Archivio mensile:marzo 2020

°°Un Nuovo Impegno: Consulente per FantastiKa Biocosmesi°°

Cari e care followers,
con questo articolo vi informo di una novità che riguarda la mia vita professionale e lavorativa. Inizia oggi per me un nuovo impegno che spero di portare avanti con entusiasmo e dedizione, come porto avanti il mio lavoro primario da commessa di boutique e da studentessa universitaria.



Sono diventata Consulente per l’azienda Fantastika Biocosmesi s.r.l
Un marchio giovane, di qualità, che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei vostri preferiti se amate l’unione tra benessere ed etica.
Sarà mia premura fare in modo di darvi più informazioni possibili.
Fantastika Biocosmesi è stata fondata dieci anni fa da una donna che ha saputo trasformare la fine di un percorso professionale in un nuovo inizio.
Un marchio ideato da una donna per sostenere la bellezza di altre donne.
Ma non solo!
Fantastika infatti offre una vasta gamma di prodotti per la cura della persona anche per uomini e per i più piccoli.
Creme, detergenti, lozioni, oli, saponi, integratori, cosmetici e accessori.

Cosa mi ha portato a diventare una Consulente?
La passione per l’estetica e i prodotti benessere, che da tempo fanno parte degli argomenti di questo blog. Amare se stessi, valorizzarsi e avere cura di sé.

Perché proprio Fantastika?
Perché la sua etica aziendale è in linea con la mia filosofia di vita che esprimo dal 2006 attraverso il mio blog.
I prodotti sono realizzati con ingredienti 100% vegetali, biologici ed ecologici. L’azienda è certificata Vegan da Vegan Society e non effettua test su animali: lo garantisce PeTA (People for Ethical Treatment of Animals).


Se abitate nella provincia di Pisa, non perdete l’opportunità di ricevere campioncini omaggio, provare o acquistare i prodotti durante i pomeriggi dedicati alla bellezza che organizzerò.
Sono disponibile infatti su Pontedera, San Miniato ma anche Empoli.
Se invece vivete distanti potrete comunque acquistare i cosmetici online inserendo il mio codice consulente ( CL1244) e fare affidamento su di me per qualsiasi informazione o consiglio abbiate bisogno.

Ho aperto una pagina Facebook dedicata: Carmen • Consulente Fantastika Biocosmesi con relativo gruppo privato. Vi aspetto!

Sì alla bellezza,
no alla crudeltà su animali.

Per informazioni: info@carmenluciano.com

°°Coppia Vegan-Non Vegan: Realtà o Utopia?°°

Torna l’appuntamento con la nostra Psicologa Sessuologa Ligeia Zauli.
Dopo aver trattato il tema del troppo amore per gli animali, in questo nuovo – nonché secondo – articolo il tema argomentato è la coppia:
una relazione tra persone vegan e non vegan è possibile o è soltanto utopia?


Prima di lasciare la parola all’esperta, voglio arricchire questo post con qualche aneddoto di vita personale. Prendete pure una scodella di pop corn, un gatto in braccio e una copertina di pile. Insomma, mettetevi comodi.


Come saprete, sono diventata vegetariana all’età di 12 anni e successivamente vegan a 21. L’adolescenza, e gli albori dell’attuale età adulta, li ho così vissuti da ragazza già consapevole. La mia estrema sensibilità e l’amore per gli animali si sono spesso interfacciati con la sfera sentimentale. Era inevitabile. Mi adattavo. Ero io quella “diversa”, dall’alimentazione “insolita”, e non pensavo ci fossero molte persone con lo stesso stile di vita. Tra i miei coetanei poi, il deserto, figuriamoci quindi se rientrava tra i miei sogni avere il ragazzo vegetariano/vegano. Anni fa, soprattutto da vegetariana, non davo molto peso alla natura dell’alimentazione del partner. Certo non mi sarei mai sognata di avere come fidanzat(in)o una persona appassionata di caccia o di pesca, oppure che per gli animali provava solo disprezzo. Semplicemente ritenevo che questa differenza di modus vivendi non andasse a ledere il rapporto, fintanto che c’era rispetto reciproco. Col tempo, e con l’accrescere della mia consapevolezza stessa, ho capito che non era possibile instaurare alcun rapporto duraturo e sano con qualcuno che non comprendeva appieno i miei ideali, il mio amore per la vita e dunque il mio rispetto per la natura e i suoi abitanti. Sentivo che non mi era facile amare qualcuno che con la sua assenza di empatia finanziava il massacro delle creature che amo. Chiuse due relazioni importanti, mi presi del tempo per riflettere.
Dopo numerosi tentativi di approccio da parte di ragazzi non vegetariani/vegani, che dapprima dimostravano interesse ed ostentata empatia ma che poi si rivelavano essere attratti solo dal mio aspetto esteriore, ho iniziato ad evitare di frequentare persone che gli animali li apprezzavano uccisi e cucinati. Ho così dato priorità alle conoscenze con miei “simili”, vicini seppur distanti grazie ai social. Metto tra virgolette il termine simili perché alla fine lo si è: simili nel modo di vedere ciò che ci circonda. Simili nel rispetto verso le altre specie. Ma non uguali.
Purtroppo, con le esperienze, ho scoperto che l’alimentazione è una buona base per costruire un rapporto solido, ma non è tutto.
E’ un punto di partenza importante, sì, ma serve ben altro.
Serve rispetto reciproco, intesa, fiducia, onestà, lealtà, volontà di stare insieme, sincerità nell’affrontare la vita in due. Serve il piacersi reciprocamente e una massiccia dose di amore condiviso. Cose che non sempre ho trovato fra le qualità dei ragazzi vegan che ho conosciuto. Anzi. Di alcuni, sebbene li stimi per quante vite risparmiano con la loro alimentazione, non posso certo fare altrettanto per il loro relazionarsi con gli altri esseri umani: forse dimenticano che è importante rispettare gli animali sì, ma anche le persone.
Quanto egoismo, quanto narcisismo.. quanto sentirsi importanti, desiderati e bramati solo per l’esiguo numero di ragazzi in mezzo a tante ragazze, vegan.
Rimasta molto suscettibile e confusa a seguito di diverse conoscenze, ho avuto modo di interfacciarmi nuovamente con una persona non vegana interessata a me che ha fatto mettere da parte le mie difese innalzate.
Che dire… un flop.
Per l’ennesima volta ho trovato un interesse vuoto nei miei confronti e una falsa empatia che camuffava un malcelato desiderio di avere una relazione ad ogni costo, colmando così vuoti sociali alla soglia dei 30 anni.
Le maschere, si sa, non durano sui volti per sempre. Quando una sera a cena, dopo numerose uscite dove vedevo dell’incredibile interesse verso il mio stile alimentare mi sono sentita dire << per una volta posso mangiare normale? >> ho capito che quella non era la mia strada.
Non era il mio percorso.

Sono tornata sui miei passi comprendendo l’importanza di non distogliere lo sguardo da ciò che si vuole veramente. E cosa volevo io veramente?
Una persona al mio fianco tanto sensibile da non mettere la sua pausa pranzo o la sua cena davanti al diritto di esistere altrui. Una persona dall’empatia ben sviluppata, una persona che aveva intrapreso una scelta esistenziale ben precisa, sentita dentro e non subita dall’esterno, giusto per stare con me. Un modo di vivere, di vedere gli animali, di base e necessario per metterci su, mattoncino su mattoncino, quello che serve per una relazione armoniosa.

Tante volte sono stata additata, giudicata e criticata per le mie scelte confuse con la discriminazione verso i ragazzi non vegani. Soprattutto dalle donne. Non si tratta di discriminazione. Si tratta di libertà, e io voglio essere libera di scegliere chi amare. Se per alcune l’amore è cieco, per me non lo è: io gli occhi su ciò che vivono gli animali non li chiudo.
Le scelte poi, chi critica se lo dimentica, devono essere fatte seguendo il proprio istinto, i propri sentimenti e liberamente.

E fidatevi, è bello avere accanto una persona che capisce quanto si possa soffrire nel cercare di sopravvivere in una società basata sulla crudeltà, e a cui non serve specificare cosa mangi né chi non mangi.

Ed eccoci qui.



Cosa ne pensa l’esperta Ligeia Zauli di una relazione di coppia fra persone dallo stile alimentare e di vita opposto?

Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa

Quando si chiede ad una persona vegana se accetterebbe un/a partner onnivor*, la quasi totalità risponde di no a gran voce. Almeno, in teoria (ho notato che il genere femminile è più flessibile, anche semplicemente per una questione numerica, visto che ci sono più donne vegan che uomini).

Chi ha adottato questa scelta, che non è solo alimentare, ma diventa uno stile di vita, fa fatica ad accettare chi non la vive allo stesso modo, perché la motivazione è spesso profonda e radicata, quando è dettata dall’etica.

Quello che però sfugge è questo:
pochissimi/e sono vegani/e dalla nascita; quindi la maggior parte delle persone lo è diventata col tempo e prima di allora era onnivora.
Spesso ce lo dimentichiamo.

Si sa che uno dei modi più efficaci per stimolare un cambiamento è incuriosire dando l’esempio. Allontanando chi vegan non è, non diamo la possibilità a queste persone di riflettere su questa tematica e nemmeno la possibilità di conoscers e di fare “il salto”.
È anche vero che la scelta deve essere personale, ragionata e sentita; nel caso in cui si diventi vegan solo perché il/la partner lo è, è altamente probabile che, in caso di rottura della relazione, si torni ad una alimentazione onnivora.

E quando invece la coppia è già strutturata ed uno dei due vuole diventare vegan?
Si pongono di base dei problemi logistici sul fare la spesa, cucinare piatti diversi e possono anche nascere delle forti discussioni.
Sarebbe più semplice se la decisione fosse presa da entrambe le parti, sarebbe un bel modo di condividere qualcosa di importante, creerebbe un’ulteriore sintonia e un forte stimolo per conoscere ed imparare qualcosa di nuovo.
Quando questo non è possibile e solo uno dei due diventa vegan, si prospettano due scenari.

Nel primo, la coppia non convive.
In questa circostanza, ci saranno situazioni sociali di condivisione dei pasti, ma non sarà la quotidianità.
È la situazione più semplice e gestibile: ognuno fa ciò che vuole senza ledere in alcun modo l’altro.

Di solito, chi è o diventa vegan non riesce a vedere nel proprio frigo tranci di carne animale, che sono a tutti gli effetti pezzi di cadaveri; questo urterebbe fortemente la sua sensibilità.

La seconda possibilità è quella che riguarda una coppia convivente.
Suggerisco in questo caso di cercare dei compromessi, evitando l’inutile conflitto. Non tutte le persone hanno la solita empatia e comprensione, non lo si può nemmeno pretendere.
Però si deve esternare cosa si prova a riguardo, cosa dà fastidio, per trovare insieme il modo più equilibrato di convivere.

La scelta vegan può incontrare degli ostacoli nella socialità, ma se è sentita e dettata da una forte motivazione, sarà facile portarla avanti con determinazione in ogni contesto.


Domande, dubbi, perplessità di coppia da risolvere?
Chiedi informazioni alla Psicologa inviandole una mail.

°°Sessismo e Specismo nel Linguaggio°°

Il linguaggio quotidiano che usiamo per comunicare è frutto di un lentissimo processo di evoluzione. Le caratteristiche che lo contraddistinguono sono date da molti fattori, fra i quali la tipologia di società di cui fanno parte i parlanti, il modus vivendi, la cultura, la religione e il pensiero collettivo.

In questo articolo voglio porre alla vostra attenzione quanto il nostro modo di parlare attuale celi dentro di sé aspetti sessisti e specisti.
L’idea che una specie sia migliore di altre, o che altre siano peggiori della nostra, va di pari passo con l’idea che un genere sia più importante di un altro.

Ho voluto pertanto parlare del legame fra maschilismo e specismo: le donne vengono ancora criticate, schernite e derise con termini che di natura nascono per indicare animali di sesso femminile. Gli stessi termini volti al maschile spesso e volentieri perdono il significato denigratorio.
Un esempio: vacca. Nell’antico Egitto era un animale sacro. Alle vacche era dedicata l’iconografia della dea Hathor, protettrice della bellezza, dell’amore, della fertilità. Oggi, nel 2020 in Italia, se si utilizza “vacca” per indicare una donna lo si fa per schernirla dal punto di vista sessuale, per darle della “poco di buono, sessualmente disponibile”. Per un uomo non vale lo stesso: il termine toro va invece a costruire una rappresentazione virile del soggetto.
E ancora: utilizzare un sostantivo quale “cagna” come aggettivo di disprezzo per una donna (dove si vorrebbe indicare la sua disponibilità nei confronti di più partner) mette in risalto un atteggiamento patriarcale-maschilista dei parlanti ma anche una demonizzazione delle caratteristiche dell’animale volto per natura ad accoppiarsi non solo con lo stesso partner.



SESSUALITA’
– vacca
– pecora
– cagna
– coniglia
– zoccola (in alcuni dialetti italiani, significa ratto di sesso femminile)
– scrofa/maiala/porca
– lupa

ATTITUDINE
– capra
– asina
– gallina
– oca

ATTEGGIAMENTO/CARATTERE
– iena
– serpe
– vipera

FORMA FISICA
– balena
– elefante
– orca

In natura gli animali istintivamente hanno predisposizioni sessuali, sociali e comportamentali e caratteristiche fisiche in base alla propria specie di appartenenza.
Utilizzare significanti e significati attribuiti arbitrariamente agli animali per irridere una persona di sesso femminile è indice di scarso rispetto per gli animali in primis, e per la persona in secundis.

Il rispetto universale parte anche dal linguaggio: evitare stereotipi, luoghi comuni, frasi fatte e modi di dire diventati un cliché irrispettoso è un buon inizio per diventare una società diversa.

Fino a quando i termini da sempre utilizzati per indicare gli animali saranno usati come aggettivi di carattere negativo per descrivere gli umani, esisterà sempre un dislivello fra i generi e fra le specie.

Siamo ciò che mangiamo, che respiriamo, che leggiamo, che facciamo, che scegliamo. E siamo anche ciò che diciamo.


Carmen

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