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°°Obbligo Vaccinale: Lettera Aperta dei Docenti a Rettori e Direttori Universitari°°

Cari e care followers, da persona contraria a ogni forma di discriminazione e oppressione sulla libertà individuale di animali ed esseri umani, nonché studentessa di uno degli Atenei in questione, condivido con voi la lettera aperta scritta da Professoresse e Professori indirizzata a Rettori, Rettrici, Direttori e Direttrici delle Università di Pisa, Firenze e Siena in merito all’obbligo vaccinale e alla certificazione “verde” imposta per poter continuare a svolgere il proprio lavoro o proseguire con gli studi in presenza.
Quanto sta accadendo in Italia, come in nessun altro angolo del mondo – anche il più remoto -, ha davvero dell’assurdo. Inaccettabile poi che regole prive di senso siano giunte fino ai vertici dell’Istruzione, in luoghi che dovrebbero garantire la libertà di opinione e sostenere il pensiero critico.




Alla cortese attenzione
della Magnifica Rettrice dell’Università di Firenze
Prof.ssa Alessandra Petrucci
del Magnifico Rettore dell’Università di Pisa
Prof. Paolo Maria Mancarella
del Magnifico Rettore dell’Università di Siena
Prof. Francesco Frati
del Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Siena
Prof. Tomaso Montanari
del Direttore della Scuola Normale Superiore
Prof. Luigi Ambrosio
dei Direttori Generali degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena
Dott.ssa Beatrice Sassi, Dott. Rosario Di Bartolo, Dott. Emanuele Fidora
dei Presidenti del CUG degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena
del Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze
Prof. Claudio Rocca
del Direttore dell’Istituto Superiore
di Studi Musicali “Rinaldo Franci” di Siena
M° Antonio Ligios
Rispettive Sedi
Oggetto: lettera aperta sulle problematiche legate all’applicazione del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1: obbligo vaccinale per i lavoratori dell’Università

Magnifica Rettrice, Magnifici Rettori, Egregie Direttrici, Egregi Direttori, Egregie ed Egregi Presidenti, siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori degli Atenei di Firenze, Pisa e Siena, e di Istituti di Alta Formazione della Toscana (tecnici, amministrativi, bibliotecari, lettori, collaboratori ed esperti linguistici, ricercatori, docenti) che ha avviato una discussione sulle ricadute nel mondo universitario delle politiche di gestione della pandemia. Tra noi vi sono sia persone vaccinate che non vaccinate, altre sono guarite dalla malattia e altre ancora sono state esentate dalla vaccinazione.
In seguito all’emanazione del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, che ha modificato l’art. 4-ter del Decreto Legge del 1 aprile 2021, n. 44, estendendo l’obbligo vaccinale al personale delle Università, riteniamo necessario condividere con voi alcune riflessioni su importanti elementi di criticità presenti nel Decreto e sulle gravi ripercussioni che a nostro parere ne derivano. Come membri di queste Istituzioni, siamo molto preoccupati della frattura che è stata prodotta negli ultimi due anni da provvedimenti governativi che hanno diviso il corpo sociale, in un momento particolarmente difficile da tutti i punti di vista.

L’attuale fase epidemica è caratterizzata da una minore letalità e pericolosità del virus, verosimilmente dovuta sia alla circolazione della nuova variante Omicron, sia alla parziale capacità dei vaccini di arginare sviluppi gravi della malattia Covid-19. Questa minore letalità è tuttavia insidiosa, poiché la diffusione del contagio sta avvenendo su grandi numeri, e ciò può portare a un impatto rilevante sul sistema sanitario nazionale, pesantemente ridimensionato nel corso degli ultimi anni. Pertanto, crediamo che sia prudente tenere alta l’attenzione, ma riteniamo al tempo stesso doveroso riconoscere che il vaccino è strumento utile ma non risolutivo dell’emergenza, in considerazione soprattutto delle sue limitate capacità di immunizzazione, come anche le stesse case farmaceutiche e le agenzie regolatorie hanno messo in evidenza. I recenti Decreti Legge sembrano tuttavia ignorare questo aspetto, introducendo in modo diretto o indiretto l’obbligo di vaccinazione per interi settori della popolazione, incluse le fasce di età più giovani, a bassissimo rischio di sviluppare la malattia Covid-19 in forma severa come attestano i rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità. Nessuna traccia vi è, invece, nei decreti, di strategie di più ampio respiro, che potrebbero includere screening ripetuti con test autosomministrati (come avviene ad esempio nel Regno Unito), controlli sull’aerazione dei locali, attivazione diffusa dello smart working, ove opportuno e possibile.

Va altresì considerato che i vaccini attualmente somministrati sono farmaci ancora in fase di sperimentazione, dato che l’autorizzazione alla loro immissione in commercio è avvenuta per via “condizionata” e temporanea, sulla base del Regolamento della Commissione Europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006, che si applica espressamente ai “medicinali” per i quali “non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia” (cfr. Paragrafo 2.5.4 in https://www.ema.europa.eu/en/documents/assessment-report/comirnaty-epar-public-assessmentreport_en.pdf), e che le evidenze scientifiche circa l’efficacia e la sicurezza della somministrazione di dosi booster a distanza ravvicinata sono scarse.

Questi aspetti, uniti alla mancanza di una pianificazione di medio-lungo termine e di una definizione dei parametri che permetteranno di ritenere conclusa l’emergenza Covid-19, rendono da un lato imprudente e dall’altro preoccupante la strategia di estensione dell’obbligo del Super Green Pass.

Inoltre, la comunicazione in tema vaccinale è stata estremamente variabile e incoerente: dalla promessa dell’immunità di gregge, si è passati all’evidenza che il vaccino non protegge dal contagio; da un solo ciclo vaccinale si è passati alla necessità di una terza dose e forse una quarta. Nel frattempo, il CEO di Pfizer afferma che la formulazione attuale non protegge e che da marzo sarà disponibile una nuova versione del vaccino che proteggerà dalla variante Omicron (https://www.cnbc.com/2022/01/10/covid-vaccinepfizer-ceo-says-omicron-vaccine-will-be-ready-in-march.html).

Riguardo, nello specifico, all’estensione dell’obbligo vaccinale al personale universitario, osserviamo che in gran parte le nostre strutture sono risultate luoghi sicuri, dove non si sono verificati disservizi didattici, scientifici o amministrativi a causa di una diffusione incontrollata del contagio. Questo anche quando le lezioni e parte delle altre attività sono riprese prevalentemente in presenza, ad indicare che la tipologia e le attività lavorative all’interno dei nostri atenei possono essere svolte in sicurezza e modulate a seconda della fase epidemica.

Per tutti questi motivi, le misure previste dal Decreto Legge 1/2022 a nostro parere non appaiono coerenti e commisurate allo scenario attuale. Oltretutto, la normativa potrebbe generare conflitti e acuire discriminazioni all’interno dell’ampia comunità universitaria. Col nuovo decreto, a chi sceglierà di non vaccinarsi o di non proseguire con ulteriori somministrazioni sarà impedito di lavorare. Questa disposizione avrà gravi ripercussioni sociali e psicologiche, che incideranno sulla vita individuale e familiare dei lavoratori sospesi, incluse persone al termine della loro carriera lavorativa, oltre ad avere ricadute sulla formazione degli studenti, sulla ricerca e sull’attività culturale e amministrativa dei nostri atenei.

Negare il cosiddetto “assegno alimentare”, che viene erogato perfino a chi è sospeso per motivi disciplinari o per avere commesso reati penali, appare un provvedimento inumano che aggrava la misura di sospensione di per sé già lesiva del diritto al lavoro su cui si incardina la nostra Costituzione. Si verrà inoltre a creare una palese violazione del diritto alla privacy, in quanto la sospensione del lavoratore metterà in luce il fatto che questi non è vaccinato, rivelando così un suo dato sensibile.

Nel clima di dialogo e confronto su cui si basa la vita della comunità accademica, siamo fiduciosi che si possa avviare nell’immediato una riflessione congiunta su questi temi così cruciali per l’Università nel suo complesso e che vogliate considerare la possibilità di non applicare in modo automatico il Decreto Legge 1/2022, in quanto tale decreto appare in contrasto con norme nazionali, europee e internazionali.
Comprendiamo che, per consuetudine, i vertici delle istituzioni pubbliche ritengono di essere tenuti ad applicare ogni nuova norma e di non poter agire altrimenti. Tuttavia, soprattutto in situazioni complesse, è loro diritto e dovere accertarsi che le norme prescritte soddisfino i requisiti che le rendono legittime. A tale riguardo, l’art. 28 della Costituzione recita: «I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici». Esiste dunque una doppia responsabilità: una riferita al singolo dipendente pubblico e una riferita all’Amministrazione. Il pubblico funzionario è quindi tenuto a fare un’attenta valutazione di legittimità.

Di seguito evidenziamo gli elementi di dubbia legittimità del Decreto Legge 1/2022.

  1. Il Decreto in oggetto non è stato ancora convertito in legge, mentre in base all’art. 32 della Costituzione gli obblighi in tema di salute possono essere disciplinati solo e soltanto da leggi approvate dal Parlamento in via definitiva («Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge»), laddove per «legge» non può che intendersi un provvedimento legislativo adottato dal Parlamento al termine di un dibattito democratico aperto e trasparente che, per quanto riguarda i Decreti sul Green Pass e sul Super Green Pass, in Italia a tutt’oggi è evidentemente mancato.
  2. Anche laddove una siffatta legge dovesse essere adottata dal Parlamento, essa non potrebbe in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana come stabilisce lo stesso art. 32 della Costituzione («La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»). L’applicazione del decreto, a nostro parere, prefigura una violazione di tali limiti anche in quanto subordina a un trattamento sanitario il godimento dei diritti fondamentali al lavoro, alla sussistenza e alla socialità.
  3. In materia di tutela della salute, inoltre, l’art. 32 della Costituzione antepone esplicitamente il diritto individuale all’interesse collettivo («La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività»). L’impostazione sistematica della Carta costituzionale, confermata da costante giurisprudenza della Consulta, fa sì che la salute del singolo non possa mai essere sacrificata o messa a rischio nell’ottica di salvaguardare la salute collettiva. Considerato che l’assunzione dei suddetti farmaci è da ritenersi un atto irreversibile, che esistono numerose segnalazioni di effetti avversi post-vaccinazione anche gravi e che la sperimentazione in materia si concluderà solo a fine 2023, non ci sono elementi per ritenere che il diritto individuale alla salute sia tutelato. Al contempo, non garantendo il vaccino l’immunità, ci sono anche dubbi su quanto l’attuale politica vaccinale tuteli la salute collettiva.
  4. I contenuti del Decreto si pongono in contrasto anche con gli orientamenti espressi dalle due principali organizzazioni internazionali operanti sul piano regionale europeo, il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea, che hanno ritenuto necessario ribadire la libertà di scelta vaccinale allo scopo di scongiurare l’introduzione di illecite discriminazioni tra persone vaccinate e non vaccinate. Per prima è intervenuta l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, mediante la risoluzione 2361/2021 del 27 gennaio 2021, secondo cui «nessuno subisca pressioni politiche, sociali o di altro tipo affinché si vaccini, se non desidera farlo personalmente». In seguito, è intervenuta anche l’Unione Europea, mediante il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 953/2021 del 14 giugno 2021, il cui considerando 36 afferma chiaramente che «è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate», anche nel caso specifico di coloro che «hanno scelto di non essere vaccinate».
  5. Le azioni che il Governo italiano pone in essere, adottando provvedimenti che di fatto spingono direttamente o surrettiziamente larghe porzioni di cittadini all’assunzione di farmaci ancora sotto sperimentazione, quali sono da considerare i vaccini anti Covid-19, si pongono in contrasto con alcuni principi generali di diritto internazionale ed europeo, nonché con principi fondamentalidella bioetica (CIEB, Parere sull’obbligatorietà del vaccino anti-Covid, 20 dicembre 2021. https://www.ecsel.org/wp-content/uploads/2021/12/I-Parere-CIEB.pdf), quali: il principio di precauzione, come formulato dalla Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 e recepito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea; il principio del consenso informato, sancito da strumenti sia di natura deontologica (il Codice di Norimberga del 1947 e la Dichiarazione di Helsinki del 1964) che giuridica (il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ratificato dall’Italia nel 1978); i principi di beneficenza, di non maleficenza e di equo accesso alle cure sanitarie, cui si ispira anche la Convenzione europea per la protezione dei diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione sui diritti dell’Uomo e la biomedicina), firmata nel 1997 a Oviedo.
  6. Riteniamo che costringere alla vaccinazione, pena la sospensione dal lavoro e la perdita del sostentamento economico, rappresenti un’imposizione ingiustificata dal punto di vista sanitario e, in quanto tale, passibile di denuncia alla Corte Penale Internazionale come atto persecutorio nei confronti di un gruppo sociale, in questo caso identificabile dal suo status vaccinale (art. 7 Statuto di Roma).

Giova infine ricordare che la nostra Costituzione tutela il diritto alla salute, ma non lo pone al di sopra del diritto al lavoro e allo studio, né tantomeno al di sopra delle libertà personali. Tutti questi diritti devono essere bilanciati. Naturalmente l’epidemia va gestita con misure adeguate, ma senza rinunciare agli elementi cardine dello Stato di Diritto.

In conclusione, ritenendo che esistano gli elementi per considerare il Decreto Legge 1/2022 in contrasto palese con il diritto internazionale, europeo e costituzionale, auspichiamo che vogliate urgentemente procedere a una valutazione della possibilità di disapplicare il suddetto decreto.
Rimaniamo disponibili a collaborare nell’individuazione di soluzioni idonee che, pur garantendo la sicurezza, evitino gravi disagi e discriminazioni all’interno della comunità universitaria, nell’interesse di tutte le sue componenti.

In attesa di un gentile riscontro, porgiamo i nostri più cordiali saluti
26 gennaio 2022

Sabrina Albanese Università di Firenze
Akeel Almarai Università per Stranieri di Siena
Simona Altamura Università di Firenze
Domenico Amato Università di Pisa
Alessandro Andreadis Università di Siena
Antonio Anichini Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Beatrix Aurigi-Eberhart Università di Firenze
Michela Baccini Università di Firenze
Martina Bacciotti Università di Firenze
Nicoletta Baistrocchi Università di Firenze
Vittoria Baker Università di Siena
Paolo Baldi Università di Firenze
Angela Ballerini Università di Firenze
Marina Balzani Università di Firenze
Ugo Bardi Università di Firenze
Sandro Bartolini Università di Siena
Simona Beccone Università di Pisa
Luca Biotti Università per Stranieri di Siena
Stefania Bottega Università di Pisa
Nadia Breda Università di Firenze
Jacopo Brogi Università per Stranieri di Siena
Cecilia Brunetti Università di Firenze
Cinzia Bucchioni Università di Pisa
Lorella Cafaro Università di Firenze
Andrea Callaioli Università di Pisa
Giovanna Campani Università di Firenze
Clara Cancho Università di Firenze
Antonella Capocchi Università di Pisa
Michele Cappelletti Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Paola Carbonari Università di Firenze
Francesca Cardona Università di Firenze
Paolo Carnasciali Università per Stranieri di Siena
Angela Caronna Università di Siena
Francesca Carpita Università di Pisa
Monica Cavicchioli Università di Siena
Bruno Cheli Università di Pisa
Francesco Chiti Università di Firenze
Massimo Ciardelli Università di Pisa
Nicola Luciano Cipriani Università di Firenze
Andrea Colesanti Università di Firenze
Dimitri Colferai Università di Firenze
Alberto Collet Università di Siena
Serena Conti Accademia di Belle Arti di Firenze
Fulvio Corsi Università di Pisa
Marco Cutri Università di Firenze
Luca D’Ascia Scuola Normale Superiore
Stefano Dal Bianco Università di Siena
Luigia De Paola Università di Firenze
Umberto Desideri Università di Pisa
Roberto Di Ferdinando Università di Firenze
Michele Di Ruscio Università di Pisa
Monica Diari Università di Pisa
Pietro U. Dini Università di Pisa
Daniela Dorbolò Università di Pisa
Irina Dvizova Università di Firenze
Luca Facchini Università di Firenze
Eleonora Farnioli Università di Firenze
Françoise Felce Università di Siena
Lapo Fiistrucchi Università di Firenze
Carlo Fiorenzani Università di Siena
Patrizia Fortunato Università di Siena
Rachele Foschi Università di Pisa
Paola Franconi Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Filippo Fratini Università di Pisa
Anna Fusillo Università di Siena
Beatrice Gallo Università di Siena
Marina Gasanova Mijat Università di Firenze
Tiziana Gatti Università di Siena
Andrea Geselle Università di Firenze
Manuela Giordano Università di Siena
Cristina Giovannetti Università di Pisa
Andrea Goetz Università di Pisa
Giuseppa Rita Iiriti Università di Firenze
Linda Ippolito Università di Siena
Agapita Jurado Santos Università di Firenze
Andrea Lazzeri Università di Pisa
Antonio Luchetta Università di Firenze
Alessandro Lupi Università di Firenze
Cecilia Maria Roberta Luschi Università di Firenze
Nadia Marchettini Università di Siena
Eva Marinai Università di Pisa
Francesco Mariotti Università per Stranieri di Siena
Grazia Martarelli Università di Firenze
Lourdes Martínez Catalán Università di Siena
Leonardo Masi Università di Siena
Alessandra Mattei Università di Firenze
Samuele Mazzeschi Università di Siena
Stefano Mazzoni Università di Pisa
Cristina Mencarelli Università di Siena
Francesca Millanta Università di Pisa
Giacomo Mircoli Università di Siena
Luigi Mori Università di Siena
Vitaliano Francesco Muzii Università di Siena
Massimo Niccolai Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Giuseppe Vittorio Parigino Università di Siena
Giulia Parovel Università di Siena
Alessandra Parravicini Università di Pisa
Gabriele Pasquali Università di Firenze
Marco Peccianti Università di Pisa
Alessandra Persichetti Università per Stranieri di Siena
Geoffrey James Phillips Università di Pisa
Simona Piaggi Università di Pisa
Monica Picchi Università di Firenze
Maria Picciani Università di Pisa
Fabio Pierini Università di Pisa
Fabio Pierini Università di Pisa
Federico Pierotti Università di Firenze
Piero Pillon Università di Siena
Barbara Pinto Università di Pisa
Giovanni Polacco Università di Pisa
Daniela Poli Università di Firenze
Loredana Remolo Accademia di Belle Arti di Firenze
Stefania Righi Università di Firenze
Antonio Rizzo Università di Siena
Stefania Rossi Università di Firenze
Valentina Rossi Università di Firenze
Elena Rossi Linguanti Università di Pisa
Monica Ruffini Castiglione Università di Pisa
Giuseppina Runza Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Fioranna Salvadori Università di Firenze
Elisabetta Salvestrini Università di Firenze
Miguel Angel Santos Chamorro Università di Siena
Maurizio Sarcoli Università di Pisa
Nicola Schiavone Università di Firenze
Angela Scurosu Università di Firenze
Selena Simonatti Università di Pisa
Paraskevi Spantidaki Università di Siena
Davide Sparti Università di Siena
Isabel Stein Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Serena Terzani Università di Firenze
Barbara Todaro Università di Pisa
Francisca A. Torrente Sánchez-Guisande Università di Firenze
Letizia Torricelli Università di Siena
Sabrina Tuttopetto Università di Pisa
Gianluca Ulivelli Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci” Siena
Cecilia Uschi Università di Firenze
Duccio Vanni Università di Firenze
Cristiano Viglietti Università di Siena
Rita Vignani Università di Siena
Cinzia Zannoni Università di Firenze

Di seguito il link per chi volesse firmare:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScKTzRD0T_dKJF8NvcBlljYyPmUPnsf6eo-FGicJ7DPSVc62Q/viewform?usp=sf_link



Ringrazio tutti i Professori e le Professoresse che da mesi stanno lottando per la propria libertà e per quella di noi studenti e studentesse. Che i destinatari e le destinatarie di queste parole leggano e decidano di non sostenere più nessuna nuova forma di discriminazione.


Carmen Luciano

°°Studiare fra Tanti Ostacoli – La mia Laurea in Lingue e Letterature Straniere°°

Finalmente è arrivato il momento in cui posso raccontare apertamente la mia esperienza riguardo allo studio. Ho constatato che il mio vissuto accomuna molte – troppe – persone, per questo spero che le mie parole possano raggiungere chi sente di non farcela e ha bisogno di ricevere sostegno.

Ieri si è concluso il mio percorso universitario iniziato nel 2016 presso l’Università di Pisa. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere, curriculum letterario con lingua spagnola e lingua inglese.
Dietro alla graziosa corona d’alloro, dietro alla tanto desiderata tesi di laurea, dietro alla felicità e alle lacrime di commozione per il raggiungimento di un traguardo per me così importante c’è una storia che poche persone sanno, e che adesso può venire alla luce.

Cinque anni fa non avevo nemmeno il diploma di scuola superiore.

Fa una sensazione strana scrivere questa frase, forse per chi mi conosce di persona fa strano anche leggerlo, ma è la verità. Cinque anni fa non ero ancora diplomata. Avevo preso le distanze dallo studio poiché enormemente amareggiata da quanto vissuto durante il liceo. Quegli anni sono stati costellati da eventi molti tristi, e la mia passione per l’istruzione si era spenta. Il percorso che mi ha portato a ritornare sui libri e sui banchi di scuola è stato particolare e bellissimo, ma prima di arrivare a questo passaggio è necessario fare un passo indietro e attraversare il momento buio che mi ha condotto alla luce.

Finiti i tre anni di scuole medie, fra i più belli della mia vita, mi iscrissi a un istituto tecnico a indirizzo turistico della provincia di Pisa. Per una professoressa delle medie non ero da liceo, sebbene fossi portatissima per le lingue straniere e nel mio libretto ci fossero voti alti, e quindi il suo suggerimento cadde proprio su quel tipo di scuola. Lo seguii anche per rimanere in contatto con un’amica che si sarebbe iscritta allo stesso istituto (nota da 31enne: la vita mi ha insegnato che le amicizie spesso finiscono, quindi anche se siete giovani, ricordatevi di non mettere al secondo posto la vostra formazione e le vostre passioni). Da ragazzina delle medie entusiasta di intraprendere un nuovo percorso mi sono ritrovata a essere “matricola” in una scuola superiore caotica e confusionaria dove la voglia di studiare mancava in tante persone in classe. In quella situazione, fra lezioni disturbate da schiamazzi, ‘minacce’ da parte dei professori di non portarci in gita o di non farci fare scambi interculturali per la scarsa educazione dimostrata, sono durata pochi mesi.
Un giorno dallo stress svenni in pullman. Ricordo che ero in piedi, mi mantenevo alla maniglia di un sedile. Poi il buio. Mi ritornò la vista dopo non so quanto, forse dopo qualche minuto. Qualcuno mi aveva messa a sedere. Vedevo i colori alterati. Arrivata a scuola quella mattina chiamai mia mamma e le dissi che ero svenuta e che non mi sentivo bene. Ancora vedevo male i colori. Corse a prendermi, e quello fu l’evento che comportò un cambiamento radicale. Era febbraio dell’anno 2005, e quelli furono i miei ultimi giorni in quella scuola.

Mia mamma mi iscrisse, dopo aver parlato coi dirigenti scolastici, in un rinomato liceo linguistico della provincia di Firenze, dove a sua detta ‘mi sarei dovuta iscrivere sin dall’inizio’. Sapeva che mi piaceva studiare, che ero brava nelle lingue e che quella sarebbe stata la scelta migliore. In quel liceo però non mi diedero proprio un caldo benvenuto.
Ero una studentessa “d’istituto tecnico” che si era permessa di iscriversi ad anno scolastico inoltrato in un liceo, liceo dove al massimo si andava via per rifugiarsi in scuole più leggere. Avevo perso 4 mesi di lezioni di latino, lingua impegnativa, e delle altre materie le mie conoscenze erano poco al passo con il programma che mi si presentava.
Sono stati mesi duri, nei quali ho cercato di stare al ritmo, bersagliata di compiti e interrogazioni “di recupero quadrimestre precedente” da fare assieme a quelli destinati a tutti gli altri studenti come da programma. Sono arrivata stremata al mese di giugno, con quasi 10 kg di peso persi per lo stress, e con 3 debiti formativi da colmare entro l’estate. Qualcuno mi fece notare che ero stata davvero forte a resistere, visto che altre persone, iscritte da settembre, non avevano retto ed erano state bocciate. Ma per me non vi era “nessuna promessa di arrivare alla classe quinta”.
Questa macchia nera del non essermi iscritta sin da subito al liceo, la fatica provata per recuperare i voti, stare al passo con le lezioni e i problemi di famiglia si unirono purtroppo al bullismo che iniziai a vivere, soprattutto lungo il tragitto in pullman per andare a scuola. La mia colpa, come ho già raccontato sul mio blog, non era quella di essere in sovrappeso o di avere delle orecchie sporgenti (alcuni degli aspetti che vergognosamente vengono fatti pesare alle persone) ma quella di avere uno stile alimentare diverso dagli altri. Per scelta personale, non mangiavo animali già dai tempi della seconda media, avevo avuto un coniglietto come animale domestico e facevo attivismo per i diritti animali (le firme raccolte nel 2004 per la petizione contro il maltrattamento degli animali domestici hanno portati i loro frutti). Questo fu motivo di attacchi personali e di forti umiliazioni vissute nel più totale silenzio dei professori e degli autisti che guidavano il pullman e che assistevano alle scene. Non so come ho fatto a resistere agli insulti, alle provocazioni, ai tentativi di farmi piangere davanti agli altri. So solo che la voglia di vivere stava iniziando a diminuire.
Da adulta quale sono diventata (per fortuna i brutti pensieri non hanno avuto la meglio), mi vergogno enormemente per quelli che lo erano già a quel tempo, e che sarebbero potuti intervenire e non lo hanno fatto, lasciando una ragazza giovane da sola attaccata da più individui. Posso ancora oggi e in parte accettare la non reazione dei coetanei (i bulli avrebbero poi preso di mira chi si sarebbe permesso di difendermi) ma per gli adulti non ci sono scuse.
Sebbene cercassi di dedicarmi allo studio e a coltivare le amicizie, quel clima creatosi attorno a me influenzò negativamente la mia concentrazione e la mia attenzione riguardo alle materie studiate.

Come ha fatto notare la preparatissima professoressa Donatella Fantozzi che ha tenuto i corsi di Pedagogia e Metodologie Didattiche nel percorso PF24 per l’abilitazione all’insegnamento che ho seguito quest’anno all’Università di Pisa, non esistono studenti svogliati, ma solo studenti presi da altre situazioni (spesso problemi familiari) che non hanno abbastanza forza e concentrazione per lo studio. Studenti che con il giusto approccio possono essere aiutati e supportati dai docenti, che dovrebbero essere esempi di vita oltre ai genitori.
Quanto avrei voluto che questo pensiero fosse proprio a quei professori che invece di chiedermi “Carmen, c’è qualcosa che ti preoccupa e hai bisogno di parlarne?” hanno finito per schiacciarmi. Qualcuno che ha speso parole gentili verso di me c’è stato per fortuna, solo due professoresse, e a loro va un mio sincero ringraziamento.



La mia esperienza al liceo linguistico, dopo una bocciatura in quarta, terminò con la non ammissione all’esame di maturità in quinta superiore. Qualcuno tra i professori lo aveva già profetizzato a inizio anno scolastico che non sarei arrivata a giugno. Quando in aula si parlava di tesina e di argomento dell’elaborato finale, che avrei voluto fare sulla magia e su Harry Potter, notavo una malcelata ironia. Solo dopo ho capito il perché di quelle espressioni sarcastiche: inutile parlare di tesina, non l’avrei mai scritta né presentata perché avevano già deciso così.
Lasciai la scuola. Non avevo intenzione di iscrivermi in un altro istituto “più leggero” come suggerito dalla professoressa di italiano che mi dava sempre 5 come voto ai temi, umiliandomi dicendo che “cinque era comunque un bel voto”. Non avevo voglia di iniziare nuovamente la scuola in un altro ambiente. Ero senza energie. Dentro di me c’era una delusione enorme. Cercavo di pensare agli aspetti belli, agli scambi culturali, alla settimana di alternanza scuola-lavoro trascorsa presso un ambulatorio veterinario (volevo diventare veterinaria, ma paura nel vedere gli animali morire mi ha fatto capire che non era quello il mio percorso), a tutto ciò che avevo appreso…

Coccolando un gatto appena arrivato in ambulatorio



Continuavo a chiedermi però come mai avessi meritato una fine del genere.
Lavoravo già nel week end e in tutti i festivi dall’età di 17 anni, e così decisi di dedicarmi al lavoro e di abbandonare lo studio. Doveva andare così.

Poi, nel 2015, la svolta. Evidentemente, non doveva finire così.
Fui scelta per il Servizio Civile Nazionale in biblioteca. Quell’esperienza, che per me è stata bellissima e fondamentale, mi ha permesso di circondarmi di nuovo di libri e di persone coetanee che studiavano nelle salette per preparare gli esami.
Con i suggerimenti di una cugina di mia mamma poi, che ringrazio ancora tantissimo, mi sono iscritta da privatista al Liceo Linguistico Eugenio Montale di Pontedera, dove ho trovato professoresse disponibili e gentili che mi hanno accolta senza farmi vivere alcuna discriminazione.
Come mi sono preparata per l’esame di maturità? Se ci penso, è stata una follia! Fra lavoro e servizio civile ero impegnata 55 ore alla settimana. Studiavo nei pochi momenti liberi preparandomi in tutte le materie. Ho dovuto superare gli esami di pre-ammissione alla maturità. Ma ce l’ho fatta. Ho ricevuto voti alti, soprattutto in letteratura italiana, e tanti complimenti per il mio stampo giornalistico nei temi. E pensare che 5 era bel voto, no?

Mi sono diplomata assieme a ragazzi e a ragazze più più giovani di me (alcuni credevano fossi la docente di commissione esterna, sorrido ancora al ricordo). Il giorno dell’orale Valentina, una ragazza dolcissima, si presentò con un bigliettino e un cioccolatino per me: “questo è per te, è al cioccolato fondente, è vegan” mi disse.
Lo conservo ancora.

Ho conseguito il diploma di Liceo Linguistico nel 2016 portando una tesina sul veganismo e concretizzando un bel voto che sicuramente mai mi avrebbero dato nella mia prima esperienza al liceo.
L’argomento della tesina colpì molto sia i miei nuovi amici di classe, sia la professoressa di filosofia, che non solo mi chiese una copia dell’elaborato da mostrare alle future classi, ma che attraverso sue conoscenze mi ha portato a stringere amicizia con la docente Patrizia Bianchi con la quale ho tenuto tre lezioni sull’etica antispecista per classi quarte superiori.
Le cose belle della vita!



Conseguito il diploma, in vista della fine del servizio civile in biblioteca trascorso assieme a ragazzi e ragazze che avevano provato e concluso l’esperienza universitaria, mi sono chiesta “perché non provare con l’Università?
Quanto ho fatto bene a pormi quella domanda e a lanciarmi!

Con l’aiuto di mio fratello, già studente in Ingegneria Biomedica, mi sono iscritta al test d’ingresso per Lingue e Letterature Straniere all’Università di Pisa. La seconda scelta più bella della mia vita!

Cosa ha significato per me studiare all’Università di Pisa? Tutto.
Ho superato il test d’ingresso di cultura generale e per me ha avuto inizio il percorso accademico che mai avrei pensato di vivere nella mia vita. una gioia immensa.
Il primo giorno di corsi, con lo zaino pieno di quaderni nuovi in spalla, ho letteralmente pianto dalla felicità davanti al Palazzo Boilleau di Lingue e Letterature Straniere, da quell’angolo dove s’intravede la Torre pendente. E’ stato emozionante trovarmi assieme a tutte quelle persone, dietro a un banco con nuove cose da apprendere. E’ stato bello tutto. Mi sono chiesta “come ho fatto a vivere senza mai andare all’università? Come?”. Non lo so come ho fatto. E’ stata veramente fra le scelte più belle della mia vita. Dopo tanta sofferenza è come se il destino avesse voluto ricompensarmi. Ho conosciuto persone speciali, professori e professoresse sensibili ai diritti animali, ed ho potuto arricchire il mio bagaglio culturale con nuovi apprendimenti anche grazie al DSU.

Venerdì 11 giugno, dopo un percorso un po’ più lungo rispetto a quello di chi ha la fortuna e la possibilità di dedicarsi solo allo studio senza dover lavorare (ho dato degli esami in divisa lavorativa anche prima di entrare di turno, se ci penso..), si è conclusa la mia esperienza universitaria ed ho conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Straniere.
Ho discusso una tesi incentrata sulla stregoneria, e se questo è stato possibile lo devo al mio Relatore, il professor Alessandro Grilli, che non finirò mai di ringraziare. Poche settimane fa ho conseguito anche l’abilitazione all’insegnamento, superando i 4 esami di antropologia, psicologia, metodologie didattiche e pedagogia del PF24: un altro bellissimo percorso che mi ha dato tanto, con professori preparati fra i quali spicca la professoressa Donatella Fantozzi che mi ha trasmesso tantissimo a livello umano.


E allora eccomi qua, all’indomani di una bellissima festa trascorsa con la mia famiglia e amiche carissime, a dirvi di non smettere mai di credere nei vostri sogni. So che possono apparire come semplici frasi, ma le ho vissute sulla mia pelle e sono vere. So cosa vuol dire credere di non farcela, so cosa significa sentirsi dire che non si è all’altezza, ma ho scoperto anche cosa vuol dire risollevarsi, ritrovare la fiducia in se stessi e riprendere il proprio percorso. Chiarite dentro di voi le idee, per prima cosa, realizzate quali sono le vostre capacità, le vostre passioni e i vostri desideri, e poi concretizzateli. Non importa quanto tempo impiegherete, ciascuna persona ha il suo percorso e i suoi ritmi, importa raggiungere ciò che ci si è prefissati nella vita.
A chi ha accanto persone giovani un po’ smarrite, o che stanno vivendo situazioni difficili: per favore, siate d’aiuto. Bastano a volte semplici parole d’incoraggiamento per infondere maggiore sicurezza in chi ne ha bisogno.
E’ quello che mi sono prefissata per il mio percorso professionale che voglio intraprendere come insegnante: sarò sempre disposta ad aiutare gli altri, e a ricordargli quanto è importante, nonostante tutto, essere se stessi.
E a tutti i professori e le professoresse: siate un sostegno, un esempio umano di cui avere un bellissimo ricordo, non un ostacolo.

Per chi avesse bisogno di supporto, o anche solo di essere ascoltato/a, può scrivermi a scuola@carmenluciano.com.
Sarò felice di ascoltarvi.

Ringrazio pubblicamente tutte le persone che in queste ore mi hanno inondato di messaggi carichi di stima e colmi di affetto. Sono grata per tutte le bellissime parole che mi sono state dedicate. Grazie!

Carmen Luciano

°°12/11/2019 – Seconda Udienza del Processo “Vegano Stammi Lontano”°°

Cari e care followers, con questo articolo sono qui ad informarvi che nella giornata odierna si è tenuta la seconda udienza del processo che vede imputato Andrea Moscati, uno degli amministratori della pagina facebook “Vegano Stammi Lontano” che ho denunciato nel 2017 per diffamazione aggravata a mezzo stampa.


L’udienza ha avuto inizio alle 11.30 circa, sempre presso il Tribunale di Arezzo. Durante questo appello sono stata ascoltata personalmente dal Giudice e dal P.M, non ché sottoposta a domande poste dagli stessi e dall’avvocato difensore della controparte, presente in aula.

Ho avuto così modo di spiegare le motivazioni che mi hanno portato ad affidarmi ad un legale per sporgere formale denuncia a seguito degli atti diffamatori subiti. Sia il Giudice che il Pubblico Ministero hanno acoltato attentamente quanto da me riferito, visionando ulteriore materiale fornito in aggiunta a prove già precedentemente prodotte. Oltre a me sono state poi ascoltate altre due persone: un carabiniere della Caserma di Terontola (Cortona) e Claudia Corsini, mia testimone.

In accordo con il Giudice e la controparte è stata fissata infine una terza udienza, che si terrà il 28 Gennaio 2020.
In tale occasione verranno ascoltati sia l’imputato che i suoi testimoni, e riprodotti in aula i video fra i quali uno, tutt’oggi presente su YouTube, contenente insulti espliciti sulla mia persona e sui miei ideali.
L’identità dell’autore di tale video è in accertamento.

Con ogni probabilità, per la conclusione della vicenda giudiziaria potranno essere necessarie altre udienze prima di quella finale e conclusiva.


Con questo articolo colgo l’occasione per rinnovare i ringraziamenti al mio avvocato difensore, alla mia amica e collega di attivismo Claudia Corsini per aver testimoniato in mio favore, a Federica Giromella per il suo sostegno morale e a tutte le persone che fino ad oggi hanno espresso solidarietà nei miei confronti e dimostrato interesse per questa azione legale che ho intrapreso.

Aggiungo infine che è stato molto interessante vedere altri avvocati, presenti in aula in attesa del proprio turno d’udienza, seguire con curiosa attenzione quanto stava avendo luogo.
Probabilmente questo è uno dei primi casi trattati di argomentazione “vegan” e “antivegan” dove azioni diffuse platealmente tramite social network hanno ripercussioni nella vita reale.



“Se tutta l’umanità meno uno fosse della stessa opinione, e solo un individuo dell’opinione contraria, l’umanità non avrebbe maggior diritto di ridurre al silenzio quell’uomo, di quanto ne avrebbe questo, se lo potesse, di ridurre al silenzio l’umanità” – John Stuart Mill

Grazie Claudia, per avermi dato l’input che mi mancava per denunciare alle autorità competenti quanto stava accadendo.



Carmen.

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