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[Ricette] Brigidini “Vrigidini” Vegan di Alex Arrighi
Care lettrici e cari lettori,
con questo articolo desidero condividere con voi una ricetta davvero interessante sperimentata e convalidata da Alex Arrighi. Si tratta dei brigidini vegan, versione 100% vegetale delle famose cialdine dolci tipiche toscane, realizzate purtroppo con le uova.
Ironia della sorte, l’anno scorso durante la manifestazione contro la festa dei cacciatori da me organizzata assieme a un’altra attivista, un venditore ambulante intervenuto per dialogare sul non consumo di animali e derivati ci fece notare che da vegan alcuni alimenti ce li saremmo dovuti dimenticare. “Se non mangiate le uova, niente brigidini!” mi disse il commerciante. “Sicuro che non si possa rendere la ricetta interamente vegetale? Guardi che andrebbero a ruba!” dissi a questo signore, molto aperto al confronto ma del tutto risoluto sull’impossibilità di creare brigidini vegan.
E invece, a distanza di un anno, ecco che Alex Arrighi ha completamente sfatato il mito, realizzando qualcosa di unico.
Alex ha avuto la gentilezza di condividere la ricetta (che ha dedicato a Federica Novelli) su un gruppo di ricette vegane affinché potesse essere ampiamente diffusa e utilizzata, magari andando a sostituire un giorno quella ‘classica’ i cui ingredienti comportano schiavitù e morte per gli animali.

Sul gruppo di ricette senza crudeltà che conta oltre 90.000 persone, Alex ha scritto:
“Dopo mesi di tentativi sono arrivato finalmente alla ricetta del primo brigidino (che ho rinominato Vrigidino) senza derivati animali. Dopo averlo fatto assaggiare a molti onnivori e non avendo loro trovato differenze nel sapore e nella consistenza, stupiti, molti mi hanno consigliato di far brevettare la ricetta. Dopo un momento di indecisione ho deciso però di rendere la mia ricetta pubblica, a disposizione di tutti. Affinché tutti ne godano. È il mio regalo di natale per chi ha voglia di mangiare sano e senza ammazzare nessuno, e per chi ha voglia di innovare guardando al futuro.
Spero qualcuno ci possa lavorare, magari vendendoli su quale bancarella alle fiere.
Perché il futuro , che vi piaccia o no , ha bisogno di queste piccole grandi rivoluzioni, la ricerca di vie alternative alla violenza, vie alternative al cibo, vie alternative all’economia etc.
Il tutto polarizzato verso il rispetto ambientale, animale , umano. Il primo Vrigidino vegano è totalmente privo di derivati animali e piacerà sicuramente come quello tradizionale. È testato .
Ma intanto che dolce è? È un dolce antico , originario di Lamporecchio (PT), in Toscana, che sembra sia nato dalle mani delle suore locali di Santa Brigida. È un cialda croccante e profumata di anice, prodotta tradizionalmente con uova. Si vendono tradizionalmente nella bancarelle alle fiere. Ma è molto apprezzato anche all’estero, ottime da accompagnare a creme pasticcere.
Ecco la mia ricetta che ho custodito gelosamente fino ad oggi e che dedico a Federica Novelli”.
Utensili necessari :
-Testi di ferro (sono quelli con cui si fanno i necci di castagne in Garfagnana, sono due piatti di metallo con manico riscaldabili sul fuoco ). A Lamporecchio usano degli speciali stampi. Vanno bene anche quelli .
-Coltello a lama lunga per separare la cialda dal testo/stampo.
Ingredienti :
1 cucchiaio farina 00 bio
2 cucchiaio amido mais bio
2 cucchiaio farina ceci bio
2 cucchiaini zucchero bianco
2 cucchiai olio di mais mais bio
8 cucchiai di acqua
2/3 cucchiai anice (liquore dolce ) io ho usato quello della GKN sambuca operaia
Semini di anice bio q.b
Procedimento:
Mescolare benissimo prima le farine poi i liquidi poi farine e liquidi insieme . Mescolare veramente bene non ci devono essere grumi aiutatevi all’occorrenza con un minipimer. Lasciare riposare il composto almeno mezz’ora/1 ora. Meglio di più .
Dopo questo tempo mettete i testi di ferro sul fuoco dei fornelli, 1 per fornello (uno su quello grande e uno su quello medio grande) prima a fiamma alta per 5 minuti poi riducete al minimo la fiamma di entrambi i fornelli. E ora prendete un cucchiaio della nostra preparazione (la nostra crema), dopo averla rimescolata benissimo (fatelo sempre prima di mettere il composto sulle testi) dunque mettetela su un testo/stampo e metteteci sopra subito l’altro testo caldo. Questa è la parte più difficile: trovare la temperatura giusta in base al testo che avete e ai fornelli che avete. Io ho calcolato circa 135/145 gradi come ideale per la cottura. Potreste dover gettare alcuni Vrigidini finché non trovate la quadra. Dovete avere pazienza.
Aspettate 15 secondi di cottura da un lato poi girate i testi in modo che la fiamma riscaldi per quindici secondi anche l’altra parte. Poi girate ancora per 5 secondi e ancora dall’altro lato per 5 secondi. Aprire i testi sovrapposti , troverete il Vrigidino cotto, con un coltello separate il Vrigidino dalla piastra e mettetelo su un piatto ad evaporare. Potete già gustarlo ma per averlo croccante e conservarlo va fatto asciugare e va messo, freddo, in un barattolo di vetro chiuso ermetico in modo che non prenda umidità .
Un volta fredde potete decorarli anche con cioccolato. E vi consiglio di provare quelli al rhum (al posto dell’anice).
Complimenti ad Alex Arrighi per la sua ricetta, che non vedo l’ora di provare, e un caloroso nonché pubblico ringraziamento per lui per aver deciso di condividerla con noi.
Chi decidesse di utilizzare la ricetta per scopi commerciali, si ricordi di fare menzione al signor Arrighi.
Grazie.
Carmen Luciano
[Protesta] Diciamo BASTA alla “Caccia alla Giovenca” di Guasila (Sardegna)
Care lettrici e cari lettori,
con il presente articolo sono qui a portare alla vostra attenzione l’ennesima tradizione cattolica specista portata avanti – almeno di facciata – in onore di un personaggio religioso.
Si tratta della “caccia alla giovenca” che ha luogo a Guasila, nelle campagne di Trexenta, in Sardegna. Questa “caccia”, che si è svolta anche l’anno scorso, viene organizzata la mattina del 14 agosto alla vigilia della festa della “madonna dell’assunta”.
IN COSA CONSISTE
Un gruppo di ragazzi celibi corre a cavallo disputandosi la cattura di una giovenca fra il clamore della gente che guarda, fra cui uomini già ammogliati che fomentano l’animale. Tale azione fungerebbe da rituale di buon auspicio per i suddetti scapoli, affinché possano trovare presto moglie. Un esempio di anacronistico folklore dove si può facilmente intuire che la femmina animale stia a simboleggiare la femmina umana donna da riuscire a far propria.
Le scene dei filmati delle edizioni passate sono sconcertanti: questi giovani uomini rincorrono, mediante lo sfruttamento di equidi, una povera creatura che viene catturata con una corda e presa per le corna. Il video può essere guardato QUI.

In passato, stando a quanto si legge su un articolo pubblicato da Sardegna In Blog, la cucciola veniva benedetta e sacrificata, per poi esser data in pasto alla gente.
Sebbene oggi il sacrificio pubblico della povera creatura sembra non avvenire più, è rimasta la triste usanza della spettacolarizzazione della sua cattura.
Così come è finita l’ostentazione di un giovenco in occasione della “festa del convito” di Roccavaldina (ME), altro appuntamento religioso specista che dove si banchetta sui corpi di vittime animali, anche questa becera “caccia” deve finire.
In primis, perché questi animali sono naturalmente prede e vivono momenti di forte stress e agitazione, in secundis, perché è inammissibile che nel secolo corrente si continui a portare avanti tradizioni inutili dove gli animali sono obbligati a subire trattamenti indecorosi.
Protestiamo dunque contro la “caccia alla giovenca”: che la cittadinanza di Guasila trovi il modo di augurare la fortuna di ‘ammogliarsi’ ai propri giovani senza tormentare gli animali e sfruttare i cavalli!
Testo email da inviare:
Gentile sindaca Paola Casula
Gentile assessora Erica Erriu
Gentile Pro Loco Guasila
Gentile parrocchia
Vi scrivo questa email poiché ho appreso che nel comune di Guasila è andata ripetutamente in scena negli anni la folkloristica “caccia alla giovenca” dove dei giovani uomini, addosso a cavalli domati, inseguono una povera vitellina sola col fine di catturarla per le corna.
Tutto questo in onore – a quanto pare – della “madonna dell’assunta” e come rituale di buon auspicio per trovare presto moglie. Trovo imbarazzante, nel XXI secolo, che certe usanze retrograde, speciste e anacronistiche vengano ancora perpetuate. Cosa dovrebbe rappresentare la povera giovenca afferrata per le corna? sta per caso a simboleggiare una donna che uno dei “cavalieri” si accaparrerà?
Con la presente missiva sono qui a chiedervi di non riproporre mai più un triste spettacolo del genere dove la specie umana si erge a padrona di altre forme di vita.
I cavalli non sono mezzi da sovrastare per farsi trasportare e i vitelli non sono oggetti da usare per espletare rituali di cui si può fare benissimo a meno.
Non si può, ai tempi nostri, pensare di continuare a far gravare sugli animali il peso dell’insensibilità della nostra specie che sfrutta, assoggetta e subordina anche in nome della religione.
Io e tantissime altre persone vi chiediamo di smettere di sfruttare le altre esistenze e di organizzarvi per fare in modo di portare avanti le vostre usanze senza tirare in ballo la vita di creature che non hanno santi, divinità o madonne, e che vogliono semplicemente essere lasciate in pace, non certamente essere cavalcate, braccate o usate per trainare statue.
Attendiamo un vostro riscontro positivo in nome della civiltà, del progresso e del rispetto per gli animali.
Distinti saluti.
Nome, cognome, città
Da inviare a:
sindaco@comune.guasila.ca.it
dottoressa.arriu@gmail.com
info@parrocchiaguasila.it
prolocoguasila@virgilio.it
Ringrazio come sempre chi si schiera dalla parte degli indifesi e a favore dell’evoluzione morale umana condannando ogni forma di parassitismo antropocentrico ai danni delle altre esistenze.

Copyright
Carmen Luciano














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