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°°Il Potere del Dissenso°°

Cari e care followers,
vorrei che questo articolo giungesse fino ai vostri occhi come una pagina di diario personale messa al pubblico, e al vostro cuore come una lettera inaspettata inviata da una persona amica. Abbandonate i preconcetti, appoggiate da una parte ogni traccia di pensiero unico imposto e leggete quanto ho il desiderio di condividere con voi, perché era da molto che volevo esprimere apertamente la mia opinione riguardo a quanto sta accadendo in Italia e nel mondo. L’ho già fatto in qualche articolo, ma esprimere la libertà non è mai abbastanza.

Vi scrivo seduta alla mia postazione PC nella mia mansarda. Russell dorme sul mio letto, Artù (il gatto in stallo) è sdraiato sotto i raggi del sole che filtrano dalla finestra. Attimi di meritata tranquillità dopo le loro zuffe quotidiane. Si accettano anche quest’ultime e si va avanti, perché ciò che realmente importa è dare una seconda opportunità di vita a una creatura fino a un mese fa lasciata in condizioni di randagismo.
Nell’aria che si sta scaldando grazie all’accensione della stufa aleggia un profumo di gelsomino e agrumi tipico delle terre di Sicilia, diffuso da un profumatore che mi ha regalato il mio compagno.
Sulla lunga scrivania trovano posto tazze vuote che hanno contenuto infinite tisane calde bevute a qualsiasi ora, penne, l’astuccio colmo di matite ed evidenziatori, libri universitari, quaderni pieni di appunti, oli essenziali balsamici e confezioni di vitamine..

Dal 5 gennaio sono in “quarantena”, confinata nella mia abitazione a seguito di un caso di positività Covid in famiglia. Indovinate: questo virus che da ormai e purtroppo da due anni fa parte della nostra vita, è arrivato fino al mio nucleo familiare attraverso persone amiche, vaccinate e positive. Positive e vaccinate. Più che vaccinate, plurivaccinate. Una finta verità, quella dell’immunizzazione.
Un secondo tampone fatto il 15 gennaio ha confermato che anche io ho contratto il virus.

Come ha vissuto questo fatto il mio organismo?
Ho avuto la febbre a 38° domenica 9 gennaio. Sono stata un giorno e mezzo a digiuno perché non avevo appetito. Ho provato molto dolore muscolare e articolare ed ho avuto la tosse. Non mi veniva la febbre da oltre un decennio. Queste sensazioni di malessere sono svanite piano piano nel giro di qualche giorno.
A differenza di quanto profetizzato e auguratomi da gente cattiva e malevola, non sono finita in terapia intensiva. E’ diventato un topos ormai, quello delle persone non vaccinate che finiscono intubate e del vaccino che “ammortizza” le reazioni del virus. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Non ho tolto nessun fantomatico posto letto ad altri pazienti bisognosi di cure, perché semplicemente non ho avuto nessun bisogno sanitario specifico. E menomale, visto che da positivi sembra essere abbandonati completamente dalla sanità. Non ho assunto nemmeno mezzo farmaco: il mio sistema immunitario ha reagito egregiamente con le sue forze e con i suoi tempi. Ho persino dato un esame universitario a distanza. Con le energie ai minimi livelli, con le facoltà intellettive intorpidite, ma ce l’ho fatta lo stesso. Pongo l’accento sul discorso cure/medicine non per demonizzarne il loro uso (ciascuna persona si senta libera di assumere ciò che preferisce), ma come risposta a chi vorrebbe sminuire il potenziale del sistema immunitario umano e pensa che solo coi farmaci si possa stare bene.
Anche stavolta spremute d’arancia e limone con zenzero, tisane di ogni tipologia, oli essenziali balsamici e integrazione delle vitamine C e DK hanno svolto un ruolo benefico nei confronti della mia salute.
Sono stata miracolata, visto che sono anche vegana? Ho avuto semplicemente fortuna come in questi quasi 20 anni passati senza mangiare animali? Chissà 😉

Ed eccomi qui a scrivervi in un corpo che ha ritrovato il suo equilibrio (attendo un nuovo tampone che confermi l’avvenuta guarigione/negativizzazione) e con una mente che non ha mai perso il focus su un obiettivo: rimanere fedele ai miei ideali senza scendere a nessun compromesso.

Che periodo storico stiamo vivendo?
Direi meravigliosamente orrendo. Od orrendamente meraviglioso.
A voi la scelta dell’abbinamento.

Ho perso “amicizie” che credevo fossero oneste a causa delle mie idee.
Sono stata insultata privatamente e pubblicamente per ciò che penso.
Ho subito e vissuto reazioni che nessuno dovrebbe vivere, ma che alla fine si presentano se prendi posizione. Ma sono felice di averla presa.
Ho assaporato l’amarezza del vedere colleghi e colleghe di antispecismo abbracciare totalmente il credo pro-vaccino e farne propaganda pubblica, dimenticandosi degli animali (tutt’ora usati) e delle campagne di sensibilizzazione contro la sperimentazione animale. Ma dimenticandosi anche della pressione che la gente sta vivendo e della volontà calpestata di chi si sente messo alle strette. Sono stata accusata di diffondere il virus come un gatto durante la Peste Bubbonica del 1350 e di volere il male dell’umanità come un’untrice del 1630.
In poche parole, una strega da mettere a tacere sul rogo.
Nulla di nuovo, nulla di diverso da ciò che la mia anima non ha già vissuto durante epoche passate.
Ecco a cosa servono: ad avere una corazza ben solida per l’esperienza terrena attuale.

Ma in questo periodo dove la democrazia sembra stata imbavagliata, ammanettata e sepolta viva, e con la scusa della salute pubblica vengono messe in atto restrizioni sempre più dittatoriali e assurde (quale dittatura non ha dell’assurdo?), ho anche scoperto persone nuove. Ho fatto amicizia con esseri umani che parlano la mia stessa lingua, quella della libertà. Ho preso parte a gruppi di resistenza sociale formati da persone che credono in una società, in una umanità diversa e posso garantirvi che se questo schifo non si fosse mai manifestato, io non avrei saputo che a pochi kilometri da casa c’era così tanta bella gente.
Ho manifestato nelle piazze, e tutt’ora manifesto il mio dissenso in ogni modo che mi è possibile.

Tutti i film non visti al cinema, tutte le cene non fatte al ristorante o i caffè non presi al bar hanno ripagato il tesoro nella quale mi sono imbattuta: la speranza e la costruzione di una società diversa.

Se ci accomuna lo stesso pensiero in questo momento starete provando brividi positivi.
Essere socialmente emarginati, demonizzati, braccati e ritrovarsi a contatto con i propri “simili” è qualcosa di indescrivibile, difficilmente argomentabile a parole.
Peccato per tutti gli altri. Veramente provo un dispiacere enorme per loro.

C’è chi pensa di aver compiuto un atto eroico andandosi a vaccinare tornando alla vita di prima, firmando “per il bene di tutti” un documento dove si assume le responsabilità di eventuali reazioni avverse a breve o a lungo termine non ancora note. C’è chi ha portato i figli a vaccinarsi per “non infettare gli anziani” ricevendo in cambio una calamita della Pimpa (!). C’è chi ha fatto ironia sulla quarta, quinta dose sui social ed è già passato a miglior vita, a pochi giorni di distanza dalla terza dose. Ma nessuna correlazione. C’è chi non ce la fa più a reggere l’attività fisica sportiva. Ma nessuna correlazione. Ci sono persone, alcune molto giovani, che accusano malori e soccombono. Cimiteri che stanno accogliendo persone che erano in salute e che senza motivazione certa smettono di avere battito cardiaco, ma nessuna correlazione.

Dovevamo uscirne migliori, uniti, per poterci riabbracciare, per poter stare insieme, per poterci sentire bene tutti quanti. Ne siamo usciti frastagliati, disuniti, gli uni contro gli altri e alimentati di bugie.

Intanto, i più ricchi al mondo stanno diventando ancora più ricchi.
Gli animali continuano a essere allevati, manipolati come merce e spediti al macello.
In Cina i wet market continuano a mietere vittime.
Stanno ritornando a bussare alla nostra porta epidemie già note, come l’aviaria e la peste suina, e con loro è tornato uno dei morbi più pericolosi per la nostra e per le altre specie: l’antropocentrismo. Quello efferato, quello intriso di specismo, quello cieco davanti alla sofferenza delle altre creature ma anche davanti a quella dei propri simili.
Sono già state date disposizioni di sterminio di esseri innocenti, anche quelli sani, mentre nella società umana la gente sana viene costretta a dimostrare il proprio stato di salute con continui tamponi (a pagamento) se non si vuole sottoporsi a iniezioni continue.
Vincoli, restrizioni, multe, sanzioni, controlli. C’è chi soffre nel vedersi sospeso dal lavoro. C’è chi festeggia per la sospensione altrui che comporta il proprio ingresso nel mondo del lavoro.

Un clima vergognoso, inaccettabile, negativo, che influenza tutti a priori e che non risparmia la psiche di nessuno.

Che direzione abbiamo preso?
Quale meta meravigliosa vogliamo raggiungere di questo passo?



Vi invito a riflettere su quanto sta accadendo nella società, a rispolverare la vostra memoria storica (se non ne avete una, acculturatevi non è mai troppo tardi), ad analizzare bene i fatti – perché la storia si ripete – e a non cadere nel cliché/trappola del “nemico da combattere”. Siete esseri umani, non codici da scansionare. Non consumatori da consumare. Vi invito a seguire le vostre sensazioni più interiori, primitive, e a connettervi con voi stessi. Vi invito a prendere in mano la vostra vita e a non permettere a nessuno di farvi sentire inappropriati, sbagliati, in errore. Vi invito a circondarvi di persone come voi che sappiano ascoltarvi e che vi facciano stare bene. Qualsiasi ostacolo, qualsiasi difficoltà, affrontatela con coraggio e spirito intraprendente, perché è vero quando dicono che “se è un problema, ha una soluzione”. La vostra vita ha un valore inestimabile, come lo ha il vostro pensiero ma anche la vostra libertà.
Non scegliete la strada più semplice, osate intraprendere percorsi sconosciuti, ignoti, anche da percorrere in solitaria, anche se accanto a voi non sentite nessuna presenza umana.
Siamo dentro a un cammino di cambiamento per la nostra specie.
Un percorso che ci cambierà profondamente. Sento che nulla rimarrà più com’era fino a due anni fa, e che forse era giunto il momento che l’umanità affrontasse quanto sta affrontando, per evolvere.

Io, da parte mia, cercherò con ogni mezzo possibile di ricordarvi sempre quanto potenziale ha il nostro dissenso verso decisioni che oltraggiano la vita. Vi ricorderò sempre di quanto il genere umano è capace di grandi cose, facendo rete fra personalità positive.
Non fatevi scoraggiare, credete nei sogni, realizzate i vostri desideri, portate alto il vostro valore e proteggete i vostri ideali, se fra questi vi è la protezione del mondo che ci accoglie. La società ha bisogno di voi.




“Drive my dead thoughts over the universe
Like wither’d leaves to quicken a new birth!
And, by the incantation of this verse,

Scatter, as from an unextinguish’d hearth
Ashes and sparks, my words among mankind!
Be through my lips to unawaken’d earth

The trumpet of a prophecy! O Wind,
If Winter comes, can Spring be far behind?”

• • •

“Guida i miei pensieri spenti per l’universo
come foglie appassite per stimolare una nuova nascita!
E, con l’incantesimo di questo verso,
disperdi, come ceneri e scintille da un focolare
inestinguibile, le mie parole tra l’umanità!
E sii attraverso le mie labbra per la Terra dormiente
la tromba della profezia! O vento,
se arriva l’Inverno, può essere la Primavera tanto lontana?”


Ode to the West Wind – Percy Bysshe Shelley



Carmen

°°[LUCCA] Corteo contro l’obbligo del Green Pass°°

Ieri, venerdì 15 ottobre 2021, con l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass per tutti i lavoratori e le lavoratrici,
le piazze italiane si sono riempite di persone che hanno espresso il proprio dissenso.
Sono state tante le manifestazioni e i cortei organizzati in tutta Italia, a partire da Trieste dove i lavoratori portuali hanno protestato per solidarietà collettiva.

Con amici e amiche dagli ideali comuni ho preso parte al Corteo di Lucca promosso dal gruppo Lucca Consapevole.
Lucca Consapevole è una realtà emergente nata di recente da persone che si sono trovate a manifestare assieme e che credono nella cooperazione per una società migliore. Mi piace il logo che hanno scelto: un pesciolino che esce fuori dalla boccia di vetro dove era stato confinato. Ermeticamente parlando, lo trovo un simbolo dal messaggio di libertà ben chiaro.

Ieri mi sono ritrovata in piazza con migliaia di persone – forse tremila, quattromila: adulti, anziani, donne, uomini, adolescenti, bambini, famiglie, amici.. Tutti uniti per dire a gran voce no agli obblighi.

Corteo sulle Mura di Lucca – Video di Claudio N.



Come ho espresso al megafono, ricevendo consenso da parte di chi ha ascoltato, siamo l’unico paese in Europa ad aver adottato misure restrittive volte a togliere la libertà individuale. Anzi, per meglio esprimermi, siamo l’unico popolo a subire misure restrittive volte a togliere la libertà individuale e a spingerci a vaccinarci.

Foto di Stefano S.



Parlando con un mio amico spagnolo, è emerso che in Spagna non esiste alcuna imposizione. Cittadini e cittadine hanno la possibilità di spostarsi tra le regioni e di lavorare tranquillamente. Viene richiesto solo un tampone negativo per prendere voli aerei.
Un altro amico, contatto di Facebook, mi ha raccontato che a L’aia in Olanda dove si trova per lavoro in questo momento non gli è mai stato chiesto il green pass, né per accedere agli uffici né per i locali pubblici. Quando è arrivato in hotel indossando la mascherina gli é stato comunicato che non è più obbligatoria nemmeno nei luoghi chiusi.
Così in altri stati dell’Unione Europea.
In Inghilterra, stato-culla del veganismo, chi è vegan può rifiutare la somministrazione del vaccino per scelte etiche.

Viene spontaneo quindi domandarsi se questa non sia mera azione politica del governo italiano.
L’Italia, da Repubblica democratica fondata sul lavoro è diventata luogo dove se non obbedisci puoi stare a casa.
Non importa che mestiere fai, se sei insegnante, medico, infermiere/a, impiegato/a, ostetrico/a: se non accetti di vaccinarti, o di fare un tampone ogni 48 h (con la speranza che ti stanchi e dunque ti vaccini) non lavori e stai senza stipendio.
O, come ha espresso il simpaticissimo Burioni, te ne puoi stare sul divano a guardarti film su Netflix come un ratto chiuso in casa.


Ieri in piazza ci sono stati anche degli interessanti interventi, che ho filmato e reso pubblici anche attraverso il mio canale YouTube. Se avete mezz’ora di tempo libero, ascoltate le parole di chi ha voluto parlare alla folla.
Hanno parlato Massimiliano di Lucca Consapevole, un medico che è stato allontanato dal lavoro, uno studente liceale che ha creato una realtà di sostegno per adolescenti e altri..




La mia posizione sull’attuale situazione in Italia.

Tante persone animaliste mi hanno chiesto quale fosse la mia idea in merito a ciò che sta succedendo nel nostro paese e nel mondo riguardo alla pandemia Covid che ci ha letteralmente travolto, stravolgendo le nostre vite. Me lo hanno chiesto perché tanti sostenitori dei diritti animali si sono ritrovati a sostenere la vaccinazione di massa appoggiando la scienza, la stessa scienza che ci ha fatto protestare per anni contro la sperimentazione animale. Per il bene di tutti noi. E va bene.
Esprimo pubblicamente, e in modo del tutto sommario (servirebbe un lunghissimo articolo per argomentare il mio pensiero punto per punto) ciò che penso.
Innanzitutto nutro forti dubbi sulla natura e sulla genesi del virus. Giornali (ormai faccio fatica a fidarmi anche di queste letture), notiziari, media hanno parlato di “virus scappato da un laboratorio per sbaglio”, altri di zoonosi e molto, molto altro.
Ho vissuto anche io il confinamento in casa che abbiamo vissuto tutti: mesi fra le quattro mura domestiche, auto ferma per settimane, nessun contatto con parenti, amici, amiche e la persona che amo. Mi sono fatta coraggio e quei mesi li ho trasformati in opportunità per dedicarmi allo studio e terminare la Triennale. Altri hanno preferito farla finita sentendosi troppo soli. Ma di loro non se ne parla.
Ho vissuto anche io l’obbligo di mascherina al volto, guanti alle mani, spray sanificante ovunque e gel igienizzante ogni ora sul posto di lavoro. Lavorare in quelle condizioni è stato difficile, soprattutto col taglio del personale dove i compiti che dovevano essere ripartiti su almeno due persone sono stati addossati a una sola per turno. Non oso immaginare chi invece ha lavorato in condizioni più pesanti e stressanti magari.
Ho vissuto l’isolamento in casa, d’estate, per 21 giorni poiché un membro della mia famiglia è risultato positivo a un tampone.
Nessun sintomo, nessun problema di salute, niente di niente. Nel frattempo, quasi un altro mese fra le quattro mura di casa.
E due tamponi fatti, di cui uno mi ha lasciato per giorni agonizzante. Troppo vicino al cervello, il mio organismo ha reagito con lacrimazione degli occhi, bruciore alla gola, formicolio continuo al naso e calo del volume della voce. Follia.

Ho sempre rispettato le regole che dall’alto ci sono piovute addosso “per il bene di tutti noi”.
Ma adesso è veramente troppo.

E’ inaccettabile che senza un certificato verde io non possa andare a prendere un libro in biblioteca, la stessa biblioteca dove ho prestato servizio civile nazionale. E’ allucinante che senza un green pass io non possa sedermi lontana dei metri da altri studenti per prendere parte in presenza alle lezioni universitarie.
E’ frustrante che senza essere scansionata all’ingresso non possa entrare nella mensa universitaria per consumare un pasto caldo come tutte le altre persone. E questo, lo voglio ricordare, succede solo in Italia.

Alcuni hanno detto “bene così, se stai a casa nessuno ti chiede il pass”, “vaccinati e potrai fare quello che vuoi”.
Io rispondo loro, ormai assorbiti dal sistema o troppo incattiviti per colpa di esso, che non baratto la mia salute e non accetto ricatti. Di questo si tratta: RICATTI. Queste restrizioni, questi obblighi sono stati messi per portare le persone a vaccinarsi. E quante hanno dovuto cedere, andando contro la propria volontà, sennò avrebbero patito la fame senza lavoro.

Non vedo niente di positivo, nessun fine sociale benevolo in queste restrizioni volute da uno sistema che sostiene la mattanza degli animali, che permette l’uso di armi da fuoco per sparare nei boschi, che finanzia il settore dell’allevamento, che non si oppone alla sperimentazione animale e molte, tante altre cose vergognosamente “legali”. Nel concreto, credo non sia stato fatto assolutamente niente per la tutela dell’ambiente, per il rispetto delle altre esistenze e per aiutare le persone a godere di ottima salute.

“Ma è l’unica soluzione quella di vaccinarsi” dice qualcuno. Vaccinarsi firmando un foglio dove ci si assume la piena responsabilità in caso di reazioni avverse. Anche reazioni avverse a lungo termine delle quali non si sa nulla.
Intanto i wet market sono ancora attivi. Intanto continua lo spargimento di sangue innocente.
Intanto si continua a non parlare di come potenziare in modo naturale il sistema immunitario umano.
Intanto le persone muoiono di malori improvvisi e di nessunacorrelazione.

Ci sono persone definite “complottiste” (giuro, detesto questo termine) che ipotizzano che questa sia una soluzione per diminuire drasticamente il numero di esseri umani sulla terra, perché saremmo troppi e ne giro di poco raggiungeremmo i 10 miliardi.
Io rimango aperta a ogni dubbio, a ogni perplessità, a ogni tentativo di dare una risposta ai tanti quesiti che sorgono.
E penso che se questo fosse il vero fine, sarebbe l’ennesimo crimine verso l’umanità, resa una massa di consumatori da consumare.
E non mi stupirebbe: la storia insegna come l’egemonia abbia piegato, oppresso e soppresso i subalterni.
Non sono cattivi pensieri, è un non ingannarsi facendo finta di non sapere.

Nonostante questo, confido ancora nell’umanità. Quanto è bello essere circondata da persone con ideali forti!
Confido nella libertà di scelta.
Mi fido della ragione umana.
Sul mio corpo voglio essere libera di scegliere quali trattamenti avere, come devono essere liberi tutti.
Non sostengo la sperimentazione animale, soprattutto per i nuovi trattamenti volti a rammendare buchi di empatia che ci portano a condotte di vita deleterie.
E sono pronta a lottare ora e sempre sia per il riconoscimento dei diritti delle altre specie, sia per la tutela dei diritti umani conquistati con la vita e col sangue di persone valorose.
Siamo tanti, tantissimi e io in una società migliore, empatica, ideologicamente sana ci credo.

Tante persone per la mia opinione hanno deciso di smettere di seguire i miei canali social.
Altre, in preda alla cattiveria, ho dovuto a malincuore allontanarle per le offese lasciate nei commenti.
Io non discrimino nessuno, né offendo: sono per la libertà di scelta.
Chi ha il desiderio di continuare a leggere ciò che scrivo, è il benvenuto sul mio blog.



Al prossimo articolo.






Carmen

°° In Ricordo di Lidia °°

Ho riflettuto se fosse stato il caso oppure no di scrivere questo articolo che state leggendo, un po’ per decoroso silenzio, un po’ perché non conoscevo personalmente Lidia.. Ma poi la volontà di dare un ultimo ricordo a una persona che come me ha dato voce agli animali ha preso il sopravvento. Perché la sua ingiusta morte non può e non deve cadere nell’oblio.



Lidia, 49 primavere vissute sulla terra, sempre col sorriso sul volto, una personalità prorompente. Impegnata nel sostegno dei diritti LGBT, promotrice dello stile di vita vegan, sostenitrice del riconoscimento dei diritti animali. Questo scriveva di sé sul suo profilo Facebook.
Aveva il diritto di esistere, di continuare a coltivare i propri interessi, di portare avanti le proprie battaglie, come tutte le persone.
Invece è stata vigliaccamente uccisa da un individuo che non intendo descrivere a parole per non cadere nella diffamazione.
Una persona che, stando a quanto si può leggere dall’articolo di giornale sotto riportato*, avrebbe poi cercato di uccidersi senza averne il coraggio. Destino beffardo quello che accomuna tanti assassini: la forza di negare a se stessi la vita non la trovano, ma con quella degli altri ci riescono perfettamente.

Lidia nelle foto pubblicate sui social veniva raffigurata mentre manifesta nelle strade per i diritti animali, come in questo scatto dove tiene un cartello con scritto “noi animali vi preghiamo, non uccideteci”.
Lidia che pubblicava messaggi contro la violenza sulle donne sulla sua bacheca di Facebook..

Lidia ha provato sulla sua pelle cosa significa morire di morte violenta, come accade ogni giorno agli animali che si rifiutava di mangiare, e che difendeva con le sue energie.
Ha fatto esperienza di violenza finendo vittima di un femminicidio. Gli stessi atti che lei per prima condannava li ha vissuti in prima persona.
Una fine che non meritava, e che deve trovare giustizia: che chi ha commesso questo atroce delitto paghi amaramente.

Dall’assassinio di Lidia sono passate sui giornali altre notizie di donne uccise dagli uomini: compagni, ex mariti, fidanzati.
Non è possibile che le testate giornalistiche siano diventate un bollettino di guerra con vittime femminili.
Non si può più tollerare quanto sta accadendo vergognosamente sotto ai nostri occhi.
E’ una vera e propria emergenza sociale. Colpa del patriarcato che ancora infetta la nostra società. Colpa di un sistema ancora improntato sul maschilismo dove si soccombe facilmente sotto al peso della violenza.

Io credo sia arrivato il momento di iniziare ad agire, uniti e unite, contro questo fenomeno vergognoso a cui va trovato rimedio.
La vita non si tocca. Le persone non si feriscono, non si perseguitano, non si uccidono!

La lotta alla violenza sulle donne non deve essere solo di interesse femminile. Urge l’adesione attiva e l’impegno costante soprattutto di quegli uomini sani (di mente e di valori) che dovrebbero prendere le distanze da tali atti, giudicandoli pubblicamente e richiedendone a gran voce un giudizio legale.

Quante altre donne devono ancora morire?
Quante vite devono ancora essere spezzate?
Quante esistenze devono dissolversi nel pugno chiuso di individui violenti?
Incapaci di intendere e di volere, e poi sono capaci di atti disumani.

Che il ricordo di Lidia non svanisca. Che la sua forza nel lottare per i diritti animali dando loro voce ci dia la forza per lottare e dare voce anche a lei, e a tutte le altre donne che sono già confinate dentro una bara a decomporsi. Che non finiscano nell’oblio la sua determinazione, la sua volontà di cambiare il mondo, la sua speranza di una società migliore.

Un genere umano non più basato sulla violenza e sulla sopraffazione lo dobbiamo. Lo dobbiamo a noi stessi.
Lo dobbiamo a lei, il cui cuore ingiustamente non batte più.
Lo dobbiamo alle altre creature, i cui cuori finiscono addirittura nelle vaschette di polistirolo nel banco macelleria.


E’ facile dirti “riposa in pace” Lidia, quando non avresti dovuto riposare in una tomba ma in un letto.
Ovunque tu sia, spero ti abbiano accolto le anime di chi hai difeso fino all’ultimo dei tuoi giorni.
Dentro di me sento che è andata così.



Carmen


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