°°[Covid-19] Annullato il Palio di Fucecchio°°

E’ arrivata un’importante notizia che, ammetto con tutta sincerità, stavo aspettando con febbrile impazienza.
A causa (o per meglio dire per merito) dell’attuale pandemia che ha costretto la nostra e le altre nazioni a seguire ferree misure di precauzione igienico sanitarie, il Palio di Fucecchio non si terrà come di consuetudine. Il comunicato è stato dato dal sindaco Spinelli (che nel frattempo si è dilettato in sherlockiani controlli ai cittadini in fila ai supermercati) e diffuso sulle principali testate giornalistiche.

Una triste notizia per gli affezionati di questa tradizione. Decisamente meno triste per i cavalli, che potranno tirare un nitrito di sollievo: tale manifestazione infatti comporta il loro impiego e, che si dica pure il contrario, mette in pericolo la loro vita.
Creature imponenti ma estremamente delicate, i cavalli nel correre continuamente lungo lo stesso percorso con esseri umani sulla schiena che li frustano per chiederne maggiore velocità, rischiano di scivolare, inciampare, farsi del male.

E’ successo più volte nella Buca di Sant’Andrea, sia durante le “gare di Primavera”, sia durante il Palio stesso. Sotto gli occhi degli spettatori che, nonostante le drammatiche cadute, hanno continuato a fare finta di niente.

Per ricordarne qualcuno:

Nel 2017 il cavallo QUINTANA ROO della Contrada San Pierino rimase ferito scivolando e cadendo a terra poco dopo l’assegnazione.

Nel 2016 il cavallo DIJB della Contrada Raimonda cadde a terra come in preda a un collasso. Le sue sorti sono rimaste come offuscate da una nebbia di scarsa chiarezza. L’associazione IHP Italian Horse Protection decise così di fare un esposto ai NAS per l’accaduto.

Nel 2014 il cavallo ORA BASTA cadde durante le Prove di Primavera. Rimasto ferito, venne abbattuto nel più totale silenzio.

Il cavallo Ora Basta, soppresso nel 2014


A niente sono valse negli anni le critiche costruttive, gli inviti a lasciare stare gli animali, le diffide ricevute da parte di associazioni animaliste, l’invito al buonsenso rivolto ai cittadini stessi.
Fa un certo effetto, adesso, vedere come un’entità invisibile sia riuscita a fermare tutto ciò. E che gli affezionati della corsa si mettano l’anima in pace, come già hanno fatto i fanatici delle Corride in Spagna vedendosi negato e annullato il loro sanguinario passatempo.


Come ricorda il simbolo del TAO, c’è sempre una goccia di male nel bene, e c’è sempre una goccia di bene nel male.
Chissà che questo momento surreale, in cui tutti siamo confinati nelle nostre abitazioni (spazi pur sempre ampi rispetto ai box dove vengono rinchiusi i cavalli), non sia perfetto per molti per comprendere la gravità di alcuni gesti che coinvolgono chi non vorrebbe essere coinvolto.


Gli animali non sono oggetti.
I cavalli non sono mezzi.
Le tradizioni non sono più importanti del diritto alla vita.







°°[Psicologia] Lo Scontro Tra Vegani°°

Terzo appuntamento con la rubrica a cura della dottoressa Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa. In questo articolo diamo spazio ad una realtà interessante, ossia lo scontro tra vegani.
Come accade per qualsiasi altra ideologia, anche per quanto riguarda il veganismo possono esserci contrasti interni.
E ve ne sono eccome.

Se dovessi fare una raccolta di tutti gli attacchi che ho ricevuto, potrei crearne un libro tragicomico capace di competere per popolarità col Roman de la Rose 😀
Mi limiterò però a pubblicarne solo uno di attacco, a titolo esemplificativo, scaturito dall’aver criticato in modo costruttivo “lo strappo alla regola” del consumo di alimenti di origine animale da parte di persone sedicenti vegan. Tale attacco è comparso in rete dopo una scena pietosa successa qualche anno fa al Flower Burger di Roma che mi ha vista protagonista di un’aggressione verbale davanti ai miei amici attivisti.


Ma passiamo la parola all’esperta 😉




LO SCONTRO TRA VEGANI

Quando si fa una scelta diversa dalla massa, si sente spesso l’esigenza di sentirsi vicini/e ad altre persone che condividono lo stesso ideale.
Questo permette appunto di riconoscere di far parte di un gruppo, condizione che per l’essere umano, animale sociale, è necessaria.

Per quanto riguarda la scelta vegan, ognuno ha il suo percorso personale.
Non importa da quanti anni: possiamo dire che da pochissimo tempo ci sia qualche vegan dalla nascita; io ne conosco un paio, tu?
Così come non conta la ragione di base che ha portato a diventarlo; va considerata la scelta stessa.

Ci sono tantissime persone che fanno parte di svariate associazioni che hanno tutte lo stesso fine, la salvaguardia degli animali.

C’è una cosa però che salta all’occhio: frequentemente le associazioni, anziché collaborare, si fanno la guerra.

L’ hai mai notato?

Intanto secondo me chi è vegan dovrebbe sostenere non tanto di amare gli animali, ma piuttosto di rispettarli.

Già quando si fa questo cambiamento ci troviamo di fronte a diversi ostacoli: litigi con la famiglia che non accetta il tipo di cambiamento alimentare, discussioni sul posto di lavoro, con partners e anche addirittura la perdita di amicizie.

Una precisazione: nel caso in cui un/a amico/a si allontani perché sei diventato/a vegan, c’è da farsi una domanda. Era davvero amicizia per entrambi? Direi di no.

Nel fare la scelta vegan, è possibile commettere un errore piuttosto comune. Si arriva a questa intuizione, che si reputa fondata e valida, per cui giusta.
Allora, inevitabilmente, le persone attorno a noi che non fanno questo passo saranno giudicate negativamente, ritenendo che siano nel torto e valutando tutto ciò che è differente da noi come sbagliato.

È vero, abbiamo fatto una scelta importante, ma questo non ci rende superiori a nessuno.
Ci possiamo sentire migliori di prima, questo è sano,  facendo un paragone tra “chi sono oggi” e “chi ero prima”.
Ognuno ha il suo background, il suo percorso e non tutti arrivano alle stesse consapevolezze.

Rifletti: essere migliore non significa essere perfetto, non credi?

Il mondo vegan ha tante sfaccettature e le persone che ne fanno parte hanno comportamenti molto differenti: c’è chi è vegan per etica, chi per salute, chi lo è solo a tavola, chi ha intrapreso uno stile di vita a 360 gradi, chi fa attivismo, in varie forme (chi scende in piazza, chi entra negli allevamenti o nei laboratori per liberare gli animali, chi cerca attraverso la politica di dare spazio alla questione animale, chi promuove l’alimentazione vegan attraverso blog, articoli, post, video).

Queste persone hanno tutte una causa comune; alcune di loro lottano per essa, ma nonostante ciò, si schierano e si dividono, in campo, sui social, durante le manifestazioni.

Perché questo accade?
Intanto, non è una gara o una competizione: non è che una persona è più vegan di un’altra a seconda di ciò che fa (o non fa).
Ognuno porta avanti la sua scelta come vuole, dando l’esempio.

Ognuno vive anche una certa quotidianità, fatta da domande ripetitive di chi vegan non è, litigi e discussioni con chi sta intorno, allontanamento di persone care.

Quindi perché ci dovrebbe essere separazione (e a volte perfino odio) tra chi condivide la stessa scelta?

Perché le associazioni animaliste sono fatte da persone; le persone non sono infallibili, sono a volte sopraffatte da invidia, gelosia, competizione malsana, giudizio, odio, disprezzo.
Inoltre, ciò che accomuna queste persone è solo un aspetto, l’essere vegan. Non basta una sola condizione condivisa – seppur importante e sentita – per andare d’accordo.

Per cui, invece di fare squadra e rete, si cerca la divisione.
Come se ognuno giudicasse il “livello” altrui di essere vegan, come se ci fosse una graduatoria.
Si guarda l’altro, lo si giudica, senza guardare se stessi, il più delle volte.

Mangi il magnum vegan? Assassino, ma non lo sai che così sostieni la sperimentazione animale?
(È chi lo dice magari beve caffé e mangia cioccolato, che sono i due alimenti meno etici per lo sfruttamento delle persone).

Ah, ma te mangi vegan solo per salute. Hai addosso la cintura e le scarpe di pelle. Non sei un vero vegan“.
Forse la persona non ha ancora fatto il passaggio completo oppure prima di buttare, non ha pensato di poter donare certi oggetti, o ha deciso di usarli fino a che non si deteriorino per poi non acquistarne più.

“Non sei abbastanza vegano perché non fai attivismo”.

Questo sono solo 3 esempi, se ne potrebbero fare migliaia.

È sempre facile puntare il dito verso gli altri. Rivolgerlo verso se stessi invece costa fatica, energia e lavoro.
Se investissimo le nostre energie in positivo, otterremo molto di più.
Proviamoci.
Insieme.

Ligeia Zauli

Domande? Dubbi? Curiosità?
Chiedi alla Dottoressa 🙂


°°Tradizione & Letteratura Spagnola: La Corrida°°

La Corrida è una delle tradizioni più crudeli al mondo dove gli animali diventano protagonisti contro la propria volontà. Su di loro viene riversata inaudita violenza per il mero fine di intrattenere il pubblico e di incassare soldi. Con la scusa di voler mostrare la supremazia umana sulla forza bruta dell’animale si mette un atto un vero e proprio tormento ai danni di esseri senzienti, la cui reazione violenta nel vano tentativo di difendersi è frutto di un processo ben definito.



“In Spagna gli uomini non fanno altro che parlare di politica, di tori e di donne” raccontava già nei suoi Apuntes Autobiograficos la scrittrice Emilia Pardo Bazán, classe 1851. Attraverso il pensiero di uno dei personaggi della sua novela Insolación, Don Gabriel Pardo, Emilia mostra un modo alternativo di vedere questa usanza, tipica del suo paese natale.

Sale a relucir aquello de las tres fieras, toro, torero y público; la primera, que se deja matar porque no tiene más remedio; la segunda, que cobra por matar; la tercera, que paga para que maten, de modo que viene a resultar la más feroz de las tres

Dice Gabriel Pardo parlando delle corride

Secondo il personaggio, nella corrida ci sono tre bestie: il toro, il torero e il pubblico. La prima bestia si fa uccidere perché non ha scelta; la seconda uccide per guadagnare; la terza pagando affinché si uccida, risulta essere la più feroce fra le tre.

Prosegue il mio discorso in questo video pubblicato sul mio canale YouTube.
Buona visione.

Carmen

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