimo possibile, mi auguro che si possa portare avanti una ricerca che non contempli affatto l’impiego delle altre specie che esistono sulla terra, e che gli alimenti interamente vegetali messi in commercio, fruibili da persone antispeciste, non vadano a finanziare realtà dove gli animali sono oggettificati.
Per esprimere la vostra opinione su questi prodotti, come ho fatto anche io, potete compilare il contact form di Penny Market cliccando QUI.
Messaggio tipo:
Gentile Penny Market, ho notato con dispiacere la collaborazione fra la vostra catena di supermercati e AIRC per la realizzazione di alimenti anche interamente vegetali, come i burgers con ortaggi e verdure in una linea di 12 prodotti dove compaiono anche vaschette con dentro ortaggi e animali uccisi. Vi scrivo per informarvi che non acquisterò mai questi alimenti, sebbene abbia abbracciato da anni l’alimentazione vegetale, in quanto la Fondazione non prende le distanze dalla sperimentazione condotta sugli animali. Per le future collaborazioni, spero possiate tenere di conto della sensibilità di tutte le persone, dando spazio a chi fa ricerca non a discapito delle altre creature della terra. Saluti.
Al prossimo articolo.











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