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°°[LUCCA] Corteo contro l’obbligo del Green Pass°°

Ieri, venerdì 15 ottobre 2021, con l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass per tutti i lavoratori e le lavoratrici,
le piazze italiane si sono riempite di persone che hanno espresso il proprio dissenso.
Sono state tante le manifestazioni e i cortei organizzati in tutta Italia, a partire da Trieste dove i lavoratori portuali hanno protestato per solidarietà collettiva.

Con amici e amiche dagli ideali comuni ho preso parte al Corteo di Lucca promosso dal gruppo Lucca Consapevole.
Lucca Consapevole è una realtà emergente nata di recente da persone che si sono trovate a manifestare assieme e che credono nella cooperazione per una società migliore. Mi piace il logo che hanno scelto: un pesciolino che esce fuori dalla boccia di vetro dove era stato confinato. Ermeticamente parlando, lo trovo un simbolo dal messaggio di libertà ben chiaro.

Ieri mi sono ritrovata in piazza con migliaia di persone – forse tremila, quattromila: adulti, anziani, donne, uomini, adolescenti, bambini, famiglie, amici.. Tutti uniti per dire a gran voce no agli obblighi.

Corteo sulle Mura di Lucca – Video di Claudio N.



Come ho espresso al megafono, ricevendo consenso da parte di chi ha ascoltato, siamo l’unico paese in Europa ad aver adottato misure restrittive volte a togliere la libertà individuale. Anzi, per meglio esprimermi, siamo l’unico popolo a subire misure restrittive volte a togliere la libertà individuale e a spingerci a vaccinarci.

Foto di Stefano S.



Parlando con un mio amico spagnolo, è emerso che in Spagna non esiste alcuna imposizione. Cittadini e cittadine hanno la possibilità di spostarsi tra le regioni e di lavorare tranquillamente. Viene richiesto solo un tampone negativo per prendere voli aerei.
Un altro amico, contatto di Facebook, mi ha raccontato che a L’aia in Olanda dove si trova per lavoro in questo momento non gli è mai stato chiesto il green pass, né per accedere agli uffici né per i locali pubblici. Quando è arrivato in hotel indossando la mascherina gli é stato comunicato che non è più obbligatoria nemmeno nei luoghi chiusi.
Così in altri stati dell’Unione Europea.
In Inghilterra, stato-culla del veganismo, chi è vegan può rifiutare la somministrazione del vaccino per scelte etiche.

Viene spontaneo quindi domandarsi se questa non sia mera azione politica del governo italiano.
L’Italia, da Repubblica democratica fondata sul lavoro è diventata luogo dove se non obbedisci puoi stare a casa.
Non importa che mestiere fai, se sei insegnante, medico, infermiere/a, impiegato/a, ostetrico/a: se non accetti di vaccinarti, o di fare un tampone ogni 48 h (con la speranza che ti stanchi e dunque ti vaccini) non lavori e stai senza stipendio.
O, come ha espresso il simpaticissimo Burioni, te ne puoi stare sul divano a guardarti film su Netflix come un ratto chiuso in casa.


Ieri in piazza ci sono stati anche degli interessanti interventi, che ho filmato e reso pubblici anche attraverso il mio canale YouTube. Se avete mezz’ora di tempo libero, ascoltate le parole di chi ha voluto parlare alla folla.
Hanno parlato Massimiliano di Lucca Consapevole, un medico che è stato allontanato dal lavoro, uno studente liceale che ha creato una realtà di sostegno per adolescenti e altri..




La mia posizione sull’attuale situazione in Italia.

Tante persone animaliste mi hanno chiesto quale fosse la mia idea in merito a ciò che sta succedendo nel nostro paese e nel mondo riguardo alla pandemia Covid che ci ha letteralmente travolto, stravolgendo le nostre vite. Me lo hanno chiesto perché tanti sostenitori dei diritti animali si sono ritrovati a sostenere la vaccinazione di massa appoggiando la scienza, la stessa scienza che ci ha fatto protestare per anni contro la sperimentazione animale. Per il bene di tutti noi. E va bene.
Esprimo pubblicamente, e in modo del tutto sommario (servirebbe un lunghissimo articolo per argomentare il mio pensiero punto per punto) ciò che penso.
Innanzitutto nutro forti dubbi sulla natura e sulla genesi del virus. Giornali (ormai faccio fatica a fidarmi anche di queste letture), notiziari, media hanno parlato di “virus scappato da un laboratorio per sbaglio”, altri di zoonosi e molto, molto altro.
Ho vissuto anche io il confinamento in casa che abbiamo vissuto tutti: mesi fra le quattro mura domestiche, auto ferma per settimane, nessun contatto con parenti, amici, amiche e la persona che amo. Mi sono fatta coraggio e quei mesi li ho trasformati in opportunità per dedicarmi allo studio e terminare la Triennale. Altri hanno preferito farla finita sentendosi troppo soli. Ma di loro non se ne parla.
Ho vissuto anche io l’obbligo di mascherina al volto, guanti alle mani, spray sanificante ovunque e gel igienizzante ogni ora sul posto di lavoro. Lavorare in quelle condizioni è stato difficile, soprattutto col taglio del personale dove i compiti che dovevano essere ripartiti su almeno due persone sono stati addossati a una sola per turno. Non oso immaginare chi invece ha lavorato in condizioni più pesanti e stressanti magari.
Ho vissuto l’isolamento in casa, d’estate, per 21 giorni poiché un membro della mia famiglia è risultato positivo a un tampone.
Nessun sintomo, nessun problema di salute, niente di niente. Nel frattempo, quasi un altro mese fra le quattro mura di casa.
E due tamponi fatti, di cui uno mi ha lasciato per giorni agonizzante. Troppo vicino al cervello, il mio organismo ha reagito con lacrimazione degli occhi, bruciore alla gola, formicolio continuo al naso e calo del volume della voce. Follia.

Ho sempre rispettato le regole che dall’alto ci sono piovute addosso “per il bene di tutti noi”.
Ma adesso è veramente troppo.

E’ inaccettabile che senza un certificato verde io non possa andare a prendere un libro in biblioteca, la stessa biblioteca dove ho prestato servizio civile nazionale. E’ allucinante che senza un green pass io non possa sedermi lontana dei metri da altri studenti per prendere parte in presenza alle lezioni universitarie.
E’ frustrante che senza essere scansionata all’ingresso non possa entrare nella mensa universitaria per consumare un pasto caldo come tutte le altre persone. E questo, lo voglio ricordare, succede solo in Italia.

Alcuni hanno detto “bene così, se stai a casa nessuno ti chiede il pass”, “vaccinati e potrai fare quello che vuoi”.
Io rispondo loro, ormai assorbiti dal sistema o troppo incattiviti per colpa di esso, che non baratto la mia salute e non accetto ricatti. Di questo si tratta: RICATTI. Queste restrizioni, questi obblighi sono stati messi per portare le persone a vaccinarsi. E quante hanno dovuto cedere, andando contro la propria volontà, sennò avrebbero patito la fame senza lavoro.

Non vedo niente di positivo, nessun fine sociale benevolo in queste restrizioni volute da uno sistema che sostiene la mattanza degli animali, che permette l’uso di armi da fuoco per sparare nei boschi, che finanzia il settore dell’allevamento, che non si oppone alla sperimentazione animale e molte, tante altre cose vergognosamente “legali”. Nel concreto, credo non sia stato fatto assolutamente niente per la tutela dell’ambiente, per il rispetto delle altre esistenze e per aiutare le persone a godere di ottima salute.

“Ma è l’unica soluzione quella di vaccinarsi” dice qualcuno. Vaccinarsi firmando un foglio dove ci si assume la piena responsabilità in caso di reazioni avverse. Anche reazioni avverse a lungo termine delle quali non si sa nulla.
Intanto i wet market sono ancora attivi. Intanto continua lo spargimento di sangue innocente.
Intanto si continua a non parlare di come potenziare in modo naturale il sistema immunitario umano.
Intanto le persone muoiono di malori improvvisi e di nessunacorrelazione.

Ci sono persone definite “complottiste” (giuro, detesto questo termine) che ipotizzano che questa sia una soluzione per diminuire drasticamente il numero di esseri umani sulla terra, perché saremmo troppi e ne giro di poco raggiungeremmo i 10 miliardi.
Io rimango aperta a ogni dubbio, a ogni perplessità, a ogni tentativo di dare una risposta ai tanti quesiti che sorgono.
E penso che se questo fosse il vero fine, sarebbe l’ennesimo crimine verso l’umanità, resa una massa di consumatori da consumare.
E non mi stupirebbe: la storia insegna come l’egemonia abbia piegato, oppresso e soppresso i subalterni.
Non sono cattivi pensieri, è un non ingannarsi facendo finta di non sapere.

Nonostante questo, confido ancora nell’umanità. Quanto è bello essere circondata da persone con ideali forti!
Confido nella libertà di scelta.
Mi fido della ragione umana.
Sul mio corpo voglio essere libera di scegliere quali trattamenti avere, come devono essere liberi tutti.
Non sostengo la sperimentazione animale, soprattutto per i nuovi trattamenti volti a rammendare buchi di empatia che ci portano a condotte di vita deleterie.
E sono pronta a lottare ora e sempre sia per il riconoscimento dei diritti delle altre specie, sia per la tutela dei diritti umani conquistati con la vita e col sangue di persone valorose.
Siamo tanti, tantissimi e io in una società migliore, empatica, ideologicamente sana ci credo.

Tante persone per la mia opinione hanno deciso di smettere di seguire i miei canali social.
Altre, in preda alla cattiveria, ho dovuto a malincuore allontanarle per le offese lasciate nei commenti.
Io non discrimino nessuno, né offendo: sono per la libertà di scelta.
Chi ha il desiderio di continuare a leggere ciò che scrivo, è il benvenuto sul mio blog.



Al prossimo articolo.






Carmen

°° In Ricordo di Lidia °°

Ho riflettuto se fosse stato il caso oppure no di scrivere questo articolo che state leggendo, un po’ per decoroso silenzio, un po’ perché non conoscevo personalmente Lidia.. Ma poi la volontà di dare un ultimo ricordo a una persona che come me ha dato voce agli animali ha preso il sopravvento. Perché la sua ingiusta morte non può e non deve cadere nell’oblio.



Lidia, 49 primavere vissute sulla terra, sempre col sorriso sul volto, una personalità prorompente. Impegnata nel sostegno dei diritti LGBT, promotrice dello stile di vita vegan, sostenitrice del riconoscimento dei diritti animali. Questo scriveva di sé sul suo profilo Facebook.
Aveva il diritto di esistere, di continuare a coltivare i propri interessi, di portare avanti le proprie battaglie, come tutte le persone.
Invece è stata vigliaccamente uccisa da un individuo che non intendo descrivere a parole per non cadere nella diffamazione.
Una persona che, stando a quanto si può leggere dall’articolo di giornale sotto riportato*, avrebbe poi cercato di uccidersi senza averne il coraggio. Destino beffardo quello che accomuna tanti assassini: la forza di negare a se stessi la vita non la trovano, ma con quella degli altri ci riescono perfettamente.

Lidia nelle foto pubblicate sui social veniva raffigurata mentre manifesta nelle strade per i diritti animali, come in questo scatto dove tiene un cartello con scritto “noi animali vi preghiamo, non uccideteci”.
Lidia che pubblicava messaggi contro la violenza sulle donne sulla sua bacheca di Facebook..

Lidia ha provato sulla sua pelle cosa significa morire di morte violenta, come accade ogni giorno agli animali che si rifiutava di mangiare, e che difendeva con le sue energie.
Ha fatto esperienza di violenza finendo vittima di un femminicidio. Gli stessi atti che lei per prima condannava li ha vissuti in prima persona.
Una fine che non meritava, e che deve trovare giustizia: che chi ha commesso questo atroce delitto paghi amaramente.

Dall’assassinio di Lidia sono passate sui giornali altre notizie di donne uccise dagli uomini: compagni, ex mariti, fidanzati.
Non è possibile che le testate giornalistiche siano diventate un bollettino di guerra con vittime femminili.
Non si può più tollerare quanto sta accadendo vergognosamente sotto ai nostri occhi.
E’ una vera e propria emergenza sociale. Colpa del patriarcato che ancora infetta la nostra società. Colpa di un sistema ancora improntato sul maschilismo dove si soccombe facilmente sotto al peso della violenza.

Io credo sia arrivato il momento di iniziare ad agire, uniti e unite, contro questo fenomeno vergognoso a cui va trovato rimedio.
La vita non si tocca. Le persone non si feriscono, non si perseguitano, non si uccidono!

La lotta alla violenza sulle donne non deve essere solo di interesse femminile. Urge l’adesione attiva e l’impegno costante soprattutto di quegli uomini sani (di mente e di valori) che dovrebbero prendere le distanze da tali atti, giudicandoli pubblicamente e richiedendone a gran voce un giudizio legale.

Quante altre donne devono ancora morire?
Quante vite devono ancora essere spezzate?
Quante esistenze devono dissolversi nel pugno chiuso di individui violenti?
Incapaci di intendere e di volere, e poi sono capaci di atti disumani.

Che il ricordo di Lidia non svanisca. Che la sua forza nel lottare per i diritti animali dando loro voce ci dia la forza per lottare e dare voce anche a lei, e a tutte le altre donne che sono già confinate dentro una bara a decomporsi. Che non finiscano nell’oblio la sua determinazione, la sua volontà di cambiare il mondo, la sua speranza di una società migliore.

Un genere umano non più basato sulla violenza e sulla sopraffazione lo dobbiamo. Lo dobbiamo a noi stessi.
Lo dobbiamo a lei, il cui cuore ingiustamente non batte più.
Lo dobbiamo alle altre creature, i cui cuori finiscono addirittura nelle vaschette di polistirolo nel banco macelleria.


E’ facile dirti “riposa in pace” Lidia, quando non avresti dovuto riposare in una tomba ma in un letto.
Ovunque tu sia, spero ti abbiano accolto le anime di chi hai difeso fino all’ultimo dei tuoi giorni.
Dentro di me sento che è andata così.



Carmen


*

°°Perché sono Contraria alla Pena di Morte°°

La notizia dell’esecuzione capitale di Lisa Montgomery, 52enne statunitense condannata per assassinio mi ha profondamente scossa. Sia per l’efferatezza del suo crimine, sia per l’assenza di pietà nei suoi confronti.
La donna, il cui reato fu quello di aver ucciso una ragazza di 23 anni incinta e all’ottavo mese di gravidanza per sottrarle il figlio in grembo facendolo passare per suo, è stata punita con una dose letale che l’ha portata al trapasso.
E’ stata la prima condanna a morte nei confronti di una donna negli ultimi 70 anni, così scrivono i giornali.

Un gesto a mio avviso vile, che nulla dovrebbe avere a che fare con la giustizia.
Può la pena di morte essere il giusto prezzo da pagare per chi uccide?

Non è una novità che chi si macchia le mani di sangue innocente abbia un passato costellato di traumi e momenti tragici. La stessa Lisa ne è un esempio. Da HuffingtonPost apprendiamo che la donna è stata per anni vittima di abusi sessuali da parte del patrigno, e che la stessa madre l’aveva obbligata a prostituirsi per pagare delle spese. Un vissuto tormentato fatto di violenze e minacce, sotto le quali il corpo di Lisa è diventato un mero oggetto da sfruttare. Le violenze erano continue, tanto da essere arrivati a sterilizzare la donna ormai giunta al quarto parto.

E’ chiaro che un’infanzia e un’adolescenza simili, assolutamente lontane da quelle sane e tutelate che chiunque merita di vivere, siano andate a ledere nel profondo la donna.
La mente umana è un luogo affascinante, dove albergano i più disparati sentimenti e i più differenti pensieri.
In che modo abbiano influito i traumi sulla sua psiche della condannata lo hanno dichiarato gli psicologi che la seguivano: disturbo bipolare, post traumatico da stress, ansia e depressione, psicosi, sbalzi d’umore, dissociazione e perdita di memoria.

La storia di Lisa Montgomery:
Lisa Montgomery



In merito a ciò si esprime Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa:
<<un quadro di abusi sessuali e torture porta inevitabilmente a sviluppare disturbi psicologici di varia natura e gravità. In primis, il manifestarsi di un disturbo post traumatico da stress, tipico disturbo psicologico provocato dall’aver sperimentato un evento critico (specialmente se perpetrato nel tempo).
Alla donna era stato riconosciuto anche il disturbo bipolare: l’alternanza di episodi maniacali e depressivi, un disturbo dell’umore persistente e difficilmente gestibile senza trattamento.
Inoltre, la dissociazione potrebbe essere stato per lei un meccanismo di difesa per evadere dalla realtà inaccettabile vissuta fino a quel momento. Dietro ai sintomi psichiatrici e psicologici c’è sempre una persona, col suo vissuto, le sue esperienze, paure e fragilità.
Si comprende quindi quanto sia fondamentale agire il prima possibile sulle esperienze traumatiche>>.

Il gesto estremo che ha compiuto non ha giustificazioni, né attenuanti. Non sono qui a difendere quanto ha fatto. Ma una domanda sorge spontanea: in che modo è stata aiuta questa donna,
con un vissuto tale, a migliorare davanti alla sua colpa?

La sua vita è stata semplicemente silenziata, messa a tacere, annullata, distrutta.
E’ vero, il suo peccato è stato quello di togliere la vita a una persona costringendo una bambina a vivere senza sua madre. Non ha però commesso lo stesso peccato chi ha fatto altrettanto con lei?
Non è ugualmente configurabile come assassinio il gesto di imporre la morte a qualcuno, solo perché quest’ultimo l’ha arrecata a qualcun altro?


Anni fa le mie idee erano diverse.
Ero favorevole alla pena di morte. La ritenevo giusta, corretta, doverosa.
“Hai tolto la vita a qualcuno? Allora non la meriti, ed è giusto che te la tolgano. Ben ti sta”.
Con il tempo, e per fortuna, la mia ottica è cambiata. Adesso provo vergogna di quei sentimenti carichi di odio e di disprezzo che hanno fatto parte di me per un periodo.
Devo il mio cambiamento alla lettura del Saggio sulla Libertà di John Stuart Mill, che a mio avviso tutti dovrebbero leggere, e soprattutto al buonsenso maturato con l’età.

Cosa penso adesso della pena di morte?
Che essa sia una sconfitta. Una sconfitta sociale e umana.
Praticare l’esecuzione capitale su qualcuno non è la soluzione, e a mio avviso non è nemmeno vera giustizia.
Viviamo in una società talmente intrisa di crudeltà, così efferata nei confronti delle specie da noi diverse, che penso non arriveremo mai a rispettarci vicendevolmente se non la finiremo prima di ammazzare gli animali.
Credo che manchi il rispetto di base per la vita.
Credo fermamente che l’educazione non sia sufficientemente messa in pratica ed insegnata.
Credo altresì che non esistano ancora forme di recupero idonee.

Vedo Nazioni, Paesi ed individui sentirsi giusti e corretti nel punire così delle persone, e rifletto su quanto sia talvolta cambiato ben poco dal Medioevo .
Leggo e ascolto gente che sostiene la pena di morte come valida soluzione, e medito su quanto bassa possa arrivare ad essere la nostra natura.

Dove pensiamo di arrivare ammazzandoci vicendevolmente?
Che livello di qualità di specie crediamo di raggiungere imponendo “per legge e per giustizia” la morte?

Siamo ancora molto lontani dal vivere in modo giusto, non a discapito del nostro prossimo.
Sono sicura però che accadrà. Arriverà il momento in cui gli esseri umani condurranno un’esistenza senza fungere da peso, da fardello, da motivo di morte per gli animali.
Arriverà il tempo in cui ci alieneremo dalla cattiveria, dalla crudeltà e dall’idea di poter disporre della vita e della morte degli altri. Quando questo momento arriverà, nessuno si permetterà più di fare del male nemmeno alle persone. E le iniezioni letali, le corde da impiccagione, le fruste, le pistole e le sedie elettriche portatrici di una falsa giustizia cesseranno di essere usate.


Carmen

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