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°°Coppia Vegan-Non Vegan: Realtà o Utopia?°°

Torna l’appuntamento con la nostra Psicologa Sessuologa Ligeia Zauli.
Dopo aver trattato il tema del troppo amore per gli animali, in questo nuovo – nonché secondo – articolo il tema argomentato è la coppia:
una relazione tra persone vegan e non vegan è possibile o è soltanto utopia?


Prima di lasciare la parola all’esperta, voglio arricchire questo post con qualche aneddoto di vita personale. Prendete pure una scodella di pop corn, un gatto in braccio e una copertina di pile. Insomma, mettetevi comodi.


Come saprete, sono diventata vegetariana all’età di 12 anni e successivamente vegan a 21. L’adolescenza, e gli albori dell’attuale età adulta, li ho così vissuti da ragazza già consapevole. La mia estrema sensibilità e l’amore per gli animali si sono spesso interfacciati con la sfera sentimentale. Era inevitabile. Mi adattavo. Ero io quella “diversa”, dall’alimentazione “insolita”, e non pensavo ci fossero molte persone con lo stesso stile di vita. Tra i miei coetanei poi, il deserto, figuriamoci quindi se rientrava tra i miei sogni avere il ragazzo vegetariano/vegano. Anni fa, soprattutto da vegetariana, non davo molto peso alla natura dell’alimentazione del partner. Certo non mi sarei mai sognata di avere come fidanzat(in)o una persona appassionata di caccia o di pesca, oppure che per gli animali provava solo disprezzo. Semplicemente ritenevo che questa differenza di modus vivendi non andasse a ledere il rapporto, fintanto che c’era rispetto reciproco. Col tempo, e con l’accrescere della mia consapevolezza stessa, ho capito che non era possibile instaurare alcun rapporto duraturo e sano con qualcuno che non comprendeva appieno i miei ideali, il mio amore per la vita e dunque il mio rispetto per la natura e i suoi abitanti. Sentivo che non mi era facile amare qualcuno che con la sua assenza di empatia finanziava il massacro delle creature che amo. Chiuse due relazioni importanti, mi presi del tempo per riflettere.
Dopo numerosi tentativi di approccio da parte di ragazzi non vegetariani/vegani, che dapprima dimostravano interesse ed ostentata empatia ma che poi si rivelavano essere attratti solo dal mio aspetto esteriore, ho iniziato ad evitare di frequentare persone che gli animali li apprezzavano uccisi e cucinati. Ho così dato priorità alle conoscenze con miei “simili”, vicini seppur distanti grazie ai social. Metto tra virgolette il termine simili perché alla fine lo si è: simili nel modo di vedere ciò che ci circonda. Simili nel rispetto verso le altre specie. Ma non uguali.
Purtroppo, con le esperienze, ho scoperto che l’alimentazione è una buona base per costruire un rapporto solido, ma non è tutto.
E’ un punto di partenza importante, sì, ma serve ben altro.
Serve rispetto reciproco, intesa, fiducia, onestà, lealtà, volontà di stare insieme, sincerità nell’affrontare la vita in due. Serve il piacersi reciprocamente e una massiccia dose di amore condiviso. Cose che non sempre ho trovato fra le qualità dei ragazzi vegan che ho conosciuto. Anzi. Di alcuni, sebbene li stimi per quante vite risparmiano con la loro alimentazione, non posso certo fare altrettanto per il loro relazionarsi con gli altri esseri umani: forse dimenticano che è importante rispettare gli animali sì, ma anche le persone.
Quanto egoismo, quanto narcisismo.. quanto sentirsi importanti, desiderati e bramati solo per l’esiguo numero di ragazzi in mezzo a tante ragazze, vegan.
Rimasta molto suscettibile e confusa a seguito di diverse conoscenze, ho avuto modo di interfacciarmi nuovamente con una persona non vegana interessata a me che ha fatto mettere da parte le mie difese innalzate.
Che dire… un flop.
Per l’ennesima volta ho trovato un interesse vuoto nei miei confronti e una falsa empatia che camuffava un malcelato desiderio di avere una relazione ad ogni costo, colmando così vuoti sociali alla soglia dei 30 anni.
Le maschere, si sa, non durano sui volti per sempre. Quando una sera a cena, dopo numerose uscite dove vedevo dell’incredibile interesse verso il mio stile alimentare mi sono sentita dire << per una volta posso mangiare normale? >> ho capito che quella non era la mia strada.
Non era il mio percorso.

Sono tornata sui miei passi comprendendo l’importanza di non distogliere lo sguardo da ciò che si vuole veramente. E cosa volevo io veramente?
Una persona al mio fianco tanto sensibile da non mettere la sua pausa pranzo o la sua cena davanti al diritto di esistere altrui. Una persona dall’empatia ben sviluppata, una persona che aveva intrapreso una scelta esistenziale ben precisa, sentita dentro e non subita dall’esterno, giusto per stare con me. Un modo di vivere, di vedere gli animali, di base e necessario per metterci su, mattoncino su mattoncino, quello che serve per una relazione armoniosa.

Tante volte sono stata additata, giudicata e criticata per le mie scelte confuse con la discriminazione verso i ragazzi non vegani. Soprattutto dalle donne. Non si tratta di discriminazione. Si tratta di libertà, e io voglio essere libera di scegliere chi amare. Se per alcune l’amore è cieco, per me non lo è: io gli occhi su ciò che vivono gli animali non li chiudo.
Le scelte poi, chi critica se lo dimentica, devono essere fatte seguendo il proprio istinto, i propri sentimenti e liberamente.

E fidatevi, è bello avere accanto una persona che capisce quanto si possa soffrire nel cercare di sopravvivere in una società basata sulla crudeltà, e a cui non serve specificare cosa mangi né chi non mangi.

Ed eccoci qui.



Cosa ne pensa l’esperta Ligeia Zauli di una relazione di coppia fra persone dallo stile alimentare e di vita opposto?

Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa

Quando si chiede ad una persona vegana se accetterebbe un/a partner onnivor*, la quasi totalità risponde di no a gran voce. Almeno, in teoria (ho notato che il genere femminile è più flessibile, anche semplicemente per una questione numerica, visto che ci sono più donne vegan che uomini).

Chi ha adottato questa scelta, che non è solo alimentare, ma diventa uno stile di vita, fa fatica ad accettare chi non la vive allo stesso modo, perché la motivazione è spesso profonda e radicata, quando è dettata dall’etica.

Quello che però sfugge è questo:
pochissimi/e sono vegani/e dalla nascita; quindi la maggior parte delle persone lo è diventata col tempo e prima di allora era onnivora.
Spesso ce lo dimentichiamo.

Si sa che uno dei modi più efficaci per stimolare un cambiamento è incuriosire dando l’esempio. Allontanando chi vegan non è, non diamo la possibilità a queste persone di riflettere su questa tematica e nemmeno la possibilità di conoscers e di fare “il salto”.
È anche vero che la scelta deve essere personale, ragionata e sentita; nel caso in cui si diventi vegan solo perché il/la partner lo è, è altamente probabile che, in caso di rottura della relazione, si torni ad una alimentazione onnivora.

E quando invece la coppia è già strutturata ed uno dei due vuole diventare vegan?
Si pongono di base dei problemi logistici sul fare la spesa, cucinare piatti diversi e possono anche nascere delle forti discussioni.
Sarebbe più semplice se la decisione fosse presa da entrambe le parti, sarebbe un bel modo di condividere qualcosa di importante, creerebbe un’ulteriore sintonia e un forte stimolo per conoscere ed imparare qualcosa di nuovo.
Quando questo non è possibile e solo uno dei due diventa vegan, si prospettano due scenari.

Nel primo, la coppia non convive.
In questa circostanza, ci saranno situazioni sociali di condivisione dei pasti, ma non sarà la quotidianità.
È la situazione più semplice e gestibile: ognuno fa ciò che vuole senza ledere in alcun modo l’altro.

Di solito, chi è o diventa vegan non riesce a vedere nel proprio frigo tranci di carne animale, che sono a tutti gli effetti pezzi di cadaveri; questo urterebbe fortemente la sua sensibilità.

La seconda possibilità è quella che riguarda una coppia convivente.
Suggerisco in questo caso di cercare dei compromessi, evitando l’inutile conflitto. Non tutte le persone hanno la solita empatia e comprensione, non lo si può nemmeno pretendere.
Però si deve esternare cosa si prova a riguardo, cosa dà fastidio, per trovare insieme il modo più equilibrato di convivere.

La scelta vegan può incontrare degli ostacoli nella socialità, ma se è sentita e dettata da una forte motivazione, sarà facile portarla avanti con determinazione in ogni contesto.


Domande, dubbi, perplessità di coppia da risolvere?
Chiedi informazioni alla Psicologa inviandole una mail.

°°[Review] Parlux Advance Light ionic & ceramic°°

Ben ritrovat* sul mio blog.
In questo nuovo articolo vi parlo di un accessorio per la salute dei capelli che ho acquistato l’anno scorso e che dopo mesi di utilizzo sento di poter consigliare: l’asciuga capelli Parlux Advance Light ionic & ceramic.



Prima di avvicinarmi ad un elettrodomestico simile per circa due anni ne ho avuto uno di altro tipo, più economico, a marchio Remington (modello retro rosa). Purtroppo dopo un solo anno di utilizzo ho riscontrato dei problemi elettronici: l’asciugacapelli ogni tanto si bloccava e non funzionava. magari era un difetto di quel singolo pezzo. Ho cercato così di farlo ripartire lasciandolo “a riposo” (lo uso per almeno 30 minuti ogni 6/7 giorni), ma poi è subentrato un altro problema ben più importante. Recandomi dalla mia parrucchiera di fiducia ogni 3 mesi per spuntare i capelli mantenendoli così sani mi è stato fatto notare che la chioma, dal lato destro, risultava meno piena.
In pratica, tenendo il phon con la mano destra e asciugando a una temperatura forse troppo alta i capelli stavo sensibilizzando quell’area.

Styling effettuato a casa: phon + piastra

Chi mi conosce sa quanto tenga ai miei capelli.
Per me sono una componente importante della mia persona.
Li ho naturalmente mossi ma preferisco tenerli lisci.
Dal 2014 uso solo prodotti di alta qualità per lavarli e per averne cura, e la differenza fra adesso e quando ero più giovane vi assicuro è abissale.
Così ho deciso, visto i difetti dell’asciugacapelli rosa, di chiedere il rimborso al sito Amazon dove lo avevo acquistato. Mi ha risposto il call center e con molta cortesia mi è stato detto che era possibile restituire l’oggetto poiché la garanzia copriva giusto due anni.

Ho così utilizzato il credito che mi è stato rimborsato sulla carta per investire in un nuovo elettrodomestico, stavolta professionale: da qui la scelta del Parlux. Dico investire perché tolta l’entità del rimborso ho aggiunto circa 70 euro di differenza. Ma ne è valsa la pena.

Parlux è marchio italiano che da decenni offre una gamma ampia di asciugacapelli che finiscono nei migliori saloni di hairstyle in tutta Italia, incluso in quello dove sono cliente dal 2002 ho scoperto, ma anche nel resto del mondo. Decisivo per la scelta è stato l’averlo visto in famiglia: silenzioso, pratico, dall’asciugatura veloce.

E’ arrivato a casa dopo pochi giorni nella sua scatola argentata, assieme a due bocchette per regolare il getto d’aria, una più corta e l’altra più larga.

Ciò che mi ha stupito è stato il filo: è lungo svariati metri e mi permette di asciugare i capelli in totale comodità arrivando fin dove non ci sono prese elettriche al muro. All’inizio i pulsanti non mi facevano impazzire (mi sembravano un po’ old style) ma adesso ne apprezzo anche l’estetica.

Ci sono due modalità di getto d’aria: moderato e forte.
La sua potenza è di 2.200 watt
Per quanto riguarda il calore invece si può scegliere fra media temperatura ed alta temperatura. Anche quella alta, che utilizzo io, non danneggia comunque i capelli perché questo asciugacapelli sfrutta le proprietà di ioni e ceramica.

L’impugnatura è ergonomica e l’apparecchio è dotato di un sistema anti riscaldamento che non genera fastidio nel sostenerlo nemmeno dopo un’ora.

Dettaglio tanto importante quanto la lunghezza del filo è il peso dell’elettrodomestico stesso: non è pesante, sebbene lo possa sembrare.

Nella scatola non è presente il diffusore per asciugare i capelli ricci, acquistabile invece extra come tanti altri accessori che lo rendono ancora più funzionale (il silenziatore, il diffusore a doccia ecc).
Per me sinceramente non ha fatto alcuna differenza.

EcofriendlyCiò che mi ha davvero conquistato di questo elettrodomestico è che a differenza di altri marchi tutte le sue componenti sono riciclabili.

Per quanto riguarda il suo utilizzo, Parlux garantisce 2.500 ore di vita grazie al motore innovativo K-Advance. Quanta vita avrà questo elettrodomestico potrò dirvelo solo fra qualche tempo.

Intanto lo utilizzo ogni settimana per almeno 30 minuti. Asciuga velocemente i capelli (e io, vi assicuro, ne ho tantissimi) e li lascia morbidi, pieni senza l’effetto elettrostatico. Ho poi avuto conferma dalle mie parrucchiere che la chioma stava ritornando gradualmente omogenea.
Quindi mi ritengo molto soddisfatta di questo acquisto.

Non ho mai speso così tanto per un asciugacapelli, devo essere sincera, ma per una persona che ha capelli mossi, una chioma foltissima e che la sistema da sé ogni settimana come faccio io lo trovo un valido investimento.

Consigli per mantenere sani, folti e lucidi i capelli



L’alimentazione è importante. Abbiatene cura e anche i capelli ne avranno i loro benefici.

Ricordatevi poi che è determinante anche il fattore genetico:
a 30 anni ho capelli morbidi, sani e resistenti non solo perché mi alimento da 18 anni con cibi vegetali ma anche perché li ho ereditati così in famiglia.
In compenso in famiglia abbiamo anche la caratteristica di averli presto bianchi. Non sentitevi a disagio perché gli altri hanno qualcosa di diverso da voi: nessuno ha in tasca la perfezione 😉

Utilizzate solo prodotti buoni. Io vi consiglio lo shampoo rinforzante Bema Cosmetici e la maschera nutriente fragola e panna di Alkemilla.
Entrambi i prodotti sono realizzati con soli ingredienti vegetali.

Se li tingete, usate tinte meno aggressive possibile. Io per coprire i capelli bianchi utilizzo prodotti BioKap.

Non trascurate mai l’aspetto del nutrimento: almeno due volte al mese faccio un impacco con Olio di Argan. Uso quello Erbolario e mi trovo benissimo.

Infine: vi consiglio di utilizzare un turbante in microfibra prima di passare al phon (o di cambiare due asciugamani messi a turbante se avete tanti capelli in modo tale da togliere più acqua possibile), spazzole in legno durante l’asciugatura e applicazione di oli naturali sulle punte per irrobustirle.

Se avete dubbi, curiosità o domande rispondo volentieri 🙂
Alla prossima recensione!


Carmen

°°[Ricetta] Tiramisù della Silvi°°

Qualche giorno fa sono ho fatto visita alla mia amica Silvia.
Sono stata a cena da lei e per tale occasione ha preparato dei piatti deliziosi con un bel dolce come gran finale: il tiramisù!

Un tiramisù rivisitato, senza il caffè come ingrediente, adatto quindi a chiunque, anche ai più piccoli. facilissimo da realizzare e con pochi ingredienti. Le ho chiesto di poter condividere la ricetta con voi, pertanto eccomi qua al pc dopo averlo preparato in casa 🙂

Gli ingredienti che ho utilizzato

Ingredienti
– Biscotti Oro Saiwa (sapevate che sono vegan? Sorpresa!)
– 1 confezione di panna dolce vegetale
– 1 vasetto di cioccolata spalmabile alle nocciole
– latte di mandorle quanto basta
– cacao in polvere
– ingrediente extra: cioccolato in scaglie

Preparazione

Dopo aver tenuto in frigo la confezione di panna vegetale da montare, versatela in un recipiente e aggiungete il contenuto del vasetto di crema spalmabile alle nocciole. Montate tutto con lo sbattitore da cucina.
Prendete una teglia in metallo o in vetro (io ho optato per quest’ultimo tipo) e stendete uno strato di panna al cioccolato alla base.
Aprite la confezione dei biscotti e immergeteli nel latte di mandorla.
Poi, disponete i biscotti sulla superficie della teglia in modo da formare un quadrato o un rettangolo. Continuate spalmando la panna e formando altri strati di biscotti fino a raggiungere una discreta altezza di dolce.
Cospargete bene l’ultimo strato di biscotti e poi spolverate sopra del cacao in polvere. Se volete, potrete aggiungere delle scagliette di cioccolato.

Il risultato, se avrete seguito tutte le procedure, sarà tipo questo.

Lasciate riposare il dolce in frigo coprendo con della pellicola alimentare o casta stagnola e servitelo fresco.

E buon appetito!

Alla prossima ricetta e un grazie a Silvia Colangelo 🙂


Dolci Vegolosi Dolci Vegolosi
Piccolo manuale di pasticceria vegana: tutte le basi e tante facili ricette
Cristiano Bonolo, Federica Giordani, Silvia De Bernardin

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