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°°Obbligo Vaccinale: Lettera Aperta dei Docenti a Rettori e Direttori Universitari°°

Cari e care followers, da persona contraria a ogni forma di discriminazione e oppressione sulla libertà individuale di animali ed esseri umani, nonché studentessa di uno degli Atenei in questione, condivido con voi la lettera aperta scritta da Professoresse e Professori indirizzata a Rettori, Rettrici, Direttori e Direttrici delle Università di Pisa, Firenze e Siena in merito all’obbligo vaccinale e alla certificazione “verde” imposta per poter continuare a svolgere il proprio lavoro o proseguire con gli studi in presenza.
Quanto sta accadendo in Italia, come in nessun altro angolo del mondo – anche il più remoto -, ha davvero dell’assurdo. Inaccettabile poi che regole prive di senso siano giunte fino ai vertici dell’Istruzione, in luoghi che dovrebbero garantire la libertà di opinione e sostenere il pensiero critico.




Alla cortese attenzione
della Magnifica Rettrice dell’Università di Firenze
Prof.ssa Alessandra Petrucci
del Magnifico Rettore dell’Università di Pisa
Prof. Paolo Maria Mancarella
del Magnifico Rettore dell’Università di Siena
Prof. Francesco Frati
del Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Siena
Prof. Tomaso Montanari
del Direttore della Scuola Normale Superiore
Prof. Luigi Ambrosio
dei Direttori Generali degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena
Dott.ssa Beatrice Sassi, Dott. Rosario Di Bartolo, Dott. Emanuele Fidora
dei Presidenti del CUG degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena
del Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze
Prof. Claudio Rocca
del Direttore dell’Istituto Superiore
di Studi Musicali “Rinaldo Franci” di Siena
M° Antonio Ligios
Rispettive Sedi
Oggetto: lettera aperta sulle problematiche legate all’applicazione del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1: obbligo vaccinale per i lavoratori dell’Università

Magnifica Rettrice, Magnifici Rettori, Egregie Direttrici, Egregi Direttori, Egregie ed Egregi Presidenti, siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena, e di Istituti di Alta Formazione della Toscana (tecnici, amministrativi, bibliotecari, lettori, collaboratori ed esperti linguistici, ricercatori, docenti) che ha avviato una discussione sulle ricadute nel mondo universitario delle politiche di gestione della pandemia. Tra noi vi sono sia persone vaccinate che non vaccinate, altre sono guarite dalla malattia e altre ancora sono state esentate dalla vaccinazione.
In seguito all’emanazione del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, che ha modificato l’art. 4-ter del Decreto Legge del 1 aprile 2021, n. 44, estendendo l’obbligo vaccinale al personale delle Università, riteniamo necessario condividere con voi alcune riflessioni su importanti elementi di criticità presenti nel Decreto e sulle gravi ripercussioni che a nostro parere ne derivano. Come membri di queste Istituzioni, siamo molto preoccupati della frattura che è stata prodotta negli ultimi due anni da provvedimenti governativi che hanno diviso il corpo sociale, in un momento particolarmente difficile da tutti i punti di vista.

L’attuale fase epidemica è caratterizzata da una minore letalità e pericolosità del virus, verosimilmente dovuta sia alla circolazione della nuova variante Omicron, sia alla parziale capacità dei vaccini di arginare sviluppi gravi della malattia Covid-19. Questa minore letalità è tuttavia insidiosa, poiché la diffusione del contagio sta avvenendo su grandi numeri, e ciò può portare a un impatto rilevante sul sistema sanitario nazionale, pesantemente ridimensionato nel corso degli ultimi anni. Pertanto, crediamo che sia prudente tenere alta l’attenzione, ma riteniamo al tempo stesso doveroso riconoscere che il vaccino è strumento utile ma non risolutivo dell’emergenza, in considerazione soprattutto delle sue limitate capacità di immunizzazione, come anche le stesse case farmaceutiche e le agenzie regolatorie hanno messo in evidenza. I recenti Decreti Legge sembrano tuttavia ignorare questo aspetto, introducendo in modo diretto o indiretto l’obbligo di vaccinazione per interi settori della popolazione, incluse le fasce di età più giovani, a bassissimo rischio di sviluppare la malattia Covid-19 in forma severa come attestano i rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità. Nessuna traccia vi è, invece, nei decreti, di strategie di più ampio respiro, che potrebbero includere screening ripetuti con test autosomministrati (come avviene ad esempio nel Regno Unito), controlli sull’aerazione dei locali, attivazione diffusa dello smart working, ove opportuno e possibile.

Va altresì considerato che i vaccini attualmente somministrati sono farmaci ancora in fase di sperimentazione, dato che l’autorizzazione alla loro immissione in commercio è avvenuta per via “condizionata” e temporanea, sulla base del Regolamento della Commissione Europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006, che si applica espressamente ai “medicinali” per i quali “non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia” (cfr. Paragrafo 2.5.4 in https://www.ema.europa.eu/en/documents/assessment-report/comirnaty-epar-public-assessmentreport_en.pdf), e che le evidenze scientifiche circa l’efficacia e la sicurezza della somministrazione di dosi booster a distanza ravvicinata sono scarse.

Questi aspetti, uniti alla mancanza di una pianificazione di medio-lungo termine e di una definizione dei parametri che permetteranno di ritenere conclusa l’emergenza Covid-19, rendono da un lato imprudente e dall’altro preoccupante la strategia di estensione dell’obbligo del Super Green Pass.

Inoltre, la comunicazione in tema vaccinale è stata estremamente variabile e incoerente: dalla promessa dell’immunità di gregge, si è passati all’evidenza che il vaccino non protegge dal contagio; da un solo ciclo vaccinale si è passati alla necessità di una terza dose e forse una quarta. Nel frattempo, il CEO di Pfizer afferma che la formulazione attuale non protegge e che da marzo sarà disponibile una nuova versione del vaccino che proteggerà dalla variante Omicron (https://www.cnbc.com/2022/01/10/covid-vaccinepfizer-ceo-says-omicron-vaccine-will-be-ready-in-march.html).

Riguardo, nello specifico, all’estensione dell’obbligo vaccinale al personale universitario, osserviamo che in gran parte le nostre strutture sono risultate luoghi sicuri, dove non si sono verificati disservizi didattici, scientifici o amministrativi a causa di una diffusione incontrollata del contagio. Questo anche quando le lezioni e parte delle altre attività sono riprese prevalentemente in presenza, ad indicare che la tipologia e le attività lavorative all’interno dei nostri atenei possono essere svolte in sicurezza e modulate a seconda della fase epidemica.

Per tutti questi motivi, le misure previste dal Decreto Legge 1/2022 a nostro parere non appaiono coerenti e commisurate allo scenario attuale. Oltretutto, la normativa potrebbe generare conflitti e acuire discriminazioni all’interno dell’ampia comunità universitaria. Col nuovo decreto, a chi sceglierà di non vaccinarsi o di non proseguire con ulteriori somministrazioni sarà impedito di lavorare. Questa disposizione avrà gravi ripercussioni sociali e psicologiche, che incideranno sulla vita individuale e familiare dei lavoratori sospesi, incluse persone al termine della loro carriera lavorativa, oltre ad avere ricadute sulla formazione degli studenti, sulla ricerca e sull’attività culturale e amministrativa dei nostri atenei.

Negare il cosiddetto “assegno alimentare”, che viene erogato perfino a chi è sospeso per motivi disciplinari o per avere commesso reati penali, appare un provvedimento inumano che aggrava la misura di sospensione di per sé già lesiva del diritto al lavoro su cui si incardina la nostra Costituzione. Si verrà inoltre a creare una palese violazione del diritto alla privacy, in quanto la sospensione del lavoratore metterà in luce il fatto che questi non è vaccinato, rivelando così un suo dato sensibile.

Nel clima di dialogo e confronto su cui si basa la vita della comunità accademica, siamo fiduciosi che si possa avviare nell’immediato una riflessione congiunta su questi temi così cruciali per l’Università nel suo complesso e che vogliate considerare la possibilità di non applicare in modo automatico il Decreto Legge 1/2022, in quanto tale decreto appare in contrasto con norme nazionali, europee e internazionali.
Comprendiamo che, per consuetudine, i vertici delle istituzioni pubbliche ritengono di essere tenuti ad applicare ogni nuova norma e di non poter agire altrimenti. Tuttavia, soprattutto in situazioni complesse, è loro diritto e dovere accertarsi che le norme prescritte soddisfino i requisiti che le rendono legittime. A tale riguardo, l’art. 28 della Costituzione recita: «I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici». Esiste dunque una doppia responsabilità: una riferita al singolo dipendente pubblico e una riferita all’Amministrazione. Il pubblico funzionario è quindi tenuto a fare un’attenta valutazione di legittimità.

Di seguito evidenziamo gli elementi di dubbia legittimità del Decreto Legge 1/2022.

  1. Il Decreto in oggetto non è stato ancora convertito in legge, mentre in base all’art. 32 della Costituzione gli obblighi in tema di salute possono essere disciplinati solo e soltanto da leggi approvate dal Parlamento in via definitiva («Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge»), laddove per «legge» non può che intendersi un provvedimento legislativo adottato dal Parlamento al termine di un dibattito democratico aperto e trasparente che, per quanto riguarda i Decreti sul Green Pass e sul Super Green Pass, in Italia a tutt’oggi è evidentemente mancato.
  2. Anche laddove una siffatta legge dovesse essere adottata dal Parlamento, essa non potrebbe in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana come stabilisce lo stesso art. 32 della Costituzione («La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»). L’applicazione del decreto, a nostro parere, prefigura una violazione di tali limiti anche in quanto subordina a un trattamento sanitario il godimento dei diritti fondamentali al lavoro, alla sussistenza e alla socialità.
  3. In materia di tutela della salute, inoltre, l’art. 32 della Costituzione antepone esplicitamente il diritto individuale all’interesse collettivo («La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività»). L’impostazione sistematica della Carta costituzionale, confermata da costante giurisprudenza della Consulta, fa sì che la salute del singolo non possa mai essere sacrificata o messa a rischio nell’ottica di salvaguardare la salute collettiva. Considerato che l’assunzione dei suddetti farmaci è da ritenersi un atto irreversibile, che esistono numerose segnalazioni di effetti avversi post-vaccinazione anche gravi e che la sperimentazione in materia si concluderà solo a fine 2023, non ci sono elementi per ritenere che il diritto individuale alla salute sia tutelato. Al contempo, non garantendo il vaccino l’immunità, ci sono anche dubbi su quanto l’attuale politica vaccinale tuteli la salute collettiva.
  4. I contenuti del Decreto si pongono in contrasto anche con gli orientamenti espressi dalle due principali organizzazioni internazionali operanti sul piano regionale europeo, il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea, che hanno ritenuto necessario ribadire la libertà di scelta vaccinale allo scopo di scongiurare l’introduzione di illecite discriminazioni tra persone vaccinate e non vaccinate. Per prima è intervenuta l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, mediante la risoluzione 2361/2021 del 27 gennaio 2021, secondo cui «nessuno subisca pressioni politiche, sociali o di altro tipo affinché si vaccini, se non desidera farlo personalmente». In seguito, è intervenuta anche l’Unione Europea, mediante il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 953/2021 del 14 giugno 2021, il cui considerando 36 afferma chiaramente che «è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate», anche nel caso specifico di coloro che «hanno scelto di non essere vaccinate».
  5. Le azioni che il Governo italiano pone in essere, adottando provvedimenti che di fatto spingono direttamente o surrettiziamente larghe porzioni di cittadini all’assunzione di farmaci ancora sotto sperimentazione, quali sono da considerare i vaccini anti Covid-19, si pongono in contrasto con alcuni principi generali di diritto internazionale ed europeo, nonché con principi fondamentalidella bioetica (CIEB, Parere sull’obbligatorietà del vaccino anti-Covid, 20 dicembre 2021. https://www.ecsel.org/wp-content/uploads/2021/12/I-Parere-CIEB.pdf), quali: il principio di precauzione, come formulato dalla Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 e recepito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea; il principio del consenso informato, sancito da strumenti sia di natura deontologica (il Codice di Norimberga del 1947 e la Dichiarazione di Helsinki del 1964) che giuridica (il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ratificato dall’Italia nel 1978); i principi di beneficenza, di non maleficenza e di equo accesso alle cure sanitarie, cui si ispira anche la Convenzione europea per la protezione dei diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione sui diritti dell’Uomo e la biomedicina), firmata nel 1997 a Oviedo.
  6. Riteniamo che costringere alla vaccinazione, pena la sospensione dal lavoro e la perdita del sostentamento economico, rappresenti un’imposizione ingiustificata dal punto di vista sanitario e, in quanto tale, passibile di denuncia alla Corte Penale Internazionale come atto persecutorio nei confronti di un gruppo sociale, in questo caso identificabile dal suo status vaccinale (art. 7 Statuto di Roma).

Giova infine ricordare che la nostra Costituzione tutela il diritto alla salute, ma non lo pone al di sopra del diritto al lavoro e allo studio, né tantomeno al di sopra delle libertà personali. Tutti questi diritti devono essere bilanciati. Naturalmente l’epidemia va gestita con misure adeguate, ma senza rinunciare agli elementi cardine dello Stato di Diritto.

In conclusione, ritenendo che esistano gli elementi per considerare il Decreto Legge 1/2022 in contrasto palese con il diritto internazionale, europeo e costituzionale, auspichiamo che vogliate urgentemente procedere a una valutazione della possibilità di disapplicare il suddetto decreto.
Rimaniamo disponibili a collaborare nell’individuazione di soluzioni idonee che, pur garantendo la sicurezza, evitino gravi disagi e discriminazioni all’interno della comunità universitaria, nell’interesse di tutte le sue componenti.

In attesa di un gentile riscontro, porgiamo i nostri più cordiali saluti
26 gennaio 2022

Sabrina Albanese Università di Firenze
Akeel Almarai Università per Stranieri di Siena
Simona Altamura Università di Firenze
Domenico Amato Università di Pisa
Alessandro Andreadis Università di Siena
Antonio Anichini Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Beatrix Aurigi-Eberhart Università di Firenze
Michela Baccini Università di Firenze
Martina Bacciotti Università di Firenze
Nicoletta Baistrocchi Università di Firenze
Vittoria Baker Università di Siena
Paolo Baldi Università di Firenze
Angela Ballerini Università di Firenze
Marina Balzani Università di Firenze
Ugo Bardi Università di Firenze
Sandro Bartolini Università di Siena
Simona Beccone Università di Pisa
Luca Biotti Università per Stranieri di Siena
Stefania Bottega Università di Pisa
Nadia Breda Università di Firenze
Jacopo Brogi Università per Stranieri di Siena
Cecilia Brunetti Università di Firenze
Cinzia Bucchioni Università di Pisa
Lorella Cafaro Università di Firenze
Andrea Callaioli Università di Pisa
Giovanna Campani Università di Firenze
Clara Cancho Università di Firenze
Antonella Capocchi Università di Pisa
Michele Cappelletti Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Paola Carbonari Università di Firenze
Francesca Cardona Università di Firenze
Paolo Carnasciali Università per Stranieri di Siena
Angela Caronna Università di Siena
Francesca Carpita Università di Pisa
Monica Cavicchioli Università di Siena
Bruno Cheli Università di Pisa
Francesco Chiti Università di Firenze
Massimo Ciardelli Università di Pisa
Nicola Luciano Cipriani Università di Firenze
Andrea Colesanti Università di Firenze
Dimitri Colferai Università di Firenze
Alberto Collet Università di Siena
Serena Conti Accademia di Belle Arti di Firenze
Fulvio Corsi Università di Pisa
Marco Cutri Università di Firenze
Luca D’Ascia Scuola Normale Superiore
Stefano Dal Bianco Università di Siena
Luigia De Paola Università di Firenze
Umberto Desideri Università di Pisa
Roberto Di Ferdinando Università di Firenze
Michele Di Ruscio Università di Pisa
Monica Diari Università di Pisa
Pietro U. Dini Università di Pisa
Daniela Dorbolò Università di Pisa
Irina Dvizova Università di Firenze
Luca Facchini Università di Firenze
Eleonora Farnioli Università di Firenze
Françoise Felce Università di Siena
Lapo Fiistrucchi Università di Firenze
Carlo Fiorenzani Università di Siena
Patrizia Fortunato Università di Siena
Rachele Foschi Università di Pisa
Paola Franconi Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Filippo Fratini Università di Pisa
Anna Fusillo Università di Siena
Beatrice Gallo Università di Siena
Marina Gasanova Mijat Università di Firenze
Tiziana Gatti Università di Siena
Andrea Geselle Università di Firenze
Manuela Giordano Università di Siena
Cristina Giovannetti Università di Pisa
Andrea Goetz Università di Pisa
Giuseppa Rita Iiriti Università di Firenze
Linda Ippolito Università di Siena
Agapita Jurado Santos Università di Firenze
Andrea Lazzeri Università di Pisa
Antonio Luchetta Università di Firenze
Alessandro Lupi Università di Firenze
Cecilia Maria Roberta Luschi Università di Firenze
Nadia Marchettini Università di Siena
Eva Marinai Università di Pisa
Francesco Mariotti Università per Stranieri di Siena
Grazia Martarelli Università di Firenze
Lourdes Martínez Catalán Università di Siena
Leonardo Masi Università di Siena
Alessandra Mattei Università di Firenze
Samuele Mazzeschi Università di Siena
Stefano Mazzoni Università di Pisa
Cristina Mencarelli Università di Siena
Francesca Millanta Università di Pisa
Giacomo Mircoli Università di Siena
Luigi Mori Università di Siena
Vitaliano Francesco Muzii Università di Siena
Massimo Niccolai Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Giuseppe Vittorio Parigino Università di Siena
Giulia Parovel Università di Siena
Alessandra Parravicini Università di Pisa
Gabriele Pasquali Università di Firenze
Marco Peccianti Università di Pisa
Alessandra Persichetti Università per Stranieri di Siena
Geoffrey James Phillips Università di Pisa
Simona Piaggi Università di Pisa
Monica Picchi Università di Firenze
Maria Picciani Università di Pisa
Fabio Pierini Università di Pisa
Fabio Pierini Università di Pisa
Federico Pierotti Università di Firenze
Piero Pillon Università di Siena
Barbara Pinto Università di Pisa
Giovanni Polacco Università di Pisa
Daniela Poli Università di Firenze
Loredana Remolo Accademia di Belle Arti di Firenze
Stefania Righi Università di Firenze
Antonio Rizzo Università di Siena
Stefania Rossi Università di Firenze
Valentina Rossi Università di Firenze
Elena Rossi Linguanti Università di Pisa
Monica Ruffini Castiglione Università di Pisa
Giuseppina Runza Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Fioranna Salvadori Università di Firenze
Elisabetta Salvestrini Università di Firenze
Miguel Angel Santos Chamorro Università di Siena
Maurizio Sarcoli Università di Pisa
Nicola Schiavone Università di Firenze
Angela Scurosu Università di Firenze
Selena Simonatti Università di Pisa
Paraskevi Spantidaki Università di Siena
Davide Sparti Università di Siena
Isabel Stein Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Serena Terzani Università di Firenze
Barbara Todaro Università di Pisa
Francisca A. Torrente Sánchez-Guisande Università di Firenze
Letizia Torricelli Università di Siena
Sabrina Tuttopetto Università di Pisa
Gianluca Ulivelli Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Cecilia Uschi Università di Firenze
Duccio Vanni Università di Firenze
Cristiano Viglietti Università di Siena
Rita Vignani Università di Siena
Cinzia Zannoni Università di Firenze

Di seguito il link per chi volesse firmare:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScKTzRD0T_dKJF8NvcBlljYyPmUPnsf6eo-FGicJ7DPSVc62Q/viewform?usp=sf_link



Ringrazio tutti i Professori e le Professoresse che da mesi stanno lottando per la propria libertà e per quella di noi studenti e studentesse. Che i destinatari e le destinatarie di queste parole leggano e decidano di non sostenere più nessuna nuova forma di discriminazione.


Carmen Luciano

°°[LUCCA] Corteo contro l’obbligo del Green Pass°°

Ieri, venerdì 15 ottobre 2021, con l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass per tutti i lavoratori e le lavoratrici,
le piazze italiane si sono riempite di persone che hanno espresso il proprio dissenso.
Sono state tante le manifestazioni e i cortei organizzati in tutta Italia, a partire da Trieste dove i lavoratori portuali hanno protestato per solidarietà collettiva.

Con amici e amiche dagli ideali comuni ho preso parte al Corteo di Lucca promosso dal gruppo Lucca Consapevole.
Lucca Consapevole è una realtà emergente nata di recente da persone che si sono trovate a manifestare assieme e che credono nella cooperazione per una società migliore. Mi piace il logo che hanno scelto: un pesciolino che esce fuori dalla boccia di vetro dove era stato confinato. Ermeticamente parlando, lo trovo un simbolo dal messaggio di libertà ben chiaro.

Ieri mi sono ritrovata in piazza con migliaia di persone – forse tremila, quattromila: adulti, anziani, donne, uomini, adolescenti, bambini, famiglie, amici.. Tutti uniti per dire a gran voce no agli obblighi.

Corteo sulle Mura di Lucca – Video di Claudio N.



Come ho espresso al megafono, ricevendo consenso da parte di chi ha ascoltato, siamo l’unico paese in Europa ad aver adottato misure restrittive volte a togliere la libertà individuale. Anzi, per meglio esprimermi, siamo l’unico popolo a subire misure restrittive volte a togliere la libertà individuale e a spingerci a vaccinarci.

Foto di Stefano S.



Parlando con un mio amico spagnolo, è emerso che in Spagna non esiste alcuna imposizione. Cittadini e cittadine hanno la possibilità di spostarsi tra le regioni e di lavorare tranquillamente. Viene richiesto solo un tampone negativo per prendere voli aerei.
Un altro amico, contatto di Facebook, mi ha raccontato che a L’aia in Olanda dove si trova per lavoro in questo momento non gli è mai stato chiesto il green pass, né per accedere agli uffici né per i locali pubblici. Quando è arrivato in hotel indossando la mascherina gli é stato comunicato che non è più obbligatoria nemmeno nei luoghi chiusi.
Così in altri stati dell’Unione Europea.
In Inghilterra, stato-culla del veganismo, chi è vegan può rifiutare la somministrazione del vaccino per scelte etiche.

Viene spontaneo quindi domandarsi se questa non sia mera azione politica del governo italiano.
L’Italia, da Repubblica democratica fondata sul lavoro è diventata luogo dove se non obbedisci puoi stare a casa.
Non importa che mestiere fai, se sei insegnante, medico, infermiere/a, impiegato/a, ostetrico/a: se non accetti di vaccinarti, o di fare un tampone ogni 48 h (con la speranza che ti stanchi e dunque ti vaccini) non lavori e stai senza stipendio.
O, come ha espresso il simpaticissimo Burioni, te ne puoi stare sul divano a guardarti film su Netflix come un ratto chiuso in casa.


Ieri in piazza ci sono stati anche degli interessanti interventi, che ho filmato e reso pubblici anche attraverso il mio canale YouTube. Se avete mezz’ora di tempo libero, ascoltate le parole di chi ha voluto parlare alla folla.
Hanno parlato Massimiliano di Lucca Consapevole, un medico che è stato allontanato dal lavoro, uno studente liceale che ha creato una realtà di sostegno per adolescenti e altri..




La mia posizione sull’attuale situazione in Italia.

Tante persone animaliste mi hanno chiesto quale fosse la mia idea in merito a ciò che sta succedendo nel nostro paese e nel mondo riguardo alla pandemia Covid che ci ha letteralmente travolto, stravolgendo le nostre vite. Me lo hanno chiesto perché tanti sostenitori dei diritti animali si sono ritrovati a sostenere la vaccinazione di massa appoggiando la scienza, la stessa scienza che ci ha fatto protestare per anni contro la sperimentazione animale. Per il bene di tutti noi. E va bene.
Esprimo pubblicamente, e in modo del tutto sommario (servirebbe un lunghissimo articolo per argomentare il mio pensiero punto per punto) ciò che penso.
Innanzitutto nutro forti dubbi sulla natura e sulla genesi del virus. Giornali (ormai faccio fatica a fidarmi anche di queste letture), notiziari, media hanno parlato di “virus scappato da un laboratorio per sbaglio”, altri di zoonosi e molto, molto altro.
Ho vissuto anche io il confinamento in casa che abbiamo vissuto tutti: mesi fra le quattro mura domestiche, auto ferma per settimane, nessun contatto con parenti, amici, amiche e la persona che amo. Mi sono fatta coraggio e quei mesi li ho trasformati in opportunità per dedicarmi allo studio e terminare la Triennale. Altri hanno preferito farla finita sentendosi troppo soli. Ma di loro non se ne parla.
Ho vissuto anche io l’obbligo di mascherina al volto, guanti alle mani, spray sanificante ovunque e gel igienizzante ogni ora sul posto di lavoro. Lavorare in quelle condizioni è stato difficile, soprattutto col taglio del personale dove i compiti che dovevano essere ripartiti su almeno due persone sono stati addossati a una sola per turno. Non oso immaginare chi invece ha lavorato in condizioni più pesanti e stressanti magari.
Ho vissuto l’isolamento in casa, d’estate, per 21 giorni poiché un membro della mia famiglia è risultato positivo a un tampone.
Nessun sintomo, nessun problema di salute, niente di niente. Nel frattempo, quasi un altro mese fra le quattro mura di casa.
E due tamponi fatti, di cui uno mi ha lasciato per giorni agonizzante. Troppo vicino al cervello, il mio organismo ha reagito con lacrimazione degli occhi, bruciore alla gola, formicolio continuo al naso e calo del volume della voce. Follia.

Ho sempre rispettato le regole che dall’alto ci sono piovute addosso “per il bene di tutti noi”.
Ma adesso è veramente troppo.

E’ inaccettabile che senza un certificato verde io non possa andare a prendere un libro in biblioteca, la stessa biblioteca dove ho prestato servizio civile nazionale. E’ allucinante che senza un green pass io non possa sedermi lontana dei metri da altri studenti per prendere parte in presenza alle lezioni universitarie.
E’ frustrante che senza essere scansionata all’ingresso non possa entrare nella mensa universitaria per consumare un pasto caldo come tutte le altre persone. E questo, lo voglio ricordare, succede solo in Italia.

Alcuni hanno detto “bene così, se stai a casa nessuno ti chiede il pass”, “vaccinati e potrai fare quello che vuoi”.
Io rispondo loro, ormai assorbiti dal sistema o troppo incattiviti per colpa di esso, che non baratto la mia salute e non accetto ricatti. Di questo si tratta: RICATTI. Queste restrizioni, questi obblighi sono stati messi per portare le persone a vaccinarsi. E quante hanno dovuto cedere, andando contro la propria volontà, sennò avrebbero patito la fame senza lavoro.

Non vedo niente di positivo, nessun fine sociale benevolo in queste restrizioni volute da uno sistema che sostiene la mattanza degli animali, che permette l’uso di armi da fuoco per sparare nei boschi, che finanzia il settore dell’allevamento, che non si oppone alla sperimentazione animale e molte, tante altre cose vergognosamente “legali”. Nel concreto, credo non sia stato fatto assolutamente niente per la tutela dell’ambiente, per il rispetto delle altre esistenze e per aiutare le persone a godere di ottima salute.

“Ma è l’unica soluzione quella di vaccinarsi” dice qualcuno. Vaccinarsi firmando un foglio dove ci si assume la piena responsabilità in caso di reazioni avverse. Anche reazioni avverse a lungo termine delle quali non si sa nulla.
Intanto i wet market sono ancora attivi. Intanto continua lo spargimento di sangue innocente.
Intanto si continua a non parlare di come potenziare in modo naturale il sistema immunitario umano.
Intanto le persone muoiono di malori improvvisi e di nessunacorrelazione.

Ci sono persone definite “complottiste” (giuro, detesto questo termine) che ipotizzano che questa sia una soluzione per diminuire drasticamente il numero di esseri umani sulla terra, perché saremmo troppi e ne giro di poco raggiungeremmo i 10 miliardi.
Io rimango aperta a ogni dubbio, a ogni perplessità, a ogni tentativo di dare una risposta ai tanti quesiti che sorgono.
E penso che se questo fosse il vero fine, sarebbe l’ennesimo crimine verso l’umanità, resa una massa di consumatori da consumare.
E non mi stupirebbe: la storia insegna come l’egemonia abbia piegato, oppresso e soppresso i subalterni.
Non sono cattivi pensieri, è un non ingannarsi facendo finta di non sapere.

Nonostante questo, confido ancora nell’umanità. Quanto è bello essere circondata da persone con ideali forti!
Confido nella libertà di scelta.
Mi fido della ragione umana.
Sul mio corpo voglio essere libera di scegliere quali trattamenti avere, come devono essere liberi tutti.
Non sostengo la sperimentazione animale, soprattutto per i nuovi trattamenti volti a rammendare buchi di empatia che ci portano a condotte di vita deleterie.
E sono pronta a lottare ora e sempre sia per il riconoscimento dei diritti delle altre specie, sia per la tutela dei diritti umani conquistati con la vita e col sangue di persone valorose.
Siamo tanti, tantissimi e io in una società migliore, empatica, ideologicamente sana ci credo.

Tante persone per la mia opinione hanno deciso di smettere di seguire i miei canali social.
Altre, in preda alla cattiveria, ho dovuto a malincuore allontanarle per le offese lasciate nei commenti.
Io non discrimino nessuno, né offendo: sono per la libertà di scelta.
Chi ha il desiderio di continuare a leggere ciò che scrivo, è il benvenuto sul mio blog.



Al prossimo articolo.






Carmen

°°[Lucca] Manifestazione contro Divieti, Obblighi e Green Pass°°

Sabato 24 Luglio 2021 nelle principali piazze Italiane si è tenuta una manifestazione nazionale contro le restringenti novità del Governo Draghi.
Il mio compagno ed io, assieme ad altri amici e amiche, ne abbiamo preso parte da cittadini/e unendoci a quella tenutasi a Lucca in Piazza Napoleone. Quando siamo arrivati la manifestazione era iniziata da circa 20 minuti e in piazza c’erano già centinaia di persone di ogni età: famiglie intere, adulti, giovani, bambini.
Qualcuno aveva preparato un cartello come noi, altri invece degli striscioni. Nessuno però aveva pensato a portare con sé un megafono, strumento utilissimo per amplificare la voce e permettere a tutti di ascoltare bene.
Quando siamo arrivati muniti dell’apparecchio – che ho acquistato grazie a un evento benefit e che ho usato alle manifestazioni animaliste autorizzate e da me organizzate in passato – c’è stato letteralmente una bellissima esultanza.

Abbiamo quindi dato modo a chi desiderava parlare di farlo attraverso il megafono, invitando i partecipanti a distanziarsi. Nella piazza si è formato così un cerchio umano che educatamente e civilmente hanno espresso le proprie idee.

Riuniti dalle 17.30 c’erano padri e madri di famiglia, commercianti, operatori sanitari, medici, studenti, figli e figlie.
Persone lucide e consapevoli, ben diverse da quelle disdicevolmente definite “no-vax” da un sistema (e da una stampa) che crea nuovi stigmi per separare ancora di più i subalterni.
Al megafono, avvalendosi dell’articolo 21 della Costituzione, hanno parlato diverse personalità. Di alcuni interventi interessantissimi sono riuscita a fare dei filmati, che trovate qui sul mio canale Youtube.



Dalla folla acclamante libertà di scelta sono emersi aspetti fondamentali:

• desiderio di essere liber* di scegliere cosa introdurre oppure no nel proprio organismo
• libertà di poter essere scettici davanti a un siero con probabili effetti indesiderati a breve termine, con altri a lungo termine ignoti
• volontà di essere liber* di dire no dal momento che chi si vaccina si assume la responsabilità di eventuali reazioni avverse
• maggiore chiarezza riguardo al contenuto del vaccino
• non appoggio di misure restrittive volte a negare l’accesso alle persone alle più semplici forme di socializzazione quali cinema, ristoranti, bar, locali
• necessità di rispetto per i familiari di persone ospedalizzate e maggiore umanità nel trattamento
• tutela dei giovani, che hanno subito circa due anni di confinamento e che si sono ritrovati a non avere più contatto con i propri coetanei
• rispetto e solidarietà per la classe sanitaria sui quali operatori e professionisti grava il peso di un obbligo vaccinale
• intenzione di far rispettare il proprio diritto di libertà, sia d’espressione che di scelta sanitaria
• opposizione a qualsiasi forma di neo-discriminazione



La manifestazione si è sciolta attorno alle 19. Alla fine di essa il mio compagno ed io siamo stati avvicinati da due agenti della Digos in borghese che ci hanno chiesto i documenti. Pensando fossimo gli organizzatori, ci hanno invitato a inviare una email per presa visione per le future manifestazioni. Come abbiamo spiegato, l’evento non è stato da noi organizzato, ne abbiamo solo preso parte e ci siamo ritrovati al suo centro mediante la presenza del megafono, che è stato utile. Conosco perfettamente l’iter per autorizzare qualsiasi presidio ed ho sempre informato carabinieri o polizia almeno 5 giorni prima della data fissata, questo perché manifestare il proprio pensiero è un diritto, ma farlo allertando le forze dell’ordine è anche un dovere civico. Ad ogni modo, in altre città come quella di Firenze, la polizia è stata acclamata dai manifestanti per il proprio modus agendi.


La mia posizione sui vaccini

A distanza di un anno e mezzo dall’inizio di questo caos, sento che è giunto il momento di esternare anche attraverso il mio blog la mia opinione sui vaccini, sugli obblighi e su tutto ciò che stiamo vivendo.
Non sono no-mask, non sono no-vax, non sono nessuna delle etichette create per sminuire il libero pensiero di chi non accetta silente qualsiasi cosa.
Non ho mai detto né pensato che il virus sia una frottola. Non ho mai detto che il virus non esiste. Ne sono morte alcune persone che conosceva la mia famiglia, ed altri miei amici hanno contratto il Covid con sintomi lievi.
Dico però che non sostengo, non appoggio né accetto quanto è stato ricamato attorno. L’ennesima occasione per approfittarsi economicamente della paura delle persone, perché la paura è uno strumento potente che la classe egemone ha da tempi immemori usato sui subalterni per ottenere qualsiasi cosa. E ci è riuscita, quella classe egemone, se il risultato è stato leggere “mi farei iniettare qualsiasi cosa pur di tornare alla vita di prima”, sentire persone inneggiare alla riapertura dei campi di concentramento e assistere a una società spaccata in due. Non è stata fatta nessuna opera di promozione per stile di vita e alimentazione sana. Non ho visto attenzione sulla prevenzione, che a mio avviso è importantissima. Anzi, gli sportivi ad un tratto sono diventati i nuovi capri espiatori perché l’anno scorso in pieno lockdown desideravano andare a fare attività fisica all’esterno. Con una pandemia da zoonosi (da quanto è emerso dai giornali) ancora vedo sagre (dove si banchetta col corpo delle altre specie) svolgersi indisturbate, e gente che si permette di dire che si vaccina per il bene dell’umanità ma che continua a divorare animali, quando far nascere e macellare ogni giorni milioni di creature è ecologicamente insostenibile. Come se bastassero due iniezioni per far finire tutto e tornare allegramente alla vita di prima. Ma è la vita di prima che ci ha portati fin qua. Anzi, alcuni di noi ne sono stati trascinati. Parlo di coloro che come me da anni si rifiutano di sostenere lo smontaggio animale e la distruzione della natura. Ho lavorato per giornate intere con la mascherina in faccia e i guanti monouso alle mani rischiando svenimenti in mezzo alla clientela. Ho sempre tenuto le distanze. Ho diminuito drasticamente le uscite. Me ne sono stata chiusa dei mesi in casa, come tutti. Alla riapertura ho quasi azzerato la vita sociale e non ho né festeggiato il compleanno né la laurea per evitare di mettere in pericolo la salute degli invitati. Ho subito come tutti limitazioni, e mi sono più volte chiesta se saremmo arrivati a questo se si fosse rispettata veramente la vita nel suo concetto più puro.
Poco intelligente da parte della nostra specie pensare di cavarcela con poco. Urge un cambio drastico nello stile di vita. Urge la fine di ogni sopruso, di ogni massacro.
In questo tempo amici medici e infermieri mi hanno parlato di terapie domiciliari ostacolate. Virologi e scienziati dalle idee diverse messi a tacere col ricatto di perdere il lavoro o di essere radiati. C’è stata addirittura una enorme censura verso un canale d’informazione libera. E adesso pure questa pseudodittura del green pass? Ditemi se non è un green-washing. Cosa ha di verde? Se non mi vaccino non posso andare al ristorante? Ne farò a meno, ma non mi piego a vergognosi ricatti “verdi”. Io non mi inietto nulla. Non metto in corpo mirabolanti soluzioni testate ancora una volta su animali, di cui non si sa praticamente nulla delle reazioni avverse a lungo termine.
E aprendo il discorso test su animali, è stato un’enorme sconforto vedere amici e amiche di lotta per il riconoscimento dei diritti animali farsi il selfie a iniezione fatta. Abbiamo perso un’occasione importante, forse la più importante, per ribellarci ai test sulle altre specie. Ora poteva essere il momento di dissentire e di schierarsi a favore di una ricerca senza crudeltà e di pretenderla, perché se ci sono i fondi per produrre le armi possono esserci fondi pure per finanziare altro di costruttivo. Ma alcuni antispecisti si sono rivelati più specisti degli specisti stessi, tradendo i propri ideali di libertà animale esternando frasi cattive verso i propri simili. Da questo punto di vista prendo anche le distanze dal comunicato di The Vegan Society che parla di vegani che potrebbero continuare a sentirsi vegani pur avendo fatto il vaccino che è stato sperimentato su animali, perché le leggi sono così e l’importante sarebbe rimanere in vita per continuare a lottare per i loro diritti, per essere gli “avvocati” delle altre specie. Questa per me è ipocrisia.
A mio avviso non ha senso abbracciare con cieca fiducia nuovi esperimenti per tornare a manifestare contro la sperimentazione su animali, o cedere alle privazioni per poi vedere in chi non tradisce la propria coscienza dei nuovi nemici untori. Nel 2021 siamo ancora a tormentare esistenze che appartengono alla natura.
Le facciamo moltiplicare all’inverosimile, le stipiamo in pochissimo spazio, le bombardiamo di farmaci per non farle crepare prima, inquiniamo il mondo con le loro deiezioni, intossichiamo l’aria con i loro gas, ne divoriamo i resti, poi ci ammaliamo e pretendiamo di trovare una cura per continuare la nostra vita egoista e antropocentrica testando soluzioni su di loro.
Ma dove pensiamo di andare?
Se il Covid è stata una lezione per il genere umano non abbiamo imparato niente.
Se il Covid è l’ennesimo pretesto per l’egemonia di toglierci la libertà, vuol dire che dobbiamo ancora imparare molto.
Ciò che si legge nei libri di storia non è confinato entro quelle pagine. La storia non è una materia da sapere negli avvenimenti per prendere 10 o un 30 e lode, la storia si ripete, e non per forza le situazioni migliorano col passare dei secoli. Occorre tenere alto l’onore di chi ha lottato per il riconoscimento dei diritti, ma anche preservare le libertà ottenute col sangue innocente.

Quindi, a chi pensa che la libertà individuale mia e di altre persone che hanno manifestato sia una minaccia sociale vorrei ricordare che se è tutto frutto di una zoonosi dobbiamo ringraziare chi alleva, trasporta, e massacra animali se siamo arrivati fin qua.
Sarei una sciocca illusa se credessi ciecamente che ogni nuova imposizione sia finalizzata al bene collettivo. Da un sistema che produce e vende armi, che finanza guerre, che non garantisce uguaglianza né giustizia e che permette la morte di miliardi di esistenze innocenti – da dare in pasto agli umani che poi si ammalano pure – non mi aspetto il bene collettivo. E scusatemi se non vivo di illusioni.
Res(is)tiamo forti.

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