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°°[Pisa] Cercasi Adozione del Cuore per Dragon°°


Dragon è un micio molto giovane, ha circa 8 mesi di età.
“Viveva” in un campo dove è rimasto ferito e dolorante chissà per quanto tempo, sicuramene non per un breve periodo.
Dragon è stato recuperato da volontarie di Pisa.
La zampa, non più recuperabile, è stata amputata.
Inoltre è stato sterilizzato e testato e risulta negativo sia a fiv che felv.
Si cerca adozione del cuore per lui ❤️
Qualcuno che lo accolga e gli dia il tempo di sciogliersi, ambientarsi e capire che si può fidare.
Qualcuno che abbia un cuore grande e pazienza.
Preferibilmente una famiglia senza bambini, dai quali è terrorizzato.
Adozione in appartamento o giardino in sicurezza.

Per informazioni e adozione contattare via messaggio
Sara 3470648227
Jenny 329 9614530

°°[Cultura] Sylvia Plath: The Rabbit Catcher e la Sofferenza Creaturale°°

Sylvia Plath è stata fra le poetesse inglesi più importanti e promettenti del periodo Modernista.
La sua tragica fine ha sottratto al mondo della letteratura e della poesia chissà quali altri componimenti carichi di riflessioni e sentimenti che avremmo potuto leggere.

Di lei si parla relativamente poco. Ho avuto la possibilità di conoscere la sua storia e la sua arte letteraria solo attraverso il Corso di Letteratura Inglese Contemporanea seguito all’Università di Pisa, tenuto dal professor Fausto Ciompi.


Sylvia nacque in America, a Boston, nel 1932.
Perse il padre quando era molto giovane, ed il rapporto con lui avuto mentre era in vita influenzò molto l’idea che aveva della mascolinità. Il legame con la madre Aurelia, che lei definiva ‘Medusa’, fu molto problematico a causa del suo incarnare ideali patriarcali. Personalità estremamente delicata e sensibile, tentò più volte il suicidio, prima di riuscire nell’intento di porre fine alla sua vita.

Sylvia era appassionata di letteratura, era sensibile, era promettente. Fu durante i suoi studi a Cambridge, in Inghilterra, che incontrò per la prima volta Ted Hughes, futuro poeta laureato inglese e ben presto suo marito.

Ted e Sylvia si sposarono, e dalla loro unione nacquero Frieda e Nicholas (quest’ultimo, morì suicida). Nel 1961 il matrimonio, già instabile per le differenze caratteriali dei due, subì un duro colpo con la conoscenza di Assya Wevill. Assya, particolarmente femminile, aveva preso in affitto parte della loro casa assieme al marito. Non passò molto tempo che diventò una delle molteplici amanti di Ted.
Un giorno Sylvia, non sopportando più l’idea di condurre un’esistenza simile, mise al sicuro i bambini nella loro camera, sigillò la cucina e si suicidò inalando i gas del forno. Era l’11 febbraio 1963, e Sylvia aveva solo 30 anni.

Assya, che nel frattempo aveva avuto una bambina presumibilmente da Ted, decise di porre fine alla sua esistenza attuando lo stesso suicidio di Sylvia, con la differenza che non mise al sicuro la piccola Sura, ma decise di portarla via con sé.


Sylvia è stata una poetessa espressionista. In sé aveva grandi energie e grandi passioni. Si ispirò molto a T.S. Eliot, e dopo averlo conosciuto fu Ted Hughes stesso la sua fonte di ispirazione.
Nella sua poetica troviamo molte descrizioni, così accurate che sembra che il suo vissuto sia dipinto con la penna. Attraverso i versi è riuscita a mettere a nudo la sua interiorità, tanto che la sua poesia è definita dai critici confessional poetry. Una poesia di emozioni estreme, di passioni, di tristezza, di sincerità e di autenticità.

Il motivo per cui Sylvia Plath è presente sul mio blog nell’area dedicata alla cultura risiede nella sua poesia The Rabbit Catcher, che verrà analizzata in chiave antispecista in questo articolo.
Come già anticipa il titolo dell’opera, il componimento parla della caccia di frodo ai conigli, una pratica illegale ai tempi in Inghilterra poiché violava le leggi del Regno. Ciò che è interessante è il sentimento di Sylvia nei confronti di questa pratica, e la sua vicinanza alle vittime intrappolate.


It was a place of force—
The wind gagging my mouth with my own blown hair,
Tearing off my voice, and the sea
Blinding me with its lights, the lives of the dead
Unreeling in it, spreading like oil.

I tasted the malignity of the gorse,
Its black spikes,
The extreme unction of its yellow candle-flowers.
They had an efficiency, a great beauty,
And were extravagant, like torture.

There was only one place to get to.
Simmering, perfumed,
The paths narrowed into the hollow.
And the snares almost effaced themselves—
Zeros, shutting on nothing,

Set close, like birth pangs.
The absence of shrieks
Made a hole in the hot day, a vacancy.
The glassy light was a clear wall,
The thickets quiet.

I felt a still busyness, an intent.
I felt hands round a tea mug, dull, blunt,
Ringing the white china.
How they awaited him, those little deaths!
They waited like sweethearts. They excited him.

And we, too, had a relationship—
Tight wires between us,
Pegs too deep to uproot, and a mind like a ring
Sliding shut on some quick thing,
The constriction killing me also.



Era un luogo di forza—
Il vento, che li smuoveva, mi imbavagliava coi miei stessi capelli
Strappandomi la voce, e il mare
Mi accecava con le sue luci, le vite dei morti
Scorrevano in esso, diffondendosi come petrolio.

Ho assaporato la perfidia della ginestra,
Le sue spine nere,
L’estrema unzione dei suoi fiori giallo cera.
Avevano efficacia, una grande bellezza,
Ed erano eccessivi, come una tortura.

C’era solo un luogo dove poter passare.
Ribollendo, profumati,
I sentieri si restringevano verso la cavità del terreno.
E le trappole quasi si nascondevano—
Zeri, chiudendosi di scatto sul niente.

Messi vicino, come doglie.
L’assenza di grida
Creava un vuoto in quella giornata afosa, un’assenza.
La luce vitrea era un muro chiaro,
I cespugli erano silenti.

Sentivo un’immobile frenesia, una volontà.
Sentivo mani cingere una tazza da tè, smussata, opaca,
Che facevano risuonare la porcellana bianca.
Come lo aspettavano, quelle piccole vittime!
Lo aspettavano come innamorate. Lo eccitavano.

E noi, pure, avevamo una relazione—
Lacci stretti fra di noi,
Ganci troppo profondi per essere estirpati, e una mente come un anello
Chiuso lentamente su una cosa veloce,
La presa stava uccidendo anche me.

Traduzione: Carmen Luciano


La poesia nasce da un ritaglio di tempo libero passato in famiglia. Sylvia e Ted sono con i figli nel verde dei campi inglesi poco distanti dalla loro casa nel Devon, in prossimità del mare. Una natura che non sente benevola.
Ad un certo punto, mentre camminano, Sylvia nota delle trappole per catturare i conigli, disposte dai contadini del luogo di nascosto dalle autorità.
Sylvia si immedesima con estrema naturalezza nelle vittime di quelle trappole. Le toglie dal suolo, cerca di romperle, le getta via davanti agli occhi increduli di Ted, che invece riteneva quegli strumenti fonti di sostentamento per chi li aveva collocati nelle campagne. L’uomo scriverà diversi anni dopo una poesia dallo stesso titolo per dare la sua versione del fatto accaduto.

Sylvia vede nella sofferenza del coniglio, che nel suo leggiadro e silenzioso movimento finisce intrappolato fra i denti metallici del marchingegno perdendo così la vita di stenti, anche la sua sofferenza. Una sofferenza creaturale che la fa sentire vittima assieme alle altre vittime di altre specie. Sente dentro di sé la sofferenza di quell’animaletto che niente di male aveva fatto al mondo per meritare una fine simile. Sensibile e delicato l’animale, sensibile e delicata lei; tintinnano le catene dei cacciatori di frodo, così come tintinna la fede nuziale su una tazza di thè.
Sylvia paragona il suo matrimonio soffocante alla trappola che ha tolto la vita alla creatura.
The constriction killing me also“: così termina la poesia, che non lascia spazio ad altre interpretazioni. Quel matrimonio sente che la sta uccidendo, destinandola allo stesso destino del coniglio trovato nella trappola.

Probabilmente Sylvia non aveva abbracciato né vegetarismo né veganismo, anche se devo documentarmi maggiormente in merito. Leggendo la sua opera The Bell Jar infatti non mancano riferimenti al consumo di carne da parte dei personaggi. Ma da questa poesia emerge chiaramente il suo sentimento di vicinanza verso creature fatte nascere per soffrire, subire e morire, e tutta la sua empatia nei confronti della loro sofferenza, motivo per cui non potevo non parlarne sul mio blog dedicandole questo articolo.

Conoscevate già questa poetessa?
Avevate già letto questa poesia?
Quale sensazione vi suscita la sua lettura?
Fatemelo sapere nei commenti.




Carmen Luciano
Dott.ssa in Lingue e Letterature Straniere
Lingue, Letterature e Filologie Euromericane

°°[ADRIA] Festa del Sacrificio: Pronta una Protesta Animalista°°

Care lettrici e cari lettori,
mi è giunta la segnalazione che fra pochissimi giorni ad Adria avrà inizio la rituale “Festa del Sacrificio”, una ‘festa’ dove non manca la presenza di vittime animali, portata avanti da fedeli della religione musulmana.



Devo essere sincera, non mi intendo molto e nello specifico delle religioni, perché sono fra le invenzioni umane dall’influsso effetto domino che meno catturano il mio interesse e ho preso le distanze anche da quella che mi era stata affibbiata, ma per comprendere meglio la segnalazione che mi è giunta ho dovuto informarmi sufficientemente di cosa si tratta.

Ogni anno verso il mese di luglio si celebra la festa chiamata Eid al-Adha per ricordare il montone ucciso da Abramo, suggerito da un angelo, al posto di suo figlio Isacco che intendeva immolare a Dio. Un fatto di sangue animale raccontato sia sulla Bibbia che sul Corano.
Per ricordare questo avvenimento in cui un dio pretendeva la morte di un essere umano e la cui ira è stata placata con l’uccisione di un animale, dunque, le famiglie uccidono a loro volta un animale.

Non potete immaginare la mia espressione facciale e il vortice di sentimenti negativi che si fanno spazio nel mio essere mentre mi occupo della stesura di questo articolo e vi fornisco tali informazioni.

Quando avrò più tempo a disposizione mi occuperò in modo più approfondito dell’antropocentrismo nelle religioni, dello specismo violento che esse portano avanti, della figura della vittima sacrificale e di tanti altri aspetti sui quali ho avuto modo di riflettere durante il mio percorso universitario che si è ormai concluso.

Per adesso, una sola e retorica domanda:
per quale motivo, se un tale Abramo ha ucciso un montone, altri esseri umani che non sono Abramo millenni dopo devono ricordarlo facendo soffrire altri animali?

Questa è riprovevole violenza ai danni delle creature del mondo giustificata dalla religione.
Violenza che deve terminare anche in tutte le altre sue forme presenti nella società, che siano religiose, laiche, pagane, esoteriche.

In occasione della Festa del Sacrificio che si terrà ad Adria, a Rovigo, nei giorni 28,29 e 30 giugno, attivisti e attiviste del mondo animalista si sono attivati per protestare contro l’uccisione dei poveri animali eletti come vittime sacrificali.
Lo fa presente Gabriella Gibin, Presidente del Coordinamento Tutela Diritti Animali Provincia di Rovigo, che mi ha segnalato questo evento agghiacciante.

È previsto un presidio autorizzato tutti e tre i giorni, dalle ore 7 alle 16, in Via Squero 4 a Cavanella Po, nel comune di Adria, proprio davanti a uno dei più grandi mattatoi rituali.

Tutte le persone, di qualsiasi religione e credo, sono invitate a partecipare contro la mattanza di creature innocenti che avrà luogo in quei giorni nel silenzio collettivo della società “civile” in cui viviamo. Per partecipare potete contattare il numero 3342848835 per ricevere maggiori informazioni e coordinarvi.

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Chi, per distanza e impegni come me, non potesse partecipare può unirsi alla protesta email che ho organizzato per dare voce alle esistenze che verranno ingiustamente ammazzate.
Potete copiare il testo sottostante o scriverne uno di vostro pugno, mantenendo toni civili ed educati come sempre.


Email da inviare a: ambiente@comune.adria.ro.it, coreis@coreis.it

Gentile Comune di Adria,
Gentile Comunità Religiosa Islamica Italiana,
ho appreso che nei giorni 28, 29 e 30 a Cavanella Po (e in altri luoghi in Italia) si terrà la “Festa del Sacrificio” per ricordare un passo del Corano dove Abramo immolò un montone al posto del suo figlio primogenito. Scrivo la presente email per prendere le distanze morali e spirituali dall’uccisione rituale degli animali che avverrà proprio in occasione di questa ricorrenza.
La religione è un elemento peculiare che caratterizza la nostra specie, ed è giusto che ciascun individuo segua oppure no quella che più gli aggrada, ma gli animali non hanno una religione ed è ingiusto che soccombano in nome dei nostri culti.
Quale specie al mondo si arroga il diritto di negarci la vita perché deve sacrificarci a un dio?
Quale specie animale si crede superiore a noi tanto da voler decidere quando è il momento di toglierci dal mondo per banchettare sui nostri resti?
Nessuna. Nessuna creatura fra quelle che la natura ospita ha mai fatto pesare le proprie volontà sul nostro diritto a esistere.
Trovo sconcertante che ai giorni nostri si continui a fare deliberatamente del male a creature innocenti che dovrebbero avere tutto il diritto di vivere sulla terra lontano dai nostri sanguinari capricci.
Questa email è in segno di protesta pacifica e razionale contro la Festa del Sacrificio, e per invitarvi a riflettere su quanto sia necessario cambiare modus vivendi e agendi.
È il momento di dire basta alla violenza. È il momento di smettere di giustificare la fine imposta alle altre creature imbellettata dalla fede.
Nessun concetto astratto deve venire prima del rispetto per la vita, per il corpo concreto e che può provare dolore, paura e sofferenza come quello degli animali.
Le altre specie non ci appartengono, esistono al mondo per sé stesse. Non siamo padroni di nessuna vita su questo pianeta. Gli animali non hanno nessun dovere nei nostri confronti, e dovremmo smetterla subito e per una volta per tutte di approfittarci di loro.
Moltissime persone in Italia e nel mondo lo hanno giù fatto: abbracciare uno stile di vita che non arreca sofferenza e morte a esseri senzienti. È questa la cosa più importante, prima di qualsiasi altro rituale: proteggere la vita, rispettarla, lasciarla VIVERE.
Concludo questa email con un pensiero di William Ralph Inge, da Outspoken Essays: Second Series “The Idea of Progress”, datato 1922: abbiamo schiavizzato il resto della creazione animale e abbiamo trattato i nostri cugini di pelo e piume così male che senza ombra di dubbio, se loro dovessero formulare una religione, raffigurerebbero il diavolo con sembianze umane.

Saluti.
Nome, Cognome, Città


Ringrazio pubblicamente tutte le persone che si uniranno a questa protesta, a tutte quelle che saranno presenti a manifestare davanti al luogo di esecuzione e a Gabriella Gibin per tutto l’impegno che porta avanti in difesa degli animali.

Gabriella Gibin e la pecorella Giulia


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