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Archivio dell'autore: Carmen Luciano

°° Sant’Anna Beauty: L’Acqua col Collagene Bovino°°

Mi giunge da Paola B. una segnalazione che lascia senza parole.

Il marchio di acqua imbottigliata Sant’Anna, di proprietà della società Fonti di Vinadio, ha fatto spazio ad una nuova bevanda dedicata alla bellezza: “Sant’Anna Beauty”.
Fra gli ingredienti delle acque aromatizzate con fiori, frutti e spezie che promettono di aiutare a preservare la bellezza del nostro organismo troviamo al secondo posto il collagene idrolizzato.
Questo ingrediente, come indicato sull’etichetta fotografata dalla segnalante,
è di origine animale. Con più esattezza di provenienza bovina.

bottiglia sant'anna.jpg

La foto degli ingredienti sta facendo il giro del web.
L’indignazione che sta generando è tanta, ed è ben comprensibile.

Personalmente, mi chiedo quanto sconfinato possa essere il livello di antropocentrismo degli ideatori di tale bevanda per arrivare a parlare di bellezza  da sostenere e vitalizzare con un elemento organico di altri animali.

Interessante sapere che pessime abitudini, uno stile di vita scorretto, l’avanzare dell’età e i fattori inquinanti possono distruggere il livello di collagene presente nella nostra pelle, portandola quindi alla comparsa delle rughe, ma le nostre fisime sull’estetica non dovrebbero ricadere sulle altre specie.
E non importa se quel collagene sia magari un sottoprodotto dell’industria alimentare: il numero di persone che non mangiano bovini (né tutti gli altri animali) è in costante crescita. Non li vogliamo nei piatti, e nemmeno nelle bevande.

Questo pretendere dagli animali il prestarsi ad ogni necessità umana, anche la più frivola, mi disgusta.

Desideriamo una pelle più tonica e compatta perché l’avanzare del tempo ci spaventa?
Una delle migliori soluzioni da adottare è l’alienarsi dalla demonizzazione della vecchiaia alla quale ci inizia la società odierna sin da giovani.
Realizziamo che le catene culturali sono troppo strette per potercene liberare?
Prendiamoci cura di noi, ma senza compromessi non etici. Le soluzioni vegetali sono tante a nostra disposizione per contrastare o prevenire le rughe.
Che poi, male che vada, meglio delle naturalissime linee sul volto che delle macchie indelebili sulla coscienza.

All’azienda titolare del marchio Sant’Anna sento di dire che questo è un vero buco nell’acqua per quanto riguarda il rispetto per l’esistenza degli animali.
Se prima capitava di acquistare qualche bevanda di tale azienda, adesso mi terrò a debita distanza dal farlo.

Coloro che condividono il mio stesso pensiero e volessero esternarlo a Fonti di Vinadio srl possono farlo inviando una mail all’azienda, senza usare parole offensive, perché la bellezza di una critica costruttiva risiede anche nel linguaggio utilizzato.

Messaggio tipo:

Gentile azienda Fonti di Vinadio,
vi scrivo questo messaggio a seguito della scoperta della vostra novità, le acque di bellezza “Sant’Anna Beauty”. Con molto orrore e straripante disgusto ho notato che secondo ingrediente delle bevande che tanto esaltate è collagene idrolizzato di origine animale. Non so con esattezza cosa pensiate dell’importanza della vita dei bovini.
Da attuale o futuro possibile cliente penso che mai mi abbasserei a comprare una bottiglietta in plastica contenente dell’acqua aromatizzata addizionata con un elemento organico di origine animale.
Risulta arduo credere che sul vostro sito parliate tanto di bellezza e poi vi sfugga quanto siano belle queste creature. Come tutti gli animali, del resto.
Premettendovi che non è di mio interesse sentir rispondere che i bovini dai quali attingete collagene siano allevati per fini alimentari, vi informo che non acquisterò mai questo vostro prodotto.
Con la speranza che possiate presto trovare un ingrediente alternativo per non finanziare la distruzione della bellezza dei bovini,
porgo distinti saluti.

Nome, Cognome, Città

Da inviare a
info@santanna.it
santanna@pec.santanna.it

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°°[Ricetta] Bastoncini di Tofu alla Marinara°°

Il tofu è un alimento ricco di proteine molto versatile in cucina. Può diventare la base di tanti gustosi piatti, se cucinato in modo sapiente.

In questo articolo vi propongo la versione ‘bastoncini’ alla marinara: decisamente da provare!

Ingredienti per 2 porzioni

• 1 panetto di tofu al naturale

• 1 cucchiaino di Spezie Marinara (aglio, scorza di limone, rosmarino, prezzemolo, origano)

• 1 cucchiaino di Paprika dolce

• mix di pepe

• sale iodato

• 3 cucchiai di farina di riso

• farina di mais tostato per panatura

• acqua q.b

• semi di papavero

Prepariamo la pastella

In un contenitore piccolo dai bordi alti versare 3 cucchiai da cucina di farina di riso, 1 cucchiaino di spezie marinara, 1 cucchiaino di paprika dolce, un pizzico di sale e una spolverata di pepe.

Mescolare tutto con una frusta da cucina e aggiungere un po’ d’acqua fino a quando non andrà a formarsi una pastella.

Tagliare il cubetto di tofu a fette sottili dallo spessore di 1 cm circa e poi immergere una fetta alla volta nella pastella. Poi, con l’aiuto di una forchetta, impanare le fettine dentro farina di mais tostato unita a semi di papavero e sale.

I bastoncini di tofu si possono cuocere in padella, ma anche al forno per una cottura più sana.

Ecco il risultato della ricetta 🙂

I bastoncini di tofu alla marinara sono perfetti per arricchire un secondo piatto e il loro sapore conquisterà tutti.

Buon appetito!

°°La Fallimentare Ricerca sui Primati°°

“C’è una grande quantità di dati spesso trascurata che mostra che la ricerca su primati non umani sia irrilevante, non necessaria, anche pericolosa per la salute umana e che abbia poco o nessun valore predittivo o applicazione per la medicina umana”

test primati.jpg

LA STRADA DAVANTI

Molte tecniche e metodologie scientifiche sono le uniche rilevanti per la medicina umana e predittive e affidabili per gli esseri umani rispetto alla ricerca orientata al NHP (non Human primate) e sono direttamente responsabili dei grandi progressi che stiamo facendo per trattare e curare le malattie umane più diffuse e debilitanti.
Batterie di test basati sull’uomo forniscono informazioni affidabili e pertinenti su cui basare ulteriori ricerche e accelerare la traduzione della ricerca al capezzale.
Queste tecnologie includono microarray e altre tecnologie del DNA;  proteomica e metabolomica;  modellizzazione matematica e informatica;  epidemiologia;
ricerca clinica;  una miriade di tecniche biologiche molecolari in vitro;  dispositivi microfluidici che ospitano molti tipi di cellule umane in un ambiente quasi “naturale” e che interagiscono tra loro;  e tanti altri.  Gli studi sulla funzione cerebrale e sui disturbi neurologici rappresentano la maggior parte della ricerca del NHP, tuttavia le differenze più drammatiche tra noi e altri primati sono nel cervello.  I cervelli umani possono ora essere studiati in modo non invasivo utilizzando una vasta gamma di tecniche di imaging come la tomografia ad emissione di positroni (PET), magnetoencefalografia (MEG), risonanza magnetica (MRI) e risonanza magnetica funzionale (fMRI), stimolazione magnetica transcranica (TMS  ), EROS (segnali ottici relativi agli eventi), VBM (analisi morfometrica basata su voxel) e tomografia computerizzata a emissione di singolo fotone (SPECT).  Ciò consente al cervello cosciente di essere osservato mentre è impegnato in una varietà di compiti cognitivi (ad esempio parlando, cantando, leggendo e scrivendo) di cui i NHP non sono nemmeno in grado.  Sottigliezze come abilità musicali e capacità di memoria possono essere identificate, evidenziando la ridondanza della conoscenza che si ottiene dai NHP.  L’Accademia delle scienze della vita presso l’Università di Aston è un esempio di progresso da trarre dalla ricerca clinica umana multidisciplinare.
Forse la tecnologia più eccitante per quanto riguarda lo sviluppo di farmaci è la “microdosaggio”, in cui le dosi di nanogrammi di nuovi farmaci sono tracciate attraverso il corpo umano.  Impiegato come studi clinici di “Fase 0”, il microdosaggio fornisce ampie informazioni sulle proprietà farmacocinetiche di un farmaco in un ambiente umano ed è già stato approvato dalla FDA (aprile 2005) e dall’Agenzia europea per la valutazione dei medicinali (gennaio 2003).  L’APC ha raccomandato di incoraggiare l’uso del microdosaggio al posto dei NHP.  Esistono diverse compagnie la cui missione è di sviluppare e/o testare farmaci in un contesto esclusivamente umano, come ad esempio Pharmagene, che osserva;  ‘Nessuna specie animale è sufficientemente simile all’uomo per fungere da surrogato del tutto affidabile.  In effetti vi sono numerose prove che l’uso di tessuti animali (non umani) può portare alla generazione di informazioni potenzialmente fuorvianti “e Biopta, la cui motivazione è” la prova del concetto nell’uomo “.

Fonte [Bailey J. Non-human primates in medical research and drug development: a critical review. Biogenic Amines 2005; 19(4-6): 235–255 – http://www.safermedicines.org/pdfs/reportbiogenic.pdf]

Video: investigazione Peta


Articolo a cura di
<C.Corsini>
Animalisti Italiani Onlus
Riscatto Animale
Think Green • Live Vegan • Love Animals

°°Spreco Alimentare: Consigli per Ridurlo ed Evitarlo°°

La metà del cibo prodotto finisce nell’immondizia“, lessi tempo fa su un articolo di denuncia sociale sugli sprechi alimentari.
Pensai che fosse un tantino esagerata come esternazione, che non poteva essere davvero così. E invece ho dovuto ricredermi.

Gran parte del cibo prodotto viene davvero sprecato, e spesso e volentieri finisce dritto nel bidone senza nemmeno esser stato toccato.
Posso confermare ciò a seguito di esperienze lavorative maturate nel settore della ristorazione e in quello della vendita al pubblico nei supermercati.
Con molto rammarico vi dico che la quantità di cibo sprecato è inimmaginabile.
E ciò che fa stare più ma le è che gli sprechi potrebbero essere evitati, eppure non vengono evitati.

Voglio farvi un esempio riportando un avvenimento che ho visto coi miei occhi.

Nel magazzino di un supermercato dove ho lavorato (penso accada in tutti i supermercati) c’era una cassetta con del cibo dentro, messa in un angolo, a terra. Entrando e uscendo dal magazzino per sistemare sugli scaffali la merce vedevo aumentare le confezioni dentro quella cassetta.
<<Cosa finisce là dentro?>> chiesi alla responsabile della filiale.
<<Ah, quella? E’ la cassetta dello scarto che viene buttato via>> mi sentii rispondere.
La curiosità mi portò ad andare a vedere cosa ci fosse dentro: una cartone di latte ammaccato, una vaschetta di affettato di suino dal colore poco invitante per un onnivoro, un pacchetto di biscotti rotto da un lato, una busta di cioccolatini aperta, una confezione di succhi mela e banana a cui mancava un brick.
<<Ma qui manca un succo solo>> feci notare.
<<Sì, qualche cliente deve averlo sfilato via. Ma non possiamo vendere una confezione non più integra, quindi va buttato>> fu la risposta. Rimasi sconcertata nel sentire quelle parole. Cinque succhi sarebbero stati gettati via perché non erano più sei.
<<Per caso si possono acquistare?>> domandai con la speranza che la risposta fosse affermativa.  <<Sì volendo sì, ma chi te lo fa fare? Non ci sono sconti e comunque manca un succo>>.
Risposi che non mi interessava dell’assenza di un succo, era di mio interesse che il resto della confezione non venisse gettato via.
Così a fine turno andai alla cassa e pagai il “rifiuto“.

Non solo i supermercati e i negozi sono colpevoli di spreco alimentare.
Tantissimo scarto lo troviamo anche nei ristoranti, nelle pasticcerie, nei bar e nei pub dove i secchi dell’organico si riempiono di cibo lasciato a metà o nemmeno toccato.

cibo sprecato

Ci pensate?
Prendiamo come esempio una pizza marinara lasciata a metà.
Grano e pomodori sono stati seminati, irrigati, fatti crescere, raccolti, lavorati da agricoltori (spesso sottopagati), resi farina e passata per una pizza cotta in forno da un pizzaiolo, servita al tavolo da un/a cameriere/a ed infine gettata per metà nel bidone.

Che dire poi dei cibi di origine animale?

Non si parla più di piante irrigate, si parla di esseri viventi senzienti segregati in capannoni, gabbie, mutilati e costretti a condizioni di vita orrende per divenire cibo che finisce in discarica.

Tutto ciò è deplorevole, lo trovo un affronto alla coscienza umana dal momento che il numero di persone che soffrono e muoiono per la fame è in aumento:
si parla di 821 milioni di persone, circa un 1 abitante del pianeta su 9,
secondo “The State of Food Security and Nutrition in the World 2018“.

Contraria ad ogni forma di discriminazione, credo che ciascuno di noi sia responsabile del non fare abbastanza per gli altri. Chi vive nell’agiatezza, disponendo di cibo a volontà quando ad altri non tocca, dovrebbe seriamente riflettere sulla propria condizione di vantaggio e impiegare le proprie energie per arginare lo svantaggio degli altri.

Esattamente come stiamo correndo ai ripari per i rifiuti in plastica, dobbiamo correre ai ripari anche per limitare al massimo ed evitare i rifiuti organici alimentari.
Lo dobbiamo a quelle persone che muoiono di stenti perché non hanno niente da mangiare.

Come evitare allora gli sprechi?
Alcuni consigli.

– Preferire i cibi di origine vegetale evitando quelli di origine animale: gran parte delle risorse alimentari agricole vengono destinate all’alimentazione zootecnica delle specie allevate, quando potrebbero essere sfamate tantissime persone.

– Nei negozi e nei supermercati, non farsi problemi nell’acquistare cibi in scadenza: spesso sono scontati del 30% o messi a metà prezzo. Risparmierete qualche euro ma soprattutto eviterete uno spreco di cibo.

– Acquistate solo gli alimenti che mangiate evitando scorte enormi che potrebbero scadere. Pianificate il menù settimanale con gli ingredienti che possono servire per i piatti.

– Avete comprato troppo cibo e impegni/imprevisti vi fanno capire che non potrete consumarlo? Regalatelo. Suonate al campanello dei vicini di casa, chiedete in famiglia o ad amici se può far comodo a qualcuno.

– Quando andate al ristorante non strafate: ordinate solo ciò che riuscirete a mangiare. Se proprio vi sentite sazi e non riuscite a finire quanto avete nel piatto, chiedete di poter portare via gli avanzi. Potete acquistare una scatola porta cibo in bambù da tenere in borsa, così da evitare anche i rifiuti usa e getta. Non sentitevi in imbarazzo per tale richiesta! E’ molto più imbarazzante sprecare cibo.

– Se a casa avanzano ortaggi, cereali e legumi già cotti, realizzate un passato vegetale o una zuppa. E’ un’idea geniale che ho visto in Olanda durante uno scambio culturale.

Io, nella mia quotidianità, metto in pratica questi punti e posso dire di riuscire a limitare al massimo gli sprechi. Se ciascuno di noi a partire da oggi iniziasse a prestare attenzione alle proprie abitudini e scelte alimentari, le cose potrebbero cambiare enormemente.

Buona riflessione.

Carmen.

 

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