Archivio dell'autore: Carmen Luciano

°° Ricordi d’Autunno °°

Finita l’estate inizia una stagione caratterizzata dai primi venti freddi che smuovono le chiome degli alberi facendo volare via le foglie dai colori caldi. Le giornate hanno meno ore di luce e sembra che il tempo passi più veloce con l’imbrunire del cielo.
Quando sopraggiunge l’autunno ce ne accorgiamo un po alla volta: cerchiamo ancora il calore dei raggi del sole al mattino, ci vestiamo con uno strato di abiti in più verso il tardo pomeriggio e iniziamo a apprezzare thè e tisane da condividere in famiglia o con gli amici.

Qualche giorno fa, facendo un giro al mercato e camminando tra i banchi pieni di prodotti autunnali ed osservando le foglie marrone-arancio a terra che sotto gli stivali facevano un leggero scricchiolio mi è tornato alla mente un episodio che ho vissuto quando ero una bambina e andavo alle scuole elementari.
Un episodio che mi è rimasto impresso e che da tempo non usciva fuori dal cassetto dei ricordi.

Mi sono rivista piccola, tra le foglie, con gli stivali di gomma rossi mentre camminavo in un bosco non lontano da scuola, circondata dai miei compagni e dalle maestre.
Ci avevano portato fuori, come tante altre volte in precedenza, per farci stare a contatto con la natura in una giornata d’autunno dove si stava proprio bene.
Una di quelle mattinate speciali alle quali le nostre fantastiche maestre ci avevano abituati, dove si univa sempre il gioco con la conoscenza.

La “gita fuori classe” era stata organizzata dalla maestra di scienze e matematica per insegnarci che gli alberi si possono riconoscere dalla loro corteccia e che ogni albero ha un tipo di foglia diverso.
Per noi era tutta una novità e fu bellissimo essere divisi a coppie, con l’opportunità di scegliere il nostro amico o la nostra amica del cuore, per portare a termine una missione ben precisa.
Ogni coppia doveva essere formata da due bimbi: uno veniva bendato e l’altro accompagnava chi aveva la benda verso uno dei tanti alberi nel boschetto. Con l’ausilio di un foglio appoggiato sulla corteccia dell’albero, chi era bendato doveva segnarne le caratteristiche passandoci sopra delicatamente una matita colorata.
Affiorate le forme della corteccia sul foglio, l’altro/a bimbo/a allontanava l’amico/a facendogli poi fare un girotondo per perdere un po il senso dell’orientamento.
Tolta la benda, stando a quanto tracciato sul foglio bisognava poi individuare il “proprio” albero in base alle caratteristiche. Per chi riusciva a trovare l’albero c’erano dei premi in palio.
La fine della lezione terminava sempre con tanti insegnamenti, come questo che mi è rimasto dentro: la corteccia degli alberi non va mai staccata perchè è la protezione dell’albero stesso che lo tiene in vita e funge da scudo per gli agenti esterni come il vento e il freddo.

Attività di questo tipo, mi rendo conto adesso che non sono più una bambina, rimangono davvero impressi dentro la mente di chi li vive con allegria e spensieratezza.

Sono davvero grata alle insegnanti che ho avuto per averci permesso di imparare tantissime cose sulla natura standone a contatto diretto.
E’ così che dovrebbero insegnare tutte le maestre e i maestri delle scuole elementari.
A tutti loro consiglio vivamente la lettura del libro Vivere la Natura di Joseph Bharat Cornell.
204 pagine dedicate alle attività di scoperta della natura e giochi per tutte le età. Un’opera importante di educazione ambientale che ha venduto oltre 600 mila copie, tradotte in 23 lingue diverse.


Ne consiglio la lettura anche ai genitori.
Gli insegnanti , si sa, hanno un ruolo importante nella formazione degli studenti, ma ricordiamoci che gli studenti sono figli di qualcuno, e questo qualcuno deve essere in grado di far stare a contatto con tutto ciò che c’è la propria prole.

Lasciare che i bambini scoprano cosa e chi li circonda è davvero importante per la formazione di ciascun piccolo individuo.

I bambini di oggi sono gli adulti di domani.
I bambini che oggi conoscono la natura attraverso il gioco e imparano a rispettarla saranno sicuramente adulti rispettosi del pianeta e di chi vi abita.

autunno

°° ENPA Genova: Avviata un Campagna di Crowdfunding per Aprire il Primo CRAS in Liguria °°

ENPA sezione Genova da anni si sta impegnando per tutelare gli animali grazie al prezioso e costante lavoro dei volontari.
Questi ragazzi e ragazze si occupano di ogni tipo di specie in difficoltà.
Non è mancata l’occasione di imbeccare rondoni, costruire tane per i ricci, crescere piccioni per poi farli volare liberi.

Oltre a queste piacevoli esperienze in grado di formare i volontari e di avvicinarli al mondo animale capitano però anche situazioni più difficili  e casi più impegnativi
<< come l’istrice investita che abbiamo dovuto portare a fare le lastre per scoprire della sua frattura alla colonna vertebrale, o la piccola di capriolo ancora da allattare >> racconta Bianca, volontaria Enpa. << Abbiamo soccorso lei e tantissimi altri suoi simili in questi ultimi mesi. E poi rapaci magnifici, poiane, sparvieri, gheppi, civette, senza dimenticarci di Panì, il nostro pipistrello dalla forza incredibile.
Ricordo che la prima volta il cui lo vidi credetti fosse già morto. Adesso mi ritrovo ad assisterlo alle prime prove di volo. >>

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Consapevoli che le loro voliere urbane e la sede che hanno non sono il meglio per questi incredibili e delicatissimi selvatici , quest’anno Enpa Genova ha avuto l’occasione di dare il via alla progettazione di un rifugio degno di loro: il Comune di Campomorone ha assegnato a questa sezione un ettaro e un edificio in disuso, isolati tra i boschi, per creare il primo Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di tutta la Liguria.

I lavori sono iniziati.
I volontari hanno letteralmente dovuto semi-distruggere ogni cosa per prepararsi alla ricostruzione.

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Dovranno poi passare ai recinti a prova di ungulato, voliere degne di una poiana, l’angolo buio per i notturni e ovviamente a una sala operatoria e a quella didattica.

Da soli non possono farcela a costruire tutto questo. La forza-lavoro c’è ma servono fondi per l’acquisto del materiale.

Per questo motivo Enpa Genova ha lanciato da qualche giorno una campagna di crowdfunding per cercare donatori in grado di contribuire a finanziare il progetto.
Le donazioni sono la loro unica fonte di sostentamento, dal momento che l’associazione ENPA non dipende dal più settore pubblico.
Basta un piccolo contributo da parte di tutti per riuscire a rendere reale e funzionante questo progetto utile per la salvaguardia degli animali.

Chi volesse aiutare l’associazione attraverso una piccola offerta può farlo cliccando QUI .
Si aprirà la pagina dedicata al loro crowdfunding.

Per maggiori informazioni o per rimanere in contatto con Enpa Genova, potete visitare la loro pagina web.

Vi ringrazio personalmente se mi aiuterete ad aiutare questa associazione condividendo l’articolo 🙂

°° Bari : Animali Abbandonati Presi a Sassate Nel Parco 2 Giugno °°

Quanto state per leggere è frutto di una segnalazione fatta al mio blog da parte di una lettrice, esausta nel vedere una situazione davvero triste dove le vittime sono piccoli animali.

Stando al racconto della segnalante, nel parco “2 Giugno” nella città di Bari sono presenti papere, pesci e tartarughe. Gli animali vivono li da tempo e ogni giorno sono circondati da persone.
Purtroppo l’inciviltà di alcuni frequentatori si è spinta ben oltre il lasciare a terra i rifiuti: soprattutto le oche e le tartarughe sarebbero vittime di violenza. Alcuni bambini e ragazzini infatti, racconta la donna, si divertono a lanciare sassi a questi animali che vengono colpiti sul loro corpo.

<<  Il Parco 2 Giugno è nato per commemorare la festa della Repubblica Italiana.
Fino a circa 20 anni fa ha avuto pesci, papere e tartarughe ma poiché la papere venivano rapite e mangiate oppure uccise crudelmente, il Comune decise di togliere ogni animale dallo stagno. In seguito i baresi , con le varie fiere e mercatini, stanchi dei pesci rossi e delle tartarughe vinti o acquistati per i figli, hanno ripopolato questo parco lasciandoli liberi li. Gli animali sono costretti a nuotare tra mucillagine e immondizia varia. Le piante sono ben curate, ma le acque dello stagno no.
Nelle foto da me scattate si possono vedere due papere, comparse un mesetto fa, molto piccole.
Oggi una signora mi ha detto che chi le ha abbandonate sosteneva di averlo fatto per il loro bene, perché << quello è il loro posto>> .
La papera marrone ha una zampa ferita ( se n’è accorto ieri il mio compagno mentre dei ragazzino la stavano ammazzando di sassate nel laghetto), è molto spaventa ed oggetto di scherno continuo.
Ieri ho provato a prenderla per due ore con il mio compagno, ma non ce l’abbiamo fatta perché si rifugia nell’acqua. Anche oggi stessa cosa.
A distanza di un giorno la situazione della sua zampa sembra peggiorata, perchè nuota nell’acqua tenendola più fuori che può.
Alle tartarughe non va decisamente meglio: la gente gli lancia i sassi per distruggergli il guscio.
Ho chiamato la Forestale, la Municipale, l‘Osservatorio Faunistico di Bitetto (specializzato in volatili), ma tutti hanno risposto con un secco “Non è di nostra competenza”.
Il WWF non risponde. Non so più che fare. >>

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Chiediamo che questi animali vengano tutelati dal Comune attraverso controlli al parco, o in alternativa, che vengano fatti adottare da chi può prendersene cura per evitare che i cittadini incivili possano fargli del male.

Scriviamo una mail al Comune di Bari affinchè provveda al più presto.
→  urp@comune.bari.it

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