[PROTESTA] “Su Puddu”: la Vergognosa Gara Sarda a Colpire Galline a Cavallo

Care lettrici e cari lettori,

nonostante l’umanità di cui facciamo parte stia vivendo i primi mesi dell’anno 2025, in alcuni angoli di mondo alcuni nostri simili sembrano essere rimasti al Paleolitico più inoltrato.

Foto: La Nuova Sardegna


In Sardegna, nel comune di Sedilo, anche quest’anno andrà in scena l’orribile usanza definita “Su Puddu”, che in sardo significa pollo. In occasione di questo evento definito “manifestazione storica e culturale” (provo un certo imbarazzo dal punto di vista antropologico a riportare le parole pubblicate sul sito internet del comune), uomini addosso a cavalli schiavizzati si diletteranno a colpire delle povere galline appese a un cavo. Fino a pochi anni fa tale triste, imbarazzante usanza contemplava l’uso di animali VIVI, che appesi a testa in giù venivano colpiti senza pietà dagli esseri diversamente empatici dal volto coperto da una maschera bianca. Quest’anno, stando a quanto riportato da La Nuova Sardegna, l’usanza ha subito una variazione: gli animali non saranno più vivi, ma già ammazzati precedentemente previo parere – pensate un po’ – veterinario.

Mi chiedo spesso quali emozioni, quali paure e quanto terrore attraverserebbero i nostri corpi se di punto in bianco gli animali decidessero di farcela pagare per tutto il male che gli abbiamo riversato addosso in millenni di efferato dominio. Cosa penseremmo se una specie a caso appendesse degli esseri umani per i piedi a un cavo e iniziasse a picchiare forte fino a quando quei corpi non risultano smembrati? Brandelli di pelle, capelli, sangue, tessuto muscolare che cade mentre le ossa diventano visibili.
Proveremmo sicuramente sdegno, orrore e disgusto.
Perché dunque se il soggetto è di altra specie animale e non di quella umana, osiamo definire tutto ciò “manifestazione storica culturale”? Non è forse un oltraggio al concetto stesso di cultura?

Dal punto di vista antispecista, questa becera tradizione – che merita di morire e di essere dimenticata dall’umanità sana di mente – non è altro che un insulto al decoro, al rispetto per la vita e per la natura che genera ogni esistenza, non solo la nostra.

I cavalli non sono mezzi di trasporto né corpi da sovrastare a piacimento.
Le galline non sono esseri da ammazzare e da usare come bersaglio.
In sunto, gli animali non sono nostri schiavi e non devono stare alla mercé umana.

Dire che tale manifestazione sia stata contestata dagli animalisti corrisponde al falso: chiunque, dotato di morale integra e priva di corruzione, rabbrividisce dallo sdegno e dall’orrore al pensiero che in occasione del carnevale vada in scena un abominio simile.
Basta leggere i commenti di biasimo e rimprovero lasciati dalle persone in commento alla notizia apparsa sui social.

Scrive Francesca Z.
“Cara mia Sardegna, EVOLVIAMOCI!!! Ma che esempio di luogo retrogrado e di cattiveria diamo al mondo intero??? NON POSSO CREDERE CHE NELLA MIA TERRA ESISTANO ANCORA QUESTE “TRADIZIONI” TROGLODITE!!! Dobbiamo davvero svilupparci mentalmente perché tante cose in Sardegna oggi denotano cattiveria e mancanza di sensibilità! Amo la mia terra ma su tante tradizioni orribili prendo le distanze e spero in una nuova versione moderna e umana nel rispetto degli altri esseri viventi e senzienti del mondo Animale (N.B. con la A maiuscola)!!!”

È arrivato il momento di finirla con queste pagliacciate di pessimo gusto, che non fanno altro che dimostrare quanto poco rispetto per la vita vi sia in alcuni popoli attaccati alla tradizione ma incapaci di smettere di tormentare esseri senzienti. Che si vergognassero le istituzioni retrograde che ammettono tutto ciò per far sollazzare una comunità di persone prive di empatia.

Vi invito dunque a scrivere una mail di protesta sia alla prefettura, che ha dato l’ok per la messa in scena di questo abominio, sia al comune stesso di Sedilo che lo ritiene evento culturale.

Messaggio tipo:

Gentile prefettura,
Gentile comune di Sedilo,
apprendo con sdegno che anche quest’anno andrà in scena l’orribile tradizione definita ‘su puddu’ dove delle povere galline verranno colpite da esseri umani intenti a sovrastare dei cavalli schiavizzati. Poco cambia se anziché essere vive quelle povere esistenze verranno uccise prima e legate per le zampe già morte, con il vergognoso benestare di un veterinario: quale esempio di civiltà volete dare all’umanità intera?
Veramente trovate ‘culturale’ un gesto così barbaro e privo di senso e di ragione?
Cosa accadrebbe se gli animali iniziassero a riservarvi lo stesso trattamento, cavalcandovi per prendere a bastoni alcuni esemplari umani appesi per i piedi a una corda?
Non sarebbe forse un atto di efferata violenza, becera e inutile violenza?
Mi unisco dunque, con la presente email, alla campagna di sensibilizzazione nei vostri confronti e nei confronti della gente del vostro posto promossa dal blog antispecista Think Green • Live Vegan • Love Animals, affinché sappiate che questa vostra usanza fa letteralmente rabbrividire la gente dotata di rispetto, empatia e morale sana.
Che si smetta di portare avanti usanze che non meritano affatto di essere perpetuate, ma che al contrario, andrebbero abolite in segno di civiltà e progresso etico e morale!
Gli animali non sono nostri schiavi e meritano di vivere la loro vita lontano dalla nostra inutile violenza!
NO AL ‘SU PUDDU’! No alle tradizioni retrograde e speciste! Lavorate per una Sardegna capace di far parlare bene di sé e non di far inorridire!

Distinti saluti.

Nome, Cognome, Città


Da inviare a:
pessalva1972@gmail.com, info@comune.sedilo.or.it,
protocollo.prefor@pec.interno.it

in CCN:
carmen.veganblogger@gmail.com

Con posta PEC:
protocollo@pec.comune.sedilo.or.it


Grazie a chi darà voce a chi, schiacciato e oppresso dalla violenza di taluni umani, non può difendersi.


Carmen Luciano

Vincitrice dello Shelley Project 2024 | Categoria New Writers

Care lettrici e cari lettori,

sabato 1 febbraio 2025, data in cui cadeva il 174° anniversario dalla morte di Mary Shelley, si è tenuta nella bellissima aula magna del Liceo Machiavelli di Lucca la premiazione dello Shelley Project, contest dedicato proprio all’autrice di Frankenstein, or the Modern Prometheus volto a diffondere cultura e la passione per scrittura e letteratura.
L’evento infatti ha coinvolto decine di persone di ogni età, fra le quali me, e classi di liceo ricreando una competizione in stile Villa Diodati dove, in una notte di tempesta, dalla sfida fra Lord Byron, Percy Shelley, Mary, Claire Clairmont e John Polidori nacquero il suddetto capolavoro della giovanissima Mary e The Vampire del giovane medico Polidori.

Il contest ha avuto inizio la scorsa estate, nei week end del mese di settembre, ed è proseguito fino al mese di novembre 2024. Altre persone iscritte alla gara ed io abbiamo avuto la possibilità di passare una giornata intera in uno dei luoghi di Lucca dove hanno soggiornato queste celebri personalità inglesi, come la suggestiva Villa Webb a Bagni di Lucca che fu dimora di Lord Byron (nel palazzo accanto soggiornarono Mary e Percy Shelley) e che ancora conserva suoi ricordi.
Se ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a questo evento incredibile (ancora faccio fatica a realizzare che sia stata data vita a una realtà così meravigliosa!), è grazie alla mia amica Ca(r)milla che me lo ha segnalato, venendolo a scoprire per caso il giorno prima che chiudesse il bando di partecipazione. Sapendo del mio forte amore per Shelley mi ha prontamente scritto ed io, senza attendere un istante, ho inviato la mia adesione. A lei un mio sincero, pubblico ringraziamento!

Proseguendo con i ricordi di questa esperienza meravigliosa, accolti dallo staff di Shelley Project, il giorno della sfida ci è stata consegnata una busta con dentro degli elementi da inserire necessariamente nel racconto gotico/horror/fantascientifico che avremmo poi dovuto scrivere in un solo giorno. Non è stato semplice creare, dare vita a un racconto che contenesse, in modo del tutto lineare e coerente, ciascuno degli elementi indicati, ma ho dato il meglio di me e sono veramente felice – di una felicità che è difficile da esprimere a parole – che la giuria abbia apprezzato il mio testo, tanto da premiarlo come miglior racconto della categoria SP New Writers!

Ricorderò per sempre la giornata che è stata domenica 8 settembre 2024. Quella mattina il cielo era scuro come fumo, e dalle nubi cadevano enormi chicchi di grandine mai vista prima. L’allerta meteo invitava alla massima prudenza. Il tempo, così minaccioso, ha enfatizzato ai massimi livelli la nostra creatività, arrivando personalmente a farmi provare un certo brivido che ho infuso nel mio racconto. Brivido che ha avuto il suo exploit quando la corrente è saltata e siamo rimasti qualche minuto al buio, illuminati dalle sole candele accese, in quella maestosa villa affascinante e suggestiva che sembrava accogliere non solo noi quel giorno..
Un chicco di grandine delle dimensioni di una pietra ha sbattuto contro il vetro della stanza di Lord Byron dove ero intenta, con un altro partecipante, a scrivere il mio racconto, facendomi sobbalzare e credere per un istante che qualcuno dal giardino stesse attirando la nostra terrestre attenzione.



Dalle 9 alle 18, la mia mente è stata impegnata nella stesura del racconto che ho intitolato “Eterna Compagnia“, e che ha vinto come miglior racconto fantastico in questa edizione dello Shelley Project 2024. Un racconto dalle sfumature gotiche dove un oscuro passato e un difficile presente si intrecciano e annodano alla vita dell’anziano protagonista come fili infeltriti di una vecchia rete. Non vedo l’ora possiate leggerlo una volta che sarà pubblicato, nei prossimi mesi, assieme agli altri racconti selezionati che faranno parte di un’antologia dedicata.

Ho sempre adorato scrivere. Fra i ricordi d’infanzia e adolescenza ho memorie cartacee di primissimi accenni di poesie e racconti. Carta e penna, sin da bambina, sono sempre stati fra gli strumenti d’invenzione umana a me più cari e mi divertivo a ‘scrivere’ con essi ancor prima di sapere effettivamente scrivere. La gioia provata nel vincere questo premio (che comprende attestato, targa, assegno da 200 euro) è indescrivibile!

Un ringraziamento speciale al mio fidanzato che mi ha seguito in questa avventura sin dal giorno della stesura del racconto!


Ringrazio pubblicamente Stefano Nannizzi, Sauro Donati, Francesca Chiarantano, Beatrice Gambini, tutto lo staff dello Shelley Project, dalla giuria agli sponsor, dagli enti che lo hanno patrocinato a chiunque abbia sostenuto e creduto in questo progetto, incluse le scuole e attori e attrici che hanno regalato al pomeriggio di premiazione un’aura ottocentesca. Che possa essere il primo di tanti altri contest dove la magia della letteratura e della scrittura è protagonista!


Vi invito a seguire la pagina e il sito internet ufficiale dello Shelley Project, e a non perdervi i prossimi e futuri eventi organizzati.


Carmen Luciano



Hanno parlato di questo evento: Lucca Times, Voce di Lucca
Articolo ufficiale di Shelley Project

Lettera Aperta a Red Canzian: Se Mangi Derivati Animali e Acciughe, NON SEI VEGANO

Care lettrici e cari lettori,

da qualche giorno sta girando in rete un’intervista rilasciata da un personaggio pubblico riguardante l’alimentazione veg(etari)ana che ha generato non poche perplessità: si tratta dell’intervista di Gambero Rosso a Red Canzian dei Pooh.

Nell’articolo, pubblicato lo scorso 29 gennaio, Red racconta del suo rapporto con l’alimentazione che – come egli stesso afferma – non contempla il consumo di corpi animali da circa 30 anni.
Ciò che, giustamente, ha destato perplessità nel mondo antispecista sta nella confusione che il messaggio presente in tale articolo genera e viene diffuso: Red si definisce vegano, pur dichiarando di consumare uova e formaggi dei contadini. “Se ho voglia di mangiarmi un pezzo di formaggio, se ne so la provenienza, se so che non proviene da animali sfruttati in allevamenti intensivi, ma perché no”. Questa è la motivazione spicciola che lo spingerebbe a mangiare derivati animali, perché lui non vuole “essere estremista in nulla“, né “talebano“. L’apice viene toccato quando nell’intervista dichiara che “non bisogna scandalizzarsi se ogni tanto uno mangia un uovo o un pezzo di formaggio, ma anche se uno mangia la pizza con sopra le acciughe. Che sarà mai? Non è quello il male“.
L’intervista, fra le varie domande e risposte, si conclude con altre esternazioni del tutto discutibili: che “in Italia abbiamo un tofu che fa veramente pena, che sa di polistirolo”, che la sua cena ideale contempla “un pezzo di formaggio, fatto da quelli giusti, un pezzo di Asiago di mucche al pascolo che vivono benissimo”.

Vista la natura del pensiero diffuso mediante l’intervista, data la necessità di difendere la vita degli animali, eccomi qui a scrivere due righe pubbliche per chiarire alcuni concetti che, se non faranno chiarezza nella mente del diretto interessato, possono sicuramente portare lettori e lettrici alla riflessione:

Caro Red,
sono diventata vegetariana nel 2002 quando avevo 12 anni, e vegana successivamente a 21 nel 2011.
L’unico motivo che mi ha portata a smettere di gravare sulla vita degli animali è stato il forte amore per loro nato assieme a me. Solo quello. Mi dicevano che sarei morta e che avrei avuto carenze: si sbagliavano. Nulla di tutto ciò è accaduto e ho notato enormi benefici nella salute che vengono sicuramente dopo alla salute degli animali. Sono nipote di contadini che avevano animali ‘da cortile’, e posso garantire al mondo intero che la violenza rimane violenza, anche se la detenzione è estensiva. Perché i contadini più che voler bene agli animali, vogliono BENI dai loro corpi, ed è per questo che li assoggettano contro la loro volontà perpetuando un continuum specista.
Il fatto che da 30 anni non mangi cadaveri animali – sì, chiamiamo la materialità delle esistenze per ciò che è senza usufruire della differenziazione linguistica tra corpi animali e umani, strumento per costruire culturalmente una separazione fra noi e le altre specie – e che ti impegni per diffondere un certo tipo di consapevolezza alimentare è positivo, ma le tue esternazioni a Gambero Rosso non lo sono appieno, e ti spiego perché.
Viviamo in un momento storico in cui, grazie a i media e ai social, ogni messaggio può arrivare a un numero indefinito di persone. Il problema nasce se tale messaggio contiene un’affermazione inesatta o non veritiera: ciò può causare confusione su ampia scala, come accaduto con te, che si ripercuote sul movimento in difesa degli animali e su tutti coloro che hanno deciso di non sostenere più la violenza sugli animali. È il caso della differenza di significato tra vegetariano e vegano. Fino a quando, come tu stesso hai fatto, ci si dichiarerà ‘vegani’ pur affermando di mangiare derivati animali, continuerà ad esistere l’idea che chi ha smesso di mangiare animali e loro derivati corporei possa esserlo lo stesso a priori, anche se di tanto in tanto fa ‘strappi alla regola’.
Perché virgoletto? Perché nella lotta per il riconoscimento dei diritti animali non esistono regole scritte da seguire, leggi, dettami, dogmi a cui essere fedeli: si seguono la ragione, il sentimento di giustizia e di rispetto per ogni forma di vita. Quando si apre la mente, si fa evolvere la propria coscienza e soprattutto si innalza la propria consapevolezza, non esistono momenti in cui si viene meno a quegli ideali e a quel sentimento di protezione, rispetto e tutela nei confronti delle altre creature della terra. Rispettare gli animali SEMPRE, senza anteporre le proprie papille gustative alla loro vita, viene naturale. Nel 1944 Elsie Shrigley e Donald Watson hanno coniato il neologismo vegan (dal punto di vista linguistico è un processo definito ‘mid-clipping’ del termine veg(etari)an) per creare un movimento nuovo, geminato dal vegetarianismo inglese, per indicare una persona che non consuma né corpi né derivati animali. Purtroppo a quei tempi, dopo un secolo dalla nascita della Vegetarian Society, il termine ‘vegetarian‘ aveva perso il significato originario a causa di chi aveva introdotto e normalizzato le ‘eccezioni’, ossia il consumo di derivati corporei delle altre specie.
Per quale motivo dunque definirsi vegano quando nel concreto sei una persona vegetariana?
Per onestà intellettuale – ma anche per rispetto nei confronti di chi si è tanto prodigato per diffondere consapevolezza, pure a livello linguistico – bisogna saper utilizzare i termini che il linguaggio umano accoglie.
La tua intervista per Gambero Rosso poteva essere un’occasione preziosa per stare dalla parte degli animali e lanciare un messaggio a favore della liberazione delle altre creature.. ma ricalcando le parole del professor Pietro Ratto, non si può chiedere a un melo di produrre arance.
Ci sono diversi punti dell’articolo che vanno criticati per morale ed etica: l’uso dei termini ‘talebano’ ed ‘estremista’, l’angelicazione dell’allevamento estensivo, l’insofferenza verso le critiche di chi non mangia animali (nemmeno le acciughe) e la demonizzazione del tofu.
Credo sia il caso di smetterla di abusare del termine ‘talebano‘ da accostare al movimento antispecista e vegano. Cosa significa talebano? Significa “studente integralista islamico, membro di un’organizzazione politico-militare, che ha imposto autoritariamente la legge coranica in Afghanistan, dove è stata al potere dal 1996 al 2001”. La maggior parte di noi, Red, non segue alcuna religione e le rinnega per la condizione di assoggettamento in cui ha ridotto l’umanità, che in nome di questa e quella divinità si è macchiata di sangue innocente umano e animale. Vegano | talebano è un puro ossimoro. Anche ‘estremista‘ è ormai abusato come termine. Decidere di non far del male agli animali e non gravare più sulla loro vita non ha nulla di drastico, anzi: è un ritorno all’origine compassionevole della nostra specie, corrotta da violenza normalizzata. Dico sempre che non esistono estremismi ma due estremità come di una retta, dove da un lato abbiamo lo specismo (assoggettamento delle altre specie, uso dei loro corpi, animali alla mercé umana) e dall’altro l’antispecismo. Qualcosa mi dice che viaggi più verso il primo.
Passiamo adesso all’angelicazione degli allevamenti estensivi. Tu parli dei piccoli allevatori che detengono vacche come fossero custodi dell’Eden dove queste creature vengono lasciate esistere, e dai cui corpi viene prelevato latte per fare i formaggi che tanto ti piacciono. Cosa non ti è chiaro della profonda ingiustizia che risiede nell’assoggettare esseri senzienti non consenzienti? I fattori, i contadini, possiedono animali per trarre qualcosa da loro. Più che il loro bene, ripeto, vogliono da loro dei beni: il latte e le uova nel caso delle galline.
Vedi perché sei vegetariano e non vegano? Perché i vegetariani hanno una forma mentis ancora specista dove gli animali vengono visti come produttori di qualcosa, dove non vi è nulla di male nel pretendere ciò che fuoriesce dai loro organismi ‘in cambio di cibo e protezione’ (quanto spesso si sentono dire queste cose!). L’antispecismo invece rivoluziona il tutto, sfata miti e spezza le catene degli stereotipi legati alle specie, liberando gli animali dall’idea che essi debbano darci qualcosa.
Per quale ragione, Red, mangiare formaggi fatti con il latte di femmine animali? Il latte è un alimento specie specifico indispensabile per le creature neonate affinché crescano e siano pronte per lo svezzamento. Quale specie sfrutta le donne umane per ottenere dai loro seni latte da far cagliare e da consumare a discapito dei neonati umani? Il motivo per cui probabilmente non riesci a rinunciare a questi alimenti processati, del tutto evitabilissimi e non indispensabili, potrebbe risiedere nella dipendenza che creano: lo spiega il dottor Neal Barnard, che ho avuto il piacere di conoscere di persona. Latte e formaggio creano dipendenza come l’eroina. La natura non fa niente a caso: tale influenza sui mammiferi è dettata dal bisogno di portare la creatura neonata, che non ha ancora piena consapevolezza, ad attaccarsi al seno della madre per alimentarsi. Ma tu, Red, e tutte le persone vegetariane e onnivore che consumano formaggi, forse su questo non hai riflettuto molto. Pensi forse con le papille gustative, disinteressandoti al fatto che quei formaggi sono fatti con latte che non spetta a te. Cosa provano le vacche nel vedere intromettersi gli umani nel legame con i loro figli? Dove finiscono questi figli che devono necessariamente nascere affinché le ghiandole mammarie di queste femmine siano attive e produttive? Che fine fanno queste madri munte a ‘fine carriera’? Non credo che i tuoi amici allevatori celebrino loro il funerale, Red.

Parliamo adesso delle uova: le galline che ‘muoiono di vecchiaia’ nelle aie di esseri umani che le detengono sono discendenti di quegli esemplari attinti dalla natura e messi in cattività, che di generazione in generazione hanno perso le caratteristiche originarie sotto al peso della sottomissione. Le uova non sono altro che ovuli, come quello che ogni (circa) 28 giorni espelle l’organismo femminile umano se non fecondato, delle galline. Perché mangiare ovuli di altre femmine, quando nessun animale mangia i nostri di noi femmine, donne umane? Perché le galline li fanno lo stesso? E anche se li fanno lo stesso, perché mangiarli? Non le potete lasciare stare queste creature e usare farina di ceci per creare innumerevoli piatti?

Tu dici che mangiare della pizza con le acciughe non è niente di male: ti sei mai immedesimato in quelle creature che perdono la vita per finire su un piatto? Stiamo parlando di esserini piccolissimi che meritano rispetto tanto quanto gli animali di dimensioni più grandi.

Vedi Red.. quando si vive in un mondo sottomesso da una specie sola, e si fa parte proprio di quella specie, tante cose sfuggono. Può sfuggire il fatto che il dominio sia una costruzione sociale e culturale, che in realtà siamo solo un tassello del mosaico e null’altro, e che gli animali non ci debbono alcunché. Molte persone si sono spolverate di dosso la vetusta idea che l’umanità sia padrona di ogni altra creatura e del pianeta intero.
Spero che presto anche a te accada di comprendere quanto sia profondamente ingiusto pretendere dalle altre specie qualcosa, e quanto invece sia necessario lasciarle vivere in pace lontano dai nostri capricci e dalle nostre papille gustative che dobbiamo educare e abituare ad altri sapori.
Ci hanno fatto credere che la sottomissione delle altre specie sia dolce, quando non vi è niente di più amaro al mondo.

Chi è vegan non sostiene nessun tipo di utilizzo degli animali, né pretende dalla loro esistenza alcunché per soddisfare bisogni propri.

Buona riflessione e buon accrescimento di consapevolezza.


Carmen Luciano
Dott.ssa in Lingue, Letterature e Filologie Euroamericane
Blogger per il riconoscimento dei diritti animali
Autrice di ‘Percy Bysshe Shelley Pensatore Antispecista

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